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"Je suis la bibliothèque, Sophie, et moi le chien de Copenhague"

Italian translation: Io sono la biblioteca, Sophia, ed io il cane di Copenhagen


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17:46 Feb 10, 2012
French to Italian translations [PRO]
Art/Literary - Poetry & Literature
French term or phrase: "Je suis la bibliothèque, Sophie, et moi le chien de Copenhague"
On peut etre immobile, liés par les poignets, face à face, dans une chambre où la lumière est amicale sur les meubles, et pourtant, rouler, tomber, remonter la vague, plonger. On peut tout ça, tranquillement, et tout demeure si paisible, quand on ouvre les yeux "Je suis la bibliothèque, Sophie, et moi le chien de Copenhague", mais quand on ouvre les yeux, on voit les siens à lui, regarder la meme chose fixe.

Vorrei capire non solo il signifiacato della frase che vi propongo ma vorrei che mi aiutaste a capire cosa significa esattamente questa frase.
Un uomo e una donna si trovano faccia a faccia in una stanza e sembrano intendersi senza parlare. Per un attimo vivono come sospesi in un'altra dimensione.
Non capisco, inoltre, la ripetizione della frase "quand on ouvre les yeux".
Vi ringrazio in anticipo e vi chiedo scusa se chiedo troppo.
clizia75
Local time: 13:47
Italian translation:Io sono la biblioteca, Sophia, ed io il cane di Copenhagen
Explanation:
Provo a darti un'interpretazione. Spiegare è un po' lungo, spero che avrai pazienza : )
Se ho capito bene, è una donna che parla (cioè, che pensa). È lei che ad occhi chiusi si sente fluttuare in un'atmosfera calma di pace, in totale congiungimento con l'uomo che le sta di fronte.
Il momento in cui apre gli occhi è sdoppiato (da cui la ripetizione della frase): all'inizio, sembra che anche ad occhi aperti possa sussistere quell'atmosfera di unione perfetta; immediatamente dopo, però, lei non vede che gli occhi egualmente aperti di lui, ed entrambi si ritrovano a fissarsi senza più capirsi.
Il primissimo momento ad occhi aperti è un microscopico stato di grazia, che viene reso con quello che mi sembra un insieme di simboli. Il primo simbolo è la conoscenza (chiamata Sophia nelle correnti esoteriche di matrice gnostica; rappresentata attraverso la biblioteca da numerosi autori, v. Kafka, ad es. nei racconti de L'Aleph). Il secondo è l'amore elettivo, e qui io vedo un riferimento al cane della fiaba di Andersen, un cane che aveva gli occhi "grandi come l'osservatorio di Copenhagen". Nella fiaba di Andersen il protagonista, un soldato, rapisce la principessa amata ogni notte per mezzo di un cane. Il cane dagli occhi grandi è anche il custode delle monete d'oro (oro = perfezione).
Tutti questi simboli starebbero dunque a rappresentare, in modo poetico, la perfezione del momento amoroso possibile; possibile, ma appunto non realizzato.
La frase del tuo testo secondo me è spezzata in due. Nella prima parte parla la donna, nella seconda l'uomo. Ognuno si autodefinisce. Il tutto è vissuto dalla mente di lei.

Dimmi cosa ne pensi...

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Note added at 53 minutes (2012-02-10 18:39:23 GMT)
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ps C'è anche un rinvio fortissimo al sogno (-> nel caso del tuo testo: la realtà come sogno). Guardati questa wiki sulla fiaba di Andersen di cui ti parlavo

http://it.wikipedia.org/wiki/L'acciarino_magico

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Note added at 16 heures (2012-02-11 10:00:12 GMT)
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Essendo maniacale, aggiungo un altro spunto di riflessione riguardo al cane di Copenaghen. Esistono in commercio delle statuette di porcellana che rappresentano dei cagnolini: sono oggetti tradizionali della manifattura danese (o d'ispirazione danese). Se il riferimento è pertinente, esso aggiunge al testo un'ulteriore sfumatura, quella della reificazione. L'immagine dell'essere amato viene cioè percepita come immobile e inattingibile, puro oggetto, cosa inanimata e distante. L'altro non è più un essere vivente, ma una statua.

Giusto un'idea da tenere presente come livello possibile d'interpretazione.
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juliette_K
Local time: 13:47
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Summary of answers provided
3 +4Io sono la biblioteca, Sophia, ed io il cane di Copenhagen
juliette_K


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Answers


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"Je suis la bibliothèque, Sophie, et moi le chien de Copenhague\\\\\\\"
Io sono la biblioteca, Sophia, ed io il cane di Copenhagen


Explanation:
Provo a darti un'interpretazione. Spiegare è un po' lungo, spero che avrai pazienza : )
Se ho capito bene, è una donna che parla (cioè, che pensa). È lei che ad occhi chiusi si sente fluttuare in un'atmosfera calma di pace, in totale congiungimento con l'uomo che le sta di fronte.
Il momento in cui apre gli occhi è sdoppiato (da cui la ripetizione della frase): all'inizio, sembra che anche ad occhi aperti possa sussistere quell'atmosfera di unione perfetta; immediatamente dopo, però, lei non vede che gli occhi egualmente aperti di lui, ed entrambi si ritrovano a fissarsi senza più capirsi.
Il primissimo momento ad occhi aperti è un microscopico stato di grazia, che viene reso con quello che mi sembra un insieme di simboli. Il primo simbolo è la conoscenza (chiamata Sophia nelle correnti esoteriche di matrice gnostica; rappresentata attraverso la biblioteca da numerosi autori, v. Kafka, ad es. nei racconti de L'Aleph). Il secondo è l'amore elettivo, e qui io vedo un riferimento al cane della fiaba di Andersen, un cane che aveva gli occhi "grandi come l'osservatorio di Copenhagen". Nella fiaba di Andersen il protagonista, un soldato, rapisce la principessa amata ogni notte per mezzo di un cane. Il cane dagli occhi grandi è anche il custode delle monete d'oro (oro = perfezione).
Tutti questi simboli starebbero dunque a rappresentare, in modo poetico, la perfezione del momento amoroso possibile; possibile, ma appunto non realizzato.
La frase del tuo testo secondo me è spezzata in due. Nella prima parte parla la donna, nella seconda l'uomo. Ognuno si autodefinisce. Il tutto è vissuto dalla mente di lei.

Dimmi cosa ne pensi...

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Note added at 53 minutes (2012-02-10 18:39:23 GMT)
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ps C'è anche un rinvio fortissimo al sogno (-> nel caso del tuo testo: la realtà come sogno). Guardati questa wiki sulla fiaba di Andersen di cui ti parlavo

http://it.wikipedia.org/wiki/L'acciarino_magico

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Note added at 16 heures (2012-02-11 10:00:12 GMT)
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Essendo maniacale, aggiungo un altro spunto di riflessione riguardo al cane di Copenaghen. Esistono in commercio delle statuette di porcellana che rappresentano dei cagnolini: sono oggetti tradizionali della manifattura danese (o d'ispirazione danese). Se il riferimento è pertinente, esso aggiunge al testo un'ulteriore sfumatura, quella della reificazione. L'immagine dell'essere amato viene cioè percepita come immobile e inattingibile, puro oggetto, cosa inanimata e distante. L'altro non è più un essere vivente, ma una statua.

Giusto un'idea da tenere presente come livello possibile d'interpretazione.


juliette_K
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Peer comments on this answer (and responses from the answerer)
agree  enrico paoletti
11 mins
  -> Ehi, Enrico, sei stato fulmineo : ) Grazie

agree  Fabrizio Zambuto: oh, che bello rivederti:)
1 hr
  -> Ciao Zamby!! Lietissima me medesima : )

agree  Françoise Vogel: complimenti! (Copenaghen, in it.)
2 hrs
  -> Grazie per la correzione : ))

agree  Zerlina: grande!
5 hrs
  -> In realtà sono piccola (1,60) : ))
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