Prof. Angie G. Spain Local time: 03:13 Member (2003) French to Italian + ...
Per favore cerchiamo di restare "on topic"
Nov 7, 2009
Il thread sta prendendo una piega davvero troppo "off topic" e troppo polemica.
Ciao a tutti
Angio
[Edited at 2009-11-07 19:48 GMT]
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Yaji Italy Local time: 03:13 Member (2008) Spanish to Italian + ...
Un piccolo consiglio
Nov 9, 2009
Voglio essere brevissima. Io sono bilingue Spagnolo Italiano. Quale ho imparato prima??????? Entrambe. Bilingue nel senso più stretto del termine cosi come ho le due culture che mi scorrono nelle vene. Conosco entrambe le mie lingue alla perfezione, le ho studiate entrambe sia in Italia sia in Spagna sia in Venezuela (cosi anche lo spagnolo con tutte le sue sfumature latinoamericane, e sono taaaaante) Eppure quando ho deciso di dare un corso agli studi letterari e virare verso le lingue mi sono orientata in quello che più mi appassionava, il diritto. Sapevo che con due “colonne” come possono essere le mie lingue, non potevo “pretendere” di sapere tutto. Oppure avrei saputo un po’ di tutto “sommariamente”, ma mai approfonditamente. Cosi finiti gli studi (facciamola breve) cosa sei? Niente! Bisogna specializzarsi, allora m’iscrivo a Giurisprudenza e trovo lavoro come segretaria in uno Studio Legale Internazionale, dove oltre a lavorare “regolarmente” ho maturato tutta l’esperienza necessaria (se mai fosse vero nella vita!) per dire Traduttrice Giuridica, ovviamente dopo 11 anni di lavoro più tutti gli studi universitari più gli esami di giurisprudenza per essere CTU. Ecco allora ho detto, accidenti forse adesso sono veramente Traduttrice in Spagnolo Italiano. Perche in francese io non oso tradurre pur avendolo avuto da sempre in casa e studiato anche.
Credo che prima di tutto, ed è il mio consiglio sincero, ci vuole una buona dose d’umiltà, di voglia di imparare sempre, perche se credi di sapere già tutto a 24 anni non imparerai nient’altro.
Suerte!
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Giuliana Buscaglione Austria Local time: 03:13 Member (2001) German to Italian + ...
Ogni inizio appare difficile...
Nov 9, 2009
Ciao a tutti,
traduco dall'84 per mantenermi, in due soli campi, per quanto abbastanza estesi da allora, e in una sola lingua, sebbene con una variante regionale significativa nel mio ambito, ma non mi è mai capitato di pensare ooh, facile né di sottovalutare un testo.
Sebbene abbia studiato un pochino e forse dovrei avere un'opinione ben diversa, trovo che il mondo accademico, a parte un'eccezione, un professore di Ginevra che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e sentire disquisire sul come affrontare un testo, sia a tratti perlomeno molto distante dalla realtà quotidiana della traduzione in certi ambiti e contesti, dei grandi progetti suddivisi, delle TM online, delle preferenze del cliente sempre e quasi comunque per motivi a volte apparentemente incomprensibili, dei tempi stretti, dell'affanno, del senso della tariffa, dei grattacapi tecnici, delle aspettative d'agenzia e di molto altro ancora.
Certo, lo studio facilita, perché imposta un metodo ed evidenzia particolarità che altri debbono scoprire sulla propria pelle a suon di pratica, ma accorcia di poco la strada. A mio parere, ripeto.
Ogni nuovo testo è un punto interrogativo, ogni lavoro un nuovo esame, il cui esito non è mai sicuro. Forse non lo è in altri ambiti e con clienti diversi, ma proprio oggi pomeriggio, dopo 25 anni, mi son trovata ancora ad aggrottare la fronte davanti a molte frasi di un testo non molto lungo (non più di 2000 parole) di un tema arcinoto. Oookay, è vero che mi debbo rifare a quanto già tradotto in precedenza da altri (in vari testi da spulciare, non allineabili), adeguare il mio modo all'altro, ma a una lettura veloce sembrava niente di nuovo sul fronte occidentale.
Riuscire a farsi assegnare il primo lavoro da un'agenzia era difficile, ma ho l'impressione che ora, in piena era Internet, sia ancora più difficile: ho l'impressione che la globalità dell'offerta, teoricamente più abbondante della mia locale di allora, apparentemente ristretta, ha portato con sé anche una maggiore offerta sull'altro versante ovvero una necessità di focalizzazione su pochi ambiti molto approfonditi per riuscire a spuntarla su altri con più ambiti, ma meno approfondimento o specializzazione.
Ci sono alcune agenzie di grandi dimensioni e note che offrono regolarmente lavori interni per junior, suppongo che il compenso sia modesto, ma le potenzialità sono un benefit aggregato che ritengo personalmente allettante per chi si affaccia al mondo del lavoro. Ci vorrà forse qualche anno e qualche rospo, unitamente a una salute di ferro per sopravvivere alla scaletta giornaliera che so essere molto sanguisuga, ma si potrà quindi spiccare il volo da qualche gradinata con solida base pratica e un vantaggio non indifferente rispetto ad altri che hanno operato in proprio, senza confronti quotidiani con altri, un o più team, e non direttamente a stretto contatto con chi ha esperienza da vendere.
Intendo solo dire che chi fa tutto "in proprio" ha solo vita più difficile, non che non sia possibile né che sia sbagliato, eccezion fatta per chi è nato con la camicia, è un genio, trasuda abilità da tutti i pori per dono naturale, ha un colpo di fortuna.....
In bocca al lupo.
Giuliana
[Edited at 2009-11-09 22:13 GMT]
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Silvia Ga Switzerland Local time: 03:13 German to Italian + ...
Sui "pezzi di carta"
Nov 11, 2009
Giuliana Buscaglione wrote:
Certo, lo studio facilita, perché imposta un metodo ed evidenzia particolarità che altri debbono scoprire sulla propria pelle a suon di pratica, ma accorcia di poco la strada. A mio parere, ripeto.
Riuscire a farsi assegnare il primo lavoro da un'agenzia era difficile, ma ho l'impressione che ora, in piena era Internet, sia ancora più difficile: ho l'impressione che la globalità dell'offerta, teoricamente più abbondante della mia locale di allora, apparentemente ristretta, ha portato con sé anche una maggiore offerta sull'altro versante ovvero una necessità di focalizzazione su pochi ambiti molto approfonditi per riuscire a spuntarla su altri con più ambiti, ma meno approfondimento o specializzazione.
[Edited at 2009-11-09 22:13 GMT] [/quote]
Ciao Giuliana, sono d'accordo con te sulla distanza del mondo accademico dalla vita lavorativa pratica di un traduttore, anche se la trovo più ridotta in questo campo che in altri, dove l'università è solo teoria.
A me però il "pezzo di carta" di una scuola conosciuta (SSLMIT di Forlì) la strada l'ha accorciata di moltissimo, non di poco. Nella mia vita ho fatto 3 colloqui per fare la traduttrice e potenzialmente ho ottenuto 3 lavori: uno l'ho scartato perché di un'agenzia italiana che non mi pareva del tutto seria, uno di un'agenzia svizzera con cui tuttora collaboro con soddisfazione e uno presso un servizio di traduzione della Confederazione, dove lavoro ora. E dove assumevano solo se si era in possesso di una laurea specialistica in traduzione.
Tutto questo nel 2009, proprio mentre sembrava che la crisi stesse trascinando tutto il mondo verso la catastrofe.
Io non ho nemmeno speso i soldi di un francobollo per trovare lavoro, altro che le centinaia di curriculum di cui sento parlare.
Tutti dicono che è difficilissimo iniziare, ogni giorno in questo forum arriva qualche novellino scoraggiato da innumerevoli rifiuti: sarò l'eccezione che conferma la regola ma per me invece è stato facile.
So benissimo di essere appena all'inizio e di avere molto da imparare, ma grazie alla mia formazione ho potuto iniziare subito a mettermi alla prova.
Anche secondo me l'esperienza è più importante di un titolo di studi, ma volevo solo far presente che i titoli al giorno d'oggi servono eccome. Servono se non altro a iniziare.
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Rita Bilancio Italy Local time: 03:13 English to Italian + ...
di nuovo
Nov 11, 2009
Alessia,
riscrivo per rettificare: ho visto il tuo piano di studi, notevole!
Peccato che questo taglio di lingue l'abbia trovato solo nella tua facoltà...
Ahimé chi fa linguistica non traduce almeno nelle uni del Veneto, perciò afrutta al meglio le tue potenzialità. Per il resto se vuoi contattami anche in privato
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Giuliana Buscaglione Austria Local time: 03:13 Member (2001) German to Italian + ...
SSIT e SSLMIT
Nov 11, 2009
Ciao Silvia S.,
oh, ma io non mi riferivo al diploma della scuola interpreti, ma alle lauree, anche perché ai miei tempi il corso e diploma SSIT (non vi erano altre scuole interpreti allora, a parte l'uni di Trieste) erano fondati su grande pratica, più che sullo studio retorico. Ciò che intendevo dire in due parole era semplicemente che nel nostro bagaglio non ci dobbiamo mettere solo uno strumento, ma il maggior numero possibile di strumenti e i più svariati.
Come dicevo, essere al momento giusto al posto giusto con qualche buona carta in tasca è fondamentale.
Giuliana
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