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TO BE OR NOT TO BE: verso quale lingua si traduce?
Thread poster: CLS Lexi-tech

CLS Lexi-tech
Local time: 21:55
Member (2004)
English to Italian
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Jan 29, 2002

Cari colleghi,

desidero lanciare con calma e distacco questo thread a beneficio e illuminazione di noi tutti.



Da quanto traduco, ho sempre tradotto verso l\'italiano, mia lingua madre. Soltanto recentemente, E soltanto in collaborazione con colleghi madre-lingua ho cominciato a tradurre verso l\'inglese, e soltanto in alcuni ben specifici settori nei quali sono qualificata, avendo cominciato a parlare inglese all\'eta\' di 7 anni, essendo andata all\'universita\' per molti anni negli Stati Uniti e vivendo ormai in Canada da 17 anni (e non lo dico per sfoggio, ma soltanto per dire quanto ci sono andata con i piedi di piombo).



Tra i miei ricordi dell\'universita\' italiana c\'e\' anche quello di aver dovuto tradurre verso l\'inglese. La traduzione oltre ad avere valore fiscale (leggi esame) aveva anche valore propedeutico, di preparazione, di approfondimento della conoscenza linguistica.



Ho l\'impressione (ma e\' solo un\'impressione e se sbaglio non esitate a correggermi) che le scuole di traduttori e interpreti in un certo senso spingano i giovani a tradurre verso lingue che non sono le loro lingue native o quasi native.



E poi, una cosa e\' interpretare e una cosa e\' tradurre un testo verso la propria non lingua nativa. Verba volant, come si sa, oppure come dicono gli interpreti al Parlamento canadese, morti e feriti ce li lasciamo alle spalle e continuiamo dritti.



Gradirei conoscere il parere spassionato, appassionato, distaccato di voi tutti, ma sempre con molta calma e gesso.



ciao e grazie



paola l m



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Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
Local time: 03:55
Member (2002)
English to Italian
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traduzioni in quali lingue? Jan 29, 2002

Ciao Paola.

Hai toccato un tasto un po\' delicato e ti espongo i motivi.



Ho sempre sentito dire che un traduttore traduce sempre verso la sua lingua madre magari anche da due lingue di partenza diverse ma non viceversa. Gli esercizi che si fanno in università sono volti a verificare la tua conoscenza di quella lingua, regole di grammatica, sintassi,ortografia, stile, ecc. ma in rarissimi casi ti mettono in grado di tradurre verso una lingua che non è la tua.

Per quanto ne so, il discorso cambia un po\' per quanto riguarda le varie scuole interpreti e traduttori che portano gli allievi a tradurre argomenti diversi anche verso una lingua che non è la loro. Alcune colleghe uscite dalla scuola interpreti sostenevano che un traduttore deve saper tradurre qualsiasi argomento e anche verso lingue diverse dalla sua lingua madre. Ho lavorato per un anno e mezzo circa presso un\'agenzia che faceva fare quasi tutti i lavori verso le lingue straniere ai madre lingua italiani. Confesso che ne ero coinvolta anch\'io ed i risultati sono stati anche positivi dato che le revisioni di esperti di madre lingua raramente riscontravano errori. Preferisco comunque tradurre verso l\'italiano e offrire solo quando mi sento sicura il mio aiuto a richieste verso le lingue straniere e solo per vocaboli o espressioni e non accetto i lavori verso lingue diverse dalla mia madre lingua. Però, come ti ripeto, la tendenza di molti e soprattutto delle persone che ho conosciuto provenienti da scuole interpreti è quella di tradurre anche verso la lingua straniera anzi, ti dirò di più, ho assistito a casi di traduttori di madre lingua italiani che traducevano dall\'inglese al tedesco o viceversa e in altre combinazioni di lingue dove non figurava la loro madre lingua.



Questa è la mia esperienza nel mondo delle traduzioni, un mondo strano e forse anche difficile ma che nel mio piccolo mi dà grandi soddisfazioni.



Chiara



P.S.: ho notato che sul nostro bel sito (bello perché anche se presenta alcuni inconvenienti è molto meglio di altri)ultimamente a certe domande rispondono anche persone che hanno poco o nulla a che fare con quella coppia di lingue.









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laurab
Mexico
Local time: 20:55
English to Italian
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Tutto sta nell'onestá del traduttore..... Jan 30, 2002

Ciao ragazze,

reduce anch\'io anni fa da una scuola interpreti e traduttori.... ne ho viste e sentite di belle. Io ho avuto la fortuna (o sfortuna x molti, dipende dai punti di vista!!) di crescere in un ambiente inglese, frequentando scuole ed amici principlamente anglosassoni - le lingue straniere a scuola erano il francese e l\'italiano! Quando mi sono iscritta alla scuola interpreti mi sono resa conto, con orrore, che gli insegnanti che pretendevano di dare \"lezioni\" di terminologia e grammatica inglese erano soprattutto italiani, che magari non andavano in inghilterra da 10 anni! E lí ho iniziato a rendermi conto che la gente, pur di vendersi, non ha il minimo senso del pudore e della vergogna. Eh si, perché gli insegnanti sono anche traduttori attivi. (Peró Chiara, secondo me il tradurre dalla lingua madre era piu\' che altro un esercizio di elasticitá linguistica non trovi?).

Tutto questo per dire una cosa semplice. Io alla scuola interpreti ho imparato regole fondamentali per la simultanea, la consecutiva, la traduzione scritta, quindi tecniche, ma niente, proprio niente sul \"come\" si traduce. E questo non perché io sia un genio o gli insegnanti fossero pessimi, ma semplicemente perché secondo me per tradurre una lingua bisogna \"sentirla\", esserci comodi. Io per esempio traduco anche in inglese, ma solo se mi sento a mio agio ed usando i dizionari solo per verificare termini. (Ma come fanno a permettere che pubblichino alcuni dizionari con errori madornali?). So benissimo di essere negata per alcuni tipi di traduzioni, e non ci provo neanche ad offrirmi come traduttore, sarebbero un incubo per me ed un disastro come prodotto finale. Preferisco guadagnare meno ma vivere meglio, e soprattutto essere felice di ció che faccio. Se fosse semplice, ogni traduttore si limiterebbe a fare ció che sa davvero fare, ma si sa, vuoi per bisogno o vuoi per protagonismo, tanti fanno anche di peggio ed accettano lavori per due lire.. ma questo é un altro argomento.

Buon lavoro a tutti, scusate se i miei discorsi non hanno molto senso, sono stanchissima!!

laura



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Roberta Anderson  Identity Verified
Italy
Local time: 03:55
Member (2001)
English to Italian
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madre lingua e lingua attiva... Jan 30, 2002

Sono d\'accordo con Chiara, che gli esercizi di traduzione verso altre lingue che si fanno durante gli hanni di studi dovrebbero essere visti soprattutto come esercizi all\'uso attivo della grammatica e delle strutture delle lingue studiate.

Mi trovo in un caso analogo a quello di Paola, parlo inglese dall\'età di 8 anni e ho fatto metà dei miei studi in scuole italiane e metà in scuole/università di lingua inglese. Ho iniziato a lavorare come traduttrice quando abitavo ancora in Scozia (dove sono stata per 10 anni) e devo confessare che i primi tempi non mi trovavo molto a mio agio: nonostante l\'italiano fosse la mia lingua madre, ero ormai immersa nell\'inglese che era sicuramente la mia lingua \"attiva\" e ho dovuto fare non pochi sforzi, soprattutto per acquisire dimestichezza con un certo tipo di linguaggio a cui ero esposta prevalentemente in inglese. Mi sono abbonata a varie riviste del mio settore e facevo lunghe conversazioni telefoniche con il mio \"contatto\" in Italia.

Sono tornata in Italia 10 anni fa, e nonostante all\'inizio mi trovassi ancora più a mio agio con l\'inglese, ormai la situazione si è rovesciata. Traduco esclusivamente verso l\'italiano e gli anni in cui ritenevo l\'inglese la mia lingua madre mi servono per non cadere in quei tranelli di interpretazione dove possono cadere i colleghi che non sono stati altrettanto esposti all\'inglese in modo attivo.

Dai frequenti lavori di revisione noto che nel lavoro di traduttori che hanno studiato e sono residenti all\'estero da lunga data sono più frequenti gli errori di struttura (errato uso delle preposizioni, giri di frase all\'inglese...). I traduttori che invece hanno studiato e vissuto prevalentemente in italia sono più proni ad errori di comprensione dell\'originale.

Paola, Giovanni e altri colleghi oltre frontiera - non saltatemi addosso per questa affermazione: l\'ho effettivamente constatata dai lavori che devo rivedere. Come tutto, non esistono situazioni bianche e nere e ci sono moltissimi traduttori che anche se residenti all\'estero fanno un lavoro impeccabile, a volte superiore a quello dei colleghi in patria proprio perché hanno anche un migliore \"occhio\" per le sfumature della lingua sorgente. Ma sicuramente si impegnano in modo particolare a tenere il più possibile attiva la lingua di destinazione, non solo tramite il lavoro ma tramite l\'esposizione quotidiana e attiva alla lingua.

Il discorso è comunque complesso e tocca varie aree, oltre che la definizione di \"lingua madre\". Credo che molte persone \"bilingue\" abbiano argomenti in cui si sentono più ferrati in una lingua che nell\'altra e, anche se a volte può essere difficile, il traduttore deve identificare oltre che la lingua anche l\'argomento in cui è veramente preparato. Piccoli esempi della vita quotidiana: ho sempre seguito i modelli per lavori a maglia in inglese, e mi troverei in difficoltà a tradurne dall\'inglese all\'italiano. Viceversa, faccio più uso di libri di cucina italiani e non sarei assolutamente in grado di tradurre delle ricette dall\'italiano all\'inglese.

E poi, il discorso della specializzazione: se si studia per diventare traduttore e si inizia subito a lavorare come traduttore, come si fa ad acquisire competenza in determinati campi? Non potrei mai tradurre roba di architettura, medicina, finanza, legge... in nessuna lingua, perché non ci capisco niente. In molti casi (come nel mio) le prime esperienze lavorative portano via via alla specializzazione, ma non sarebbe male se anche durante gli studi le lingue fossero già abbinate/abbinabili ad altre materie, con stage presso aziende nei rispettivi settori... il che consentirebbe a un traduttore di partire già con una marcia in più!


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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 03:55
Member (2001)
German to Italian
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Da valutare caso per caso Jan 30, 2002

Buongiorno a tutte,



mi trovo in pieno accordo con Roberta: è un argomento (o forse proprio una domanda!) che difficilmente porterà ad un\'unica conclusione, perché abbraccia una tale varietà di casi specifici da far giungere a \"conclusioni\" estremamente diverse o, se vogliamo, svariate.



Capisco perfettamente ciò che intendi, Roberta, quando dici che i residenti esteri hanno più difficoltà a mantenere la struttura italiana nelle loro traduzioni \"a tutto tondo\": io, per esmpio, perdo più tempo a rivedere il mio italiano che a tradurre un testo! Dopo tantissimi anni all\'estero, \"cestino\" l\'originale appena finito e mi leggo solo il mio testo... non ridete, ma spesso passo metà giornata a guardare programmi TV in italiano, quasi a condizionare il mio cervello all\'uso di strutture italiane.

Nella mia esperienza ho notato che un buon aiuto per gli italiani all\'estero (a parte il ritornare regolarmente in Italia o parlare quotidianamente la lingua o sentirla parlare alla radio o alla televisione - cosa forse più importante del parlare in prima persona per certi aspetti, perché una lingua è in continua evoluzione) è dato dall\'insegnamento della propria lingua, perché si rivedono le strutture grammaticali, che siano strettamente grammaticali o analisi logica o del periodo. Anche questa \"attività\" da sola, non porta molto lontano... è solo una delle tante componenti o modi per non allontanarsi troppo dalla propria lingua.

È anche proprio vero, come dice Roberta, che la comprensione della lingua passiva si fa col tempo così immediata in tutte le sue sfumature da esser in grado di cogliere ciò che un traduttore in Italia stenterebbe oppure riuscirebbe solo a gran fatica, e non certo per sua impreparazione. Tra l\'altro, la stessa lingua parlata in Paesi diversi, pur essendo di comprensione comune, fa uso preferenziale di vocaboli diversi: ce ne sono tantissimi di esempi, in inglese in modo particolare, ma anche in tedesco e, credo, anche in francese...

Sono convinta che di ciò che si è imparato in una lingua si preferisca discutere o parlare in quella lingua, proprio perché le \"parole giuste\" non sono \"pensate\", ma sgorgano da sole, anche se si è in grado di \"volgere\" il discorso in un altra lingua. La terminologia è però frutto di studio e documentazione, non è più spontanea. Ci ho messo un po\' (come al solito prolissa ), ma sono arrivata anch\'io al punto: Traduzioni verso la propria lingua e basta oppure no? È da considerarsi propria quella di nascita biologica o di \"nascita tecnica\"? Qui sono in polemica virtuale con i linguisti che sostengono che solo la lingua di nascita si impara \"senza filtri\" linguistici, diciamo in modo \"naturalistico\", mentre le altre passano indirettamente il vaglio terminologico della prima: se non ho mai usato termini specifici di un campo nella mia prima lingua, non vi è per me alcun \"vaglio\" o filtro linguistico, li comprendo e basta, mentre mi debbo imparare la definizione usata nella mia prima, sebbene possa tradurre con buona approssimazione senza tanti studi. Farei quindi una bella differenza, per es.: nozioni e terminologia di informatica acquisite in solo ambito inglese e si vive da anni in un Paese di lingua inglese? Secondo me si riesce a tradurre bene l\'argomento anche verso una teorica lingua passiva, ciò che è meglio sottoporre al vaglio di un \"nativo\" è la lingua generica che compare comunque nei testi, perché è eventualmente quella che potrebbe generare dubbi, non certo la definizione tecnica di un certo processo o che so io.



Succede spesso che traduttori qualificati a tradurre verso la propria lingua attiva non facciano poi un buon lavoro di traduzione, non perché ci siano errori di lingua, bensì per errori di interpretazione o comprensione del testo: la traduzione non è solo fatta di correttezza linguistica in senso stretto di strutture, ma soprattutto di comprensione e contenuto e si inserisce nel processo di \"comunicazione\" tra due persone come \"contenuto comprensibile\" aldilà di imperfezioni linguistiche strutturali.



(A parte ogni opinione personale su \"solo verso la lingua attiva o no?\", secondo me è sempre buona norma far rileggere le proprie traduzioni a qualcuno estraneo al testo, sia che si sia tradotto verso la propria lingua attiva che verso quella passiva... quattro occhi vedono meglio di due!)



Ups, quanto ho scritto!! Non so proprio esser sintetica, nonostante i miei sforzi... conto sulla vostra comprensione....





Buona giornata,



Giuliana
[addsig]


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Laura Gentili  Identity Verified
Italy
Local time: 03:55
Partial member (2002)
English to Italian
+ ...
Traduzione e revisione Jan 30, 2002

Trovo molto interessanti alcuni degli spunti contenuti nei contributi di Roberta e Giuliana: il tipo di errori in cui incorrono i traduttori residenti all\'estero e la necessità della revisione da parte di un paio d\'occhi freschi. Ritengo indispensabile un esercizio di scrittura (non di traduzione) in italiano pressoché quotidiano e trovo ottimo il metodo di Giuliana di dedicare molto tempo alla revisione dell\'italiano e di darlo da rileggere a qualcun altro. Il testo della traduzione andrebbe dimenticato in un cassetto e fatto riposare per qualche giorno, cosa che con i tempi di lavoro attuali è diventata rarissima, quindi l\'unica possibilità è di darlo da rileggere a qualcun altro.

Per quanto riguarda la traduzione verso lingue diverse dall\'italiano, esula completamente dalle mie possibilità, ho orecchio solo per l\'italiano, non riesco a \"sentire\" il testo in un\'altra lingua.


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CLS Lexi-tech
Local time: 21:55
Member (2004)
English to Italian
+ ...
TOPIC STARTER
Scrivere in italiano, neologismi e altro ancora Jan 30, 2002

Grazie dei contributi davvero interessanti e pertinenti. Alcuni commenti in ordine sparso.

Vorrei farvi un esempio, banale, di un termine che e\' capitato su un\'altra lista.

Campus: bene i traduttori d\'Italia, piu\' giovani di me (e forse il fattore eta\' e\' piu\' importante di quello geografico), proponevano di lasciare la parola in inglese o al massimo di aggiungere universitario al campus. Ora, sono andata all\'universita\' a Roma quando la Sapienza si chiamava normalmente \"citta\' universitaria\" che era termine corrente, utilizzato, attivo e comprensibile, anche se il contenuto della denominazione non rispecchiava affatto la realta\'. Di citta\', la Sapienza aveva ben poco. Ora con gli anni e con la moda dell\'acquisizione facile di termini inglesi, si preferisce campus, quando \"citta\' universitaria\" e\', come traduzione di un campus americano, termine adattissimo, proprio perche\' sul campus c\'e\' di tutto (ci puoi vivere tranquillamente e autonomamente quasi senza bisogno di uscirne).

Ma in senso piu\' generale volevo riferirmi, con il mio intervento, ai casi che abbiamo sotto gli occhi sul nostro sito (e non c\'e\' nessuna critica da parte mia, solo una constatazione verso le istituzioni che insegnano traduzione). Se date un\'occhiata alle domande verso l\'inglese o verso il francese degli ultimi due giorni ve ne renderete conto. Ora non sappiamo se si tratti di esercizi di traduzione o di lavori commissionati e per questo mi astengo da ogni ulteriore commento.

Sono d\'accordo con Laura sul fatto che per tradurre bisogna saper scrivere, amare scrivere, avere una passione per la lingua (in generale, come apparato espressivo e non come lingua particolare). E leggere.



cari saluti



paola l m







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CLS Lexi-tech
Local time: 21:55
Member (2004)
English to Italian
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TOPIC STARTER
Un messaggio di Patricia L. Jan 31, 2002

Vi giro il messaggio partito in un altro thread, che ci complimenta per il common sense approach, calmo e antidogmatico, a questa tematica.



Sarebbe bello se qualcuno rispondesse a Patricia e/o lanciasse il thread in inglese.

Ecco il suo messaggio:



Hi everybody.



We have all seen and/or been part of endless discussions on whether translators should work into a non-native language.



In fact, I am sort of tired of dogmatic positions that do not consider the situation of less \"popular\" languages, or, on the other hand, of people working where there are no native translators available.



So, when this morning I read Paola MacQuarrie\'s thread, \"TO BE OR NOT TO BE: verso quale lingua si traduce?\" (Italian forums), the practical, sensible approach of our Italian colleagues felt very refreshing.



I suggest that those of you who can read Italian go there; I\'d like to transcribe here the most relevant points, but it\'s Italian into English, you know? Our censors would immediately come after me!



Paola, Chiara, Roberta, all of you, could you please share with us your opinions? I think they are very valuable.



I would also like to point out the level of common sense of the discussion.



Grazie!



Patricia



























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Patricia Lutteral  Identity Verified
Argentina
Local time: 22:55
English to Spanish
+ ...
Grazie! Jan 31, 2002

Thanks for your help, Paola, and thanks to the other colleghi that are posting their comments on the thread in English



It\'s getting interesting, join us )



Patricia
[addsig]


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Giovanni Guarnieri MITI, MIL  Identity Verified
United Kingdom
Local time: 02:55
Member (2004)
English to Italian
piccolo intervento... Feb 1, 2002

pur \"sopravvivendo\" nella perfida Albione da quasi 12 anni, non mi sento assolutamente in grado di tradurre verso l\'inglese, nonostante ormai lo conosca e lo parli abbastanza bene (immodestamente). Suppongo sia questione di carattere. Certo, sarebbe possibile tradurre argomenti tecnici o non estremamente complessi e farli rivedere, ma per me sarebbe troppo dispendioso dal punto di vista dei tempi e non molto professionale. Poi, personalmente, se una cosa non la so fare perfettamente, lascio stare! Chi vive all\'estero tende un po\' ad arrugginirsi e ovviamente il lessico utilizzato quotidianamente si \"restringe\". Tuttavia, ci sono tanti modi per \"tenersi in forma\"... li conoscete tutti e non sto qui ad elencarveli di nuovo.



Giovanni


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