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Fattura o contratto a progetto?
Thread poster: bologna

bologna
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Oct 16, 2007

Buonasera,

avrei bisogno di un vostro consiglio "fiscale".
Lavoro con partita IVA (regime agevolato) da qualche tempo per traduzioni e corsi di francese....
In quest' ultimo periodo, la scuola di lingue con la quale collaboro di più mi ha proposto un contratto a progetto.

Cosa significa? In poche parole, mi conviene di più essere pagata col contratto invece che con fattura? Devo comunque rilasciare fattura? In ogni caso, non potrei chiudere la partita iva..

Cosa ne pensate?
Grazie per i vostri consigli


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 02:14
Member (2001)
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Dipende dal tipo di collaborazione che ti hanno proposto Oct 16, 2007

bologna wrote:
...
In quest' ultimo periodo, la scuola di lingue con la quale collaboro di più mi ha proposto un contratto a progetto.

Cosa significa? In poche parole, mi conviene di più essere pagata col contratto invece che con fattura? Devo comunque rilasciare fattura? In ogni caso, non potrei chiudere la partita iva..
...


Non credo di poter aiutare molto, non avendo informazioni precise sul tuo caso, ma ti consiglierei in prima battuta di chiarire con questa organizzazione se il "contratto a progetto" è una collaborazione inquadrata come un "lavoro dipendente" oppure una collaborazione a termine, per la durata di un progetto specifico.

Nel primo caso riceverai busta paga e contributi versati dal datore di lavoro, nel secondo caso si tratta di un pagamento a forfait, pattuito per settimana, o mensile, o altro periodo, ma dovrai fatturare normalmente gli importi pattuiti per contratto.

Un'altra cosa importante. Verifica per conto tuo, a prescindere da quanto dicono loro, consultando altre fonti informate e indipendenti (commercialista, sindacato, agenzia del lavoro, ecc.) se si tratta di un lavoro effettiva da dipendente mascherato da lavoro autonomo, oppure una situazione ben chiara, da dipendente-regolare oppure da autonomo-regolare.

In caso di lavori dipendenti fatti figurare come lavoro autonomo sono guai grossi in caso di ispezione INPS, anche a distanza di tempo, ma soprattutto sono guai per il datore di lavoro più che il lavoratore (evasione dei contributi, sanzionata con multe esorbitanti).

Il lavoro autonomo non sempre, in alcune situazione, può essere distinto da quello dipendente. Molto spesso vengon create situazioni molto al limite tra i due. La distinzione avviene principalmente in base al fatto che gli autonomi posseggono gli strumenti per la produzione del proprio prodotto o servizio e hanno notevole autonomia nelle modalità di esecuzione, sia pure sulla base delle specifiche del cliente, anche se non necessariamente lavorano in un locale proprio.
Il lavoro del dipendente è soggetto alla supervisione e a istruzioni minute sulle modalità, i tempi di inizio e fine lavoro, e in ogni fase di esecuzione, viene svolto con attrezzature di proprietà del datore di lavoro e, prevalentemente, in locali messi a disposizione dal datore di lavoro.

Da questi dettagli, dipende se dovrai emettere fattura e/o se potrai o vorrai mantenere la partita IVA o se decidi di chiuderla.


ciao
Gianfranco




[Edited at 2007-10-16 19:35]


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Luisa Fiorini  Identity Verified
Italy
Local time: 07:14
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Solo un piccolo consiglio Oct 16, 2007

Non chiudere la partita iva per poi accettare un contratto a progetto, non ne vale la pena.

Ciao!

[Modificato alle 2007-10-16 18:57]


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 07:14
Member (2006)
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Dipende dalle condizioni Oct 17, 2007

Credo che tutto dipenda dalle condizioni che ti propongono, i.e. da quanto sono disposti a pagare. I contratti a progetto sono la forma di lavoro che ha sostituito i co.co.co (e quindi sono lavori autonomi, non di lavoro dipendente, anche se viene aperta una specie di busta-paga) e sono piuttosto ben regolamentati. Non è prevista l'emissione di una fattura. Il contratto prevede un XX di "stipendio" mensile, in genere, che ti viene pagato con cadenza regolare.

E' possibile avere partita IVA e un contratto a progetto in corso, ma temo che sorgano problemi se riguardano la stessa tipologia di lavoro. Parlane comunque con il commercialista.

Molto spesso le collaborazioni continuative con insegnanti sono proposte nella forma dei contratti a progetto, quindi non mi sembra insolito; e inoltre i contratti a progetto (ma qualsiasi altra forma lavorativa, in realtà) sono meno onerosi per il lavoratore/lavoratrice. In questo caso, il committente paga buona parte dei contributi INPS, ad esempio, e il reddito del contratto a progetto non è soggetto all'IRAP
.
Però io non sono molto ferrata sulle "nuove" forme lavorative: né sui contratti a progetto né sul regime IVA agevolato. Quindi la mia è solo un'impressione.

Tutto comunque dipende dal quantum. Se il committente ha un tetto di spesa (che comprende tutti gli oneri) a occhio conviene il contratto a progetto. Fortunatamente i contributi INPS relativi finiscono tutti nella stessa gestione separata, quindi almeno non vanno completamente sprecati.


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Luisa Fiorini  Identity Verified
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Co.Co.Pro. Oct 17, 2007

Francesca Pesce wrote:

I contratti a progetto sono la forma di lavoro che ha sostituito i co.co.co (e quindi sono lavori autonomi, non di lavoro dipendente, anche se viene aperta una specie di busta-paga) e sono piuttosto ben regolamentati.


Non è proprio così nella realtà. La mia esperienza, seppur brevissima, e quella di numerosi amici mi ha confermato il contrario. Il datore di lavoro ti dà degli orari che tu devi rispettare come farebbe un qualsiasi dipendente a tempo indeterminato. Se ti va bene ok, sennò quella è la porta e te ne puoi andare, perchè "tanto ce ne sono altri 1000 che cercano un posto di lavoro, quindi o tu o un altro non fa differenza".

Francesca Pesce wrote:
sono meno onerosi per il lavoratore/lavoratrice.


Sono meno onerosi per il datore di lavoro più che per il lavoratore.


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 07:14
Member (2006)
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La mia analisi era circoscritta a questi casi Oct 17, 2007

Luisa, sono d'accordissimo con te sull'uso e soprattutto abuso che si fa dei contratti "flessibili" (leggi "precari"). La situazione è proprio quella che descrivi tu e anche io conosco molte persone in quella condizione.

Qui però non si sta discutendo delle virtù o delle pecche di queste forme lavorative in termini generali, né del costo rispetto al lavoro dipendente (è vero che con i contratti a progetto le imprese evitano di assumere personale con i relativi costi connessi).

Nel caso di Bologna (non la città), non mi sembrava fosse interessata ad una assunzione, né che si senta sfruttata dal committente.

La scuola, con cui già collabora, le ha proposto un contratto a progetto anziché farle fatturare volta per volta. Immagino che le condizioni di lavoro siano già state sperimentate in passato e non subirebbero modifiche solo per la formalizzazione di un accordo di più lunga durata.

Immagino che la scuola si sia già fatta i conti, e quindi al suo posto l'elemento principale è capire cosa le propongono in termini quantitativi. Di solito le due varianti sono:
a) il committente ha un tetto massimo (in genere uguale a quello sborsato prima con la partita IVA) e non intende superarlo, tutto compreso, quindi bologna si dovrebbe far fare i calcoli di quanto andrebbe a prendere al netto dei contributi ma al loro dell'IRPEF;
b) il committente (più gentile) le garantisce che riceverà, una volta tolti i contributi, la stessa cifra che prendeva prima (e non sa che noi paghiamo i contributi INPS al 23%). In questo caso, secondo le mie informazioni, ci guadagna parecchio con questo sistema.

Sempre che il commercialista le confermi che sia fattibile.


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Luisa Fiorini  Identity Verified
Italy
Local time: 07:14
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Sì, in questo caso sì Oct 17, 2007

Francesca Pesce wrote:

b) il committente (più gentile) le garantisce che riceverà, una volta tolti i contributi, la stessa cifra che prendeva prima (e non sa che noi paghiamo i contributi INPS al 23%). In questo caso, secondo le mie informazioni, ci guadagna parecchio con questo sistema.

Sempre che il commercialista le confermi che sia fattibile.


In questo caso conviene sicuramente accettare il contratto e sperare che sia "compatibile" con la Partita Iva. In caso contrario consiglio veramente a Bologna di non chiudere la partita iva per un cocopro: forse è possibile trovare soluzioni alternative per avviare comunque la collaborazione.


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