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Articolo interessante sulle prospettive della professione di Localizzatore
Thread poster: Violetta Maria Moscariello

Violetta Maria Moscariello  Identity Verified
Italy
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Jun 28, 2010

Ciao a tutti,

volevo diffondere uno dei pochi articoli che trattano della situazione dei traduttori FL. Lo inserisco come off-topic per sicurezza, anche se penso sia abbastanza attinente al forum icon_smile.gif

Non penso occorrano spiegazioni, la situazione non è rosea e la mancanza di coesione e di spirito di categoria rischiano di mettere profondamente in crisi tanti professionisti.

Buona lettura icon_smile.gif
V

IL TRADUTTORE CHE GUARDA POMIGLIANO
Atipici a chi?
Bruno Ugolini
L'Unità
28 giugno 2010
http://rassegna.lavoro.gov.it/PDF/2010/2010-06-28/2010062816053950.pdf

Non ci sono solo Ie tute blu di Pomigliano a vivere con inquietudine il proprio futuro. Il malessere si annida anche nel lavoro intellettuale. Un esempio è dato dai traduttori, quelli che riscrivono nella nostra lingua libri, documenti, saggi stranieri. La loro condizione e riassunta in una nota inserita nel sito www.traduttorisns.it.
Trattasi di donne e uomini che lavorano anche nove ore al giorno, compresi i giorni festivi, pagano regolarmente Ie tasse allo Stato ora non hanno accesso ad alcuna forma previdenziale, assistenziale o di sostegno del reddito né godono di ferie pagate». Quando firmano un contratto di lavoro «sono costretti a rinunciare in blocco ai propri diritti. Come si vorrebbe fare a Pomigliano, anticipando un disegno più ampio.
Vengono a galla, in questo mondo senza regole, anche vicende come quella raccontata da un gruppo di traduttori operanti per conto di una grande multinazionale. Una società che imponeva (gratuitamente) l'uso di uno strumento software proprietario per Ia maggior parte delle traduzioni richieste. Ecco pero che nell'ottobre 2009 la multinazionale annuncia una svolta. I traduttori freelance dovranno servirsi di una piattaforma server basata suI principio "SaaS" (Software-as-a-Service). Insomma dovranno pagare tramite abbonamento il nuovo software. Con una beffa: più usi il software, più lavori e più paghi. La svolta provoca proteste. La multinazionale risponde sostenendo la modernità del nuovo metodo, come la possibilità di usarlo anche per committenti diversi. Ora è in corso un esperimento (gratuito) ma presto circa cento traduttori dovranno scegliere.
Si è passati, in questo settore, dalla stilografica al computer, dal vocabolario a programmi di traduzione automatica (ma bisognosi del cervello umano). Un progresso con effetti paradossali. In quest'ultima vicenda di traduttori e software innovativi non c'è stata alcuna contrattazione tra committente e fornitore. È lo stile Marchionne. Qui Ie proteste sono individuali e non promosse da un sindacato. Non c'è la Fiom dei traduttori. Così capita che «per poter fornire la propria collaborazione al datore di lavoro si è costretti a pagare, quando invece si dovrebbe solo essere pagati».
Nel sito citato si fa notare: «Non stiamo parlando di immigrati clandestini che lavorano in nero stipati in uno scantinato, ma di professionisti della scrittura che consentono all'editoria italiana di portare ogni mese in libreria e in edicola centinaia e centinaia di testi stranieri e incassarne i profitti ... Migliaia di lavoratori sommersi la cui identità professionale resta nebulosa: né co.co.co ne lavoratori atipici ne liberi professionisti. Una categoria invisibile che vuole vedersi riconosciuti gli stessi diritti degli altri lavoratori».


 

Luca Tutino  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
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Grazie Violetta Jun 28, 2010


Migliaia di lavoratori sommersi la cui identità professionale resta nebulosa: né co.co.co ne lavoratori atipici ne liberi professionisti. Una categoria invisibile...


Proprio così. E anche peggio di così. Ovviamente chi governa lo sa, e conta di poterci usare in una guerra tra poveri per abbassare le remunerazioni e tagliare i diritti ai pochi che li hanno ancora. Un sindacato lungimirante dovrebbe farsi carico anche di questi problemi.


 
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A_Nespoli  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
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sarà Jun 28, 2010

A_Nespoli wrote:

Ma anche se non esiste la Fiom del traduttore, io preferisco fare questo lavoro piuttosto che lavorare alla linea su tre turni.....

Alla fine dei conti nessuno ci ha obbligato a fare i liberi professionisti né a intraprendere una professione intellettuale mentre forse per molti la linea è stata l'unica alternativa possibile, e anche se questa strada ha, come tutte, le sue difficoltà, certi paragoni a me sembrano decisamente esagerati.......

[Modificato alle 2010-06-28 22:02 GMT]


 

torrianitrad (X)  Identity Verified
Italy
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Non sono d'accordo con l'articolo Jun 28, 2010

"Non siamo cococo, non siamo atipici, non siamo liberi professionisti".

E' vero: però l'articolista non ha capito che noi traduttori siamo equiparabili ai liberi professionisti, dai quali ci separa solo la mancanza di albo, non ai dipendenti.

Noi siamo lavoratori autonomi, pluricommittenza. Non partite IVA 'mascherate' da un datore di lavoro unico che vuole risparmiare sull'INPS e sulle tasse.
Se non ci piacciono le condizioni di un cliente siamo liberi di non lavorare per lui e trovarci clienti migliori. (E so sulla mia pelle quanto sia difficile, soprattutto di questi tempi.)

E comunque, a proposito di sindacato, secondo me gli unici che ci capiscono qualcosa dei lavoratori autonomi e dei loro problemi (gestione separata, IRAP: sono quelli i veri problemi) sono quelli di ACTA (Associazione consulenti terziario avanzato). Venite a iscrivervi anche voi, sono anni che faccio traduzioni ma è la prima volta che vedo gente attiva al loro livello. (www.actainrete.org).


 

mrippa  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
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Grazie per il link ma.... Jun 28, 2010

Trovo questo articolo da un lato strumentale, cioè volto ad allargare genericamente l'angoscia sociale e in ambito lavorativo (abbiamo meno certezze dei nostri padri, non possiamo garantire un futuro ai nostri figli, siamo sotto il Cielo, dove andremo a finire con questo governo?) e d'altra parte troppo semplificativo e addirittura troppo ottimista nei nostri confronti.

Abbiamo più responsabilità rispetto a un lavoratore dipendente, spesso anche rispetto ad altri liberi professionisti.
Un traduttore o il titolare di una piccola agenzia è anche un imprenditore, un imprenditore che deve spesso padroneggiare le ultimissime tecnologie.
Al contrario di altri liberi professionisti, è obbligato a portare continuamente avanti attività di marketing.
Non conosco dentisti o avvocati (in Italia, in USA ogni sputo di avvocato ha almeno 3 siti Web che lo pubblicizzano) che devono mantenere un sito Web aggiornato per continuare a procacciarsi clienti.
Siamo anche obbligati, se vogliamo rimanere competitivi, ad aggiornare continuamente le nostre conoscenze tecnologiche e gli strumenti tecnologici che impieghiamo materialmente per lavorare.
Questo, come i dentisti e gli avvocati ma a differenza degli operai di Pomigliano, a nostre spese.

L'esempio dell'agenzia di traduzione citato nell'articolo non mi meraviglia: 2 anni fa venni contattato dalla più "prestigiosa" agenzia italiana di localizzazione software per un lavoro continuativo. Mi bastò uno sguardo all'architettura di lavoro proposta per capire che avrei perso tutti i benefici del lavoratore autonomo senza guadagnare alcun beneficio del lavoratore dipendente.
Immagino che qualche collega non aggiornato sulle ultimissime soluzioni software Business del settore sia invece caduto in una spirale senza uscita.
Non mi scandalizza che un'agenzia di traduzioni abbia come una delle principali attività qualla di vendere licenze software ai propri collaboratori.
ProZ.com distribuisce ai propri membri traduttori licenze software a condizioni particolari. La cosa non mi inorridisce, né ho bisogno di alcuna FIOM a tutela dei miei diritti o della mia intelligenza di valutazione verso le realtà più rappresentative del mondo dei traduttori in Italia o all'estero.


Mi da comunque fastidio il paragone con la realtà operaia di Pomigliano, che non conosco di prima mano, e che alcuni descrivono come "grigia", ovvero una realtà dove accanto a persone che lavorano con grossa professionalità, in catena di montaggio, sembra che ci siano anche persone che si facciano vedere 10 ore al mese massimo (ho usato sembra, perché non ho notizie di primissima mano ma solo da autorevoli organi di informazione).


Vi era un'altra realtà operaia non troppo lontana fisicamente da Pomigliano: l'acciaieria di Bagnoli, mortificata e chiusa a causa di scelte imprenditoriali sbagliate e di scelte istituzionali ancora più errate.

Chi vi lavorava (quasi tutti con ottima professionalità) ed è stato mandato in mobilità in anticipo sul contratto, ha avuto, in compenso, ottime possibilità di guadagnare diversi tipi di carcinoma e di altre patologie mortali.
Di questa realtà ho notizie di primissima mano, non ho bisogno delle più recenti analisi del mondo del lavoro da parte dell'Unità per farmi venire il mal di stomaco o stringere i pugni.
Sull'Unità del 2010 non si paragoneranno certo i traduttori agli operai di Bagnoli perché non si evocherebbe alcun sentimento di angoscia recente, e i responsabili del fallimento di Bagnoli erano di destra, di sinistra, apartitici o di dovunque il vento buttasse. Più facile indicare responsabili unici della nostra angoscia lavorativa, invece di approfondire, quindi vai con Pomigliano! E condisci l'articolo con l'unica storia ascoltata dal mondo della professione dei traduttori!

Non capisco comunque perché abbinare la nostra professione ai lavoratori di Pomigliano, noi traduttori abbiamo allo stesso tempo meno privilegi e più privilegi rispetto a chi lavora in catena di montaggio.

Gli operai hanno difficoltà, angosce e patologie lavorative (spesso mortali) proprie. I traduttori non dipendenti sono cosa diversa: hanno difficoltà e privilegi specifici.


Edit:
e nessuno mi parli ancora una volta di Albo, o metto mano alla Luger.

[Edited at 2010-06-29 00:26 GMT]


 

Federica D'Alessio
Italy
Local time: 14:16
Member (2005)
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Articolo insopportabile Jun 29, 2010

Un articolo davvero insopportabile che paragona l'imparagonabile, e non è la prima volta che accade fra i traduttori e parlando di traduttori. Io sinceramente mi sono proprio stufata di sentir dire cose come queste:

"Non stiamo parlando di immigrati clandestini che lavorano in nero stipati in uno scantinato, ma di professionisti della scrittura che consentono all'editoria italiana di portare ogni mese in libreria e in edicola centinaia e centinaia di testi stranieri e incassarne i profitti ..."

Ma che vuol dire? Che razza di paragone é?! Ma quanto è disgraziato chi per valorizzare la propria professionalità deve mortificare il lavoro e la dignità degli altri? Offensivo e odioso, come del resto l'accostamento a Pomigliano.
I traduttori sono liberi professionisti e scelgono le proprie condizioni lavorative con margini di libertà che un operaio e tanto più un lavoratore straniero clandestino se li sogna. Hanno problemi, certo, ma di tutt'altra natura e pur avendo problemi, per seri che siano, continuano ad essere ampiamente privilegiati nella catena del lavoro rispetto a un operaio.
L'immagine della multinazionale tiranna fa poi veramente ridere se si scopre che sono 100 i traduttori italiani che devono fare i conti con l'imposizione. 100 persone vuol dire che questi reggono una fetta minuscolissima del mercato, non ci vorrebbe niente ad abbandonare l'azienda in questione in blocco e subitaneamente, lasciandola con un pugno di mosche in mano. Basterebbe la scelta di non sottostare a ricatti e offrire i propri servizi a qualcun altro. E si può, eccome se si può. Ma occorre sceglierlo, appunto. Se invece uno pur essendo professionista preferisce sottostare alla logica padronale, beh non può lamentarsi con nessun altro che con se stesso. Basta ipocrisie.

Massimo Rippa wrote:

Gli operai hanno difficoltà, angosce e patologie lavorative (spesso mortali) proprie. I traduttori non dipendenti sono cosa diversa: hanno difficoltà e privilegi specifici.

Edit:
e nessuno mi parli di Albo, o metto mano alla Luger.

[Edited at 2010-06-29 00:17 GMT]


E ricordiamoci di Marta (http://www.proz.com/forum/italian/162095-per_marta_una_di_noi.html) di cui abbiamo parlato appena pochi mesi fa, e chiediamoci quanti operai e/o immigrati vorrebbero fare il traduttore, e quanti traduttori vorrebbero fare invece l'operaio.

[Edited at 2010-06-29 00:35 GMT]


 

Tom in London
United Kingdom
Local time: 13:16
Member (2008)
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D'accordo Jun 29, 2010

Sono d'accordo con Federica. Questo articolo si sforza di paragonare i traduttori con i metalmeccanici di Pomigliano.

Lo sforzo è evidente e non funziona. Da cestinare.


 

Laura Gentili  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
Member (2003)
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Anche a me l'articolo non piace Jun 29, 2010

Anche a me l'articolo non piace, non mi piace questo approccio al nostro mestiere.
Io non mi posso assolutamente lamentare, questo lavoro mi permette di mantenere 3 figli, di essere a casa per seguirli senza tornare alle 8 di sera da un ufficio, di dire di no ai clienti con pretese assurde, di lavorare su testi, lingue, parole, in pace, da casa, ogni giorno. Certo, tutto questo è un punto d'arrivo, non di partenza, dopo anni di duro lavoro, però ribadisco: non mi riconosco nei contenuti dell'articolo e credo, come già detto dai colleghi, che questo approccio sia controproducente.
Resta il problema dei contributi obbligatori all'INPS, questo sì, ma al di là di questo non scambierei la mia vita professionale con quella di nessun altro.

Laura


 

Marina Vittoria  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
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Questo articolo non mi piace per niente! Jun 29, 2010

Sono d'accordo con tutte le risposte giunte sin ora. E trovo scandaloso paragonare traduttori e operai di Pomigliano.
Non sento alcun bisogno di un sindacato! Per carità!
Noi abbiamo un grosso vantaggio: siamo liberi professionisti e quindi "liberi".


 

torrianitrad (X)  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
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precisazione Jun 29, 2010

Massimo Rippa wrote:
(...)

Edit:
e nessuno mi parli ancora una volta di Albo, o metto mano alla Luger.

[Edited at 2010-06-29 00:26 GMT]


Volevo tranquillizzare Massimoicon_wink.gif ho citato l'albo solo per chiarire la posizione dei traduttori come lavoratori autonomi, non lo voglio nemmeno io l'albo (anzi, se ne eliminassero un po' sarei anche contenta, che in Italia sono troppi.)

Riguardo a quanto dice Maria Vittoria sul non volere un sindacato, io dico che dipende dal sindacato.
Quando vedo la percentuale di INPS da pagare e i benefici che in realtà ne trarremo (per non parlare della pensione), penso che maggiore visibilità viene data alla situazione dei professionisti in gestione separata meglio è, e allora ben venga ACTA. Gli altri, di sindacati, se gli parli di lavoro autonomo non sanno nemmeno da che parte girarsi per capirci qualcosa.


 

Violetta Maria Moscariello  Identity Verified
Italy
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+ ...
TOPIC STARTER
MHO Jun 29, 2010

Ciao a tutti

stavo leggendo i post che avete fatto, un po' di corsa in realtà, quindi spero di non travisare le vostre idee. nn sono parente o amica dell'autore dell'articoloicon_smile.gif, ma mi ritrovo a grandi linee nella tesi che sostiene. il punto, secondo me, è che l'accostamento traduttore-operaio non va preso alla lettera. è solo una semplificazione per rendere l'idea dell'approccio attuale al mondo del lavoro, che riguarda operai, traduttori, addetti di call center, docenti etc. spero concordiate con me sulla deriva cococo (nel senso di riduzione dei diritti) degli ultimi anni... la libera professione ci rientra, visto che a maggiore flessibilità del mercato del lavoro non è corrisposta una semplificazione delle procedure fiscali/previdenziali, piuttosto un aumento delle imposizioni (ad es. INPS).

verissimo che il traduttore freelance ha dei grossi vantaggi legati alla professione (in termini di gestione del lavoro) ma è anche vero che in alcuni settori (quelli dei grandi account e della localizzazione, per intenderci) ci sono posizioni dominanti di agenzie & co. che falsano l'idea di libera professione: traduttori inhouse che lavorano da dipendenti ma senza contratto, FL che lavorano da casa con clienti unici, settori in cui vengono imposte tariffe e condizioni dal cliente etc.

Ho avuto in prima persona e conosco tanti colleghi che hanno avuto esperienze simili a queste. Senza nessun intento polemico, in alcuni forum a cui ho partecipato/ho letto qui su proz ho sempre avuto una sgradevole impressione di supponenza da parte di alcuni "postatori".
siamo d'accordo tutti sulle linee guida che dovrebbero ispirare la professione del traduttore, ma è davvero tanto facile tenersi a galla senza se e senza ma? faccio sinceri complimenti a coloro i quali negli anni hanno saputo imporsi sul mercato con tariffe e condizioni ragionevoli e dignitose, purtroppo a fronte di pochi che la spuntano, ci sono moltissimi altri che - per inesperienza, per incapacità personale, per scarso spirito di marketing, per mancanza di formazione sul real world etc - stentano a raggiungere questi livelli. forse non siamo tutti fenomeni.
personalmente, trovo molto ingenui (e ricattabili, vedi il discorso della multinazionale di cui sopra) i colleghi che basano i propri introiti su un unico cliente, ma sono scelte personali o a volte situazioni in cui semplicemente ci si trova.
Non mi piace il discorso della pagnotta, mi rifiuto di credere che per tirare avanti si sia costretti ad accettare qualsiasi ricatto (si veda la storia degli operatori di call center presi a frustate di qualche tempo fa...), soprattutto perché a lungo andare è un approccio che va a detrimento dell'intera categoria. Nel tempo, ho operato delle scelte in questo senso, perdendo clienti e anche soldi, ma il mio è un caso personale, non ho figli, non ho mutuo né affitto. Non penso che ci si possa arrogare il diritto di sindacare a riguardo... certo, sarebbe un sogno riuscire ad aprire un fronte unitario (non necessariamente un albo, con tutti i contra che vediamo negli altri albi italiani), ad esempio come il lavoro che sta facendo ACTA, soprattutto per formare consapevolezza e professionalità.

In ultimo, volevo sottolineare che - sempre a mio parere - le condizioni e le prospettive di chi comincia adesso NON sono paragonabili a quelle dei traduttori che hanno iniziato il proprio percorso anni fa, soprattutto nel campo informatico/tecnico.
Il mondo, la tecnologia, la formazione sono molto cambiati e cambieranno ancora di più con l'introduzione di nuove forme di comunicazione e scambio (vedi il cloud computing, il SaaS, la machine translation, solo x citarne alcuni...). Certo, se si è bravi (e fortunati) si possono trovare ottimi e selezionati clienti diretti che offrono tariffe alte, scadenze comode e anche la pizza il sabato sera, ma mi pare che questo bengodi non sia un paradiso aperto a tutti.

Il problema discusso nell'articolo RIGUARDA una fetta consistente di persone (non solo 100 traduttori, come dice l'articolo) che hanno fatto un percorso diverso in un campo probabilmente più globalizzato (con i pro e i contro che comporta) e dai diversi equilibri committente-traduttore. Una vera coscienza professionale si acquisisce trattando come nostri anche i problemi e le battaglie degli altri, non facendo spallucce dalla propria nicchia dorata (if any..).

Scusate lo sfogo, ma mi sembra che - nella nostra categoria - su ogni discussione, ognuno si sente in obbligo di fare distinguo e obiezioni sterili senza cercare un vero terreno condiviso. Così nn si costruisce niente, ci si aliena e si è sempre soli di fronte all'agenzia che sceglie come fossimo mucche in fiera.

PS: condivido pienamente il post di Agnès.

[Edited at 2010-06-29 17:52 GMT]


 

Agnès Levillayer
Italy
Local time: 14:16
Italian to French
+ ...
Non sono d'accordo con voi Jun 29, 2010

Non possiamo lagnarci sempre della nostra invisibilità e poi criticare a più non posso un articolo che non rispecchia in 20 righe tutte le sfaccettature della nostra professione.
Il giornalista fa un po’ un amalgama, vero, ma sta parlando di una realtà ben precisa che forse molti di chi è intervenuto nel forum non ha presente.
Si può ritenere poco lungimirante un professionista indipendente che ha impostato la sua attività su un monocliente ma questa realtà esiste e di questa realtà Ugolini parla. Questo caso specifico è stato documentato dall’AITI che partecipava in veste ufficiale all'ultima riunione della consulta della CGIL sulle professioni in Maggio a Roma, dove il giornalista ha attinto buona parte delle sue informazioni.
Si rimprovera al giornalista di paragonare il traduttore all’operaio. Nella fattispecie, io non vedo nessuna spocchiosità sull’opposizione lavoratore intellettuale contro lavoratore manuale, vedo che si mette l’accento sulla necessità di sfatare il luogo comune lavoratore intellettuale = privilegiato. Ben venga!
Fare allusione alla situazione dell’immigrato clandestino che lavora in nero non significa negare la sua dignità. Veramente, bisogna leggere le cose come sono scritte: si parla solo del paradosso dell’assenza di tutele nonostante questi contrattisti emettano regolari fatture, paghino fior di tasse ecc.
Scusate lo sfogo ma sono 20 anni che Ugolini parla di atipici, porca miseria! Non leggo l’Unità con regolarità ma mi sa che è stato uno dei primi se non l’unico a raccontare certe vicende sulla stampa nazionale.
All’operaio di Pomigliano è stato chiesto di pronunciarsi in un referendum (una forzatura ecc., siamo d’accordo e non è il caso di dilungarsi).
Ai traduttori contrattisti di cui parla Ugolini, è stato detto “prendere o lasciare” e per loro, lasciare significa trovare porte chiuse a 360° nel loro settore di specializzazione poiché il mercato è in mano a poche grosse multinazionali in combutta tra di loro quando si tratta di imporre condizioni…
Conclusione? Un traduttore specializzato si può riconvertire, cercare nuovi clienti, si stringerà la cintura per un po’ ma ne verrà fuori stringendo i denti. Un operaio campano probabilmente dovrà cambiare regione. Non è invidiabile nessuna di queste due situazioni ma non capisco perché si dovrebbe stilare gerarchie su chi ha il diritto di parlare/lottare/usare i media per segnalare un abuso e chi invece no, solo perché lavora al calduccio e se non ha saputo trovarsi in tempo i clienti giusti, peggio per lui., ma stiamo scherzando?
Sono pronta a scommettere invece che queste due figure di lavoratori non avranno le stesse tutele e ammortizzatori, e tra i due, traduttore o operaio, so chi sta (momentaneamente, è vero) peggio.
Dire che si sta meglio su una sedia davanti al PC invece che sulla catena di montaggio, francamente è talmente ovvio che non mi sembra un grande argomento.
C'è chi lavora in mezzo all’amianto o in miniera, ci sono le morti bianche che è uno dei più grossi scandali della nostra società cosiddetta progredita... Parlarne, lottare, denunciare questi fatti è doveroso ma vi prego, cerchiamo di non sbagliare il bersaglio.


[Modifié le 2010-06-29 17:30 GMT]


 

A_Nespoli  Identity Verified
Italy
Local time: 14:16
Member (2007)
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+ ...
Ma Jun 29, 2010

Agnès Levillayer wrote:

Conclusione? Un traduttore specializzato si può riconvertire, cercare nuovi clienti, si stringerà la cintura per un po’ ma ne verrà fuori stringendo i denti. Un operaio campano probabilmente dovrà cambiare regione. Non è invidiabile nessuna di queste due situazioni ma non capisco perché si dovrebbe stilare gerarchie su chi ha il diritto di parlare/lottare/usare i media per segnalare un abuso e chi invece no, solo perché lavora al calduccio e se non ha saputo trovarsi in tempo i clienti giusti, peggio per lui., ma stiamo scherzando?
Sono pronta a scommettere invece che queste due figure di lavoratori non avranno le stesse tutele e ammortizzatori, e tra i due, traduttore o operaio, so chi sta (momentaneamente, è vero) peggio.
[Modifié le 2010-06-29 17:30 GMT]


Ciao Agnès,

in realtà credo nessuno dei presenti affermi che i traduttori non abbiano alcun diritto di parlare/lottare/usare media.

Il discorso è il modo in cui viene portata avanti questa lotta, cioè con un paragone che non sta in piedi, tra due tipologie di lavoro completamente differenti, e tra due situazioni contrattuali completamente differenti.

A che pro questo paragone? Per evidenziare che non abbiamo una FIOM?
Non abbiamo una FIOM perché siamo una categoria divisa, e fatichiamo anche a riunirci attorno a iniziative come quelle di ACTA che di per sé sono ampiamente condivise.

Al di là di questo il paragone fa acqua da tutte le parti: si confronta la situazione di liberi professionisti (libera scelta fatta a monte della scelta di lavorare con un monocliente) con una realtà con pochissimo sviluppo industriale, limitato a pochi stabilimenti, che sono costati allo stato italiano non poco in termini di infrastrutture, investimenti, denaro per aiutare l'industria automobilistica italiana.

In questo scenario un'eventuale chiusura dello stabilimento costituirebbe un grave colpo allo sviluppo industriale campano, alle possibilità di lavoro e all'economia in generale, perché una cassa integrazione o la chiusura dello stabilimento e quindi la perdita di posti di lavoro di tale entità ha (come nel corso degli anni ha rappresentato qui a torino dove la stessa azienda da 100mila operai è passata a 10mila nell'arco di 15 anni) un contraccolpo economico, sociale immenso.

Quindi, senza nulla togliere a Ugolini, meritevole di occuparsi dei lavoratori atipici (poi perché atipici? siamo liberi professionisti a tutti gli effetti) e dei loro problemi, questo paragone è totalmente fuori luogo.
Perché noi la nostra professione l'abbiamo scelta (e già questa possibilità di scelta è un privilegio), possiamo e forse dobbiamo cambiarla, ma forse non è il caso di paragonarci in toto come categoria a categorie dove il margine di scelta non esiste.
Con tutta la solidarietà al centinaio di traduttori che si trovano in questa infelice situazione, ma che certo non sono l'emblema della categoria.


 

Federica D'Alessio
Italy
Local time: 14:16
Member (2005)
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+ ...
Non ci si può lagnare sempre se poi non ci si continua a lamentare sempre, ovvio. Jun 29, 2010

Agnès Levillayer wrote:

Ai traduttori contrattisti di cui parla Ugolini, è stato detto “prendere o lasciare” e per loro, lasciare significa trovare porte chiuse a 360° nel loro settore di specializzazione poiché il mercato è in mano a poche grosse multinazionali in combutta tra di loro quando si tratta di imporre condizioni…

C'è chi lavora in mezzo all’amianto o in miniera, ci sono le morti bianche che è uno dei più grossi scandali della nostra società cosiddetta progredita... Parlarne, lottare, denunciare questi fatti è doveroso ma vi prego, cerchiamo di non sbagliare il bersaglio.


[Modifié le 2010-06-29 17:30 GMT]


Recentemente alcune indagini hanno mostrato che le tre o quattro multinazionali più grandi del settore traduzioni gestiscono, tutte insieme, una percentuale irrisoria del mercato. Ora non ho tempo per cercare quell'articolo ma forse qualcuno con miglior memoria sa a che cosa mi riferisco.
Quindi non credo sia vero quello che dici. Il mercato delle traduzioni non è in mano a squali rapaci multinazionali, che pur ci sono. E' un mercato frastagliato e con pochissime barriere all'accesso, uno dei pochi con segno più in fase di crisi, un mercato con enormi margini di movimento per ciascuno di noi.
Era proprio l'articolo a sbagliare bersaglio: individuare nei traduttori una categoria di "precari" o "ricattati" è, semplicemente, falso. I traduttori sono liberi professionisti e come tali, la precarietà la vivono in maniera diversa, nel senso che non è loro imposta da un datore di lavoro che invece di rispettare un CCNL decente impone Co.Co.Pro o finte P.IVA o niente pause pranzo o turni notturni forzati, o minacce di rimpatrio o di chiusura nei CIE. Non mischiamo le carte. Nel nostro caso si tratta di una precarietà consapevolmente scelta, come parte di un cosiddetto "rischio da libero professionista" se lo vogliamo chiamare così.
Le tasse sono certamente il nostro punto debole. Perché su quelle non decidiamo in base alla nostra strategia imprenditoriale, ma ci atteniamo alle leggi e paghiamo dazio. Per questo c'è da lottare? Lottiamo. Ma non ci paragoniamo a chi vive una realtà non solo diversa, ma enormemente peggiore.
Noi non abbiamo padroni. Non so se è chiaro. Abbiamo clienti. Gli operai hanno dei padroni, e dei padroncini, e dei caporali, e degli schiavisti. Ok? Io semplicemente non sopporto che si parli di immigrazione ragionando del lavoro dei traduttori, dopo quello che è accaduto a Rosarno. Non lo posso tollerare moralmente, no. Agnes ti invito a rileggere il testo virgolettato. Era proprio vergognoso, diceva in sostanza "noi lavoriamo nell'editoria, ehi, contribuiamo a [quello schifo che è, ndt] l'editoria italiana, non siamo mica operai stipati nello scantinato..." Squallido ragionamento, semplicemente. Ho cercato il testo sul sito di SNS ma non l'ho trovato, il motore di ricerca del sito non mi sembra funzioni però. Sarei curiosa di leggere l'intero testo da cui è tratto per dargli il beneficio del dubbio, ma detto così è squallido e basta. Forse solo chi ha vissuto la precarietà del lavoro dipendente o conosce in prima persona come lavorano gli immigrati clandestini capisce la differenza? Non credo, la differenza mi sembra abbastanza evidente ai più con un minimo di senso delle proporzioni e della dignità.
Se poi i clienti li vogliamo considerare padroni, beh, peggio per chi lo fa. Questo d'altra parte è lo zerbinume presente in Italia e presente a mani basse nel lavoro intellettuale, la cosiddetta "prostituzione intellettuale" di cui parlava tempo fa un allenatore "tre tituli"icon_biggrin.gif. In Italia esiste la prostituzione intellettuale e i traduttori spesso cascano in questa rete. Che cosa non si fa per un nome in frontespizio. Cause del vostro male, piangete voi stessi. E lasciate perdere chi muore sul lavoro o raccoglie i pomodori prendendosi le pietrate, per favore.

Per esperienza personale diretta e indiretta posso dire che in questo mestiere non occorre essere dei geni, ma mediamente bravi, per fatturare 50mila euro l'anno persino senza avere clienti diretti. Non è inverosimile un fatturato di 100mila euro l'anno se si è semplicemente in gamba, non dei geni. Tolto anche il 50% tra tasse e balzelli, rimangono 25mila euro netti l'anno, nel primo caso. Più di 2000 euro netti al mese. Per un lavoro che fai quando e come ti pare e tolte anche molte spese che ti scarichi dalle tasse.
Chi si lamenta di questo lavoro per me è perché non si sa accontentare proprio, se questo livello di guadagni non gli va bene, o più probabilmente perché non ha ancora capito come campare bene facendo questo lavoro. Forse se si parlasse di più di questo nei forum, e non sempre dei soliti lamenti, magari lo capirebbe prima. E capirebbe anche che questo è un lavoro da liberi professionisti di alto livello, non di basso livello.
Addirittura siamo avvantaggiati rispetto ad altre categorie di professionisti: ci metto i giornalisti, ma anche gli architetti, di cui ho conoscenza direttissima nel primo caso (essendo una giornalista che ha scelto di fare la traduttrice, perché si guadagna molto ma molto ma molto di più lavorando molto, ma molto, ma molto di meno), diretta nel secondo. Se un giorno ci renderemo conto, smetteremo gli inutili bla bla bla.
E se un giorno ci renderemo conto che il 99% degli operai ci metterebbe la firma a fare il traduttore e qua ancora le persone che sprecano filoni e filoni di discussione lamentandosi che le persone hanno un'idea screditata del lavoro di traduttore. A me non è mai, mai e dico mai capitato che qualcuno mi dicesse una sola mezza parola di male sul mio lavoro. Anzi il più delle volte mi è capitato che mi rispondessero con ammirazione e un po' d'invidia.
Allora, please, basta. Ma veramente basta. Dipende tutto da come pensate il vostro lavoro. Se è spicciare il bancone per il capo di turno, o essere liberi professionisti.

Scusate il tono caricato, ma su certi paragoni io invece m'indigno. Non è spocchia, ma decisione, nettezza, forse eccessiva, ma davvero non ne posso più di questi continui paragoni. Se poi ne sento le motivazioni, m'indigno ancora di più. E certo, non possiamo lagnarci sempre e poi...non continuare a lagnarci sempre.
Infatti. Smettiamo di lagnarci una volta per tutte e alziamo gli occhi e guardiamo il mondo e baciamo le stelle o quello che vi pare perché siamo iper-privilegiati e forse sarebbe il caso di aprire filoni su questo, su come uno si sente orgoglioso del suo lavoro e come pensa di poter migliorare ulteriormente la sua condizione, non sul "non c'è fine al peggio". Certo che non c'è fine, se non la si fa mai finita!



[Edited at 2010-06-29 19:35 GMT]


 
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