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Dubbi sulla carriera di traduttore
Thread poster: Marco Cianci

Marco Cianci  Identity Verified
Local time: 00:36
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May 3, 2012

Salve a tutti,
come potete capire dal titolo della discussione, sto avendo dei seri dubbi sul percorrere la strada del traduttore. Non tanto perchè non mi piaccia, anzi, ma i miei dubbi derivano da una motivazione economica.
Sempre più spesso leggo su internet, anche su questo forum, che chi fa il traduttore molto spesso fa anche un altro lavoro, altrimenti non ce la farebbe ad arrivare a fine mese. Io mi chiedo dunque se ne valga veramente la pena di studiare tanto, prendere la laurea, fare stage e tirocini, corsi e gavetta, per un lavoro che da solo neanche basta per campare.
Qualche vostro commento potrebbe veramente chiarirmi le idee e farmi capire cosa posso (e voglio) fare con il mio futuro.


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texjax DDS PhD  Identity Verified
Local time: 18:36
Member (2006)
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+ ...
A fagiolo... May 3, 2012

Giusto per aprire le danze alle riflessioni, dai uno sguardo ai risultati del Quick Poll attualmente in corso (lo trovi in prima pagina) e ai commenti relativi:
http://www.proz.com/forum/poll_discussion/223951-poll:_are_you_the_main_breadwinner_in_your_home.html

Auguri e in bocca al lupo


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Thomas Mondaini  Identity Verified
Italy
Local time: 00:36
Member (2012)
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Unico lavoro May 3, 2012

Avevo aperto un topic uguale al tuo circa due anni fa chiedendo se il lavoro di traduttore fosse l'unico lavoro svolto dai membri del forum e la risposta è stata affermativa! Io sono nella tua stessa situazione, mi sono laureato da poco e sto cercando di fare un tirocinio presso qualche agenzia di traduzione, ho portato il mio CV ( scarnissimo data la mia poca esperienza "professionale") e sto aspettando, spero non inutilmente, che mi richiamino...anche perchè non chiedo soldi, ma che mi venga solamente data occasione di fare più esperienza! È anche vero che un tirocinante, almeno all'inizio, sia una specie di palla al piede per chi lavora in un'agenzia perchè ha bisogno di qualcuno che lo segua, ma da quanto ho capito è l'unico modo per potersi avvicinare/ poter iniziare questo bellissimo lavoro. Io non nego che mi piacerebbe lavorare esclusivamente dalla lingua inglese, che è quella che conosco meglio visto che tutto quello che guardo alla TV e leggo sui libri è in inglese...nel frattempo mi sto creando dei glossari nei campi dell'IT e dell'abbigliamento ma vorrei esplorare altri campi!( consigli su quale settore focalizzarsi sono sempre ben accetti)
Facciamoci un grosso in bocca al lupo.
Ciao,
Thomas


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Marco Cianci  Identity Verified
Local time: 00:36
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In bocca al lupo May 3, 2012

Thomas Mondaini wrote:

Avevo aperto un topic uguale al tuo circa due anni fa chiedendo se il lavoro di traduttore fosse l'unico lavoro svolto dai membri del forum e la risposta è stata affermativa! Io sono nella tua stessa situazione, mi sono laureato da poco e sto cercando di fare un tirocinio presso qualche agenzia di traduzione, ho portato il mio CV ( scarnissimo data la mia poca esperienza "professionale") e sto aspettando, spero non inutilmente, che mi richiamino...anche perchè non chiedo soldi, ma che mi venga solamente data occasione di fare più esperienza! È anche vero che un tirocinante, almeno all'inizio, sia una specie di palla al piede per chi lavora in un'agenzia perchè ha bisogno di qualcuno che lo segua, ma da quanto ho capito è l'unico modo per potersi avvicinare/ poter iniziare questo bellissimo lavoro. Io non nego che mi piacerebbe lavorare esclusivamente dalla lingua inglese, che è quella che conosco meglio visto che tutto quello che guardo alla TV e leggo sui libri è in inglese...nel frattempo mi sto creando dei glossari nei campi dell'IT e dell'abbigliamento ma vorrei esplorare altri campi!( consigli su quale settore focalizzarsi sono sempre ben accetti)
Facciamoci un grosso in bocca al lupo.
Ciao,
Thomas

In bocca al lupo anche a te, Thomas.
Credo tu sia molto fortunato ad avere avuto queste risposte, in quanto io ho sempre trovato gente che dice che fa anche altri lavori perchè il traduttore da solo non basta! Addirittura quando ho contattato una professoressa per chiederle di un master per traduzioni, mi ha risposto (cito testualmente) "il master abilita alla professione del traduttore e interprete, attività flessibili che si possono svolgere anche parallelamente ad altre occupazioni".
Va bene che c'è scritto "anche parallelamente", ma onestamente non è molto incoraggiante..voglio dire, perchè dovrei fare un altro lavoro se il master mi abilita a questo?


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Giuseppina Gatta, MA (Hons)
Member (2005)
English to Italian
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Lavoro May 3, 2012

Io mi mantengo da sola (e mantengo anche la mia famiglia) da circa 13 anni con questo lavoro e ti garantisco che non sono l'unica. Non svolgo altri lavori e non li ho mai svolti durante questi 13 anni.

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Christel Zipfel  Identity Verified
Member (2004)
Italian to German
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Bisogna saper fare i conti May 3, 2012

Con 4 centesimi a parola (butto lì una cifra a caso, che siano poi 3 o 5 non fa molta differenza) non si può certo vivere, a meno che uno lavori 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno, cosa francamente impensabile.

Ci sono poi da considerare le spese vive, le tasse...

Non vorrei sembrare retorica, ma il problema sta tutto lì, nel saper fare i conti. E' una cosa facile in teoria, metterla in pratica poi forse è difficile per chi è agli inizi.


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Riccardo Schiaffino  Identity Verified
United States
Local time: 16:36
Member (2003)
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Con la traduzione si può vivere, e bene May 3, 2012

Marco Cianci wrote:

Sempre più spesso leggo su internet, anche su questo forum, che chi fa il traduttore molto spesso fa anche un altro lavoro, altrimenti non ce la farebbe ad arrivare a fine mese.


Per esperienza diretta più che venticinquennale ti posso dire che di traduzione si può vivere bene, senza dover fare anche un altro lavoro.

Quella dell'"altro lavoro" è, secondo me, una scusa e una stampella, che porta ad un circolo vizioso: "con queste tariffe non potrò mai permettere di vivere, quindi devo avere un secondo lavoro" porta poi logicamente a "posso accettare tariffe basse, tanto è solo un secondo lavoro per me".

Tutto questo va, ovviamente, a braccetto con "le agenzie impongono tariffe da fame" e via discorrendo.


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
Italy
Local time: 00:36
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perché spesso la scuola è una cosa May 3, 2012

Marco Cianci wrote:
Va bene che c'è scritto "anche parallelamente", ma onestamente non è molto incoraggiante..voglio dire, perchè dovrei fare un altro lavoro se il master mi abilita a questo?


... e la professione e l'imprenditorialità un'altra.


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Marco Cianci  Identity Verified
Local time: 00:36
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Quanto chiedere? May 3, 2012

Christel Zipfel wrote:

Con 4 centesimi a parola (butto lì una cifra a caso, che siano poi 3 o 5 non fa molta differenza) non si può certo vivere, a meno che uno lavori 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno, cosa francamente impensabile.

Ci sono poi da considerare le spese vive, le tasse...

Non vorrei sembrare retorica, ma il problema sta tutto lì, nel saper fare i conti. E' una cosa facile in teoria, metterla in pratica poi forse è difficile per chi è agli inizi.

Io sono ancora agli inizi, e secondo il sito delle tariffe dovrei chiedere 5,5 cent. a parola...lo so che è ancora poco, ma quanto devo aspettare per aumetare? E voi quanto chiedete per mantenervi?


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Simona R
Germany
Local time: 00:36
German to Italian
+ ...
Concediti un periodo di prova May 4, 2012

Ciao Marco,

tra i molti aspiranti traduttori che negli anni ho visto scrivere in questa sede credo che tu sia uno dei pochi ad avere manifestato questo dubbio lasciando per una volta da parte considerazioni del tipo "voglio entrare nel meraviglioso mondo della traduzione, costi quel che costi". Porsi delle domande prima di lanciarsi in un'avventura imprenditoriale non è solo giusto, è assolutamente d'obbligo!

Io mi sono messa in proprio appena terminati gli studi. Il primo anno ho affiancato alla traduzione altre attività comunque affini (insegnamento agli studenti del corso di interpretazione, attività di interprete). Il secondo anno ho diradato gli impegni concentrandomi sulla sola traduzione e mi sono data un certo numero di mesi per capire se la strada era quella giusta (= se potevo vivere di sola traduzione e se mi piaceva). Chiaramente avevo dei risparmi a cui attingere. Mi è andata bene - non so se per merito o per pura fortuna - e finora sono stata la principale fonte di guadagno della famiglia che nel frattempo mi sono fatta. Dal basso della mia esperienza io ti consiglierei quanto segue:

1) Datti un certo numero di mesi durante i quali concentrarti al massimo sulla ricerca di clienti e sul miglioramento delle tue capacità. Terminato questo periodo sii onesto con te stesso e decidi se continuare o meno.

2) Metti bene a fuoco le tue priorità. Che so, fra qualche anno vorresti mettere su famiglia e avere dei figli? Aspiri ad avere una casa di proprietà? Ha un hobby costoso e che non intendi mettere da parte per nessuna cosa al mondo? Ecco, tutte queste cose costano, e molto. Cerca di capire se l'attività di traduzione ti permetterà di soddisfare le tue esigenze.

3) Non so dove tu abbia letto che "dovresti" (???) chiedere 5,5 centesimi a parola. Tieni conto che il cliente che inizia ad affidarti traduzioni pagandoti 5,5 centesimi a parola nel momento in cui ne pretenderai 7 molto probabilmente non esiterà un secondo a cercarsi un altro traduttore.

Per tornare alla tua domanda: sì, vivere di sola traduzione si può, ma non è semplice e occorre essere estremamente realistici e onesti con sé stessi nonché saper fare i propri conti.

In bocca al lupo,

S.


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Marco Cianci  Identity Verified
Local time: 00:36
English to Italian
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Grazie May 4, 2012

Simona R wrote:

Ciao Marco,

tra i molti aspiranti traduttori che negli anni ho visto scrivere in questa sede credo che tu sia uno dei pochi ad avere manifestato questo dubbio lasciando per una volta da parte considerazioni del tipo "voglio entrare nel meraviglioso mondo della traduzione, costi quel che costi". Porsi delle domande prima di lanciarsi in un'avventura imprenditoriale non è solo giusto, è assolutamente d'obbligo!

Io mi sono messa in proprio appena terminati gli studi. Il primo anno ho affiancato alla traduzione altre attività comunque affini (insegnamento agli studenti del corso di interpretazione, attività di interprete). Il secondo anno ho diradato gli impegni concentrandomi sulla sola traduzione e mi sono data un certo numero di mesi per capire se la strada era quella giusta (= se potevo vivere di sola traduzione e se mi piaceva). Chiaramente avevo dei risparmi a cui attingere. Mi è andata bene - non so se per merito o per pura fortuna - e finora sono stata la principale fonte di guadagno della famiglia che nel frattempo mi sono fatta. Dal basso della mia esperienza io ti consiglierei quanto segue:

1) Datti un certo numero di mesi durante i quali concentrarti al massimo sulla ricerca di clienti e sul miglioramento delle tue capacità. Terminato questo periodo sii onesto con te stesso e decidi se continuare o meno.

2) Metti bene a fuoco le tue priorità. Che so, fra qualche anno vorresti mettere su famiglia e avere dei figli? Aspiri ad avere una casa di proprietà? Ha un hobby costoso e che non intendi mettere da parte per nessuna cosa al mondo? Ecco, tutte queste cose costano, e molto. Cerca di capire se l'attività di traduzione ti permetterà di soddisfare le tue esigenze.

3) Non so dove tu abbia letto che "dovresti" (???) chiedere 5,5 centesimi a parola. Tieni conto che il cliente che inizia ad affidarti traduzioni pagandoti 5,5 centesimi a parola nel momento in cui ne pretenderai 7 molto probabilmente non esiterà un secondo a cercarsi un altro traduttore.

Per tornare alla tua domanda: sì, vivere di sola traduzione si può, ma non è semplice e occorre essere estremamente realistici e onesti con sé stessi nonché saper fare i propri conti.

In bocca al lupo,

S.

Grazie tante per la tua risposta, veramente molto esauriente. Le tariffe le ho viste sul sito del tariffometro, è lì che mi regolo adesso che sto agli inizi.
Ringrazio anche gli altri per le loro risposte, ho visto che i dubbi che mi sono posto erano infondati.


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Pierluigi Bernardini  Identity Verified
Italy
Local time: 00:36
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+ ...
Condivido e aggiungo May 4, 2012

Riccardo Schiaffino wrote:

Marco Cianci wrote:

Sempre più spesso leggo su internet, anche su questo forum, che chi fa il traduttore molto spesso fa anche un altro lavoro, altrimenti non ce la farebbe ad arrivare a fine mese.


Per esperienza diretta più che venticinquennale ti posso dire che di traduzione si può vivere bene, senza dover fare anche un altro lavoro.

Quella dell'"altro lavoro" è, secondo me, una scusa e una stampella, che porta ad un circolo vizioso: "con queste tariffe non potrò mai permettere di vivere, quindi devo avere un secondo lavoro" porta poi logicamente a "posso accettare tariffe basse, tanto è solo un secondo lavoro per me".

Tutto questo va, ovviamente, a braccetto con "le agenzie impongono tariffe da fame" e via discorrendo.


Dirò cose scontate, dette, ridette e ribadite, ma...

Se tutti i traduttori lavorassero a tariffe decenti tutti riuscirebbero a vivere di sola traduzione.

Ci sono i neolaureati che per fare esperienza chiedono poco o si svendono, quelli che fanno un altro lavoro, tipo gli insegnanti o quelli che hanno un impiego pubblico o privato e"arrotondano" con le traduzioni, potendo "permettersi" di chiedere tariffe basse, tanto un altro lavoro ce l'hanno, ma questo fa sì che chi lavora come traduttore a tempo pieno si veda costretto talvolta ad adeguarsi a tali giochi al ribasso. E su tutto ciò le agenzie ci sguazzano.
E non entro qui nel merito delle tariffe nel settore editoriale. Che è meglio.

Se un bel giorno invece (tutti) i traduttori si svegliassero e cominciassero a chiedere tariffe adeguate... ma dovrebbero farlo, insisto, tutti, in massa, allora clienti diretti e agenzie inizierebbero a capire che la traduzione non è un hobby e che va pagata il giusto, vanno pagate la competenza tecnica, la preparazione, il talento e il sacrificio richiesto per arrivare fin lì, come va pagato un idraulico, un geometra, un architetto o un medico. Altrimenti il discorso sarà sempre quello del gatto che gira in tondo per acchiapparsi la coda.

I professionisti di altri campi in un giorno di lavoro possono anche guadagnare quello che noi guadagnamo in 15 giorni o 1 mese magari. Ora non vorrei fare paragoni troppo paradossali o banalmente critici nei confronti delle altre professioni (so benissimo che un conto è studiare medicina, un conto traduzione), ma è il discorso di fondo che mi interessa. Se ci sono corsi di laurea in traduzione/interpretariato magari ci si aspetta che uno viva di traduzione, altrimenti a che sono valsi quegli studi? sono solo una bella presa per i fondelli. Ricordo nettamente quando all'università gli stessi docenti mettevano in guardia dall'intraprendere la libera professione: "sì, ma badate bene che è molto difficile vivere di sola traduzione... e bla bla bla".
Che tristezza. Perché dover essere costretti a ripiegare su altri lavori (inerenti più o meno alla conoscenza delle lingue straniere) per sopravvivere quando uno sente che il suo lavoro è la traduzione e ha studiato per questo?

E' tutto un sistema che non va.

Se chi ha fatto studi in altri campi da professionista arriva a guadagnare bene chiedendo certe cifre, e nessuno che si lamenti, basti pensare a notai, ingegneri, medici appunto, ma anche pubblicitari, consulenti marketing, economisti, etc. (mai provato a chiedere di fare una variazione catastale? quanto costa mezz'ora di lavoro di un idraulico? ci si accorge presto che i conti non tornano, non possono tornare se si lavora 0,04 a parola... e chissà perché quando si chiedono tariffe adeguate per lavori di traduzione invece tutti si lamentano.
Chiedere un pochino meno quando si è agli inizi posso capirlo, non tanto perché un neolaureato non può offrire la stessa qualità di uno più esperto, questo a seconda dei casi non è sempre detto, ma soprattutto perché non ha quell'esperienza e professionalità generale del mestiere che garantisca maggiore affidabilità per il cliente.
Non capisco invece quei professionisti con anni alle spalle che chiedono le stesse tariffe.
Forse le agenzie stesse tra loro giocano al ribasso, in proporzione, per assicurarsi un certo portafoglio clienti, e ciò si ripercuote sui traduttori.

La parola scritta e tradotta non gode forse degli stessi diritti di tutti gli altri servizi erogati? In Italia pare di no...
L'ignoranza sul nostro mestiere è dilagante, forse perché a differenza di tante discipline più "attestate", gli studi di traduzione e le relative facoltà universitarie sono relativamente recenti. Allora ci vorrà più tempo affinché la professione si affermi con maggior forza.

Ma sicuramente una certa mentalità che vuole che una traduzione non si paghi o si paghi poco ("perché tanto ti ci vuole poco", "perché se no la do da fare a mio cugino che sa un po' d'inglese..." e amenità varie) è da cambiare, e pesantemente anche, in Italia più che all'estero (devo dire che finora nessun cliente straniero si è mai lamentato delle mie tariffe, parlando più che mai di Europa, mentre più di uno italiano non le ha accettate). Certamente in alcuni paesi tariffe da noi ritenute basse possono essere la media, ma questo è un altro discorso.

Ci vorranno anni forse per cambiare lo stato delle cose, ma quando questa mentalità sarà cambata i traduttori automatici non ci avranno mica già sostituito?

A voi l'ardua sentenza.

[Modificato alle 2012-05-04 12:00 GMT]


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 00:36
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D'accordo quasi su tutto May 4, 2012

Pierluigi Bernardini wrote:
Ci sono i neolaureati che per fare esperienza chiedono poco o si svendono, quelli che fanno un altro lavoro, tipo gli insegnanti o quelli che hanno un impiego pubblico o privato e"arrotondano" con le traduzioni, potendo "permettersi" di chiedere tariffe basse, tanto un altro lavoro ce l'hanno, ma questo fa sì che chi lavora come traduttore a tempo pieno si veda costretto talvolta ad adeguarsi a tali giochi al ribasso. E su tutto ciò le agenzie ci sguazzano.
E non entro qui nel merito delle tariffe nel settore editoriale. Che è meglio.


Io sono d'accordo su tutto il tuo discorso, lo considero saggio.
Sono meno d'accordo su questa parte, perché la tariffa di chi ha esperienza non può essere paragonabile a quella di un neolaureato. D'altra parte sinceramente un neolaureato rappresenta una concorrenza molto limitata, perché limitata è anche la sua esperienza. Non credo nemmeno che insegnanti, dipendenti vari di lavori part-time e via dicendo costituiscano una concorrenza chiamamola "sleale", perché non è possibile che abbiamo le stesse competenze di chi innanzitutto investe anche economicamente in formazione continua, CAT, ecc., e poi è pronto a tempo pieno ad occuparsi dei progetti. Possono fare dei lavoretti non molto complicati, ma poco più. Se guardo la situazione dall'altra parte, ovvero quando come studio devo affidare dei lavori all'esterno, questa differenza la vedo eccome, così come è tangibile l'inesperienza dei neolaureati proprio a partire dalle basi, dalla capacità di muoversi, di saper trattare con il committente, di sapere cosa e come chiedere e pretendere e cosa semplicemente no. Non dico che un neolaureato dovrebbe svendersi, ma nemmeno partire con tariffe alte, altrimenti si negherebbe che ci sono anche livelli diversi di offerte e servizi.


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 00:36
Member (2004)
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Esperienza pratica degli insegnanti May 4, 2012

Marco Cianci wrote:
Addirittura quando ho contattato una professoressa per chiederle di un master per traduzioni, mi ha risposto (cito testualmente) "il master abilita alla professione del traduttore e interprete, attività flessibili che si possono svolgere anche parallelamente ad altre occupazioni".
Va bene che c'è scritto "anche parallelamente", ma onestamente non è molto incoraggiante..voglio dire, perchè dovrei fare un altro lavoro se il master mi abilita a questo?


Io mi chiedo solo quale esperienza professionale possa avere una professoressa che risponde in questo modo. Mi viene solo da pensare che possa essere preparata sul piano teorico, ma ignorante sul piano pratico, altrimenti avrebbe motivato le possibili difficoltà economiche in modo del tutto diverso, cioè come hanno fatto gli altri colleghi che sono intervenuti qui e che lavorano e vivono di questo mestiere. Direi che forse alcune persone potrebbero astenersi dal dare indicazioni sulla carriera e concentrarsi sulla teoria.


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Pierluigi Bernardini  Identity Verified
Italy
Local time: 00:36
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D'accordo May 4, 2012

Sono d'accordo con te, Mariella, se leggi all'interno del 7° paragrafo, l'ho detto.

Credo anch'io che che si affaccia nel settore non possa avere, per forza di cose, le stesse competenze di chi ha maggore esperienza alle spalle e con ciò intendo non solo competenza traduttiva (oggi ricordiamo che sono aumentate le possibilità di formazione nell'ambito rispetto a una volta) ma tutta una serie di abilità, che vanno dal saper trattare con i clienti, stabilire le proprie tariffe, aggiornamento professionale, marketing, fino alla compilazione di fatture, etc. etc., cioè una piena consapevolezza della professione in sé e di tutto ciò che le ruota attorno.


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