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Thread poster: Laura Pelizzari
agenzie inaffidabili, ma i traduttori?

Elisa Comito  Identity Verified
Italy
Local time: 21:49
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lingue "confinanti" Nov 3, 2009


Marika Costantini wrote:

Una chicca:
Contatto un'agenzia italiana (presente anche qui su Proz e con tanti bei 5 a prova della sua qualità..) per una traduzione in finlandese. Chi mi risponde mi chiede di aspettare un attimo al telefono mentre lui va a verificare la disponibilità o meno del traduttore. Si dimentica di mettere la musichetta d'attesa.....e io sento tutto! Chiede al collega:"Ce l'abbiamo un traduttore finlandese?" e lui risponde:"No ma ce l'abbiamo norvegese, la facciamo in norvegese tanto non se ne accorge!".



Questa magari era una battuta (mi auguro) ma pensa che una volta un'agenzia mi ha contattato per una traduzione dal bulgaro. Stupita, ho risposto che non conoscevo questa lingua e che probabilmente si confondevano col romeno. La titolare ha insistito: "No, no! Ho letto sul curriculum che lavora col romeno ma ho pensato che tanto sono lingue confinanti!"

Chiaramente questo è un caso limite ma mostra che anche tra le agenzie c'è di tutto.


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Marika Costantini  Identity Verified
Italy
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ihihihihi Nov 3, 2009

Elisa, "lingue confinanti" mi fa morire dal ridere!!!!

....e aggiungo che purtroppo la mia non era una battuta ma una cosa che mi è successa realmente anche se è tanto assurda da sembrare una barzelletta.....


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Elisa Comito  Identity Verified
Italy
Local time: 21:49
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battuta Nov 3, 2009


Marika Costantini wrote:

Elisa, "lingue confinanti" mi fa morire dal ridere!!!!

....e aggiungo che purtroppo la mia non era una battuta ma una cosa che mi è successa realmente anche se è tanto assurda da sembrare una barzelletta.....


Cara Marika, volevo dire che forse quel tipo dell'agenzia voleva fare una battuta al collega... almeno me lo auguro anche se con l'andazzo che c'è in giro tutto è possibile!



[Edited at 2009-11-03 10:22 GMT]


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Renato Renno  Identity Verified
Italy
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Intervento in topic: occupiamoci dei traduttori qui...non delle agenzie! Nov 3, 2009

Chi ha letto qualche mio intervento, sa già come la penso sul topic: molti dei problemi dai quali ci riteniamo iniquamente ed ineluttabilmente oppressi dipendono in larga misura dalla mancata accettazione (uso il termine nell'accezione psicoanalitica) della nostra natura, di professionisti, non ordinisti, in piena era digitale, rivoluzionata dalla globalizzazione...

Non accettiamo il fatto che - per usare parole di altri - l'acquisto della traduzione viene budgettato da alcune multinazionali come l'acquisto della carta igienica...Perdiamo il tempo ad indignarci per la poca considerazione data alla nostra Professione (carta igienica, appunto!), invece di sfruttare il fatto che senza di noi non potrebbero neanche...(chiaro, no?)
Arricchiamo thread di 150 pagine per dire che il PM X è incompetente, che l'agenzia Y è una sfruttatrice, che Proz dovrebbe vergognarsi, che i colleghi non devono azzardarsi a scendere sotto una certa cifra (...che poi da 10 anni sta cifra non è mai saltata fuori ovviamente...un convegno infinito sul nulla più totale!!!!)

E - non c'è da meravigliarsi - lasciamo invece morire (o la naufraghiamo nel solito offtopic che tutto divora: agenzie / Pm / tariffe) discussioni come queste in cui si parla di noi, e non degli altri!

Se invece di dare tanta attenzione a come gli altri fanno male il loro lavoro, dedicassimo un po' più di tempo a come noi dovremmo fare il nostro, tante revisioni assurde di cui ci lamentiamo forse non esisterebbero...e non esisterebbe il caso della topic starter...Non esisterebbe il caso di cui si lamenta Chiara...

Io penso che la causa di questa situazione si possa vedere in una forma di pericolosa pigrizia: la nostra natura mista - professionisti ed imprenditori - fa sì che la capacità di erogare una prestazione di contenuto intellettuale sia oggi solo il prerequisito per affacciarci al mercato. Molti - a mio parere - si fermano lì!
Di più: si rifiutano di fare l'altra parte del lavoro, gestire la propria impresa. Non prendere un lavoro che non porterai a termine a causa della tua gravidanza e che determinerà perciò un danno alla tua reputazione commerciale è una scelta imprenditoriale, dolorosa quanto necessaria ...a meno che non ti chiami Francesca, è ovvio (:-)).

Gestire la propria impresa è parte integrante dell'essere traduttore, oggi!
Non si può ancora oggi, sperare in un albo che fissi le regole per tutti (nel mondo?!), prendersela con il PM che non rispetta delle regole (dettate da chi?!), ergere le consuetidini di un mercato locale (es pagare 20 centesimi la combinazione Ebreo>Arabo a Dubai) a leggi di un mercato globale, estendendo le caratteristiche di un settore di traduzione (il gaming, tanto per rifarci ad un altro thread importante e perciò - fino ad ora almeno - disertato) alla traduzione tout court!
Non si può ancora oggi pensare che Proz deve difenderci da chi vuole "comprare a poco" e prendercerla con lui!
...Ma davvero c'è chi pensa che seppure la comunità italiana tutta (e quando mai avverrà?) mandasse i ticket a proz.com per "l'indecenza delle tariffe", Proz cambierà "atteggiamento"...per carità ognuno è libero di fare quello che vuole, ma deve poi anche assumersi la responsabilità del fallimento...Se dopo 10 anni un determinato atteggiamento non ha pagato (ed anzi!), perseverare in quell'atteggiamento ed anzi intenisifcarlo, qualche domandina dovrebbe pure suscitarla, o no?! Se non si guadagna abbastanza, è colpa di chi vuole spendere poco?...Ah, 'ndiamo bene!

Perché non inziare ad essere un po' più flessibili?
Le agenzie sono imprese - al pari nostro: loro sbagliano - al pari nostro!
I project maneger sono professionisti - al pari nostro: loro sbagliano - al pari nostro!
...Se facessimo un po' di sana autocritica, riusciremmo ad "accettare" (di nuovo in senso psicoanalitico) i loro errori, perché ne vedremmo chiaramente la matrice dentro di noi!
Finché invece continueremo a nasconderci dietro il al tabù della nostra infallibilità, - costringendo il mondo (proz, le agenzie, i PM, i clienti, le tariffe, i colleghi, i revisori, il mercato!!!!) ad essere come noi ci meriteremmo che fosse - non faremo altro che disperdere le nostre energie e rovinarci l'esistenza...

Ad esempio...
Io una volta - per dire che un robot da cucina era robusto - ho scritto che era fatto in metallo pesante!...Il cliente se l'è presa, ma poi mi ha pagato! Il ricordo di questa cosa mi ha riportato con i piedi per terra molte volte in questi anni...e in diverse vicende in cui avrei finito per sentenziare contro altri, mi ha restituito il sorriso e mi ha consigliato bene sul da fare!

Se solo ci scambiassimo racconti dei nostri errori, invece di accanirci sugli errori fatti (?) dagli altri...Sarebbe più facile e più produttivo di avere un albo!


Massimo Rippa wrote:
Ah dimenticavo: ciao Renato! Qualche volta vengo a trovarti, se ti va.

...mi casa es tu casa!


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Giovanni Guarnieri MITI, MIL  Identity Verified
United Kingdom
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Affidabilità delle agenzie... Nov 3, 2009


Chiara Santoriello wrote:


Proprio stasera mi sono arrabbiata con un dipendente di una grossa agenzia inglese dalla quale ricevo da anni lavori di revisione che sono in realtà dei rifacimenti. Dopo la mia revisione in alcuni casi viene effettuato il QA sul testo di lingua italiana da un MADRELINGUA INGLESE che poi ti riscrive per chiedere se le sue modifiche, vale a dire aggiunta di errori alle tue correzioni, sono giuste dicendoti, because, you know, I don't speak Italian. Tutto questo for free. Ci tengo a dire che l'agenzia vanta un portafoglio clienti invidiabile.
Vi sembra professionale tutto questo? La mia reazione è stata che gratis non avrei rivisto più niente e loro hanno detto che non avrebbero potuto emettere un altro PO, se non avrei potuto fare un'eccezione. Sono stata ferma e ho risposto di no, perché ogni ora del mio tempo deve essere pagata e che trovavo disdicevole che un QA sulla lingua italiana venisse fatto da un madrelingua inglese. Questo episodio la dice lunga sull'organizzazione dell'agenzia la quale alle mie ripetute richieste di inviare di nuovo i testi da rileggere ai traduttori data la scarsa qualità della traduzione mi rispondono che non lo farebbero mai, che tocca a me correggere anche se il testo è disastroso anche a costo di impiegarci più tempo del previsto, ma io non ci casco più e dico che non sono disposta nemmeno a pagamento a impiegare il doppio delle ore per la revisione perché ho un planning e altre scadenze da rispettare.
Questo succede anche per mancanza di competenza da parte di chi apre le agenzie che, in alcuni casi, non sa nemmeno come si gestisce una traduzione e guadagna i soldi passando le carte ma non lavorandoci sopra come fanno i traduttori che mettono a disposizione le loro conoscenze e competenze mai adeguatamente riconosciute.

I miei due cents

Chiara


non sapevo che esistessero ancora agenzie britanniche che adottano questi trucchetti...


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Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
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Ahimé sì... Nov 3, 2009


Giovanni Guarnieri MITI, MIL wrote:


non sapevo che esistessero ancora agenzie britanniche che adottano questi trucchetti...


Giovanni, si tratta della stessa agenzia che tu sai. Anni fa ti avevo chiesto lumi circa la qualità delle traduzioni che usciva da questa agenzia. Non è cambiato niente, anzi... mandano i documenti dall'ufficio USA alle 17 ora italiana e li rivogliono indietro alle 5.00 p.m. Denver time. Ho dovuto dire loro che abbiamo anche degli orari...
Comunque la risposta dell'inglese che ha fatto il QA è stata che lei chiede sempre conferma di quello che scrive a un native speaker, quindi mi chiedo perché lo fa?

I miei 2 cents.

Chiara


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Luca Ruella  Identity Verified
Italy
Local time: 21:49
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Fare le traduzioni Nov 3, 2009




Vi sembra un comportamento corretto quello tenuto dai traduttori? Se voi foste stai al mio posto li avresti pagati per il lavoro fatto?


"Fare le traduzioni" ed "essere traduttori" sono due cose diverse.
Per mia esperienza, tra le persone che "fanno le traduzioni" c'è solo un 20% di traduttori degni di questo nome. Il resto sono mestieranti.

Mi dispiace per la tua disavventura.


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Rita D'Ettorre  Identity Verified
Italy
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discriminazioni Nov 3, 2009

Non sono convinta che sia necessario avere un colloquio fisico con un freelancer per decidere se affidargli/le il lavoro o meno. Continuo a essere del parere che una certa esperienza nel settore consenta di determinare in modo abbastanza preciso il livello di professionalità e competenza del traduttore servendosi di elementi che nulla hanno a che vedere con l'aspetto fisico in senso lato.

Per quanto riguarda l'esempio di partenza del thread, vorrei far notare che una lavoratrice professionale non perde la sua professionalità perché in dolce attesa, per quanto questo possa sembrare strano. La traduttrice dell'esempio di videla si è comportata in modo non professionale, punto. La gravidanza è solo una delle tante scuse che avrebbe potuto utilizzare.

Anzi, dirò di più: sono proprio felice di fare uno dei pochi lavori in cui davvero (e non solo a livello teorico) so che non verrò discriminata per il posto in cui vivo, il mio stato civile, la situazione familiare, l'età, lo stato di salute, il mio aspetto più o meno piacevole e attraente, il modo in cui mi vesto e chi più ne ha più ne metta.

Mi viene in mente a tal proposito una notizia di oggi: la Francia approva il cv anonimo, senza nome, età, sesso, indirizzo e foto per lasciare spazio solo alle esperienze lavorative, alla formazione e alle conoscenze linguistiche, informatiche e tecniche.

http://lavoro.corriere.it/AltreGuide/Il_cv_anonimo_4379718.htm


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Fran Cesca
Italy
Local time: 21:49
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Colloqui fisici Nov 3, 2009


Rita D'Ettorre wrote:

Non sono convinta che sia necessario avere un colloquio fisico con un freelancer per decidere se affidargli/le il lavoro o meno. Continuo a essere del parere che una certa esperienza nel settore consenta di determinare in modo abbastanza preciso il livello di professionalità e competenza del traduttore servendosi di elementi che nulla hanno a che vedere con l'aspetto fisico in senso lato.

Per quanto riguarda l'esempio di partenza del thread, vorrei far notare che una lavoratrice professionale non perde la sua professionalità perché in dolce attesa, per quanto questo possa sembrare strano. La traduttrice dell'esempio di videla si è comportata in modo non professionale, punto. La gravidanza è solo una delle tante scuse che avrebbe potuto utilizzare.

Anzi, dirò di più: sono proprio felice di fare uno dei pochi lavori in cui davvero (e non solo a livello teorico) so che non verrò discriminata per il posto in cui vivo, il mio stato civile, la situazione familiare, l'età, lo stato di salute, il mio aspetto più o meno piacevole e attraente, il modo in cui mi vesto e chi più ne ha più ne metta.

Mi viene in mente a tal proposito una notizia di oggi: la Francia approva il cv anonimo, senza nome, età, sesso, indirizzo e foto per lasciare spazio solo alle esperienze lavorative, alla formazione e alle conoscenze linguistiche, informatiche e tecniche.

http://lavoro.corriere.it/AltreGuide/Il_cv_anonimo_4379718.htm


Lungi dall'essere una discriminante, quando mi è stato chiesto (da committenti 'privati') di recarmi in sede per prendere il lavoro brevi manu e per discuterne un po' mi son sempre trovata bene e mi ha sempre fatto un buon effetto, certo è un po' complicato applicarlo a tutti i committenti. E anche vista dal 'nostro' punto di vista a me piace vedere in faccia il mio interlocutore e le agenzie quando possibile, si imparano molte cose da lì...Anche in questo caso senza fare di tutta l'erba un fascio, ma diffido o almeno ci vado con i piedi di piombo con le agenzie che non hanno un ufficio 'dedicato', ma che condividono le segretarie con studi di architettura, studi legali, ecc. ecc.


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Ana Rita Simões  Identity Verified
Italy
Local time: 20:49
Member (2009)
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Esperienza da in-house Nov 3, 2009

Trovo questa thread molto interessante. Anche io poco tempo fa volevo aprirne una +/- su questo argomento perchè, trovandomi difronte ad una molle di lavoro che non potevo affrontare da sola, ho dovuto affidare parte ad una collega e, pur conoscendo tanti traduttori, mi sono resa conto che mi fidavo solo di uno o due.

Fino a qualche settimana fa ho lavorato in-house in un'agenzia, dove sono entrata ad aprile l'anno scorso. Vi assicuro che non sto esagerando: in un anno e mezzo, sono entrati ed usciti circa 20 "traduttori". È vero che le condizioni proposte da questa agenzia non erano le migliori, e quindi traduttori più esperti rifiutavano di lavorare li e l'agenzia prendeva soprattutto novellini (come me all'epoca) - ma il problema di questi novellini non era neanche la terminologia tecnica, ma si il portoghese! La grammatica! Le cose più elementari! Facevano degli errori orripilanti. Non sapevano distinguere i "false friends" in inglese. Non facevano la revisione del proprio lavoro (pezzi non tradotti, inconsistenze...). E si dicevano traduttori...

Poi comincio ad avere paura quando le agenzie mi propongono una revisione e mi dicono: "Il testo è un po' complicato, ma non ti preoccupare che il traduttore è bravissimo, fa ricerche approfondite, è molto professionale, molto serio" (non dovrebbero esserlo tutti?). Tutte le volte che mi hanno detto così, mi sono trovata davanti pezzi allucinanti.

Un altro esempio. Lavoro in una team di traduttori per un cliente diretto - uno dei traduttori di questo team ha tantissimi anni di esperienza nel settore, lavora per ditte molto importanti, è sempre impegnatissimo - risulta che quando mi trovo a lavorare con lui, ci sono sempre dei problemi. Se faccio io la revisione, consegna la traduzione in ritardo, mancano pezzi, e poi traduce tutto alla lettera (e questo settore richiede molta creatività). Una volta adirittura il cliente mi ha chiamato in extremis perchè lui si è scordato di consegnare la traduzione al proofreader e il giorno della consegna ha detto che purtroppo non la poteva fare!

Io mi chiedo: se è tanto difficile trovare lavoro, trovare clienti e mantenerli, se la gente si lamenta di questo continuamente e poi quando effettivamente deve dimostrare le sue competenze si comporta così, allora cosa vogliono? Mi stupiscono soprattutto i novellini, perchè ovviamente se uno ha poca esperienza non si può chiedere un lavoro perfetto a livello di terminologia e stile (anche se avevamo i glossari e molti neanche li aprivono). Anche io avevo tanto da imparare all'inizio (e ancora oggi)... Ma almeno avere un po' di cura nelle ricerche e nella revisione, cercare di essere coerenti e di produrre un testo comprensibile... Mah!

[Edited at 2009-11-03 16:50 GMT]


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Daniele Martoglio  Identity Verified
Poland
Local time: 21:49
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Bravo Renato Nov 3, 2009


Renato Renno wrote:

Ad esempio...
Io una volta - per dire che un robot da cucina era robusto - ho scritto che era fatto in metallo pesante!...Il cliente se l'è presa, ma poi mi ha pagato! Il ricordo di questa cosa mi ha riportato con i piedi per terra molte volte in questi anni...e in diverse vicende in cui avrei finito per sentenziare contro altri, mi ha restituito il sorriso e mi ha consigliato bene sul da fare!


Anche a me, avendo ormai 8 anni di esperienza professionale, mi capita di rileggere traduzioni fatte all'inizio della carriera, ed effettivamente di non essere contento di molte cose che ho scritto.

Quando ancora non mi era capitato, non capivo per esempio quando Simon Turner diceva "sono bravino", perchè ho sempre avuto l'impressione che fosse molto bravo.. Forse per il fatto che una delle cose che odio di più a tradurre sono i testi riguardanti l'arte, dove chi scrive al 99% si occupa di pippe mentali e aria fritta (se qualcuno ama i testi scritti dai critici d'arte è un problema suo, esistono popoli che si mangiano gli insetti, i gusti sono gusti..).

Quando mi sono accorto degli errori fatti da me nel passato, nelle mie traduzioni, allora ho capito.

Poi direi che oltre i "peccati di gioventù", c'è un'altro tipo di errori che sono inevitabili anche dopo anni di esperienza: l'errore di battitura che purtroppo trasforma "carte" in "carne", e word dice "parola italianissima, prego, prego".

E questi errori si trovano anche in file recenti.. Fanno parte dell' "errare è umano".

Poi a volte ci sono cose che errori non sono, ma che al cliente sembrano errori. Ci sono clienti ai quali se traduci una lettera dal polacco all'italiano, e alla fine non ci metti "resto in attesa di cortese riscontro" (frase che odio, tipica orrenda abitudine italiana di creare i linguaggi di casta, da "Don Abbondio con Renzo", per tenere alte le tariffe dei professionisti che riescono a interpretare i sacri codici) ma un più semplice "attendo una risposta" - come c'era scritto nell'originale, ti trattano come un buzzurro che non sa scrivere.


Elisa Comito wrote:

Poi sarò sincera. La mia stima nei confronti dei titolari di agenzie in generale è bassa. Ma per quanto riguarda quelli seri (che sono diversi, anche se minoritari, al pari dei traduttori) è invece sconfinata perché ritengo che dover quotidianamente mediare tra le esigenze dei clienti, dei traduttori, del mercato, e altrettanto quotidianamente confrontarsi con i problemi derivanti da tutto ciò, richieda doti di tenacia, lungimiranza e sangue freddo fuori dall'ordinario!


Sono d'accordissimo con Elisa. Io conosco titolari che sinceramente disprezzo e ci collaboro solo perchè pecunia non olet, altri che mi sono allegramente indifferenti, e alcuni bravi e seri che stimo veramente tanto. Tempo fa feci un post per esprimere il mio rammarico che rischiavo di dover servire lo stesso cliente finale attraverso una nuova agenzia sconosciuta, invece che con quella con cui attualmente li servivo. Veramente due donne brave, serie, che stimo tantissimo.

A un'altro titolare di agenzia, un po' più giovane e furbetto, le nostre contrattazioni sono sempre un'incognita, non si sa mai "chi vince", ma in fondo collaboriamo dal 2001, scrissi una lettera proprio dopo essere impazzito con una serie di interpreti arruolati, una specie di lettera sfogo, che più o meno diceva: "Ma con sta gente in giro, come fate a non diventare matti, voi titolari di agenzie"?


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Renato Renno  Identity Verified
Italy
Local time: 21:49
Member (2004)
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Detto in positivo? Nov 5, 2009


Luca Ruella wrote:
Per mia esperienza, tra le persone che "fanno le traduzioni" c'è solo un 20% di traduttori degni di questo nome. Il resto sono mestieranti.


...vedo e rilancio...

Tu hai un lavoro da affidare a qualcuno - come nel caso della topic starter - e devi capire se chi hai di fronte è un mestierante o un traduttore...Hai 5 domande a disposizione! Spara...


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Federica D'Alessio
Italy
Local time: 21:49
Member (2005)
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Ehi non vale! Nov 5, 2009


Renato Renno wrote:

Non si può ancora oggi, sperare in un albo che fissi le regole per tutti (nel mondo?!), prendersela con il PM che non rispetta delle regole (dettate da chi?!), ergere le consuetidini di un mercato locale (es pagare 20 centesimi la combinazione Ebreo>Arabo a Dubai) a leggi di un mercato globale, estendendo le caratteristiche di un settore di traduzione (il gaming, tanto per rifarci ad un altro thread importante e perciò - fino ad ora almeno - disertato) alla traduzione tout court!


Immagino tu ti riferisca al thread che ho aperto qualche giorno fa.
Però non vale...non sei intervenuto neanche tu!!


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Claudio Porcellana  Identity Verified
Italy
i nostri errori ... Nov 5, 2009

bravi, mi avete fatto venire in mente il primo provino in assoluto che feci oltre 9 anni fa

una parte era di informatica e me la cavai molto bene
la seconda parlava delle stanze e dei servizi di un albergo di lusso a NY e feci errori clamorosi!
roba da vergognarsi
x fortuna l'agenzia era di bocca buona (o forse non aveva trovato di meglio)
mi diede subito lavoro e continuò così per parecchi anni
tra l'altro, oggi mi piacerebbe rivedere quel provino x farmi 4 risate ma purtroppo l'agenzia non l'ha conservato (e io neppure)

da allora molta acqua è passata sotto i ponti ma errori se ne fanno sempre, e x quanto ci si sforzi qualche stupidaggine scappa sempre

l'ultima che mi viene in mente è stata nella trad di un videogame
chissà perchè mi ero convinto che il personaggio fosse una marmotta e così il mio cervello fuso ha tradotto mammuth = marmotta; dopo di che Trados ci ha messo del suo spalmando marmotte per tutto il testo
ovviamente sono stato sgridato (per usare un eufemismo) assai e pagato meno del dovuto (ma d'altronde me lo meritavo)

la cosa positiva (l'unica) degli errori marchiani è che per parecchio tempo dopo si sta molto + attenti

Claudio


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