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gestione separata INPS e agenzie straniere
Thread poster: Valentina751
Valentina751  Identity Verified
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May 6, 2008

Ciao a tutti,

spero che nessuno me ne voglia ma, dopo una lunga e affannosa consultazione dei forum, non sono riuscita a trovare la risposta e/o le indicazioni che spero possiate darmi a seguito di questo mio post. Vi esprimo brevemente (spero) la mia situazione: sono dipendente di una società e da diverso tempo effettuo traduzioni per agenzie italiane ed estere. Fino allo scorso anno svolgevo l’attività con meno assiduità – ossia non superando i famosi 5000 euro lordi all’anno. Da questo anno, per diversi motivi, il volume di lavoro è aumentato notevolmente portandomi ad arrivare alla soglia dei 5000 euro e – non avendo per ora scelto di aprire partita iva – ho deciso subito di consultare un commercialista per capire in che modo poter fronteggiare la situazione. L’unica certezza che per ora mi è stata data è che non sono costretta ad aprire partita iva ma che molto probabilmente dovrò iscrivermi alla gestione separata INPS. Ora, le mie domande sono le seguenti:

- Devo iscrivermi contestualmente al superamento della soglia dei 5000?
- Se sì, quale agenzia/cliente devo avvisare e cosa esattamente devo fare presente?
- Come comportarmi con le agenzie straniere? Vale a dire: se non vale in discorso della ritenuta, allora non dovrebbe valere il discorso INPS, in quanto non capisco cosa andrebbero a versarmi queste agenzie estere.
- Considerando la mia ultima domanda mi chiedo: vale il cumulo degli importi fino a 5000 anche per le agenzie estere o queste ultime rimangono fuori dal computo?

Sicuramente chiederò al commercialista di approfondire la situazione e ovviamente mi recherò all’INPS, ma mi chiedo se qualcuno di voi si trova o si è trovato nella mia stessa situazione, per capire come muovermi. Mi rendo conto che molti di voi mi consiglieranno di aprire partita IVA ma, non me ne vogliate, vi chiedo di rispondermi non considerando questa situazione (P.IVA) come l’unica soluzione al mio quesito

Grazie mille


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gianfranco  Identity Verified
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Rispondo da non esperto May 6, 2008

ciao Valentina751,


Valentina751 wrote:
- Devo iscrivermi contestualmente al superamento della soglia dei 5000?

Non lo so, ma mi domando, cosa sei andata a chiedere al commercialista? Non avrenne dpvitp essere questa una delle tue domande fondamentali?


Valentina751 wrote:
- Se sì, quale agenzia/cliente devo avvisare e cosa esattamente devo fare presente?

Nessuna. Ai tuoi clienti, che siano italiani o stranieri, privati o società, non importa la tua posizione INPS. È una cosa che devi mettere in regola tu e per loro non cambia niente e non lo devi comunicare.


Valentina751 wrote:
- Come comportarmi con le agenzie straniere? Vale a dire: se non vale in discorso della ritenuta, allora non dovrebbe valere il discorso INPS, in quanto non capisco cosa andrebbero a versarmi queste agenzie estere.

Stai confondendo le ritenute d'acconto con i contributi INPS.
Le R.d.A. sono trattenute dal cliente e versate all'erario in conto anticipo delle tue imposte (reddito), non sono versamenti in conto contributi previdenziali, quindi il collegamento agenzie straniere - INPS non ha senso.
Dal punto di vista RdA non cambia niente, se era applicabile rimane applicabile (clienti italiani con partita IVA) mentre se non lo era rimane non applicabile (clienti esteri, clienti italiani senza P.IVA, ecc.).


Valentina751 wrote:
- Considerando la mia ultima domanda mi chiedo: vale il cumulo degli importi fino a 5000 anche per le agenzie estere o queste ultime rimangono fuori dal computo?

Credo di sì. I redditi sono redditi e fanno cumulo, che siano ottenuti tramite clienti italiani o stranieri vanno a finire nella stessa dichiarazione dei redditi, e fanno cumulo nello stesso modo.



Mi raccomanddo! Chiedi conferma agli esperti. Sono cose delicate e non puoi fare errori in base a un consiglio abbozzato su un forum.


ciao
Gianfranco



[Edited at 2008-05-06 13:54]


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Valentina751  Identity Verified
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Non è così semplice... May 6, 2008

Caro Gianfranco, grazie mille per le tue risposte.
Che tu ci creda o no, non è semplice ottenere delle risposte certe e inequivocabili in merito. Il commercialista mi dice di chiedere all'INPS e viceversa...insomma il solito problema. Inoltre, leggendo vari articoli in rete e lo stesso sito dell'INPS sembra non vi sia una "giurisprudenza" definitiva in merito. Nello specifico:
-il commercialista mi dice che non sa se l'iscrizione alla gestione separata deve essere tempestiva o meno
-leggo in rete che il cliente va avvisato in quanto andrebbero a variare le trattenute applicate al mio corrispettivo
-collegandomi alla precedente, se io supero tale limite con un'agenzia straniera e nel caso in cui dovessi avvisare il committente con il quale supero la cifra (questo è quanto leggo spesso in rete) non avrebbe senso avvisare un committente straniero

Ovviamente sarà mia cura informarmi meglio quanto prima, ma nel frattempo mi chiedevo se qualcuno di voi avesse già fronteggiato questo tipo di problematiche!

Grazie ancora


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gianfranco  Identity Verified
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Alcune domande e un chiarimento sulla rivalsa INPS May 6, 2008

Valentina751 wrote:
-il commercialista mi dice che non sa se l'iscrizione alla gestione separata deve essere tempestiva o meno

Mi sembra strano che non lo sappia, o che almeno non abbia a disposizione le fonti per informarsi. Comunque potresti separare le due problematiche: chiedi all'INPS tutto quanto riguarda la messa in regola previdenziale, e rivolgiti al commercialista solo per problemi di fatturazione, redditi, detrazioni e tasse. Almeno su questo dovrà essere informato.


Valentina751 wrote:
-leggo in rete che il cliente va avvisato in quanto andrebbero a variare le trattenute applicate al mio corrispettivo

Dove lo hai letto? e di che trattenute stai parlando?

La ritenuta d'acconto non varia, rimane sempre al 20%, se applicabile.
A meno che tu non stia parlando del famoso 4% di rivalsa INPS, ma per questo non devi avvisare il cliente, lo devi solo esporre in fattura in aggiunta al tuo corrispettivo.

La rivalsa non è obbligatoria, i clienti italiani non possono rifiutarsi di pagarla mentre per i clienti stranieri è meglio in assoluto incorporarla nel prezzo globale, per evitare spiegazioni o contestazioni su una voce di costo aggiuntiva non pattuita e, per loro, totalmente sconosciuta. Alcuni potrebbero contestare la fattura come non rispondente ai patti.


Valentina751 wrote:
-collegandomi alla precedente, se io supero tale limite con un'agenzia straniera e nel caso in cui dovessi avvisare il committente con il quale supero la cifra (questo è quanto leggo spesso in rete) non avrebbe senso avvisare un committente straniero

Ripeto, il problema non esiste. Non devi avvisare nessuno, per i motivi detti sopra. Né il cliente che ti porta a sforare il tetto di 5000 euro, né gli altri.
Si tratta della tua posizione contributiva, a loro non importa e non cambia niente in fattura o nei pagamenti.
Non esiste alcun elemento in fattura che distingue chi versa contributi INPS da chi non li versa, tranne forse il 4% di rivalsa, se applicabile, ma questa rivalsa ha carattere non obbligatorio e va comunque pattuito o chiarito in anticipo, per evitare contestazioni, oppure incorporato nel prezzo lordo.


ciao
Gianfranco



[Edited at 2008-05-06 16:22]


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Kelly Gill
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sono nella stessa situazione.... May 6, 2008

... come te Valentina.
Sembre di aver una risposta "affidabile" è molto difficile. Ho parlato con 3 commercilista e ho avuto 3 risposte diversi.
1) per forza devo fare la P.IVA e pagare pure INPS e tutto (anche se ho un lavoro a tempo pieno in regola)
2) non devo fare niente
3) posso fare fino 5000 Euro per ogni commitente

Nessuno di questi 3 "opinione" mi convinca pero.


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Valentina751  Identity Verified
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Fai attenzione... May 6, 2008

kellytree wrote:


3) posso fare fino 5000 Euro per ogni commitente





di una cosa sono certa: i 5000 euro lordi sono totali e non per ogni committente...mi raccomando!


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Christel Zipfel  Identity Verified
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E' ben vero: commercialista che vai, riposta che trovi... May 6, 2008

kellytree wrote:

... come te Valentina.
Sembre di aver una risposta "affidabile" è molto difficile. Ho parlato con 3 commercilista e ho avuto 3 risposte diversi.
1) per forza devo fare la P.IVA e pagare pure INPS e tutto (anche se ho un lavoro a tempo pieno in regola)
2) non devo fare niente
3) posso fare fino 5000 Euro per ogni commitente

Nessuno di questi 3 "opinione" mi convinca pero.



Ognuno ha un'idea diversa. Ancora non ho capito se dipende dai commercialisti che sono poco informati o dalle leggi che sono troppo complicate.
Comunque fai bene a non fidarti! Per esperienza (e non sono una commercialista), ti posso confermare che almeno la terza risposta, come ha fatto notare giustamente Valentina, è sbagliata.

Resta il fatto che noi comunque non possiamo fare un'indagine tra venti commercialisti ogni volta che abbiamo un quesito o un problema e ritenere, con buona approssimazione - a torto o a ragione - , che la risposta più frequente sia quella giusta.

Ah, come mi piacerebbe vivere in un Paese come il tuo, Gianfranco, dove le regole sono chiare e le risposte dei commercialisti (ma non serviranno neanche, forse) sono univoche e tutti dicono la stessa cosa...:D)


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gianfranco  Identity Verified
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Il costo occulto del sistema fiscale italiano May 6, 2008

Christel Zipfel wrote:
Ah, come mi piacerebbe vivere in un Paese come il tuo, Gianfranco, dove le regole sono chiare e le risposte dei commercialisti (ma non serviranno neanche, forse) sono univoche e tutti dicono la stessa cosa...:D)


In Inghilterra (dove sono ufficialmente residente) il commercialista lo usano le società, mentre il piccolo lavoratore autonomo in genere riesce ad avere tutte le informazioni e farsi la contabilità senza consulenti.
Il motivo è anche che, in assenza di frode evidente, gli uffici fiscali presumono la tua buona fede, e ti aiutano a correggere, sia che sbagli per difetto che per eccesso. Se paghi troppo, appena analizzano la tua dichiarazione ti mandano un assegno di rimborso.

In Italia, anche tenere una contabilità semplicissima è quasi una tassa occulta, per via della spesa quasi obbligatoria per un consulente, come se non bastassero le tasse non occulte.
Per non parlare della paura di sbagliare e relativi problemi...


ciao
Gianfranco




[Edited at 2008-05-06 19:41]


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Christel Zipfel  Identity Verified
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Parole sante... May 6, 2008

gianfranco wrote:

In Inghilterra (dove sono ufficialmente residente) il commercialista lo usano le società, mentre il piccolo lavoratore autonomo in genere riesce ad avere tutte le informazioni e farsi la contabilità senza consulenti.
Il motivo è anche che in assenza di frode evidente, gli uffici fiscali presumono buona fede, e ti aiutano a correggere, sia che sbagli per difetto che per eccesso. Se paghi troppo, appena analizzano la tua dichiarazione ti mandano un assegno di rimborso.

In Italia, praticamente, tenere una contabilità semplicissima è quasi una tassa occulta, per via della spesa quasi obbligatoria per un consulente, come se non bastassero le tasse non occulte. Per non parlare della paura di sbagliare e relativi problemi...


ciao
Gianfranco


In Germania, dove ho lavorato per una decina d'anni, alcuni dei quali da libero professionista, ho sempre fatto la mia dichiarazione dei redditi da sola, senza alcun aiuto professionale. Anche lì, il fisco non è severo, puoi sempre correggere, e se ti spetta un rimborso ti arriva in un batter d'occhio, ancora prima che te ne sia accorto, senza alcuna richiesta...
Ho poi continuato così per un po' anche in Italia, tanti anni fa - non so se oggi ancora sarebbe possibile per via della legislazione estremamente frammentata e complessa - ma pur non avendo problemi di lingua per la dicharazione in sé, ben presto mi sono arresa perché non sarei mai riuscita a star dietro a tutte le scadenze. E qui, purtroppo, se sbagli, paghi!

Quindi, siamo alla mercé per così dire dei commercialisti, e senza di loro non si va da nessuna parte. Ho la netta sensazione però - da quello che leggo in giro e anche da esperienze personali - che i commercialisti il più delle volte siano non solo completamente avulsi dalle attività e dalle incombenze fiscali e di altro genere di un traduttore (e va bene, forse siamo una specie rara...) ma anche lontani mille miglia persino dal mondo dei liberi professionisti in generale che molte volte lavorano comunque anche con l'estero, e che poi mi sembra proprio essere la categoria target della loro professione. O sbaglio? Altrimenti non si spiegano le risposte ottenute (talvolte assurde e francamente senza senso) che vengono riportate anche in questo forum.

[Bearbeitet am 2008-05-06 21:36]


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Leanida
Italy
Local time: 19:45
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A proposito May 6, 2008

gianfranco wrote:

In Italia, praticamente, tenere una contabilità semplicissima è quasi una tassa occulta, per via della spesa quasi obbligatoria per un consulente, come se non bastassero le tasse non occulte. Per non parlare della paura di sbagliare e relativi problemi...



Anch'io sto per aprire partita IVA. Nel forum russo ho scoperto che in molti paesi esistono programmi per la gestione di contabilità, forniti spesso anche dalle agenzie delle entrate. Esiste qualcosa del genere in Italia?

Insomma, sembra esaggerato constringere una persona con un reddito poco piu' di 5 000 l'anno (400 euro al mese, che è, tra l'altro, una delle soglie piu' basse d'obbligo della pIVA, per quanto ne so io) pagare anche commercialista O piu' commercialisti


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Kelly Gill
Italy
Local time: 19:45
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la cosa peggio... May 7, 2008

... per me la cosa peggio di tutto la situazione è che sembre se una vuole fare tutto in regola è molto complicato e pieno di confusione.... ci sono troppi regoli si,ma,e boh!!
La commericalista che mi ha detto 5000 per ogni commitente lavora con persone con milliardi e quindi credo che lei ha l'idea di come siamo parlando di "spiccioli" qui, non importa. Ovviamente lei non si rende conto che se mi arriva una multa per 5000 Euro sono nella .....da!


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Francesca Pesce  Identity Verified
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Qualche risposta a Valentina May 7, 2008

Cara Valentina,

come suggerisce Gianfranco, è meglio andare direttamente alla "fonte" per ottenere le informazioni.

Quindi, per curiosità mia e per darti qualche risposta, ho telefonato al call centre dell'Agenzia delle Entrate - tel 848 800444 - che dopo un'attesa di 3-4 minuti, mi ha dato qualche risposta nella persona dell'operatrice n. 46 di Venezia.

Confermo la certezza di non essere costretta ad aprire la Partita IVA. Infatti la partita IVA si deve aprire se cambia la natura del lavoro: se il lavoro è occasionale, resta occasionale; se invece diventa professionale e continuativo, allora si deve invece aprire la PI.

(per capirci, se uno offre ad una società una consulenza una tantum pagata un milione di euro, per un lavoro di una settimana , si tratta certamente di un lavoro occasionale, non si apre quindi la partita IVA, ma ci si pagano i contributi previdenziali)

Valentina751 wrote:

- Devo iscrivermi contestualmente al superamento della soglia dei 5000?
- Se sì, quale agenzia/cliente devo avvisare e cosa esattamente devo fare presente?
- Come comportarmi con le agenzie straniere? Vale a dire: se non vale in discorso della ritenuta, allora non dovrebbe valere il discorso INPS, in quanto non capisco cosa andrebbero a versarmi queste agenzie estere.
- Considerando la mia ultima domanda mi chiedo: vale il cumulo degli importi fino a 5000 anche per le agenzie estere o queste ultime rimangono fuori dal computo?


La posizione INPS la devi aprire subito, nel momento in cui superi i 5.000 euro di reddito lordo complessivo (tra tutti i committenti, italiani e esteri).

I contributi INPS li devi pagare sui redditi a partire da 5.001 euro (i primi 5.000 euro sono esclusi).

Non sei tenuta ad avvertire nessuno, in particolare. Tuttavia, logica e correttezza vorrebbero che - come dice Gianfranco - se intendi caricare al cliente il 4% di rivalsa dei contributi previdenziali, avverti prima i clienti.

Confermo anche io che con i clienti esteri conviene non ricaricare "apertamente" il 4%, ma eventualmente applicare una tariffa più alta che incorpori il tuo costo aggiuntivo dei contributi previdenziali.


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 19:45
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Sulla questione della soglia dei 5.000 euro May 7, 2008

Parlando con l'operatrice dell'Agenzia delle Entrate, ho capito dove nasce l'equivoco sulla soglia dei 5.000 euro: cioè se è un limite complessivo o se è per ogni committente.

Pare che la legge distingua tra collaborazione occasionale, da un lato, e lavoro autonomo occasionale, dall'altro.

La collaborazione occasionale è un tipo di collaborazione che prevede uno stretto coordinamento con il committente, spesso una presenza nel suo ufficio, etc. In questo caso è previsto un limite di 30 giorni e/o di 5.000 euro per ogni committente. Superate queste soglie scatta l'obbligo del contratto a progetto. (Se però il coordinamento di cui sopra è molto vincolante, allora si tratta di lavoro dipendente vero e proprio.) Quindi è prevedibile che uno possa svolgere più collaborazioni occasionali da 5.000 euro per ciascun committente. Resta il fatto che per l'INPS (che non è il Fisco) superati i 5.000 euro complessivi, scatta l'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali.

Il lavoro autonomo occasionale è invece un lavoro autonomo vero e proprio senza coordinamento con il cliente, senza obblighi di presenza e di orario. In questo caso, la soglia dei 5.000 euro per il fisco non esiste proprio. Come ho scritto prima, puoi in linea teorica anche guadagnare un milione di euro, ma solo con un lavoro occasionale, non continuativo e non rientrante nella tua professione abituale. La soglia dei 5.000 euro in questo caso riguarda solo l'INPS, perché superato questo livello scatta l'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali.

Si tratta di sottigliezze, naturalmente, il cui scopo è, da un lato, cercare di fotografare la realtà del lavoro flessibile e precario di oggi e, dall'altro, cercare di impedire ai datori di lavoro (nel primo caso) di utilizzare (i.e. sfruttare) un lavoratore, tenendolo precarissimo a vita e pagandolo pochi soldi.


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Leanida
Italy
Local time: 19:45
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Grazie tanto per i chiarimenti May 7, 2008

Francesca Pesce wrote:

Il lavoro autonomo occasionale è invece un lavoro autonomo vero e proprio senza coordinamento con il cliente, senza obblighi di presenza e di orario. In questo caso, la soglia dei 5.000 euro per il fisco non esiste proprio. Come ho scritto prima, puoi in linea teorica anche guadagnare un milione di euro, ma solo con un lavoro occasionale, non continuativo e non rientrante nella tua professione abituale. La soglia dei 5.000 euro in questo caso riguarda solo l'INPS, perché superato questo livello scatta l'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali.


Tuttavia, nel caso di traduttori non si pio' pretendere di svolgere un lavoro autonomo occasionale, visto che le entrate sono abbastanza continui? E quindi rimarrebbe la questione della soglia. Per non parlare delle agenzie che iniziano quasi a pretendere partita IVA (saranno anche loro malinformati rigardo alle soglie ).


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 19:45
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Dipende tutto dalla tipologia di attività May 7, 2008

Leanida wrote:

Tuttavia, nel caso di traduttori non si pio' pretendere di svolgere un lavoro autonomo occasionale, visto che le entrate sono abbastanza continui? E quindi rimarrebbe la questione della soglia. Per non parlare delle agenzie che iniziano quasi a pretendere partita IVA (saranno anche loro malinformati rigardo alle soglie ).


Se uno svolge come attività la pensionata, il casalingo, la lavavetri, il modello, etc. e a tempo perso fa traduzioni, svolge comunque un lavoro autonomo occasionale.

Se invece tradurre è una professione, allora occorre aprire la partita IVA anche se si finisce per fatturare meno di 5.000 euro.

In sintesi, non è la soglia l'elemento dirimente, ma la modalità con la quale si svolge l'attività. Certo, i 5.000 euro sono indicativi, rappresentano un riferimento teorico.

Le Agenzie, poi, come abbiamo già sottolineato in altri forum, si aspettano - naturalmente - che un traduttore abbia la partita IVA se è un professionista che svolge questo lavoro come attività prevalente e abituale. L'assenza di partita IVA indica che si tratti di una pensionata, un casalingo, una lavavetri, un modello, etc. che a tempo perso fa traduzioni. Oppure di una persona che sta ancora cercando la sua strada professionale. Oppure ancora di una persona che sta cercando di aggirare le normative tributarie.


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