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Di cosa è fatto un buon traduttore?
Thread poster: gianfranco

gianfranco  Identity Verified
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Jul 23, 2005

Cari colleghi,
mi piacerebbe scambiare opinioni su quali siano, per ciascuno di noi, gli "ingredienti" giusti per formare un buon traduttore.

Ognuno potrebbe dare la sua ricetta, in base alla propria esperienza, magari specificando per quale settore specifico viene intesa (per es. traduttore letterario, traduttore tecnico, interprete, ecc.).

Io ho la mia ricetta personale, orientata ai traduttori tecnici, e la scriverò un po' più tardi.

ciao
Gianfranco




[Edited at 2005-07-23 15:12]


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
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la mia Jul 23, 2005

La mia breve ricetta del cocktail "traduttore", con qualche differenza tra tecnico e letterario:
- competenza nella lingua di partenza
- competenza nella lingua d'arrivo (troppo spesso sottovalutata)
- cultura generale e, soprattutto per il traduttore tecnico, settoriale
- abilità nell'uso degli strumenti informatici, soprattutto per il traduttore tecnico che con ogni probabilità non deve usare solo word.
Tutto questo in parti grosso modo uguali, con una spruzzatina (o forse anche di più ) di tutti gli ingredienti che al momento potrei avere dimenticato

ps naturalmente una spruzzatona di riservatezza, ma questo dovrebbe essere ovvio come salare l'acqua della pasta

[Edited at 2005-07-23 11:19]


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T F F  Identity Verified
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Cito a meoria dal ricettario della nonna... Jul 23, 2005

Ricetta per 3,5kg di pasta di traduttore di livello medio:

500 gr di terminologia dello SPECIFICO argomento di destinazione.
500 gr di conoscenza della sintassi e della grammatica della lingua di destinazione.
500 gr di buon lessico, possibilmente tenuto a bagno diversi anni in studi classici.
500 gr di stile frequentemente scottato con letture di vario genere.
500 gr di approccio metodico all'attività lavorativa.
500 gr di onestà intelletuale misto a prudenza e cortesia.
500 gr di conoscenza della struttura e dei vari stili espressivi della lingua di origine (con relative evoluzioni).

N.B.: le proprorzioni non sono proprio queste...aggiustatele voi e, come si suol dire, "regolatele di sale"!

Variante per ottenere la pasta di traduttore "tecnico" di livelloi alto:
Lasciare lievitare gli ingredienti dai 3 ai 5 anni al caldo di un corso di laurea (ingegneria, legge, informatica, medicina, veterinaria, ecc)...
Si sconsiglia la sola "esperienza sul campo", che porta, nella migliore delle ipotesi, al conseguimento di una discreta terminologia (per casi specifici), ma troppo raramente arriva a far maturare una capacità di "ragionamento tecnico", tale da consentire al traduttore di interagire con il ragionamento dell'autore del testo source!

Che altro...? ah, non guastano 120 kg di banconote da 500 euro che permettano al traduttore di lavorare per "pura passione"!


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
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che strano... Jul 23, 2005

... che per un cocktail e una pasta gli ingredienti siano molto simili Sapevo che avrei dimenticato qualcosa, anzi la più importante: i 120 kg di banconote

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gianfranco  Identity Verified
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TOPIC STARTER
La mia ricetta (senza dosi) Jul 23, 2005

La mia ricetta include ingredienti strani, da aggiungere alle conoscenze linguistiche, che dò per scontate.


  • Curiosità
    Una caratteristica essenziale. Curiosità culturale, curiosità per i dettagli, curiosità in tutti i campi, non solo nel proprio campo di specializzazione. Il traduttore deve sempre andare alla caccia di parole, fatti, conoscenze, leggere sempre e tanto, riflettere su quanto legge, assorbire informazioni come una spugna, tanto prima o poi si utiliizza tutto anche per lavoro, e nei momenti più impensati...
    Un buon traduttore, secondo me, deve essere sempre un lettore vorace e attento.

  • Vivere immersi nelle lingue di lavoro
    Potrebbe non sembrare essenziale, ma un traduttore che non conosce a fondo la cultura dei paesi con cui lavora, che non ha vissuto dove la lingua viene parlata, inevitabilmente perde non solo riferimenti culturali, espressioni colloquiali, ecc. ma inevitabilmente ignora anche cose importanti: tutto ciò che non si trova nei libri e nelle grammatiche. In breve, non conosce a sufficienza lo spirito della lingua con cui lavora e del popolo che la parla.
    A occhio e croce, considero essenziale un periodo minimo di 1 anno, e ideale un periodo di almeno 4 anni di vita nel paese dell'altra lingua, sufficienti per acquisire una buona infarinatura linguistico/culturale.
    Oggi con Internet, giornali e riviste on-line, TV e radio satellitare ecc., viene semplificato il mantenimento di una cultura lontana, ma non sostituiscono interamente un periodo di sufficiente durata di vita "sul posto".

  • Passione
    Come ogni altro lavoro, chi non lavora con passione non eccelle e non si diverte... e per i traduttori ritengo essenziale una passione innata per la parola scritta, in tutte le lingue di lavoro, per la cultura di altri paesi, per la traduzione "in sé", come sfida mentale e come attività creativa.
    Tutto questo non lo si impara a scuola né con la pratica. E' una cosa innata... si ha o non si ha.

  • Umiltà
    Son sempre più le cose che non si sanno di quelle che si sanno. Anche gli specialisti, gratta gratta, ignorano comunque tantissime cose persino nel propro campo specifico, non parliamo poi di tutti gli altri campi in cui ci si ritrova a sconfinare anche senza volerlo. L'unica differenza è che gli "specialisti" hanno i riferimenti culturali, le basi e le fonti di informazione per capire rapidamente tutto quello che non sanno, oppure hanno scordato.
    Una bella cucchiaiata di umiltà, due volte al dì, fa sempre bene a tutti (KudoZ è ideale per questo scopo).

  • Familiarità con computer, software e strumenti di lavoro
    Che piaccia o meno, un traduttore moderno non può essere digiuno di computer, a meno di non lavorare in un'organizzazine dove tutto viene risolto dai 'tecnici', o si rischia il blocco in caso di problemi pratici o contrattempi.
    Altamente raccomandata, come minimo, una conoscenza approfondita del sistema operativo e dell'editor utilizzati, e poi delle utility di lavoro più disparate (ricerca, archiviazione, ecc..), utility di sicurezza (antivirus, firewall, antispy, ecc), compressione dati, installazione applicazioni, backup dati, e chi più ne ha più ne metta.

  • Attrezzature
    Il nostro lavoro, pur essendo tra quelli sicuramente "meno costosi" in termini di attrezzature, non può comunque fare a meno di un livello minimo di investimenti, hardware, software e... cartacei.
    Questo potrebbe essere, nei dettagli, argomento di altre discussioni dedicate, per cui mi limito a dire che una parte della qualità del servizio è basato sulla disponibilità delle attrezzature adeguate, una componente importante per il professionista serio.

  • Conoscenza
    Mi riferisco alle conoscenze specialistiche, a quella manciata di settori in cui, oltre a tradurre un testo, lo si "capisce veramente", ed in cui, per motivi vari di lavoro o per motivi personali (hobby) o magari anche un gran numero di precedenti traduzioni, si è pervenuti ad un livello di conoscenze tali da dominare veramente il significato, la terminologia e il contesto (nelle due lingue!!!), da poter pescare immediatamente anche errori nel testo originale, da non dover ricercare quasi niente (con guadagni notevoli nella produttività e nella qualità del lavoro finito.
    Chi perviene alla traduzione dopo aver lavorato in altri campi ha ovviamente il compito facilitato. Chi invece effettua studi linguistici deve assolutamente costruire questa esperienza, un po' da "outsider", se vogliamo, e ci vogliono anni, ma non è impossibile.
    Essenziale, vedi sopra, la passione per i campi di lavoro prescelti.

  • Senso commerciale
    Ultimo nella lista, ma non è certo il fattore meno importante. Saper trattare con i clienti, saper porgere il proprio servizio, con disponibilità e senza servilismo. Insomma saper "vendere" al meglio quello che, pur sconfinando un po' nell'arte, è essenzialmente un servizio commerciale. Che si traduca un manuale d'officina per motori diesel o l'ultimo lavoro di un romanziere di fama, senza un po' di senso commerciale si va in rovina, i clienti ci spennano e, purtroppo, non si vive di sola gloria... A buon intenditore...



    Mi sembra tutto. Ah, ma non ho dato le dosi!
    Non importa, facciamo abbondante di tutto, e non si sbaglia di sicuro...


    ciao
    Gianfranco



    [Edited at 2005-07-29 10:25]

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  • Domenica Grangiotti  Identity Verified
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    D'accordo con tutti e aggiungo... Jul 23, 2005

    che il traduttore, come un grande chef, aggiunge quel certo non so che di suo che rende un piatto qualunque un capolavoro.
    Con tutte le qualità e gli strumenti, ma anche con *** tempo, tenacia e puntiglio (forse pignoleria)***.
    Senza il tempo necessario per rileggere, limare, rivedere non si riesce a tradurre in modo decente neanche un manuale da quattro soldi. Senza gli aggiustamenti in corsa, le riletture, fatti con tenacia e pignoleria ... guardare la parola singola, ricercare il significato "giusto"... la traduzione deve risuonare alla rilettura, non devono esserci note stonate altrimenti occorre cambiare qualcosa.
    Anche voi rileggete rigorosamente su carta, e ad alta voce? O io sono superata?? [OK, salvo l'ennesimo manuale dell'ennesimo MP3, lo confesso]
    Un abbraccio a tutti e buon lavoro
    Domenica


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    Stefano Papaleo  Identity Verified
    Italy
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    Tutto vero Jul 24, 2005

    Anche io concordo su quanto detto finora. Come per tutte le cose buone, ci vuole un spaiente miscuglio di vari ingredienti le cui dosi possono anche cambiare a seconda dei momenti e delle esigenze. E non dimentichiamoci (come fatto x i 120kg di banconote) di un altro ingrediente molto importante: la fortuna;)
    Concordo molto sulla curiosità, fattore fondamentale per riuscire in tanti mestieri, e che o si ha o non si ha appunto. E da questa curiosità il passo al dovere morale di documentarsi, interessarsi ecc. è brevissimo. Molte volte qualche giorno di esperienza diretta vale molto di più di mille manuali e manualetti, ma non tutti possiamo avere gli stessi percorsi di vita ovviamente.
    E siccome come x ogni buon piatto, la fortuna di questo la decreta il pubblico, colgo l'occasione x buttare là un altro interrogativo: la ricetta del buon cliente;)


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    Lorenzo Lilli  Identity Verified
    Local time: 09:34
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    Ricetta del buon cliente Jul 24, 2005

    Stefano Papaleo wrote:

    colgo l'occasione x buttare là un altro interrogativo: la ricetta del buon cliente;)


    È molto più semplice: bastano i 120 kg di banconote conditi con abbondante generosità

    Scherzi a parte, ecco la mia ricetta in sintesi:
    - precisione negli accordi iniziali (tariffa, scadenza ecc.) e puntualità nei pagamenti - so che dovrebbe essere ovvio ma il condizionale è d'obbligo
    - comprensione delle esigenze del traduttore, in modo da non chiedere l'impossibile (tempi stretti con volumi di lavoro enormi, combinazioni linguistiche o specializzazioni che il traduttore non offre: ovviamente il traduttore può sempre rifiutare ma può capitare che testi altamente tecnici siano spacciati come generici)
    - sostegno al traduttore (se possibile con glossari, materiale di riferimento ecc.)
    - quando il cliente è anche l'autore del testo da tradurre: scrivere in modo decente o almeno comprensibile (questa è una chicca per autentici buongustai, magari per qualcuno sarà una ricercatezza eccessiva )


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    Stefano Papaleo  Identity Verified
    Italy
    Local time: 09:34
    Member (2005)
    English to Italian
    + ...
    welcome to paradise Jul 25, 2005

    Duca wrote:

    Stefano Papaleo wrote:

    colgo l'occasione x buttare là un altro interrogativo: la ricetta del buon cliente;)


    È molto più semplice: bastano i 120 kg di banconote conditi con abbondante generosità

    Scherzi a parte, ecco la mia ricetta in sintesi:
    - precisione negli accordi iniziali (tariffa, scadenza ecc.) e puntualità nei pagamenti - so che dovrebbe essere ovvio ma il condizionale è d'obbligo
    - comprensione delle esigenze del traduttore, in modo da non chiedere l'impossibile (tempi stretti con volumi di lavoro enormi, combinazioni linguistiche o specializzazioni che il traduttore non offre: ovviamente il traduttore può sempre rifiutare ma può capitare che testi altamente tecnici siano spacciati come generici)
    - sostegno al traduttore (se possibile con glossari, materiale di riferimento ecc.)
    - quando il cliente è anche l'autore del testo da tradurre: scrivere in modo decente o almeno comprensibile (questa è una chicca per autentici buongustai, magari per qualcuno sarà una ricercatezza eccessiva )


    Bravo Duca concordo, chiarezza, onestà, comprensione, puntualità, rispetto e, altro che ricercatezza... un testo di partenza mal scritto significa un sacco di lavoro in più per noi, o a volte una traduzione mal fatta, è come la regola informatica GIGO: Garbage In Gargabe Out:)
    Ce ne fossero di più di clienti come da ricetta... Al di là delle importantissime questioni economiche (credo che tutti qua lo facciano x vivere non x sport), la comprensione di cosa significa tradurre è fondamentale ed è come la curiosità x il traduttore... è innata... non la si può insegnare più di tanto. E' un atteggiamento mentale che nasce dal rispetto e su cui poi crescono l'educazione, il mettersi nei panni dell'altro, e la conoscenza più o meno approfondità di cosa vuol dire fare un certo lavoro. Chi ha questo difficilmente si sognerà di proporti 10.000 parole di un documento ultraspecializzato in 2 giorni a 5 centesimi a parola. E' un male comune a varie tipologie di clienti, non solo quelli dei traduttori.


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    Chiara_M  Identity Verified
    Local time: 09:34
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    E tenacia Jul 29, 2005

    Mi permetto di aggiungere, alla "ricetta" perfetta di Gianfranco, un piccolo ingrediende aggiuntivo: la tenacia (che può anche leggersi come testardaggine, cocciutaggine e via dicendo).
    Lo dico perché, senza quella, non sarei arrivata da nessuna parte. Ho deciso che avrei fatto questo lavoro e ho fatto sacrifici, investendo tanto, in termini non solo economici (acquistando dizionari, testi di riferimento vari, software eccetera) ma, soprattutto, investendo tempo. Tempo che, almeno all'inizio, a molte delle persone che mi stanno attorno sembrava del tutto "perso", perché non portava risultati concreti (leggasi pecuniari). Ma poi le cose hanno iniziato a "girare" e oggi posso ritenermi davvero soddisfatta. Certo, può ancora andare meglio, sia in termini di qualità che di quantità, ma tant'è. E oggi benedico il giorno in cui, al culmine della frustrazione, ho giurato a me stessa che avrei fatto questo lavoro. Mi guadagno da vivere facendo quello che mi piace (e quindi, a parte alcuni casi sporadici, per me il lavoro è anche divertimento), il che - oggi - è un lusso concesso a pochi.


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    Stefano Papaleo  Identity Verified
    Italy
    Local time: 09:34
    Member (2005)
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    never give up! Jul 31, 2005

    Giusto! Concordo al 172948792874981729384719287349817234982790% con Chiara!!! Vale x qualsiasi lavoro veramente voluto e va a braccietto con la "pazienza";) Taaaaanta pazienza...

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    Federica D'Alessio
    Italy
    Local time: 09:34
    Member (2005)
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    Artisti o artigiani? Aug 1, 2005

    Cari colleghi, questa riflessione l'ho scritta un po' di tempo fa, ma ve la propongo perchè forse si adatta anche alla domanda che ci faceva Gianfranco....


    La traduzione è

    Il vestito appena tagliato che riposa sul manichino di un sarto.

    Sono le rifiniture di una scultura.

    E' la luce di un quadro restaurato.

    Il traduttore non è un artista, è un artigiano della parola.

    L'artista crea, l'artigiano aggiusta. Ma a volte, lo fa così bene, da rendere l'oggetto del suo lavoro ancora migliore.

    Se fossimo nel Rinascimento, forse potremmo considerarci anche artisti.

    Michelangioleschi scultori della lingua. Nessuna vena del polso, nessun incavo dello zigomo, può sfuggire al nostro cesello.

    Dobbiamo saper rappresentare la realtà fedelmente, e poco importa se questa realtà appare al contrario traditrice. Il nostro testo è la realtà, e per quanto ingannevole ci appaia, continueremo ad esserle leali servitori.

    E questa è la nostra dote, e la nostra maledizione.

    Non potremo sbagliare mai.

    All'artista non si chiede di essere sempre preciso. Ma all'artigiano, sì.

    All'artista non si chiede di essere sempre perfetto. All'artigiano, sì.

    All'artista l'errore si perdona. All'artigiano, no. Perchè il suo lavoro consiste nel far sparire gli errori.

    L'artista è creativo, geniale, eclettico, l'artista è un pioniere, uno che guarda avanti, uno che cerca linguaggi universali, uno che parla al mondo.

    L'artigiano è preciso, rispettoso, meticoloso, concentrato. L'artigiano non guarda avanti, guarda a fondo. Non è creativo, è meticoloso. Non cerca linguaggi universali, perchè il suo mondo è solo l'oggetto che ha di fronte, quell'oggetto che ha bisogno di lui. L'artigiano è paziente, è metodico. L'artista grandioso può anche creare una volta sola nella vita, ed essere artista. L'artigiano deve ricongiungersi ogni giorno con gli strumenti del suo lavoro. Se non lo fa, non è un vero artigiano.

    L'artista rappresenta, pur involontariamente, l'universale dei sentimenti umani. L'artigiano coltiva la pazienza dell'amore, o della sopportazione, per quell'unico oggetto che in quel momento è lì davanti a lui.

    L'artista si espone. L'artigiano si sacrifica.

    L'artista e l'artigiano, a mio modo di vedere, difficilmente oggi possono riassumersi nella stessa persona. Difficilmente, perchè l'arte contemporanea, di qualsiasi arte parliamo, è grossolana, minimalista. E' un'arte che abbozza, che cerca l'essenza nella mancanza di forma. E a meno di dare vita ad un nuovo Rinascimento, non si può essere artisti dell'essenza, e artigiani della forma.

    Quindi, che cosa fanno i superbi (come me...), che pur sapendo di non essere né l'uno né l'altro, ambiscono a divenire entrambi? Non c'è un cacchio da fare...danno vita a un nuovo Rinascimento ;DDDDD

    Buona serata a tutti

    Federica

    [Edited at 2005-08-01 20:38]

    [Edited at 2005-08-01 20:44]


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