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Thread poster: Samanta Boni
POSSIBILE AUMENTO INPS: opponiamoci!!!

Prof. Angie G.  Identity Verified
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Ero ditta individuale posso risponderti Nov 24, 2009


Marie-Hélène Hayles wrote:

1) Si può ancora aggiungere il 4% del contributo INPS alle fatture? Immagino di no...


Immagini giusto imponibile +iva e stop


2) Si deve pagare l'IRAP? E' vero che lo pago anch'io, ma ogni anno il mio commercialista chiede il rimborso, e spero che un giorno mi arriverà.





Alla fine se non puoi aggiungere il 4% e non puoi sperare nel rimborso IRAP, a me sembra che paghi di più iscrivendoti come impresa (se si paga 20% circa di INPS).

O mi sfugge qualcosa?


Sì, si paga di più però (al momento non saprei dirti con precisione) credo che quando e se si va in pensione, la stessa, dovrebbe (ripeto non sono sicura e quindi uso il condizionale) essere un po' più alta. (?)


Ciao, Angio (sveglia da parecchi anni ma inutilmente purtroppo)


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Marie-Hélène Hayles  Identity Verified
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Grazie Angio Nov 24, 2009

.

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Fabio Scaliti  Identity Verified
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Caso per caso Nov 24, 2009

Ciao Marie-Hélène,

provo a rispondere alle tue domande, sperando di non andare off-topic, per quanto ne so e nel caso di una società (SAS); se l'attività è registrata come ditta individuale (l'altro caso presentato in questo thread), non saprei di preciso:


Marie-Hélène Hayles wrote:

1) Si può ancora aggiungere il 4% del contributo INPS alle fatture? Immagino di no...


No, come società non è possibile. Si fattura aggiungendo solo il 20% d'IVA (ove applicabile), senza 4% INPS e senza ritenuta d'acconto (ove applicabili).



2) Si deve pagare l'IRAP? E' vero che lo pago anch'io, ma ogni anno il mio commercialista chiede il rimborso, e spero che un giorno mi arriverà.


L'IRAP è una questione complicata; come società si è tenuti a pagarla. Con il mio commercialista siamo andati a spulciare l'esito delle cause di richiesta di rimborso IRAP nella mia zona (Asti) per scoprire che la maggior parte di esse è stata respinta. Molto dipende dall'orientamento dei singoli uffici dell'Agenzia delle entrate. Il punto fondamentale è, però, la presenza della cosiddetta "autonoma organizzazione" per lo svolgimento dell'attività; in pratica, da quanto abbiamo rilevato, l'esenzione è concessa solo se si opera con l'attrezzatura minima indispensabile a tradurre (computer, stampante, poco altro). È sufficiente ricorrere, anche saltuariamente, a collaborazioni esterne (outsourcing) oppure mettere a carico dell'attività beni non indispensabili (per alcuni uffici ottusi, bastano l'auto o addirittura il computer stesso) per vedersi negare l'esenzione. Tutto questo perché la definizione di "autonoma organizzazione" non è stata definita chiaramente (da quanto ne so) neppure dalle più recenti sentenze della Cassazione.

Nel dubbio, quindi, ho preferito evitare di non pagare l'IRAP o di chiederne il rimborso e nella mia valutazione di riassetto dell'attività ho scelto di presupporre di doverla pagare, punto e basta.



Alla fine se non puoi aggiungere il 4% e non puoi sperare nel rimborso IRAP, a me sembra che paghi di più iscrivendoti come impresa (se si paga 20% circa di INPS).

O mi sfugge qualcosa?


I conti, purtroppo, bisogna farli caso per caso insieme al commercialista, tenendo conto delle detrazioni, deduzioni, costi, ecc. di ciascuno.

I vantaggi principali, secondo me, sono

- una maggiore rappresentanza in quanto commercianti (Confcommercio, Ascom, ...) e quindi un maggior peso contrattuale come categoria (finalmente) con lo Stato
- abbandonare la Gestione Separata per una cassa economicamente più sana (infatti non è compresa, almeno per ora, fra le casse in crisi elencate nel mio link precedente) e che non verrà sottoposta sistematicamente e programmaticamente ad aumenti volti a rendere meno conveniente il lavoro con contratti a progetto a fronte dell'assunzione come dipendente vero e proprio (strategia tutta da verificare).

Saluti,

Fabio


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Paola Dentifrigi  Identity Verified
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Evviva l'omino di Altan Nov 24, 2009


Francesca Pesce wrote:

Perché non farlo? se alle "vittime" sta bene così, se non protestano mai, se da anni gli facciamo di tutto e non aprono bocca.... vuol dire che sono contenti di finanziare le difficoltà dello Stato, della società, con i loro versamenti. Chi tace acconsente, dice un vecchio adagio.




Paola


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Claudio Porcellana  Identity Verified
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un pò vago per scatenare una rivoluzione .... Nov 24, 2009

Angio dixit:
Sì, si paga di più però (al momento non saprei dirti con precisione) credo che quando e se si va in pensione, la stessa, dovrebbe (ripeto non sono sicura e quindi uso il condizionale) essere un po' più alta. (?)

allora siamo sicuri che valga realmente la pena di cambiare cassa e/o sovvenzionare ACTA, agitarsi, andare a Roma a protestare e simili???

non avrei problemi a farlo, purché qualcuno mi dimostrasse fatti, leggi e numeri alla mano che conviene ...

Claudio


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Vania Dionisi  Identity Verified
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Nov 24, 2009


Claudio Porcellana wrote:

allora siamo sicuri che valga realmente la pena di cambiare cassa e/o sovvenzionare ACTA, agitarsi, andare a Roma a protestare e simili???

non avrei problemi a farlo, purché qualcuno mi dimostrasse fatti, leggi e numeri alla mano che conviene ...

Claudio


Qui non è questione di cambiare cassa ma di cercare di avere un po' più di peso nelle questioni fiscali con lo stato. Se gestione serparata deve essere, che lo sia, ma senza che ci succhino il sangue. Si tratta di avere peso contrattuale. Se taci, non ne hai.

E comunque vale SEMPRE la pena darsi da fare per i propri diritti, di qualunque tipo


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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riformulo la domanda Nov 24, 2009


Claudio Porcellana wrote:

Angio dixit:
Sì, si paga di più però (al momento non saprei dirti con precisione) credo che quando e se si va in pensione, la stessa, dovrebbe (ripeto non sono sicura e quindi uso il condizionale) essere un po' più alta. (?)

allora siamo sicuri che valga realmente la pena di cambiare cassa e/o sovvenzionare ACTA, agitarsi, andare a Roma a protestare e simili???

non avrei problemi a farlo, purché qualcuno mi dimostrasse fatti, leggi e numeri alla mano che conviene ...

Claudio


credo che la domanda, detta in altri termini, sia: qual è la convenienza a rimanere libero professionista anziché diventare ditta individuale?
Giusto?

Me lo sono chiesta anch'io in questi giorni (tenendo conto che io sono un contribuente minimo e quindi la quantità di danè da spendere per la gestione ha un peso diverso); e non so nemmeno se sia sensato avere due "definizioni" (non solo verbali, ma con tutto il corollario fiscale ecc.ecc. che ne segue) per due figure economiche che molto probabilmente coincidono. Però mi permetto una riflessione, mi è venuta in mente oggi, che forse inizia a spiegarmi perché quando sento certi discorsi al telegiornale o in altre sedi credo che parlino di un altro paese e non di quello dove vivo io.
Si pensa, e intendo dire che lo pensa la famosa "casalinga di Voghera", che chi ha la partita IVA sia benestante, faccia una professione in proprio che comporti certe spese e certi rischi ma anche certi ricavi....
Invece, a guardare la composizione attuale del popolo delle partite IVA (ho in mente alcuni articoli del Corriere di cui non metto il link per scarsità di tempo nel cercarli, scusatemi) si vede che comprende:
- persone che svolgono una professione in proprio, spese rischi e benefici hanno un mix ben variegato;
- persone, e sono una pletora, che sono state "obbligate" ad aprire una partita IVA perché allora il loro ex titolare le può chiamare quando vuole, senza contratti, senza vincoli ecc. ma pagandole solo "a lavoro svolto"; sono un mucchio di operai edili, ad esempio, in buona parte provenienti dall'ex Jugoslavia, tanto che in un articolo si parla di "balcanizzazione" delle partite IVA soprattutto nel nordest;
- persone, immigrati con permesso di soggiorno in scadenza, che hanno aperto la partita IVA perché hanno perso il lavoro e non avendone trovato uno nuovo non potrebbero rinnovare detto permesso di soggiorno; in questo modo, risultando lavoratori autonomi, aggirano il problema.
Detto questo, sarà forse che tutto questo aprire di partite IVA confonde le carte e fa vedere una vitalità imprenditoriale che invece non c'è?

Non credo di essere stata chiara, e vi prego di scusarmi.
Forse però dalla discussione esce qualche idea interessante... anche a livello sociologico.
Intanto domani pongo la domanda di Claudio al commercialista, se ne vale la pena vi giro la risposta.


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Claudio Porcellana  Identity Verified
Italy
sì ... Nov 24, 2009

ma non è la risposta alla mia domanda, Vania...

chi mi mette nero su bianco che passando a un'altra cassa, e/o sovvenzionando ACTA per spingere i politici a parificare la nostra cassa a quella dei commercianti (tanto per indicarne una), a parita di tasse e contributi versati avrò una pensione migliore?

fra l'altro, iscrivendosi alla camera di commercio, non solo si paga l'IRAP, ma occorre anche pagare ogni anno l'iscrizione alla suddetta camera e quanto costa ?

e il commercialista non farà pagare di + la contabilità, visto che siamo una ditta individuale (o familiare) e non una persona fisica?

fatti, leggi e numeri alla mano, cari colleghi o non mi smuovo di un millimetro
(chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova

Claudio

[Modificato alle 2009-11-24 16:04 GMT]


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Samanta Boni  Identity Verified
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TOPIC STARTER
Vale la pena sostenere attivamente ACTA Nov 24, 2009


Claudio Porcellana wrote:

Angio dixit:
Sì, si paga di più però (al momento non saprei dirti con precisione) credo che quando e se si va in pensione, la stessa, dovrebbe (ripeto non sono sicura e quindi uso il condizionale) essere un po' più alta. (?)

allora siamo sicuri che valga realmente la pena di cambiare cassa e/o sovvenzionare ACTA, agitarsi, andare a Roma a protestare e simili???

non avrei problemi a farlo, purché qualcuno mi dimostrasse fatti, leggi e numeri alla mano che conviene ...

Claudio


Non so se valga la pena cambiare cassa (ove possibile peraltro), ma sono più che certa che valga la pena sostenere ACTA e soprattutto contribuire attivamente per far valere i propri diritti.

Colgo l'occasione per pubblicare il seguente link a un articolo di oggi: http://www.actainrete.org/index.php?option=com_content&view=article&id=146:corriere-24-11-inps-pensioni&catid=8:home-page-left

e invito a leggere le proposte avanzate dall'associazione e i vari documenti di approfondimento presenti sul sito www.actainrete.org, in cui si spiega con numeri e grafici alla mano perché la gestione separata è un sistema iniquo.

Se nonostante tutto ciò, siete contenti di pagare sempre di più per ricevere sempre di meno, di non esistere ai tavoli decisionali e di non avere nessuna rappresentanza, beh buon per voi.

Io personalmente non ci sto e sono stufa di stare a guardare (per poi magari lamentarmi dopo)!

Ritengo che preoccuparsi e agire ora per la propria pensione e non solo sia fondamentale, prima che ci dissanguino del tutto, prima che costringano ad emigrare all'estero, a contrarre debiti o a cessare le nostre attività professionali.


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Claudio Porcellana  Identity Verified
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proposte avanzate non corrisponde a proposte accettate Nov 24, 2009

e qual è il numero, ovvero il possibile peso politico dei traduttori italiani in confronto a quello dei commercianti ?
se è paragonabile allora se ne può parlare, altrimenti si farà solo la fine di Don Chisciotte
(secondo me)

Claudio


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Samanta Boni  Identity Verified
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TOPIC STARTER
Non siamo solo traduttori e più siamo più contiamo Nov 24, 2009


Claudio Porcellana wrote:

e qual è il numero, ovvero il possibile peso politico dei traduttori italiani in confronto a quello dei commercianti ?
se è paragonabile allora se ne può parlare, altrimenti si farà solo la fine di Don Chisciotte
(secondo me)

Claudio


Caro Claudio,

le proposte non sono state per ora accettate perché il peso politico di ACTA non è ancora tale da arrivare dalla porta principale ai tavoli che contano. Comunque negli ultimi due anni sono stati fatti molti passi in avanti in questo senso, anche grazie alla collaborazione di un paio di senatori di ambo le parti che hanno appoggiato la nostra causa. Certo non è molto, ma da qualcosa bisogna pur iniziare... e comunque questa mancanza di potere, questa invisibilità è dovuta anche alla passività e alla diffidenza dei più e alla mancanza di consapevolezza che caratterizzano le nostre categorie.

Ti ricordo inoltre che nella Gestione Separata tra i professionisti con partita IVA non ci sono solo i traduttori (che comunque sono una buona fetta), ma molte altre professioni (creativi in genere, informatici, consulenti di vario tipo ecc.).

Cmq qui non si sta obbligando nessuno a partecipare, si sta solo cercando di informare e di svegliare le coscienze degli interessati. E già solo per questo varrebbe la pena di associarsi ad ACTA, come riconoscimento del lavoro di analisi e informazione che puntualmente fa.

Con questo post chiudo i miei interventi, mi sono stufata di parlare con chi non vuol sentire e capire.


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Dragomir Kovacevic  Identity Verified
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aiti e non falimento Nov 24, 2009

Io noto, Claudio, che sei timido e parco nelle opinioni, ma mi sembra che tu stia pensando su alcuni aspetti, come per. es. questi:

- impresa individuale non può più falire (mi sorprende che prima lo poteva)
- problematica di rimanere inscritti nelle associazioni del tipo AITI.

Ho ragione?

Dragomir


Claudio Porcellana wrote:

e qual è il numero, ovvero il possibile peso politico dei traduttori italiani in confronto a quello dei commercianti ?
se è paragonabile allora se ne può parlare, altrimenti si farà solo la fine di Don Chisciotte
(secondo me)

Claudio


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Marie-Hélène Hayles  Identity Verified
Italy
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Due discorsi separati Nov 24, 2009


Manuela Dal Castello wrote:


Claudio Porcellana wrote:

Angio dixit:
Sì, si paga di più però (al momento non saprei dirti con precisione) credo che quando e se si va in pensione, la stessa, dovrebbe (ripeto non sono sicura e quindi uso il condizionale) essere un po' più alta. (?)

allora siamo sicuri che valga realmente la pena di cambiare cassa e/o sovvenzionare ACTA, agitarsi, andare a Roma a protestare e simili???

non avrei problemi a farlo, purché qualcuno mi dimostrasse fatti, leggi e numeri alla mano che conviene ...

Claudio


credo che la domanda, detta in altri termini, sia: qual è la convenienza a rimanere libero professionista anziché diventare ditta individuale?
Giusto?



Manuela ha colto il senso del mio intervento off-topic: vale la pena cambiare cassa o no? E grazie alle risposte di Angio e Fabio, per me la risposta è decisamente no.

Ma questo non c'entra con il motivo per cui Samanta ha cominciato questo thread! Il fatto è semplicemente che non solo dobbiamo sostenere le tasse ed i contributi più alti in Italia, ma pretendono di aumentarli ancora di più - perfino più dell'1% già previsto per l'anno prossimo.

Visto che Claudio ha chiesto i fatti ed i numeri, vale la pena di citare dal comunicato stampa preparato da ACTA:

[I professionisti autonomi] infatti, in seguito a ripetuti incrementi che hanno determinato la crescita di oltre 11 punti percentuali in soli 6 anni, versano già oggi il 25,72%. Un incremento troppo repentino per poter essere traslato sui committenti, anche a causa del generale peggioramento delle condizioni di mercato per le attività professionali. Un peso decisamente superiore non solo a quello degli altri lavoratori autonomi (artigiani e commercianti versano circa il 20% di artigiani, mentre i professionisti con cassa privata il 12-14%) , ma, utilizzando la stessa base di calcolo, anche a quella dei dipendenti.

Nel 2010 è già previsto un aumento dell’1% dei contributi, che speravamo venisse annullato anche in considerazione della difficile situazione economica, ma secondo alcune anticipazioni della stampa dovrebbe invece essere addirittura pari al 2,2%.


Mi sembra abbastanza motivo per muoverti, sostenere ACTA, scendere in piazza, tirare le mutande ai parlamentari...

Per quanto riguarda il nostro peso, dobbiamo pure cominciare da qualche parte.


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Paola Dentifrigi  Identity Verified
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Brava come sempre Nov 24, 2009


Marie-Hélène Hayles wrote:

Mi sembra abbastanza motivo per muoverti, sostenere ACTA, scendere in piazza, tirare le mutande ai parlamentari...

Per quanto riguarda il nostro peso, dobbiamo pure cominciare da qualche parte.


E ora vado al lavoro (che una buona parte regalo all'INPS, non dimentichiamolo MAI quando premiamo sulla tastiera...)

Paola


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Agnès Levillayer  Identity Verified
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Guardare oltre Nov 24, 2009

Da diversi interventi, vedo che c’è un equivoco di fondo [appena riequilibrato da Marie-Hélène]

Non m’interessa per niente entrare nel dibattito “conviene questa cassa invece di quell’altra” (tra l’altro mi è stato detto che uno non può chiudere una partita iva per riaprirne un’altra con lo stesso codice attività/Atecori). Ma direi di più, trovo anche abbastanza squallido pensare in termini, “scatenatevi pure nella difesa dei vostri problemini/problemoni, io intanto mi sono + o - messo al riparo”.
Qui, in ballo, c’è un paese che sa solo spremere e pestare le sue risorse.
Il presente dibattito nasce sull’iniquità dei trattamenti previdenziali ma inviterei tutti a guardare anche OLTRE.
Mobilitarsi oggi su questo aspetto di disparità (gravissimo tra l’altro) vuol dire anche gettare le basi per farsi sentire domani su altri fronti. Ci sono traguardi più o meno ambiziosi (in ambito fiscale, formativo, finanziamenti ecc.) che riguardano tutti i lavoratori appartenenti alla sfera delle prestazioni intellettuali, non solo chi versa alla gestione separata!
Oggi, non so se la categoria avrà un “tornaconto” nel muoversi, manifestare, farsi sentire nei media ecc. Credo tuttavia che è ora di mettere in moto tutti gli strumenti che sappiamo usare (spesso molto meglio di altri, penso a internet, ai social network…) per fare numero e dire che esistiamo e che siamo una risorsa.
Rivendico che la società nella quale opero mi lasci lavorare in pace senza preconcetti e provvedimenti vessatori (tipo considerare a prescindere che autonomo = evasore)
Rivendico che la società nella quale vivo si strutturi per dare ai lavoratori della conoscenza le risorse per nascere (fondi per l’istruzione e la ricerca) e per mantenersi.
Rivendico che la società alla quale contribuisco con le mie tasse mi tratti con pari dignità delle altre categorie.

Siamo, come dice Dario Di Vico nel suo editoriale di oggi, “in un Paese immobile in cui si procede per linee orizzontali, per scambi tra caste e gruppi di pressione”. La cosa che più mi ha sedotta quando mi sono avvicinata ad Acta tempo fa non era solo la voglia di mettere insieme, in modo trasversale, gente apparentemente molto diversa ma con problemi comuni (consulenti, creativi, designers, archeologi, traduttori e chi più ne ha più ne metta), era che per tanti di noi il lavoro autonomo non è una costrizione ma una scelta, o magari lo è stato all’inizio ma poi è stata “positivata” perché intraprendere è bello (e più gratificante che dipendere).

Questi mi sembrano già motivi validi per partecipare attivamente à Acta, e per suo tramite alla Rete* delle associazioni (che ha l’ambizione di diventare parte sociale nelle trattative e sui tavoli in cui si discutono iniziative istituzionali legate al mercato del lavoro e qualche risultato ottiene, informarsi). Ricordo inoltre che tutto questo lavoro viene inoltre potenziato nel Colap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali http://www.colap.it/homepage.asp) che si muove non solo al livello nazionale ma anche in ambito europeo.

* Elenco delle associazioni aderenti a “La Rete” (al 3 aprile 2009):
· ACTA – Associazione Consulenti del Terziario Avanzato
· AGENS – Associazione degli Agenti di Sviluppo Locale
· AISL – Associazione Italiana di Studio del Lavoro
· AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti
· APCO – Associazione Professionale Italiana dei Consulenti di Direzione ed Organizzazione
· ASSOINTERPRETI – Associazione Nazionale Interpreti di Conferenza Professionisti
· ATDAL – Associazione Tutela Diritti Acquisiti dei Lavoratori
· ATEMA - Associazione per il Temporary Management
· FEDERMANAGER – Federazione Manager
· I-NETWORK – Rete Indipendenti della Comunicazione
· LO40 – Associazione Lavoro Over 40
· MANAGER ASSOCIATI – Associazione di Manager Professionisti
· Manageritalia Milano - Associazione di Dirigenti, Quadri e Professionals Lombardi del terziario
· OBIETTIVO 50 – Manager per la realtà d’impresa
· UNBREAKFAST – Libera Associazione di professionisti in cerca di nuova occupazione


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