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abc o accc per traduzione-interpretazione?
Thread poster: xxxErika IT
xxxErika IT  Identity Verified
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Jun 4, 2006

Ciao a tutti!
Avrei un piccolo consiglio da chiedervi riguardo all'interpretariato e alla traduzione.
Il prossimo anno inizierò il master di interpretariato o traduzione e il mio dubbio è quello di dove farlo. Le mie lingue sono il tedesco e l'inglese, alle quali si aggiunge il francese (quest'ultimo non come lingua di lavoro), e la questione è: meglio studiare in un paese tedesco per assicurarmi un tedesco come lingua attiva (il mio è già molto avanzato e sono già in Germania da un anno), o andare a Ginevra dove ho passato l'esame di ammissione (manca la parte orale per quanto riguarda l'interpretazione, mentre per la traduzione sono già ammessa) e aggiungere così il francese poi?
Per il labile mercato del lavoro è quindi meglio avere più lingue passive o una lingua attiva? Vi ringrazio e passo a voi l'amletico dubbio...

[Edited at 2006-06-04 21:28]


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anna carola nicoli
Local time: 22:12
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in Germany non so ma conosco Geneve Jun 5, 2006

cara Kerika,

che dilemma amletico direi....certo non ci si può buttare così a darti una risposta che non è semplice, ci sono tante cose che entrano in gioco. Però ti posso aiutare se vuoi per quanto riguarda ginevra: io ho studiato lì all'ETI e ti posso dire che è sì una buona scuola ma la vita in svizzera per una italiana è un po' dura (e io ho vissuto anche da altre parti non solo in italia), la gente è fredda e non molto espansiva, la scuola è chiaramente ad alta percentuale femmenile, per non dire esclusivamente fem.
c'è da dire però che se hai fatto richiesta per il corso post diploma per l'interpretazione e sei stata ammessa sei già a buon punto perchè è veramente durissimo. Mentre i 4 anni per il diploma sono fattibili un po' per tutti diciamo, l'anno e mezzo (mi pare che fosse) post diploma è talmente duro che uscita di lì puoi andare dove vuoi!

tutto sommato io però direi che per avere un livello da traduzione bisogna conoscere bene una lingua e il contesto in cui è parlata quindi o ti butti sul francese in modo da immagazzinarlo ben bene o resta e approfondisci il tedesco

un grosso in bocca al lupo
Carola


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Laura Iovanna
Local time: 22:12
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il mio piccolo contributo Jun 5, 2006

E' una risposta difficile da dare. Secondo me e secondo la mia esperienza, limitata che sia in termini di anni, tutto dipende da quelli che sono i tuoi obiettivi e il tipo di mercato su cui vuoi/ti piacerebbe operare.
Se intendi fermarti sul mercato nazionale (italiano o tedesco che sia) non credo si possa prescindere dall'avere una lingua attiva (in tal caso sarebbe per te il tedesco come b... e non esiterei a impegnarmi anche molto sull'inglese).
Se invece miri per esempio a superare un concorso presso le istituzioni europee è indubbio che la presenza di numerose lingue c è di gran lunga più importante di una lingua b.
Per me gli interpreti e i traduttori dovrebbero sempre lavorare verso la lingua madre e quindi io, dopo l'università a Trieste ho puntato ad aggiungere altre lingue passive piuttosto che concentrarmi sulla mia lingua b. In pratica però, per la mia esperienza, la traduzione/interpretazione esclusivamente verso la lingua madre l'ho vista solo a Bruxelles presso le Istituzioni...
Sui vari mercati interni (parlo nel mio piccolo solo di quello italiano, belga e ceco) vengono spesso richiesti servizi nella lingua attiva. Per carità, si è liberi di rifiutare quando si ha dell'altro da fare grazie al cielo, ma non è sempre così...

In sintesi non ti ho dato una risposta, dipende da te... certo che se il tedesco ce l'hai già buono, credo che anche a Ginevra tu possa ulteriormente migliorarlo e trasformarlo in lingua b. E in più aggiungeresti il francese, che fa sempre comodo, credimi! E poi l'ETI è un'ottima scuola, io opterei per questa insomma...
In bocca al lupo!
Laura

[Edited at 2006-06-05 19:15]


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xxxErika IT  Identity Verified
Switzerland
Local time: 22:12
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grazie Jun 6, 2006

Vi ringrazio tantissimo per i vostri consigli!
In effetti, se mi dovessero amettere al master all'ETI, sarebbe una gran bella occasione... Non posso però fare a meno di pensare che se restassi in Germania potrei veramente approfondire le due lingue con le quai già lavoro ed assicurare anche un buon ritorno. Come dici tu, Laura, si richiede molto la lingua attiva! Il francese potrei benissimo aggiungerlo dopo...
Certo che l'ETI è l'ETI (con tutti i suoi punti a sfavore ben elencati da Anna).

Grazie ancora!

Erika

[Edited at 2006-06-06 09:44]

[Edited at 2006-06-06 09:44]


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LuciaC
United Kingdom
Local time: 21:12
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Sfavore? Jun 6, 2006

Sono stata 7 anni a Ginevra e due a Basilea e per me, invece, è stata un'esperienza bellissima. Mi sono fatta tantissimi amici sia all'ETI che fuori dall'ETI, alle facoltà di lettere, psicologia e linguistica. Ho avuto borse di studio e alla fine dell'ETI ho fatto uno stage alla Confederazione a Berna, poi ho trovato lavoro a Basilea presso una società che, a distanza di tredici anni, è ancora il mio principale cliente.
(Poi sono stata 4 anni a Stoccarda e quelli preferisco dimenticarli...)

Secondo me, però, devi scegliere se vuoi fare traduzione o interpretazione, perché sono due corsi - e due strade - molto diversi. Nei corsi di interpretazione come quello dell'ETI non si fa mai traduzione scritta e si imparano tecniche che non servono per la traduzione. Quindi pensaci bene.

Inoltre, dal punto di vista del mercato, il francese (ahimé, mi dispiace dirlo perché lo amo profondamente) offre sbocchi molto limitati. Mi risulta che all'UE, p.es., cerchino ormai soltanto le combinazioni con lingue 'esotiche'.
Come ti hanno detto sopra, per lavorare basta e avanza la combinazione DE-EN-IT soprattutto se hai un tedesco molto forte. Inoltre, se ricordo bene, l'ETI ti prepara per il mercato svizzero e l'UE ma non per il mercato italiano.

Buona fortuna
Lucia

[Edited at 2006-06-06 11:53]

[Edited at 2006-06-06 15:02]


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xxxErika IT  Identity Verified
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interpretazione Jun 6, 2006

Io sono orientata verso l'interpretazione. Farei la traduzione se non venissi accetata lì.
Sono preziosi consigli quelli che mi date, perché da sola non saprei da che parte girarmi.

Erika


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Laura Iovanna
Local time: 22:12
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vero ma... Jun 6, 2006

Lucia Cavalli wrote:

Sono stata 7 anni a Ginevra e due a Basilea e per me, invece, è stata un'esperienza bellissima. Mi sono fatta tantissimi amici sia all'ETI che fuori dall'ETI, alle facoltà di lettere, psicologia e linguistica. Ho avuto borse di studio e alla fine dell'ETI ho fatto uno stage alla Confederazione a Berna, poi ho trovato lavoro a Basilea presso una società che, a distanza di tredici anni, è ancora il mio principale cliente.
(Poi sono stata 4 anni a Stoccarda e quelli preferisco dimenticarli...)

Secondo me, però, devi scegliere se vuoi fare traduzione o interpretazione, perché sono due corsi - e due strade - molto diversi. Nei corsi di interpretazione come quello dell'ETI non si fa mai traduzione scritta e si imparano tecniche che non servono per la traduzione. Quindi pensaci bene.

Inoltre, dal punto di vista del mercato, il francese (ahimé, mi dispiace dirlo perché lo amo profondamente) offre sbocchi molto limitati. Mi risulta che all'UE, p.es., cerchino ormai soltanto le combinazioni con lingue 'esotiche'.
Come ti hanno detto sopra, per lavorare basta e avanza la combinazione DE-EN-IT soprattutto se hai un tedesco molto forte. Inoltre, se ricordo bene, l'ETI ti prepara per il mercato svizzero e l'UE ma non per il mercato italiano.

Buona fortuna
Lucia

[Edited at 2006-06-06 11:53]

[Edited at 2006-06-06 15:02]




E' vero quello che dici sull'UE e sulle lingue "esotiche". Io sono una di quelle che la lingua strana l'ha imparata solo per loro, non certo perchè mi serva sul mercato italiano! Però sulla scarsa importanza del francese avrei da obiettare... io non ce l'avevo quando sono arrivata a Bruxelles (e ancora non l'ho aggiunto officialmente). Sono arrivata lì fiera delle mie tre lingue (tra cui il ceco) e credimi la sua mancanza ha rapprensentato una lacuna non indifferente e mi ha tolto tante possibilità, dico sul serio. Ovviamente sto parlando solo a livello comunitario. Se devono scegliere tra due persone, di cui una senza il francese, stai sicura che scelgono l'altra! Mi è stato detto per es. nell'ultima selezione per un posto da temporaire come traduttrice: "beh, ottimo che hai il ceco... però ti manca il francese! con il ceco avremo sì e no un testo ogni tanto e con il francese si lavora tutti i giorni!". E alla fine, a parità di merito hanno scelto un'altra persona con il francese!
Più del 15/20% dei testi comunitari è in francese... il grosso lo fa l'inglese ovviamente e le altre lingue avranno tutte insieme il 10%! Quindi non lo sottovaluterei... almeno a livello comunitario. Se poi dia lavoro o meno sul mercato italiano, non mi pronuncio perchè non mi ci sono ancora buttata...
Se potessi tornare indietro di qualche anno, non esiterei a studiare francese all'università. Aggiungere una lingua mentre si lavora è molto difficile, o almeno per me lo è stato. Con il ceco non tantissimo perchè per un anno e mezzo mi sono dedicata solo a quello, ma con il francese ho avuto difficoltà perchè l'attività lavoriva l'avevo avviata e il tempo a disposizione era sempre troppo poco.
Concentrati sullo studio ora che ne hai la possibilità in un'ottima scuola (incrociamo le dita) perchè quando si lavora, nonostante i buoni propositi, è tutto più difficile

Facci sapere come andrà l'esame di ammissione!
Laura


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 22:12
Member (2004)
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Una precisazione Jun 11, 2006

Vorrei solo fare una precisazione. Per quanto riguarda l'interpretariato, per chi conosce lingue europee considerate "comuni" (inglese, francese, tedesco... per capirci) la Commissione Europea seleziona collaboratori esterni che abbiano 3 lingue passive a livelli altissimi. Voglio dire che non necessariamente si deve conoscere una lingua "esotica", ma in quel caso occorre conoscerne 3 e il livello deve essere davvero alto.

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xxxfanticla
Germany
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Germania e Interpretazione Jun 12, 2006

cara Kerika,

il tuo dilemma e le tue incertezze sono ben comprensibili. Io stesso mi sono trovato a suo tempo confrontato con una simile decisione (... e ho optato per una terza soluzione). Sono dell'opinione che non sia di fondamentale importanza il paese in cui trascorrerai questi (meravigliosi!) anni per raggiungere il tuo traguardo. In fin dei conti la Svizzera, la Francia o la Germania sono proprio dietro l'angolo! Più importante è forse la scelta di un istituto che possa soddisfare i tuoi bisogni sia perchè di comprovata qualità, sia perchè caratterizzato da un'offerta didattica "su misura".

Germania e Interpretazione. Fino a poco tempo fa (ma credo che la situazione non sia cambiata) non era prevista la possibilità di laurearsi in Germania in Interpretazione di Conferenze con l'italiano come 'Trägersprache'. Ciò significava dover interpretare tra due lingue straniere... e questo in un istituto che punta alla qualità è praticamente impossibile. Io personalmente ho trascorso diversi anni all'università di Germersheim (Magonza) e mi sono trovato benissimo, tantoché continuo ancora oggi a vivere e a lavorare in questa zona.

Sono comunque convinto che qualsiasi sia la tua decisione, non avrai fatto un errore se ti affiderai ad un istituto di "qualità".

Buona fortuna

Claudio


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xxxErika IT  Identity Verified
Switzerland
Local time: 22:12
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Germersheim Jun 12, 2006

Sì, conosco Germersheim perché sono qui da un anno (mentre scrivevo la tesi per la mia laurea in Italia). Infatti è una ottima università e proverò a fare il test di ammissione (ma non è sicuro che attivino il master per l'italiano). Per quanto riguarda le altre opzioni, ho cercato di considerare le migliori per la mia lingua: Ginevra e Zurigo.
Speriamo di combinare qualcosa. Intanto ti ringrazio!

Erika


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Laura Iovanna
Local time: 22:12
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sulla carta... Jun 12, 2006

Mariella Bonelli wrote:

Vorrei solo fare una precisazione. Per quanto riguarda l'interpretariato, per chi conosce lingue europee considerate "comuni" (inglese, francese, tedesco... per capirci) la Commissione Europea seleziona collaboratori esterni che abbiano 3 lingue passive a livelli altissimi. Voglio dire che non necessariamente si deve conoscere una lingua "esotica", ma in quel caso occorre conoscerne 3 e il livello deve essere davvero alto.


E' sicuramente vero quello che dici, almeno sulla carta. I requisiti sono tra lingue C di qualunque tipo esse siano. E' anche vero che per esempio con una combinazione comune inglese-francese e spagnolo è poco probabile che ti chiamino a fare il test! Ormai sono in molti, tra i colleghi che vi lavorano come funzionari, ad avermi detto che intendono portare a 4 il numero minimo di lingue per poter fare il test da freelance (oppure 3 lingue di cui una "esotica").
Come c'è crisi e sempre più concorrenza sul mercato italiano, anche lì la situazione non è differente. Quando studiavo a Trieste ci dicevano che ne bastavano 2 di lingue. In pochi anni la situazione è radicalmente cambiata... dopo laureata le mie 2 lingue non mi servivano a niente, almeno lì! C'è scritto ancora che il requisito è 3... possiamo stare sicuri che ben presto non saranno più sufficienti! Quindi chi sta per iscriversi, come in questo caso, ad un corso di interpretazione deve sapere comunque a cosa va incontro e anche in base a questo fare le proprie scelte... ovviamente partendo dal presupposto che l'UE possa essere il suo obiettivo...e magari non lo è affatto! Se qualcuno fosse stato più realista e sincero con me anni fa, a partire dall'Università, avrei fatto tante scelte diverse, di questo ne sono sicura al 100%.
Comunque siamo positivi! Ognuno troverà il suo angolino in questo strano mercato!


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xxxErika IT  Identity Verified
Switzerland
Local time: 22:12
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Lingua "esotica" Jun 12, 2006

Sì, avevo visto sulla pagina del Parlamento Europeo le richieste linguistiche, e sono proprio come hai detto tu. Certo è che quando uno ha già 3 lingue, e se ne deve aggiungere un'altra "esotica", non deve essere proprio un giochetto...mi pare un po' una corsa a rincorrere richieste del mercato. Evidentemente, però, bisogna proprio piegarsi a queste leggi del mercato.
Ho un amico che studia a Barcellona e gli hanno già detto che chi non ha una lingua "esotica" tanto vale che si metta a fare altro, o almeno scartare di poter lavorare per istituzioni, perché le combinazioni linguistiche offerte al momento sono troppo diffuse.
A questo punto uno spera in quell'angolino...
Che scelte diverse avresti fatto?


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 22:12
Member (2004)
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Io ho imparato una lezione Jun 12, 2006

Laura Iovanna wrote:

E' sicuramente vero quello che dici, almeno sulla carta. I requisiti sono tra lingue C di qualunque tipo esse siano. E' anche vero che per esempio con una combinazione comune inglese-francese e spagnolo è poco probabile che ti chiamino a fare il test!


Condivido il tuo discorso sulle crescenti difficoltà. So dire con certezza che richiedono 3 lingue "comuni", perché ho appena sostenuto la selezione. Una collega che portava il ceco ha dovuto aggiungerne soltanto una. Sono rimasta molto colpita dal livello richiesto. Vi dico solo che una delle prove sarebbe sicuramente stata considerata meritevole almeno dove io ho fatto il master in interpretazione, ma ha subìto non poche critiche dai giudici della Commissione Europea. Questo, oltre ad avermi un po' scoraggiata, mi ha fatto molto riflettere sul livello considerato buono in Italia e quello atteso dalle istituzioni europee. Inutile dire che la selezione non l'ho passata, ma la lezione l'ho imparata. Anch'io, come dice Laura, attualmente farei delle scelte diverse per la mia formazione, ma vi assicuro che per raggiungere il livello richeisto non è sufficiente lavorare regolarmente come interprete e aver passato tutti gli esami all'università e master. Gli istituti italiani che ho conosciuto io non sarebbero probabilmente in grado di prepararmi per questi test. Ma io ho studiato a Torino, non a Trieste, per cui non posso certo giudicare a livello assoluto. Volevo solo condividere con voi questa triste constatazione che ho imparato sulla mia pelle.


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Laura Iovanna
Local time: 22:12
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rieccomi Jun 12, 2006

Rispondo contemporaneamente agli ultimi due interventi.
Per quanto riguarda le scelte passate su cui vorrei tornare indietro, mi ricollego al discorso che avevo iniziato qualche giorno fa sul francese. Io provenivo da un liceo scientifico non sperimentale, quindi avevo studiato sì e no inglese e anche male. Quando ho superato l'esame di ammissione a Trieste mi sono trovata di fronte alla scelta della seconda ed eventuale terza lingua. Tutti mi sconsigliarono di iniziare due lingue ex novo in quel di Trieste... dicevano che non ce l'avrei mai fatta o se sì, dovevo preventivare 10 anni per laurearmi! Siccome un po' testarda lo ero, cominciai dal primo anno con lo spagnolo e il tedesco (oltre all'inglese). Con lo spagnolo andai avanti senza problemi, grazie a professori che reputo eccezionali e grazie al fatto che il corso iniziava da zero! Con il tedesco il discorso fu diverso... non era un corso per principianti e nessuno stava certo a pensare alle esigenze di una che sapeva a malapena l'alfabeto! Mi fecero desistere insomma. E quindi ho portato avanti le 2 lingue senza problemi laureandomi nei 4 anni previsti. Mentre preparavo la tesi avevo più tempo libero e decisi di seguire il corso di francese del primo anno. Anche in questo caso mi fecero lasciar perdere per motivi puramente burocratici.
In sintesi negli anni universitari credo di essermi troppo concentrata sul finire presto e inserirmi nel mondo del lavoro quanto prima. Niente di più sbagliato, alla luce delle scelte che ho compiuto dopo.
Se mi fossi decisa prima per esempio a studiare francese o se non avessi lasciato il tedesco o se mi fossi iscritta a uno dei corsi "esotici" che la nostra facoltà avviò in quegli anni, non mi sarei trovata a farlo ora mentre sono sempre presa dal lavoro e di tempo ne ho poco davvero. Non sarei dovuta scappare a Praga per 2 anni pur di aggiungere una lingua "esotica". Se avessi avuto già tre lingue forti, il ceco avrei sicuramente provato ad aggiungerlo, ma sarebbe stato solo un qualcosa in più rispetto al requisito minimo delle Istituzioni. Mi spiego meglio. Anche io ho provato il test per le istituzioni presentandomi con EN-ES e ceco. Ebbene ai signori della Commissione non importava assolutamente del mio livello nelle prime due lingue, ma solo del ceco... se non superavo la prova con il ceco il giudizio sarebbe stato comunque negativo perchè EN e ES da sole non bastavano. E così mi hanno fatto iniziare con una bella simultanea tecnica dal ceco, per me non fattibile neanche in condizioni normali, figuriamoci sotto stress... ed è finito tutto così. Impossibile andare avanti... mi hanno però detto che se avessi avuto un'altra lingua "normale" il test lo avrei portato a termine e, se positivo, la mia candidatura sarebbe stata maggiormente tenuta in considerazione perchè avevo una lingua molto interessante (il ceco) a portata di mano.
Ecco perchè insisto con te Kerika a prediligere le 3 lingue. Il mercato è diventato sempre più esigente. Fintanto che hai la possibilità di studiare, fallo e impegnati a fondo. E' lì che ti crei le basi per il tuo futuro! E' vero che nessuna università, neanche la mia, ti preparerà mai a dovere per superare i duri ostacoli della nostra professione, ma cerca di prendere il massimo da quello che ti può offrire. E poi imparerai molto altro sulle tue spalle, proprio come è successo a me e Mariella! Se puoi evitare di correre dietro alle richieste del mercato e trovarti in una posizione "avvantaggiata" quando ci entrerai, è tutto di guadagnato!
Non voglio sembrare una donna vissuta che vuole dare lezioni di vita, tutt'altro. Ho 29 anni, ho fatto tante cose finora e mi sono tolta una marea di soddisfazioni, tutte all'estero e molto poche in italia. Ma ogni giorno che passa, al primo ostacolo che incontro, mi viene da mangiarmi le mani e dirmi: "Ah, se avessi fatto questo, ah se mi fossi informata meglio delle richieste del mercato... ecc ecc.". Tutto qui. Io mi sono trovata a rincorrrere tutto il tempo le richieste del mercato e quando mi sembrava di soddisfarle già era troppo tardi... E così a breve tenterò di nuovo il test a Bruxelles dove mi esercito di tanto in tanto nel corso delle riunioni del Parlamento e della Commissione proponendomi anche con il francese e facendo in modo che la presenza del ceco, che non sarà mai una lingua facile per nessuno, non sia così decisivo per il mio giudizio, ma solo una carta in più da giocarsi. E così ho raccontato un po' la mia vita in quattro righe... torno a lavoro, visto che stasera gioca l'Italia e ho intenzione di spegnere il pc improrogabilmente alle 8!


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xxxErika IT  Identity Verified
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Local time: 22:12
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esame di ammissione Jul 25, 2006

Giusto due righe per ringraziarvi ancora dei vostri commenti e per dirvi che alla fine ho passato anche l'orale di interpretariato a Ginevra. Manca solo l'esame di francese per l'università ad ottobre, poi è ufficiale. Continuiamo ad incrociare le dita...
Un saluto a tutti

Erika


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