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Tradurre verso la lingua non dominante: pro e contro
Thread poster: CLS Lexi-tech

CLS Lexi-tech
Local time: 09:42
Member (2004)
English to Italian
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May 24, 2002

All\'inizio di maggio avevo postato questo messaggio che pero\' ha suscitato pochi commenti.

Sono sicura di rendermi molto impopolare e forse di dare l\'impressione sbagliata, ma mi sembra un problema che va affrontato e discusso insieme, senza contrapposizioni e senza animosita\' (lo spero vivamente) ma con l\'intento di capire se il problema e\' dovuto alla situazione di mercato o ad altra causa.



Il 2 maggio avevo scritto il messaggio seguente\"



Trascrivo qui, con i dovuti cambiamenti, una lettera che ho appena scritto:



Gentile XXXXX,

ho letto con piacere il CV che mi ha cortesemente inviato. Da due mesi mi occupo del reclutamento e dello sviluppo professionale dei traduttori Lexi-tech, sia in-house che freelance.

Le scrivo, oltre che per accusare ricezione del suo messaggio e curriculum, anche per soddisfare una mia personale curiosita\' che ha a che vedere con i corsi di formazione per traduttori in Italia. Tenga presente, mentre legge quello che sto per scriverle, che ho tenuto all\'Universita di Carleton, qui a Ottawa, seminari intensivi di traduzione per studenti italiani in visita di formazione, che ho studiato negli Stati Uniti e che sono stata ricercatrice di ruolo alla Sapienza. Voglia perdonarmi allora un pizzico di saccenteria. E\' l\'eta\'.

L\'appunto che ho rivolto pubblicamente alle universita\' italiane anche attraverso almeno due forum (www.biblit.it e www.proz.com) e\' che, chiedendo agli studenti di tradurre verso la lingua straniera in sede di esame e in sede di preparazione, le universita\' e le scuole T & I danno ai laureati la sensazione che si possa davvero tradurre verso una lingua con la quale si ha una frequentazione e una confidenza limitata. (E non parlo di essere madrelingua, che non e\' sempre necessario.) Non le rivolgo qui un appunto personale, in quanto, evidentemente, non conosco il suo livello di conoscenza delle lingue straniere.

Perche\' le dico questo? Per aiutarla, nel senso che se lei invia un curriculum all\'estero nel quale dice di tradurre verso due lingue straniere, il futuro datore di lavoro rimane molto stupito. Pur vivendo qui da 18 anni, pur avendo studiato negli Stati Uniti e appreso l\'inglese a 7 anni, ho iniziato a tradurre verso l\'inglese, qui in Canada, solo tre anni fa, e sempre sotto revisione di un senior translator. Magari sono solo un po\' tonta.

La prego di prendere queste mie parole come se venissero da un professore che ha a cuore il suo futuro; ho l\'eta\' per permettermelo



Le sarei anche grata se si facesse portavoce di questa posizione, sempre che lei la condivida, nel senso che l\'Italia puo\' ritrovarsi con una cattiva fama in campo traduttivo (anche per le vergognose tariffe basse che vengono applicate) e questo e\' male soprattutto per il futuro europeo di quello che considero ancora come il mio paese.

Cordiali saluti e buon lavoro.

E per eventuali lavori verso l\'italiano sara\' mia cura contattarla.



Paola Ludovici MacQuarrie







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Angela Arnone  Identity Verified
Local time: 15:42
Member (2004)
Italian to English
+ ...
non posso non essere d'accordo May 24, 2002

Sono nata e cresciuta in una famiglia italiana trasferitasi in GB.

Da sempre parlo, leggo e scrivo entrambe le lingue ma come traduttrice lavoro al 98% verso l\'inglese, che è la mia lingua dominante.

Dopo tanti anni in Italia fatico non poco a mantenerla tale, ma lo faccio leggendo libri e giornali in lingua, tenendomi in contatto (anche tramite proz) con gente di lingua inglese.

Quando traduco verso l\'italiano lo faccio revisionare da un italiano \"puro\".

Eppure vedo che pochi hanno la mia accortezza - si vede dai terribili siti internet, da istruzioni incomprensibili su attrezzature (anche pericolose) - e che molti clienti che non \"masticano\" le lingue affidano lavori in buona fede a chi sicuramente si rende conto di fare un disservizio - al cliente ed a se stesso.

Adesso, per molti, è nata la mano santa di proz, e qui spesso mi permetto di segnalare a chi è alle prime armi ciò che Paola scrive nella sua elegantissima lettera.

Non c\'è malafede o cattiveria nel nostro atteggiamento - anzi è per tutelare noi stessi come professionisti: vi fareste togliere le tonsille dall\'ortopedico?

Angela



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Joe_uk
United Kingdom
Local time: 14:42
English to Italian
Lettera molto sensata May 24, 2002

Che un traduttore debba tradurre nella propria lingua madre appare un criterio talmente ovvio e diffuso nel settore delle traduzioni, che risulta difficile credere che possa essere considerato non necessario o anche solo una formalità o una pedanteria.



Certo esistono esempi di scrittori che sono arrivati ad essere considerati dei maestri in una lingua elettiva, Cioran ad esempio, o Nabokov. Emanuel Carnevali, emigrato a 19 anni in America dall\'Italia, scrisse in inglese, ed fu molto apprezzato. Ma questi esempi non possono significare che tutti possano, con eguale efficacia, esprimersi nella propria e in altre lingue. Scrittori come quelli citati sono più un\'eccezione che conferma la regola.



La lingua è qualcosa di complesso e misterioso, e il suo pieno apprendimento è un susseguirsi di sedimentazioni. A partire dai primi suoni uditi nella propria esistenza si impara a correlare un suono a un oggetto, un emozione. Crescendo, coll\'affinarsi della sensibilità che percepisce il mondo, diventano più raffinati gli strumenti linguistici che il mondo descrivono. Simili a connessioni sinaptiche, le parole instaurano degli invisibili legami, stabiliscono delle alleanze, si richiamano a vicenda. E continuano a modificarsi e a riplasmarsi, anche a seconda di altri mondi espressivi rappresentati dagli individui che ci stanno accanto, dalla società, dai media. Si aggiungono di continuo strati di significazione. E gli apporti sono infiniti. Una fittissima, intricatissima rete, di parole, ma anche di immagini, ricordi, rimandi. E\' impossibile che questa ricchezza e gli echi e i legami che le parole stabiliscono col mondo possano essere presenti allo stesso modo in chi una lingua l\'ha studiata per alcuni anni o ha vissuto all\'estero: è come pensare possibile trapiantare una testa con tutti i pensieri in un\'altro individuo.



Ciò non significa che in alcuni casi non si riesca a scrivere in modo impeccabile in una lingua che non è la propria. Ma non è la regola e sicuramente non accade spesso. Ma per impeccabile non intendo la sola correttezza grammaticale, sintattica e via dicendo. Intendo la corretta espressione secondo registri espressivi in tutto e per tutto sovrapponibili a quelli di chi è nato e cresciuto in un determinato paese. E poi non si dimentichi che la traduzione è comunque altro rispetto al solo scrivere: significa cogliere significati spesso molto legati a una determinata cultura. Detti, motti, giochi di parole, addirittura slogan pubblicitari.



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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 15:42
Member (2001)
German to Italian
+ ...
Lingua, cultura, età e buon senso May 26, 2002

Ciao Paola,



non so come altri davanti allo stesso esame abbiano potuto pensare, ma io ho sempre considerato gli esercizi della scuola interpreti come ESERCIZI, come un modo per l\'insegnante di capire fino a che punto uno studente riusciva veramente a capire una lingua. L\'assunto è che la capacità di comprendere una lingua straniera sia di molto maggiore a quella di esprimersi attivamente e io credo in questa affermazione. Io traduco anche verso il tedesco, ma solo alcuni soggetti. Lo stesso metro lo uso abbondantemente con l\'italiano, sia che traduca dall\'inglese sia dal tedesco, perché ci sono tanti campi che non saprei rendere con le parole adatte in italiano, sebbene sarei benissimo in grado di descrivere con altre parole, ma questo non sarebbe più lavoro di traduzione. Arrivati ad un certo punto di comprensione di una lingua diventa, secondo me, ancor più difficile tradurre verso la propria dominante, specialmente se si è nati o cresciuti o se si è trascorso più tempo all\'estero che nel \"proprio\" Paese. la difficoltà sta, secondo me, nel rendere il discorso e le parole di un altro, soprattutto se noi ci saremmo espressi in un modo totalmente diverso, non tanto il comprendere e rielaborare. Io metto sempre in dubbio ciò che scrivo, in qualsiasi lingua, e tengo molto in considerazione ciò che ha accennato Joe_uk, ossia il backgroud di cultura e modo di pensare e dire che si dovrebbe scorgere dietro ogni frase e che, parimenti, è la struttura ideale sulla quale si regge la formulazione linguistica, tant\'è vero che non accetto mai contemporaneamente lavori da due lingue diverse in italiano, nel timore di non riuscire a focalizzare il pensiero e il sentimento che ha portato ad una certa scelta linguistica. Forse saranno discorsi da linguista e, con le deadlines di cui sento parlare, non applicabili quotidianamente e forse neanche necessari per una mera traduzione tecnica. Rimane il fatto che alcune espressioni sono di una rudezza incredibili per una lingua, mentre per un\'altra non lo sono affatto. A me il famoso \"buon per te\" come traduzione sia da EN che da GER non è mai piaciuto, non certo per la formulazione linguistica, ma per il suono rude che ha per le orecchie italiane. Il rischio che corre chi traduce verso una lingua non dominante, soprattutto se residente nel Paese della sua dominante, è quello di stravolgere completamente l\'intento dell\'autore.



Ho appena letto in una ML a cui sono iscritta un interessante commento che riguarda il perché traduttori IT dovrebbero tradurre verso l\'inglese per esempio: i traduttori EN in Italia avrebbero più che abbastanza lavoro, le agenzie cercherebbero altri traduttori EN all\'estero, ma questi ultimi non sarebbero disposti a lavorare alle tariffe che circolano in Italia; conseguenza ne sarebbe che sempre più traduttori IT verrebbero contattati da agenzie IT per lavori verso l\'inglese. Ho usato il condizionale, perché riporto un\'affermazione altrui, ma mi sembra un abbozzo di eventuale realtà molto, molto plausibile. Naturalmente, ci sono anche in Italia traduttori che non lavorano a certe tariffe, ma la maggior parte si deve arrangiare con le tariffe che circolano; inoltre, mi sembra che l\'offerta di EN>IT sia decisamente superiore alla domanda e qui le leggi di economia non lasciano aperte molte porte, anche perché pochi riescono a superare i confini spaziali del Paese e trovarsi clienti esteri. Un sito come ProZ non può che favorire la comunicazione tra i traduttori, popolo di \"solitari\", lo scambio di esperienze, la possibilità di scoprire nuove alternative e altri modi di lavorare e pensare. È un\'occasione dalla quale può nascere molto o nulla, ma senz\'altro un\'occasione anche per coloro che accettano, sospinti o meno, testi per i quali non sono qualificati (qualsiasi sia la ragione), per vedere e sentire che cosa ne pensa il mondo. Ognuno è libero di fare come crede e non è detto che la maggioranza abbia sempre ragione, ma se molte persone di età, cultura, estrazione, esperienza di vita anche diversissime sono della stessa idea, io ci vedrei una buona probabilità che tale opinione e pensiero sia veramente fondato, uno spiraglio di verità. L\'età e l\'esperienza, forse più l\'età che l\'esperienza, portano a non volersi creare più problemi di quanti già non se ne abbiano tutti i giorni, forse è per questo che traduttori sugli \'anta meditano prima di accollarsi un lavoro a rischio....



Buoan giornata,



Giuliana
[addsig]


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Jacek Krankowski  Identity Verified
English to Polish
+ ...
Standard May 27, 2002

Se non sbaglio il commento da cui Giuliana ha preso spunto (\"il perch§Û traduttori IT dovrebbero tradurre verso l\'inglese\") si riferiva alle domade KudoZ. E precisamente questo campo, cio§Ú la terminologia, sarebbe per me una prima eccezione alla regola \"dominante\" della nostra professione, quella cio§Ú di tradurre verso la propria lingua. Una possibilissima seconda eccezione sarebbe per me la semplice mancanza di traduttori qualificati di madrelingua in un dato luogo e in un dato momento anche per le traduzioni.



Per quanto riguarda KudoZ, a parte l\'evidente impossibilit§Ñ di proibirci o scoraggiarci l\'accesso ai non madrelingua, a me interesserebbe uno studio approfondito su quanto cambia il tasso di correttezza delle risposte a seconda se vengono fornite dai madrelingua o meno. Immaginiamo che da domani alle domande KudoZ IT>EN potranno rispondere solo inglesi, scozzesi, gallesi, irlandesi, americani, australiani, canadesi, nuovozelandesi ecc. Quanto pi§ë attendibile diventer§Ñ quella sezione KudoZ? Come media sar§Ñ corretta gi§Ñ la prima risposta o solo la seconda? Ditemi voi perch§Û come paragone io mi posso riferire solo alla sezione polacco-inglese dove fra chi risponde alle domande KuodZ non esiste un solo madrelingua.



Per il resto del mio intervento, scusate se lo lascio in inglese, proprio come §Ú apparso sulla ML di cui Giuliana:

Whenever I have spoken before about non-native speakers successfully competing with native speakers for translations I have always meant precisely this: What do you do in a city like Warsaw if a text needs to be translated into English and of the two qualified native speakers around not only none is available but none knows how to correctly phrase in English the following basic concept: \"In the event X breaches any of its representations, warranties, or covenants contained herein, and provided Y makes a written claim for indemnification against X pursuant to this Section within the applicable survival period from the Closing Date, then X agrees to indemnify Y from and against the entirety of any Adverse Consequences Y may suffer through and after the date of the claim for indemnification resulting from, arising out of, or caused by the breach, excluding, however, return of lost profit.\" (I am not saying this is model English, just picked any sentence.) Should ProZ tollerate a double standard whereby the accepted professional rule of only translating into your dominant language would be waived when native speakers are not around (as seems to be more and more the case in IT>EN KudoZ, from what we hear, and as is the rule in PL>EN) or should KudoZ language pairs such as PL>EN be disactivated altogether?



(Salvo errori ed omissioni di un non madrelingua che per¨°, non vi preoccupate, non traduce verso l\'italiano)

[ This Message was edited by: on 2002-05-29 08:50 ]


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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 15:42
Member (2001)
German to Italian
+ ...
Ogni conquista è una vittoria.... May 27, 2002

[quote]

On 2002-05-27 07:49, jacek wrote:





Per quanto riguarda KudoZ, a parte l\'evidente impossibilità di proibirci o scoraggiarci l\'accesso ai non madrelingua, a me interesserebbe uno studio approfondito su quanto cambia il tasso di correttezza delle risposte a seconda se vengono fornite dai madrelingua o meno. Immaginiamo che da domani alle domande KudoZ IT>EN potranno rispondere solo inglesi, scozzesi, gallesi, irlandesi, americani, australiani, canadesi, nuovozelandesi ecc. Quanto più attendibile diventerà quella sezione KudoZ? Come media sarà corretta già la prima risposta o solo la seconda?







Ciao Jacek,



Il primo problema che ci vedo non è relativo alla propria lingua madre o dominante, ma alla lingua d\'origine (suona orrendo in italiano, meglio source language ). Mi è successo alcune volte di trovare in KudoZ IT>GER suggerimenti di madrelingua, ineccepibili per il tedesco, ma assolutamente scorretti o non adatti per il contesto. Ciò significa che la comprensione dell\'italiano non era tale da percepire la differenza. La compartecipazione di madrelingua IT e madrelingua GER sia a una domanda IT>GER sia a una GER>IT, ma questo vale secondo me per tutte le combinazioni, non può che essere una specie di prova del nove: nel mio esempio, i madrelingua GER assicurano la correttezza espressiva IT>GER e quelli IT la corretta interpretazione, collocazione e percezione delle sfumature originali IT>GER. Lo stesso è successo per GER>IT e suppongo valga o sia già successo per/in altre comunità.

Trovo che limitare ai soli madrelingua sarebbe una forma di devoluzione; inoltre abbiamo molti membri che vivono in Paesi diversi dal proprio di origine che, senza essere madrelingua o bilingui, hanno sviluppato una sensibilità notevole per la lingua oppure semplicemente il vivere in quella realtà dà loro la possibilità di distinguere giochi di parole legati alla cultura, o subcultura come si vuole, di tutti i giorni.



Credo forse che la possibilità di errori di interpretazione potrebbe anche aumentare.



Eppoi, un paio di colleghi non avrebbero più occasione di far atto di moderazione e umiltà, sfogliando un paio di dizionari prima di scartare a priori la proposta di chi sembra non avere i requisiti nominativi per essere madrelingua....



Non si finisce mai di imparare: un paio di giorni fa un paio di colleghi mi hanno corretto l\'uso di un verbo italiano, e a buon ragione, e l\'input fondamentale per farmi capire è venuto da un madrelingua GER che ha attirato la mia attenzione sul senso del mio proposto in una frase italiana.



Il metro dovrebbe comunque rimanere la moderazione e il buon senso, sia nel proporre, nell\'essere d\'accordo, nel fare commenti sia nell\'apporre un disagree, da ultimo, ma non necessariamente in ordine di importanza.



Questa è però un\'arte che richiede un esercizio quotidiano protratto nel tempo e presuppone il rispetto a priori degli altri e delle loro opinioni e esperienze..





Buona giornata,



Giuliana







_________________



[ This Message was edited by: on 2002-05-27 14:31 ]


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