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Pericolose incomprensioni
Thread poster: Valentina_D
Valentina_D  Identity Verified
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May 21, 2006

Quando si dice che conoscere bene le lingue straniere è importante:

Dal Corriere della Sera di stasera (versione on-line) leggo:

Allarme antiterrorismo all'aeroporto di Nuova Delhi causato da una semplice emicrania. Ma prima che si chiarisse l'equivoco il decollo è stato sospeso e la partenza è stata rinviata di tre ore.
Tutto è nato da una frase: «Ho una bomba in testa». La 30enne passeggera italiana, colta da una forte mal di testa, ha cercato la solidarietà della socievole ed incuriosita signora indiana seduta accanto a lei, a bordo di un aereo della «Indian Airlines». Il risultato, invece, è stato quello di far scattare l'allarme-terrorismo e sospendere il decollo. Il mentre si apprestava a compiere le operazioni di decollo, ha infatti deciso di annullare la partenza dall'aeroporto di Nuova Delhi, dopo che la donna si è spaventata per la rivelazione-bomba e ha richiamato l'attenzione delle hostess additando l'italiana seduta vicino a lei.
LA PARTENZA RINVIATA DI TRE ORE - Il volo interno, dalla capitale indiana ad Ahmebadad, chiarito l'equivoco, è partito con un ritardo di 3 ore a causa del grossolano malinteso. A bordo dell'aereo, hanno tentato di spiegare dalla «security» dell'aeroporto, sedevano molti dirigenti e funzionari della sicurezza, quindi si è ritenuto necessario appurare il reale significato dell'infelice espressione, pronunciata in inglese dalla donna italiana, «I have a bomb on my mind».
INTERROGATORIO PER LA PASSEGGERA ITALIANA - La 30enne è stata interrogata dagli agenti dell'intelligence all'aeroporto e, a fatica, è riuscita a spiegare che voleva semplicemente dire alla sua compagna di viaggio «mi scoppia la testa».


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Paola Dentifrigi  Identity Verified
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... May 21, 2006



Grazie


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Claudio Nasso  Identity Verified
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Particolarmente significativo May 22, 2006

Dal mio punto di vista, discutibile quanto volete, direi che quanto sopra riportato, anche se può indubbiamente essere visto come una sorta di estremizzazione, non faccia altro che confermare la posizione di coloro che, come me, affermano che un traduttore può essere un ottimo professionista quando traduce nella lingua madre, ovvero nella lingua che ha determinato la sua formazione scolastica (dall'asilo fino al diploma universitario o professionale), nella lingua che usa nella sua vita quotidiana e, soprattutto, nella lingua che ha formato la sua cultura (che prevede anche l'aver assorbito la cultura, le varianti, le inflessioni e le continue mutazioni della lingua stessa).

Personalmente non sono un fautore del bilinguismo famigliare come "soluzione" per poter tradurre in modo passivo. Da parte mia ho due figli che sono cresciuti in un ambiente bilingue (ora hanno, rispettivamente, 27 e 24 anni), ma ciò non fa di loro dei "bilingui perfetti" (fermo restando che nessuno dei due ha scelto di abbracciare la professione del traduttore), soprattutto perché non hanno sempre e totalmente recepito la cultura e le evoluzioni della "lingua parallela" in quanto sono sempre e comunque vissuti in una realtà educativa, culturale e quotidiana italiana.

In sostanza, è davvero così vituperabile affermare che un traduttore è sostanzialmente e professionalmente più credibile quando "vende" esclusivamente i propri servizi di traduzione passiva?

Claudio

[Edited at 2006-05-22 06:04]


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Valentina_D  Identity Verified
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l'importanza dell'insegnamento delle lingue straniere nelle scuole May 22, 2006

Ciao Claudio,

il mio post si è, involontariamente, incrociato a livello temporale con quello di Angioletta, senza esservi legato.
Sono sostanzialmente d'accordo con te sul discorso della traduzione verso una lingua straniera. Quello che invece mi ha colpito della notizia riportata è che l'involontaria colpevole del finto allarme bomba sia un'italiana. Premesso che se fosse stata di nazionalità diversa, è probabile che la notizia non avrebbe avuto questa eco su un quotidiano italiano, mi ha fatto comunque riflettere sulle - credo obiettive - differenze nel grado di conoscenza delle lingue straniere degli italiani rispetto ad altri popoli europei.
Ricordo che anni fa, in scambio Erasmus, conobbi una ragazza ungherese che era anche lei in Germania a migliorare il tedesco, con la differenza, rispetto a me, che lei studiava Economia e Commercio (quindi non Lingue o Scuola Interpreti). Inutile dire che la padronanza della lingua da parte sua era strepitosa (voglio vedere quanti studenti italiani di facoltà non linguistiche potrebbero frequentare tranquillamente le lezioni nelle università straniere)...Mi spiegava che alle superiori aveva scelto una scuola (pubblica) dove alcune materie scientifiche si studiavano direttamente in inglese e tedesco...
Mi domando quando esperimenti simili si potranno fare anche in Italia, visto che credo che le risorse del nostro paese non siano inferiori...
Questo aprirebbe una parentesi molto grande, e non mi voglio dilungare troppo. Il sogno, però, che l'insegnamento delle lingue straniere nelle scuole sia realizzato prima o poi con serietà ed efficacia credo sia di molti.

saluti a tutti
Valentina


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mouaryl
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in Italia purtroppo... May 22, 2006

Ciao a tutti
il sogno di tiny penso che si a un pò il sogno di tutti quelli che studiano lingue a scuola, anzi che studiano le lingue in una scuola italiana. Purtroppo nelle scuole italiane, comprese le università, anzi soprattutto nelle università, le materie si insegnano in italiano, solo la lingua e la letteratura o la linguistica si insegnano in lingua e solo dopo il biennio, ma molto spesso capita, (a me é capitato), di dare l'esame in italiano perché il professore era italiano.
Questa cosa é assurda, perché in una università di lingue e letterature straniere si dovrebbero fare tutti o quasi gli esami in lingua, mentre non se ne da neanche il 20 %.
Uno che arriva da un liceo linguistico e al primo anno di università ha una preparazione abbastanza alta rispetto a un principiante, si trova a dover reiniziare tutto daccapo, e molto spesso é penalizzato perché i lettori non danno gli stimoli per andare avanti o migliorare con la lingua, anche perché i programmi e il metodo di insegnamento molto spesso é antiquato.
Il problema dell'insegnamento delle lingue in Italia, secondo la mia impressione dopo tanti anni di studio, é che l'insegnamento non si evolve, non migliora, se iniziamo a studiare inglese poniamo alle elementari, o alle medie, quando andiamo alle superiori dobbiamo iniziare di nuovo tutto daccapo, idem all'università, daccapo intendo sempre con le solite noie dei numeri e delle frasi semplici.
Anche gli insegnanti madrelingua che abbiamo all'università parlano e ci insegnano le lingue in italiano (questo mi é successo quando ho dato il mio secondo esame di inglese all'università), ma così una persona non impara la lingua. non so se sia il metodo di insegnamento in quella singola facoltà oppure sia una cosa generalizzata in tutte le scuole italiane. Ma credo sia una cosa dell'insegnamento delle lingue in italia, finché si continuerà a insegnare sempre e solo la grammatica, come se la lingua fosse morta, non si potrà mai imparare una lingua a scuola qui in italia.
E quando le persone mi dicono che per imparare una lingua bisogna andare fuori concordo con loro, però mi fa stizza il fatto che nelle altre scuole europee e non, quando si insegna la lingua, gli studenti la sanno parlare, come la ragazza ungherese conosciuta da te, mentre in italia si ha difficoltà anche dopo anni e anni di studio all'università, é vero per parlare bene una lingua bisogna andare all'estero ma perché quelli delle altre nazioni quando vengono in italia e hanno studiato italiano, sanno parlare quasi come un madrelingua mentre noi a stento riusciamo a dire quelle quattro frasette se non siamo andati all'estero? Sarà un problema della scuola italiana?
Scusate per la lunghezza, e forse mi sono anche un pò persa nel discorso,
besitos a tutti : )
Mary


[Edited at 2006-05-22 18:42]


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Fabio Scaliti  Identity Verified
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Il livello dopo il liceo linguistico May 23, 2006

Ciao Maria, e grazie a tiny per aver aperto il thread,

Maria Tanca wrote:

Uno che arriva da un liceo linguistico e al primo anno di università ha una preparazione abbastanza alta rispetto a un principiante, si trova a dover reiniziare tutto daccapo, e molto spesso é penalizzato perché i lettori non danno gli stimoli per andare avanti o migliorare con la lingua, anche perché i programmi e il metodo di insegnamento molto spesso é antiquato.



L'argomento di partenza riguardava una notizia pubblicata su un quotidiano, ma penso si possa prendere tale notizia come spunto per proseguire la discussione nell'ambito dell'insegnamento delle lingue nelle università.

Quanto al livello di conoscenza delle lingue dopo un percorso di studi al liceo linguistico, la mia esperienza di studente universitario all'Università di Genova, corso per traduttori, mi ha permesso di notare come il livello medio fosse decisamente basso. Iniziai il corso di tedesco come principiante assoluto, rischiando addirittura di venirne escluso, insieme ad alcuni miei compagni, proprio per la totale mancanza di basi in questa lingua. E di essere talvolta schernito per la mia testardaggine a voler imparare una lingua di cui non avevo alcuna conoscenza precedente. Io e i miei colleghi principianti ci ritrovammo quindi a seguire corsi fatti "su misura" per principianti assoluti, ma nel giro di un paio di mesi questi corsi si rimpinguarono sensibilmente fino ad includere la stragrande maggioranza degli iscritti, proprio perché anche coloro che venivano da licei linguistici avevano lacune enormi.

Per fortuna, i docenti di tedesco erano preparatissimi e adottavano un metodo molto efficiente, parlando esclusivamente in tedesco sia nelle lezioni di grammatica e lingua, sia nei corsi di linguistica, storia della lingua, eccetera.

Solo in questo modo molti di noi hanno potuto trascorrere sei-otto mesi di Erasmus in Germania o Austria ricevendo talvolta quegli stessi complimenti da parte dei madrelingua di cui è stata oggetto l'ormai mitica "ragazza ungherese", madrelingua che non mancavano di farci notare come il nostro livello di tedesco fosse ben superiore a quello che essi erano abituati a sentire parlare da altri studenti provenienti dall'Italia.

Insomma il livello di insegnamento delle lingue in Italia è mediamente indecente, ma alcuni "pionieri" nelle università ci sono, peccato che spesso siano soffocati e impossibilitati a rendere al meglio.

Più che il mio punto di vista, mi rendo conto che questo sia un mio sfogo personale. Ma è da un po' che volevo "sputare il rospo".

Ciao a tutti,

Fabio

[Edited at 2006-05-23 08:10]


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Valentina_D  Identity Verified
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d'accordo May 23, 2006

sì, appunto anch'io sostengo che i metodi didattici, soprattutto nell'insegnamento delle lingue straniere, andrebbero rivisti e ammodernati.

Uno che arriva da un liceo linguistico e al primo anno di università ha una preparazione abbastanza alta rispetto a un principiante, si trova a dover reiniziare tutto daccapo, e molto spesso é penalizzato perché i lettori non danno gli stimoli per andare avanti o migliorare con la lingua, anche perché i programmi e il metodo di insegnamento molto spesso é antiquato.

[/quote]

Quanto al livello di conoscenza delle lingue dopo un percorso di studi al liceo linguistico, la mia esperienza di studente universitario all'Università di Genova, corso per traduttori, mi ha permesso di notare come il livello medio fosse decisamente basso. Iniziai il corso di tedesco come principiante assoluto, rischiando addirittura di venirne escluso, insieme ad alcuni miei compagni, proprio per la totale mancanza di basi in questa lingua. E di essere talvolta schernito per la mia testardaggine a voler imparare una lingua di cui non avevo alcuna conoscenza precedente. Io e i miei colleghi principianti ci ritrovammo quindi a seguire corsi fatti "su misura" per principianti assoluti, ma nel giro di un paio di mesi questi corsi si rimpinguarono sensibilmente fino ad includere la stragrande maggioranza degli iscritti, proprio perché anche coloro che venivano da licei linguistici avevano lacune enormi.

Da noi (ssmlit Trieste), funzionava così: principianti e non, tutti nello stesso corso, si iniziava da zero di nuovo, ma a ritmi serrati per non far perdere troppo tempo a chi sapeva già il tedesco e 'spingere' i principianti a recuperare velocemente il distacco dagli altri..non so se sia stato giusto come metodo o no, ma alla fine i principianti che hanno portato avanti il tedesco fino alla fine erano due o tre e in compenso chi lo sapeva si è annoiato non poco i primi tempi..

Per fortuna, i docenti di tedesco erano preparatissimi e adottavano un metodo molto efficiente, parlando esclusivamente in tedesco sia nelle lezioni di grammatica e lingua, sia nei corsi di linguistica, storia della lingua, eccetera.

Solo in questo modo molti di noi hanno potuto trascorrere sei-otto mesi di Erasmus in Germania o Austria ricevendo talvolta quegli stessi complimenti da parte dei madrelingua di cui è stata oggetto l'ormai mitica "ragazza ungherese", madrelingua che non mancavano di farci notare come il nostro livello di tedesco fosse ben superiore a quello che essi erano abituati a sentire parlare da altri studenti provenienti dall'Italia.

Davvero? io in scambio Erasmus invece ho avuto l'esperienza opposta: ricordo che seguivo un corso di traduzione economica in italiano e gli studenti tedeschi erano spaziali...perfetta padronanza del vocaboli specialistici, pronuncia perfetta, ecc. ecc...io a lezione mi nascondevo!
A parte l'amica ungherese, il discorso comunque si applica ad altre persone che ho conosciuto lì: altro esempio: una studentessa danese che studiava Amministrazione aziendale o qualcosa del genere, ottimo tedesco e ottimo inglese (..si lamentava che il suo accento non fosse ancora abbastanza 'British'!)..in generale mi pare che all'estero l'approccio sia più pratico e meno discorsivo (uno dei corsi di tedesco che frequentavo verteva unicamente sui modi di dire del tedesco, cosa che da me era - non so ora - impensabile).

Vabbè, mi fermo qui.
Curiosissima di sentire ancora le vostre opinioni.


Insomma il livello di insegnamento delle lingue in Italia è mediamente indecente, ma alcuni "pionieri" nelle università ci sono, peccato che spesso siano soffocati e impossibilitati a rendere al meglio.

D'accordo soprattutto sulle ultime considerazioni.

Ah, Fabio, per aver iniziato da zero il tedesco all'Uuniversità, complimenti: leggo spesso le tue risposte in Kudoz e sei davvero molto competente!

saluti a tutti


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Valentina_D  Identity Verified
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su questo argomento May 30, 2006

http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/scuola_e_universita/servizi/linguestra/indagine-censis/indagine-censis.html

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