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Titoli di studio: quanto sono importanti per un traduttore?
Thread poster: Virginia Petrarca

Virginia Petrarca  Identity Verified
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Sep 27, 2011

Salve a tutti,
anzitutto mi presento: piacere, Virginia Petrarca, traduttrice freelance (o forse dovrei dire "aspirante traduttrice freelance") inglese-italiano e giapponese-italiano nel settore editoriale con specializzazione in materiale correlato ai videogiochi. Sono lieta di far parte di questa community e dico subito che molti dei vostri interventi sono stati provvidenziali per schiarirmi un sacco d'idee, soprattutto a carattere fiscale. Mi rendo conto che un messaggio di saluto come quello che sto per scrivere possa non essere il massimo dell'allegria, ma il fatto di trovarmi nel mezzo di tanti professionisti affermati (molti anche nel mio stesso campo) mi dà conforto, anche se al tempo stesso mi fa venire il sospetto di aver sbagliato qualcosa nella mia vita... mi spiego meglio.

Sono anni che coltivo il sogno di tradurre le stesse cose che con passione leggo o gioco sin dall'infanzia, e ho continuato a sognarlo anche mentre svolgevo lavoro di ufficio pur accorgendomi di non esservi portata. Ora che finalmente pensavo di aver raggiunto o almeno iniziato a raggiungere un assetto soddisfacente, che mi permettesse di sostentarmi con quello che più mi diverte fare e che davvero non mi stancherei mai di portare avanti (sto parlando, manco a dirlo, di tradurre a oltranza ), incontro enormi difficoltà a suscitare l'interesse di potenziali clienti e, quindi, a trovare occasioni per crescere professionalmente e magari entrare in un altro campo cui ambirei davvero parecchio, quello della localizzazione dei videogiochi. Per ora mi occupo infatti "solo" di articoli e libri, e per pochissimi clienti che peraltro conosco da parecchio (e da altre vie) e che non è detto abbiano bisogno continuativamente della mia collaborazione: anche per questo, come tutti i liberi professionisti, mi servirebbe un buon pacchetto clienti. Il problema è che sono due anni che tento di far crescere la mia rete e, se la penuria poteva ben essere giustificata i primi tempi, dopo decine di presentazioni e CV inviati inizia a diventare preoccupante.

So che spesse volte si attribuisce la difficoltà a farsi notare a un approccio sbagliato, come un CV sciatto o una lettera di presentazione inesistente o scritta con registro inappropriato (mi riferisco al topic dei curriculum dei traduttori, e posso confermare di aver visto io stessa cose fuori dal mondo in varie occasioni). Il problema è che, pur non potendo certo vantare la perfezione formale assoluta, credo quantomeno, forse a torto, di aver impostato in modo soddisfacente la mia presentazione sia su ProZ che nel CV e nelle lettere di accompagnamento. Ultimamente ho sviluppato la teoria che possa essere la mancanza di una formazione mirata e di "esperienze di qualificazione" (viaggi studio all'estero, seminari di traduzione, certificati d'inglese eccetera) a danneggiarmi. Credo che la mia conoscenza dell'inglese, maturata prevalentemente col contatto diretto e con le esperienze lavorative che sono andate a innestarsi su una conoscenza pregressa comunque solida, sia di livello piuttosto elevato, altrimenti non potrei certo svolgere questo lavoro. Ho studiato giapponese per anni, ma forse non entro i canali comunemente considerati "validi" e riconosciuti, ovvero non conseguendo una laurea universitaria, ma un certificato che fino all'anno prima del mio diploma era considerato a essa equipollente e che ora è sostanzialmente carta straccia (e lo dico, si badi bene, soltanto in senso brutalmente pragmatico, perché continuo a considerarlo inestimabile nella costruzione della mia conoscenza della lingua). Mi rivolgo quindi a voi e alla vostra esperienza per chiedervi: considerereste davvero così determinante la presenza di titoli di studio di alto livello nel curriculum di un traduttore (con particolare riferimento al mio campo specifico, ovvero editoriale/videogiochi/software), al punto d'ignorare chiunque non ne presenti pur potendo portare a sostegno della propria competenza e abilità nel campo esperienze effettive, pubblicate e verificabili?
Non so, nel compilare profili e résumé ho sempre pensato che mettere nero su bianco tutti i progetti effettivi, sia lavorativi che non-profit, a cui si è partecipato fosse il metodo migliore per dimostrare di non essere solo chiacchiere e distintivo, e così mi è sempre stato insegnato a credere dove lavoravo prima.

... O forse semplicemente, e più prosaicamente, i potenziali clienti vengono allontanati dalle tariffe, quando le specifico nei rari casi di un riscontro alle mie candidature, magari in relazione alle mie qualifiche?

Scusate per l'interminabile e forse illeggibile tirata e grazie per la pazienza a chi sia arrivato fino in fondo! La parola a chi vorrà intervenire, naturalmente

Buon lavoro a tutti!


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Marina Vittoria  Identity Verified
Italy
Local time: 22:19
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In un mondo in crisi globale anche i titoli di studio servono a poco Sep 27, 2011

Dalla tua immagine, sembra che tu sia piuttosto giovane.
Penso che trovare lavoro come traduttore freelance sia oggi molto difficile, indipendentemente dai titoli di studio.
Credo, però, che una buona formazione universitaria, sopratutto mirata a imparare a tradurre più le lingue stesse, rivesta una certa importanza.
La tecnica di traduzione, infatti, è a mio parere fondamentale ma è anche vero, come dici nel tuo messaggio, che in gran parte si acquisisce con l'esperienza.
Decidere oggi di fare il traduttore freelance è a mio avviso almeno temerario.
Del resto, non è più facile trovare un posto di lavoro.
L'unico suggerimento che posso darti, tenendo conto dei miei vent'anni di esperienza, è quello di provare a cercare anche altre strade, visto la tua giovinezza.
Magari di imparare altre cose partendo dalla tua buona conoscenza delle lingue che, oggi come oggi, è sempre utile.
Il traduttore freelance svolge un mestiere solitario, a volte inappagante e altre piacevole, ma di sicuro non si arricchisce più di tanto in termini pecuniari.
Infatti, quasi sempre sceglie questo lavoro per passione, ma i sacrifici sono veramente tanti.
Penso tu abbia ancora tutto il mondo e tutte le possibiità davanti: se fossi in te penserei a terminare una formazione universitaria o a cercare di sfruttare la conoscenza delle lingue con un lavoro diverso e poi... si vedrà, forse in futuro sarà tutto più semplice.
Ti auguro di riuscirci


Marina Vittoria

[Edited at 2011-09-27 13:24 GMT]


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Chiara Foppa Pedretti  Identity Verified
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Local time: 22:19
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Non demordere! Sep 27, 2011

Ciao Virginia,

per quanto mi riguarda è molto difficile rispondere alla tua domanda. Da una parte, il titolo di studio è uno dei "biglietti da visita" migliori quando si ha poca esperienza professionale da sfoggiare; d'altro canto, tu di esperienza sembri averne già accumulata, anche se non nello specifico settore nel quale vorresti inserirti.

La mia storia non è tanto diversa dalla tua: ho lavorato come traduttrice per 2 anni di sera e nei weekend, conquistando un cliente dopo l'altro e attendendo il momento in cui avrei potuto lasciare l'odiato lavoro d'ufficio per dedicarmi full-time alla traduzione. Marina, dall'alto della sua esperienza, è sicuramente più disillusa di me, ma io capisco che tu non desideri tentare altre strade per ora!

Anche ora che ce l'ho fatta, devo dire che ci vuole tanta pazienza: su N candidature che si inviano, magari solo 1 o 2 danno qualche frutto...

Ecco perché il mio consiglio è quello di provare a pazientare ancora e continuare a tentare.


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smarinella  Identity Verified
Italy
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i miei due cent Sep 27, 2011

a mio avviso, molto più dei titoli di studio, conta la capacità di scrittura nella propria lingua materna. Che sta diventando ahimé merce sempre più rara, soprattutto nelle nuove generazioni.

Contano anche un ottimo livello culturale e una conoscenza veramente approfondita del Paese della lingua di partenza . che a mio avviso si può acquisire solo dopo molti anni di soggiorno.

Forse al posto tuo mi dedicherei totalmente al giapponese - a dire il vero conosco persone che hanno vissuto 3-5- perfino 7 anni a Tokio o Kioto (lavoravo prima negli Istituti italiani di Cultura) e che, a detta di italiani che abitano da una vita in Giappone, erano a stento in grado di decifrare i titoli dei quotidiani. Con lingue impegnative come il giapponese i titoli di studio non bastano, occorrono, immagino, lunghi anni di soggiorno nel Paese anche solo per poter lavorare magari come guide turistiche. A Napoli, per esempio, esiste una coop di guide turistiche giapponesi, lo sapevi?

Come ti suggeriva qualcuno, magari cercare un lavoro anche a metà tempo con le lingue non sarebbe una cattiva idea... e intanto leggere, studiare, specializzarsi

auguri


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ITProsSubtitles
Italy
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Per dire la mia brevemente Sep 27, 2011

se può servirti come orientamento.

Per me conta molto un percorso accademico, non necessariamente linguistico, e senza ombra di dubbio la possibilità di documentare soggiorni all'estero che possano comprovare il parallelismo tra le lingue di lavoro.

Devo ammettere che riterrei corretto "scartare" un candidato che non sia in grado di documentare ALMENO i suddetti due requisiti che sono solo il punto di partenza. L'esperienza, il talento e un'innumerevole rosa di altri fattori fanno poi la differenza tra un candidato e l'altro ma pensare di cogliere un'opportunità per cominciare da qualche parte senza i due suddetti imprescindibili requisiti mi pare utopistico.

Per il resto, concordo con Marina Vittoria, se cominciassi oggi ci penserei seriamente, soprattutto se l'obiettivo fosse la localizzazione dei videogiochi, un settore notoriamente orientato al ribasso.

Saluti

Monica Paolillo


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2G Trad  Identity Verified
Italy
Local time: 22:19
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Convinzione e coraggio Sep 27, 2011

Monica Paolillo:
se cominciassi oggi ci penserei seriamente, soprattutto se l'obiettivo fosse la localizzazione dei videogiochi, un settore notoriamente orientato al ribasso.


Dove è possibile reperire questi dati per i vari settori?

Sarebbe molto utile, soprattutto per i principianti.

Grazie e ciao
Gianni

@Virginia
Anch'io ti auguro di riuscire ad affermarti. Su Internet è possibile trovare diverse aziende in Italia che si occupano di localizzazione, ma non ti fermare lì, cerca soprattutto all'estero (UE ed extra UE), abbi coraggio e non ti arrendere mai.
La presenza o meno di un titolo di studio (te lo dico da laureato) secondo me può essere trascurabile davanti al talento e alla conoscenza dell'argomento.
Quindi sii convinta nei tuoi mezzi e credici. A volte, basta un piccolo colpo di fortuna per iniziare una carriera.

Ciao!
Gianni


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Virginia Petrarca  Identity Verified
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Grazie a tutti! Sep 28, 2011

Qualche risposta sparsa a chi ha inviato messaggi finora. Mi scuso sin da ora per la lunghezza:

@Marina Vittoria:
Sulla giovinezza, dipende. Sono giovane in senso assoluto, forse, un po' meno relativamente alla freschezza sul mercato del lavoro. Nel senso che sto già entrando quella fase in cui teoricamente si concludono i percorsi di "specializzazione" professionale e ci si dedica soprattutto a una via o al massimo due, perché stage e corsi di formazione iniziano a diventare già poco compatibili con la necessità di guadagnarsi da vivere. Certo se necessario si cambia percorso lavorativo anche a quarant'anni, ma quel che voglio dire è che pur non avendo collezionato chissà quale varietà di mestieri ed essendomi dedicata in sostanza a un singolo settore (multimedia e cultura) ora ho bisogno di "fissare" la mia strada e avrei piacere di farlo nel campo di cui mi sono sempre occupata, visto che in teoria dovrebbe essere più semplice che buttarsi a corpo morto e senza la minima esperienza in altri settori. Potrei certo aumentare la mia qualificazione (almeno agli occhi di un committente) con una certificazione d'inglese o con un corso specifico in traduzione, e in effetti ci stavo pensando. Ma certo dovrei considerarlo un investimento per mettere nero su bianco le mie esperienze pregresse e "fissarle" con i pezzi di carta.

@Chiara:
Grazie davvero per le tue parole. Sì, il mio problema appunto è che non comincio da zero, ma è come se fossi bloccata in un limbo. Ho un paio di clienti, che però non mi conoscono come traduttrice per un CV inviato "alla cieca" e con cui quindi non è stato necessario costruire un rapporto presentandomi come freelance, e non mi riesce d'impressionarne potenziali altri neppure citando una quantità di opere già tradotte e attestando esperienza e passione per il campo. La semplice passione potrebbe non bastare, ma io l'abbino anche alla competenza professionale.
In realtà il mio lavoro di ufficio già riguardava il settore di mio interesse (solo in ambito giornalistico), ma mentre lo svolgevo m'immaginavo un'altra strada, quella della traduttrice, e proprio lavorando come dipendente ho iniziato a fare le prime esperienze professionali in quel campo. Solo che purtroppo io non ho sfruttato le decine di contatti di quel periodo per propormi in seguito... lavoro già con i videogiochi, solo non *sui* titoli effettivi. Tante persone col mio stesso background sono riuscite a fare il salto, per questo mi pare bizzarro che io non ci riesca.

@smarinella:
Sì, sicuramente il soggiorno di un certo periodo in loco, specie per chi studia il giapponese, è un fattore di enorme importanza e anzi viene considerato fondamentale da certi clienti che lavorano con la lingua. Non vorrei essere presuntuosa, ma in realtà sono quasi dieci anni che studio la lingua e la cultura da vicino, anche viaggiando, e continuo nel mio percorso. Il problema è che riuscire a "sfondare" nella coppia linguistica giapponese-italiano è veramente una fatica improba (esperienza personale e di chi ci ha provato) e quindi, se mi specializzassi unicamente in quella, sarebbe ancora più difficile venirne a capo. Ma da quel punto di vista ho comunque già intenzione di rafforzare di continuo le mie conoscenze, di affinarle con corsi sempre più avanzati e di effettuare viaggi studio.

@Monica Paolillo:
Il problema è che io *ho* intrapreso un percorso accademico triennale, solo in istituto privato anziché all'università, e che solo all'ultimo anno del corso è giunta l'infausta notizia dell'annullamento del valore legale del titolo che stavo conseguendo. Comunque, ripeto, ho già un paio di clienti che non hanno badato tanto alla presenza di una laurea "con tutti i crismi" o meno. Posso capire che una formazione accademica serva a fornire un metodo e strumenti comuni e che possa "dar sicurezza" a qualcuno che non conoscendo il candidato deve guardare ad altri dati "certi e ufficiali" sul CV. Ma quel che chiedevo (e a cui avete risposto) era per l'appunto perché il riferimento a una sfilza di lavori completati e pubblicati, che possono essere toccati con mano e verificati semplicemente leggendoli, non possa valere altrettanto e anzi di più per chi richiede un alto grado di competenza nella materia trattata come le società che si occupano di videogiochi (o anche le case editrici che pubblicano libri di fantascienza o fantasy, quando ho tradotto principalmente romanzi di quel genere).
Sono interessata anch'io a sapere cosa s'intenda con "al ribasso" per il settore della localizzazione dei videogiochi. Comunque, se per il giapponese->italiano sono storicamente stati chiamati ricercatori universitari a tradurre determinati titoli, per l'inglese->italiano comincia già a valere di più anche la pura e semplice passione abbinata all'esperienza nel campo, come ha detto 2G Trad.

@2G Trad:
Grazie infinite. Ho già provato con molte, sia in Italia che nella UE ed extra UE, ottenendo le reazioni (o non reazioni) di cui parlo. Di certo continuerò a perseverare e a tentare, anche più volte con quelle cui più aspiro, e quello che spero è che prima o poi l'interesse per l'ambito e l'esperienza che posso portare (verificata e verificabilissima, tanto che con alcune delle persone cui mi sono rivolta avevo persino già intrattenuto rapporti come facente parte della stampa...) si faccia valere.

Grazie ancora a chi è intervenuto sin qui per le risposte e la gentilezza. Spero anche che questo sfogo possa non essere semplicemente fine a se stesso, ma che si riveli utile anche a fornire un orientamento ad altri e a riflettere su questa scena specifica.


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ITProsSubtitles
Italy
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Ti sei spiegata meglio Sep 28, 2011

e adesso mi è più chiaro. L'annullamento del valore accademico del titolo è stato un evento infausto. Purtroppo, però, in qualche misura deve per forza penalizzarti, non trovi?

Devi poi considerare che le caselle di agenzie, studi di traduzione e analoghi sono inondate ogni giorno da candidature una sull'altra. Mettiti anche dall'altra parte. Col nostro mestiere, chiusi tra quattro mura, si pensa sempre di essere unici, invece non lo siamo affatto. Lì fuori c'è tutto un mondo, che in questo specifico momento, tra l'altro, è in profonda crisi economica.

È ragionevole pensare che, piuttosto che mettersi a spulciare e rintracciare eventuali pubblicazioni più o meno autorevoli, un'azienda debba ottimizzare i tempi per la selezione e abbia deciso di stilare una specie di decalogo con dei parametri. Ecco che, soprattutto se si deve scegliere qualcuno che non può garantire una profonda esperienza maturata negli anni, i titoli e i soggiorni all'estero diventano un validissimo parametro di selezione per un candidato novellino da "testare" nel tempo. Nella migliore delle ipotesi, succede quasi sempre che sia necessaria una revisione massiccia anche per chi comincia con i crismi di cui parlavi.

Altra ipotesi altrettanto probabile è che il settore a cui miri sia saturo e che, pertanto, le esigenze delle imprese a cui ti rivolgi siano già più che coperte e che ci siano addirittura ogni giorno elenchi di potenziali candidati che rimangono nel dimenticatoio.

Per rispondere alle vostre domande, chi sta da anni sul mercato riesce a farsi un'idea piuttosto chiara di quali siano i settori più inflazionati e quelli di nicchia, possono essere le voci che ti arrivano da colleghi frustrati, la richiesta di tariffari considerati sempre troppo alti ecc. ecc.


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Virginia Petrarca  Identity Verified
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Saturazione? Possibile, ma... Sep 28, 2011

Sì, capisco e sono la prima a pensare di disturbare inviando CV non richiesti ad aziende che non pubblicano offerte di lavoro. Proprio per questo, infatti, è molto raro che mandi candidature spontanee e in genere rispondo agli annunci e alle inserzioni trovati in giro, sia sui siti ufficiali delle compagnie che qui su ProZ. Questo risponde anche al discorso della possibile saturazione: non nego che sia un'eventualità anche piuttosto vicina, ma se si sta rispondendo a richieste esplicite comincio a dubitare che il punto sia quello. Anche se le candidature saranno probabilmente molte.

Circa la verificabilità, potrebbe anche essere vero che un'azienda che deve ottimizzare il tempo nella ricerca del personale possa non aver voglia di controllare dei lavori pubblicati. Ma in questo caso, potrei per assurdo sostenere di possedere una laurea specialistica o un master senza che sia vero: se non si ha il tempo di controllare un romanzo pubblicato e disponibile ovunque (non si sta parlando di fare ricerche e spulciare, ma di prendere in mano un libro e sfogliarne alcune pagine), allora a rigore non se ne dovrebbe avere neanche per verificare delle asserzioni circa le esperienze formative. Naturalmente un addetto alle HR disporrà probabilmente di una checklist di requisiti, ma è ugualmente ragionevole supporre che le checklist siano delle linee guida, non dei decaloghi assoluti.
Come si diceva più sopra e come hai scritto anche tu ora, è chiaro che chi non ha un'esperienza professionale di alcuni anni da portare a proprio sostegno debba compensare se non altro con una formazione adeguata: delle due, almeno una, sono d'accordo, anche perché il mondo è pieno di ragazzi che pensano di potersi proporre per un lavoro che richiede capacità e precisione come la traduzione/localizzazione semplicemente perché "hanno studiato inglese al liceo" e niente altro. Ma infatti qui si sta parlando di un caso in cui sono presenti all'attivo cinque-sei anni di esperienza lavorativa intensiva nello stesso campo (a rigore, quasi dieci se si considerano più sporadici lavori di collaborazione precedenti).


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Gianluca Attoli  Identity Verified
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Mentore Sep 29, 2011

Ciao Virginia,
sono passato anche io per la situazione in cui ti trovi (che incipit pleonastico: ci siamo passati tutti, immagino). Non ho consigli particolari da darti, vorrei solo incoraggiarti ad avere pazienza e tenacia: non pensare di avere qualcosa di sbagliato, e non pensare che solo a te le cose non vadano bene. Io resto convinto che il talento e la capacità presto o tardi pagano: se hai competenze valide prima o poi verranno riconosciute e riceverai le giuste gratificazioni.
Se vuoi un aiuto un po' più concreto per sedare i dubbi sulla tua "adeguatezza" potresti contattare privatamente qualche traduttore più avviato e di buon cuore che dia un'occhiata al tuo Cv, alla lettera di motivazione con cui lo accompagni e alle tariffe che proponi e ti dia qualche consiglio su come aggiustarli e migliorarli.
In bocca al lupo!


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Virginia Petrarca  Identity Verified
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Crepi il lupo! Sep 29, 2011

Ciao, Gianluca, e grazie anche a te per la risposta. Sì, hai ragione, immagino che periodi di passaggio capitino a tutti all'inizio, e non temere, non credo di essere l'unica ad avere dei problemi... è solo che inizio a provare un po' di ansia, tutto qui!

Stavo già attivandomi per quel che suggerisci, è un ottimo consiglio e ho già ricevuto dei consigli da persone generose che si sono prese il disturbo di dare un'occhiata.
Che dire, auguro a tutti quelli che si trovano nella stessa situazione di sbloccarsi presto, io sicuramente continuerò a tentare cercando di seguire i consigli e d'imparare dagli errori.


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Federica D'Alessio
Italy
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Un'impressione Sep 30, 2011

Cara Virginia,
mi sono incuriosita e ho letto il tuo profilo su Proz. L'impressione che ne ho ricavato è quella di una persona competente e preparata ma ancora con un piede rivolto, fosse anche solo psicologicamente, verso l'ambito 'amatoriale'.
Ti consiglierei di togliere tutti i riferimenti all'attività no-profit e alla 'passion', di virare decisamente verso l'esperienza e la competenza. Se esiste un tipo di certificato ufficiale che attesta la conoscenza del giapponese, o appunto un livello di proficiency ufficialmente riconosciuto, vai su quello e per il resto puoi spiegare discorsivamente come ci sei arrivata, a sapere così bene il giapponese, in modo che non vengano a farti le pulci su titolo di studio sì, titolo di studio no.
In un CV, come in un colloquio di lavoro, dobbiamo saper apparire sempre un passo più avanti a come ci sentiamo realmente, senza per questo mentire. E' l'arte di saper raccontare se stessi in modo convincente!
Per fare esperienza nel settore videogiochi c'è anche la possibilità di candidarsi come tester o localizzatore in loco presso alcune agenzie e trascorrere alcuni mesi in Irlanda, Canada o Germania, dove si trovano tantissime aziende di localizzazione che collaborano con i più grandi produttori mondiali di videogiochi. Se sei disposta anche a cambiare paese per un po' per realizzare il tuo sogno, credo sia una strada da tentare.
Good luck!
Federica


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Virginia Petrarca  Identity Verified
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Ottimi consigli, sistematici e precisi Sep 30, 2011

Grazie, Federica, sei andata diritta al punto con osservazioni molto esaurienti. Circa l'amatorialità, mi basavo soprattutto sul fatto che in quest'ambito i progetti personali spesso colpiscono l'interesse dei potenziali clienti e datori di lavoro, il più delle volte appassionati anch'essi, e che quindi mostrare passione oltre che competenza sia considerato un plus. Non avendo poi ancora esperienza professionale nella localizzazione tout court, ma alcune comunque non a scopo di lucro che mi dispiaceva sciupare così (trattandosi soprattutto dell'unico modo, per ora, in cui metto a frutto la mia formazione di nipponista), ho pensato comunque di mostrare che non sono completamente a digiuno di nozioni di localizzazione e di software utilizzato in questi casi.
Infine, credimi, ho provato a candidarmi anche come localization tester, con l'intenzione di trasferirmi in Germania o a Londra per qualche periodo.
Ora, comunque, dispongo di un CV decisamente più circoscritto e di facile navigazione che ho modificato in base ai consigli ricevuti dalla community e ad alcune ricerche condotte nel frattempo. Di questo devo ringraziare la gentilezza di tutti


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Laura Gentili  Identity Verified
Italy
Local time: 22:19
Member (2003)
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Suggerimenti Sep 30, 2011

Cara Virginia,
sicuramente hai migliorato il CV, che prima era troppo lungo. Tuttavia anche la nuova versione in inglese è difettosa in alcuni punti. Per fare un esempio, dire che sei stata in Giappone in vacanza per 2 settimane (anche se più volte) dà un'impressione non professionale. Il mio consiglio è di studiarti bene i CV di colleghi che lavorano in coppie linguistiche simili e cercare di modificare il CV rendendolo il più professionale possibile.
Ecco una prima analisi del tuo CV:

1. Vanno sempre indicati almeno 2 indirizzi e-mail
2. Il numero di P.IVA deve essere preceduto da "IT"
3. inutile mettere "books and novels...." dopo "translation and localization", gli addetti al settore sanno esattamente di cosa stai parlando
4. Anche i settori di specializzazione sono un po' vaghi. Il primo va bene, gli altri sono campi troppo vasti per essere considerati settori di specializzazione (per es. Internet oppure Movies)
5. Rivedi bene la parte "Professional experiences", deve essere più sintetica, se il CV è rivolto all'estero (come penso sia) a nessuno interessa il nome delle case editrici. Anche l'inglese va rivisto. "directly altering the graphic layout" non è molto idiomatico.
6. Education: sintetizza. Metti solo la certificazione per il giapponese ma presentandola in modo sintetico e professionale. Togli le indicazioni sulla maturità, non interessano
7. Togli anche gli interessi.

In sintesi, il CV è ancora troppo lungo e amatoriale, devi limarlo e perfezionarlo, devi fare capire (con il minor numero di pagine possibile) che sei un'esperta di videogiochi ecc.
Cambia la fotografia del profilo, sembri troppo giovane.

Il CV deve essere perfetto. Quando lo sarà, inizia una campagna di mailing mirata alle agenzie di tutto il mondo che operano nel tuo campo di specializzazione.


Laura


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Virginia Petrarca  Identity Verified
Italy
Local time: 22:19
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Grazie anche a te Sep 30, 2011

Sto ulteriormente rivedendo e cercando di perfezionare alcune parti del CV in base a questi suggerimenti. Per curiosità, ritieni che eventuali modifiche alla versione italiana dovrebbero essere diverse, in accordo alle caratteristiche su cui si baserebbero dei clienti nostrani? Credo sia una domanda retorica e non sono certa di averla espressa nel migliore dei modi, ma il succo è, avendo al momento dei CV praticamente identici in italiano e inglese: andrebbero diversificati a seconda che ci si rivolga ad aziende italiane o straniere, oppure viceversa potrebbe dare una strana impressione avere due résumé difformi nell'organizzazione dei contenuti?

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