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CHAT: chi traduce verso le lingue straniere in Italia?
Thread poster: CLS Lexi-tech

CLS Lexi-tech
Local time: 19:53
Member (2004)
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Feb 17, 2002

Ho lanciato il medesimo thread su Biblit e ripeto qui che non ne faccio una questione ne\' polemica ne\' personale. Piuttosto sono interessata alle condizioni che portano i non madre lingua a tradurre verso lingue diverse dalla propria.

Invito tutti quindi ad andarci con la mano leggera e amichevole.

La mia impressione e\' che le Scuole Traduttori e Interpreti e le Universita\' incoraggino questa tendenza, con i corsi che offrono e con gli esami che fanno fare. Ricordo ancora benissimo anche se si perde nella notte dei tempi di aver scritto temi in inglese come esame, e di aver tradotto verso l\'inglese.

Una collega mi ha appena raccontato sulla lista Biblit che come prova di esame le hanno fatto tradurre un saggio di Umberto Eco verso la sua seconda lingua straniera.

E aggiungo, secondo il \"malcostume\" diffuso in tutto il mondo secondo cui i docenti insegnano cio\' che interessa a loro piuttosto che quello che serve agli studenti.

Certamente al liceo facevamo anche le versioni dall\'italiano al latino, e dall\'italiano al greco, ma grazie a Dio quelle erano lingue morte e c\'era solo Cicerone che si rivoltava nella tomba.

Trovate che l\'esercizio abbia funzione propedeutica? Trovate che dia l\'impressione allo studente che l\'esame in qualche modo lo abiliti a tradurre verso altre lingue?

Se poi a questo si aggiunge la situazione di mercato....



grazie

paola l m





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Jacek Krankowski  Identity Verified
English to Polish
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Non solo in Italia Feb 17, 2002

Il fenomeno esiste anche in Polonia, per via dell\'ovvia mancanza di traduttori madrelingua di tutte le lingue che ci servono. Qui l\'email è uno strumento relativamente nuovo e non tanto diffuso (è anche costoso) quindi fino a poco tempo fa le traduzioni di cui ho bisogno io verso l\'olandese, il tedesco, l\'italiano o il francese le ho sempre fatte fare agli specialisti polacchi. Questi rapporti di collaborazione è difficile cancellarli adesso solo perché è arrivato l\'Internet. Se vuoi è anche una forma di protezionismo che esiste in tutto il mondo. Adesso questo mondo sta chiaramente cambiando e questo dovrebbe far valere il giustissimo principio di tradurre solo verso la propria lingua. Intanto io i miei collaboratori polacchi non li getto però sul lastrico... Fatto sta che a volte noi che traduciamo verso lingue straniere siamo inseriti in strutture o società dove il nostro lavoro è comunque rivisto da colleghi madrelingua (p.es. legali nel mio caso) che, se non gli andasse bene, si sarebbero sbarazzati di noi tanto tempo fa. Io traduco poi sia verso il polacco che verso l\'inglese e non sono completamente bilingue. Ti assicuro che trovare un polacco-inglese completamente bilingue e farlo venire a vivere in Polonia a fare un traduttore in-house sarebbe un\'impresa ardua.



My 2 cents,



Jacek


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Gilda Manara  Identity Verified
Italy
Local time: 01:53
German to Italian
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Istruzione e professione Feb 18, 2002

Credo che la liceità del tradurre in una lingua diversa dalla lingua madre abbia aspetti diversi in ambito scolastico ed in ambito professionale. Come Paola - e come tutti credo - ai tempi della scuola e dell\'università ho tradotto dall\'italiano nelle lingue che stavo studiando, e credo che sia comunque un esercizio imprenscindibile necessario per verificare il grado di apprendimento e padronanza della lingua; ciò di cui si potrebbe eventualmente discutere sono i metodi e criteri con cui questi esercizi venivano corretti - se da un docente italiano che si limitava a verificare errori di grammatica, sintassi, ortografia o da un madrelingua che potesse evidenziare sfumature interpretative diverse. D\'altra parte nello studio universitario, almeno ai miei tempi, lo studio delle lingue era sempre affrontato nella prospettiva di un futuro insegnamento nelle scuole, più che di una carriera professionale come traduttore, e quindi le problematiche erano diverse. Si potrebbe discutere sul fatto che, se un traduttore non deve tradurre che nella sua lingua madre, tanto meno un professore dovrebbe essere abilitato ad insegnare una lingua che non è la sua... ma forse divagheremmo troppo. Certamente è da aspettarsi che una persona che ha studiato all\'Università per anni, ha superato gli esami brillantemente, ha discusso una tesi di laurea in una lingua, si senta \"autorizzato\" a tradurre in questa lingua. E\' solo la verifica successiva in un ambito professionale che può fargli capire se questa assunzione è corretta o no: a questo punto però entrano in ballo altri fattori. Chi gli dirà che la sua traduzione non è soddisfacente? Il cliente diretto che non conosce la lingua target e quindi non può giudicare il lavoro fornito? L\'agenzia che ha cercato solo il professionista con tariffe inferiori?

A me sembra, in conclusione, che la scuola abbia notevoli responsabilità in quanto non si crea la coscienza di un codice deontologico per questa categoria professionale, che se da un verso potrebbe creare dei problemi immediati dall\'altro alla fine andrebbe a vantaggio di tutti.



Gilda


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CLS Lexi-tech
Local time: 19:53
Member (2004)
English to Italian
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TOPIC STARTER
grazie Jacek e Gilda Feb 18, 2002

speravo che anche qualche giovane traduttore (non di eta\' ma di esperienza) si affaccesse e contribuisse.

E\' vero che ci sono professionisti non madre-lingua molto bravi e che dietro revisione offrono un ottimo prodotto, soprattutto in paesi dove le lingue si insegnano bene. La prima e unica volta che andai in Russia, allora CCCP, la nostra guida non aveva praticamente accento in italiano e gli chiesi quanti anni aveva vissuto in Italia. Lui rise e mi disse che non era mai uscito dai confini del paese. Era uno spettacolo il suo italiano e prima di Internet, prima di Google, i corsi con le cassette e tutto il resto.

E mi ricollego qui all\'intervento di Gilda, dove le lingue si insegnano bene.

Ma perche\' in un master di traduzione, facciamo l\'esempio, bisogna offrire traduzione IT>EN oppure IT>SP se poi quel traduttore NON deve tradurre che verso la propria lingua madre. Certo il docente magari lo dice che non si traduce che verso la propria lingua madre, ma e\' il sistema, con prove di esami e corso che rinforza la sensazione.

Poi c\'e\' il mercato naturalmente, la difficolta\' apparente di trovare madrelingua che traducano verso l\'inglese in Italia (come se non esistessero i potenti mezzi elettronici, boh) e la non volonta\' dei clienti di pagare adeguatamente, preferendo pagare giovani studenti.



devo scappare



cari saluti



paola l m



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Antonella Andreella  Identity Verified
Italy
Local time: 01:53
German to Italian
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Il traduttore questo sconosciuto... Feb 18, 2002

Carissima Paola,

ho già letto altri tuoi inviti a discutere di questo argomento ed eccomi mi sono decisa a dire la mia.

Ho frequentato la Scuola Interpreti di Firenze e sono stata così folle (un po\' di masochismo?) a voler fare ben tre lingue, invece di due, come tutti i comuni mortali, sia per il Diploma di Interprete traduttrice che di Interprete Parlamentare, anche se la parola \'parlamentare\' è un po\' pomposa, si intende simultaneista e consecutivista.

Così ho avuto la possibilità di conoscere l\'intero corpo docenti (ci tornerò dopo).

Preciso subito che è vero che gli esami sono verso la lingua straniera, ma la tesi, il fondamentale, è verso l\'italiano!

Smentisco categoricamente che la Scuola Interpreti o gli insegnanti incoraggino a tradurre verso la lingua straniera, anzi è proprio il contrario! A chiare lettere ti invitano a non tradurre verso la lingua straniera. E allora perché gli esami (saggio di Umberto Eco) verso la lingua straniera? Perchè così impari a tradurre, cioè acquisire la sensibilità terminologica e le scelte che devi fare quando traduci, come prendere le decisioni, cosa devi tenere d\'occhi. La traduzione letteraria nell\'ambito scolastico, non professionale, è propedeutica perchèp hai la possibilità di mettere in pratica tutte o quasi le regole grammaticali della lingua. Tra l\'altro questo vale solo per il III anno, o I anno di specializzazione, dopodiché si passa alla traduzione tecnica (come esame)che comunque si inizia già dal III. Ecco il valore \'propedeutico\' della traduzione letteraria. Contemporaneamente si fa anche traduzione verso l\'italiano! Ci mancherebbe.

Quindi sono proprio quelli che escono dalle Scuole Interpreti ad avere la sensibilità necessaria a rifiutare lavori verso la lingua straniera. Personalmente ho insegnato consecutiva e traduzione scritta a dei laureandi e laureati e quando gli ho detto a chiare lettere che la traduzione SERIA scritta si fa verso la lingua madre mi hanno guardato come se fossi una pazza o una che non sapeva la lingua straniera. Forse qualcuno alla fine del corso si è persuaso della veridicità delle mie affermazioni, forse qualcuno no. Detto questo confermo, come ho già letto in qualche altro forum, che un professionista che abbia un buon bagaglio lessicale e tecnico consolidato da una buona esperienza possa osare di tradurre verso la lingua straniera, preferibilmente avvalendosi della collaborazione di un revisore di madrelingua, ma questo sta tutto nella serietà del traduttore/della traduttrice che accetta un incario e ANCHE da chi glielo propone. In Italia ci sono agenzie che non si sognerebbero mai di dare far fare un lavoro serio ad un italiano verso la lingua straniera, altre non hanno scrupoli, e probabilmente non conoscono neanche la differenza. Vide, quando hai una buona esperienza in un determinato settore, quindi hai assorbito il lessico specifico, le formule e le forme del discorso, lo stile dell\'esposizione, probabilmente perché hai tradotto molti testi dalla lingua straniera verso l\'italiano in quel determinato settore, puoi tradurre tranquillamente verso la lingua straniera testi su quell\'argomento specifico, magari meglio di un madrelingua che però non conosce il settore.

Tra l\'altro anche il termine madrelingua secondo me vuol dire poco, nel senso che è parziale, si dovrebbe parlare di \'traduttore madrelingua\'. Cioè se un mio cliente mi chiede una traduzione dall\'italiano all\'ungherese, non mi basta darla ad una madrelingua ungherese, ma ad una TRADUTTRICE che sia di madrelingua ungherese.

Insomma secondo me per svolgere il lavoro di traduttore e/o interprete non è affatto sufficiente conoscere bene una lingua straniera, neanche essere bilingui è una garanzia, non vuol dire proprio niente, perché la capacità di tradurre non è insita nella conoscenza della lingua straniera e questo secondo me è il nocciolo del problema e di tanti forum o discussioni su chi, come, quando e perché. Ritengo che la professione del traduttore e/o dell\'interprete sia molto specifica, richieda la conoscenza di tecniche ben specifiche, sensibilità, un certo approccio mentale, e altro e queste sono cose si apprendono a scuola e che poi crescono con l\'esperienza, sempre che si abbia avuto la fortuna di incontrare docenti ben disposti a condividere con te i \'segreti del mestiere\' e anche questo è raro...!!!

Perché questo mestiere di segreti ne ha..., come tutti del resto.

Comunque come avrai notato mi appassiona molto questa discussione, ne riparleremo senz\'altro, c\'è sicuramente molto da dire...

Saluti a tutti

Ciao

AA

Secondo bene


[addsig]


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Giovanni Guarnieri MITI, MIL  Identity Verified
United Kingdom
Local time: 00:53
Member (2004)
English to Italian
un altro traduttore, non molto giovane... Feb 18, 2002

Paola ha detto: \"Ma perche\' in un master di traduzione, facciamo l\'esempio, bisogna offrire traduzione IT>EN oppure IT>SP se poi quel traduttore NON deve tradurre che verso la propria lingua madre. Certo il docente magari lo dice che non si traduce che verso la propria lingua madre, ma e\' il sistema, con prove di esami e corso che rinforza la sensazione\".

Il fatto che all\'università o in corsi equiparati si faccia tradurre verso la lingua straniera è dovuto a una semplice questione propedeutica. È un modo per far esercitare gli studenti nella lingua straniera, che devono così applicare tutto ciò che hanno appreso. È un mezzo utile anche per gli insegnanti, che così possono constatare il livello di conoscenze raggiunto dagli studenti. Devo dire che dove ho studiato io (Facoltà di lettere e filosofia a Pisa - inglese, tedesco e danese), gli insegnanti della lingua erano tutti rigorosamente madrelingua, mentre i professori italiani si limitavano all\'insegnamento della letteratura. Io non ho mai avuto l\'impressione che si pretendesse da me, un giorno, una traduzione verso una lingua non mia. Al contrario! Gli esami di letteratura erano in parte in lingua. Non potrò mai dimenticare al mio secondo anno di tedesco - non studiato prima - il lettore austriaco che mi dice: \"mi parli del concetto di \"Wald\" - bosco - nella letteratura tedesca del \'600!!! In tedesco! Sono quasi svenuto. Inutile aggiungere che la prof. di tedesco al termine dell\'esame mi disse: \"La prossima volta, signor Guarnieri - a dire la verità mi chiamava Giovannino - invece di andare al mare d\'estate vada in Germania a imparare un po\' la lingua\". Gulp!

Per riassumere... non credo che le università diano il cattivo esempio. Ritengo che si cominci a tradurre verso una lingua non propria solo per inesperienza. Le persone intelligenti - o forse dopo aver acquisito un po\' di esperienza - capiscono subito che, in realtà, non ne vale la pena, e chi persevera è diabolicum!



Giovanni


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Anthony Green  Identity Verified
Italy
Local time: 01:53
Italian to English
Necessità e virtù Feb 18, 2002

Spesso e volontieri mi trovo a dare una mano ad un traduttore evidentemente inesperto su ProZ, di italiani che traducono verso l\'inglese. Qualche volta ho offerto di dare una mano gratuitamente con un proof-reading veloce del testo finito, ma nessuno mi ha mai accettato nemmeno l\'offerta gratuita. Dà l\'idea di traduttori (anzi, persone che cercano di tradurre) non sempre in buona fede, che si vergognano a priori del prodotto finale.

Sembra che c\'è tanto lavoro per un traduttore dall\'italiano in inglese e molto di meno nell\'altra direzione. Che deve fare un \"traduttore\" senza lavoro se gli chiedono di tradurre della documentazione?

Quando mi sono laureato, avevo veramente l\'impressione che bastassero le mie conoscenze di allora per tradurre verso il francese. Mi è bastato fare una traduzione sull\'uso dei carri armati (purtroppo sì!), ci ho messo una vita con tanti punti interrogativi e per fortuna mi sono un po\' vergognato. (Mi dispiace per quel tizio nel deserto che ha premuto il bottone che secondo me faceva partire il missile, invece faceva esplodere il carro, ma declino ogni responsabilità ecc. ecc.).

Detto questo, sono dell\'opinione che una buona dose di traduzione va bene per chiunque impara una lingua, che sia aspirante traduttore o semplice allievo. Si possono imparare tante cose, soprattutto facendo back translations e confrontandosi con l\'originale, ma tra esercizi stimolanti per la mente e vita reale della giungla c\'è un abisso di differenza.


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Riccardo Schiaffino  Identity Verified
United States
Local time: 17:53
Member (2003)
English to Italian
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Tutti lo facevano... Feb 18, 2002

Attualmente, il fatto che le traduzioni \"debbano sempre\" essere svolte verso la propria lingua madre è un dogma, sostenuto, ma solitamente non discusso, da (quasi) tutti i traduttori.

Io ho iniziato a tradurre quasi vent\'anni fa quando i traduttori ancora lavoravano con le macchine da scrivere. La maggior parte dei traduttori tecnici per le lingue più richieste lavorava dalla propria lingua madre verso la lingua straniera.

La ragione era semplice: la difficoltà di reperire sul mercato locale (che allora era soprattutto d\'ambito cittadino) traduttori con lingua madre \"straniera\" (per non parlare del fatto che tali traduttori erano, spesso e volentieri, madrelingusti sì, ma anche totalmente improvvisati).

Col migliorare delle possibilità di comunicazione (prima i fax, poi le comunicazioni dirette via modem, ora l\'Internet), il mercato locale della traduzione è diventato sempre più globale, così che ora i clienti che lo vogliano possono sempre richiedere le traduzioni a traduttori madrelinguisti.

Quando ho cominciato a tradurre professionalmente (appena uscito dalla Scuola Interpreti di Trieste), anch\'io lavoravo principalmente dall\'italiano verso l\'inglese, e ho continuato a farlo per anni. Ho smesso di farlo, in realtà, solo quando mi sono trasferito all\'estero.

Io ho opinioni abbastanza eretiche riguardo alla traduzione verso la ligua straniera: non bisogna dimenticare che traducendo dalla propria lingua madre nella lingua straniera, oltre a ovvi svantaggi ci sono anche certi vantaggi, soprattutto la miglior capacità di cogliere le sfumature del linguaggio di partenza.

Questo per quanto riguarda le traduzioni tecniche. Per quanto riguarda le traduzioni letterarie (ma anche, ovviamente, traduzioni di marketing, o simili), la necessità di affidare la traduzione a un madrelinguista della lingua d\'arrivo è più chiara... per quanto, se ci sono stati ottimi scrittori (tanto per citarne solo due, Conrad e Nabokov) capaci di crearsi una carriera letteraria scrivendo in una lingua per loro straniera, non vedo perché qualche traduttore eccezionale non dovrebbe riuscirci.


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