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Master e corsi post-universitari di traduzione a Milano
Thread poster: Laura Gentili

Laura Gentili  Identity Verified
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Aug 20, 2004

Cari colleghi,
Vorrei avere il vostro parere sui master e i corsi post-universitari di traduzione a Milano.
Io ho una formazione umanistica e svolgo da anni questa professione. Mi rendo conto però che a volte il fatto di avere una laurea di tipo umanistico (né in lingue né in una disciplina specifica: legge, medicina, informatica ecc.) costituisca uno svantaggio. In altre parole, il CV viene cestinato per mancanza di titoli accademici ad hoc.
Per questo motivo mi sto informando sull'offerta di master di traduzione a Milano. Incredibilmente, la maggior parte dell'offerta verte sulla traduzione letteraria e non su quella tecnico-scientifica. Comunque avrei individuato 3 possibilità:
1. master in traduzione medico-farmaceutica erogato dalla CTI.
Costo: 2000 euro + IVA, durata 6 mesi.
Vantaggi: è un master specifico di argomento medico-farmaceutico, uno dei campi che a me interessano di più
Svantaggi: costo elevato; non è erogato da un'università bensì da un ente privato

2. Master in traduzione dell'Università Cattolica.
Costo: 3000 Euro
Vantaggi: è erogato da una prestigiosa università
Svantaggi: costo elevato e (ma forse qualcuno mi può smentire) contenuti generici

3. Corso del British Council di preparazione all'esame dello IOL
Costo: 600 euro
Vantaggi: preparazione in vista dell'esame di un ente prestigioso come l'Institute of Linguists, costo contenuto
Svantaggi: non è un master e non so quanto valga se indicato nel CV

Grazie dell'attenzione.
Laura



[Edited at 2004-08-20 09:58]


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Chiara De Santis  Identity Verified
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Local time: 14:59
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conosco la CTI Aug 20, 2004

lavoro per loro da anni come traduttrice, e devo dire che sono un'agenzia molto seria. Non ho mai seguito i loro corsi perché abito al sud, ma immagino che offrano una buona preparazione. Mi hanno informata su corsi di traduzione in Economia e Finanza, Medicina e Farmacologia e Informatica e Telematica. Capisco i tuoi dubbi, anche io ne ho tanti....

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Giacomo Camaiora  Identity Verified
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Local time: 14:59
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Costi salati ma deducibili Aug 20, 2004

A titolo di informazione, vorrei ricordare che i costi sostenuti per corsi di formazione o aggiornamento sono fiscalmente deducibili al 50%.

Giacomo


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Chiara Santoriello  Identity Verified
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Local time: 14:59
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Qualche considerazione... Sep 2, 2004

Stimo molto Laura Gentili per la sua professionalità e bravura, ma vorrei fare una riflessione di ordine generale. Perché la professione del traduttore non deve essere svolta da professionisti che abbiano studiato per farlo? Se le agenzie o qualsiasi altro committente richiedono la laurea in traduzione, in lingue, un diploma superiore di scuola interpreti e via discorrendo ci sarà un motivo. A volte, quando si studiano queste materie ci si chiede ma cosa mi serve studiare linguistica, filologia, glottologia...? E invece serve molto e me ne accorgo proprio ora che svolgo questa attività.

Inoltre, vi siete mai recati da un medico che non ha studiato medicina, da un avvocato che non ha studiato legge, da un commercialista che non ha studiato economia? Nella maggior parte dei casi la risposta sarà NO, ma allora perché rivolgersi a un traduttore che non ha una laurea in lingue o in traduzione?

Se vogliamo che la nostra diventi una vera Professione con la P maiuscola, dobbiamo cercare di impegnarci in questa direzione.

Chiara Santoriello


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Flora Iacoponi, MCIL  Identity Verified
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Un'altra considerazione Sep 2, 2004

Credo che per alcune professioni, tra cui quella del traduttore, lo studio non si esaurisca con gli anni dell'Università ma valga il principio della formazione permanente. Le competenze richieste oggi a un traduttore sono molteplici e non si limitano certo alla conoscenza della filologia e glottologia (materie comunque importanti per questa professione e di solito non sconosciute a chi ha una formazione umanistica). In un'ottica di formazione permanente, non vedo perché chi ha un background culturale adeguato, nonché la conoscenza approfondita di almeno una lingua straniera, non possa studiare traduzione (teoria, pratica o quant'altro) in un secondo momento rispetto alla propria formazione universitaria di base. Vale anche il contrario: sarebbe opportuno che chi ha una preparazione prettamente linguistica studiasse qualche materia tecnico/scientifica, magari perfino a livello universitario, se vuole tradurre bene un certo tipo di testi. Il concetto di formazione permanente sta lentamente penetrando anche in Italia per fortuna. Se poi il problema reale è quello della saturazione del mercato per certe professioni, questo è un altro discorso.

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