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Il nostro lavoro è molto facile (??)
Thread poster: xxxFGHI
xxxFGHI  Identity Verified
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Jun 17, 2008

Questa volta spostiamo un po' l'argomento: non si tratta più dei soliti commenti sui traduttori, che fanno un lavoro da niente perché tanto tutti siamo capaci di tradurre etc..
La persona con cui ho avuto a che fare in questi giorni, un'insegnante di lingua, ha stabilito una precisa gerarchia dei traduttori (senza farne parte e senza conoscere minimamente il settore, tra l'altro): da un lato, ci sono i traduttori letterari, che sono i migliori, i più intelligenti e colti, quelli che più si danno da fare; dall'altro, ci sono i traduttori che lavorano in ambito tecnico, soprattutto, ma anche scientifico, medico, finanziario, legale che sono inutili. Ha proprio detto (nel suo stentato italiano): "Tradurre i documenti tecnici è molto semplice, sì, devi conoscere un po' la terminologia, eh vabbè, però poi è molto semplice tradurre". Probabilmente alludeva anche all'importanza dello stile per un traduttore letterario, mentre un traduttore tecnico potrebbe scrivere anche "io c'avrei", secondo lei, però non so voi, io mi sono davvero stancata di dover spiegare alla gente quello che faccio e sinceramente non le ho voluto neanche rispondere...Ma forse avrei dovuto. Vi capita mai di trovarvi in una situazione del genere, in cui sapete che dovreste parlare, ma, essendo certi di non essere comunque compresi, lasciate perdere?


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Daniele Martoglio  Identity Verified
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Certo.. Jun 17, 2008

FGHI wrote:
...Vi capita mai di trovarvi in una situazione del genere, in cui sapete che dovreste parlare, ma, essendo certi di non essere comunque compresi, lasciate perdere?


Certo, con il 90% della popolazione A volte purtroppo mi faccio vincere dalla tentazione di rispondere, e così sperimento la frustrazione dell'incomunicabilità...

Ma è colpa mia, penso che la cicogna nel mio caso ha sbagliato pianeta Però con i bambini del Pianeta Terra mi trovo benissimo, almeno loro - a differenza degli adulti - non hanno la pretesa di essere allo stesso livello intellettuale...

Buona giornata, "inutili traduttori"

Povero Mensiano sofferente nel contatto con gli Umani

[Edited at 2008-06-17 10:25]


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Vania Dionisi  Identity Verified
Italy
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no Jun 17, 2008

Diciamo che le reazioni a cui finora mi sono confrontata sono essenzialmente di tre tipi:

Tipo A: include in linea di massima gli amici, i quali sono tutti molto ammirati per via del fatto che riesco a lavorare (con soddisfazione) senza avere a che fare con il territorio, cosa che da queste parti prende le connotazioni di vera calamità. Da nessuno di loro ho sentito commenti svilenti o anche solo irriverenti circa la mia professione, tutt'altro.

Tipo B: parenti e conoscenti con un livello di scolarizzazione molto/medio basso, che più che altro mi guardano sgomenti e smarriti non capendo esattamente in che cosa consiste e quindi in linea di massima si astengono dal commentare, lanciando un "brava" più per il fatto che "c'ha due lauree" e "sa le lingue" che per altre ragioni.

Tipo C: parenti e conoscenti con un livello di acculturazione più elevato, che in genere assumono un'aria un filo scettica e interrogativa, ma che se si prendono la briga di ascoltare un paio di spiegazioni succinte se ne vanno all'apparenza convinti e soddisfatti (non mi interessa d'altronde sondare ulteriormente).


Concludo dicendo che, qualora incontrassi qualcuno le cui reazioni fossero irritanti, non credo che neanche perderei tempo a spiegare perché e percome faccio questo mestiere, né quanto rende né nient'altro. Tanti anni di palestra mentale per imparare a non prendere minimamente in considerazione lo sguardo altrui han fatto sì che sono ora una "giovane donna" (si dice così, no?) che è veramente difficile far irritare a causa della considerazione altrui.

Tanto Zen a tutti.
Vania


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Raffaella Cornacchini  Identity Verified
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traduttori e diritto: una sorpresa Jun 17, 2008

Qualche giorno fa ero presso l'Associazione Italiana Editori, dove ho scoperto che le traduzioni sono tutelate dal diritto d'autore per il connotato di creatività che esse hanno (e fino a qui tutto ok), fatta eccezione per la manualistica tecnica, che non viene fatta rientrare nella tutela del copyright per lo scarso "apporto personale" del traduttore.
Quindi il legislatore applica ai fotografi la stessa distinzione che si fa per le fotografie. Le foto sono tutelate, difatti, tranne quelle che vengono definite "semplici foto" (immaginate gli scatti realizzati per un catalogo di sedie o di bulloni) che non rientrano nella protezione del copyright.
raffaella


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 07:01
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Piccoli passi avanti? Jun 17, 2008

Io ho l'impressione che in questo senso si siano fatti dei piccoli passi in avanti. È da molto che non mi capita di sentire commenti irritanti di questo tipo, nel qual caso temo che non riuscirei a tacere. Mi turba un po' pensare che questo possa dipendere dal fatto che, non avendo uno studio disponibile in casa, ho aperto un ufficio che, elemento per molti rassicurante, ha un'insegna fuori. Da quel momento è come se il mio lavoro fosse uscito alla luce. In ogni caso è cresciuto anche il mio orgoglio e la mia consapevolezza del nostro mestiere, anche e soprattutto grazie a Proz e alle nostre numerose discussioni, per cui penso che difficilmente riuscirei a non dare una risposta che congeli immediatamente qualsiasi altro commento irrispettoso.

Leggendo la nostra vecchia discussione, possiamo valutare tutti quanti se siamo rimasti sullo stesso piano o no... A voi

http://www.proz.com/forum/italian/43644-vi_sentite_riconosciuti_come_professionisti.html

[Edited at 2008-06-18 11:42]


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Marie-Hélène Hayles  Identity Verified
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Ho trovato il modo per far tacere tutti Jun 17, 2008

All'inizio della mia carriera come traduttrice, dicevo di essere traduttrice. Ricevevo commenti di vari livelli di ignoranza, fra cui il memorabile "quindi porti i turisti in giro per il Colosseo?"

Ora, dico di essere traduttrice medica. Quella parola "medica" fa tutta la differenza. Nessuno capisce lo stesso cosa faccio , ma è qualcosa medica! Quindi massimo rispetto!


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
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Ora sanno che lavoro fai... Jun 17, 2008

Marie-Hélène Hayles wrote:
All'inizio della mia carriera come traduttrice, dicevo di essere traduttrice. Ricevevo commenti di vari livelli di ignoranza, fra cui il memorabile "quindi porti i turisti in giro per il Colosseo?"

Ora, dico di essere traduttrice medica. Quella parola "medica" fa tutta la differenza. Nessuno capisce lo stesso cosa faccio , ma è qualcosa medica! Quindi massimo rispetto!

Quindi porti i malati a visitare il Colosseo?


Io invece, una volta mi sono un po' spazientito, a una pesona che faceva domande sul mio lavoro, dopo aver risposto ad alcune domande ma senza riuscire veramente a far capire, ho buttato li' nel discorso una cifra indicativa su quanto fatturavo in media al mese. (non lo faccio mai, di solito).
Da allora, massimo rispetto...

GF


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Angie Garbarino  Identity Verified
Local time: 07:01
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Agli insegnanti di lingua io direi.. Jun 17, 2008

Chi sa fa, chi non sa insegna, io ho insegnato tanto e ancora qualcosa faccio, vi garantisco che è davvero così, non c'è paragone di difficotà tra insegnare una lingua e tradurre un testo.

Per Gianfranco: anch'io una volta sono stata costretta a dire quello, mi giravano proprio

Ciao!

Comunque quello che a me capita più spesso quando dico che lavoro faccio è di sentirmi rispondere: "cioè sai l'inglese" che equivale a dire: "sai che ci vuole ormai l'inglese lo sanno tutti".


grrrrr.

Riciao!

[Edited at 2008-06-17 21:36]


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anna carbone
Local time: 07:01
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non che gli editoriali se la passino meglio... Jun 17, 2008

"E tu, che lavoro fai?"
"Traduco libri."
"Davvero?" (sguardo perplesso) "Non sapevo che esistesse un lavoro del genere! E quante lingue sai?"
"Inglese e tedesco, anche un po' di francese, ma non ci lavoro."
"Ah, tedesco, eh?" (sguardo di ammirazione) "E quindi traduci in tedesco?"
"No, traduco dall'inglese e dal tedesco in italiano."
"Ah!" (sospiro di delusione) "In italiano?" (e che ci vuole?)
"Be', sai, le case editrici qui in Italia pubblicano in italiano" (è l'unica scusa che mi riesce di trovare e che sia immediatamente comprensibile)
"E così, lavori in casa, eh? Che bello, così puoi lavorare quando vuoi, anche di notte! Allora, senti, la rappresentante di classe la fai tu quest'anno? Sai, io lavoro e non ho proprio tempo..."

anna c.


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Maria Antonietta Ricagno  Identity Verified
Local time: 07:01
Member
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A me capita un'altra cosa Jun 17, 2008

e molto spesso, anche. Alla domanda su che lavoro faccio, ogni volta che dico 'traduttrice' me lo fanno sempre ripetere due volte. Ma sicuramente è perchè ho una pronuncia un po' strana della dentale sorda. Poi comunque mi guardano attoniti lo stesso.
Ieri mi ha telefonato una persona che mi ha chiesto una traduzione in nepalese e tibetano. Ho avuto un attimo di mancamento, poi le ho detto che non erano nel mio range di lingue. E questa mi ha risposto: ma non fa traduzioni?
Si commenta da sola.

Antonella


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Riccardo Schiaffino  Identity Verified
United States
Local time: 23:01
Member (2003)
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Ma no, bisogna confessarlo... Jun 17, 2008

Ho deciso: la prossima volta che mi docono qualcosa del genere uscirò allo scoperto e ammetterò quanto è facile il nostro lavoro:

Prima, come tutti i vecchi traduttori, usavo una delle nostre speciali macchine da scrivere, dove tu inserisci il foglio, batti il testo in inglese e la macchina fa il resto, scrivendolo in italiano. Un po' di bianchetto per gli inevitabili errori di battitura, e la traduzione era fatta.

Da quando però ci sono gli scanner bilingui la cosa è finalmente più facile: ci metti la pagina in inglese e dopo pochi secondi ottieni quella in italiano, bella pronta a schermo.

Attenzione a una cosa, però: bisogna comprare lo scanner giusto, senza falsi risparmi (una volta ho visto un traduttore che ci ha messo dentro una pagina d'inglese, e invece che venirgli fuori l'italiano, la traduzione era tutta in genovese... e sì che gielo avevo detto di non fidarsi di quello che ti vendono di seconda mano in certi negozietti intorno al porto vecchio!).


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Sara Fiorelli
Italy
Local time: 07:01
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editoria vs. settoriale Jun 17, 2008

FGHI wrote:

La persona con cui ho avuto a che fare in questi giorni, un'insegnante di lingua, ha stabilito una precisa gerarchia dei traduttori (senza farne parte e senza conoscere minimamente il settore, tra l'altro): da un lato, ci sono i traduttori letterari, che sono i migliori, i più intelligenti e colti, quelli che più si danno da fare; dall'altro, ci sono i traduttori che lavorano in ambito tecnico, soprattutto, ma anche scientifico, medico, finanziario, legale che sono inutili. Ha proprio detto (nel suo stentato italiano): "Tradurre i documenti tecnici è molto semplice, sì, devi conoscere un po' la terminologia, eh vabbè, però poi è molto semplice tradurre". Probabilmente alludeva anche all'importanza dello stile per un traduttore letterario, mentre un traduttore tecnico potrebbe scrivere anche "io c'avrei", secondo lei.


Un commento sulla questione traduzione letteraria/tecnica. Beh, io questa distinzione l'ho notata subito quando sono entrata alla specialistica. Ci sono due curricula (ma dal prossimo anno cambierà tutto), quello "Settoriale" e quello "Per l'editoria".
Alcuni professori si schieravano non tanto velatamente a favore di uno dei due curricula, a seconda della propria specializzazione...c'era chi diceva che, studiando per la traduzione letteraria e quindi nel curriculum per l'editoria, si andava un passo avanti agli altri. Da qui era poi facile "tornare indietro" alla traduzione tecnica. I professori "opponenti" dicevano che il curriculum settoriale offriva più pratica e che la traduzione letteraria, tanto, non si impara...
Fatti due conti, credo che qualunque curriculum avessi scelto, ne avrò di strada da fare appena uscita!


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Ana Rita Simões  Identity Verified
Portugal
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tutte le persone sanno parlare lingue straniere Jun 17, 2008

Questi commenti non li ho sentiti da quando lavoro (anche perchè lavoro da poco tempo), ma ne ho sentiti simili quando studiavo. Alla domanda "Cosa studi?", quando rispondevo "Lingue e letterature, portoghese e inglese", tutti mi facevano una faccia da "ah, studi le lingue, poverina..." - alcuni mi chiedevano abertamente "E che farai dopo? Sarà difficile trovare lavoro, no?", e poi cominciavano a parlare dei loro figli/nipoti che studiavano ingegneria, medicina, architettura, quelli si che sono studi "seri", aree in cui il lavoro abbonda, si guadagna bene e soprattutto, dove si lavora *seriamente* - chi studia lingue è un pigro, alla fine cosa c'è di difficile nell' imparare qualche parola straniera? Se pure loro se la cavano benissimo, sanno dire "hello", "how much", "bye bye".

Per non parlare della parte *letteratura*, che tutti trovano una cosa completamente inutile e noiosa ("poverina, come fai a studiare tutte quelle cose, tutti i giorni? ti annoi tantissimo, no?") - non ho mai sentito una persona rispondere che era una cosa interessante.

Però la situazione è un po' cambiata quando ho iniziato a rispondere "studio traduzione". Non so se qui in Portogallo hanno una visione diversa del *traduttore*, ma sembrava una cosa più seria, un lavoro "vero" - anche se tutti poi mi chiedevano "ah, allora fra poco tempo potrò vedere il tuo nome nello schermo del cinema" (qui in Portogallo abbiamo i sottotitoli e alla fine del film si indica il nome del traduttore)

C'è ancora molta ignoranza rispetto al nostro lavoro...

Buon lavoro a tutti,
Rita


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Daniele Martoglio  Identity Verified
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Noto con piacere che Gianfranco ha fatto "outing" ;) Jun 17, 2008

gianfranco wrote:
Io invece, una volta mi sono un po' spazientito, a una persona che faceva domande sul mio lavoro, dopo aver risposto ad alcune domande ma senza riuscire veramente a far capire, ho buttato li' nel discorso una cifra indicativa su quanto fatturavo in media al mese. (non lo faccio mai, di solito). Da allora, massimo rispetto...


Finalmente vediamo il Vero Volto della Grande Mente e non un micetto con la penna in mano

Mi hai ricordato che anche io alcune volte ho utilizzato un metodo simile, ma - forse per pudore, forse perchè fa più effetto - invece del fatturato mensile, ho detto il mio fatturato orario medio, che in Polonia fa un effetto mostruoso sull'uomo della strada essendo circa un ottavo dello stipendio di un professore di liceo a inizio carriera

Poi, con nonchalance, aggiungo che non sono materialista e che non lavoro certo 8 ore al giorno per 20 giorni al mese, ci sono tante cose importanti oltre ai soldi.. e nel frattempo vedo gli occhi vacui del polacco che calcola fatturato_orario x 8 x 20 = ... e diventa bianco..

A volte bisogna essere un po' cattivelli, sai che palle a essere sempre buoni, no?

Daniele


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