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Dubbi sul mestiere del traduttore e dell'interprete
Thread poster: Elena sette
Jan 18, 2010

Ciao a tutti! Mi sono iscritta qui perchè sono entrata da poco nel mondo della traduzione e dell'interpretariato e vorrei avere qualche consiglio da chi invece è più esperto.
Mi scuso in anticipo per la lunghezza del mio messaggio, ma sto vivendo un periodo di grande crisi e vorrei spiegare bene la mia situazione e il percorso che ho fatto finora per poter avere dei vostri consigli.
Mi sono laureata a luglio del 2009 in Scienze della Mediazione Linguistica presso la SSML Carlo Bo. Ho studiato inglese e francese. A settembre ho deciso di continuare gli studi a Bari, dove vivo, presso la Facoltà di Lingue (corso di traduzione tecnico-scientifica). Ho scelto quella laurea specialistica e quella facoltà perchè non avevo tanta scelta a Bari, o meglio, era l'unica possibilità più coerente con la laurea triennale che avevo conseguito. Avevo optato per Bari, per 2 motivi fondamentalmente: 1. i miei genitori avrebbero avuto problemi economici se mi fossi spostata, perchè avrebbero dovuto sostenere non solo i costi dell'università, ma anche le spese di affitto, mantenimento, ecc. 2. mi faceva paura l'idea di spostarmi, e di allontanarmi dal mio ragazzo, dalla famiglia, dagli amici.
A Bari però non è andata bene perchè il corso era molto molto teorico e letterario, si traduceva pochissimo, e i professori molto spesso insegnavano traduzione tecnico-scientifica pur avendo competenze letterarie... vi lascio immaginare quanto le lezioni molto spesso risultassero inutili e quanta differenza ci fosse tra il corso alla Carlo Bo e quello che stavo seguendo.
Ho quindi abbandonato la specialistica e dopo aver parlato con i miei genitori della possibilità di chiedere un prestito universitario per mantenermi, ho deciso di provare a settembre i test presso le università di Trieste o Forlì. Adesso però ho comunque dei dubbi, questo percorso mi sembra molto difficoltoso e non so se ho la motivazione e soprattutto il carattere giusto per affrontarlo.
Proverò a indicare i miei interrogativi per punti, sperando di non fare troppa confusione:
1. Inizialmente preferivo l'interpretariato alla traduzione perchè mi sentivo più portata per il primo, ora però mi rendo conto di essere troppo attaccata alla famiglia, alle mie origini, e forse la vita di un'interprete non si addice al mio carattere. Cosa pensate di questo? Io credo che tutti gli interpreti abbiano grande interesse e volontà di spostarsi, andare all'estero, stare via anche per lunghi periodi. Io ho fatto diverse esperienze all'estero, e proprio in seguito alle reazioni che ho avuto, adesso non ho più la volontà di spostarmi, di sacrificarmi, io lo vedo come un sacrificio, ma non dovrebbe essere così!
Pensate che la vita di un'interprete possa conciliarsi con gli affetti, l'amore e dei figli? Per me sarebbe importante realizzarmi nel mio lavoro, ma non conta solo questo per me! Pensate che ci siano possibilità di lavoro in Italia per chi conosce inglese e francese come me?
2. Probabilmente la traduzione si addice maggiormente al mio carattere? A voi sono mai venuti questi dubbi e queste insicurezze? Se la risposta è no probabilmente ho sbagliato strada, dovrei scegliere una professione diversa, che non implichi spostamenti e necessità di stare all'estero per perfezionare le lingue.
3. Ho paura che questo sia un settore troppo "di nicchia", che non ci siano sbocchi lavorativi, almeno nel posto in cui vivo, in Puglia, e ho pensato di ricominciare da zero con facoltà che invece mi offrano più sbocchi.
4. Pensate che abbia fatto bene ad abbandonare la facoltà di lingue o è normale che i corsi di specialistica siano più teorici, soprattutto se li paragoniamo a quelli della Carlo Bo, quanto conta il luogo in cui si ha studiato e il tipo di impostazione che danno?
Insomma, so benissimo che per avere successo in tutto ciò che si fa, bisogna avere coraggio, determinazione, volontà di fare sacrifici... ma se in questo momento a me tutto questo manca, può essere che non sia portata per questa professione? O sono solo presa dalla paura perchè per la prima volta devo affrontare la vita vera e non quella protetta e ovattata dalla famiglia e dell'università?
Non chiedo a voi di risolvere i miei dubbi amletici, mi farebbe piacere però, confrontarmi con voi, e sapere come avete affrontato e vissuto il vostro percorso.
Grazie mille in anticipo e scusate ancora per il papiro!

Elena


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eva maria bettin
Local time: 01:47
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ecco. neanche a farlo apposta Jan 18, 2010

Ho appena finito di aprire il mio primo Forum- ancora nemmeno on-line- sul discorso dei pulcini in crisi di identità.
Vedremo se qualcuno risponde.
Eva maria


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Elena sette
TOPIC STARTER
Grazie! Jan 18, 2010

Grazie Eva Maria! Spero di capire se è questa la mia strada, grazie anche ai vostri consigli!

Antonella


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eva maria bettin
Local time: 01:47
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Vuoi che parli chiaro? Jan 19, 2010

Ora ho letto con calma il tuo intervento. Ma io tanto calma non sono quasi mai.
E tu vuoi anche sapere del nostro passato professionale.
Ho studiato Ingl. e Fr. e son riuscita a saltare 2 anni tra Liceo e Scuola di Interpretariato , quindi a 17 ero fuori dalla scuola, e a 20 dagli studi (4 anni- ne ho fatti 3), quindi ho finito presto. (e dato che ho fatto l'ultimo anno di liceo in Francia- avevo un vantaggio).
E a 21 ero a Roma. Perché? perché per lo stesso tipo di lavoro - e non voglio dire cosa ho fatto per 5 anni- ma era il sogno di tutte le ragazze)) pagavano il doppio in Italia rispetto all'estero. Perché sapevamo le lingue- e le ragazze italiane all'epoca no (1969). Senza sapere una parola d'It. sono arrivata. ma ho imparato presto! la fame! Pane e formaggio non poteva durare come vocabolario e dieta).

ma tornando a Te- che di me ho detto anche troppo:l'interprete te la puoi scordare. Vero che raramente sono calma, ma nel caso tuo, vorrei gridare! Lo sai già che non sei portata. Per fare l'interprete dovresti sempre aver la valigetta a portata di mano- prontissima, anzi smaniosa di saltare sul primo mezzo di trasporto che trovi. mentre tu non vuoi saltare da nessuna parte.
sulle tue capacità di traduttrice- lascio il giudizio a qualche collega. Non ne so abbastanza del sistema italiano per poter dare un giudizio in merito.

Eva Maria- tanto dispiaciuta-ma un giudizio lo hai chiesto-e io te l'ho dato.


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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Traduzione e interpretariato Jan 19, 2010

Ciao Elena, pur non essendo "nessuno" e avendo molti punti di domanda su me stessa, provo a risponderti.
Secondo me stai solo uscendo dal guscio e ti stai rendendo conto che la realtà non è né rosa, come qualcuno vuol farci credere, e forse ti sfugge che non esistono solo "bianco" e "nero", bensì infinite gradazioni.
Mi spiego meglio: hai interrotto un corso di studi che non ti convinceva, e hai fatto bene. Anche se in realtà fosse stato il miglior corso possibile sulla terra, se a te (con giudizio e non per superficialità) sembrava di star perdendo tempo e basta, hai fatto bene e non ti devi sentire in colpa.
Ora hai scelto un'altra strada, sulla carta ottima: sinceramente non credo che te ne pentirai.
Si tratta però di scuola, e il lavoro è un'altra cosa, come già tu fai notare.
Come vedrai o avrai visto leggendo i fora, il nostro lavoro è molto vario. Ma molto eh!!!!
Dove sta scritto che gli interpreti servono solo "là" e non "qua"? Aziende in Puglia non ne mancano, avranno pure i loro ospiti stranieri che non parlano italiano.... E un interprete lavora 24 giorni al mese? Magari, direbbe qualcuno!
Sta a te trovare la nicchia e il mix di lavoro ottimale PER TE, non perché sia un lavoro di nicchia ma perché fortunatamente c'è la possibilità di adattarselo: visto che per la maggior parte siamo liberi professionisti (non tecnicamente, perché non abbiamo un ordine professionale) o free-lance, e questa definizione inglese mi piace moltissimo, abbiamo la possibilità di scegliere per chi lavorare e che cosa fare.
Non credo che serva capirlo domani mattina, e comunque cambiare idea è concesso.
Visto che mi sembra di capire che tu ora abbia qualche mese di tempo, usalo per informarti sugli aspetti professionali e vedrai che non te ne pentirai.

Ciao
Manuela


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Simona R
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A Eva: dipende Jan 19, 2010

eva maria bettin wrote:

Per fare l'interprete dovresti sempre aver la valigetta a portata di mano- prontissima, anzi smaniosa di saltare sul primo mezzo di trasporto che trovi. mentre tu non vuoi saltare da nessuna parte.


Ciao Eva,
sebbene anche io ritenga che essere poco entusiasti di partire, andare, scoprire non sia proprio il miglior presupposto possibile per chi intende intraprendere la carriera dell'interprete (onestamente nemmeno per chi intende dedicarsi alla traduzione, ma questo è un parere assolutamente soggettivo), non affermerei a priori che tutti gli interpreti debbano sempre avere la valigia pronta. Leggendo il post di Elena mi sono venuti in mente due esempi, l'uno esattamente l'opposto dell'altro.

Esempio 1) Ex compagna di studi e amica: a Bruxelles ormai da 5-6 anni. Il mattino (nei giorni in cui ha cabina) va alla Commissione UE. Finito di lavorare rincasa. I viaggi sono riservati ai periodi di ferie.
Esempio 2) Ex compagna di studi e amica: è stata al Ministero della difesa di Bonn per alcuni anni. La sua vita in breve: partire per una missione di un paio di settimane in Congo, tornare, giornata a Parigi, ritorno a Bonn, partenza per il Gibuti, ritorno, una settimana a Bonn, partenza per il Nordafrica.

Insomma, due esempi di vita reale, l'uno completamente diverso dall'altro. Questo per dire che le possibilità sono davvero moltissime.

Simona


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eva maria bettin
Local time: 01:47
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Certo Simona- ma hai letto bene? Jan 19, 2010

io mi ci sto slabbrando il cervello- che in fondo fa parte del mio forum sui Neolaureati- ovvero i miei pulcini - che abbiamo postato a un minuto una dall'altra.

(se non altro mi tiene lontano da Kudoz, dove do sempre risposte col rischio - e anche conseguenze reali- di warnings e blocchi.)

>Ho letto ciò che hai scritto. il tuo 1°esempio: amica in cabina. Dove? All'estero. Non serve un ulteriore commento.
2° esempio (qualcuno mi spiega come faccio a copiare parte del commento precedente-come fanno tutti gli altri?)
ripeto - 2°: altra amica che se na va in giro. Di qua e di là. e io già mi vedo la famiglia partenopea con le vaccinazioni e i visti da dover svolgere. Ma hai letto bene ciò che ha scritto Elena?
Non vuole andare via. tiene alla sua famiglia e al fidanzato,. e la mandi in Africa?=

Ma sempre io devo fare la figura della cattiva? Elena- per me- questo lavoro non lo deve fare! si rovina la vita- perché si sentirà malissimo a non avere successo. E non avrà successo perché non riesce ad uscire da un entourage familiare che le è prezioso, ma che non le permette una libertà di movimento necessaria.. Per me- la scelta l'ha già fatta.

Crucifiggetemi se volete questa volta- ma Elena- non deve scegliere questa professione. L'ho detto a qualche pulcino. anche se a pochi- e mai in chiaro- solo in privato.

Eva-e per stasera starò male - ma i bei discorsi non servono.


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Elena sette
TOPIC STARTER
Vorrei aggiungere che... Jan 19, 2010

Forse non ho precisato una cosa in quello che ho scritto... i tre anni di studio che ho fatto li ho fatti comunque con tanta passione e interesse, in estate ho sempre fatto esperienze di lavoro in Francia e in Inghilterra perchè mi rendevo conto perfettamente che l'università non bastava per raggiungere quel livello di conoscenza richiesto per fare l'interprete o il traduttore... ora vado in crisi perchè è difficile per me allontanarmi, ma la passione e l'interesse per le lingue restano. Per questo mi vengono dei dubbi, ho sempre dato il massimo all'università, i miei professori mi ritenevano una delle migliori... quindi mi sembra di avere delle capacità ma di non avere un carattere abbastanza forte e pronto al cambiamento. Ho lavorato per qualche giornata come interprete di trattativa e l'esperienza mi ha entusiasmato tantissimo, mi dicevo: è proprio quello che voglio fare nella mia vita.
Poi sono venuti fuori dei dubbi, e non credo sia una colpa sentirsi legata alla propria famiglia e al proprio ragazzo.. mi chiedevo solo se è il caso di lavorare sul mio carattere, se si può cambiare o se è meglio lasciar stare.

Ringrazio tutti per i commenti e i consigli.


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Angie Garbarino  Identity Verified
Local time: 01:47
Member (2003)
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+ ...
Come citare (OT per Eva) Jan 19, 2010

qualcuno mi spiega come faccio a copiare parte del commento precedente-come fanno tutti gli altri?)


Fai così Eva:

[ quote ] per aprire, ma senza spazi, ho messo gli spazi perché altrimenti non funziona, poi per chiudere [ / quote ] sempre senza spazi che io devo mettere sennò non si capisce.

Prova poi clicca sotto su PREVIEW per vedere se funziona.

[Edited at 2010-01-19 18:37 GMT]


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Simona R
Germany
Local time: 01:47
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Rispiego il concetto Jan 19, 2010

Ciao Eva,
ho letto sì.

Tu però hai letto la mia conclusione?

Mi cito: "Insomma, due esempi di vita reale, l'uno completamente diverso dall'altro. Questo per dire che le possibilità sono davvero moltissime."

Dunque, quello che intendevo dire io - rispondendo alla tua osservazione secondo cui l'interprete deve sempre avere la valigia pronta - è che l'essere interprete può ma non deve per forza di cose comportare un continuo viaggiare. Il fatto che abbia portato ad esempio due persone che vivono all'estero non è rilevante. Ho citato questi due esempi perché questi conosco. Non vivo in Italia da 12 anni e, come ovvio, non conosco moltissimi interpreti che lavorano in Italia.

Se ciò può aiutare, proviamo a immaginare esempi più vicini (geograficamente parlando) alla realtà di Elena. La nostra giovane collega potrebbe allacciare contatti interessanti con i centri congressi della Puglia e lavorare come interprete avendo la possibilità di uscire il mattino e rincasare la sera. Ma potrebbe anche finire a lavorare come traduttrice/interprete/assistente alla clientela estera per una ditta a due passi da casa sua e dover andare una settimana sì e una no all'estero insieme ai suoi capi.

Ripeto: gli scenari possibili sono tanti, tantissimi e credo sia solo parzialmente veritiero affermare che l'interprete deve sempre avere la valigia pronta.

Spero di essermi spiegata in modo più chiaro.

Per il resto, che dire, anch'io Eva credo che la difficoltà (psicologica) di allontanarsi da casa possa essere d'ostacolo. Forse Elena dovrebbe concedersi un po' di tempo e cercare di capire ciò che realmente vuole. Intanto continui a studiare. Imparare non è mai uno spreco. Anzi, nella maggior parte dei casi è un buon investimento. Questo sempre secondo il mio modestissimo parere.

In bocca al lupo

Simona


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Elena sette
TOPIC STARTER
Certo Jan 19, 2010

Grazie Simona.. è proprio quello che sto facendo, sto cercando di capire cosa voglio, e di superare le mie paure... perchè io trovo il mestiere dell'interprete interessante e stimolante, e queste paure sono venute fuori solo nell'ultimo periodo, perchè fino a poco tempo fa ero motivata e pronta a tutto.
Poi mi è stato detto che con la mia combinazione linguistica (italiano, inglese e francese) le possibilità di lavoro sono quasi nulle. A quel punto mi sono scoraggiata.
Inoltre, sicuramente questo non l'ho spiegato bene a causa della mia confusione, io sarei disposta a studiare fuori, a fare ancora esperienze all'estero per migliorare la lingua, e a lavorare fuori per i primi anni. Poi però, vorrei tornare a lavorare qui dove vivo, avere una famiglia e una stabilità affettiva oltre che lavorativa. Ho notato però che qui a Bari la cerchia degli interpreti è molto ristretta e non ci sono molte possibilità per i più giovani. E allora sono sorti i dubbi sulla vita che fa un'interprete, su i vari sbocchi che può avere oltre all'interpretariato di conferenza e mi sono anche chiesta se pur avendo studiato in una scuola per interpreti e traduttori, ci sia un giorno, se lo volessi, la possibilità di fare altri lavori che abbiano comunque a che fare con le lingue ma che diano più stabilità o la possibilità di inserirsi nel settore dell'insegnamento. Queste domande naturalmente riguardano Bari (nel caso in cui qui ci fossero traduttori pugliesi) ma anche la situazione dell'Italia in generale. Ecco perchè mi sono rivolta a voi.

Grazie a tutti e buona serata.


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
Italy
Local time: 01:47
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il futuro? è un'ipotesi! Jan 20, 2010

visto che nel forum in questi giorni si usano le parole dei grandi della nostra musica, mi permetterà il buon Enrico Ruggeri di usare questo suo verso:
"... Ma il futuro è un'ipotesi, forse il prossimo alibi che vuoi, il futuro è una scusa per ripensarci poi. Il futuro è una voglia, non si sa se sincera... "

Voglio dire che, con l'andamento che ha il mondo, oltre al mercato, di questi tempi, non ha molto senso di preoccuparsi di che cosa sarà fra 3 o 5 anni: bisogna cercare di essere lungimiranti, seminare bene e farsi trovare preparati, questo sì e con tutte le forze. Ma pretendere di sapere che cosa si farà tra dieci anni è impossibile, a meno di non avere una sfera di cristallo (e se qualcuno ce l'ha per favore me lo dica che sono disposta a pagare bene per un consulto).

Elena, se sei disposta a studiare dove impari bene e a lavorare in giro per qualche anno, al "poi" ci penserai "poi". E non scoraggiarti, per carità! E' l'ultima cosa da fare, quella!

Io almeno la vedo così.
Tieni conto che lavoravo tanto volentieri come dipendente, poi la maternità, la chiusura dell'azienda in cui lavoravo, l'età, il curriculum personale, la zona, il tutto... è un minestrone con molte verdure, e il fornello non lo decidiamo noi.

Manuela


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Evelyne Antinoro  Identity Verified
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La mia esperienza Jan 20, 2010

Cara Elena,

mi associo in pieno a ciò che scrive Manuela.

Per farti un esempio di vita reale posso solo riassumerti quella che è stata la mia esperienza:
ho studiato lingue, sono stata spesso all'estero per studio e poi ho viaggiato moltissimo per lavoro, fino a quando mi sono sposata (avevo sempre la valigia a portata di mano, e mi piaceva veramente tanto).

Poi sono arrivati i figli, e ho iniziato a spostare la mia attività sulle traduzioni di libri scientifici.

Successivamente mi sono separata, e visto che l'editoria non sempre paga bene, e sopratutto ha tempi a volte epici, mi sono trovata un impiego come segretaria/corrispondente in lingue estere part-time. Esperienza utilissima per approfondire un settore industriale che non conoscevo bene, e che mi ha permesso di specializzarmi.

Infine i figli sono cresciuti, e ho ricominciato a fare qualche servizio di interpretariato nella zona in cui vivo.

Poi i figli sono diventati indipendenti, l'ufficio per cui lavoravo ha chiuso, e ho ricominciato a fare traduzioni da casa, sfruttando l'esperienza accumulata negli anni passati.

Quindi, concludendo, se ti piace fare l'interprete, se ti piace tradurre e scrivere, provaci!
Nessuno può sapere ora se e come in futuro riuscirai a ritagliarti uno spazio per fare il lavoro che ti piace, vicino alla tua famiglia.
Come traduttrice puoi lavorare con il mondo intero, senza muoverti da casa e accudendo i tuoi figli.

In bocca al lupo!
Evelyne


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Simona R
Germany
Local time: 01:47
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Ma allora dov'è il problema? Jan 20, 2010

Elena sette wrote:


Inoltre, sicuramente questo non l'ho spiegato bene a causa della mia confusione, io sarei disposta a studiare fuori, a fare ancora esperienze all'estero per migliorare la lingua, e a lavorare fuori per i primi anni.



Elena, ma allora dov'è il problema? Dici di essere disposta a tornare per un po' all'estero per approfondire, studiare, migliorare: questo è un ottimo presupposto (non avevo capito che le cose stavano così: credevo escludessi definitivamente altre esperienze all'estero).

Per il resto ha ragione Manuela: il futuro è un'ipotesi.

Nessuno di noi può pretendere di pianificare i prossimi 5 anni della propria vita. Ciò vale per lo studio, per il lavoro, per la vita privata, per tutto!

Dall'esperienza di Evelyne credo emerga in modo abbastanza chiaro quanto importante sia sapersi reinventare, riciclare, buttarsi in cose nuove quando la vita prende una piega inaspettata.

Per quel pochissimo che può valere la mia esperienza: dopo una laurea breve in traduzione e interpretariato e un anno presso un'assicurazione (come traduttrice) sono venuta in Germania "per 6 mesi". Ecco, quei sei mesi sono passati da 12 anni. A un certo punto mi sono ritrovata qui all'estero con una seconda laurea in traduzione, una specializzazione da interprete di conferenza, un'attività da free-lance (mai aspirato in vita mia al lavoro autonomo!), un compagno e una figlia che parla con un accento a metà fra quello dei personaggi delle Sturmstruppen e quello del Cavaliere.

Ti assicuro che tutto ciò non era nemmeno lontanamente programmato. È successo e basta.
Il mio consiglio: metti a fuoco uno o due obiettivi da perseguire con perseverenza (che so, finire gli studi e andare 6 mesi in Francia, per fare un esempio a caso) e poi lascia che il resto accada da sé.

In bocca al lupo,
Simona


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Elena sette
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é vero Jan 20, 2010

Ringrazio tutti per i preziosi consigli e per le parole di incoraggiamento, sono sicura di una sola cosa per ora: la passione c'è e non potrei applicarmi un nessun altro settore come mi sono applicata alle lingue. L'ho capito in seguito agli anni di liceo, e ai vari interessi che ho coltivato nel tempo. Si tratta ora solo di vincere le mie paure e di smetterla di continuare a pensare in continuazione al futuro con negatività! Ciao a tutti!

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