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Off topic: Ma voi con chi parlate?
Thread poster: Laura Gentili

Laura Gentili  Identity Verified
Italy
Local time: 05:48
Member (2003)
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Nov 5, 2004

Vorrei aprire un off topic sulla mancanza di conversazioni dal vivo con persone adulte. Fra il lavoro e i miei tre gemelli, praticamente non parlo mai con nessuno a parte qualche mamma all'uscita di scuola. La cosa comincia a pesarmi. Voi con chi parlate?

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evelina65
Local time: 05:48
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Tutti muti? Nov 5, 2004

Dalle "numerose" risposte alla tua domanda, sembra che qui nessuno parli più con nessuno! Suvvia, non siamo timidi! Allora, Laura, ecco la mia risposta: io parlo in teoria con chiunque ha voglia di parlare con me. In pratica con un ristrettissimo nugolo di amici che mi porto dietro dall'adolescenza. La conversazione oggi langue, è una realtà! Invidio molto perciò gli uomini che abitano nei paesi e che hanno il fatidico bar. Sarebbe bello poter scendere di casa e andare al bar sotto casa per bersi un cicchetto e conversare con gli avventori! Ma le città ormai sono allergiche a questa forma di aggregazione. Dai, proziani, dimostriamo a Laura che almeno questo spazio può essere il nostro bar virtuale dove incontrarci!

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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Faccia a faccia, quasi con nessuno .. Nov 5, 2004

.. ma parlo molto al telefono (sono un chiacchierone) con colleghi, clienti (e non solo di lavoro!) e amici. Non lo considero un'alternativa alla posta elettronica, è un cosa un po' diversa. Si capiscono un sacco di cose parlandosi, dai toni della voce, dalle sfumature. (Incontrandosi, anche di più, ma talvolta anche di meno.)

Ho vissuto gli ultimi anni in posti dove la natura dieci-e-lode ma trovare qualcuno con cui parlare (a parte le chiacchiere sul calcio o su quello che hai mangiato o guardi signora questi ragazzini mi fanno proprio disperare) era piuttosto difficile. La grande città offre molte più opportunità, ma c'è un prezzo da pagare (inquinamento, stress). L'ideale, un po' costoso però, e' di avere una casa in città e una al mare in montagna o dove ti pare - essendo entrambe le case dotate di telefono PC e internet. Il telefono (la flat rate e le tariffe basse con l'estero) e Internet (24 h su 24) sono i miei principali strumenti di comunicazione con il resto del mondo.

E ogni tanto vado a qualche raduno di colleghi.

Sono andato fuori tema? Boh.

Laura Gentili wrote:

Vorrei aprire un off topic sulla mancanza di conversazioni dal vivo con persone adulte. Fra il lavoro e i miei tre gemelli, praticamente non parlo mai con nessuno a parte qualche mamma all'uscita di scuola. La cosa comincia a pesarmi. Voi con chi parlate?


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Simpa  Identity Verified
Local time: 05:48
French to Italian
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isolamento professionale Nov 5, 2004

Ciao,

condivido la tua sensazione d'isolamento. A parigi da 3 anni ho sofferto molto di questo monologo con me stessa..non ho figli e spesso mi ritrovavo a parlare sola (follia precoce?)..
Da 6 mesi ho dato via ad una nuova strategia, ho contattato l'associazione traduttori francese SFT basata qui a Parigi. Attraverso loro , ho instaurato un fitto rapporto professionale e non con vari traduttori della mia combinazione e d'altre..risultato ora parlo con i miei colleghi via mail o telefono ..non sistematicamente ma, solo il fatto che esiste una sorta di solidarietà e di condivisione d'esigenze e problemi legati alla nostra professione mi fa sentire meno sola.
Sei iscritta all'associazione italiana dei traduttori?
Altro suggerimento, visto il yoyo di tempo libero che la nostra professione ci permette, gemelli permettendo, partecipa ad attività varie (fisiche o ludiche...) anche questo mi ha aiutato ad uscire dall'isolamento (io per esempio faccio Feldenkreis - ginnastica dolce e li ho conosciuto persone come me che sono libere professioniste)!

Bon courage!
simonetta
simpa


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Laura Gentili  Identity Verified
Italy
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I milanesi sono strani Nov 5, 2004

Io sono nata e cresciuta a Milano, poi sono stata in Israele per 8 anni e ora sono tornata a Milano da 2. Mi è sempre piaciuto parlare con le persone, poi in Israele non c'erano problemi, nel senso che è un paese molto informale dove tutti parlano con tutti. Tanto per fare un esempio, un giorno ai giardinetti ero seduta su una panchina accanto al presidente della corte suprema che era lì con i nipoti e abbiamo cominciato a chiaccherare del più e del meno. A Milano invece trovo che la gente sia strana, se attacchi discorso sono molto diffidenti e rispondono a monosillabi. Genitori degli altri bambini compresi! Che fare, fondare un club per gente che ama fare conversazione, una specie di riedizione del bar di cui parla Evelina? Parlare via Internet non dà lo stesso piacere.

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Annamaria Leone  Identity Verified
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Amici Nov 5, 2004

Ciao,
Io parlo con gli amici più stretti faccio in modo di vederli periodicamente.
E con la mia famiglia... con il mio ragazzo... in modi vari, più o meno virtuali a seconda degli amici/familiari.

Io per fortuna non sono per carattere una chiacchierona, però mi piace avere persone da ascoltare durante il giorno o a cui raccontare brevemente i "piccoli eventi".

Non vedo i discorsi virtuali (messenger mails) come un limite ma come una cosa in più. Negli ultimi mesi grazie a internet e alle tecnologie collegate ho potuto conoscere così tante persone con cui ho in comune molto di più di quello che ho in comune con molte persone della mia realtà quotidiana. Per me è senz'altro una ricchezza. Secondo me per mantenersi equilibrati c'è bisogno di tutte e due le cose.

Certo il contatto umano è indispensabile per non diventare dei "mostri" a forma di omino seduto con la faccia a guardare il monitor che gambe rattrappite le braccia isteriche sulla tastiera...

Saluti e grazie per questo thread

Annamaria


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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E' vero ... ma non ti fermare alle apparenze Nov 5, 2004

> se attacchi discorso sono molto diffidenti e rispondono a monosillabi

Io ho vissuto dal '70 al '94 a Milano e posso confermare quanto dici; a Milano fai amicizia solo in certi contesti o certe situazioni. All'inizio le uniche persone con cui riuscivo a parlare erano i colleghi di università, poi i compagni di partito, poi i colleghi di lavoro, poi quelli dei gruppi di terapia, poi gli "arancioni" (seguaci di Osho). In altri termini, si va per belongship. Quando ti hanno inquadrato come appartenente a qualcosa cui appartengono pure loro, va tutto liscio.
A un certo punto mi ero anch'io "milanesizzato", nel senso che .. scena tipica .. prendi l'ascensore assieme al tuo vicino di pianerottolo, buongiorno tu e buongiorno lui, poi sguardi imbarazzati e mo' che gli dico... senso di sollievo quando arrivi al pianerottolo, lo risaluti e ognuno chiude la porta di casa sua. Però ricordo anche che in quel periodo convivevo con una milanese da 3 generazioni e lei non era per niente inibita, tanto che se al momento di fare il sugo si accorgeva che era finito il basilico non esitava a bussare ai vicini a lei sconosciuti per farselo dare (cosa che io non avrei fatto mai!).
A quell'epoca lavoravo alla M. e ogni giorno passavo due volte, al mattino e alla sera, davanti alla guardia all'ingresso della fabbrica. Cenno del capo io e cenno del capo lui, così per anni. Un giorno la tizia mi viene a prendere. Il mio ufficio era a 600 m dall'entrata della fabbrica. Intanto che la raggiungo, erano diventati amici e la guardia le aveva raccontato un bel po' della sua vita.

Il messaggio è: dipende anche da noi. Occorre "forzare" un poco. Ci sarà chi si secca, ma anche chi non aspetta altro, perché si sente isolata come te e non vede l'ora di parlare con qualcuno (molti hanno un cane o un gatto come surrogato di un essere umano - gli amanti deglia nimali inorridiranno per la parola "surrogato").

D'altra parte, se ti va di parlare, puoi venire a vivere qui in Puglia. Una volta cercavo l'ufficio postale ad Altamura e ho chiesto a un passante (anziano) dove fosse. Risposta: "Ma perché, cosa dovete fare alla posta?" E io, alla milanese, lo guardo e gli faccio: "Saranno fatti miei, o no?"
Solo che quasi sempre la conversazione non è molto interessante ...

PS Dopo dieci ani ho ancora degli amici cari a Milano. Quando nasce l'amicizia, non è superficiale.









Laura Gentili wrote:

Io sono nata e cresciuta a Milano, poi sono stata in Israele per 8 anni e ora sono tornata a Milano da 2. Mi è sempre piaciuto parlare con le persone, poi in Israele non c'erano problemi, nel senso che è un paese molto informale dove tutti parlano con tutti. Tanto per fare un esempio, un giorno ai giardinetti ero seduta su una panchina accanto al presidente della corte suprema che era lì con i nipoti e abbiamo cominciato a chiaccherare del più e del meno. A Milano invece trovo che la gente sia strana, se attacchi discorso sono molto diffidenti e rispondono a monosillabi. Genitori degli altri bambini compresi! Che fare, fondare un club per gente che ama fare conversazione, una specie di riedizione del bar di cui parla Evelina? Parlare via Internet non dà lo stesso piacere.


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Maria Antonietta Ricagno  Identity Verified
Local time: 05:48
Member
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parlare Nov 5, 2004

ciao a tutti

io parlo con praticamente con tutti, non che sia una grandissima chiacchierona, ma non ho problemi ad iniziare il discorso, anche al supermercato con una cassiera mai vista prima. Mi basta un input e, se l'argomento mi 'sollecita' una risposta, lo faccio.
Naturalmente, distinguo, perchè se è vero che si può parlare con tutti, non con tutti si può parlare allo stesso modo, delle stesse cose, con lo stesso grado di profondità.
Comunque, se è per parlare, parlo anche con il gatto. Il fatto sorprendente è che...mi risponde!!! miagolando, naturalmente. il solo problema è che non capisco cosa dice, magari mi dice che è stufo di stare con un'esaurita che a forza di guardare un monitor per tutto il giorno alla fine parla con i gatti...
Buona chiacchierata a tutti.

Antonella


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Pamela Brizzola  Identity Verified
Italy
Local time: 05:48
Member (2004)
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Ore 13:40 e parlo con voi.. Nov 5, 2004

...dovrei essere a tavola, ma ho appena finito un file da incubo e.... , sollevata, aderisco alla richiesta di Laura.

Da due anni a questa parte la mia vita professionale è molto cambiata. Fino a novembre 2002 lavoravo in un centro traduzioni, quindi uscivo tutte le mattine di casa e avevo dei colleghi con cui parlare o urlare.

Ora lavoro prevalentemente in casa e faccio degli interpretariati ogni tanto. Quando lavoro molto, sto seduta qui davanti anche per 10 ore al giorno. Capirai che conversazione!
A volte mi ritrovo a fare discorsi con me stessa. Qualche volta mi rispondo pure male. La cosa mi piace in parte, ma può risultare pesante.

Io sono una persona di natura curiosa e comunicativa. Amo sentire quello che gli altri vogliono raccontare di se', mi piace incontrare gente nuova e umanità varia. Adoro cantare, ballare ed esprimermi sotto qualsiasi forma.

Con chi parlo?
Con il mio ragazzo che mi chiama almeno due volte al giorno. Con mia madre che, ultimamente, mi chiama al telefono esordendo con "Soy madre", cercando di formulare un'incerta frase in spagnolo, dato che sta frequentando un corso al quale l'ho iscritta io forzatamente per farla uscire dal suo tran tran quotidiano.
Con la mia amica Donatella, che però devo stimolare prevalentemente io.
Con i mie amici del corso di "Alchimia della trasformazione", una sorta di mix tra Yoga kundalini, tecniche sciamaniche, metodologie degli indiani d'America e quant'altro fa lavoro sui chakra.
Ecco questa dei chakra è una mia fissa.
Se ne vuoi sapere ancora, chiedimelo pure.
Ora vado a mangiare, dato che la lupa della pancia mi si è svegliata d'improvviso.
Pamela


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Simpa  Identity Verified
Local time: 05:48
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eh si non facciamo di un erba un fascio Nov 5, 2004

Parigi non è più facile, e ci ho messo due anni per ingranare, ma ora ho dei buoni amici e sto rivedendo tutte le mie rigidità iniziali..
sono milanese, ma non tipica, un po' una giramondo, e condivido il parere di Maurizio, bisogna metterci anche del nostro..io nel mio quartiere , che era diventato un piccolo villaggio per me, salutavo tutti perchè li incrociavo ogni giorno, e a volte mi sembrava strano farlo quando non conoscevo proprio nulla della loro vita..ma devo dire che la mia apertura è stata sempre ricambiata..la gente non aspetta altro!
Ho amici a Milano molto preziosi e di lunga data..ogni "società" ha i suoi codici, bisogna adottarli e a volte forzarli eppoi si sta benone..comunque regola d'ora bisogna darsi del tempo..

da parigi con furore
simpa
Maurizio Valente wrote:

> se attacchi discorso sono molto diffidenti e rispondono a monosillabi

Io ho vissuto dal '70 al '94 a Milano e posso confermare quanto dici; a Milano fai amicizia solo in certi contesti o certe situazioni. All'inizio le uniche persone con cui riuscivo a parlare erano i colleghi di università, poi i compagni di partito, poi i colleghi di lavoro, poi quelli dei gruppi di terapia, poi gli "arancioni" (seguaci di Osho). In altri termini, si va per belongship. Quando ti hanno inquadrato come appartenente a qualcosa cui appartengono pure loro, va tutto liscio.
A un certo punto mi ero anch'io "milanesizzato", nel senso che .. scena tipica .. prendi l'ascensore assieme al tuo vicino di pianerottolo, buongiorno tu e buongiorno lui, poi sguardi imbarazzati e mo' che gli dico... senso di sollievo quando arrivi al pianerottolo, lo risaluti e ognuno chiude la porta di casa sua. Però ricordo anche che in quel periodo convivevo con una milanese da 3 generazioni e lei non era per niente inibita, tanto che se al momento di fare il sugo si accorgeva che era finito il basilico non esitava a bussare ai vicini a lei sconosciuti per farselo dare (cosa che io non avrei fatto mai!).
A quell'epoca lavoravo alla M. e ogni giorno passavo due volte, al mattino e alla sera, davanti alla guardia all'ingresso della fabbrica. Cenno del capo io e cenno del capo lui, così per anni. Un giorno la tizia mi viene a prendere. Il mio ufficio era a 600 m dall'entrata della fabbrica. Intanto che la raggiungo, erano diventati amici e la guardia le aveva raccontato un bel po' della sua vita.

Il messaggio è: dipende anche da noi. Occorre "forzare" un poco. Ci sarà chi si secca, ma anche chi non aspetta altro, perché si sente isolata come te e non vede l'ora di parlare con qualcuno (molti hanno un cane o un gatto come surrogato di un essere umano - gli amanti deglia nimali inorridiranno per la parola "surrogato").

D'altra parte, se ti va di parlare, puoi venire a vivere qui in Puglia. Una volta cercavo l'ufficio postale ad Altamura e ho chiesto a un passante (anziano) dove fosse. Risposta: "Ma perché, cosa dovete fare alla posta?" E io, alla milanese, lo guardo e gli faccio: "Saranno fatti miei, o no?"
Solo che quasi sempre la conversazione non è molto interessante ...

PS Dopo dieci ani ho ancora degli amici cari a Milano. Quando nasce l'amicizia, non è superficiale.









Laura Gentili wrote:

Io sono nata e cresciuta a Milano, poi sono stata in Israele per 8 anni e ora sono tornata a Milano da 2. Mi è sempre piaciuto parlare con le persone, poi in Israele non c'erano problemi, nel senso che è un paese molto informale dove tutti parlano con tutti. Tanto per fare un esempio, un giorno ai giardinetti ero seduta su una panchina accanto al presidente della corte suprema che era lì con i nipoti e abbiamo cominciato a chiaccherare del più e del meno. A Milano invece trovo che la gente sia strana, se attacchi discorso sono molto diffidenti e rispondono a monosillabi. Genitori degli altri bambini compresi! Che fare, fondare un club per gente che ama fare conversazione, una specie di riedizione del bar di cui parla Evelina? Parlare via Internet non dà lo stesso piacere.


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giogi
Local time: 04:48
Ciao Laura Nov 5, 2004

Laura Gentili wrote:

Voi con chi parlate?





hai messo il dito in una bella piaga! Credo che il problema non sia tanto quello di parlarsi, quanto quello di dirsi qualcosa.
Io parlo molto per lavoro, sai com'è...ma quello che mi manca è il "dire"..la comunicazione reale con qualcuno e non intendo "dirsi" chissà che cosa...ma "dirsi" col cuore. E' difficile. Alcuni amici, qualche saltuario referente occasionale, la famiglia... Con chi parliamo? Nascondersi dietro una fila di tasti di plastica non è parlare...dove lo mettiamo il cuore, il guardarsi negli occhi, il toccarsi un braccio o una mano (così italiano!).
Ho passato un'estate bellissima. In Italia, in campagna, senza nemmeno l'irrinunciabile portatile e ho parlato, parlato tantissimo,in Italiano finalmente con i vecchi amici, col contadino della cascina accanto davanti a un buon bicchiere di vino,con tutti, insomma...e veramente credo di essermi sentita "dire" e di avere "detto" un sacco di cose...!!! Ma cos'è che ci manca nella vita di tutti i giorni per poterci un po' "raccontare"? Il tempo, forse...la voglia...forse...Non so Laura, ma mi farebbe tanto piacere poterti dire queste cose tenendo in braccio uno dei tuoi tre gemelli, e magari sorseggiando un buon caffè!
Un abbraccio forte
Giovanna


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Roberta Anderson  Identity Verified
Italy
Local time: 05:48
Member (2001)
English to Italian
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il mio problema è il tempo... Nov 5, 2004

Laura, condivido la tua situazione.
Non abito più a Milano (dove le persone con cui avevo legato erano effettivamente quasi tutte non milasi - ma penso semplicemente perché uno "straniero" ha già qualcosa in comune con altri "stranieri" e quindi si instaura rapidamente un certo feeling), ma in un posto piccolo dove si finisce per conoscere un po' tutti il problema mi sembra essere legato alla mancanza di tempo; mi ritrovo a fare tutto a incastro, tipo puzzle, con multi-tasking a tutto andare per cui anche quando sono al supermercato (quanto vorrei che il supermercato online arrivasse anche qui!) ho l'orologio alla mano perché poi devo riprendere mio figlio da basket o mia figlia da ginnastica, e devo essere a casa all'ora tale per vedere se mi sono arrivati quiei file...

Facendo un po' di calcoli:

Lavoro a tempo pieno: 8-10 ore al giorno - perloppiù silenzioso eccetto le chiacchierate di lavoro (con clienti o colleghi; ho unpaio di clienti simpatici e chiacchieroni e le loro telefonate sono sempre apprezzate).
Figli: 4-5 ore al giorno - dal prepararli per la scuola la mattina, seguirli nei compiti il pomeriggio, accompagni alle varie attività pomeridiane (qui ci scappa qualche chiacchierata con altri genitori o insegnanti/istruttori),...
Riposo: 8 ore al giorno - e quelle non si toccano!
Restano: 2-4 ore - tra pasti (chiacchierate varie in famiglia), spesa, lavori domestici, varie ed eventuali... e ecco finite anche queste poche ore.

L'anno scorso quando portavo mia figlia a musica avevo preso l'abitudine di passare l'ora di attesa prima di riprenderla con un'amica (anche lei con la figlia a musica) in libreria o in un caffè - era la nostra ora di libertà!

Da un paio di mesi ho iniziato a andare in palestra, ma ritagliarmi quelle 2 ore un giorno sì un giorno no è già stressante di per sé...

[ma a pensarci bene, non so se una giornata di 30 ore mi risolverebbe, penso che finirei lo stesso per riempirla con altri "doveri" e le ore che mi riserverei per me sarebbero ugualmente un lusso - devo rileggermi Momo!]

ciao,
Roberta


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
Local time: 05:48
German to Italian
+ ...
i miei 2 cent Nov 5, 2004

evelina65 wrote:

Invidio molto perciò gli uomini che abitano nei paesi e che hanno il fatidico bar. Sarebbe bello poter scendere di casa e andare al bar sotto casa per bersi un cicchetto e conversare con gli avventori!



Infatti fino a poco tempo fa al mio paese c'era un bar che sembrava il bar sport di Stefano Benni, se ci fossi andato più spesso avrei sicuramente riconosciuto anche la Luisona Adesso è stato ristrutturato ma non ha più lo stesso fascino Quanto a me, parlo dal vivo con la mia famiglia e, più raramente, con gli amici (parecchi abitano lontano da me). Da quando ho l'adsl e delle ottime tariffe per il telefono, non mi stacco più da internet e dal cordless, a volte capita di parlare con qualcuno al telefono mentre scrivo al messenger a qualcun altro. Se poi queste due persone si conoscono allora è il massimo: magari uno mi sente sghignazzare e allora dico "sono al messenger con xxx, mi ha detto che..." e allora scattano i saluti reciproci, diventa una specie di conversazione a tre (sono anche io sulla strada della follia? nel caso sono in buona compagnia ). Recentemente credo di avere battuto il mio record al telefono, mi sono fermato a 2 ore solo perché la batteria del cordless si è lasciata andare senza ritegno


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sabina moscatelli  Identity Verified
Italy
Local time: 05:48
Member (2004)
German to Italian
+ ...
Anch'io, Nov 5, 2004

come ho detto a qualche collega che ho incontrato nei raduni vari o telefonicamente, soffro molto la solitudine. Ho lavorato per molti anni in contesti esterni, per cui uscivo, andavo, viaggiavo, parlavo, (s)parlavo, etc. etc. E poi mi sono trovata sola davanti al PC, tutto il giorno, figlio a scuola. Trovavo le altre mamme per un cappuccino la mattina, ma sinceramente dopo un po' non ne potevo più di parlare di compiti di matematica, verifiche di ortografia, tute da ginnastica e gite scolastiche.

Ho cominciato con l'iscrivermi a un corso post-laurea, in orario tardo-pomeridiano, perché per me era diventato davvero troppo pesante non avere più *colleghi* veri, essendo io piuttosto socievole per natura (mi dispiace per chi crede che i milanesi rispondano a monosillabi... io attacco dei bottoni pazzeschi!). Così mi sono trovata (o ritrovata) amici, compagni, colleghi. Poi mi hanno offerto una supplenza a scuola, sin dall'anno scorso, e l'ho accettata, e all'inizio è stato altrettanto strano trovarsi di nuovo al fianco di colleghi in carne e ossa. Ma mi piace. E per ora vado avanti così.


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Monique Laville  Identity Verified
Italy
Local time: 05:48
Italian to French
+ ...
Ho parlato troppo! Nov 5, 2004

Ho vissuto e lavorato a lungo a Parigi. Mi ci sono voluti circa 5 anni per abituarmi al ritmo frenetico di questa città e farmi degli amici (una sola francese “de souche” e parigina), gli altri di varia origine, amici con i quali le conversazioni, iniziate per esempio alle 21.00 di sera potevano durare fino alle 6.00 del mattino… senza che si trovino soluzioni ai mali del mondo.
Vivo in Italia da quasi 20 anni, in un paese di circa 8000 abitanti, quindi qualche migliaio di bocche, che parlano tanto, ma soprattutto diverse migliaia di paia di occhi che godono a guardare (non osservare, guardare) ed interpretare quello che vedono. Dagli occhi alla bocca passano certe volte pochi minuti che possono decidere del futuro di chi in quel momento è guardato. Sono rimasta diversi anni senza parlare, per timidezza, perché non conoscevo bene l’italiano e mi sentivo ridicola quando lo parlavo, perché spesso non capivo quello che mi si diceva. Poco a poco ho iniziato a frequentare i vicini, certi molto cordiali, e con più assiduità gli amici di mio marito. Ho continuato a tacere tuttavia perché quando mi scappava qualche parola su argomenti ai quali tenevo quali libri, mostre, politica, ambiente, vedevo gli altri guardare altrove. Avendo due figlie, ero spesso in compagnia di altre donne (davanti a scuola per esempio). Non credo di essere limitata nelle conversazioni, perché oltre agli interessi già nominati, mi piace disegnare e diversi anni fa cucivo molto e ricamavo. Guai a parlare di cucito o ricamo, ti rispondono subito “io non so tenere un ago” come se cucire o sferruzzare fosse una vergogna. Le conversazioni si limitavano dunque a mio figlio, la mia figlia, il mio marito, la mia mamma e, argomento favorito delle donne, la mia suocera. I vicini sono presto diventati più curiosi, più impiccioni, al punto tale da interferire nelle relazioni con i suoceri. Certi rumori mi fecero capice che comunque avevo parlato troppo. Decisi quindi di limitare le conversazioni con loro al minimo, buongiorno buonasera, qualche parola e basta. Pure con mio marito, le conversazioni, al fine di evitare interminabili liti, si limitano allo stretto necessario.
Frequento da due anni un gruppo di donne francofone, ma anche qui le conversazioni sono piuttosto limitate. Unico vantaggio, ho ripreso a parlare il francese con regolarità.
Ora il mio problema non è con chi parlare, ma come parlare. In effetti, le persone che frequento, sia italiane sia francese, qualunque sia la loro classe sociale, generalmente si esprimono nella propria lingua in modo approssimativo, senza usare il congiuntivo e commettendo molti errori. Una si trova dunque a dover sentire, tra programmi televisivi e conversazioni con conoscenti, una lingua maltrattata che per forza di cose assorbe. Non che sia necessario parlare sempre in modo egregio, ma c’è un limite a tutto.
Parlare con i parenti, che abitano lontano, è un problema perché il telefono costa molto.
L’unica attività che mi permise di conoscere persone piene di interessi fu un corso di scrittura creativa organizzato da una scrittrice italiana a Sarzana qualche anno fa.
Per fortuna non sono molto chiacchierina e detesto parlare al telefono. Quindi più che altro comunico attraverso posta elettronica, e “parlo” di libri con un’amica traduttrice tedesca incontrata grazie a internet, di altro con le amiche e i parenti in Francia. Ho inoltre due amiche italiane, entrambe appassionate di arte e musica, entrambe incontrate grazie a mie figlie (sui banchi di palestre di pallavolo), con le quali conversare piacevolmente.
Quando ci si sente isolati, credo che la soluzione non sia cercare con chi parlare, ma piuttosto cercare di svolgere un’attività che permetta di incontrare persone con le quali condividere i propri interessi. Certo manca il tempo. Vi sono attività che richiedono un impegno regolare come uno sport in palestra, o chissà un corso di ceramica o altro. Vi sono anche attività che non richiedono un impegno regolare, conferenze, brevi corsi, incontri con scrittori, medici, psicologi ecc. organizzati da associazioni culturali o librerie, associazioni sportive come il CAI.
Trovo la tua idea dell’incontro al bar molto buona Laura. Certi bar potrebbero organizzare delle serate conversazione, appendere un cartello che riporterebbe “oggi parliamo di vino, o di giardinaggio, o del nostro quartiere, o della televisione, …”.

Buona serata a tutti.


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