Per i professionisti: conto bancario professionale o privato? (2 tesi diverse)
Thread poster: Christine C.

Christine C.
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Jul 3, 2012

Care/i Colleghe/i,

qualche anno fa ho aperto un conto in una certa banca della mia città (Arezzo), ma ho scoperto da poco, proprio quando ho voluto andare in agenzia a chiudere il conto e trasferire i miei soldi verso una banca d'affari, che questo conto era un semplice conto privato, mentre all’apertura avevo presentato tutta la documentazione fiscale necessaria!

Come per caso, l'impiegato ha detto: "Come mai, signora, vuole andar via"?
Ed io di rispondere: "Ho trovato delle migliori condizioni in un'altra banca".
Dopo aver spiegato i vari "problemi" economici, l'impiegato ha replicato: "Ma abbiamo un'ottima promozione valida solo per qualche mese per i conti aziendali".

Per farla breve, le condizioni che mi interessavano erano le seguenti:
1) niente spesa bancaria su tutto l'anno, al di fuori delle imposte di bollo, chiaramente;
2) accesso online per tutte le operazioni (consultazione del conto bancario, ricarica della carta prepagata, esecuzione di bonifici nazionali od internazionali da casa senza dover spostarmi fisicamente in agenzia ed altro);
3) 0 euro (!) per i bonifici esteri in divisa diversa da Euro in Entrata (= nessuna commissione valutaria e nessuna spesa bancaria, mentre finora pago: Euro 3,50 di commissione valutaria + Euro 10,50 di spese bancarie per un bonifico in CHF, per esempio), quindi non è trascurabile, soprattutto quando uno riceve molti bonifici in divisa da Paesi extra UE.

La banca d'affari che conosco mi ha aperto un conto, pensando che avrei trasferito tra poco i miei soldi dalla mia banca attuale, ma il mio commercialista mi ha allora detto: "Christine, non ho nulla in contrario se vai in una banca d'affari, basta che tu non faccia niente di illegale, tutto lì".
Quando gli ho appreso poi che finora avevo un conto privato invece di uno professionale come avevo/avevamo sempre creduto dall'inizio, si è proprio arrabbiato con la mia banca, e ha detto: "Per legge, qualsiasi professionista è costretto ad avere un conto professionale con partita IVA, mai un conto privato, quindi o devi cambiare tipo di conto presso la tua banca oppure cambiare banca ed aprire un conto professionale/aziendale, mi raccomando".

Ora però, è saltato fuori che quest'obbligo non sarebbe esatto, cioè molte banche aprono un conto privato ai professionisti, non un conto professionale/aziendale, in quanto essi non possono presentare una visura camerale proveniente dalla Camera di Commercio. Io sono in possesso di una semplice "Dichiarazione di Inizio Attività ai fini IVA" rilasciata dall'Agenzia delle Entrate, e pensavo che essa fosse sufficiente per l'apertura di un conto pro/aziendale presso la mia banca, ma oggi hanno incontrato dei problemi "tecnici interni": il loro sistema non accetta il mio profilo, eppure risulto come Ditta Individuale sulla Dichiarazione di Inizio Attività"!

Il commercialista-referente della Banca d'affari che conosco pretende che per legge non c'è l'obbligo per un libero professionista/ditta individuale di optare per un conto bancario professionale/aziendale. Per essere in regola con il Fisco, basta un semplice conto privato agganciato all'attività professionale, dove non appare in nessuna parte però il numero di partita IVA dell'intestatario. Quest’assenza di “traccia fiscale” (IVA), al di fuori del mio codice fiscale, chiaramente, non piace al mio commercialista.
Il mio commercialista sostiene che il suo collega-referente della banca d'affari non conosce la legge fiscale e racconta delle scemate.
Chi ha ragione? Chi ha torto in questa faccenda? C'è da diventare matti, veramente.
E' possibile che ci siano due interpretazioni diverse della legge fiscale italiana in questo caso?
Per ora, quindi, ho sempre il mio conto bancario nella stessa banca, perché vorrei chiarire prima questo discorso di conto professionale/privato per i professionisti.

A titolo informativo, la banca d'affari alla quale mi sono rivolta mi propone:

1) un conto privato agganciato alla mia attività professionale (ma nessun numero di partita IVA apparirà sull'estratto conto o altrove);
2) il tutto online (consultazione del conto, stampa dell'estratto conto, operazioni di bonifici nazionali od internazionali, ecc.);
3) un minimo di Euro 2,58 di "commissioni di negoziazione divisa" per ogni bonifico estero in divisa diversa da Euro in Entrata (applicano il 0,05% di commissioni, il ché è pochissimo, ma il minimo da pagare è di Euro 2,58 ogni volta);
4) Bancomat gratis;
5) carta prepagata: emissione: Euro 4,90; niente spesa di rinnovo alla scadenza; ricarica on-line: Euro 1,00; prelievi da ATM del Gruppo: gratis; prelievi da ATM abilitati di altre banche area SEPA: Euro 2,00).

Preciso infine che il mio commercialista ha voluto evitarmi di prendere 2 conti diversi dall’inizio (uno professionale + uno privato per girare i soldi dello stipendio) al fine di farmi risparmiare. Questo sarebbe del tutto “regolare” (autorizzato dalla legge per chi gode di certi regimi fiscali come quello dei minimi).
Finora, sul c/c devo fare girare tutte le somme delle fatture di traduzioni (bonifici) ed usare il Bancomat solo per gli acquisti professionali nei negozi fisici (computer, stampante, inchiostro, ecc.).
Per gli acquisti professionali su siti online + gli acquisti privati nei negozi fisici o virtuali (abbigliamento, farmacia, ecc.), devo sempre usare la carta prepagata che ricarico online dal mio conto.
Infine, per lo stipendio, devo sempre usare questa stessa carta prepagata, prendendo cura di non prendere troppi soldi in un colpo solo.
Posso anche andare in agenzia a prelevare dei soldi, ma in tal caso, il Fisco mi potrebbe chiedere che fine hanno fatto questi soldi. Quindi, è meglio evitare questo.
Con la nuova banca, dovrei continuare a comportarmi nello stesso modo, secondo il mio commercialista.
Voi, che tipo di conto avete, come vi comportate per i movimenti di soldi, e quale sarebbe la miglior Banca in Italia per i professionisti?

Vi ringrazio tutte/i anticipatamente per i vostri lumi.
Christine

[Modifié le 2012-07-03 16:43 GMT]


 

EMANUELA ROTUNNO  Identity Verified
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meglio 2 conti separati ma anche privati. Jul 3, 2012

Ciao
io ho aperto la PI come libero professionista nel regime dei minimi in aprile e il mio commercialista mi ha consigliato di tenere due conti separati: uno per le entrate e le uscite relative all'attività professionale e l'altro per tutte le spese private (che tra l'altro era già attivo e cointestato con mia madre); questo perché in caso di "guai" i denari di mia madre non sarebbero rientrati nella pignorabilità. (che Dio che ne scansi!).
Per la questione conto privato conto aziendale, il commercialista mi ha detto che non c'è alcuna necessità di un conto aziendale soprattutto se uno ce ne ha già uno privato. (non siamo aziende, ma professionisti). Quindi io non mi porrei il problema e consulterei un altro commercialista!
Emanuela


 

María José Iglesias  Identity Verified
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Sono d'accordo con Emanuela Jul 3, 2012

Una cosa è un "conto dedicato" e quello lo devi avere perché come fornitore di servizi sei tenuta all'obbligo di tracciabilità; diverso è che la banca voglia darti un conto AZIENDALE solo per toglierti i vantaggi che hai adesso. Se il tuo conto è di vecchia data, avrai delle agevolazioni che ora non avresti se dovessi aprire un nuovo conto. Quindi, il mio consiglio: tienilo stretto e non aprire un conto corrente aziendale. Ma sei sicura di aver capito bene quello che ti ha detto il commercialista?


[Modificato alle 2012-07-03 17:42 GMT]


 

2G Trad  Identity Verified
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Banche... Commercialisti... Jul 3, 2012

EMANUELA ROTUNNO:
Per la questione conto privato conto aziendale, il commercialista mi ha detto che non c'è alcuna necessità di un conto aziendale soprattutto se uno ce ne ha già uno privato. (non siamo aziende, ma professionisti). Quindi io non mi porrei il problema e consulterei un altro commercialista!


Concordo. Soprattutto sul consiglio di cambiare commercialista!

Recentemente, è comunque stato introdotto un nuovo limite per la tracciabilità dei trasferimenti di denaro tra soggetti diversi senza l'ausilio di banche e poste: http://bit.ly/Mp9u2L

Ciao!
Gianni


 

Giuseppina Gatta, MA (Hons)
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Solo per quanto riguarda la banca... Jul 3, 2012

...essendo all'estero non sono al corrente delle ultime folli novità fiscali italiane, ma per quanto riguarda la banca non posso che consigliare Fineco (se esiste ancora come immagino). All'epoca era assolutamente la migliore, efficientissima e con costi ridotti o inesistenti per tantissime operazioni.

 

Christine C.
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A Emanuela Jul 12, 2012

Il mio commercialista mi aveva detto che, in effetti, la "logica fiscale" vorrebbe che, come in Francia, del resto, uno che esercita una professione liberale avesse 2 conti separati: uno per far transitare i soldi risultanti dalla propria attività professionale + un altro per le uscite private, cioè per il deposito dello stipendio, gli acquisti privati (abbigliamento, farmacia, ecc.) e il ritiro di soldi in contanti.

Mi aveva quindi invitata subito ad aprire un unico conto separato riservato alla mia attività professionale, dove dovevano transitare i guadagni legati alla mia professione e le spese meramente professionali.
In caso di accertamento fiscale, per evitarmi l'eventuale scocciatura di dover giustificare certe spese sul conto bancario che ho con mio marito (conto cointestato/congiunto), ha allora detto che era meglio non far trasferire una parte dei soldi della mia attività professionale (stipendio) verso il conto privato cointestato con mio marito.
Avrei dovuto giustificare, in tale situazione, anche la provenienza di soldi dall'estero finiti sul nostro conto privato (esempio: soldi regalati dai miei genitori sotto forma di assegno).
Ecco perché non faccio mai trasferire il mio "stipendio" verso il conto cointestato con mio marito.
Per rimediare all'assenza di un secondo conto per le uscite, il mio commercialista mi ha suggerito di adottare una carta prepagata dove far girare i soldi necessari per lo stipendio e anche per gli acquisti online sia professionali sia privati.
Specifico che mi è stato raccomandato di tenere la fattura relativa agli acquisti online meramente professionali nel caso di un accertamento.
Per il resto (stipendio da ritirare in contanti in un Bancomat in più volte - sapendo che la Legge non ci autorizza a ritirare più di Euro 1.000 ogni volta - più le spese private effettuate online), non ci sarebbe niente di illegale.

Con la carta, tutte le spese sono ben differenziate:
- quelle private sono ritirate in contanti (stipendio) o pagate online o in un negozio fisico (abbigliamento, libri, ecc.): in tal caso, visto che godo ancora per qualche tempo del regime dei minimi, mi posso permettere questo piccolo "escamotage";
- quelle professionali sono necessariamente fatte online e, in tal caso, DEVO procurarmi la relativa fattura da presentare al commercialista e al fisco; se, invece, voglio acquistare della roba professionale in un negozio fisico, DEVO usare il Bancomat, e non più la carta prepagata, e chiedere la relativa fattura al commerciante.
E' una ginnastica da acquisire e ormai mi sono abituata.

Sinceramente, non sono convinta neanche io che sia necessario aprire un "conto professionale" con la cosidetta Nuova Legge (che non trovo in Internet), dal momento che uno ha deciso di cambiare banca.
Il mio commercialista pretende, infatti, che con questa nuova legge, non mi è più possibile aprire un semplice conto privato, come quello che possiedo ora a livello professionale.
All'epoca, ha detto che questo era autorizzato e mi conviene restare con questo mio conto privato, perché un conto "professionale", e non aziendale (cosa diversa), costa più all'anno (quasi il doppio), e cambiando banca perderei il vantaggio del conto privato per vedermi imporre dalla nuova legge un "conto professionale", che poi non si trova in tutte le banche.
Mio marito con un suo collega hanno fatto una piccola indagine tra le varie banche di Arezzo e sono in poche quelle che propongono un conto professionale per i professionisti. Costa come quello aziendale, a differenza che quello aziendale si trova dappertutto, cioè in tutte le banche, proprio come i conti privati (se non possiamo chiedere un conto aziendale come professionisti, è proprio perché non siamo delle aziende registrate alla Camera di Commercio, in possesso di una visura camerale).

Per ora, mi trovo nella stessa banca di prima con il mio conto privato ad uso professionale, perché non sono riuscita ad ottenere la conferma di questo cosidetto nuovo obbligo fiscale da qualche altro commercialista in gamba.
L'altra banca dove volevo andare mi ha detto che quest'obbligo non risulta a loro per quanto riguarda i professionisti. Secondo il promotore finanziario, posso cambiare banca ed aprire un nuovo conto privato dedicato alla mia attività professionale, proprio come ora, ma non mi possono fornire un estratto conto o qualsiasi altro documento dove apparirà il mio numero di partita IVA.
Il numero di p. IVA appare solo nel caso di chi possiede un conto aziendale.

------------------------------------------------
Per quanto riguarda il tuo conto cointestato con la tua mamma, come fate ad andare d'accordo? Non ci sono dei comparti per l'una e l'altra in tal caso, i soldi vengono tutti mescolati. In Francia, questo tipo di conto cointestato con un genitore non è autorizzato.
Poi, questo tuo conto cointestato può essere controllato dal Fisco come l'altro privato professionale che hai per le entrate.
Hai pensato a come farai a cavartela in caso di accertamento su questo conto specifico? Anche il promotore finanziario dell'altra banca mi ha detto che quando il Fisco indaga, lo fa su tutti i conti che puoi avere, non su quello professionale e basta.

Parli del rischio di "pignorabilità" che sarebbe scartato con questo conto cointestato. Può darsi, perché non vedo neanche io come il Fisco potrebbe costringere mio marito a pagare i miei eventuali debiti con il nostro conto cointestato, ma penso che tu abbia sottovalutato il rischio di guai se dovessi giustificare e differenziare i tuoi soldi da quelli della tua mamma. Ho forse troppo paura della Guardia di Finanza!!!

Mi potresti dire come fai per fare acquisti professionali online? Hai una carta prepagata come me?
Ti ringrazio ancora per il tuo primo intervento e per la tua eventuale nuova risposta in seguito a questo altro post.
Christine


 

Christine C.
Italy
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A María José Jul 12, 2012

Professionale, aziendale: il mio commercialista avrà pensato che a livello di un conto bancario, queste 2 parole erano equivalenti, mentre non lo sono proprio.

La cosa buffa è che l'impiegato di banca sembra ignorante anche lui: mi aveva sostenuto che sarebbe stato possibile aprire un "conto aziendale" da loro, facendomi passare da un conto privato ad uno aziendale.
Purtroppo, quando è arrivato il momento di passare alla "pratica" e non più alla teoria, il Sistema gli ha rifiutato ogni volta il mio dossier. Doveva ricominciare tutto da capo e niente da fare: aveva un bel inserire il mio numero di partita IVA e codice fiscale + Ditta Individuale, non riusciva ad andare fino in fondo.
Sono rimasta in banca per più di 1 ora per niente. L'impiegato mi disse poi che doveva esserci qualche problema tecnico e che il problema sarebbe stato risolto tra un po'. In realtà, essendo professionista e non un'azienda necessariamente registrata alla Camera di Commercio, il Sistema della Banca non poteva accettare il mio profilo. Il problema non era e non è quindi tecnico in tal caso. Incontrerei lo stesso problema in qualsiasi altra banca che propone solo conti privati ed aziendali.
L'ignoranza colpisce anche gli impiegati di banca, a quanto pare. C'è da pensare che la mia banca non avrà nessun cliente professionista.
Solo dopo ho capito perché l'impiegato di banca mi aveva detto di portare la mia Visura Camerale per aprire questo famoso "conto aziendale".
Io gli ho solo portato allora la mia "Dichiarazione di Inizio Attività ai fini Iva". Dal momento poi che figurava su tale foglio la dicitura "Ditta Individuale", l'impiegato si è convinto che io avessi il profilo corrispondente per l'apertura di un conto aziendale che, per lui, risultava essere la stessa cosa di un conto professionale, ma non lo è.

Come faccio io davanti a questa ignoranza? (commercialista + impiegato di banca)
Io, comunque, ho capito che il mio commercialista come pure l'impiegato di banca hanno pensato che "professionale" ed "aziendale" fossero 2 concetti fiscali/bancari non diversi.
L'ignoranza non ha limiti, a quanto pare, ma dal momento che pago un commercialista abbastanza caro all'anno per il poco che ha da fare, mi aspetto di parlare con un professionista serio e competente. Senno, lo pago a fare cosa?
Le leggi italiane e francese non sono simili, quindi...

Non so perché il mio commercialista si è messo in testa che il mio conto privato attuale non è un "conto dedicato", come dici te.
Infatti, dal momento che esso è stato aperto solo ai fini professionali e che ci transitano tutte le mie entrate legate al lavoro + le spese professionali nei negozi fisici, non vedo perché questo tipo di conto non dovrebbe più essere "regolare" ed autorizzato dalla legge se voglio cambiare banca e riprendere lo stesso tipo in un'altra banca.
Roba da matti!
A te risulta questa nuova legge per i professionisti?
Ora, sono costretti a prendere un conto professionale per professionisti, purtroppo non disponibile in tutte le banche, oppure possono prendere un semplice conto privato come quello che ho ora?
Mi accenni a certe agevolazioni riguardanti i conti privati rispetto a quelli aziendali, ma come libero professionista, è chiaro ora che non posso aprire un conto aziendale (non sono un'azienda iscritta al Registro del Commercio e quindi in grado di presentare una visura camerale).
Personalmente, se come traduttrice sei titolare di una SRL, per esempio, non sei più una persona fisica, ma giuridica, e quindi avrai necessariamente un conto aziendale, e non più privato, come me.
Visto che hai una lunga esperienza nel mestiere e probabilmente un ottimo commercialista (il mio non ha mai avuto un profilo come il mio prima), gli potresti chiedere, per favore, se questo obbligo esiste per i professionisti come me che godono di un conto privato e vogliono semplicemente cambiare banca?

Attendo le più ampie informazioni che avrà ottenuto il promotore finanziario (professionista anche lui) dell'altra banca dove vorrei andare, in quanto mi ha scritto ancora ieri che finora non risulta né à lui né al suo commercialista né allo studio legale che conosce che ci sia questa nuova legge: lui non la pensa proprio come il mio commercialista "testardo" (?).

Ti ringrazio anticipatamente per il tuo feedback.
Christine


 

mariant  Identity Verified
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Conto corrente e ditte individuali Jul 12, 2012

Ciao Christine,

proprio in questo periodo mi sono informata sull'enigma del conto corrente.
Cercavo un conto corrente che accettasse bonifici in valute diverse dall'euro (il mio conto attuale, perfetto e a zero spese, consente solo bonifici in euro) e mi sono posta il problema del conto aziendale, anche perché non trovavo molti conti "privati" che accettassero altre valute.
Ho trovato opinioni diverse: alcune banche - presumo anche per loro convenienza - propongono il conto aziendale (che però ha costi fissi: canone mensile o annuale + bolli oltre i 100 euro), mentre per la banca dove ho il conto familiare non ci sono problemi per un conto "privato" (però da loro non è a zero spese).

Il conto attuale che uso per lavoro è un conto "privato". Il commercialista mi ha detto che trattandosi di ditta individuale si può fare: la ditta individuale mantiene la personalità fisica e non giuridica (a differenza di srl ecc.), quindi "fa fede" il titolare. (D'altronde, quando paghiamo inps, tasse ecc. della ditta lo facciamo con il nostro nome, cognome e codice fiscale sui moduli F24, non con la partita IVA).
L'importante è che il conto sia usato per l'attività e per il nostro compenso, non per spese extra-professionali, così da rendere chiara e "ordinata" la contabilità.

Una discussione interessante qui: http://tinyurl.com/78nm7r3

L'obbligo del conto aziendale era stato introdotto dal decreto Bersani (DL 223 4 luglio 2006), successivamente l'Agenzia delle Entrate aveva chiarito: vedi circolare al punto 7 (pagg. 9-10) http://tinyurl.com/cyxookg
Non so se nel frattempo siano subentrate nuove disposizioni, non ho trovato altro e neanche il mio commercialista.

Quindi ora aprirò un altro conto "privato", online, destinato solo all'attività. Se poi dovesse cambiare qualcosa, passerò a un conto per professionisti e/o pmi: ora ce ne sono alcuni, più adatti per il nostro tipo di lavoro rispetto a quelli aziendali classici, e le loro condizioni non sono male. (Ora non ho il tempo per analizzare le offerte, ho solo l'urgenza di avere il conto rispondente alle mie esigenze in tempi brevi.)


 

2G Trad  Identity Verified
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... Jul 12, 2012

mariant:
L'obbligo del conto aziendale era stato introdotto dal decreto Bersani (DL 223 4 luglio 2006), successivamente l'Agenzia delle Entrate aveva chiarito: vedi circolare al punto 7 (pagg. 9-10) http://tinyurl.com/cyxookg
Non so se nel frattempo siano subentrate nuove disposizioni, non ho trovato altro e neanche il mio commercialista.


Il DL 112/2008 (art. 32) ha abrogato le disposizioni in merito ai commi 12 e 12-bis dell'art. 35 del decreto Bersani.

"Le disposizioni di cui ai commi 12 e 12-bis dell'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono abrogate".

http://bit.ly/LSUW8d

Non si trattava comunque di obbligo di avere un conto aziendale, ma solo di un conto su cui movimentare spese e compensi relativi all'attività, anche in maniera non esclusiva, cioè avendo anche spese e introiti privati (come spiega la circolare dell'AdE).

Ciao!
Gianni


 

A_Nespoli  Identity Verified
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+ ...
.. Jul 13, 2012



Parli del rischio di "pignorabilità" che sarebbe scartato con questo conto cointestato. Può darsi, perché non vedo neanche io come il Fisco potrebbe costringere mio marito a pagare i miei eventuali debiti con il nostro conto cointestato, ma penso che tu abbia sottovalutato il rischio di guai se dovessi giustificare e differenziare i tuoi soldi da quelli della tua mamma. Ho forse troppo paura della Guardia di Finanza!!!



Spero di sbagliare ma a me risulta proprio così, vale a dire che in caso di blocco del conto (e ovviamente prelievo dal rispettivo conto) l'agenzia delle entrate agisca su tutti i conti intestati e cointestati del libero professionista.

E agisca prelevando del tutto gli eventuali versamenti (e non solo il quinto come nel caso dei dipendenti - per cronaca).
È un'eventualità difficile per un libero professionista come noi perché è una procedura che ha dei costi e quindi viene attuata per cifre alte per un traduttore e in seguito all'arrivo di cartelle, solleciti ecc. ecc. ecc., quindi dopo anni.

Spero di sbagliare, ma temo che il fatto di avere un conto cointestato (a meno che non sia un conto all'estero) non tuteli dal fisco in nessun modo.icon_smile.gif

Alessandra


 

A_Nespoli  Identity Verified
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... Jul 13, 2012

2G Trad wrote:

Non si trattava comunque di obbligo di avere un conto aziendale, ma solo di un conto su cui movimentare spese e compensi relativi all'attività, anche in maniera non esclusiva, cioè avendo anche spese e introiti privati (come spiega la circolare dell'AdE).

Ciao!
Gianni


Difatti, anche io la sapevo in questi termini.

Credo sia una questione di comodità, sia per i servizi di un conto "aziendale/professionale" diversi da un conto privato, sia perché in caso di controllo, se il conto è solo legato all'attività i movimenti sono più semplici da giustificare.

Insomma... meno documentazione da produrre.icon_smile.gif


 


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