Differenze tra Int. consecutiva e Int. di trattativa
Thread poster: Andrea Brocanelli

Andrea Brocanelli  Identity Verified
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Apr 14, 2010

In risposta a una serie di post poi andati OT in un altro thread, dico la mia sulle differenze tra la Consecutiva e la Trattativa.
La Consecutiva si differenzia dalla Trattativa per almeno due fattori (anche se il confine, è vero, è sempre più labile):
1)L'evento comunicativo in cui l'interpretazione viene effettuata: la Consecutiva "con la C maiuscola"( quella "classica" che viene insegnata nelle scuole interpreti) è prevista in conferenze in cui vi siano un oratore ed un pubblico più o meno grande. L'oratore parla, l 'interprete prende appunti e traduce il discorso intero, dai saluti iniziali fino ai ringraziamenti finali (o comunque porzioni lunghe di discorso che non possono essere trattenute interamente dalla memoria..ciò spiega il fattore seguente);
2)La tecnica di presa di appunti: un sistema strutturato di presa di note che non può essere improvvisato e che va esercitato e continuamente rafforzato affinché possa diventare sempre più efficace e affidabile (nella tipologia di evento sopra descritta l'interprete non può di certo fermare l'oratore, pena un forte imbarazzo, con un "oh aspetta n'attimo non ho capito l'ultimo pezzo" o "mi ripeterebbe lultimoconcettoperfavore"... però poi c'e anche chi dice che non serve nessuna tecnica ed esistono casi di interpreti storici che riuscivano a ricordare nei minimi dettagli ore di discorso, scrivendo una sola parola sul loro blocco per gli appunti..fortunati loro!)
A mio avviso la Consecutiva è la modalità più difficile: in simultanea si agisce "dietro le quinte" e protetti dal guscio rassicurante della cabina, mentre in consecutiva l'interprete è, volente o nolente, esposto e protagonista "quasi" (e quasi quasi toglierei il quasi) quanto l'oratore.
E poi c' è da dire che il consecutivista riceve un feedback immediato: dall'intensità dell'applauso al termine della sua delivery può misurare l'efficacia e il gradimento del suo lavoro,,,a meno che il pubblico non si sia addormentato... non per colpa dell'interprete però, bensì per la noiosità di certi discorsi o tematiche.


 

Giulia TAPPI  Identity Verified
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D'accordo ma... Apr 15, 2010

Sono pienamente d'accordo con quanto dici.

Volevo però far presente la modalità con cui io lavoro solitamente e che non mi sento di chiamare trattativa:
1) Gli appunti li ho sempre e comunque presi
2) Certo, non c'è un oratore che parla e un pubblico che ascolta ; ma per esempio si tratta di un gruppo di lavoro composto da ingegneri, che si incontrano per risolvere determinate problematiche tecniche e/o amministrative legate a scambi bilaterali.

In questo caso, per me è una consecutiva, e anche molto tecnica! Non mi va di chiamarla trattativa, proprio perché questa parola implica una certa svalutazione e soprattutto una minore retribuzione.

Buona giornata,

Giulia


 

Chiara Mazza
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Premessa Apr 15, 2010

Premetto che non sono un'interprete, e che non ho mai lavorato in questo campo, ma la scorsa estate durante un corso estivo di traduzione ed interpretariato ci hanno spiegato le varie tecniche usate. Per quanto riguarda la consecutiva, concordo con Andrea; una delle mie insegnanti mi disse che una volta, ad una conferenza una sua collega sul blocco scrisse solo "Bla", perché la persona per la quale lavorava faceva sempre lo stesso discorso in ogni circostanza. Per la trattativa, della quale ci fecero fare dei piccoli esercizi in classe, ci dissero sì di portare con noi il blocco, ma solo per annotare piccole cose. Le simulazioni da noi fatte riguardavano la vendita di vini Italia-Germania ed un'agenzia immobiliare italiana presso la quale si presentava un signore tedesco, interessato ad una casa in Toscana. Generalmente la situazione era la seguente: l'insegnante tedesco era l'importatore di vino italiano in Germania, o il turista che voleva la casa in Italia. Noi come interpreti di trattativa venivamo chiamati a facilitare la comunicazione; il tedesco e l'italiano si sedevano ad un tavolo e noi stavamo in mezzo a loro, ma mezzo metro indietro col nostro bloccco e la penna in mano. Dovevamo tenere a mente quasi tutto quello che si diceva, quindi una buona memoria era essenziale, ed il taccuino invece veniva usato per annotare le metrature delle case o il nome dei vini; insomma, solo per nomi che bisognava riportare papali papali, nomi di fiere o quantità (40 bottiglie, 450 metri quadrati, Vinitaly), mentre il resto si poteva anche tradurre liberamente. Lì poi, a differenza della consecutiva, c'era anche modo di intervenire nella comunicazione in caso non si fosse capito qualcosa o una delle due parti chiedesse un'informazione che era stata data in precedenza, chiaramente non facendolo capire, ma formulando la frase in modo tale che si aggiungesse anche qualcosa. Un esempio del corso era il signore tedesco che già all'inizio del discorso aveva detto di essere in pensione e l'agente immobiliare italiano, non ricordandolo, chiese che lavoro faceva. L'interprete/studente chiese allora da quanti anni era in pensione e che lavoro faceva prima, salvando così capra e cavoli.
Da profana, direi che forse la consecutiva é più facile, in quanto l'oratore parla, uno con i vari segni prende nota e alla fine dice nella sua lingua quanto era stato detto. Nella trattativa invece bisogna fare come i giocatori di poker e non fare facce o far trasparire le proprie emozioni, come capitò durante un'altra simulazione nella quale ad un turista tedesco era stata rubata la macchina e alla poliziotta diceva che l'Italia era un paese di m... e pieno di mafiosi.

[Edited at 2010-04-15 08:12 GMT]


 

Andrea Brocanelli  Identity Verified
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D'accordo Apr 15, 2010

Ciao Giulia,
concordo appieno con quanto dici. Credo, come diceva Shakespeare, che "una rosa è una rosa anche con un altro nome"; il tipo di interpretariato che tu descrivi è altamente impegnativo e tecnico, e dev' essere perciò riconosciuto con un compenso dignitoso, a prescindere da come lo si voglia chiamare!
Auguro una buona giornata anche a te, sperando che splenda il sole!
A.


 

Giulia TAPPI  Identity Verified
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Sempre prepararsi seriamente Apr 15, 2010

Grazie ad Andrea e Chiara per i loro interventi pertinenti.

Ecco, forse la trattativa è quella descritta da Chiara, ad esempio il privato che va in un'agenzia immobiliare, però anche lì attenzione, si può sempre incappare in qualche termine specifico del settore. E tanto più nel settore enologico...

Per questo spiego sempre ai clienti che nessun tipo di interpretazione, se fatto seriamente, è facile o non richiede preparazione.

Giulia


 

Francesca Roiatti
Italy
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svalutazione Apr 16, 2010

Chiara Mazza wrote:

(..) ma la scorsa estate durante un corso estivo di traduzione ed interpretariato ci hanno spiegato le varie tecniche usate. (...) Le simulazioni da noi fatte riguardavano la vendita di vini Italia-Germania ed un'agenzia immobiliare italiana presso la quale si presentava un signore tedesco, interessato ad una casa in Toscana.

[Edited at 2010-04-15 08:12 GMT]



Per Chiara: hai frequentato il corso estivo della ISG di Germersheim??? PErchè se sì, sono anni che fanno sempre le stesse simulazioniicon_biggrin.gif

Per Giulia: sono laureata solo da qualche anno come interprete, ma ho avuto già modo di 'testare' gli incontri tecnici, dagli impianti di fusione, alle presentazioni di prodotti medicali fino alle frese per marmi.
All'università la dicitura vezzeggiativa per la trattativa era "mini-consecutiva ma maxi-trattativa" ovvero, gli appunti ci sono (tanto poi ogni incontro di lavoro ha la sua storia) ma i tempi sono più dilatati rispetto al breve scambio di domanda e risposta. Alla fine, penso che sia importante avere la capacità di internalizzare la tecnica, e maggiore è l'esercizio, più lunga e più precisa sarà la capacità di ritenere le informazioni per la resa.
E lo stesso vale per la retribuzione. Etichettarsi per farsi pagare di meno è sciocco, si è già sviscerato l'argomento tante volte. La domanda è sempre la stessa... quanto vale il mio tempo e il mio impegno? Non credo però che la 'trattativa' sia un termine che implica svalutazione, anche se più di qualche docente la presenta come la 'minore' delle sorelle Consecutiva e Simultanea.
La trattativa dopotutto è la modalità più utilizzata nelle aziende.
Però sono d'accordo con te quando affermi che " (...)nessun tipo di interpretazione, se fatto seriamente, è facile o non richiede preparazione." molti lo sottovalutano.

Ciao a tutti!


 

Chiara Mazza
Italy
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Per Francesca Apr 16, 2010

Francesca Roiatti wrote:

Chiara Mazza wrote:

(..) ma la scorsa estate durante un corso estivo di traduzione ed interpretariato ci hanno spiegato le varie tecniche usate. (...) Le simulazioni da noi fatte riguardavano la vendita di vini Italia-Germania ed un'agenzia immobiliare italiana presso la quale si presentava un signore tedesco, interessato ad una casa in Toscana.

[Edited at 2010-04-15 08:12 GMT]



Per Chiara: hai frequentato il corso estivo della ISG di Germersheim??? PErchè se sì, sono anni che fanno sempre le stesse simulazioniicon_biggrin.gif



Indovinato, e proprio l'anno scorso. Avessero un corso di livello successivo lo rifarei, ma fare due volte le stesse cose non fa molto per me.


 

eva maria bettin
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Veramente la differenza tra trattativa e consecutiva Apr 17, 2010

non mi è molto chiara. Che non ho mai fatto la simultanea in cabina,- questo lo so per certo. Per 20 anni ho lavorato per la stessa società, una volta eravamo 4 gatti, un altra volta al tavolo di un ristorante dove si discutevano le cose che non si potevano dire in pubblico, (è questa la trattativa?) e le altre volte qualche decina di persone.

Il blocco lo avevo sempre,rari appunti in stenografia o per acronimi a me noti, e andavo avanti per quanto potevo- ma mi sono anche permessa di interrompere l'oratore, sia per il bene mio- sia per quelli che lo ascoltavano, dato che erano tutti quanti non presenti in quanto invitati, ma coinvolti direttamente, che a loro volta volevano riflettere su ciò che era stato detto, prima di controbattere.
Sono andata anche oltre: dato che ero al corrente delle varie procedure, a volte, quando l'oratore dava per scontato un certo argomento, io ho aggiunto una breve spiegazione per chi ancora non ne era al corrente. Ho perfino corretto l'oratore a volte, un lapsus capita a tutti- ma con poche parole tra lui e me- prima di tradurre.
Quindi, se io oggi, dovessi riascoltare le mie traduzioni registrate, penso che si e no 2/3 sarebbero - più o meno- letterali.
io sono sempre stata dalla parte di chi osa. Ho rischiato, permettendomi i miei interventi non richiesti (ma ero certa di conoscere bene gli argomenti trattati) - all'inizo era dura- ma già dopo qualche mese ho vinto alla grande col mio metodo.

non so se sono fuori seminato rispetto all'argomento trattato...


 

Cecilia Di Vita  Identity Verified
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non sono un'interprete... Apr 29, 2010

... ma ho fatto un esame di trattativa all'università e mi è capitato di fare da interprete di trattativa in varie occasioni lavorative. La differenza fondamentale - technicalities quali la presa d'appunti a parte - è che la consecutiva si fa in un verso, solitamente passiva, mentre la trattativa si fa in due, ovvero sia attiva che passiva. O mi sono persa qualcosa?

 

Andrea Brocanelli  Identity Verified
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Interpretazione di conferenza solo passiva...un'utopia Apr 30, 2010

Ciao Cecilia,
in merito a quanto dici, io la vedo così: se parliamo di Istituzioni Politiche, Organismi internazionali ecc., il fatto di interpretare solamente verso la lingua materna è un discorso che può avere maggior validità (ma non assoluta, per le stesse ragioni che spiego più in basso). Sul mercato privato italiano (o spagnolo, di cui sto avendo esperienza ora), invece, ciò è pura utopia. Immaginiamo il caso di un qualsiasi evento comunicativo "formale" in Italia, in cui siano presenti delegazioni straniere: salvo rari casi in cui vi è un solo un oratore straniero che arriva, fa il suo discorso e se ne va non appena sceso dal podio, quello che si fa è assicurare agli ospiti stranieri la traduzione in cuffia (o in consecutiva, o sussurrata nel caso di pochi invitati esteri in assenza di impianto per simultanea o bidule)degli interventi, per tutta la durata dell'evento...quindi non credo di sbagliare dicendo che, nella maggior parte dei casi, l'interprete traduce maggiormente in attiva che in passiva (giacché il numero dei relatori "locali" è quasi sempre superiore a quello degli invitati esteri). C'è poi da dire che, in base al tipo di evento, può esser prevista una sessione di domande-risposte: se dalla platea italiana sorgessero domande per gli oratori stranieri, dunque, queste andrebbero tradotte in attiva...
Colgo anche l'occasione per spezzare una lancia a favore degli interpreti che lavorano sul mercato privato (non me ne vogliano gli interpreti delle Istituzioni, non voglio toglier nulla a loro ma credo che abbiano già, e a ragione, la giusta dose di elogi per aver raggiunto quello che sembra essere considerato il traguardo più ambito per ogni interprete di conferenza);mi sento di dire però che il mercato privato è un'ottima sfida, che paragonerei quasi alla selva dantesca: misterioso (non sai mai cosa ti può capitare), oscuro (a volte tocca brancolare nel buio non riuscendo ad accedere al materiale e alla documentazione adeguata) e irto di "fiere" (gli "impedimenta"... e magari fossero solo 3 come in Dante)...qui l'interprete si fa anche educatore (al fine di esser messo nelle giuste condizioni per svolgere al meglio il suo lavoro), esattore (con i clienti morosi), impara persino a farsi AUTOTROFO (letteralmente,,mi è capitato di dover stare una giornata in cabina senza bere perché le bottigliette d' acqua erano contate per gli ospiti, non potabile al bagno e non c'erano bar nelle vicinanze). Stando così il contesto, a chi riesce a cavalcare l'onda deve per forza esser riconosciuta un po'di stima, non credete?! Passo e chiudo, buon w-e!


 

lanave  Identity Verified
Italy
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Consecutiva a tutti gli effetti May 10, 2010

Giulia TAPPI wrote:

Volevo però far presente la modalità con cui io lavoro solitamente e che non mi sento di chiamare trattativa:
1) Gli appunti li ho sempre e comunque presi
2) Certo, non c'è un oratore che parla e un pubblico che ascolta ; ma per esempio si tratta di un gruppo di lavoro composto da ingegneri, che si incontrano per risolvere determinate problematiche tecniche e/o amministrative legate a scambi bilaterali.

In questo caso, per me è una consecutiva, e anche molto tecnica! Non mi va di chiamarla trattativa, proprio perché questa parola implica una certa svalutazione e soprattutto una minore retribuzione.

Buona giornata,

Giulia


Concordo Giulia, si tratta di consecutiva a tutti gli effetti e non di una trattativa.

La consecutiva durante una conferenza e davanti a una platea di 100 persone o la consecutiva durante una formazione davanti a 10 ingegneri differiscono per pochi elementi

La presenza dei macchinari/diapositive/disegni/altro materiale che facilita il compito dell'interprete sul posto. Ne consegue che nel primo caso, la conferenza, in assenza di tali supporti, sia necessario prendere appunti, nel secondo, la formazione, la presa di appunti è marginale o soggettiva.

Per esempio io lavoro molto in situazioni che rientrano nel secondo caso e prendo appunti nelle prime ore (termini, dati numerici, marche, ecc.), ma man mano che acquisisco familiarità con l'argomento non ne ho più necessità (al massimo mi annoto domande da fare).
Non interrompo mai la persona che parla, attendo quando si ferma ed è il mio turno di tradurre, quindi chiedo gli eventuali chiarimenti senza alcuna esitazione prima di procedere: l'importanza di trasmettere informazioni corrette è per me la priorità.

Un'altra differenza è il contatto diretto che si ha nel secondo caso. E' molto difficile far capire a certi interlocutori che non siamo macchine e abbiamo bisogno di un certo tempo per capire e riformulare i concetti nell'altra lingua. Molto spesso purtroppo capita che parlino a raffica, che si parlino sopra e che pretendano che in quel marasma tu traduca ciò che è stato detto. Soprattutto, ed è molto frequente, quando litigano.
In quei casi smetto di tradurre e non esito a interrompere per riportare l'ordine nell'interesse di tutti.

Un'altra complicazione del contatto diretto nel secondo caso (non credo si possa verificare in una consecutiva pura dove non sempre si entra in contatto con la platea) è "convincere" gli interlocutori della tua competenza. Soprattutto negli ambienti industriali. La tendenza è sottovalutare: una donna sa le lingue, ma l'ingegneria meccanica è altra cosa...
Può essere una lotta dura e divertente (quando poi vengono a complimentarsi ammettendo la diffidenza iniziale).

Una grande soddisfazione questo tipo di interpretazione a cui non si riesce a dare un nomeicon_smile.gif


 


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