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Omaggio o sopraffazione? Voi cosa ne pensate?
Thread poster: grigua
grigua
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Mar 30, 2009

L'altro giorno ho incontrato questa intervista alla prima traduttrice del Signore degli anelli, Vittoria Alliata di Villafranca, (http://www.middangeard.org/alliata.htm). Nell'ultima parte fa una considerazione interessante.

"(Mia figlia) E' stata la prima ad annunciarmi che il trailer del film utilizza la mia versione - e non quella contenuta nell'introduzione di Zolla - del Poema dell'Anello. Non se ne era accorta nemmeno la casa editrice Bompiani, che ne ha rilevato i diritti dalla Rusconi, e i cui responsabili mi dicono di non essere nemmeno stati interpellati dalla produzione del film. Se ciò fosse vero - e difatti non ho visto in alcuna pubblicità il nome del traduttore e della casa editrice, né ho ricevuto alcun diritto per l'uso della traduzione - sarebbe emblematico dell'atteggiamento che ha il cinema verso la letteratura. Di sopraffazione.”.

Sintetizzando, per il trailer del "Signore degli anelli" i curatori dell'adattamento sono andati a recuperare la primissima versione italiana, risalente al 68, e la traduttrice si sente oltraggiata che il suo nome e quello della casa editrice non compaiano nelle pubblicità.

Mettiamo da parte la sfera legale, anche perché immagino che gli studios abbiano verificato di avere i diritti necessari prima di agire così.

Quello degli adattatori potrebbe essere stato un omaggio alla prima versione in cui il libro è arrivato qui in Italia, una citazione dotta. Oppure potrebbe essersi trattato di una semplice svista.

Certo, una riga nei riconoscimenti avrebbero anche potuto metterla, ma già solo sapere di essere entrati (di nuovo) nella storia non basta? Il "Signore degli anelli" è diventato un fenomeno di una tale portata che pretendere di averne l'esclusiva, di poter esercitare un diritto di veto su una creatura che non è nemmeno più tanto sua, mi fa un po' sorridere.

E voi come la vedete? Omaggio o sopraffazione?


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Chiara Foppa Pedretti  Identity Verified
Italy
Local time: 11:29
English to Italian
+ ...
Sopraffazione! Mar 30, 2009

Se l'intento fosse stato l'omaggio, a maggior ragione una riga di riconoscimenti non avrebbe creato problemi...

Inoltre, non può essersi trattato di una svista: chi ha utilizzato quella versione deve pure averla pescata da qualche parte, quindi era ben consapevole che non fosse farina del suo sacco.

C'è anche da dire, però, che la "catena di montaggio" di un prodotto audiovisivo ignora da sempre i traduttori: si cita sempre (ad esempio nei titoli di coda) chi vi ha lavorato a partire dall'adattatore in avanti, mentre i poveri traduttori che hanno preso per primi in mano il copione vengono dimenticati. Questa, certamente, è un'amara consolazione, non certo una giustificazione. Anzi, bisognerebbe trovare il modo di cambiare questo atteggiamento!


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mrippa  Identity Verified
Italy
Local time: 11:29
English to Italian
mero calcolo economico credo.... Mar 30, 2009


Mettiamo da parte la sfera legale, anche perché immagino che gli studios abbiano verificato di avere i diritti necessari prima di agire così.


Ma no, io non la metterei da parte, anche se la signora Alliata di Villafranca, con eleganza e signorilità sorvola su questo punto.

Non sono sicurissimo, ma mi sembra di ricordare che in Italia i diritti letterari di traduzione decadano dopo 25 anni (non vorrei scrivere una cavolata, ma nemmeno ho voglia di andare a cercare sul web).

Se la mia memoria non mi inganna, quindi non si tratta di omaggio o sopraffazione, ma di mero calcolo economico - in questo caso non spetta nulla al traduttore. Se fosse stata trasmessa la nuova traduzione, probabilmente la produzione avrebbe dovuto spendere qualcosina in più.
Nulla di nuovo sotto il pallido sole cmq....


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Agnès Levillayer
Italy
Local time: 11:29
Italian to French
+ ...
Non mi fa sorridere per niente Mar 30, 2009

grigua wrote:
Certo, una riga nei riconoscimenti avrebbero anche potuto metterla, ma già solo sapere di essere entrati (di nuovo) nella storia non basta? Il "Signore degli anelli" è diventato un fenomeno di una tale portata che pretendere di averne l'esclusiva, di poter esercitare un diritto di veto su una creatura che non è nemmeno più tanto sua, mi fa un po' sorridere.


- entrati "di nuovo" nella storia: in che senso "di nuovo"? se suo nome non viene fuori da nessuna parte in questo uso della sua traduzione, la traduttrice non rientra nemmeno dal buco della serratura

- avere l'esclusiva dell'opera o un qualsiasi diritto di veto? non credo che sia questo il pensiero della traduttrice in questione ma vedere citato il suo nome mi sembra il minimo che si doveva fare e soprattutto fa parte dei diritti morali del traduttore:
Trovo nel sito dell'AITI a proposito della legge sui diritti d'Autore:
http://www.aiti.org/diritto_autore.html
"Questa legislazione attribuisce al traduttore due specie di diritti: morali ed economici.

I principali diritti morali sono il diritto di paternità (obbligo di menzione del nome del traduttore, sulla copertina o sul frontespizio, ex art. 33 regolamento attuativo della LDA) ed il diritto di integrità (divieto all'editore ed a terzi di apportare modifiche alla traduzione, se queste sono lesive dell'onore e reputazione del traduttore). Trattandosi di diritti della personalità, i diritti morali sono irrinunciabili e intrasferibili, ossia possono essere fatti valere sempre, anche dopo la cessione dei diritti economici all'editore."

Non è perché l'opera è imponente che decade il valore del lavoro svolto, anzi tutto il contrario secondo me. Gratificare il traduttore di una righina di citazione nei titoli di coda aveva un costo irrisorio (e forse uguale a zero infatti), suppongo, rispetto al budget in gioco: era il minimo che si doveva fare... Senza il lavoro della signora Vicky per la diffusione dell'opera in italiano (il libro in circolazione dovrebbe essere sempre la sua traduzione rimaneggiata da Q., Principe se ho capito bene), il successo del film e di tutto quello che ci gira attorno sarebbe stato lo stesso secondo te?

E poi, tradurre Tolkien a 15 anni, con i complimenti dell'autore in persona! solo questo è un exploit degno di nota.


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grigua
English
TOPIC STARTER
Ho preso nel segno :) Mar 30, 2009

Sapete quei dubbi, quelle sensazioni che ogni tanto vi vengono e che accantonate perché sono poco definite, ma che vi restano in un angolo della mente?

Beh, ringrazio questo thread, perché mi permette di indagare uno di questi. E il fatto stesso che scateni una certa tensione mi sembra un segno della sua importanza. Come dire, forse è un dubbio fondante? Un dubbio ideologico? Grazie Proz!

Come scrivevo, non mi interessa tanto il fatto legale. Do per scontato che gli studios abbiano chiamato l'azzeccagarbugli di turno e che questi, visto il punto 3 comma 2 abbia deliberato che, sì, quella traduzione la possono usare come gli pare e piace senza rendere conto a nessuno. Dura lex sed lex.

Quello che mi interessa è il giudizio morale della traduttrice: "sopraffazione".
Ma la traduzione è sempre arte? Oppure, arrivati a un certo punto è lecito considerarla un fatto tecnico, di alto artigianato?

Se andiamo a Londra, ci diranno che il grattacielo X è di Norman Foster. E l'ingegnere strutturale? Perché non si parla della persona che, armata di un enorme bagaglio tecnico e tanta inventiva ha fatto sì che lo schizzo di Foster potesse stare in piedi? Non è forse importante anche lui?

Se compriamo un abito di sartoria, ci diranno che è di Armani. E i tessuti? Sono praticamente tutto quello che vediamo e c'è chi sostiene che la vera forza del Made in Italy sia proprio nell'esperienza plurigenerazionale di chi fa i tessuti. Eppure chi ha mai sentito il nome di una di queste case produttrici?

Come giustamente dice Chiara, il cinema è una catena di montaggio. Adattamento, doppiaggio, missaggio, lip synch, con i fan fuori che scalpitano perché il film originale è già uscito o, peggio ancora, con la pressione di un lancio mondiale in contemporanea.

In tutto questo bailamme, dobbiamo condannare chi ha rinunciato a contattare l'editore italiano del libro (e di conseguenza la traduttrice)? È possibile che non ci fosse proprio il tempo materiale.

E poi (tema spinoso e spero di non urtare la sensibilità di nessuno) siamo sicuri che sarebbe stato un contributo necessario? Sì, il traduttore e l'editore avrebbero potuto spiegare in dettaglio alcune scelte di traduzione, magari proponendone di nuove o bocciando altre soluzioni. Ma se si fossero scontrate con altre necessità di produzione? Se "Bilbo Borsoni" fosse il nome filologicamente corretto ma è impossibile da fare in lip synch? Se "Torrenuvola" non fosse utilizzabile perché ormai è marchio registrato di Harry Potter? E se la traduttrice si fosse comunque rifiutata?

Dopo tutto non si tratta certo di un film con ambizioni artistiche, è intrattenimento commerciale per ragazzini. E se la produzione stessa si considera "alto artigianato", tenderà a vedere tutte le parti in causa nello stesso modo.

Vittoria Alliata ha fornito una delle traduzioni di partenza ma ha ceduto i diritti e il suo testo è materia prima, questo è il Signore degli anelli della Warner e l'omissione del nome, se non altro, marca questa differenza.

Harsh but fair?

(Vai col flame!)


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A_Nespoli  Identity Verified
Italy
Local time: 11:29
Member (2007)
German to Italian
+ ...
Calcolo + poca educazione Mar 30, 2009

Calcolo nel scegliere una versione in cui non ci fossero diritti da pagare.
Maleducazione, perchè aggiungere una riga o due nei titoli di coda sarebbe stata davvero cosa da poco.


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anna carbone
Local time: 11:29
English to Italian
+ ...
la traduzione è un lavoro Mar 31, 2009

grigua wrote:



Certo, una riga nei riconoscimenti avrebbero anche potuto metterla, ma già solo sapere di essere entrati (di nuovo) nella storia non basta? Il "Signore degli anelli" è diventato un fenomeno di una tale portata che pretendere di averne l'esclusiva, di poter esercitare un diritto di veto su una creatura che non è nemmeno più tanto sua, mi fa un po' sorridere.



Purtroppo questo atteggiamento è ancora troppo diffuso: i corsi di traduzione sfornano ogni anno centinaia di aspiranti traduttori disposti a tradurre "anche gratis, basta che il libro esca con il mio nome". La notizia è questa: la traduzione è un lavoro, e i traduttori vogliono essere pagati per il loro lavoro. Non so in che ambito lavori tu, ma immagino che tu non lo faccia gratis (io lo faccio, per associazioni onlus, ma in questo caso lo chiamo volontariato, non lavoro).

La traduttrice di Tolkien, come la stragrande maggioranza di chi traduce per l'editoria, avrà ceduto i propri diritti economici per vent'anni al massimo (non venticinque), trascorsa quella data ne è rientrata in possesso e immagino li abbia ricontrattati con l'editore. La paternità intellettuale del suo lavoro, invece, è inalienabile, il che significa che il suo nome DEVE essere citato, condizione peraltro indispensabile se la sua aspirazione è quella di entrare nella storia: se il suo nome non viene riportato nei titoli, questo trionfale ingresso risulta un po' difficile...

anna c.


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grigua
English
TOPIC STARTER
Riprendo e sintetizzo Apr 1, 2009

Premesso che il traduttore riceva il suo giusto compenso.
Premesso che questo avvenga nei termini della legge (comprese eventuali citazioni nei titoli di testa).

È moralmente riprovevole che un prodotto derivato, come un film, consideri una traduzione (anche letteraria) come una materia prima, come mezzo, come merce?

Secondo me no. (Discuss).


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Luca Tutino  Identity Verified
Italy
Local time: 11:29
Member (2002)
English to Italian
+ ...
Secondo me sbaglia... Apr 1, 2009

grigua wrote:
Do per scontato che gli studios abbiano chiamato l'azzeccagarbugli di turno e che questi, visto il punto 3 comma 2 abbia deliberato che, sì, quella traduzione la possono usare come gli pare e piace senza rendere conto a nessuno. Dura lex sed lex.


Non credo proprio. Dal 1988 al 1996 ho lavorato per un'etichetta PolyGram e la regola pratica dettataci dal potente Legal Dept in sostanza era: "se non riesci a risalire all'indirizzo del detentore dei diritti abbastanza rapidamente per le esigenze di produzione, non ti preoccupare: usa lo stesso la sua traduzione. Probabilmente il traduttore si farà avanti e in tal caso noi gli proporremo un adeguato accordo comprensivo di compenso economico".

Penso che se la traduttrice si fa avanti con la Warner (tramite i distributori italiani - UIP?) riceverà un soddisfacente compenso (lei e/o il suo editore, che a sua volta dovrebbe rigirargliene almeno una parte per tradizione). Naturalmente è essenziale che possa provare che sia stata usata proprio la sua traduzione.

Per quanto riguarda la menzione del suo nome, sarei molto sorpreso se non fosse già incluso nei titoli di coda. Questa eventuale omissione non farebbe che rafforzare la sua posizione. Dal 1996 potrebbero essere cambiate tante cose. Però secondo me rinunciando in partenza non si rende un buon servizio alla nostra professione.

Comunque rileggendo l'intervento originale, mi sembra che l'intervista in questione possa essere un'operazione di marketing. Mi pare difficile che la traduttrice possa vantare richieste per il solo trailer. Invece il suo nome sarà regolarmente incluso nei titoli di coda. Ma smuovere le acque e parlare della traduzione dovrebbe fare bene al mercato locale.

Ciao,
Luca

[Edited at 2009-04-01 01:15 GMT]


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 11:29
Member (2004)
English to Italian
+ ...
Consiglio un libro Apr 1, 2009

grigua wrote:

È moralmente riprovevole che un prodotto derivato, come un film, consideri una traduzione (anche letteraria) come una materia prima, come mezzo, come merce?

Secondo me no. (Discuss).


Il diritto d'autore non è propriamente una merce.

A questo proposito consiglio a tutti questa lettura, che è utile per una varietà di situazioni che si incontrano nella nostra professione:

"Diritti d'autore del traduttore" di Fabrizio Megale (Editoriale Scientifica 2004).


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 11:29
English to Italian
+ ...
I libri (e tutte le opere d'ingegno) non crescono sugli alberi. Apr 2, 2009

grigua wrote:

Premesso che il traduttore riceva il suo giusto compenso.
Premesso che questo avvenga nei termini della legge (comprese eventuali citazioni nei titoli di testa).

È moralmente riprovevole che un prodotto derivato, come un film, consideri una traduzione (anche letteraria) come una materia prima, come mezzo, come merce?

Secondo me no. (Discuss).


Premesso che, se davvero non compare il nome della traduttrice, siamo fuori dalla legalità...
Premesso che ci sono già stati procedimenti legali di traduttori nei confronti di committenti che avevano omesso il nome, processi che si sono risolti con risarcimenti...
Premesso che condivido quanto dice Anna Carbone e mi associo al consiglio di Mariella di dotarsi del libro di Megale… cito un paragrafo dello stesso per approfondire l’argomento.

“Il diritto d’autore si suddivide principalmente in due grandi sistemi, che sono il “copyright”, diffuso nei paesi anglosassoni, a tradizione di common law, e il “droit d’auteur”, di origine francese, vigente nei paesi dell’Europa continentale. Ora, mentre il primo sistema concentra la sua attenzione sull’opera in quanto tale, sul suo libero sfruttamento e commercio nonché sui diritti dell’utenza ad usufruirne, il secondo è volto a salvaguardare soprattutto i diritti dell’autore come persona.

Nota bene che si parla di "concentrare l’attenzione”, nel senso di “porre l'accento" su una delle due necessità, non dell’esclusivo recepimento di una a scapito dell’altra. Infatti è ovvio che è necessario sia tutelare l’autore sia garantire la circolazione dell’opera e nella pratica entrambi i sistemi convergono su alcuni principi fondamentali tra cui l’inalienabilità di determinati diritti.

Comunque vorrei soffermarmi sui principi che stanno alla base del sistema dei “droit d’auteur” che, predominante nell’Europa continentale, in misura diversa è comunque presente in tutti i paesi.

Questo sistema pone l’accento sull’autore delle opere tutelate proprio perché sono opere d’ingegno.
Il legislatore, nel tutelare le opere d’ingegno, non si preoccupa tanto di tutelare la singola opera ma quel meccanismo, l’applicazione dell’intelletto dell’autore, che garantisce alla società un continuo afflusso di tali opere.
I prodotti del diritto d’autore non sono solo merce, se per merce si intende un prodotto che, una volta messo sul mercato, perde ogni relazione con l'autore e non ha ragione di essere sottoposto a considerazioni diverse rispetto a qualsiasi altro prodotto. Non possono essere solo merce perché, nell’entrare “in circolo”, diventano patrimonio culturale comune della società. Parlo di cultura in senso lato, intesa come cultura letteraria, scientifica, tecnica, ecc. Ciò vuol dire che il beneficio dell’opera d’ingegno non ricade solo su chi la produce (l'autore) o su chi ne fruisce (il committente o l'acquirente) ma sull’intera collettività che, oltre a godere della creazione in sé, parte da quella per ulteriori sviluppi. Questo non vale solo per le opere artistiche ma per tutte quelle opere dove entra in gioco la proprietà intellettuale.
Per la stessa ragione si possono brevettare le scoperte scientifiche e tecniche.
Se non esistesse un sistema che tutela il diritto d’autore non solo gli autori ma tutta la società ne sarebbe impoverita. Perché è ovvio che se io, scrittore, traduttore, fumettista, inventore o altro, dedico la mia energia e il mio tempo per produrre un'opera originale, e poi chiunque la può sfruttare senza darmi un adeguato riconoscimento e il modo di vivere dignitosamente della mia attività, dopo la prima esperienza eviterò - e comunque non sarò in condizione - di produrre altro. Le opere d'ingegno sono caratterizzate da un alto investimento di intelletto, ricerca, tempo ma da un basso investimento tecnologico mentre il loro sfruttamento generalmente è caratterizzato proprio dal contrario, nel senso che oggi per divulgare e far diventare patrimonio sociale un prodotto d’ingegno, che sia un grande romanzo o un’intuizione scientifica, in genere servono un grande investimento di capitale e un’organizzazione industriale (e comunque molto avanzata, che raramente può avere il singolo autore).

Ecco perché la tutela degli autori delle opere d’ingegno è un interesse di noi tutti, che va al di là del nostro interesse personale che può essere coincidente (se siamo autori) o in conflitto (se usiamo l’opera dell’autore). Perché comunque, al di là del nostro ruolo professionale del momento, siamo tutti parte di una società che ha bisogno di ingegno e creatività come del pane.

Per questo motivo il motto adottato nella campagna del European Writers’ Congress per il rispetto dei diritti degli scrittori e dei traduttori letterari è stato “I libri non crescono sugli alberi”. Non dimentichiamolo!



[Modificato alle 2009-04-02 08:24 GMT]

[Modificato alle 2009-04-02 08:27 GMT]


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lanave  Identity Verified
Italy
Local time: 11:29
French to Italian
+ ...
Un ricerchina sarebbe stata doverosa Apr 6, 2009

grigua wrote:

....

E poi (tema spinoso e spero di non urtare la sensibilità di nessuno) siamo sicuri che sarebbe stato un contributo necessario? Sì, il traduttore e l'editore avrebbero potuto spiegare in dettaglio alcune scelte di traduzione, magari proponendone di nuove o bocciando altre soluzioni. Ma se si fossero scontrate con altre necessità di produzione? Se "Bilbo Borsoni" fosse il nome filologicamente corretto ma è impossibile da fare in lip synch? Se "Torrenuvola" non fosse utilizzabile perché ormai è marchio registrato di Harry Potter? E se la traduttrice si fosse comunque rifiutata?

Dopo tutto non si tratta certo di un film con ambizioni artistiche, è intrattenimento commerciale per ragazzini. E se la produzione stessa si considera "alto artigianato", tenderà a vedere tutte le parti in causa nello stesso modo.

Vittoria Alliata ha fornito una delle traduzioni di partenza ma ha ceduto i diritti e il suo testo è materia prima, questo è il Signore degli anelli della Warner e l'omissione del nome, se non altro, marca questa differenza.

Harsh but fair?

(Vai col flame!)




Parliamo di un'industria in cui a fine produzione, nei titoli di coda, si ringraziano i parrucchieri o i reggi microfono....

Non credo quindi alla dimenticanza involontaria.


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