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Traduzione e... improvvisazione
Thread poster: Chiara Santoriello

Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Member (2002)
English to Italian
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Jul 10, 2012

Buongiorno,

ultimamente ho la sensazione che siano in molti ad avvicinarsi a questo lavoro senza averne le dovute competenze. Questo lo si evince leggendo i profili su Proz e i relativi test che, dal punto di vista linguistico, lasciano molto a desiderare.

Certo nessuno è perfetto, nemmeno io, ma in alcuni un po' più di modestia e meno spavalderia forse aiuterebbero di più.

Gradirei sapere dai gentili colleghi se hanno avuto la stessa impressione.

Grazie
Chiara


 

José Henrique Lamensdorf  Identity Verified
Brazil
Local time: 09:22
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Ultimamente? Credo di no. Jul 10, 2012

Ciao, Chiara.

Prima vorrei chiedere scusa per quel che resta del mio povero Italiano, di cui ho imparato poco, molt'anni fà, e per averne dimenticato troppo.

Come scrivo qui in Italiano, puoi vedere che davvero forse potrei lo tradurre, però mai l'ho fatto professionalemente. Lavoro soltanto con Portoghese ed Inglese. Ma vedo spesso persone che, sapendo meno delle mie lingue di lavoro che io so d'Italiano, pure lo fanno! E questa situazione non è nuova; sono sicuro che già esisteva da quando io cominciai a tradurre... 38 anni fà.


 

María José Iglesias  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
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La mia impressione Jul 10, 2012

Ciao Chiara,

la mia impressione è che alla professione di traduttore si avvicini anche gente poco o per niente preparata, ma questa non è una novità. È sempre stato così.
Come dappertutto, c'è gente presuntuosa e gente che non lo è. È la società che è così, non solo una caratteristica di quelli che fanno della traduzione la propria professione. Ai clienti selezionare quelli che preferiscono; lì non si può far nulla. E a me non preoccupa affatto.


 

Chiara Santoriello  Identity Verified
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La mia preoccupazione... Jul 10, 2012

María José Iglesias wrote:

Ciao Chiara,

la mia impressione è che alla professione di traduttore si avvicini anche gente poco o per niente preparata, ma questa non è una novità. È sempre stato così.
Come dappertutto, c'è gente presuntuosa e gente che non lo è. È la società che è così, non solo una caratteristica di quelli che fanno della traduzione la propria professione. Ai clienti selezionare quelli che preferiscono; lì non si può far nulla. E a me non preoccupa affatto.



Ciao María José,

non mi riferisco alla selezione dei clienti, bensì a quella di potenziali fornitori.

Chiara


 

smarinella  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
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io credo... Jul 10, 2012

che il fenomeno sia dovuto sia al momento difficile che attraversiamo sia al moltiplicarsi dei corsi di laurea in traduzione, lingue, scienza della comunicazione, mediazione culturale et similia .

Ho letto statistiche orripilanti (mi spiace di non avere il link sottomano) del Ministero dell'Università sul numero dei laureati sfornati ogni anno e mi chiedo: se i 10.000 laureati degli anni Settanta/Ottanta sono diventati oggi 100.000 (le cifre sono solo a mo' di esempio...) questi poveri 90.000 in più qualcosa pur dovranno fare o no?

Non riescono a trovar nulla in giro e pensano che bastano un paio di mesi a Londra o raccoglier fragole in Scandinavia per qualche stagione per mettersi a tradurre....

Certo, la questione è + complessa, resta il dato di fatto che il numero dei laureati nelle discipline umanistiche (in senso lato...) da noi è enormemente superiore alla richiesta - e mancano invece tanti, tanti fisici, ingegneri e chimici industriali - chissà perché...

i mie due cent


 

María José Iglesias  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Italian to Spanish
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Forse non capisco Jul 10, 2012

Chiara Santoriello wrote:

Ciao María José,

non mi riferisco alla selezione dei clienti, bensì a quella di potenziali fornitori.

Chiara

Non ho capito cosa tu intenda. Io penso che a noi come fornitori deve preoccupare offrire un "di più" per essere selezionati proprio dai clienti, che sono quelli che ci danno da mangiare. Che sul mercato siano presenti fornitori non preparati non credo ci debba riguardare più di tanto.


 

José Henrique Lamensdorf  Identity Verified
Brazil
Local time: 09:22
English to Portuguese
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Ma sei ottimista... Jul 10, 2012

smarinella wrote:
Non riescono a trovar nulla in giro e pensano che bastano un paio di mesi a Londra o raccoglier fragole in Scandinavia per qualche stagione per mettersi a tradurre....


Ci sono persone che han restato soltanto una volta per due settimane a Miami, e che dopo il ritorno si dicono "traduttori".


 

Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Member (2002)
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Mi spiego meglio... Jul 10, 2012

María José Iglesias wrote:

Chiara Santoriello wrote:

Ciao María José,

non mi riferisco alla selezione dei clienti, bensì a quella di potenziali fornitori.

Chiara

Non ho capito cosa tu intenda. Io penso che a noi come fornitori deve preoccupare offrire un "di più" per essere selezionati proprio dai clienti, che sono quelli che ci danno da mangiare. Che sul mercato siano presenti fornitori non preparati non credo ci debba riguardare più di tanto.


Ciao María José,

intendevo dire che, per chi è titolare di piccole agenzie come mi sembra tu sia e come lo sono anch'io, questa situazione complica molto la scelta di eventuali fornitori di servizi soprattutto per quelle lingue che non si conoscono ma che vengono comunque richieste dai clienti. Ho visto esempi di traduzione pubblicati qui da persone che si dichiarano bilingui con palesi errori grammaticali e profili scritti in inglese con errori grammaticali elementari. Ora va bene tutto, anch'io posso sbagliarmi ma scrivere information con la "s" finale per un aspirante traduttore mi sembra grave.


 

Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Member (2002)
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aggiungo... Jul 10, 2012

José Henrique Lamensdorf wrote:

smarinella wrote:
Non riescono a trovar nulla in giro e pensano che bastano un paio di mesi a Londra o raccoglier fragole in Scandinavia per qualche stagione per mettersi a tradurre....


Ci sono persone che han restato soltanto una volta per due settimane a Miami, e che dopo il ritorno si dicono "traduttori".


o bilingui.


 

María José Iglesias  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Italian to Spanish
+ ...
Per me il problema non sussiste Jul 10, 2012

Chiara Santoriello wrote:

intendevo dire che, per chi è titolare di piccole agenzie come mi sembra tu sia e come lo sono anch'io, questa situazione complica molto la scelta di eventuali fornitori di servizi soprattutto per quelle lingue che non si conoscono ma che vengono comunque richieste dai clienti.

Io non mi pongo questo problema perché chi non è competente o scrive male o vedo che non è preparato semplicemente non lo seleziono. Lavoro sempre con gli stessi traduttori e quando me ne serve uno nuovo, non ho tanti dubbi. Di solito così come si vede subito l'impreparato o il presapocchista o l'incompetente si vede anche il professionista. E anche il bravo professionista. E questo sia che parli la mia lingua o che ne parli un'altra.

[Modificato alle 2012-07-10 21:59 GMT]


 

Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 14:22
Member (2004)
English to Italian
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Traduttori improvvisati e non Jul 11, 2012

Prima ancora di arrivare alla qualità della traduzione vera e propria, mi capita di vedere approcci al limite dell'incredibile, che stroncano immediatamente qualunque possibilità di collaborazione.

1) Metto un annuncio per un lavoro IT > DE (o altro...) e mi si risponde in lingua inglese. Cos'è, non sai l'italiano o non sai il tedesco? Mi è capitato più volte, non sono casi sporadici.

2) Seleziono un buon curriculum e decido di proporre un lavoro, per un importo, diciamo, di € 400,00 (non 4.000) e mi si chiede un anticipo sul lavoro. Ti sarai informato sul committente, saprai che il tuo rischio di non essere pagato è praticamente pari a zero. Come puoi lavorare chiedendo anticipi per importi di quel tipo? Come devo prendere questo scetticismo iniziale? Avanti un altro.

3) Stabiliamo un termine di pagamento, due giorni prima della scadenza del termine ricevo e-mail minatoria, perché il pagamento non è ancora arrivato. Rispondo, forse c'è un frantendimento, il termine non è ancora scaduto. Mi si risponde, senza scuse ovviamente, che preferisce giocare d'anticipo. Nomativo depennato. Lotto quotidianamente contro il tempo, figuriamoci se ne dedico a rinfrancare animi inquieti.

4) Lavoriamo insieme, tutto bene, ma l'approccio è generalmente aggressivo, prepotente e via dicendo, senza alcun motivo di fondo, solo per abitudine immagino, o forse anche per passate esperienze negative. Posso continuare a lavorare con persone che mi mettono di cattivo umore fin dal mattino?

5) Collaboro da tempo con un professionista con risultati positivi, ma da mesi non ricevo fatture regolari. Su mia sollecitazione la risposta è: "per favore mandami l'elenco di tutte le mie traduzioni, perché ho perso traccia dei miei lavori". Come prego?

Quello che voglio dire, è che noto spesso che anche persone qualitativamente valide, con curriculum di tutto rispetto, non sanno trattare con gli altri, si propongono male o addirittura si impongono in modo aggressivo. Sarà una mia scelta personale, ma visto che non lavoro alle dipendenze di nessuno e quindi non sono obbligata ad accettare nominativi che sono stati pre-selezionati da altri, ritengo che anche l'aspetto "umano" abbia la sua importanza per lavorare su basi di fiducia e serenità. Chi me lo fa fare di dover affrontare quotidianamente persone mal disposte quando, e questo è un fatto, il mercato mi offre tante alternative?
Questo è un messaggio anche per chi si propone nuovo sul mercato: la concorrenza è spietata, è al ribasso, è vero. Senza nulla togliere all'importanza di avere un buon curriculum, ricordaveti che non è l'unica cosa. Se vi proponete male, con modi arroganti, se siete difficilmente reperibili, se sparite per ore in corso d'opera senza preavviso, se pretendete senza aver ancora dato, se non rispettate le norme basilari di una collaborazione serena e dimostrate di non conoscere le convenzioni delle forniture di servizi, partite molto male. Se al contrario sapete come trasmettere sicurezza, ma non prepotenza, sapete essere flessibili senza farvi prendere in giro, dimostrate disponibilità e affidabilità, a parità di curriculum passerete davanti a molte persone! Questo ve lo dico per esperienza diretta, un buon approccio fa fare grandi passi avanti nel lungo elenco dei traduttori che si propongono sul mercato.


 

Susanna Celotti
Italy
Local time: 14:22
English to Italian
Chi siamo noi per dire che gli"improvvisati" non vanno bene? Jul 11, 2012

Mariella Bonelli wrote:

...ritengo che anche l'aspetto "umano" abbia la sua importanza per lavorare su basi di fiducia e serenità. ... Senza nulla togliere all'importanza di avere un buon curriculum, ricordaveti che non è l'unica cosa.


Cara Mariella, ho scelto di quotare due tue frasi perché secondo me colgono nel segno.

Personalmente, credo che la differenza tra un buon traduttore e un traduttore scarso o pessimo non stia nel numero di mesi passati a Londra o nell'elenco di certificazioni ottenute. Per lavorare bene bisogna essere dei buoni lavoratori.
Conosco persone che hanno vissuto per anni a Liverpool, ma parlano (e scrivono!) romano invece che italiano. Fernanda Pivano ha tradotto Hemingway parecchi anni prima del suo primo viaggio negli Stati Uniti. E con ciò?

Sinceramente, io credo che augurarsi che "solo un certo tipo di persone" (qualunque sia il criterio di selezione) si candidi per un lavoro sia arrogante. Chi ci dice che alcuni abbiano "il diritto" di farlo e altri no? Un titolo di studi? Un certificato della Cambridge? Anni di esperienza? Che cosa rende loro "improvvisati" e gli altri "professionisti"?

Il mercato selezionerà sempre, volenti o nolenti. Voler eliminare la "concorrenza" ancor prima che provi se è in grado o no di lavorare meglio degli altri... mi sembra assurdo.

[Edited at 2012-07-11 11:43 GMT]


 

Riccardo Schiaffino  Identity Verified
United States
Local time: 06:22
Member (2003)
English to Italian
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La paranoia di (certi) traduttori Jul 11, 2012

Mariella Bonelli wrote:

2) Seleziono un buon curriculum e decido di proporre un lavoro, per un importo, diciamo, di € 400,00 (non 4.000) e mi si chiede un anticipo sul lavoro. Ti sarai informato sul committente, saprai che il tuo rischio di non essere pagato è praticamente pari a zero. Come puoi lavorare chiedendo anticipi per importi di quel tipo? Come devo prendere questo scetticismo iniziale? Avanti un altro.

3) Stabiliamo un termine di pagamento, due giorni prima della scadenza del termine ricevo e-mail minatoria, perché il pagamento non è ancora arrivato. Rispondo, forse c'è un frantendimento, il termine non è ancora scaduto. Mi si risponde, senza scuse ovviamente, che preferisce giocare d'anticipo. Nomativo depennato. Lotto quotidianamente contro il tempo, figuriamoci se ne dedico a rinfrancare animi inquieti.

4) Lavoriamo insieme, tutto bene, ma l'approccio è generalmente aggressivo, prepotente e via dicendo, senza alcun motivo di fondo, solo per abitudine immagino, o forse anche per passate esperienze negative. Posso continuare a lavorare con persone che mi mettono di cattivo umore fin dal mattino?



Mi sto convincendo sempre più che alcuni traduttori (non tutti, per carità, ma comunque troppi) soffrono di una specie di paranoia: partono dalla convinzione (probabilmente subconscia, ma nei casi più gravi proprio esplicita) che i clienti in generale (e le agenzie in particolare) abbiano come scopo principale non quello di fornire un servizio ai clienti e ottenere da tale servizio un giusto profitto per sé, ma piuttosto quello di danneggiare i poveri traduttori. È da li che nascono vere e proprie leggende metropolitante come le mitiche agenzie che dividerebbero un intero ilbro in pezzi da 300 parole, invierebbero tali pezzi a traduttori inesperti come "prove gratutite" e poi li ricucirebbero insieme ottenendo così un libro tradotto interamente gratis (sono ventisette anni che la sento, questa, da quando ho iniziato. mai visto una prova credibile che sia mai accaduto).

Esistono i clienti che non pagano? Sì, ma sono rari, e di solito se non pagano è per cattiva gestione commerciale, non perché partano con l'obiettivo di non pagare i propri fornitori. Per difendersi dai cattivi pagatori di solito basta fare la propria due diligence, controllando blue board e siti affini.

Certi atteggiamenti poi si propagano: se un traduttore alle prime armi si sente consigliare da colleghi che reputa più esperti di chiedere sempre un anticipo, poi lo farà anche quando proprio non è il caso (come nel tuo esempio). Il traduttore novello che s'è bevuto la storia dei test di traduzione utilizzati per tradurre gratuitamente testi più lunghi si rifiuterà di fare qualsiasi test, anche quando di lunghezza ragionevole - perdendo magari ottime occasioni (li ho visti io i traduttori che, rifiutando di svolgere un breve test hanno perso inconsapevolmente la possibilità di ottenere lavori ottimamente pagati).

Lavorare poi in isolamento, come facciamo, non aiuta nei rapporti interpersonali con i clienti, soprattutto se uno non c'è magari portato: io ho la fortuna di lavorare sempre nello stesso ufficio con una collega (mia moglie), così, in caso di dubbio possiamo sempre rivedere insieme messaggi che rischierebbero altrimenti di partire con un tono magari troppo acceso e fraintendibile. Chi lavora da solo non ha questo lusso, ed è più a rischio di offendere inavvertitamente i clienti con un tono troppo aggressivo.


 

María José Iglesias  Identity Verified
Italy
Local time: 14:22
Italian to Spanish
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Mariella, Jul 11, 2012

non potevi dirlo meglio. Sottoscrivo ogni parola. Tutto vero e la mia percezione è esattamente la stessa.

 

Elisa Comito  Identity Verified
Local time: 14:22
English to Italian
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Per Mariella... Jul 12, 2012

mi hai fatto tanto ridere, anche se immagino che vivere certe situazioni non sia affatto divertente!

Comunque, riguardo al primo caso, cioè chi risponde in inglese a richieste per combinazioni in cui l'inglese non c'entra niente, penso che sia perché ha l'abitudine di mandare risposte preconfezionate a tutti gli annunci, cambiando il minimo indispensabile, e ha scelto la lingua che ritiene più nota alla maggioranza dei committenti.

Lo dico perché una volta che avevo messo un annuncio su Langit per un lavoro IT>RO in un determinato settore, mi ero molto meravigliata di ricevere una risposta in cui la candidata elencava dettagliatamente in inglese le sue competenze nelle combinazioni EN,ES >IT e ovviamente in campi che non avevano niente a che vedere con quello da me desiderato.
Quando le ho espresso la mia meraviglia, mi ha risposto che risponde con un messaggio standard alle offerte di lavoro secondo il principio che i messaggi a vuoto sono compensati dal tempo risparmiato evitando di analizzare i singoli annunci e che spesso così riusciva ad arrivare prima! Francamente non riesco a immaginare come possa avere successo un sistema simile, se non in rarissimi casi, ma questa è stata la sua spiegazione!



[Modificato alle 2012-07-12 10:08 GMT]

[Modificato alle 2012-07-12 10:09 GMT]


 
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