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L'INPS non mi riconosce come libero professionista
Thread poster: Befanetta81

Befanetta81
Italy
Member (2007)
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Jul 10, 2007

......ma come commerciante! Me lo ha detto il mio commercialista. L'anno scorso mi hanno fatto pagare soltanto il 4% sull'utile dal momento che non sapevano dove piazzarmi. Ma vi pare normale? Se l'Inps non mi riconosce in qualità di libero professionista non mi fanno pagare il 23% sul fatturato ma 2.800EUR annui (se non erro il commercialista ha menzionato tale cifra al telefono!) rateizzati in 4 soluzioni trimestrali - indipendentemente dal fatturato. Per favore qualcuno può aiutarmi indicandomi qualche documento, legge o qualsiasi altra cosa da poter portare all'Inps? Se devo pagare le 4 rate posso chiudere bottega!!!!!!

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Tommaso Benzi  Identity Verified
Dominican Republic
Local time: 12:54
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professionisti Jul 10, 2007

Ciao,
dovresti dire al tuo commercialista di informarsi meglio. Io e tantissimi colleghi siamo regolarmente iscritti come professionisti. Non vedo come un traduttore freelance possa essere considerato un imprenditore, a meno che non gestisca un'agenzia.

Tommaso

......ma come commerciante! Me lo ha detto il mio commercialista. L'anno scorso mi hanno fatto pagare soltanto il 4% sull'utile dal momento che non sapevano dove piazzarmi. Ma vi pare normale? Se l'Inps non mi riconosce in qualità di libero professionista non mi fanno pagare il 23% sul fatturato ma 2.800EUR annui (se non erro il commercialista ha menzionato tale cifra al telefono!) rateizzati in 4 soluzioni trimestrali - indipendentemente dal fatturato. Per favore qualcuno può aiutarmi indicandomi qualche documento, legge o qualsiasi altra cosa da poter portare all'Inps? Se devo pagare le 4 rate posso chiudere bottega!!!!!! [/quote]


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Befanetta81
Italy
Member (2007)
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Il commercialista lo sa Jul 10, 2007

è l'Inps che si oppone a voler afferrare il discorso....

PS: non sono un'agenzia


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Agnès Levillayer
Italy
Local time: 18:54
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Gestione separata lavoratori autonomi Jul 10, 2007

I traduttori si dedevono iscrivere alla "Gestione separata" e il nostro codice di attività è il n°15 come puoi vedere da questo allegato

www.unipv.it/webstip/SC04_ISCRIZIONE_GS.pdf

Ecco le aliquote
http://www.inps.it/Doc/TuttoInps/Contributi/Il_contributo_per_la_Gestione_separata/index.htm


Mi sa che andrai a pagare ben di più di € 2800/annui...


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Silvia Carmignani  Identity Verified
Italy
Local time: 18:54
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Iscrizione come impresa Jul 10, 2007

Evidentemente la tua commercialista al momento dell'apertura della Partita Iva ti ha fatto iscrivere al Registro delle Imprese tenuto dalla camera di commercio come impresa (ditta individuale). Molti traduttori freelance sono iscritti come impresa. Si tratta di valutare la convenienza soprattutto da un punto di vista previdenziale.

In questo caso infatti per l'INPS si paga un forfait minimo di 700€ a trimestre con integrazione se superi un certo scaglione di reddito (30.000€ o 40.000€ non ricordo).

Inoltre c'è una spesa di iscrizione annuale che dovrebbe aggirarsi sui 90€.

Da un punto di vista contabile non sei in regime di cassa bensì di competenza. Nell’Unico non devi compilare il quadro RE ma il quadro RG. Negli Studi di Settore il quadro F e non il quadro G ecc….

Insomma cambiano un po' di cose e non è da escluderne la convenienza, ma non lo consiglerei all'inizio di un'attività


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Befanetta81
Italy
Member (2007)
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Infatti! Jul 10, 2007

Mi pare che devo pagare oltre 3000EUR solo per l'Inps... calcolando il 23% e qualcosa....

Non so, mi sto troppo demoralizzando e mi trovo di fronte ad un bivio: continuare o chiudere la P.IVA

Ma voi non avete difficoltà a pagare tutte queste cose?


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Christel Zipfel  Identity Verified
Italy
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Propongo di migrare tutti nella categoria dei commercianti Jul 10, 2007

Silvia Carmignani wrote:

Si tratta di valutare la convenienza soprattutto da un punto di vista previdenziale.



Nel senso che prendono di più i commercianti? Certo, peggio di quello che spetta a noi non può essere di sicuro, e poi, volete mettere la convenienza: pagare 2.800 Euro indipendentemente da quello che si guadagna? Cioè un commerciante, che guadagni 7.000 Euro (quelli dichiarati) o 100.000, paga sempre quella cifra lì? Mi sembra di sognare... Anche se il tetto fosse di 30.000 o 40.000, come ha scritto Silvia, sottoscriverei subito, mi sembra infatti moooolto conveniente!
Ho l'atroce sospetto che noi con i nostri salati contributi sovvenzioniamo altri rami di gestione dell'INPS, e a noi poi rimangono le briciole

Comunque, il tuo commercialista ha sbagliato di sicuro e si potrà rimediare, queste mie sono semplicemente considerazioni molto amare a margine. Mi sa tanto che ti conviene pagare quella cifra lì, se è possibile, sarà tutto di guadagnato!

E poi, ragazzi, fateVi una previdenza supplementare per tempo! Perché con quello che ci passerà l'INPS non si potrà vivere di sicuro!

http://www.proz.com/topic/61538



[Bearbeitet am 2007-07-10 19:47]


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Luca Tutino  Identity Verified
Italy
Local time: 18:54
Member (2002)
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A me l'INPS impone di pagare 8000 euro per essere stato disoccupato... Jul 10, 2007

Anni fa, portata la residenza in Italia dopo la vendita della multinazionale per cui lavoravo e la chiusura del mio dipartimento, ho cercato di avere un finanziamento europeo riservato ai disoccupati (DL 185/2000), per avviare un'agenzia come "microimpresa" in Italia.

Non l'avessi mai fatto: ora secondo l'INPS la procedura del finanziamento, che imponeva la creazione di una società di persone senza avvio di attività e il mantenimento del requisito di disoccupazione fino alla delibera del finanziamento mi costa 8.000 euro (oltre alle spese notarili di apertura e chiusura) per non avere pagato i contributi durante l'anno e mezzo di inattività che è trascorso mentre la società competente del Ministero del tesoro si decideva a non assegnarmi il finanziamento... (con una scusa opportuna, giacché nel frattempo i miei preventivi e piani erano divenuti inattuali).

Apparentemente, secondo l'INPS, in quel periodo ero un commerciante, sia pure disoccupato, e quindi dovevo pagare! E' un'assurdità, e ovviamente ho fatto ricorso. Ma non ho potuto trovare un avvocato, un esperto, un ombudsman o altro in grado di darmi un barlume di speranza, e temo che il ricorso, cui suoi ritardi, genererà solo qualche altro migliaio di euro di ammende.


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Mara Concas  Identity Verified
Italy
Local time: 18:54
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INPS e traduttori Jul 10, 2007

Ciao,
che io sappia l'attività di traduttore non è assimilabile alla gestione commercianti, a meno che non la si eserciti in forma di impresa e non si risulti iscritti al REA: il traduttore è un libero professionista e come tale non è obbligato ad iscriversi nei ruoli della Camera di Commercio. Copio e incollo dal sito dell'AITI:


Iscrizione nei ruoli delle CCIAA
La circolare del Ministero dell'Industria N. 3407/C del 9 Gennaio 1997 dichiara esplicitamente che:

... omissis ..."nel REA non sono iscritte persone fisiche esercenti professioni "non protette" (pranoterapeuti, consulenti finanziari e tributari, traduttori, ecc.) a meno che non le esercitino in forma di impresa (art. 2238 C.C.)".

A questo si aggiunga che all'attività di traduzione e interpretariato si applica il comma 1 dell'art. 49 del Testo Unico sulle Imposte Dirette DPR 22.12.1986 n. 917 trattandosi appunto di attività professionale e non di terziario e quindi, in assenza di giurisprudenza contraria in materia, l'attività di traduttore e interprete è soggetta solo alla gestione separata dell'INPS relativa al contributo obbligatorio del 10% e non è assimilabile alla gestione commercianti.

Per quanti avessero ricevuto comunicazione di iscrizione d'ufficio alla gestione commercianti da parte dell'INPS, è disponibile un facsimile di domanda di cancellazione.


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Befanetta81
Italy
Member (2007)
Italian to German
+ ...
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Quale intendi Christel? Jul 10, 2007

[quote]Christel Zipfel wrote:

Mi sa tanto che ti conviene pagare quella cifra lì, se è possibile, sarà tutto di guadagnato!

???


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Catherine Bolton  Identity Verified
Local time: 18:54
Member (2002)
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+ ...
A me è successo la stessa cosa Jul 11, 2007

Qualche anno fa, pure a me l'INPS ha deciso che ero commerciante (sono in provincia di Perugia). Per circa 3 anni la mia commercialista si recava presso il loro ufficio regolarmente con documentazione, ecc. ecc. ma niente da fare.
Poi ad un certo punto, lei mi ha telefonato per dirmi "sono riuscita a farli capire che sei libera professionista". Buono, no? Ma il fatto è che per questo ERRORE DELL'INPS nella successiva dichiarazione dei redditi ho dovuto INTEGRARE tutta la differenza che avrei pagato se fossi stata considerata libera professionista sin dall'inizio. Insomma, in 5 rate mensili mi sono trovata a pagare più di 10 mila euro, oltre a quanto dovevo di IRPEF. Un vero incubo.
Se vuoi, scrivimi privatamente e magari possiamo mettere in contatto i nostri rispettivi commercialisti.
Catherine


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Joris Bogaert  Identity Verified
Italy
Local time: 18:54
Italian to Dutch
+ ...
Lavoratori autonomi e parasubordinati Jul 11, 2007

In merito a quanto detto sopra, ne approfitto per confrontarmi con voi riguardo alla mia iscrizione INPS, dato che ho trasferito la mia attività dall'estero all'Italia all'inizio del 2007. Così, mi sono trovato all'INPS e dopo aver compilato un modulo d'iscrizione (non mi ricordo se era 'gestione separata' o meno) mi hanno rilasciato un documento "Ricevuta di Protocollo", con la sottovoce "Domanda iscrizione attività art. 2 L. 335/95" - classificazione: Aziende lavoratori parasubordinati L. 335/95.

Non essendo molto familiare con l'amministrazione INPS, vi chiedo se il presente documento è l'esito di una procedura consueta. Pensavo di potermi affidare alle competenze in materia dell'amministrazione pubblica, ma a quanto pare non è sempre una buonissima idea...

Grazie!

[Bijgewerkt op 2007-07-11 09:25]

[Bijgewerkt op 2007-07-11 09:25]


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 18:54
Member (2006)
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E' per questo che alcuni di noi insistono tanto sulle tariffe... Jul 11, 2007

Befanetta81 wrote:

(...) Ma voi non avete difficoltà a pagare tutte queste cose?




Quando periodicamente alcuni di noi risollevano le polemiche sul livello delle tariffe proposte e/o accettate, una delle motivazioni che ci spinge è proprio l'integrazione di quanto dobbiamo pagare - tra tasse e contributi previdenziali - sulla remunerazione che riceviamo.

Dal momento che le imposte e i contributi previdenziali costituiscono un dato di fatto incontrovertibile, e non una variabile opzionale, il calcolo di quanto chiediamo come tariffa deve integrare questi importi fin dall'inizio.

E' come dire che la variabile aleatoria delle tariffe che proponiamo può tenere conto solamente degli "extra", intendendo da un lato le spese necessarie (tipo vitto, alloggio, abbigliamento di base, spese minime per i figli, salute, etc.) e dall'altro le spese "accessorie" (vacanze, abbigliamento in più, cultura, tempo libero in genere, spese per migliorare la nostra professionalità, etc.).

Non è facile, ma con il tempo si riesce, lavorando a tariffe serie e in maniera professionale, a calibrare il tutto. Senza però allargarsi troppo sulle cosiddette spese "accessorie".

Chiudere la partita IVA, se il lavoro di traduzione costituisce la tua professione abituale, non rappresenta una soluzione. A meno che non decidi di lavorare in nero.

In bocca al lupo!


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Valentina_D  Identity Verified
Local time: 18:54
Member
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+ ...
mi pare normale Jul 11, 2007

Ora non saprei riportare qui le cifre esatte che ho pagato io lo scorso anno, ma quella che indichi sinceramente mi sembra una cifra 'normale' (e anzi sono d'accordo con chi ha scritto che forse pagherai pure di più).
Buttati nel calderone di tutto quello che si paga complessivamente (svariate migliaia di euro - chiaramente in base al proprio reddito), 3000 euro non mi spaventano poi più di tanto...

Befanetta81 wrote:

Mi pare che devo pagare oltre 3000EUR solo per l'Inps... calcolando il 23% e qualcosa....



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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 13:54
Member (2001)
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Facendo i conti... siamo alle solite Jul 11, 2007

Francesca Pesce wrote:
...
Dal momento che le imposte e i contributi previdenziali costituiscono un dato di fatto incontrovertibile, e non una variabile opzionale, il calcolo di quanto chiediamo come tariffa deve integrare questi importi fin dall'inizio.
...


Esatto! Tempo fa, quando abbiamo discusso del carico di tasse e contributi, lo abbiamo valutato intorno al 45%-50%.
Con il 23% di Irpef, e il 23% di Inps siamo già al 46%, ci sono delle detrazioni, ma ci sono anche altre tasse e balzelli minori, per chi ha la casa c'é l'ICI, e ci sono naturalmente le spese dirette per lavorare (hardware, software, cancelleria, benzina, telefono, ecc.).

Se arrotondiamo le tasse e le detrazioni a un 40% (plausibile come ordine di grandezza, anche se variabile per ogni situazione individuale), e se arrotondiamo le altre spese, tutte insieme, a un 10% (un valore molto basso, siamo fortunati!), possiamo dire che di tutto quello che incassiamo ci rimane in tasca, spendibile, forse il 50%.

Ragazzi, sono discorsi che abbiamo fatto molte volte, ma Francesca ha messo il dito sul punto dolente. Le tariffe devono tener conto delle nostre esigenze per vivere (affitto o mutuo, cibo, abbigliamento, ma anche cinema, libri, aggiornamento culturale, ecc.).

Se facciamo quattro calcoli e supponiamo di lavorare 20 giorni al mese, producendo 2000 parole nette al giorno (finite, riviste e di qualità pronta alla consegna) abbiamo un limite di 40.000 parole al mese.
Qualche mese si può anche produrre di più, ma altri mesi non arriva lavoro continuo, quindi una media di 40.000 parole è ragionevole per chi ha un po' di clienti regolari.

Per chi lavora a cartelle, si tratta di circa 180 cartelle al mese, 9 cartelle per giorno lavorativo e per 20 giorni, in media.

* * *
Facendo quattro conti, con una tariffa di 9 centesimi a parola, si fatturano 3600 euro lordi, che diventano circa 1800 al netto da tasse e costi di produzione.

Per chi lavora a cartelle, 180 cartelle a 20 euro danno le stesse cifre.

* * *

Come possiamo vedere, si tratta di cifre lontanissime dall'offerta del mercato italiano. La maggior parte dei clienti italiani non pagano 9 centesimi a parola, o 20 euro a cartella, forzando la maggioranza dei traduttori in una o più delle seguenti situazioni:

  • vivere in situazione di semi-povertà o di costante emergenza
  • produrre un volume di traduzioni molto superiore per sopperire alle tariffe basse, ammazzandosi di lavoro per un prodotto scadente o di qualità dubbia
  • lavorare solo per clienti esteri a tariffe migliori
  • trascurare l'aggiornamento tecnico e culturale


    Notare che le tariffe indicative che ho indicato sono, di fatto, tariffe minime per la sopravvivenza a livelli dignitosi, e che da questo fatturato dobbiamo anche ricavare le risorse finanziarie per un futuro sereno (pensione integrativa) o il margine per sopravvivere in caso di impedimento al lavoro, una malattia che ci impedisce di lavorare, imprevisti, ecc.

    Questi sono conti che non lasciano molto margine alla fantasia. Chi lavora a meno di 9 centesimi a parola, o 20 euro a cartella, si sta preparando a un futuro di guai. Eppure vedo in giro colleghi che accettano lavori per la metà o molto meno della metà delle tariffe minime decenti indicate...
    Mi domando, si tratta di incoscienti oppure di autolesionisti?

    ciao
    Gianfranco

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