Off topic: Perché avete cambiato mestiere?
Thread poster: Giuseppina Gatta, MA (Hons)

Giuseppina Gatta, MA (Hons)
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Aug 24, 2008

Premesso che io non condivido l'ideologia secondo cui solo chi è nato professionalmente come traduttore può fare il traduttore (per metterla in termini semplici e sbrigativi), mi incuriosisce sapere come mai persone che hanno studiato da medico, avvocato, ingegnere, dentista, chimico, fisico, persino pianista, cantante lirico (tutti trovati su Proz), ecc. un giorno decidono di mettersi a fare i traduttori.

Perciò vorrei invitare i colleghi che rientrano in questa categoria a condividere, se vogliono, ovviamente, i motivi per cui hanno preso tale decisione.

Grazie
Giusi


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Un ex chimico Aug 25, 2008

Perché pensavo (erroneamente) che avrei potuto gestire in modo più flessibile il mio tempo e che avrei avuto più tempo libero. Entrambe le ipotesi si sono poi rivelate assolutamente false, nel senso che lo puoi fare, ma se vuoi un reddito decente vai ben oltre l'orario lavorativo dell'industria (lavorando la notte o all'alba, e anche nel weekend).


Giuseppina Gatta wrote:

Premesso che io non condivido l'ideologia secondo cui solo chi è nato professionalmente come traduttore può fare il traduttore (per metterla in termini semplici e sbrigativi), mi incuriosisce sapere come mai persone che hanno studiato da medico, avvocato, ingegnere, dentista, chimico, fisico, persino pianista, cantante lirico (tutti trovati su Proz), ecc. un giorno decidono di mettersi a fare i traduttori.

Perciò vorrei invitare i colleghi che rientrano in questa categoria a condividere, se vogliono, ovviamente, i motivi per cui hanno preso tale decisione.

Grazie
Giusi



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Federica D'Alessio
Italy
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Member (2005)
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Perché questo è più accessibile e più libero Aug 26, 2008

Non è che abbia proprio cambiato lavoro,
diciamo che dopo la laurea, trovandomi in quella lunga fase di precarietà di ogni 25nne-35nne d'oggi dalla quale non sai mai se uscirai, e di fronte alla possibilità di far tutto e non far niente ho sperimentato almeno 10 lavori diversi, fra cui anche quello di giornalista per cui avevo studiato e su cui puntavo nei miei progetti di studentessa; pian piano il lavoro di traduttrice si è rivelato il più accessibile, il più stimolante, il più redditizio (udite udite). Ma l'aspetto che apprezzo di più è che non c'è paragone fra il livello di libertà che ti dà tradurre, e quello di qualsiasi altro mestiere e in particolare quello di giornalista. Non parlo solo di libertà nei tempi di vita, che comunque secondo me è notevole. Parlo di libertà morale, di non dover a tutti i costi sottostare a capricci e compromessi quotidiani per conservare un inutile pezzo di carta che oltrettutto non vale niente. Non c'è paragone fra l'avere clienti, anche quando si tratta di odiosissime agenzie multinazionali, e l'avere capi che ti fiatano sul collo. Fra avere colleghi che diventano amici e collaboratori solo se lo si sceglie, perché ci si piace, o "collaboratori per forza" piazzati alla stessa scrivania e costretti a stare insieme per volere di qualcun altro. Quanto al reddito...lo stesso stipendio lordo che ottengo in un mese da giornalista a progetto, se mi impegno per bene come traduttrice lo faccio in dieci giorni.
Insomma, per me tradurre ha significato iniziare ad assaporare la libertà anche nel lavoro... Con in più, se lo voglio, la possibilità di cimentarmi anche nei miei altri mestieri ma alle condizioni scelte da me, e non dai miei capi. Unico prerequisito per assaporare tutta questa libertà: non svendersi, non farsi prendere dall'ansia buttandosi sulla prima offerta a tariffa stracciata che ti capita, dire di no non appena si ha il vago sentore che un incarico possa rivelarsi frustrante, e imparare a contrattare per bene (e penso non si smetta mai di imparare in questo senso, di sicuro io sono ancora agli inizi degli inizi...). Provare il piacere di aver ottenuto migliori condizioni di pagamento per me è parte delle soddisfazioni di questo mestiere!!


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xxxMilena Bosco  Identity Verified
Italy
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La mia esperienza Sep 9, 2008

Sono "sulla carta" un matematico. Non ho mai lavorato da matematico. Al momento di accedere ad un Master prestigioso il New York Times mi ha offerto un lavoro, nel campo del giornalismo (connesso alla ristorazione). Ovviamente non potevo rinunciare. Poi dopo alcuni anni uno dei clienti del giornale mi ha offerto un lavoro molto interessante.

Non posso dire di aver "cambiato" mestiere. Io la traduttrice l'ho sempre fatta e la mia esperienza va avanti sin da quando avevo 15 anni, quando i miei amici più grandi (studenti in medicina etc.) mi chiedevano la traduzione di articoli o testi. Ho sempre studiato con impegno e con insegnanti madrelingua l'Inglese, diverse ore a settimana. Ho approfondito le conoscenze tecniche per diventare un buon traduttore con corsi presso scuole che formano interpreti e traduttori. Parlavo tre lingue da bimba essendo la mia famiglia "Europea". Poi, mentre studiavo, anche organismi locali hanno chiesto la mia collaborazione. Persino mentre ero negli Stati Uniti ho fatto la traduttrice, e il correttore di bozze. Ho tredotto documenti confidenziali legati a proposte di investimento. Direi che è una passione. In totale, non considerando gli anni "iniziali", che a mio parere erano più un esercizio che un'esperienza, ho lavorato come traduttore per sedici anni.

Mi ha incuriosito il tuo post, e sto rispondendo editando nuovamente perchè credo nella buona fede. Il problema è che per certe traduzioni, ad esempio "matematiche" solo un matematico può fare un buon lavoro. Mi dispiace dire che se non si ha una conoscenza base valida della materia, tradurre un testo di analisi superiore o di meccanica celeste è impossibile. Credo che il fatto che molti altri come me abbiano cambiato mestiere permette a clienti disperati di avere un attimo di respiro e tranquillità. (Almeno nella mia esperienza).
Io sarei più curiosa di chiedere ad alcuni colleghi "Perchè non cambiate mestiere?".....


Essendo mamma al momento preferisco lavorare a casa, il che è impegnativo (non ho MAI tempo per me), ma mi permette di avere le bimbe vicine, anche se necessario con la babysitter, e credo che la mia supervisione sia importante. Mi piace imparare, e traducendo soddisfo molte curiosità. Ottengo riscontri positivi e soddisfazioni. Quindi sono felice della strada che ho "disegnato" negli anni.

Buona serata,

Milena

[Modificato alle 2008-09-09 20:30]


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Maria Arruda
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Perché avevo bisogno di stare in contatto con la mia lingua! Sep 12, 2008

Sono brasiliana e abito in Italia da 5 anni.
A Rio mi sono laureata in Pubblicità e Propaganda e dopo mi sono postlaureata in Docenza Superiore.
Il mio vero sogno, da quando ero piccola, era giustamente de svolgere alcun lavoro in cui potessi stare in contatto con le lettere, con le lingue straniere. La prima lingua che ho imparato è stato l'inglese americano e, adesso, l'italiano.

La mia decisione di intraprendere la strada della traduzione è stata motivata dal fatto che qui in Italia ho il vantaggio di essere di madrelingua straniera, il quale mi aiuta moltissimo anche nell lavoro di insegnante di portoghese.

Ma, soprattuto, è di poter gestire io il lavoro, come: l'orario, lavorare da casa, imparare sempre parole nuove (sia nella mia lingua che in italiano) ecc.


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Silvia Barra  Identity Verified
Italy
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Un'altra ex chimica Oct 22, 2008

Anche io sono chimico, o peggio, chimica, dico peggio perchè per le donne è molto più difficile. Dopo anni di lavori da chimico, anche interessanti, per carità, ma precari e mal pagati, ho finalmente trovato un posto a tempo indeterminato in una cartiera vicino a casa. Peccato che gli orari erano massacranti (anche 10-12 ore al giorno), il lavoro del chimico era fatto da ingegneri e quindi il chimico si ritrovava a fare lavori che poteva fare chiunque o quasi. Le cose sono peggiorate quando ho avuto un bimbo. Quando sono tornata mi hanno cambiato lavoro, pretendevano lo straordinario mentre ero in allattamento (quindi con orario ridotto) e facevo un lavoro per nulla specializzato e per di più a contatto con sostanze non proprio sane. Per farla breve, cercavo di andarmene e nelle mie affannose ricerche ho trovato un'inserzione che cercava traduttori di brevetti (quello che facevo saltuariamente già da qualche anno), e due persone molto corrette, professionali e gentili che mi hanno una incoraggiato a intraprendere questo mestiere a tempo pieno, assicurandomi che il lavoro non mi sarebbe mancato (e per il momento devo dire che aveva ragione), l'altra mi ha insegnato i rudimenti di Trados e del mondo dei traduttori.
E poi a me sono sempre piaciute le lingue e mi è sempre piaciuto scrivere, quindi magari prima o poi questa sarebbe stata comunque la mia strada.
Comunque devo dire che è un lavoro che mi piace, mi dà soddisfazioni (il fatto di fare qualcosa e di farselo riconoscere come "fatto da me", invece di dipendere in tutto e per tutto da capi con il tuo stesso titolo di studio e non molta esperienza in più, solo un po' pù...fortunati). È vero che lavoro spesso di notte, all'alba o nei weekend, ma lo scelgo io e quando voglio (nel limite del possibile) posso passare del tempo con il mio cucciolo.
Questa è la mia storia. Per ora non mi sono pentita della scelta...
Buona notte...


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ldaquer  Identity Verified
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una dottoressa più o meno pentita Oct 31, 2008

Upla', prima partecipazione ai forums...

Anch'io sono brasiliana e vivo in Italia dal 2002. Mi sono laureata in medicina a Rio nel 2001, e ancora oggi né io né la mia famiglia ha capito per quale motivo ho scelto proprio medicina, visto che sono sempre stata portatissima per le lingue e quindi giornalismo o qualunche cosa nel campo della comunicazione sarebbe stato più ovvio (e più congruente). In famiglia sono TUTTI avvocati e anche quella sarebbe potuta essere una scelta più logica. Ma no. Ho scelto medicina, e anche se non posso dire che me ne pento veramente, perché ho fatto degli amici straordinariamente interessanti e ho imparato un sacco di cose ganze, in realtà forse avrei fatto meglio a lavorare con comunicazione. Almeno il corso era 2 anni più corto...

Il fatto è che ho cominciato a tradurre durante l'università, all'inizio solo articoli per i colleghi. Poi ho cominciato a insegnare inglese in una scuola di lingue che poco dopo si è trasformata anche in agenzia di traduzione, quando il mio capo ha fatto il concorso per traduttore giurato ed è stato approvato. Oggi loro lavorano più con traduzioni che con corsi di lingue. Purtroppo sono venuta in Italia proprio durante questo loro passaggio, altrimenti sarei probabilmente rimasta a lavorare con loro, e molto più probabilmente ancora avrei fatto qualche corso di traduzione. Anche se faccio la traduttrice da anni, con più o meno consistenza, non ho mai fatto corsi di nessun tipo. Non ho mai avuto nessun tipo di problema né nessun lavoro tornato indietro, tanto meno clienti insoddisfatti, ma questo gap nella mia formazione ci sta e non mi piace. Per ora non posso farci niente (6 mesi di gravidanza), ma forse in futuro, chi lo sa.

Non ho mai "lavorato" come medico, anche se in Brasile il tirocinio si fa DURANTE il corso universitario e non dopo, e quindi ho messo qualche punto sulla testa di un paio di pazienti, aiutato in qualche chirurgia, visitato MOLTA gente, ma non ho mai fatto soldi come medico. Ho capito alla fine del corso che proprio non era per me, ma ormai c'ero e l'ho portato avanti fino alla fine. Dopo la laurea sono venuta in Italia per il solito giro in treno e per un minicorso di italiano, che già parlicchiavo abbastanza benino, ho conosciuto il mio futuro marito, ed eccomi. Da allora ho fatto molti lavori strani ma che servono sempre come esperienza, fino a trovare un'agenzia (peraltro molto strana e nociva alla salute) che mi ha preso come traduttrice interna. Ho sopportato la pazzia per ben quasi 2 anni prima di finalmente mandarli tutti a quel paese e mettermi in proprio.

Ora che non ho più crisi di emicrania settimanali né la psoriasi che mi aveva lasciato come un dalmata, coperta di macchie, apprezzo questo lavoro in una maniera che non riesco nemmeno a spiegare. La libertà, certo, perché io sono una che ODIA l'autorità in tutte le sue forme, ODIA quell'allegria e quell'amicizia fittizie del mondo corporativo, e perché mi piace a volte non fare nulla o trascorrere tutto un pomeriggio leggendo. Siccome viaggiamo molto, la possibilità di portarmi il laptop e di lavorare ovunque mi pare di una bellezza quasi surreale. E perché sono molto veloce, dover fare qualche lavoretto mentre sono in giro non mi causa nessun problema (anche il fuso orario spesso aiuta parecchio). Poi c'è la cosa di mantenere il contatto con il portoghese, anche se lavoro con l'inglese il 90% delle volte. E per ultimo, ma non meno importante, c'è il vantaggio gigantesco che è poter imparare delle cose a volte bizzarre con la roba che traduci. Sono curiosissima e praticamente tutto mi interessa (a patto che non ci siano numeri, in nessuna forma, colore o dimensione). Spesso mi diverto anche, perché mi capitano frequentemente testi di opuscoli, cataloghi ecc che sono quasi poetici nel loro nonsense, ma anche da questi c'è sempre qualcosa da imparare. In due parole: CI SCIALO!

P.S.: O', scusate se l'ho fatta lunga, ma oggi mi andava di scrivere. Pazienza.


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