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Perché abbiamo rinunciato alla bellezza? Perché l'abbiamo eliminata dalle nostre città e l'abbiamo estirpata anche dalla campagna? Eppure, l'abbiamo sempre saputo. La perdita della bellezza coincide, ha sempre coinciso, con la morte della città. Attribuiamo infatti lo standard della bellezza alle città che non esistono più: Ninive, Cirene, Babilonia... Alle città mitizzate dal ricordo, le città del remoto passato di cui esistono soltanto frammenti. Ma anche le città della nostra giovinezza, sempre nel ricordo, ci sembrano bellissime. Le ricordiamo belle come la campagna o l'ambiente naturale che le circondava. Belle città e «belle contrade», come scrive Piero Camporesil.
Adesso, lo dicono in tanti, le città sono diventate invivibili: sporche e violente, degradate e culturalmente spente. Inquinate e congestionate, le nostre città sono diventate brutte.
Non sono più città, sono aggregati (sempre meno urbani). E il paesaggio è devastato.
Forse, per evitare di essere considerati troppo vecchi o nostalgici o incapaci di comprendere il presente e ancor meno idonei a pensare al futuro, abbiamo colpevolizzato la bellezza. Abbiamo deciso che la bellezza non serve, è un sovrappiù. Alla città chiediamo di essere «funzionale» (a che cosa, però, non sappiamo). Pretendiamo che sia «sociale» (banalizzando questo sostantivo appiccicato ormai a tutto). Vogliamo che sia una città «attrezzata» e che abbia uno sviluppo «sostenibile». (Chi e cosa dev'essere sostenuto?) Forse, fa parte della cultura occidentale colpevolizzare la bellezza. Purtroppo anche la città orientale ripete gli stessi stilemi, utilizza, spesso esasperandoli, i medesimi criteri di sviluppo.
Per chi era giovane nel secondo dopoguerra del Novecento, «bellezza» era un termine proibito quanto irritante, riservato solo alle ragazze. L'impegno impediva di usarlo. L'estetica - proprio a causa dei maestri che facevano riferimento a Benedetto Croce - era una cosa che riguardava parrucchiere e profumerie. Certo questo avveniva vuoi per grande ignoranza, vuoi per spirito di contraddizione e di ribellione. Per evitare
soprattutto che con questo termine - così apparentemente soggettivo - si contrabbandassero nefandezze, speculazione edilizia, scempio del paesaggio. Il piacere dell'orrido fu altrettanto elitario della ricerca della bellezza; si cercava però accuratamente di non essere bollati di «decadentismo». Per anni l'impegno e il mito dell'utilitas sostituirono qualsiasi riferimento alla bellezza. Nessun fraintendimento doveva esserci
fra etica ed estetica. Poi, la «bellezza» intesa quale risultato di un preciso contesto culturale è diventata misura delle specificità - storiche, artistiche e naturali - che l'hanno determinata.
Una più diffusa consapevolezza della bellezza quale componente necessaria della vita, ha coinciso però con l'abbruttimento progressivo dello scenario fisico. Ma perché stiamo distruggendo la bellezza? Una prima e immediata risposta: sono scomparsi dal nostro orizzonte senso e direzione del vivere collettivo. Città e campagna non esistono più. Il trionfo del
tornaconto personale, individuale, ha prodotto offensive periferie. Il sub-urbio si è allargato disperdendosi in villettopoli. E villettopoli, pur con tutti i conforti, si è ulteriormente estesa nel paesaggio.
Hans Immler2 denuncia la drammatica divaricazione tra la smisurata crescita tecnologica dell'umanità e il suo immobilismo etico: «Non è la morale ciò che determina la nostra volontà, ma la nostra volontà di vita determina una morale».
Allo smisurato e disordinato sviluppo dell'urbanizzato corrisponde l'anoressia estetica. A un dominio pseudo-tecnico scientifico - ormai senza limiti - sempre più inserito nella quotidianità, corrisponde un cambiamento impercettibile della coscienza morale degli uomini, la cui evoluzione etica ed estetica sembra essersi bloccata a lontane epoche anteriori.
La richiesta di occupazione e di lavoro, la richiesta di una mobilità scorrevole e di case monofamiliari provviste di tutti i comfort tecnologici hanno avuto - e hanno - la priorità sulla qualità dell'aria, sulla salubrità delle nostre città, sullo stesso nostro benessere psicofisico. Anche perché la malattia, che colpisce il singolo, appare come un evento fortuito, un dato senza legami economici con l'ambiente. Non c'è autentica coscienza del crescente degrado ambientale. Non ci accorgiamo (o ci accorgiamo sempre meno) della perdita della bellezza.
Le ragioni della natura - al pari delle istanze estetiche - stentano a trovare il loro soggetto politico e sociale. Manca un movente, manca chi se ne faccia interprete. Non c'è una «classe generale», come afferma Piero Bevilacqua3, «che ne promuova i diritti (i quali finiscono così coll'essere difesi solo da gruppi o da formazioni eternamente minoritarie)». Non c'è dubbio: ci sono ancora remore che ci trattengono dal rivendicare lo standard della bellezza. Nei fatti, a un'appannata coscienza ecologica si contrappone un crescente agguerrito sostegno al diffondersi dell'urbanizzato. Il contributo tecnico-culturale a quella che viene definita dispersione insediativa, o territoriale, non è più il frutto di una casuale sommatoria di singoli soggetti edilizi che aggiungono casa a casa o casa a magazzino o ad altro manufatto, ma è il risultato di precise tendenze pianificatorie. Pur apparendo casuali o banalmente imitativi, questi indirizzi costituiscono una scelta consapevole e sostenuta. Sono diventati strategia anti-pianificatoria. Il piano che pone regole, che trasforma l'emergenza nella normalità, contrasta - per molti - con lo sviluppo. | Translation - Japanese 1 失われた都市の美
なぜ私たちは美を放棄したのでしょうか。なぜ街から美を除去し、郊外からも根こそぎにしてしまったのでしょうか。しかも私たちはそれを常に承知していたのです。美の喪失は都市の退廃と期を一にしており、これまでも常にそうあり続けて来ました。実際、私たちはニネヴェやキレネ、バビロニアのように既に存在しない都市 ----- 記憶の中で伝説化し、断片的な名残を伝えるのみとなった遠い過去の ----- に美の基準を置いています。一方で、私たちが若い日々を過ごし、常に思い出に残っている街もまた、私たちにとってはこの上なく美しいものです。それらの街は、それらを取り巻いていた田園や自然環境と同様に美しいものとして記憶に甦ります。美しい街、ピエーロ・カンポレズィルも記述したような「美しい郷土」だったのです。
今、多くの人々に言われていることですが、都市はとても暮らせないような状態に陥ってしまいました。汚れていて暴力的で品位的にも凋落し、文化的生彩も失われました。汚染され、ごった返して、私たちの街は醜くなってしまいました。
それはもはや街ではなく、都会らしさを失ってゆく一方の集落に過ぎません。そして景観は荒廃しています。
もしかすると私たちは、年を取り過ぎているなり、懐古趣味的であるなり、現代も理解出来ないのに増してや未来のことを考える適性などは持ち合わせていないなりと評価されることを回避したいがために、美に罪状を被せてしまったのではないでしょうか。私たちは、自身が「機能的」(何を主眼に置いてかは知らないでいるにしても)であることを求め、また「社会的」(今となっては何もかもに貼り付けられたこの形容を陳腐なものに貶めつつ)であって然るべきであるとする都市にとって、美は無用で余計なものであると決めつけてしまったのです。私たちは、都市が「整備」され、「サステナブル(持続可能)な」(どんな人々や何が持続されなければならないというのでしょうか)開発がなされることを欲しています。美を悪者扱いにするということは欧米文化の属性かも知れませんが、残念なことにこの東洋の都市も同じ流儀を踏襲し、開発に関する同様の判断基準を、しばしば一層悪化させつつ適用しています。
第二次世界大戦後に若かった人々にとって、「美」とは神経を逆撫ですると同時に禁断の語句でもあり、若い女性たちを対象としてしか用いられることはありませんでした。復興への責務がそういった言葉の使用を妨げていたのです。美学とは ----- まさにベネデット・クローチェに言及していた指導者たちのせいで ----- 美容師や化粧品店に関わる何かでしかありませんでした。もちろんそういったことが起こったのは大変な無知や反抗的・反逆的気風などに因っていた場合もあったでしょうが、何よりもその一見してあまりにも主観的な言葉を借りた悪辣な行為や悪徳建設業者や景観の大規模破壊がまかり通ることを避けるためでもありました。おぞましさの嗜好もまた、美の追究と同じくらいエリート的なものであったというわけです(ただし、退廃主義のレッテルを貼られることのないよう周到に努めてはいましたが)。長年にわたって、復興への責務や有用性の神話が、美に関するあらゆる言及に取って替わっていました。エティカ(倫理)とエステティカ(美学)の間には、いかなる取り違えもあってはなりませんでした。その後、ある一つの厳密な文化的コンテクストの産物としての「美」は、それを「美」と定めた歴史的、芸術的、あるいは自然的な特殊性の測定手段になってしまったのです。
暮らしに必要な構成要素である美にまつわる意識の中で最も広く流布されたものは、しかし、物理的な景観の漸進的な醜悪化と符合してしまっています。私たちは一体なぜ美を破壊しているのでしょうか。まず最初に即時に浮上する一つの解答は、私たちの視野から共同生活の意味と方向性が消失してしまったからであるというものです。一人一人の個人的な損得勘定の勝利が郊外への攻勢を生み出しました。都市周辺部は、小さな一戸建て住宅からなる大集落へとなし崩しに拡大し、さらにその大集落は、あらゆる利便性は具有するにしても、風景の中に長大に横たわってしまうことになったのです。
ハンス・イムラー(2)は歯止めの利かない人類の技術的発展とその倫理的退嬰の悲劇的な乖離を次のように糾弾しています。
「私たちの意思を決定するのがモラルなのではなく、私たちの生活する上での意思が一つのモラルを決定するのです」。
歯止めの利かない無秩序な都市化地域の開発は、美の拒食症と符合しています。日常生活の中により一層差しはさまれ続ける、もはや際限のない似非科学技術的支配は、その倫理的・美的進化は遠い過去に停止してしまったままであるのかと思われる人間たちの道徳意識の気づかれにくい変化と符合しています。
求人や求職、スムースな移動、あらゆる技術的利便性を備えた核家族向け住宅などといった需要は、空気の良さや私たちの街の健康への適合性や私たち自身の心身の壮健さよりも優先視されて来たし、そうされ続けています。なぜならそれは、疾病が個人を見舞うことがあたかも偶発的な出来事であり、環境とは何ら経済的な繋がりのない事実に見えるからでもあります。増大する環境の劣化は、真には認識されていないのです。私たちは美の喪失に気づかないか、あるいは次第に気づくことが少なくなり続けています。
美観に関する訴えと同じように、自然環境のための正当な言説を支持しようという政治的・社会的母体を見つけることは大変困難です。そういった言説を支持する動機もなければ、代弁しようという人間もいないからです。ピエーロ・ベヴィラックア(3)の主張するような「(永久に少数派であり続けるグループや団体によってしか保護されずじまいになってしまう)自らの権利を擁護する一般階級」といったものは存在しません。疑問の余地のないことですが、私たちに美の基準の回復を要求させないでいる何かが依然として介在しているのです。事実として、ぼやけた環境意識は、都会化地域の普及のための強力な支援の増大と対をなしています。居住区ないし所属管区の消失と定義される状態の生成を助長する技術的・文化的な要因は、もはや、住宅の横に住宅を加える、あるいは倉庫や他の建造物の横へ住宅を加える、といった個々の施工主体の営為の集積による偶然の果実ではなく、明らかに都市計画をめぐる傾向によってもたらされた結果なのです。それらの傾向は一見偶然か陳腐な模倣であるかのように映るにもかかわらず、自覚され、支持されたある選択を形成しているのであり、都市計画に対抗するための戦略となるに至っています。規則を設け、非常事態を常態へと変化させる都市計画は、多くの人々にとって開発の邪魔になるのです。 |
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