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Spanish » Italian - 5 finalists


From "Un paso más adelante" by María Laura Rucci. 308 words
Todos y cada uno disfrutarían de sus vacaciones. ¿Por qué entonces yo no habría de disfrutar de unas también? Trabajaba duro, había manejado ya varios proyectos de vital importancia para el avance de los negocios en los que se embarcaba la empresa; meses, días, horas frente a mi escritorio, seleccionando candidatos, revisando solicitudes, asignando proyectos y asegurándome de que cada proveedor de servicios recibiera su pago sin demoras.

¿Cómo era posible entonces que los demás estuviesen empacando sus trajes de baño o sus botas de nieve cuando yo sudaba excesivamente bajo el traje de corte inglés? Yo, que preparaba el café de la mañana y la tarde, que contestaba todas las llamadas que Gutiérrez y Amingorena no querían atender, que lidiaba con los asuntos desagradables entre proveedores y clientes, ¿no habría vacaciones para mí?

Veía como cada empleado entraba en la oficina de Vargas y salía triunfante, sonriendo, pensando en las vacaciones que acababa de ganarse. Sabía que debía tomar coraje y entrar a esa oficina yo también a arrebatar mis vacaciones de las manos de quien también tendría el derecho de negármelas. Y lo hice. Y aquí estoy. Disfrutando de una oficina vacía.

Las palabras de Vargas resonaban aún en mi cabeza: "No, Juancito. Lamentablemente tu viajecito a la costa no podrá ser. Por el momento necesito que alguien cuide del fuerte, ¿sabes?". Fui débil. Pero mi debilidad nada tiene que ver con que yo esté aún aquí. Si hubiese estado aunque sea medio paso delante de Vargas… Si hubiese sabido que existía una clave mágica para ganarme mi estadía en la costa por unos días... Me pregunto qué tan placentero hubiese sido estar en la playa, habiéndome ganado la empatía de Vargas del mismo modo en el que se la habían ganado los demás: informándole que trabajaría desde la playa durante mi escapadita a la costa.

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Congratulations to the winners and thanks to all the participants!






Entry #1 - Points: 24 - WINNER!
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Tutti, nessuno escluso, avrebbero avuto le loro ferie. Perché, dunque, non potevo averne un po' anch'io? Lavoravo sodo, avevo già gestito alcuni progetti di vitale importanza per il progresso degli affari intrapresi dall'azienda; avevo passato mesi, giorni, ore davanti alla scrivania a selezionare candidati, controllare domande di lavoro, assegnare progetti e ad assicurarmi che ciascun fornitore di servizi ricevesse il proprio compenso senza ritardi.

Com'era possibile, dunque, che gli altri stessero infilando in valigia i costumi da bagno o gli scarponi da neve mentre io sudavo sette camicie dentro il mio abito di taglio inglese? Io, che preparavo il caffè la mattina e il pomeriggio, che rispondevo a tutte le telefonate a cui Gutiérrez e Amingorena non volevano rispondere, che affrontavo le questioni sgradevoli tra fornitori e clienti, non avevo ferie per me?

Vedevo tutti gli impiegati entrare nell'ufficio di Vargas e uscirne trionfanti, con il sorriso e il pensiero rivolto alle ferie che avevano appena conquistato. Sapevo che dovevo prendere coraggio ed entrare anch'io in quell'ufficio per ottenere le ferie dalle mani di chi aveva anche il diritto di negarmele. E lo feci. E ora sono qui, a godermi l'ufficio vuoto.

Le parole di Vargas mi risuonavano ancora in testa: "No, Juancito. Purtroppo non potrai fare il tuo viaggetto al mare. Al momento ho bisogno di qualcuno che tenga d'occhio il forte, capisci?". Fui debole. Tuttavia, la mia debolezza non ha niente a che vedere con il fatto che mi trovo ancora qui. Se fossi stato anche soltanto mezzo passo avanti rispetto a Vargas... Se avessi saputo che esisteva una chiave magica per conquistare la mia vacanza al mare di qualche giorno... Mi chiedo quanto sarebbe stato piacevole essere in spiaggia, dopo essermi guadagnato l'empatia di Vargas allo stesso modo in cui se l'erano guadagnata gli altri, ovvero dicendogli che avrei lavorato dalla spiaggia durante la mia capatina al mare.
Grazie mille! :D



Entry #2 - Points: 18
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Sarebbero andati tutti quanti in ferie. Perché dunque non avrei dovuto andarci anch’io? Lavoravo sodo, avevo gestito diversi progetti d’importanza cruciale per migliorare gli affari in cui si imbarcava l’azienda; mesi, giorni, ore davanti alla mia scrivania, selezionando candidati, esaminando richieste, assegnando progetti e assicurandomi che tutti i fornitori di servizi ricevessero il loro compenso senza ritardi.

Com’era possibile, allora, che gli altri stessero mettendo in valigia i loro costumi da bagno o gli stivali da neve mentre io sudavo copiosamente sotto il mio abito di taglio inglese? Per me, che preparavo il caffè al mattino e al pomeriggio, che rispondevo a tutte le chiamate che Gutiérrez e Amingorena non volevano evadere e lottavo con le spiacevoli discussioni tra fornitori e clienti, non ci sarebbero state ferie?

Vedevo che ogni impiegato entrava nell’ufficio di Vargas e ne usciva trionfante, col sorriso sulle labbra, pensando alle ferie che si era appena guadagnato. Sapevo che avrei dovuto prendere coraggio ed entrare in quell’ufficio anch’io per strappare le mie ferie dalle mani di chi avrebbe avuto pure il diritto di negarmele. E l’ho fatto. E ora sono qui. A passarle in un ufficio deserto.

Le parole di Vargas mi risuonavano ancora in testa: “No, Juancito. Purtroppo non potrai farti il tuo viaggetto al mare. Al momento ho bisogno di qualcuno che faccia la guardia al forte, sai?” Sono stato debole. Ma la mia debolezza non c’entra niente col fatto che io stia ancora qui. Se mi fossi trovato anche solo a mezzo metro da Vargas… Se avessi saputo che esisteva una chiave magica per ottenere la mia vacanza di alcuni giorni al mare… Mi chiedo quanto sarebbe stato piacevole andare in spiaggia dopo aver conquistato l’empatia di Vargas nello stesso modo in cui se l’erano conquistata gli altri: dicendogli che avrei lavorato dalla spiaggia durante la mia scappatina al mare.



Entry #3 - Points: 17
anonymousView all tags
Tutti, ma proprio tutti, si godevano le loro vacanze. E allora perché non potevo farlo anch’io? Lavoravo sodo, mi ero occupato di vari progetti di vitale importanza per lo sviluppo delle attività commerciali in cui l’azienda si imbarcava; mesi, giorni, ore davanti alla mia scrivania a selezionare candidati, esaminare domande, assegnare progetti accertandomi che ogni fornitore fosse pagato senza ritardi.

Allora com’era possibile che io me ne restassi lì in giacca e cravatta grondante di sudore mentre invece gli altri mettevano in valigia i loro costumi da bagno o gli scarponi da neve? Io, che preparavo il caffè dalla mattina alla sera, che rispondevo a tutte le telefonate a cui Gutiérrez e Amingorena non avevano voglia di rispondere, che dovevo sorbirmi le pesanti discussioni tra fornitori e clienti, non potevo prendermi una vacanza?

Vedevo i colleghi entrare nell’ufficio di Vargas e uscire trionfanti, sorridendo e pensando alle vacanze che stavano finendo di guadagnarsi. Sapevo che avrei dovuto farmi coraggio ed entrare in quell’ufficio anch’io a strappare le mie vacanze dalle mani di chi si arrogava il diritto di negarmele. Lo feci. E sono ancora qui. A godermi un ufficio vuoto.

Le parole di Vargas mi risuonano ancora nella testa: “No, caro il mio Juan. Purtroppo niente viaggetto sulla costa per adesso. Ho bisogno che qualcuno mandi avanti la baracca, capisci?". Fui debole. Ma la mia debolezza non ha niente a che vedere con il fatto che sono ancora qui. Anche se fossi stato a mezzo passo da Vargas, se avessi saputo che esisteva una formula magica per guadagnarmi qualche giorno di vacanza sulla costa, mi chiedo quanto sarebbe stato piacevole stare in spiaggia dopo aver ottenuto il permesso di Vargas nello stesso modo in cui l’avevano ottenuto gli altri: informandolo che durante la mia scappatella sulla costa avrei continuato a lavorare dalla spiaggia.



Entry #4 - Points: 8
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Tutti, nessuno escluso, prenderanno le ferie. Perché dunque non dovrei prendermi le mie anch’io? Ho lavorato duramente, destreggiandomi tra vari progetti di importanza vitale per lo sviluppo degli affari di cui si occupa l’azienda. Ho trascorso mesi, giorni, ore seduto alla mia scrivania, selezionando candidati, valutando richieste, assegnando progetti e assicurandomi che ciascun fornitore di servizi ricevesse i soldi senza ritardo.

Com’era possibile, quindi, che tutti gli altri stessero mettendo in valigia il costume da bagno o gli scarponi da neve mentre io sudavo copiosamente nel mio completo gessato? Proprio io che preparavo il caffè la mattina e la sera, che rispondevo a tutte le chiamate che Gutiérrez e Amingorena non volevano prendere, che svolgevo i compiti più ingrati con clienti e fornitori. E proprio per me non c’erano le ferie?

Vedevo ciascun impiegato entrare nell’ufficio di Vargas e uscire trionfante, sorridente, col pensiero alle vacanze che si era appena guadagnato. Sapevo che dovevo prendere coraggio ed entrare in quell’ufficio anch’io e strappare le mie vacanze dalle mani di chi era nella posizione di negarmele. Cosa che feci. Ed eccomi qui, con un ufficio tutto per me.

Le parole di Vargas risuonavano ancora nella mia testa: “No, Juancito. Sono desolato ma non potrai fare il tuo viaggetto sulla costa. Per il momento ho bisogno che qualcuno resti a occuparsi del forte, capisci?” Sono stato debole. Però la mia debolezza non ha nulla a che vedere col fatto che mi trovo ancora qui. Se mi fossi trovato anche mezzo passo più avanti di Vargas… Se avessi saputo che esiste una maniera facile per farmi la mia vacanza sulla costa per qualche giorno… Mi domando quanto sarebbe stato piacevole stare sulla spiaggia, se mi fossi guadagnato la simpatia di Vargas come avevano fatto tutti gli altri: promettendogli che avrei lavorato dalla spiaggia durante la mia scappata mordi e fuggi sulla costa.



Entry #5 - Points: 6
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Tutti ma proprio tutti si sarebbero goduti le loro vacanze. Quindi perché io non avrei dovuto godermene nemmeno una? Lavoravo duro, già avevo sistemato alcuni progetti di vitale importanza per l'avvio degli affari che l'impresa stava intraprendendo; mesi, giorni, ore di fronte alla mia scrivania, selezionando candidati, controllando richieste, assegnando progetti e assicurandomi che ogni fornitore di servizi ricevesse il suo pagamento senza ritardi.

Com'era quindi possibile che tutti gli altri stessero impacchettando i costumi da mare, o i doposci, mentre io sudavo col mio vestito di taglio inglese? Io preparavo il caffè della mattina e quello del pomeriggio, io rispondevo alle telefonate che Gutiérrez e Amingorena non volevano ricevere, io mi misuravo con le questioni scomode tra fornitori e clienti, e niente vacanze per me?

Osservavo il modo in cui ogni impiegato entrava nell'ufficio di Vargas e ne usciva trionfante, sorridendo, pensando alle vacanze che si era appena guadagnato. Ero cosciente che dovevo trovare il coraggio ed entrare in quell'ufficio, ed anch'io strappare le mie vacanze dalle mani di colui che aveva anche il diritto di negarmele. E lo feci. Ed eccomi qua. Godendomi un ufficio vuoto.

Le parole di Vargas ancora echeggiavano nella mia testa: "No, piccolo Juan. Disgraziatamente il tuo viaggetto per la costa non avrà luogo. Attualmente ho bisogno di qualcuno che si prenda cura della fortezza, capisci? Fui debole. Però la mia debolezza nulla ha a che fare con il fatto che mi trovo ancora qui. Se solo fossi stato anche mezzo passo avanti a Vargas... Se avessi saputo dell'esistenza di una chiave magica per guadagnarmi il mio viaggetto sulla costa per qualche giorno... Mi chiedo quanto sarebbe stato piacevole stare sulla spiaggia, avrei ottenuto l'empatia di Vargas nello stesso modo in cui se la erano guadagnata tutti gli altri: informandolo che avrei continuato a lavorare dalla spiaggia durante la mia scappatella sulla costa.



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