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Thread poster: texjax DDS PhD

texjax DDS PhD  Identity Verified
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Jun 23, 2008

Mi ha molto colpito un annuncio di lavoro recente in cui si spiega che, nonostante l’aumentato volume d’affari, a causa della caduta del dollaro si cercano traduttori residenti in USA, piuttosto che in Europa o in altre parti del mondo.

Sebbene ultimamente si sia assistito a una lieve ripresa del dollaro nei confronti dell’euro, http://tinyurl.com/5khsy5 il divario tra le due valute continua ad essere molto forte e quanto sopra credo ne rappresenti un inequivocabile segnale (se non il primo, certo uno dei più espliciti).

Voi che vivete in Europa, in Italia, come state vivendo la situazione attuale?

1. Avete notato un calo di offerte a favore dei colleghi che risiedono fuori dalla zona dell'Euro
2. Finora non ci sono state grosse ripercussioni sul vostro lavoro, grazie magari ai rapporti di fiducia stabiliti nel corso degli anni con i vostri clienti
3. Vi trovate vostro malgrado a dover accettare dei compromessi e quindi una riduzione dell'onorario, anche solo temporanea
4. Siete preoccupati per il futuro e/o il presente
5. Siete fiduciosi che le cose cambieranno per il meglio

E, per contro, coloro che risiedono in paesi con un cambio sfavorevole rispetto all'euro, hanno registrato un incremento del volume d'affari?

Io personalmente dall’inizio dell’anno ho avuto diversi nuovi contatti, alcuni dei quali non sono approdati ad alcuna collaborazione forse proprio perché le mie tariffe non corrispondevano alle loro aspettative.


Un cordiale saluto a tutti


[Edited at 2008-06-23 22:47]


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
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2 Jun 23, 2008

Ho pochi clienti (tutti nell'area dell'euro, escludendo qualche collaborazione occasionale) con cui c'è un rapporto di fiducia da anni, per ora sono tranquillo.

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Luca Tutino  Identity Verified
Italy
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Fattore importante Jun 23, 2008

Il dollaro basso rappresenta oggettivamente un fattore di spinta al ribasso per le tariffe. D'altra parte il forte aumento del costo reale della vita vieta qualsiasi ribasso delle tariffe. La combinazione di questi due elementi è preoccupante. Se a questo si aggiunge la costante spinta alla marginalizzazione che il sistema amministrativo italiano esercita su noi traduttori (v. http://www.proz.com/forum/italian/107570-pressione_fiscale.html ), questa nuova tendenza alimenta senz'altro incubi di emigrazione forzata.

Inoltre per me i clienti americani tendono ad essere i migliori: i più professionali, i più gentili, quelli che più raramente cercano di imporre condizioni ingiuste - come le dilazioni di pagamento non remunerate. In Europa e in altre parti del mondo queste qualità riesco a trovarle qua e là, ma con meno facilità. (In Italia sono quasi inesistenti). E poi i clienti americani perduti mi mancano perché preferisco lavorare di notte, cosa che ben si combina con i loro orari.

D'altra parte non credo che la concorrenza dei colleghi residenti in America possa determinare un crollo drammatico della committenza per i traduttori europei di buon livello. So per esperienza quanto sia delicato procurarsi un traduttore con la giusta combinazione di professionalità e competenza. Spesso chi vive in America per un motivo o per un altro non può dedicarsi alla traduzione in modo professionale. Inoltre per il committente è senz'altro più difficile contare sulla sua sufficiente conoscenza del paese lontano. E avendo vissuto alcuni anni all'estero so quanto, a dispetto di qualsiasi studio passato, sia difficile mantenere una buona competenza della lingua madre senza vivere nel paese d'origine.

Nella realtà tutto questo mi stimola ulteriormente a concetrarmi sul fornire un servizio eccellente e difficilmente eguagliabile a clienti che siano in grado di apprezzarlo. Fin qui ha funzionato...

[Edited at 2008-06-24 08:28]


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Marie-Hélène Hayles  Identity Verified
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Non ho clienti fuori di Europa Jun 24, 2008

Quindi il calo del dollaro non mi riguarda. Però il calo della sterlina sì - infatti ho deciso di non aumentare la mia tariffa con i miei clienti inglesi quest'anno proprio perché sono già più costosa per loro grazie al divario.

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Angie Garbarino  Identity Verified
Local time: 04:14
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Ti quoto Luca Jun 24, 2008

Luca Tutino wrote:

Il dollaro basso rappresenta oggettivamente un fattore di spinta al ribasso per le tariffe. D'altra parte il forte aumento del costo reale della vita vieta qualsiasi ribasso delle tariffe. La combinazione di questi due elementi è preoccupante. Se a questo si aggiunge la costante spinta che il sistema amministrativo italiano esecita su noi traduttori (v. http://www.proz.com/forum/italian/107570-pressione_fiscale.html ), questa nuova tendenza alimenta senz'altro incubi di emigrazione forzata.

Inoltre per me i clienti americani tendono ad essere i migliori: i più professionali, i più gentili, quelli che più raramente cercano di imporre condizioni ingiuste, come le dilazioni di pagamento non remunerate. In Europa e in altre parti del mondo queste qualità riesco a trovarle qua e là, ma con meno facilità. (In Italia sono quasi inesistenti). E poi i clienti americani perduti mi mancano perché preferisco lavorare di notte, cosa che ben si combina con i loro orari.

D'altra parte non credo che la concorrenza dei colleghi residenti in America possa determinare un crollo drammatico della committenza per i traduttori europei di buon livello. So per esperienza quanto sia delicato procurarsi un traduttore con la giusta combinazione di professionalità e competenza. Spesso chi vive in America per un motivo o per un altro non può dedicarsi alla traduzione in modo professionale. Inoltre per il committente è senz'altro più difficile contare sulla sua sufficiente conoscenza del paese lontano. E avendo vissuto alcuni anni all'estero so quanto, a dispetto di qualsiasi studio passato, sia difficile mantenere una buona competenza della lingua madre senza vivere nel paese d'origine.

Nella realtà tutto questo mi stimola ulteriormente a conetrarmi sul fornire un servizio eccellente e difficilmente eguagliabile a clienti che siano in grado di apprezzarlo. Fin qui ha funzionato...

Sono d'accordo su tutto, come ho già detto io ho praticamente solo clienti americani, non avrei potuto spiegarlo meglio;

La mia situazione è una fotocopia della tua

Ciao e buon lavoro a tutti!


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Laura Gentili  Identity Verified
Italy
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La mia esperienza Jun 25, 2008

L'anno scorso ho fatto il 30% del fatturato con clienti americani e ho perso letteralmente migliaia di euro. Da notare che ero partita da una tariffa più che dignitosa, ma che si è erosa a tal punto da diventare una tariffa molto bassa in euro. A un certo punto non ce la facevo più, quindi ho cominciato a cercare di lavorare meno con i clienti statunitensi e di più con clienti europei. Ho trovato qualche buon cliente in Svizzera, Olanda e Svezia, e con gli americani ora lavoro poco, ma mi dispiace molto perché, come dice Luca, sono gentili e precisi, mi piace il loro modo di lavorare e hanno progetti per me molto interessanti (soprattutto per quanto riguarda medicina e farmacologia).
La crisi internazionale (mini-dollaro ed euro alle stelle) ha inoltre comportato problemi anche ad altri miei clienti in altri Paesi. Una società canadese con cui lavoro in maniera stabile da anni mi dà molto meno lavoro (un tempo erano competitivi per via del dollaro canadese e avevano molti clienti statunitensi, ora non più) e anche due ottimi clienti nel Regno Unito risentono della situazione generale e mi danno meno lavoro.
In altri termini, pur avendo diversificato nel 2008 sto facendo fatica a mantenere la media di fatturato degli anni precedenti.

Laura


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