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Un mestiere 'unappreciated'
Thread poster: Francesca Siotto

Francesca Siotto  Identity Verified
Local time: 06:42
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Sep 10, 2003

cari colleghi, un saluto a tutti.
Siccome è la prima volta che inserisco un nuovo argomento nel forum, spero mi sarà perdonata l'eventuale ripetitività dello stesso.

Vorrei condividere con voi un'esperienza recente alquanto irritante, uno sfogo più che altro, sperando vogliate darmi un parere in merito.

Per farla breve, come mai su 100 volte in cui parlo del mio lavoro a conoscenti e/o amici, circa 50 di queste mi sento dire "quasi quasi lo faccio anche io" ?? cos'è uno scherzo? per quale motivo c'è questa tendenza a credere che ci si possa improvvisare traduttori, o che basti così poco? d'accordo, sono giovane e non ho ancora acquisito un'esperienza decennale, ma non significa che mi sia bastato il diploma linguistico e/o una laurea in traduzione e interpretariato per essere traduttrice! il bello è che poi molte delle persone che si autopropongono come traduttori non hanno neanche questo tipo di istruzione. Del resto poi dovrebbe essere chiaro (forse non lo è a tutti?) che per questo mestiere non basta conoscere alla perfezione una lingua nè munirsi di glossari e dizionari (altrimento basterebbe il traduttore automatico), dato che il linguaggio è un processo cognitivo complessissimo già nella lingua che apprendiamo alla nascita, figuriamoci in una lingua acquisita! è capitata una cosa analoga ad una mia amica-collega freelancer che ha anche un'agenzia, un conoscente comune si propose di lavorare per lei convinto di avere le capacità adeguate (ma fu costretto ad arrendersi di fronte l'esito catastrofico del suo test)..questo episodio mi fa escludere le motivazioni personali, dato che questa mia collega ha molta più esperienza di me, ma a parte ciò, come motivare il tutto? e soprattutto, come far capire a queste persone che non è così semplice, senza offenderle con frasi del tipo :"sai, non basta aver seguito il corso di inglese in musicassette per fare il traduttore"?

saluti,
Francesca


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 01:42
Member (2001)
English to Italian
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Mettili alla prova Sep 10, 2003

Francesca,

io ti consiglio di mettere alla prova tutti coloro che si propongono come candidati alla professione di traduttore.

Dagli spago, fai sul serio, e poi dagli veramente un test di una paginetta, 250-350 parole, magari su un argomento scelto da loro.
Oppure, tieni sempre alcuni di questi test a portata di mano, nell'agenda o in borsa. E tirali fuori all'occasione.
Concedi 60 minuti di tempo per la consegna.

A proposito di vantate competenze linguistiche, voglio raccontare un episodio vero, che mi e' accaduto alcuni anni or sono.

Sono andato in vacanza in Italia per 3 settimane con la mia ragazza, e avevo un po' di paura che restasse isolata dai miei amici e familiari per motivi linguistici.
Per fortuna, pensavo, ho numerosi amici che hanno studiato l'inglese, alcuni cugini e insomma, illuso, contavo di trovare ogni tanto qualcuno che masticasse un po' di inglese.

Bene, all'atto pratico, di fronte alla persona straniera, non ho trovato una sola persona, dico neppure una, che aprisse la bocca in inglese.

Ma non solo! Altro che dialogo, neppure nessuno che abbia detto piu' di un salutino (spesso pronunciato male).
Per farla breve, ho passato l'intera vacanza a lavorare a tempo pieno come interprete!

Eh, eh, per questo ti dico, se ti tormentano con quel tipo di fanfaronate, falli parlare un po', e poi... quando si sono ben bene accalorati, mettili alla prova. Problema risolto.

Gianfranco


[Edited at 2003-09-10 16:58]


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Sarah Ponting  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
Italian to English
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sono tutti bravi a parole (ma solo in italiano?) Sep 10, 2003

Gianfranco Manca wrote:

Bene, di fronte alla persona straniera, ovvero all'atto pratico, non ho trovato una sola persona, dico neppure una, che aprisse un dialogo in inglese.

Ma non solo! neppure nessuno che abbia detto piu' di un salutino (spesso pronunciato male). E basta!

Eh eh, per questo ti dico, falli parlare un po', e poi... quando si sono ben bene accalorati, mettili alla prova.
Problema risolto.

Gianfranco



Hai assolutamente ragione. Quando sono arrivata in Italia conoscevo solo poche parole d'italiano e non ho trovato quasi nessuno che parlava la mia lingua e nessuno che la parlava bene (che senza dubbio mi ha fatto imparare la vostra in fretta). Adesso mi capita spesso di sentirmi dire "anch'io sarei capace di fare il tuo lavoro". Ma come, o tutti facevano finta prima di non saperne una parola mentre erano dei grandi esperti... o viceversa????? Mah!



[Edited at 2003-09-10 15:11]


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
Local time: 06:42
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niente di nuovo Sep 10, 2003

Purtroppo niente di nuovo sotto il sole: anch'io non faccio questo lavoro da decenni ma ho sentito discorsi del genere troppe volte. Una domanda che puoi fare a queste persone, sperando che si rendano conto di quello che vuoi dire: ti fideresti di un idraulico/parrucchiere/meccanico ecc. che non abbia fatto il periodo di apprendistato previsto? (tanto per non scomodare le professioni come medico, avvocato, commercialista ecc.: per molti un paragone con quelle è fantascienza. Oppure puoi, volta per volta, fare un paragone con il mestiere di queste persone, nessuna delle quali ammetterà di fare un lavoro non qualificato). O, più banalmente, puoi citare gli esempi più eclatanti di traduzioni sbagliate, che abbiano fatto fare gaffe clamorose ai traduttori improvvisati (o a chi si è fidato di loro). La storia ne è piena.

ps Dovresti fare come quei medici che quando i parenti del paziente dicono la loro (per me ha questo, dovrebbe prendere questo farmaco ecc.) esclamano: "AAAAAhhh! Ma lei è medico, perché non l'ha detto prima? E in che università ha studiato?"

[Edited at 2003-09-10 15:18]


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Francesca Siotto  Identity Verified
Local time: 06:42
English to Italian
+ ...
TOPIC STARTER
sì.. Sep 10, 2003

Gianfranco, il suggerimento che mi hai dato dovrebbe funzionare per la maggior parte dei "convinti", resta però la sensazione antipatica (almeno per me) se non frustrante di vedermi sminuiti gli sforzi degli ultimi anni da persone che non hanno neanche idea del tipo di testi che un traduttore si trova di fronte in genere e delle particolari terminologie (di cui probabilmente ignorano l'esistenza). Vorrei capirne l'origine, di queste proposte "indecenti", sarà che davvero il mestiere di traduttore è in calo?

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Francesca Siotto  Identity Verified
Local time: 06:42
English to Italian
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TOPIC STARTER
carina come idea!! Sep 10, 2003

ps Dovresti fare come quei medici che quando i parenti del paziente dicono la loro (per me ha questo, dovrebbe prendere questo farmaco ecc.) esclamano: "AAAAAhhh! Ma lei è medico, perché non l'ha detto prima? E in che università ha studiato?"

[Edited at 2003-09-10 15:14][/quote]


simpatica davvero mi fa piacere di non essere la sola a "subire" queste ingiustizie

rispondendo anche a Sarah e a Gianfranco, aggiungo che purtroppo mi rendo conto anche io, da italiana, che tutti vantano conoscenze dell'inglese profonde e poi si recano all'estero sperano che siano gli altri a dover conoscere l'italiano, che è sicuramente una lingua meno "importante" dell'inglese, però è in queste occasioni che ci si può prendere qualche rivincita personale no?


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
Local time: 06:42
German to Italian
+ ...
altra idea Sep 10, 2003

Oppure adotta quest'altra strategia: non cercare di convincerli che questo non è un lavoro che può fare chiunque, ma parla con loro come con dei colleghi - di cui dai per scontate conoscenze, deformazioni professionali ecc.
Per esempio: "Poveri lettori italiani di Harry Potter, non avranno capito perché la compagna di Ron si offendeva quando lui alla lezione di astronomia le chiedeva "Posso dare anch'io un'occhiata a Urano?" Eh, brutta cosa sapere solo una lingua!"
Come vedi credo che sia meglio riderci sopra, rodersi il fegato non serve.


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 01:42
Member (2001)
English to Italian
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Alcuni possibili fattori Sep 10, 2003

Francesca Siotto wrote:
Vorrei capirne l'origine, di queste proposte "indecenti", sarà che davvero il mestiere di traduttore è in calo?


Secondo me dipende dal fatto che l'attivita' del traduttore e' basata su azioni e strumenti che sono alla portata di tutti.
Mi spiego meglio. Scrivere, utilizzare un computer, consultare dizionari, leggere un testo, sono tutte azioni non "misteriose" ma comuni, se prese una per una sono familiari a tutti.

Aggiungi che spesso non lavoriamo in un locale particolare, un ufficio, un laboratorio o un capannone, ma da casa. Ancora una volta un ambiente noto e non intimidatorio. Rendo l'idea?

Per contro, l'idraulico, il meccanico, ecc... lavorano in locali speciali e utilizzando attrezzature "misteriose" e "complicate".
Questo rende il loro lavoro, da un certo punto di vista, piu' distante dalla norma quotidiana.

E' un po' il destino di certi mestieri, come il cuoco (una brava massaia puo' anche fare un bel pranzo coi fiocchi per una famiglia, ma non e' certo un cuoco professionista capace di gestire la cucina di un ristorante!), o il sommellier (molti apprezzano un buon bicchiere di vino, ma non sono sommellier!), e via con altri esempi.
Eppure qualcuno che cucina bene o che ha gusto del vino potrebbe essere tentato di pensare che si'... insomma.... sarebbe quasi in grado di fare quei mestieri, che ci vuole? Ecco il problema.

Chi parla in tal modo sicuramente semplifica il lavoro della traduzione, eguagliandolo al mettere parole in fila.
Per intenderci, se A si dice M, e se B si dice N, allora la frase A+B si traduce M+N.
Non hanno il minimo concetto linguistico nella loro zucca vuota e quindi non apprezzano lo studio e la cultura necessari.

Secondo me poi molti pensano che gli studi linguistici siano una specie di scorciatoia rispetto ad altri tipi di studio, e questo l'ho sentito dire spesso.

Se mettiamo insieme tutti questi fattori forse si puo' spiegare la reputazione "goduta" dalla professione di traduttore agli occhi degli ignari.

ciao
Gianfranco


[Edited at 2003-09-10 16:02]


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Valentina Pecchiar  Identity Verified
Italy
Member
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Figli di un dio minore rispetto agli interpreti Sep 10, 2003

Francesca Siotto wrote:

Vorrei capirne l'origine, di queste proposte "indecenti", sarà che davvero il mestiere di traduttore è in calo?



Credo che l'origine prima stia - come per tanti altri luoghi comuni - soprattutto nell'ignoranza (nel senso latino del termine) e in un po' di superficialità. Semplicemente non si sa di cosa si tratta, ma si crede di sapere perché il concetto di base è abbastanza semplice: il traduttore legge qualcosa in una lingua e la (tra)scrive (e addio a ogni aspetto di creattività) nella propria, che ovviamente - siccome la parla da sempre - conosce benissimo. Quindi dove sta la fatica? Se non conosci una parola c'è sempre il vocabolario...

Poi c'è l'aspetto di cui nel titolo: gli interpreti quelli sì che fanno un lavoro difficile, perché devono ascoltare in una lingua e parlare in un'altra... Un traduttore ha tutto il tempo del mondo per "ricordarsi" (è il termine più comune in questi contesti) la parola giusta: è seduto là, con il suo vocabolario (e ridàie), quale vuoi che sia la difficoltà?

Fuor di sarcasmo, un pensierino personale: la difficoltà di ogni mestiere (e gli errori di giudizio) sta nel non sapere di cosa esattamente si tratti. Io ho sempre pensato che per andare in barca a vela e riuscire a imprigionare il vento bisognasse essere secondi solo a dio. Poi mi hanno spiegato come si fa e ho imparato anch'io (niente coppa america ma mi diverto). In compenso, risolvere un rebus della Settimana enigmistica o cambiare il filtro dell'olio della macchina sono compiti che mi spaventano molto di più di una simultanea o di un testo di filosofia contemporanea...

PS Neanche gli interpreti se la passano poi così bene. Mi raccontava la mia dirimpettaia (interprete) che più volte, dopo aver dichiarato la sua professione, si sentiva chiedere: "Interprete? Interessante. E quali film hai fatto?"

Ecché ci vuoi fare?!?


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Sarah Ponting  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
Italian to English
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purtroppo hai azzeccato Sep 10, 2003

Muja wrote:

Credo che l'origine prima stia - come per tanti altri luoghi comuni - soprattutto nell'ignoranza (nel senso latino del termine) e in un po' di superficialità. Semplicemente non si sa di cosa si tratta, ma si crede di sapere perché il concetto di base è abbastanza semplice: il traduttore legge qualcosa in una lingua e la (tra)scrive (e addio a ogni aspetto di creattività) nella propria, che ovviamente - siccome la parla da sempre - conosce benissimo. Quindi dove sta la fatica? Se non conosci una parola c'è sempre il vocabolario...



E' verissimo - la gente pensa che il nostro lavoro è semplicissimo e privo di creatività. Qualche anno fa mia figlia doveva scegliere quale scuola superiore frequentare. Lei propendeva per il liceo scientifico con indirizzo lingue perché essendo già bilingue dalla nascita aveva voglia di sfruttare questo suo vantaggio e magari anche usarlo per il lavoro un domani. Mi ha raccontato che il nonno italiano le ha detto "ma no, iscriviti al classico - mica vorrai finire come la tua mamma che non mette neiente del suo nel suo lavoro". Triste ma vero...

Sarah


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
Local time: 06:42
German to Italian
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verissimo Sep 10, 2003

Muja wrote:

In compenso, risolvere un rebus della Settimana enigmistica o cambiare il filtro dell\'olio della macchina sono compiti che mi spaventano molto di più di una simultanea o di un testo di filosofia contemporanea...

PS Neanche gli interpreti se la passano poi così bene. Mi raccontava la mia dirimpettaia (interprete) che più volte, dopo aver dichiarato la sua professione, si sentiva chiedere: \"Interprete? Interessante. E quali film hai fatto?\"

Ecché ci vuoi fare?!?


L\'alternativa per gli interpreti è \"Hai tradotto qualche libro famoso?\", così come per i traduttori un classico è: \"Hai fatto traduzione simultanea per qualche vip?\"
Mentre sul discorso delle diverse abilità sono perfettamente d\'accordo, io non riesco a fare i palloni con le cicche e dopo decenni non ho ancora superato questo trauma però con la settimana enigmistica me la cavo.


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Francesca Siotto  Identity Verified
Local time: 06:42
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+ ...
TOPIC STARTER
madonna che tristezza!! Sep 10, 2003

ci avete azzeccato tutti secondo me!! purtroppo..

per quanto riguarda le lamentele "familiari" non ne parliamo e caliamo un velo pietoso.. all'inizio, ancora prima di laurearmi (anzi ai primi anni di università) quando lavoravo per fare "gavetta" e manifestavo il desiderio di voler fare la traduttrice, tutti si ostinvano a dire che era un lavoro massacrante alienante, che ti costringe a stare ore avanti al pc isolandoti dal mondo, e che avrei fatto meglio a trovarmi un lavoro più sicuro..

sigh


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 01:42
Member (2001)
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Per tirarci su il morale... Sep 10, 2003

Francesca Siotto wrote:
Per farla breve, come mai su 100 volte in cui parlo del mio lavoro a conoscenti e/o amici, circa 50 di queste mi sento dire "quasi quasi lo faccio anche io" ?? cos'è uno scherzo?


No, non e' uno scherzo. Lo dicono per invidia!


Gianfranco


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Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
Member (2002)
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ma, a volte, è anche "appreciated" Sep 11, 2003

Mi è anche capitato di incontrare persone che apprezzano il mio lavoro, ne comprendono i problemi, le difficoltà e l'impegno. E' chiaro che, quando ne parlo con amici e conscenti cerco di presentarlo al meglio e con grande entusiasmo. Penso che questo contribuisca anche ad elevarlo al rango di professione vera e propria paragonabile a quella di "veri professionisti" anche se ritengo che le professioni più affini al nostro lavoro siano quelle dello scrittore e del giornalista che penso non siano tanto denigrate quanto la nostra.
Ciao
Chiara


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Sarah Ponting  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
Italian to English
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è vero, a volte siamo anche "appreciated" Sep 11, 2003

Chiara Santoriello wrote:

Mi è anche capitato di incontrare persone che apprezzano il mio lavoro, ne comprendono i problemi, le difficoltà e l'impegno. E' chiaro che, quando ne parlo con amici e conscenti cerco di presentarlo al meglio e con grande entusiasmo. Penso che questo contribuisca anche ad elevarlo al rango di professione vera e propria paragonabile a quella di "veri professionisti" anche se ritengo che le professioni più affini al nostro lavoro siano quelle dello scrittore e del giornalista che penso non siano tanto denigrate quanto la nostra.
Ciao
Chiara


Naturalmente capita anche di ricevere complimenti per il nostro lavoro da persone che capiscono l'impegno e la creatività che stanno sotto e questo fa ancora più piacere. Personalmente non mi disturba molto la persona che pensa di essere in grado di fare il traduttore senza nessun'esperienza di qualsiasi tipo - tanto lo so io che non è possibile, mentre mi toccano molto di più i complimenti sinceri di un collega rispettato o di un agenzia che conosce a fondo la vera natura del nostro lavoro e lo apprezza.

Ci sono anche quelli che ci apprezzano

Sarah

[Edited at 2003-09-11 07:38]


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