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Dichiarazione dei redditi: una batosta
Thread poster: LINDA BERTOLINO

LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Jun 30, 2009

Ciao a tutti/e,
mi ha appena telefonato il commercialista dicendomi che tra saldi e acconti vari (Inps, irap, tasse) mi tocca versare al fisco oltre 10.000 Euro perché nel 2008 il mio fatturato è raddoppiato rispetto al 2007 (quando ero ancora in regime agevolato).
Il problema è che mi sembra una cifra esagerata! Il mio fatturato è inferiore ai 30.000 euro e non posso permermi di fare del nero perché tutte le agenzie richiedono la fattura. Ma io non li ho mai avuti in tasca questi soldi, veramente non so dove finiscono perché è un continuo pagare tasse ecc.
Ma voi come fate? Anche voi pagate queste cifre al fisco? Cosa devo fare, chiudere l'attività per disperazione?
Oppure dovrei chiedere al commercialista di cambiare la mia ragione sociale magari in sas? E i vantaggi quali sono, se ce ne sono?
Aiutatemi vi prego, qualsiasi suggerimento è ben accetto
Grazie
Linda


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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Tasse, fisco ladro... Jun 30, 2009

Non è un commento politico, ma ti dico solo che essendo in regime agevolato non ho potuto detrarre nemmeno un cent dei 1000 e più Euro di spese mediche sostenute nel 2008 perché le detrazioni si calcolano sull'IRPEF e non sull'imposta sostitutiva.
Da dire che il regime dei minimi è stato regolato con la finanziaria 2008, governo Prodi, e confermato dal governo attuale, quindi la responsabilità è quantomeno condivisa (solo che nessuno si è posto il problema che anche se ho la partita IVA e pago un'imposta che si chiama in un altro modo le spese mediche le pago lo stesso....).

Probabilmente il tuo esborso è dovuto proprio al cambiamento di regime, quindi gli eventuali anticipi già versati non sono validi ecc (non lo so ma posso immaginare questo).

Ma credo che trasformarti in società (società individuale semmai, non SAS in cui saresti obbligata ad avere dei soci) possa solo aumentare le spese, visti gli obblighi di tenere registri e altro.

Non ti conveniva rimanere con il regime dei minimi, visto che sei comunque sotto il limite dei 30.000 euro?

Manuela


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Regime dei minimi? Jun 30, 2009

Ciao,
io sono passata dirattamente dal forfettino al regime semplificato perché, a dire dei commercialisti, se fatturi con l'estero non rientri nel regime dei minimi. Ecco forse il perché della batosta. Mi sono ritrovata a dover terminare il regime agevolato proprio a fine anno e quindi il regime nuovo era ancora una cosa sconosciuta, per cui non mi hanno forse consigliato bene. Sta di fatto che non avrei mai pensato di pagare così tanto. E' l'inps che incide molto perché tra acconti e saldi sono circa 6.000 euro. E' comunque una vera batosta, vorrei sapere se altri si trovano nelle mie condizioni e come riescono ad andare avanti.


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Alessandra Martelli  Identity Verified
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Regime minimi e fatture all'estero Jun 30, 2009

Ciao Linda,

non so se questo possa esserti utile, ma io mi son informata per il regime dei minimi specificando che devo fatturare verso l'estero ed all'agenzia delle entrate mi è stato detto che non ci sono assolutamente problemi e che i limiti riguardano il valore di giro d'affari e non la nazione verso cui si fattura.

Prova a chiedere direttamente a loro.. mi spiace ma è l'unico consiglio che posso darti

In bocca al lupo,
Alessandra


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Grazie Alessandra Jun 30, 2009

In effetti domani ne riparlo con il commercialista perché voglio capire bene come funziona questa cosa. L'anno scorso mi hanno detto che non rientravo nel regime dei minimi anche perché il fatturato era troppo alto e ora viene fuori che è inferiore ai 30.000 euro. Vedremo di trovare una soluzione perché davvero a questo punto non mi rimane che morire di fame o chiudere l'attività, che tra l'altro io adoro

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Sergio Paris  Identity Verified
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...a proposito !!! Jun 30, 2009

Ciao Linda,

anch'io oggi ho avuto il responso sulle tasse da pagare e come previsto la batosta è stata forte anche per me. Sinceramente il tuo esborso mi sembra molto elevato, facendo due calcoli approssimativi. Nemmeno io rientro nel regime dei minimi e quindi posso scaricare le eventuali spese, sempre nel limite della nostra attività professionale. Al mio imponibile (ricavo - costi) viene applicata un'imposizione del 24% più il 20% INPS ed è proprio questa la vera batosta (...magra consolazione avremo una bella pensione, semmai dovessimo godercela in qualche modo). Dall'imponibile inoltre vengono tolti anche i contributi versati l'anno precedente e quindi abbatte in qualche modo la base di partenza...che dire? Nemmeno i commercialisti ti sanno consigliare...diventare ditta individuale commerciale o artigianale non converrebbe perché magari avresti meno contributi ma più imposizione di altro tipo...diciamo che in questo periodo siamo un po' tutti sulla stessa barca. Mal comune mezzo gaudio !!! Come andare avanti? Nemmeno io lo so...o meglio finora sono sempre riuscito ad adempiere ai miei obblighi fiscali senza chiedere aiuto e di spese quotidiane ce ne sono tante, ma c'è da dire che anche mia moglie lavora e ancora non abbiamo figli !!!

Coraggio...l'importante è credere nelle proprie forze, se ce l'hai fatta finora perché non dovresti riuscirci anche stavolta? E poi non dovrai mica versarli tutti insieme !!!

Sergio




[Edited at 2009-06-30 20:02 GMT]


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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
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contributi e imposte Jun 30, 2009

Ciao Linda,

a parte la questione fiscale specifica italiana di cui non mi intento per nulla non essendo contribuente italiana, per dirla molto semplicemente il 50% (da quello che sento dai colleghi in Italia, intorno al 60%) di quello che si incassa IVA esclusa va in spese e contributi. Quanto all'imposta sul reddito dipende e varia in base al reddito.

Mi sembra strano, persino per un Paese come l'Italia che ama tassare o imporre tutto quello che può, che quanto già versato sia ritenuto nullo per aver cambiato regime: in fin dei conti, i beneficiari non sono cambiati

I 10mila non li paghi al "fisco", da quello che dici, ma solo una parte è imposta sul reddito, il resto sono contributi. I contributi per la pensione sono sì pesanti (anche all'estero e il 4% non ce lo versano extra in fattura come in Italia), ma anche gli altri non sono bonbon. Detto questo considerando che non si tratta di 10mila euro di imposta sul reddito, non mi pare che paghi uno sproposito d'imposta per il fatturato indicato.

In pratica: se non riesci ad accantonare le somme dovute per contributi e imposte (dici di non aver mai visto quei soldi) che devi versare in prospettiva annuale o mensile o trimestrale e degli eventuali conguagli significa semplicemente che le tariffe che applichi non sono state calcolate in modo da coprirle, non tengono conto di tutti i tuoi esborsi.

Ovviamente, ci sono dei modi per influire positivamente sul ricarico dell'imposta sul reddito, ma effettuando altre spese o investimenti (chiedi al commercialista, non so in Italia, ma per es. un piano pensionistico volontario i cui contributi vengono dedotti, investimenti in determinati titoli per determinati importi ecc.), ma non di certo sui contributi per la pensione o malattia in senso stretto. Ritorniamo al punto di prima, alle tariffe non calcolate in funzione dei costi, contributi nonché delle spese.

Giuliana


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Grazie del supporto Jun 30, 2009

Sicuramente non ho intenzione di versare tutta la cifra in un colpo solo certo però il calcolo non mi convince. L'anno scorso ero seguita dalla Confartigianato (diciamo perché mia suocera per 46 anni era stata seguita da loro in quanto artigiana e io non avendo un commercialista avevo tentato di affidarmi alle loro grinfie) solo che mi hanno fatto un vero casino (dichiarazioni errate, iva non versata ecc.) quindi dopo le ferie mi sono affidata a un commercialista che mi risolvesse tutta la situazione. Penso ci sia stato qualche calcolo errato visto tutto quello che è successo.

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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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regime dei minimi ed estero Jun 30, 2009

io ho aperto la partita IVA direttamente con regime dei minimi e confermo che non ci sono problemi di sorta a fatturare all'estero, basta scrivere "esente Iva ai sensi ecc.ecc"

Manuela


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Il problema è che le tariffe non le faccio io ma le agenzie Jun 30, 2009

Giuliana Buscaglione wrote:

Ciao Linda,

a parte la questione fiscale specifica italiana di cui non mi intento per nulla non essendo contribuente italiana, per dirla molto semplicemente il 50% (da quello che sento dai colleghi in Italia, intorno al 60%) di quello che si incassa IVA esclusa va in spese e contributi. Quanto all'imposta sul reddito dipende e varia in base al reddito.

Mi sembra strano, persino per un Paese come l'Italia che ama tassare o imporre tutto quello che può, che quanto già versato sia ritenuto nullo per aver cambiato regime: in fin dei conti, i beneficiari non sono cambiati

I 10mila non li paghi al "fisco", da quello che dici, ma solo una parte è imposta sul reddito, il resto sono contributi. I contributi per la pensione sono sì pesanti (anche all'estero e il 4% non ce lo versano extra in fattura come in Italia), ma anche gli altri non sono bonbon. Detto questo considerando che non si tratta di 10mila euro di imposta sul reddito, non mi pare che paghi uno sproposito d'imposta per il fatturato indicato.

In pratica: se non riesci ad accantonare le somme dovute per contributi e imposte (dici di non aver mai visto quei soldi) che devi versare in prospettiva annuale o mensile o trimestrale e degli eventuali conguagli significa semplicemente che le tariffe che applichi non sono state calcolate in modo da coprirle, non tengono conto di tutti i tuoi esborsi.

Ovviamente, ci sono dei modi per influire positivamente sul ricarico dell'imposta sul reddito, ma effettuando altre spese o investimenti (chiedi al commercialista, non so in Italia, ma per es. un piano pensionistico volontario i cui contributi vengono dedotti, investimenti in determinati titoli per determinati importi ecc.), ma non di certo sui contributi per la pensione o malattia in senso stretto. Ritorniamo al punto di prima, alle tariffe non calcolate in funzione dei costi, contributi nonché delle spese.

Giuliana


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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In effetti questa cifra comprende anche l'inps Jun 30, 2009

Devo dire che la quota comprende ben 3500 euro di saldo inps + 2900 di acconto inps per l'anno prossimo. 736 euro di Irap e il resto sono tasse. Quindi dovrei dire che la cifra è adeguata al fatturato? Ma tutti questi soldi che do all'inps li vedrò mai nella mia vita di pensionata? LA cifra inps è comunque spropositata a mio parere. Non è che non voglio pagare le tasse anzi...anche volendo non potrei fare del nero.
E poi avrei ancora una domanda: per noi fa fede il fatturato o l'incassato ai fini fiscali?


Giuliana Buscaglione wrote:

Ciao Linda,

a parte la questione fiscale specifica italiana di cui non mi intento per nulla non essendo contribuente italiana, per dirla molto semplicemente il 50% (da quello che sento dai colleghi in Italia, intorno al 60%) di quello che si incassa IVA esclusa va in spese e contributi. Quanto all'imposta sul reddito dipende e varia in base al reddito.

Mi sembra strano, persino per un Paese come l'Italia che ama tassare o imporre tutto quello che può, che quanto già versato sia ritenuto nullo per aver cambiato regime: in fin dei conti, i beneficiari non sono cambiati

I 10mila non li paghi al "fisco", da quello che dici, ma solo una parte è imposta sul reddito, il resto sono contributi. I contributi per la pensione sono sì pesanti (anche all'estero e il 4% non ce lo versano extra in fattura come in Italia), ma anche gli altri non sono bonbon. Detto questo considerando che non si tratta di 10mila euro di imposta sul reddito, non mi pare che paghi uno sproposito d'imposta per il fatturato indicato.

In pratica: se non riesci ad accantonare le somme dovute per contributi e imposte (dici di non aver mai visto quei soldi) che devi versare in prospettiva annuale o mensile o trimestrale e degli eventuali conguagli significa semplicemente che le tariffe che applichi non sono state calcolate in modo da coprirle, non tengono conto di tutti i tuoi esborsi.

Ovviamente, ci sono dei modi per influire positivamente sul ricarico dell'imposta sul reddito, ma effettuando altre spese o investimenti (chiedi al commercialista, non so in Italia, ma per es. un piano pensionistico volontario i cui contributi vengono dedotti, investimenti in determinati titoli per determinati importi ecc.), ma non di certo sui contributi per la pensione o malattia in senso stretto. Ritorniamo al punto di prima, alle tariffe non calcolate in funzione dei costi, contributi nonché delle spese.

Giuliana


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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 13:21
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No, le agenzie propongono, noi possiamo sempre rifiutare Jun 30, 2009

Ciao Linda,

vedo che mi liquidi con un solo titolo;-) ma quello è il nocciolo della questione e il problema non si risolve in questo modo. Nessuno obbliga un libero professionista ad accettare. Ognuno, agenzie comprese, fa i suoi conti e propone le proprie tariffe, liberi professionisti inclusi, in modo tale da pagare tutto il dovuto e vivere decorosamente. Se le tariffe che offrono non coprono tutto quanto un libero professionista deve versare è peggio che non lavorare.

Sono perfettamente d'accordo che non si possono sempre spuntare le tariffe migliori, ma il portafoglio clienti dovrebbe essere sufficientemente vario da consentire un margine di manovra, ossia in funzione della diversità di range riuscire a compensare con uno ciò che non si riesce a spuntare con l'altro.

Giuliana


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Local time: 13:21
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Scusami Giuliana Jun 30, 2009

Non volevo essere scortese liquidandoti con un titolo. Solo che ho dato erroneamente un invio prima di terminare ciò che volevo scrivere. In ogni caso, riguardo alle tariffe, si è vero che con le agenzie si contratta ma, come dici tu, lo puoi fare se hai un portafoglio clienti molto vasto. Io abito in un paesino in cui non è facile trovare clienti diretti. A quelli chiedo ovviamente tariffe più alte. Ma ho provato a chiedere aumenti di tariffe alle agenzie e non è facile spuntarla, soprattutto perché io non lavoro da tanti anni nel campo e quindi non ho tantissimi contatti. Verò di puntare di più sull'aumento dei prezzi per il futuro. La mia frase "non li ho visti entrare" (relativa ai soldi che dovrei avere incassato) era retorica, nel senso che non fai in tempo ad incassarli che già hai qualcosa da pagare.

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Silvia Carmignani  Identity Verified
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Local time: 13:21
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Gli autonomi privi di un'organizzazione non pagano l'Irap Jun 30, 2009

Ciao Linda,
per quanto riguarda l'Irap se i tuoi compensi non superano i 30.000 euro in base alla circolare dell'AdE 45E del 13 giugno 2008 non sei tenuta al pagamento dell'imposta anche se non hai aderito al regime dei minimi.
Praticamente, per quanto riguarda gli esercenti arti o professioni che posseggono i requisiti per rientrare nel regime dei minimi, la circolare n. 45 ha precisato che per tali soggetti non sussiste il presupposto dell’autonoma organizzazione e, quindi, non sono assoggettati ad IRAP, a prescindere dalla circostanza che gli stessi si siano avvalsi o meno del relativo regime fiscale.

Sul punto ecco una sintesi della circolare:
 
"In mancanza di autonoma organizzazione i lavoratori autonomi non sono tenuti a pagare l'Irap. L'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 45 recepisce così l'orientamento della Corte di Cassazione e indica i requisiti necessari per configurare un'autonoma organizzazione.
Due sono quelli principali: l'impiego, in modo non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori e l'utilizzo di beni strumentali che, per quantità o valore, eccedono le necessità minime per l'esercizio dell'attività.
Nella circolare si precisa inoltre che per valutare la sussistenza o meno di autonoma organizzazione è possibile far riferimento ai parametri previsti per il regime dei minimi. Tuttavia laddove un soggetto titolare di reddito d'impresa possegga i requisiti per l'accesso a tale regime, sarà comunque tenuto al pagamento dell'Irap. La produzione di reddito d'impresa costituisce infatti di per sé elemento atto a configurare l'esistenza di autonoma organizzazione.
Per individuare gli elementi che connotano l'autonoma organizzazione gli uffici sono dunque invitati a: esaminare le dichiarazioni, con specifico riguardo al quadro concernente i redditi di lavoro autonomo; porre particolare attenzione ai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore; valutare i beni strumentali utilizzati dal contribuente; controllare i contratti registrati; raccogliere ulteriori elementi interrogando l'anagrafe tributaria."


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LINDA BERTOLINO  Identity Verified
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Il commercialista mi aveva accennato questa possibilità Jun 30, 2009

Domani ne parlo al commercilista e vedo se riesco a spuntare almeno 700,00 euro che stanno meglio nelle mie tasche.
Vi farò sapere gli sviluppi
Grazie a tutti
Linda

Silvia Carmignani wrote:

Ciao Linda,
per quanto riguarda l'Irap se i tuoi compensi non superano i 30.000 euro in base alla circolare dell'AdE 45E del 13 giugno 2008 non sei tenuta al pagamento dell'imposta anche se non hai aderito al regime dei minimi.
Praticamente, per quanto riguarda gli esercenti arti o professioni che posseggono i requisiti per rientrare nel regime dei minimi, la circolare n. 45 ha precisato che per tali soggetti non sussiste il presupposto dell’autonoma organizzazione e, quindi, non sono assoggettati ad IRAP, a prescindere dalla circostanza che gli stessi si siano avvalsi o meno del relativo regime fiscale.

Sul punto ecco una sintesi della circolare:
 
"In mancanza di autonoma organizzazione i lavoratori autonomi non sono tenuti a pagare l'Irap. L'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 45 recepisce così l'orientamento della Corte di Cassazione e indica i requisiti necessari per configurare un'autonoma organizzazione.
Due sono quelli principali: l'impiego, in modo non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori e l'utilizzo di beni strumentali che, per quantità o valore, eccedono le necessità minime per l'esercizio dell'attività.
Nella circolare si precisa inoltre che per valutare la sussistenza o meno di autonoma organizzazione è possibile far riferimento ai parametri previsti per il regime dei minimi. Tuttavia laddove un soggetto titolare di reddito d'impresa possegga i requisiti per l'accesso a tale regime, sarà comunque tenuto al pagamento dell'Irap. La produzione di reddito d'impresa costituisce infatti di per sé elemento atto a configurare l'esistenza di autonoma organizzazione.
Per individuare gli elementi che connotano l'autonoma organizzazione gli uffici sono dunque invitati a: esaminare le dichiarazioni, con specifico riguardo al quadro concernente i redditi di lavoro autonomo; porre particolare attenzione ai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore; valutare i beni strumentali utilizzati dal contribuente; controllare i contratti registrati; raccogliere ulteriori elementi interrogando l'anagrafe tributaria."


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