Working languages: Italian to Spanish Spanish to Italian | David Jacob QUALITÀ-QUANTITÀ-VARIETÀ Argentina Local time: 01:22 ART (GMT-3)
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More Less | Italian to Spanish - Rates: 0.04 - 0.06 USD per word Spanish to Italian - Rates: 0.04 - 0.06 USD per word | | Questions answered: 4 | Sample translations submitted: 1 | Italian to Spanish: Modelli di diritto ed epistemologie giuridiche. Il paradigma giuspositivista | Source text - Italian Modelli di diritto ed epistemologie giuridiche. Il paradigma giuspositivista
Prima di analizzare la dimensione pragmatica proveniente alla scienza del diritto dalle opzioni e valutazioni che in essa inevitabilmente intervengono, è utile precisare che tale dimensione varia a seconda dei diversi tipi di esperienza giuridica. Non esiste, infatti, un’epistemologia della scienza del diritto valida per ogni tipo di ordinamento, di qualunque tempo e di qualunque luogo: per il diritto premoderno, dall’antico diritto romano al diritto comune dell’età di mezzo, come per il diritto positivo basato sul monopolio statale della produzione giuridica; per il diritto degli ordinamenti paleoliberali fondati sul primato della legge, quale che sia, e per quelle delgi ordinamenti dotati di costituzione rigida; per i sistemi anglossassoni di common law e per quelli europei di civil law. Proprio perché il diritto non è un fenomeno naturale ma un prodotto sociale, la cui natura e struttura variano a seconda dei tempi e dei luoghi, l’epistemologia della scienza del diritto dipende strettamente dalle forme del diritto medesimo, ossia del linguaggio nel quale esso consiste, e varia con i mutamenti paradigma che il diritto ha subito nella sua storia millenaria.
Distinguerò, sommariamente, tre diversi paradigmi epistemologici, corrispondenti a tre modelli di diritto, a tre diversi statuti del linguaggio giuridico e a tre diverse teorie della validità giuridica: il diritto premoderno, di tipo giurisprudenziale e dottrinario; il diritto positivo moderno, di tipo legislativo; il diritto positivo contemporaneo, vincolato a costituzioni rigide, proprio della maggior parte degli ordenamenti europei. Ciascuno di questi modelli corrisponde anche, grosso modo, a tre distinte fasi storiche e a tre diversi tipi di sistema politico: l’antico regime, lo stato legislativo di diritto e lo stato costituzionale di diritto. La loro distinzione è però un’operazione meta-teorica, ancor prima che storiografica: i tre modelli di diritto e i loro diversi riflessi sulla dimensione pragmatica della scienza giuridica, infatti, saranno qui identificati e discussi in astratto, come paradigmi teorici, dei quali interessa definire la struttura normativa al di là del fatto che, nelle concrete fasi storiche, essi figurino semplicemente come modelli dominanti, con gli altri volta a volta variamente frammisti.
Non mi soffermo sul primo modello, quello del diritto premoderno, se non per dire che esso rifletteva un diritto di produzione non già legislativa, ma giurisprudenziale e dottrinaria, frutto prevalentemente delle consuetudini, dei precedenti giudiziari e della sapienza dei dottori. Anche questo diritto consisteva in un linguaggio. Ma non si identificava con un unico linguaggio-oggetto -il discorso e il linguaggio del legislatore- distinto e separato, quale oggetto d’indagine, dal linguaggio naturale dei giuristi. Esso consisteva bensì in un universo linguistico complesso, entro il quale le fonti statutarie, facenti capo a ordenamenti diversi e concorrenti, venivano coordinate e sistemate, dalla dottrina e dalla giurisprudenza, entro il corpo del vecchio diritto giustinianeo, perciò detto “comune”, tramandato dalla tradizione e dalla stessa dottrina costantemente aggiornato e sviluppato. È chiaro che entro un tale paradigma, sopravvissuto sotto molti aspetti nei sistemi di common law, la scienza giuridica è immediatamente normativa, confondendosi de fatto con lo stesso diritto, da essa stessa rielaborato e unificato.
Veritas non auctoritas facit legem, potremmo affermare, capovolgendo la massima giuspositivistica di Hobbes, per esprimere la norma di riconoscimento del diritto entro questo tipo di esperienza. In assenza di un sistema formalizzato di fonti legislative, infatti, la validità di una norma giuridica dipende non già dalla sua positività, ma dalla sua intrinseca giustizia o razionalità, ossia dalla sua valutazione e argomentazione come in sé giusta o razionale ovvero, in senso lato, “vera”.
Una netta separazione della scienza giuridica dal diritto che ne è oggetto, quale meta-discorso sul discorso nel quale è formulato il diritto “positivo”, si produce soltanto con l’affermazione del monopolio statale della produzione giurudica, e perciò del principio di legalità quale norma di riconoscimento del diritto valido e ancor prima esistente. È in questo mutamento di paradigma intervenuto nelle meta-norme di riconoscimento delle norme giuridiche –non più la loro intrinseca giustizia o razionalità, ma la loro conformità alle norme sulla loro produzione, non più il loro contenuto ma la forma degli atti da cui sono prodotte- il tratto distintivo del positivismo giuridico, in opposizione al giusnaturalismo che era stato invece la cultura, per così dire la meta-teoria, sottostante alla scienza e all’esperienza giuridica premoderna: quando, in assenza del principio di legalità quale norma esclusiva di riconoscimento del diritto valido, era il “diritto naturale”, quale sistema di norme e principi supposti in sé giusti o razionali, il parametro di legittimazione e al tempo stesso di riconoscimento della validità delle tesi proposte così dalla dottrina giuridica come dalla pratica giudiziaria.
Il diritto positivo moderno nasce allorquando si afferma, a garanzia della certezza del diritto e della libertà contro l’arbitrio, il principio di legalità quale sua meta-norma di riconoscimento. Grazie a questo principio, espresso dalla massima hobbesiana auctoritas non veritas facit legem, tutte le norme giuridiche, e quindi tutte le regole d’uso della lingua giuridica, in tanto esistono e sono valide in quanto siano “poste” da autorità dotate, in base ad altre norme, di competenza normativa. No consegue che i discorsi della scienza giuridica cessano di essere immediatamente normativi per divenire tendenzialmente “interpretativi” dei testi legislativi, cioè esplicativi di un oggetto –il diritto “positivo”- da essa autonomo e separato. (...)
| Translation - Spanish Los modelos de derecho y las epistemologías jurídicas.
El paradigma jurispositivista
Antes de analizar la dimensión pragmática, que subyace a la ciencia del derecho por las elecciones y valoraciones que se dan en ella, vale la pena precisar que tal dimensión varía según los diferentes tipos de experiencia jurídica. De hecho no existe una epistemología de la ciencia del derecho válida para todos los tipos de ordenamientos, de cualquier época y de cualquier lugar. La epistemología usada para el derecho premoderno (aquel que va desde el antiguo derecho romano hasta el derecho común del medio-evo) no es la misma que la usada para el derecho positivo (que se basa en el monopolio estatal de la producción jurídica); no es la misma para el derecho de los ordenamientos paleo liberales fundados en la primacía de la ley -cualquiera que sea-, que para el de los ordenamientos provistos de constitución rígida; para los sistemas anglosajones de common law y para los europeos de civil law. Justamente debido a que el derecho no es un fenómeno natural sino un producto social (cuya naturaleza y estructura varían según los tiempos y los lugares) la epistemología de la ciencia del derecho depende íntimamente de las mismas formas del derecho -es decir del lenguaje en el que se constituye- y varía con los cambios de paradigma que el mismo ha sufrido en su historia milenaria.
Distinguiré, sumariamente, tres paradigmas epistemológicos diferentes, correspondientes a tres modelos de derecho, a tres estatutos diferentes del lenguaje jurídico y a tres teorías diferentes de la validez jurídica: el derecho premoderno, de tipo jurisprudencial y doctrinario; el derecho positivo moderno, de tipo legislativo; y el derecho positivo contemporáneo, vinculado a las constituciones rígidas, propias de la mayor parte de los ordenamientos europeos. Cada uno de estos modelos también se corresponde, grosso modo, a tres etapas históricas diferentes y a tres tipos diferentes de sistema político: el antiguo régimen, el estado legislativo de derecho y el estado constitucional de derecho. Distinguirlos, sin embargo, es una operación meta-teórica más que historiográfica: de hecho los tres modelos de derecho y sus diferentes ecos sobre la dimensión pragmática de la ciencia jurídica serán aquí identificados y discutidos en abstracto, como paradigmas teóricos, de los cuales importa definir la estructura normativa, más allá de que en las concretas etapas históricas figuren simplemente como modelos dominantes, que se entrecruzan de diferentes maneras con los otros.
Sobre el primer modelo, el del derecho premoderno, sólo remarcaré el hecho de que no reflejaba un derecho de producción legislativa, mas sí jurisprudencial y doctrinaria, que era principalmente producto de las costumbres, de los precedentes judiciales y de la sabiduría de los doctores. También este derecho consistía en un lenguaje. Pero no se identificaba con un único lenguaje-objeto (el discurso y el lenguaje del legislador) distinto y separado, como objeto de investigación, del lenguaje natural de los juristas. Consistía más bien en un complejo universo lingüístico dentro del cual las fuentes de los estatutos (que correspondían a ordenamientos diferentes y concurrentes) eran coordinadas y sistematizadas por la doctrina y la jurisprudencia dentro del viejo derecho romano justinianeo -por esto llamado común-, que había sido transmitido por la tradición y continuamente actualizado y desarrollado por la doctrina. Es evidente que en un tal paradigma, que sobrevive en muchos aspectos en los sistemas de “common law”, la ciencia jurídica es inminentemente normativa, y se confunde de hecho con el mismo derecho, por ella misma reelaborado y unificado.
“Veritas non auctoritas facit legem”, podríamos decir, dando vuelta el sentido de la máxima jurispositivista de Hobbes, para expresar la norma de reconocimiento del derecho dentro de este tipo de experiencia. En efecto, en ausencia de un sistema formalizado de fuentes legislativas, la validez de una norma jurídica no puede depender de su positividad, sino que de su intrínseca justicia y racionalidad, es decir, de su valoración y argumentación por sí misma justa y racional, o bien, “verdadera”.
Una neta separación de la ciencia jurídica y del derecho que es su objeto, como meta-discurso sobre el discurso en el que se formula el derecho “positivo”, solamente se da con la reafirmación del monopolio estatal de la producción jurídica, y por lo tanto del principio de legalidad como norma de reconocimiento del derecho válido y preexistente.
En este cambio de paradigma producido en las meta-normas de reconocimiento de las normas jurídicas –ya no más la intrínseca justicia o racionalidad de ellas, mas su conformidad con las normas para su producción; ya no más su contenido sino la forma de los actos de los que se derivan- está la marca distintiva del positivismo jurídico, en oposición al jurisnaturalismo que había sido en cambio la cultura, por así decirlo la meta-teoría, subyacente a la ciencia y a la experiencia jurídica premoderna: cuando, en ausencia del principio de legalidad como norma exclusiva de reconocimiento del derecho válido, era el “derecho natural” (como sistema de normas y principios supuestos por sí mismos justos y racionales) el parámetro de legitimación y al mismo tiempo de reconocimiento de la validez de las tesis propuestas tanto de la doctrina jurídica como de la práctica judicial.
El derecho positivo moderno nace en el momento que se afirma, para garantía de la certeza del derecho y de la libertad contra el arbitrio, el principio de legalidad como su meta-norma de reconocimiento. Gracias a este principio, expresado por la máxima de Hobbes “auctoritas non veritas facit legem”, todas las normas jurídicas, y por lo tanto todas las reglas de uso de la lengua jurídica, existen y son válidas en tanto y en cuanto hayan sido puestas por autoridad competente, en base a otras normas, de competencia normativa. Se sigue de esto que los discursos de la ciencia jurídica dejan de ser inminentemente normativos para volverse tendencialmente “interpretativos” de los textos legislativos, es decir explicativos de un objeto –el derecho positivo- autónomo y separado de ella. (...)
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David Andrés Jacob
Paraná, Entre Ríos
Argentina
TEL. 0343 434 6895
CEL. 0343 154 663503
davidjacob4999@hotmail.com
Sono un traduttore in constante sviluppo, con una solida preparazione universitaria nelle principali tipologie di traduzioni.
La mia lingua materna è lo spagnolo di Argentina, e più specificamente il “castigliano rioplatense”, ma comunque ho padronanza dello spagnolo neutro, formale e scritto.
Attualmente frequento il 5º anno nella carriera di Traduttore Pubblico d’Italiano nella UADER, Universtà autonoma di Entre Rios (Argentina). Alcune delle materie comprese nel piano di studi, le quali mi hanno concesso di addentrarmi e specializzarmi nella sua tematica, sono le seguenti:
- Traduzione scientifica e tecnica
- Traduzione commerciale
- Traduzione giuridica
- Traduzione letteraria
- Terminologia e documentazione
- Metodi e tecniche della traduzione
- Elementi di diritto orientati alla traduzione
Sebbene stia frequentando le mie ultime materie, ho già cominciato a sviluppare la mia attività professionale, con la prudenza e la modestia della mia breve esperienza lavorativa, ma allo stesso tempo con il grandissimo senso di responsabilità e moderazione che questa merita.
Possiedo conoscenze generali di meccanica ed elettricità, avendo frequentato due anni una scuola tecnica, ed anche ho affinità per la materia. Possiedo conoscenze nella tematica commerciale, redazione di lettere commerciali, bilanci, cataloghi, opuscoli, presentazioni, ecc.
Ho buone conoscenze nella pratica e nell’uso di TRADOS, ed anche delle principali funzioni di TagEditor. Attualmente sto imparando l’uso di Meta Texis.
Resto nella fiducia che questa concisa descrizione curricolare mi conceda il favore di una buona considerazione.
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David Andrés Jacob
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Soy un traductor en constante evolución, con una sólida preparación académica en las principales áreas de la traducción.
Mi lengua materna es el español de Argentina, o más específicamente el “castellano rioplatense”, pero igualmente utilizo el español neutro, formal y escrito.
Actualmente estoy cursando 5º año en la carrera de "Traductor Público de Italiano" en la UADER, Universidad Autónoma de Entre Ríos (Argentina). Algunas de las materias incluidas en el plan de estudio, que me han permitido adentrarme y especializarme en su temática, son:
- Traducción científica y técnica
- Traducción comercial
- Traducción jurídica
- Traducción literaria
- Terminología y documentación
- Métodos y técnicas de la traducción
- Elementos de derecho aplicados a la traducción
Si bien estoy cursando las últimas materias, ya comencé a desarrollar mi actividad profesional, con la cautela y la modestia de mi corta experiencia laboral, pero al mismo tiempo con el grandísimo sentido de responsabilidad y mesura que ello comporta.
Dispongo de conocimientos generales en mecánica y electricidad, tanto por haber cursado dos años en una escuela técnica, como por tener afinidad por la materia. Poseo conocimientos en la temática comercial, confección de cartas comerciales, balances, catálogos, folletos, presentaciones, etc.
Tengo buen conocimiento en la práctica y uso de TRADOS y manejo las principales funciones de TagEditor. Actualmente estoy aprendiendo el uso de Meta Texis.
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