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Consigli su impostazione attività
Thread poster: Elisa Comito

Elisa Comito  Identity Verified
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Feb 26, 2008

Ciao,

essendo specializzata in campo scientifico-agronomico (sono anche perito agrario) vorrei impostare un’attività di traduzione mirata e allo scopo sto anche creando un sito internet. Mi farebbe piacere avere dei consigli che mi aiutino a definire le modalità organizzative. Penso a una piccola realtà altamente specializzata, per motivi non solo economici ma anche di interesse personale. Non mi interessa fare concorrenza alle agenzie offrendo traduzioni in tante lingue o trasformarmi da traduttrice in intermediatrice. Desidero seguire personalmente il lavoro e crearmi una clientela con cui costruire un rapporto di fiducia.
Traducendo dall’inglese, dal francese e dal romeno mi rivolgerei, oltre che a clienti italiani, a committenti residenti nei paesi dove si parlano queste lingue. Per quanto riguarda i clienti stranieri non vedo problemi a far comprendere loro che traduco solo verso l’italiano. Ma sicuramente i clienti italiani mi chiederanno (come già è avvenuto) anche traduzioni verso le lingue passive, soprattutto verso l’inglese, e penso che sarebbe preferibile soddisfarli personalmente anziché “costringerli” a cercare altrove. Per “soddisfarli personalmente” intendo dire cercare personalmente il collega cui dare il lavoro. Già in passato l’ho fatto occasionalmente, per il futuro si tratterebbe di instaurare una collaborazione regolare. Ora, a parte il tempo necessario per trovare colleghi esperti e affidabili, mi chiedo come sarebbe meglio impostare il rapporto. Non si tratta tanto di valutare se e quanto margine prendere sui loro lavori (anche su questo i consigli saranno graditi ma sarei orientata a mantenerlo al minimo, pur considerando la necessità di una supervisione, soprattutto all’inizio) ma di come restare il punto di riferimento per i clienti. In pratica vorrei evitare, dopo tutti gli sforzi fatti per acquisirli, che dandogli il nominativo di un collega inglese o francese questo magari un domani li indirizzasse, per le traduzioni in italiano, verso un collega italiano di cui è amico, o mi mettesse in altre situazioni spiacevoli. Vorrei anche evitare, visto l’andazzo del mercato, di affidarmi a colleghi che applicassero tariffe troppo basse. Certo, l’ideale sarebbe avere un rapporto di fiducia col collega ma la fiducia si costruisce col tempo. So che le agenzie spesso risolvono non mettendo in contatto il traduttore col cliente ma, a parte ogni altra considerazione, per garantire un servizio di qualità è necessario dare il massimo numero di informazioni. Né vorrei passare il tempo a fare da tramite tra il collega e il cliente per dubbi e/o richieste. Perciò non vedo una facile soluzione e mi farebbe piacere conoscere l’esperienza di qualche collega che si fosse già trovato ad affrontare la questione, di chi ha già creato un gruppo di lavoro o si è specializzato in campi specifici. Al di là degli auspici teorici, vorrei sapere se la considera un’esperienza positiva o mi consiglia di lasciar perdere e offrire solo traduzioni in italiano.
Sarei inoltre grata se qualcuno avesse qualche modello di condizioni generali di incarico/contratti per i clienti in inglese, francese o romeno.
Naturalmente qualsiasi altra considerazione sarà gradita.

Grazie e buon lavoro a tutti.

Elisa


[Modificato alle 2008-02-26 17:09]


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Sei agenzia o collega? Feb 26, 2008

Cara Elisa,
come ho già detto qui su ProZ, ho creato vari gruppi di lavoro per i miei clienti (italiani che necessitano di traduzioni in varie lingue straniere) ma non ho mai voluto guadagnare sul lavoro dei miei colleghi. Ci sono vari motivi - a mio avviso buoni - per questo, che forse potresti prendere in considerazione:

1) in questo modo non divento un'agenzia e soprattutto non vengo conosciuto come uno che agisce come agenzia. Per dare un esempio di cosa significa questo: sabato avevo bisogno di un traduttore per un campo specializzato per l'inglese-italiano. I tempi erano abbastanza lunghi e quindi non ho dovuto mettere un annuncio su una lista. Ho quindi cercato un po' in giro e ho stilato un elenco di papabili. C'era uno che mi convinceva ma so che prende il lavoro dai suoi clienti e passa il lavoro - non il cliente - ad altri, prendendo una piccola percentuale lui. Non mi conviene passargli il mio cliente perché se lui avesse un lavoro italiano-inglese, vorrebbe da me un prezzo basso, in modo da guadagnare di più, oppure darebbe il lavoro a qualcuno che chiede meno di me. Quindi il mio ritorno in termini di mercato sarebbero minimi o nulli. Mi fido di questa persona, che conosco anche di persona, ma è anche vero che avrebbe interesse a portarmi via il cliente e anche questo va preso in considerazione. Ho quindi trovato qualcuno che mi ispira fiducia (sono andato a vedere il tipo di messaggio che scrive sulle liste e sui forum e ho visto il suo sito web), gli ho chiesto di fare un prezzo alto - un po' più alto del mio - e così gli ho dato il lavoro. E' stato contento e se va bene si ricorderà di me quando un suo cliente avrà bisogno di un lavoro nel mio campo da fare in inglese - ma anche se si dimentica, non è grave perché mi ha già reso un ottimo servizio: ha fatto capire al mio cliente che, almeno in confronto a lui (che in realtà è una lei), c'è gente che chiede più di me - e questo mi aiuterà ad aumentare la mia tariffa in futuro.
Se qualcuno passa il nome di un suo cliente a me, sa che non ho interesse a portarglielo via, sa che chiederò una tariffa più alta per aiutarlo ad aumentare il suo, e sa che io gli devo un favore. Se io sapessi anche tradurre, sarebbero ottimi motivi per darmi il suo cliente :- )
Solo la settimana scorsa mi ha contattato una nuova galleria. Ho chiesto come mai avevano il mio nome e mi hanno detto che veniva da un'interprete (se ho capito bene) che l'ha preso da una traduttrice con la quale ho formato un gruppo di lavoro molto tempo fa e che in tutti questi anni non mi ha mai passato un cliente. Ora l'ha fatto, anche se indirettamente, e io le sono grato. Avrebbe passato il mio nome se fungessi da agenzia? Non credo proprio - o almeno spero di no.

2) il guadagno che si può percepire usando questo metodo (quello di dire al collega di chiedere una cifra alta) può essere considerevole. Personalmente, sono riuscito in questo modo a salire di prezzo del 30% nel campo semi-specialistico anche partendo da tariffe di certo non basse. "Ma come? Pagate il giusto a lui e così poco a me??" Cosa vale di più: qualche spicciolo sul lavoro di un collega, che comunque non sarà in debito verso te, o dieci euro a cartella su ogni lavoro che produci?

3) se ai colleghi fai fatturare direttamente, non hai i problemi della burocrazia che inevitabilmente comporta la sottofornitura. Per me questo significa molto. Anzi, puoi fare l’esatto contrario di ciò che dici tu: puoi dire al collega: "guarda, io ti do il cliente a un ottimo prezzo ma tu tieni i contatti con lui e, se vuole un interlocutore unico, questo sarai tu". L’ho fatto e funziona benissimo almeno all'inizio anche se dopo no, perché poi il cliente inevitabilmente ti chiama direttamente per un lavoro che non va tradotto nelle altre lingue. Nel caso di alcuni clienti non mi ricordo neanche più chi lavora per loro, anche se fanno parte di un gruppo che ho creato io.

4) in un caso, un mio cliente - molto sporadico (tutti i giorni per un mese e poi niente per un anno) - non aveva il mio nome sottomano, o era qualcun altro nell'azienda che lo voleva, e non sapeva che ero io il loro fornitore. Ha quindi chiesto alla traduttrice francese, che mi ha rimesso in contatto con lui. Se ci fosse stato un rapporto di subfornitura fra me e lei, avrebbe fatto bene a dare il nome di qualcun altro.

5) non sei responsabile del lavoro dei tuoi colleghi. Qui il vantaggio è palese.

Dici:
"...i clienti italiani mi chiederanno (come già è avvenuto) anche traduzioni verso le lingue passive, soprattutto verso l’inglese, e penso che sarebbe preferibile soddisfarli personalmente anziché “costringerli” a cercare altrove"

Questo è sicuramente vero. Non devi mai far scappare un'occasione del genere. Sarebbe molto pericoloso, perché se il cliente trovasse per caso un'agenzia, questa cercherebbe di portare via anche il tuo lavoro.

Dici:
"Non si tratta tanto di valutare se e quanto margine prendere sui loro lavori [...] sarei orientata a mantenerlo al minimo"

Qui sbagli di grosso, a mio avviso. Se vuoi prendere un margine, prendi il massimo possibile senza compromettere la qualità. Perché lavorare per poco? Se hai perso tutti i vantaggi di lavorare come collega, almeno fai fruttare questa tua decisione.

Dici:
"vorrei evitare [che qualche] collega inglese o francese [...] magari un domani li indirizzasse, per le traduzioni in italiano, verso un collega italiano"

E' un rischio ma è poco probabile, a mio avviso, se lavori come collega e non come agenzia.

Dici:
"Vorrei anche evitare [...] di affidarmi a colleghi che applicassero tariffe troppo basse"

Perché? Se prendi un margine tu, ti conviene spremere i tuoi colleghi il più possibile. Basta che producano la qualità necessario. Solo se non prendi un margine ti conviene trovare chi ha la tariffa più alta della tua. E se tu puoi scegliere i traduttori migliori sul mercato, magari con tariffe più alte delle tue, allora sì che puoi presentarti some gruppo specialistico.

Dici:
"Certo, l’ideale sarebbe avere un rapporto di fiducia col collega ma la fiducia si costruisce col tempo"

Vero. Io normalmente scelgo i colleghi in base a quello che so di loro, in base alla reputazione che hanno nel settore, e in base a quello che scrivono e hanno scritto sulle liste o sui forum. Non credo di aver mai scelto male. Anzi.

Dici:
"vorrei sapere se la considera un’esperienza positiva"

Estremamente, nel mio caso. Di esperienze come proponi tu, però, ho sentito sia del bene che del male. Bene perché si ha l'impressione di proteggere il proprio mercato (nel caso di chi prende un margine minimo) e perché a fine anno si ha qualcosa in tasca (nel caso di chi prende il margine più grande). Ma anche male: se fatturi tu e qualcosa va storto con la traduzione di un tuo collega/fornitore, chi è responsabile nei confronti del tuo cliente? Tu. Anche legalmente. E sarai tu a pagare le conseguenze (quindi ti conviene prendere il margine massimo, come dicevo prima, e sperare che ti basti). L'ho visto succedere. E poi per un altro motivo: se opti per il margine massimo, dovrai scegliere chi chiede di meno. C'è quindi il rischio di trovare e consegnare una qualità minore e se questo dovesse succedere, indovina di chi danneggerà la reputazione? Tua, cara... La gente non si ricorderà che traduci solo in italiano e non in inglese o tedesco ma se tu consegni un lavoro fatto male, chi ti affiderà un altro? Se vengo a sapere che hai la reputazione di una che consegna lavori mediocri, io sicuramente no. Ho visto succedere anche questo.

Il tuo sistema ha senso, è vero, in un caso che non prendi in considerazione nel tuo messaggio: quando il/la collega ha la stessa tua combinazione e tu passi il lavoro perché ne hai troppo già sulla scrivania. Qui ha senso difenderti da chi ha veramente un motivo per portarti via il cliente e ha forse senso prendere tu il lavoro con un margine minimo. L'ho fatto (ma con margine zero) tenendo tutti i contatti io con il cliente e dando al collega, del quale non sapevo se fidarmi o meno, soltanto l'indirizzo per la fatturazione a lavoro finito. Mi è costato in termini di tempo ma almeno non ho perso il cliente a qualcun altro o a un'agenzia.

E' chiaro che la subfornitura può avere dei vantaggi, ma se fossi in te sceglierei di affrontarlo o come faccio io o come lo fa un'agenzia (pur non promettendo tutte le lingue del mondo, almeno all'inizio). Potrei sbagliarmi (se sarà interessante sentire altri pareri), ma quello che proponi tu mi sembra un compromesso che non sta tanto bene in piedi.

Qualche giorno fa ho scritto sul tariffometro qualcosa su come stabilire la propria politica dei prezzi, ma qui aggiungerei solo questo: se vuoi offrire un servizio specializzato puoi unicamente puntare sulla qualità (tariffe alte o altissime) e mai sul prezzo.

Detto tutto questo, penso che sia il caso di lasciarti guidare dal mercato anziché cercare di imporre troppo una linea tua. Fai come ha fatto ProZ: quando mi sono iscritto io, era per ogni tipo di professionista ma poi ha visto dove lo stava portando il mercato e giustamente si è adeguato ai soli traduttori. Fai altrettanto, con la stessa flessibilità e la stessa imprenditorialità, e vedrai che ti andrà bene.

ciao
Simon






[Edited at 2008-02-26 21:34]


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 16:02
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Grazie Feb 27, 2008

Ciao Simon,

innanzitutto grazie per tutto il tempo che mi hai dedicato. Sono sicura che il tuo intervento oltre che a me potrà essere utile ad altri colleghi.

Parto da una tua considerazione finale: "se vuoi offrire un servizio specializzato puoi unicamente puntare sulla qualità (tariffe alte o altissime) e mai sul prezzo."

Voglio appunto offrire un servizio specializzato sia perché posso farlo sia perché trovo deprimente una prospettiva di vita basata sul tirare a campare con lavori raffazzonati (non mi piacciono né i clienti che li chiedono né i colleghi che li offrono).

La mia richiesta se fosse meglio, nel caso di clienti che richiedono traduzioni in lingua straniera, gestire la cosa personalmente o affidarli direttamente a un colllega madrelingua (come tu suggerisci per le ottime ragioni che hai spiegato) nasceva soprattutto dal timore che, nel secondo caso, se il lavoro del collega non dovesse essere soddisfacente, la cosa potrebbe riflettersi su di me. Per esempio se tu consigliassi a un tuo cliente un traduttore in italiano o in un'altra lingua che poi si rivelasse mediocre, non pensi che ti farebbe una pubblicità negativa?
E' logico che farei il possibile per selezionare bene il collega ma nel mio caso il rischio sarebbe maggiore che nel tuo sia per la minore esperienza sia per il fatto che, vivendo in Italia, ovviamente conosco molti più traduttori verso l'italiano che verso le lingue straniere, sia - soprattutto - perché sono pochi, in qualsiasi paese, i colleghi che conoscono le scienze agrarie a un livello davvero approfondito. Questo non significa aver fatto alcune traduzioni nel settore ma conoscere il mondo che c'è dietro, avere dimestichezza con discipline e tematiche diverse, da quelle più prettamente scientifiche a quelle sociali (legate per esempio alla valorizzazione del turismo rurale e dei prodotti tipici del territorio), alla politica e alla legislazione comunitaria e nazionale nel campo ecc.
Come diceva poco tempo fa (non ricordo se su Przo o su Langit) una collega che si occupa di traduzione medica, la conoscenza del settore serve non tanto per avere una soluzione traduttiva preconfezionata per qualsiasi occasione, perché nessuno è un'enciclopedia e perché il settore è in continua evoluzione, ma per capire come cercare di volta in volta la soluzione più giusta.
Inoltre, soprattutto nel caso di piccoli produttori, è opportuno che il traduttore possa agire anche come un consulente, nel senso di essere in grado di dare consigli giusti quando servono. Per esempio io ho conquistato la fiducia di un cliente perché mi sono resa conto che, nelle schede tecniche di alcuni prodotti DOP che voleva lanciare su altri mercati europei, le caratteristiche dei prodotti che vantava non erano pienamente conformi ai disciplinari DOP (che sono andata a cercare e a leggere) e quindi avrebbero potuto esporlo a contestazioni legali. Ovviamente tutto questo esulava dal mio compito e, se avessi tradotto fedelmente le schede, non avrebbe certo potuto prendersela con me se qualcuno gli avesse mosso contestazioni. Ma naturalmente mi è stato ben grato di avergli evitato possibili grane future e mi ha dato tanto altro lavoro. A me non è costato niente fargli quella osservazione ma ho potuto farla perché sapevo quello di cui parlavo.

Mi chiedevo dunque se non fosse il caso, all'inizio della collaborazione con un collega straniero, supervisionare il suo lavoro per lo meno per verificare che sia davvero esperto nei campi che vanta perché purtroppo di finti esperti è pieno il mondo. A questo proposito parlavo di "prendere un margine" perché questa "supervisione" comporterebbe la scrupolosa rilettura della traduzione al fine di accertare che la terminolgia usata sia la più appropriata e che non ci siano travisamenti del senso.
Mi rendo conto però dell'enorme mole di lavoro che ciò mi imporrebbe, senza contare tutte le seccature burocratiche. A questo punto quasi quasi farei prima a tradurre io in inglese e pagarmi una supervisione! (Parlo per assurdo perché neanche questo sarebbe conveniente come sistema, ma solo in circostanze particolari).
Comunque, alla luce di quello che dici tu, capisco che sarebbe davvero difficile gestire la cosa sul piano pratico quindi forse dovrei limitarmi a garantire ai clienti le traduzioni in italiano e offirgli il servizio di segnalazione di colleghi verso altre lingue, senza però assicurargli la stessa qualità. Parlo naturalmente dall'inizio perché col tempo avrei modo di verificare l'affidabilità dei colleghi.

Comunque a lungo andare mi sembra che tu mi consigli un metodo misto, ossia di passare semplicemente il cliente a colleghi stranieri e di agire invece da intermediario nei confronti di colleghi italiani cui dovessi rivolgermi nel caso di eccedenze di lavoro croniche. In realtà, se ci fosse lavoro sufficiente per più persone, teoricamente dovrebbe essere possibile lavorare come con i colleghi stranieri, cioè mantenendo prezzi alti e senza cercare di fregarsi il cliente, ma questo presupponendo di trovare un collega di assoluta fiducia, il che è desiderabile ma non scontato!

Non sottovaluto affatto tutte le possibili complicazioni dell'impresa, per questo chiedo consigli a chiunque si fosse trovato ad affrontare esperienze analoghe.

Grazie ancora, le tue osservazioni sono sempre preziose!

Elisa

[Edited at 2008-02-27 09:40]


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 16:02
Member (2004)
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Solo tu come punto di riferimento Feb 27, 2008

Intervengo per raccontarti un altro punto di vista.
A me succede con una certa regolarità che i clienti per cui svolgo traduzioni verso l'italiano, mi chiedano di tradurre materiale verso una lingua straniera. "Ma tanto lei lo sa l'inglese, no?". Dal mio punto di vista è sicuramente bene spiegare al cliente che è necessario tradurre sempre verso la propria lingua madre, ecc. ecc., ma alla resa dei conti, mi sono accorta che al cliente non importa nulla di cosa sta dietro. Quello che vuole è un lavoro veloce, di qualità e che gli dia meno pensieri possibile. Non so se hai notato anche tu che chi si rivolge a noi spesso non è il titolare della tale azienda, ma la sua segretaria. E dal punto di vista della segretaria, doversi mettere a cercare 2-3 fornitori di traduzioni per uno stesso progetto è deleterio, oltretutto con una conoscenza limitata del settore. Io personalmente, per accontantare il mio committente, cerco di essere chiara su come procedo con lo svolgimento del suo progetto ("tutte le traduzioni sono svolte da professionisti madrelingua"), faccio un'accurata revisione delle traduzioni dei colleghi (e ne tengo conto nell'offerta al cliente) e considero un margine anche per la responsabilità che questo implica (come giustamente ti ha fatto notare Simon).
I colleghi li pago in base alle loro tariffe. Il mio scopo non è quello di ottenere tariffe basse dai colleghi, ma di essere pagata bene dal mio cliente (in fondo, il lavoro subisce una seconda revisione a vantaggio della qualità).
Nel tuo caso specifico, vista la specializzazione particolare dei testi, a maggior ragione prevederei una revisione da parte tua su tutti i testi, a garanzia della qualità, per lo meno finché non potrai fidarti ad occhi chiusi di qualcuno, ma per questo ci vorranno anni. Valuta accuratamente il vantaggio professionale dato dal fatto che il cliente ha un solo interlocutore, tu. È vero, hai più responsabilità, ma anche questa fa parte della crescita professionale. Sei tu che decidi come dividere il lavoro e potrai offrire un aiuto terminologico anche a chi traduce nella combinazione opposta alla tua. Sei tu ad ascoltare fino in fondo le esigenze del cliente e a fidelizzarlo. Sei tu in pratica ad avere gli onori e gli oneri derivanti dal tuo modo di operare. Ma sei anche tu a farti un nome nel settore, del quale potrai diventare un (il) punto di riferimento.

[Edited at 2008-02-27 10:25]


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 16:02
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Grazie anche a te, Mariella! Feb 27, 2008

Le tue considerazioni sono molto utili. Rifletterò su tutto quanto mi avete detto tu e Simon, per me è importante valutare diversi punti di vista.

Ciao!


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 16:02
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Tariffe: indicarle sul sito? Feb 28, 2008

Buon pomeriggio a tutti.

Torno a chiedere il vostro consiglio a proposito delle tariffe. Sto elaborando il sito e, nella parte in cui parlo delle condizioni di incarico e di pagamento, mi domando se sia più utile o dannoso dare un'indicazione di massima sulle tariffe (almeno per quanto riguarda le traduzioni verso l'italiano). Io sarei propensa a non indicarle e a fare di volta in volta un preventivo dopo aver visto il testo. Ma non vorrei trovarmi a fare tanti preventivi inutili per persone che vogliono o possono pagare quattro soldi. In questo senso indicare delle tariffe potrebbe consentire una prima scrematura...
Che ne pensate?

Poi mi domando un'altra cosa: come comportarmi, dal punto di vista delle tariffe, se attraverso questo sito mi dovessero contattare delle agenzie ?


Grazie,
Elisa


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 13:02
Member (2001)
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Indica un intervallo orientativo Feb 28, 2008

Elisa Comito wrote:
...In questo senso indicare delle tariffe potrebbe consentire una prima scrematura...
Che ne pensate?

Se decidi di indicare delle tariffe, potrebbe essere meglio indicarle sotto forma di un intervallo (da ..... a ....... ), in modo che funzionino come una prima scrematura, filtrando i perditempo, ma non siano neppure fisse a priori che non ha molto senso.
Metti anche in chiaro che a seconda del lavoro specifico, servizi aggiuntivi, formato dei file, tempi di pagamento, ecc... le tariffe possono andare anche fuori dall'intervallo indicativo fornito a priori.

Elisa Comito wrote:
...
Poi mi domando un'altra cosa: come comportarmi, dal punto di vista delle tariffe, se attraverso questo sito mi dovessero contattare delle agenzie ?
...


Se il sito è orientato a clienti finali (non agenzie o intermediari) puoi indicare che questo tipo di clienti hanno un tariffario separato, che puoi benissimo non mostrare nel sito.


ciao
Gianfranco



[Edited at 2008-02-28 17:05]


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 16:02
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Fasce tariffarie Feb 28, 2008

gianfranco wrote:

Se decidi di indicare delle tariffe, potrebbe essere meglio indicarle sotto forma di un intervallo (da ..... a ....... ), in modo che funzionino come una prima scrematura, filtrando i perditempo, ma non siano neppure fisse a priori che non ha molto senso.


Ottima idea.



Se il sito è orientato a clienti finali (non agenzie o intermediari) puoi indicare che questo tipo di clienti hanno un tariffario separato, che puoi benissimo non mostrare nel sito.


Sì, lo vorrei orientare soprattutto verso i clienti finali ma naturalmente senza escludere eventuali altre proposte interessanti da intermediari.
Mi chiedo però fino a che punto sia logico diversificare le tariffe visto che, offrendo traduzioni in campi specifici, immagino che possano avere interesse a contattarmi solo agenzie che si trovino a dover affrontare progetti particolari e quindi abbiano difficoltà a farvi fronte con i loro normali collaboratori (altrimenti che senso avrebbe pescare un traduttore sul web anziché ricorrere ai loro archivi, a proz, ecc.?)

Ciao e grazie!

[Edited at 2008-02-28 17:24]


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Direi di no Feb 29, 2008

Cara Elisa

Dici: ...Mi chiedevo dunque se non fosse il caso, all'inizio della collaborazione con un collega straniero, supervisionare il suo lavoro per lo meno per verificare che sia davvero esperto nei campi che vanta...

Certo che è il caso di controllare il suo lavoro ma non vedo perché questo significa che devi agire come agenzia per farlo. Perché non agire come consulente per il cliente? Mi spiego: diciamo che tu prendi 30 euro a cartella dal tuo cliente diretto e che quest'ultimo dice che ha bisogno di un traduttore in francese. Cerchi il traduttore e ti metti d'accordo con lui di pagargli 26 euro almeno all'inizio e gli dici di chiedere 33 euro quando lavorerà direttamente. Poi dici al cliente che hai trovato un traduttore che chiede 33 ma che, visto che vuoi garantire la qualità per loro, farai tu la revisione all'inizio. Quindi per i primi lavori tu fatturerai 7 euro e il traduttore francese 26. Per il tuo cliente non cambia niente, visto che il costo è sempre lo stesso, 33 - anzi, sarà più contento perché avrà un controllo tuo. Il traduttore francese sarà contento perché dopo le prime volte avrà la tariffa che vuole senza dover dare niente a un intermediario. E tu sarai contenta perché potrai scegliere i migliori traduttori sul mercato senza dover pensare di abbassare le loro tariffe per poterci stare come prezzo - e in questo modo potrai migliorare la tua reputazione. Se questo traduttore francese non è all'altezza, lo scarichi e cerchi qualcun altro, senza passarlo al cliente. Dovresti sapere dopo una o due volte se hai trovato la persona giusta.

In fondo al tuo messaggio, scrivi: ...mi sembra che tu mi consigli un metodo misto...

In realtà, non ti consiglio niente in particolare perché non conosco abbastanza bene la tua situazione. Vorrei solo darti qualche idea - sarai tu a sapere cosa può esserti d’interesse.

Capisco bene quello che dice Mariella ma va detto che io non mi trovo tanto con il problema della fidelizzazione del cliente, perché l'inglese è (quasi) sempre la prima lingua per la traduzione dall'italiano. A volte ci può essere o meno il tedesco, il francese e lo spagnolo, ma l'inglese c'è pressoché sempre e quindi non perdo mai il contatto con il cliente.

Sulla questione dei prezzi sul sito, vedo le cose in un modo un po' diverso da Gianfranco. Come ho detto nel mio messaggio, e come hai citato, "se vuoi offrire un servizio specializzato puoi unicamente puntare sulla qualità [...] e mai sul prezzo". La Ferrari, la Vacheron Constantin, e la Van Cleef & Arpels fanno pubblicità ma non indicano i loro prezzi, a differenza della Fiat, la Computer Union o la Esselunga che ti diranno subito quanto puoi risparmiare e quanto poco costano i loro prodotti. Se punti sulla qualità, l'ultima cosa della quale parlerai sarà il prezzo, come dico nell'articolo che ho pubblicato l'altro giorno. Sarà l'ultima cosa perché tutto quello che dici prima servirà a convincere il cliente e, se ti presenti bene, sarà ormai convinto di dare il lavoro a te quando parlerai di soldi. Questo vale per chi punta sulla qualità - e quindi, a mio avviso, sbagliano coloro che puntano nella direzione opposta, scrivendo "prezzi modici" o simile sui loro siti. Andresti alla Computer Union se ti dicessero solo che hanno "prezzi modici"? Presumo di no - ci andrai se vedi dalla loro pubblicità quanto potrai risparmiare e, in effetti, nella loro pubblicità il prezzo è scritto più grande del nome del prodotto stesso. Se coloro che puntano sui "prezzi modici" scrivessero "10 euro" o "15 euro" o "7 euro" (cos'è un prezzo modico?), forse avrebbero più successo.

Come dico nell'articolo, se indichi una forbice di prezzi, con minimo e massimo, il cliente tenderà a guardare il minimo e cercherà di ottenere quello. Poi scoprirà che, invece di dargli uno sconto, aumenti invece la tariffa per lui se decidi di non dargli il minimo che hai indicato. Non credo che sia il modo migliore per vendere l'alta qualità. Se scrivi 20-30 euro (per citare cifre tonde) sul sito, ti tagli fuori coloro che considerano poco professionale chi lavora per un cliente diretto in un campo specializzato alla cifra bassa, se scrivi 25-30, tagli fuori il cliente che pagherebbe 50 per un depliant istituzionale, e se scrivi 25-50 è un po' come se non scrivessi niente... Quindi a cosa serve?

Ricordati anche che non sono solo i clienti ignari che guarderanno il tuo sito: se io, traduttore, prendo 12 euro a cartella come minimo e vedo che tu ne prendi 10, pensi che vorrò passare il tuo nome a un mio cliente (o agenzia, presumibilmente)? e se ho un minimo di 30, pensi che passerò il tuo nome se so che sei disposta a scendere a 20? Se indichi un tuo minimo, per quanto alto, ti escludi in questo modo dalla parte alta del mercato - che, da quello che hai scritto all'inizio, è quella che ti interessa.

Scrivi: ...Ma non vorrei trovarmi a fare tanti preventivi inutili per persone che vogliono o possono pagare quattro soldi...

Personalmente, non considero mai uno spreco di tempo parlare con un cliente (e parlo sempre al telefono prima di fare preventivi), anche quando so perfettamente che avrà un budget troppo basso. Imparo a fare le trattative, mi insegna molto sullo stato del mercato, e mi aiuta a migliorare in futuro. Se veramente punti sulla qualità, non ti succederà di "fare tanti preventivi inutili" perché avrai capito prima di farle che non vale la pena. A meno che non punti sul prezzo, il preventivo è una formalità che viene solo alla fine della trattativa. Ci sono talmente tante cose da discutere prima di arrivare al preventivo che se ti trovi a farne tanti inutili, vuol dire che c'è qualcosa che non va. E’ vero che magari non sai in che direzione stai puntando – alta qualità per clienti diretti o entro i limiti del mercato per le agenzie – ma perché compromettere l’uno o l’altro mercato?

Ma c'è anche un'altra cosa che direi, almeno riguardo alla mia esperienza: il novanta percento circa dei miei clienti vengono dal passaparola e il mio sito serve solo per confermare quello che hanno già sentito (spero :- ) da qualcun altro. Presumo che sarà così anche per te, visto il tipo di nicchia sulla quale vuoi puntare. Dall'Italia mi sono arrivate tantissime agenzie e qualche cliente diretto nel mio campo ma nessuno è stato di interesse sul piano delle tariffe e c’è stata solo qualche agenzia dall'estero (Svizzera e Germania) ma, anche se ho avuto qualche cartella negli anni, il problema anche con loro è stato quello delle tariffe. Chi si affida all’Internet anziché a chi conosce nel proprio settore tende a essere qualcuno che vuole spendere di meno - e puoi stare sicura che, se ha visitato il tuo sito avrà visitato anche altre. Quindi, almeno nella mia esperienza, il sito è una conferma, non un richiamo. E se uno vuole confermare la propria immagine, di sicuro non lo fa tramite i prezzi minimi.

ciao
Simon

PS: c'è ovviamente un caso in cui ha senso indicare i propri prezzi: se indichi uno alto ma non reale. In questo caso, il cliente potrebbe pensare di poter abbassarlo tramite la trattativa ma qui hai un problema: quante persone che cercano un traduttore su Internet hanno un reale potere di trattativa? Spesso è la segretaria, che ha solo il compito di trovare qualcuno apparentemente bravo e che rientra nel budget - lei (o lui) rischia di scartarti se non ci rientri, e quel cliente sarà perso, ma è vero che forse sarà la titolare, o il titolare, che ti trova e in questo caso ti chiamerà e potrai iniziare la trattativa da un prezzo relativamente alto. Si può anche sparare una cifra alta in modo da impressionare i tuoi colleghi ma, in fondo, non sono loro i tuoi clienti e quindi il vantaggio non sarà particolarmente grande, soprattutto se sanno che ti vendi anche a molto meno.


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Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 16:02
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Quanti consigli! Feb 29, 2008

Grazie Simon,

ho materiale per riflettere tutto il fine settimana ed è quello che farò!


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