3 interrogativi sul mio futuro
Thread poster: MarieClaire92

MarieClaire92
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Aug 23, 2012

Gentili utenti del Forum,
mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e inizio fra poche settimane il secondo anno di Lingue a Ca' Foscari, indirizzo politico-internazionale, lingue inglese e tedesco.
Mi trovo di fronte a una scelta per me difficile, che riguarda la mia persona e nessun altro, perché da adesso in poi si parla del mio futuro, della mia carriera, e tutto questo mi intriga e mi spaventa. Come potete immaginare il mio sogno è di lavorare nel campo dell'interpretariato. Sì, non frequento una SSLMIT o una Mediazione e sì, so che è folle. Ma è il sogno che nutro fin da bambina. Lavoro come receptionist e parlare, fare da mediatrice anche nei casi più particolari (sono l'unica in ufficio che parla anche francese quindi si devono per forza rivolgere a me) tradurre oralmente mi fa stare bene, mi piace, non saprei in che altro modo spiegarlo. So anche, però, che questo è un mondo particolarmente competitivo, nel quale un percorso formativo non di altissimo livello può precludere molte occasioni. So che la mia laurea, anche se in un ottimo ateneo e con ottimi docenti, non è fra le più adatte per diventare interprete, ma mi sto esercitando duramente per migliorare memoria e competenze linguistiche. Tuttavia, nonostante io sia così decisa su quello che voglio diventi il mio mestiere, ho 3 quesiti che mi ronzano in testa e per i quali non riesco a trovare soluzione.

-Erasmus o stage?
Il primo, Erasmus o stage all'estero? La mia facoltà offre molte belle mete Erasmus ma con percorsi incentrati sulla letteratura, che mi piace sì, ma non mi interessa basare il mio curriculum di studi su quella. So che andare in Erasmus è praticamente un must per gli studenti di lingue, però vorrei tanto indirizzare i miei studi verso qualcosa di più pratico. Ho in tal proposito tanta, tantissima voglia di inserirmi nel mondo del lavoro, non per forza come traduttrice o interprete, ma anche in realtà diverse purché sia necessario l'uso delle lingue straniere. Ho voglia e bisogno di imparare non solo linguisticamente, per questo penso che forse un bello stage all'estero potrebbe fare al caso mio. Il punto è: cosa è meglio nel CV? O meglio, cosa è più utile per me, per la mia carriera, per la costruzione delle mie competenze? Cosa penserà un datore di lavoro che vede una laureata in lingue senza Erasmus (ma con esperienze all'estero solo lavorative)?

-Lingua C o Lingue A e B?
Secondo punto, la terza lingua. Come vi ho detto studio inglese e tedesco e parlo anche francese. Sogno di potermi specializzare a Heidelberg o Germersheim, anche se temo sarà impossibile visto il livello C2 richiesto. Sono migliorata notevolmente in queste prime due lingue grazie al lavoro, e adesso ho la voglia di cimentarmi in una nuova lingua biennale. Qualcosa di esotico, particolare, poco studiato ma nel contempo utile. Non penso al russo, né al cinese e nemmeno al giapponese perché oramai tutti le studiano perché offrono più sbocchi. Vorrei qualcosa di strano, un segno che mi permetta di distinguermi. Sono affascinata dall'arabo, dalle lingue nordiche (svedese) o dal polacco. Il problema è: a quanto mi serviranno questi sforzi? Vale la pena buttarsi su una terza lingua del genere calcando un po' meno la mano sulle altre due, con il rischio di non prepararsi perfettamente per la magistrale? Insomma, devo concentrarmi su inglese e tedesco o vale la pena fare anche altro? E quanto mi può servire nel lavoro, nell'interpretariato e non?

-Pareri su facoltà in Austria
Terzo e ultimo punto, vi chiedo dei pareri sui MA in Konferenzdolmetschen a Vienna o a Innsbruck. Sarebbe il mio sogno potermi specializzare all'estero, ma naturalmente vorrei prima sentire il parere degli esperti.


Perdonatemi per la prolissità, spero di essermi espressa con chiarezza e di non aver chiesto cose banali meritando la vostra attenzione.
Vi saluto cordialmente, buon lavoro a tutti

M.Chiara


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Federica D'Alessio
Italy
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Futuro Aug 26, 2012

MarieClaire92 wrote:

Gentili utenti del Forum,
mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e inizio fra poche settimane il secondo anno di Lingue a Ca' Foscari, indirizzo politico-internazionale, lingue inglese e tedesco.
Mi trovo di fronte a una scelta per me difficile, che riguarda la mia persona e nessun altro, perché da adesso in poi si parla del mio futuro, della mia carriera, e tutto questo mi intriga e mi spaventa. Come potete immaginare il mio sogno è di lavorare nel campo dell'interpretariato. Sì, non frequento una SSLMIT o una Mediazione e sì, so che è folle. Ma è il sogno che nutro fin da bambina. Lavoro come receptionist e parlare, fare da mediatrice anche nei casi più particolari (sono l'unica in ufficio che parla anche francese quindi si devono per forza rivolgere a me) tradurre oralmente mi fa stare bene, mi piace, non saprei in che altro modo spiegarlo. So anche, però, che questo è un mondo particolarmente competitivo, nel quale un percorso formativo non di altissimo livello può precludere molte occasioni. So che la mia laurea, anche se in un ottimo ateneo e con ottimi docenti, non è fra le più adatte per diventare interprete, ma mi sto esercitando duramente per migliorare memoria e competenze linguistiche. Tuttavia, nonostante io sia così decisa su quello che voglio diventi il mio mestiere, ho 3 quesiti che mi ronzano in testa e per i quali non riesco a trovare soluzione.

-Erasmus o stage?
Il primo, Erasmus o stage all'estero? La mia facoltà offre molte belle mete Erasmus ma con percorsi incentrati sulla letteratura, che mi piace sì, ma non mi interessa basare il mio curriculum di studi su quella. So che andare in Erasmus è praticamente un must per gli studenti di lingue, però vorrei tanto indirizzare i miei studi verso qualcosa di più pratico. Ho in tal proposito tanta, tantissima voglia di inserirmi nel mondo del lavoro, non per forza come traduttrice o interprete, ma anche in realtà diverse purché sia necessario l'uso delle lingue straniere. Ho voglia e bisogno di imparare non solo linguisticamente, per questo penso che forse un bello stage all'estero potrebbe fare al caso mio. Il punto è: cosa è meglio nel CV? O meglio, cosa è più utile per me, per la mia carriera, per la costruzione delle mie competenze? Cosa penserà un datore di lavoro che vede una laureata in lingue senza Erasmus (ma con esperienze all'estero solo lavorative)?

-Lingua C o Lingue A e B?
Secondo punto, la terza lingua. Come vi ho detto studio inglese e tedesco e parlo anche francese. Sogno di potermi specializzare a Heidelberg o Germersheim, anche se temo sarà impossibile visto il livello C2 richiesto. Sono migliorata notevolmente in queste prime due lingue grazie al lavoro, e adesso ho la voglia di cimentarmi in una nuova lingua biennale. Qualcosa di esotico, particolare, poco studiato ma nel contempo utile. Non penso al russo, né al cinese e nemmeno al giapponese perché oramai tutti le studiano perché offrono più sbocchi. Vorrei qualcosa di strano, un segno che mi permetta di distinguermi. Sono affascinata dall'arabo, dalle lingue nordiche (svedese) o dal polacco. Il problema è: a quanto mi serviranno questi sforzi? Vale la pena buttarsi su una terza lingua del genere calcando un po' meno la mano sulle altre due, con il rischio di non prepararsi perfettamente per la magistrale? Insomma, devo concentrarmi su inglese e tedesco o vale la pena fare anche altro? E quanto mi può servire nel lavoro, nell'interpretariato e non?

-Pareri su facoltà in Austria
Terzo e ultimo punto, vi chiedo dei pareri sui MA in Konferenzdolmetschen a Vienna o a Innsbruck. Sarebbe il mio sogno potermi specializzare all'estero, ma naturalmente vorrei prima sentire il parere degli esperti.


Perdonatemi per la prolissità, spero di essermi espressa con chiarezza e di non aver chiesto cose banali meritando la vostra attenzione.
Vi saluto cordialmente, buon lavoro a tutti

M.Chiara



Ciao ti rispondo io, provando a essere sintetica e ti dico subito che non sono un'interprete quindi posso darti solo consigli generali...
Punto 1: Erasmus o stage? Tutti e due! A diciannove anni puoi permetterti di non dover discriminare perché tempo ne hai in abbondanza) quindi non mi farei problemi, puoi anche iniziare con un Erasmus per guardarti intorno e poi se ti piace, tornare nello stesso luogo per lavorare (io all'epoca feci così ad esempio, una delle scelte migliori della mia vita), oppure cambiare rotta e andare in un altro. Anche studiare in una lingua straniera è molto utile all'apprendimento, anzi è forse ancora più utile perché ti induce a pensare e arrovellarti in un'altra lingua, dunque... consigliatissimo l'e...e... invece dell'o...o...

Quante e quali lingue?Credo che tutto dipenda dal tuo interesse per quelle culture o quella cultura. Insomma se in un posto ci vivresti, e hai voglia di passarci mesi e mesi per imparare, immergerti, farlo tuo, condividerlo con la gente del posto, trasformarti ecc. ecc., allora studia quella lingua. Non ha senso, faccio un esempio, studiare il cinese se non abbiamo la minima intenzione di andare a conoscere la Cina; stessa cosa per tutte le lingue del mondo. I discorsi commerciali o peggio ancora le mode quando si parla di lingue, oltre francamente a insospettirmi moltissimo su che tipo di approccio culturale si ha nei confronti delle lingue (trovo un po' folle considerare 'di moda' una lingua, e come dire che oggi va di moda la vita di quei due miliardi di persone là, domani andrà di moda la vita di quei 500 milioni lì... la lingua è vita, che c'entra la moda?!!? Piccola digressione) lasciano il tempo che trovano, con ogni lingua avresti comunque le tue grane e le tue soddisfazioni.

Studiare in Austria Ti consiglio di spulciare ben bene il portale Proz e cercare professionisti che abbiano fatto lo stesso percorso, cioè che abbiano studiato in Austria, e rivolgerti direttamente a loro in privato.

Una piccola curiosità rivolta ai miei colleghi: nessuno ti ha risposto in tanti giorni, perché? Forse perché visto che hai scritto così bene in italiano, avranno pensato che:
a) eri un collega che si diverte a fare scherzi
b) non c'erano pulci da farti quindi dove sta il divertimento nel rispondere)

No in realtà non è vero, è uno scherzo. Credo che se nessuno ti ha risposto è perché la stragrande maggioranza dei professionisti di questo forum sono traduttori e non interpreti.

Comunque davvero, scrivi bene in italiano per quel poco che ho potuto leggere, complimenti e continua così! In bocca al lupo.
Federica


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Katia Iacono  Identity Verified
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il mio parere Aug 26, 2012

Ciao M. Chiara,

ti rispondo brevemente perché sono appena rientrata dalle ferie e ho una traduzione da ultimare.


-Erasmus o stage?
Entrambi perché davvero sei giovane e hai tanto tempo. Se sai già di volerti specializzare in un'altra università in Germania potresti cercare di vincere la borsa Erasmus per quel paese.
Lo stage potresti poi farlo più in là dopo aver maturato più esperienza.


-Lingua C o Lingue A e B?
Mi pare di capire che vuoi diventare interprete. Sarebbe importante decidere come ti piacerebbe lavorare, se nelle organizzazioni internazionali o se sul mercato privato. A seconda della scelta potresti procedere ad aggiungere ulteriori lingue alla tua combinazione. Ricordati che nelle organizzazioni internazionali si lavora con A-CCC mentre sul mercato privato è molto importante avere una forte B.

-Pareri su facoltà in Austria
Anche io, dopo aver conseguito la triennale in Italia, mi sono trasferita in Austria. A quei tempi però non era ben chiaro come procedere per il riconoscimento degli esami e quindi dovetti rifare la triennale e solo dopo iniziai la specialistica. Chiaramente ho perso più tempo ma con il gran vantaggio di aver migliorato tantissimo il tedesco.
Se ti interessa studiare in Austria ti consiglio Vienna o Graz (Innsbruck è più forte per la traduzione) ma attenta perché il sistema è diverso e per quanto riguarda Vienna siamo in procinto di cambiare i piani di studio della specialistica. A differenza di Trieste e Forlì non ci sono le ore di pratica in laboratorio obbligatorie quindi sta a te impegnarti tanto a casa in modo tale da diventare una buona interprete. Se vuoi altre informazioni su Vienna contattami privatamente anche se, insegnando alla triennale e non alla specialistica, ne so di più sulla prima che sulla seconda.

Comunque in bocca al lupo!

Katia


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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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Tre domande sul tuo futuro Aug 26, 2012

Federica D'Alessio wrote:

MarieClaire92 wrote:

Gentili utenti del Forum,
mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e inizio fra poche settimane il secondo anno di Lingue a Ca' Foscari, indirizzo politico-internazionale, lingue inglese e tedesco.
Mi trovo di fronte a una scelta per me difficile, che riguarda la mia persona e nessun altro, perché da adesso in poi si parla del mio futuro, della mia carriera, e tutto questo mi intriga e mi spaventa. Come potete immaginare il mio sogno è di lavorare nel campo dell'interpretariato. Sì, non frequento una SSLMIT o una Mediazione e sì, so che è folle. Ma è il sogno che nutro fin da bambina.
-Erasmus o stage?
Il primo, Erasmus o stage all'estero? La mia facoltà offre molte belle mete Erasmus ma con percorsi incentrati sulla letteratura, che mi piace sì, ma non mi interessa basare il mio curriculum di studi su quella. So che andare in Erasmus è praticamente un must per gli studenti di lingue, però vorrei tanto indirizzare i miei studi verso qualcosa di più pratico. Ho in tal proposito tanta, tantissima voglia di inserirmi nel mondo del lavoro, non per forza come traduttrice o interprete, ma anche in realtà diverse purché sia necessario l'uso delle lingue straniere. Ho voglia e bisogno di imparare non solo linguisticamente, per questo penso che forse un bello stage all'estero potrebbe fare al caso mio. Il punto è: cosa è meglio nel CV? O meglio, cosa è più utile per me, per la mia carriera, per la costruzione delle mie competenze? Cosa penserà un datore di lavoro che vede una laureata in lingue senza Erasmus (ma con esperienze all'estero solo lavorative)?

-Lingua C o Lingue A e B?
Secondo punto, la terza lingua. Come vi ho detto studio inglese e tedesco e parlo anche francese. Sogno di potermi specializzare a Heidelberg o Germersheim, anche se temo sarà impossibile visto il livello C2 richiesto. Sono migliorata notevolmente in queste prime due lingue grazie al lavoro, e adesso ho la voglia di cimentarmi in una nuova lingua biennale. Qualcosa di esotico, particolare, poco studiato ma nel contempo utile. Non penso al russo, né al cinese e nemmeno al giapponese perché oramai tutti le studiano perché offrono più sbocchi. Vorrei qualcosa di strano, un segno che mi permetta di distinguermi. Sono affascinata dall'arabo, dalle lingue nordiche (svedese) o dal polacco. Il problema è: a quanto mi serviranno questi sforzi? Vale la pena buttarsi su una terza lingua del genere calcando un po' meno la mano sulle altre due, con il rischio di non prepararsi perfettamente per la magistrale? Insomma, devo concentrarmi su inglese e tedesco o vale la pena fare anche altro? E quanto mi può servire nel lavoro, nell'interpretariato e non?

-Pareri su facoltà in Austria
Terzo e ultimo punto, vi chiedo dei pareri sui MA in Konferenzdolmetschen a Vienna o a Innsbruck. Sarebbe il mio sogno potermi specializzare all'estero, ma naturalmente vorrei prima sentire il parere degli esperti.


Perdonatemi per la prolissità, spero di essermi espressa con chiarezza e di non aver chiesto cose banali meritando la vostra attenzione.
Vi saluto cordialmente, buon lavoro a tutti

M.Chiara



Una piccola curiosità rivolta ai miei colleghi: nessuno ti ha risposto in tanti giorni, perché? Forse perché visto che hai scritto così bene in italiano, avranno pensato che:
a) eri un collega che si diverte a fare scherzi
b) non c'erano pulci da farti quindi dove sta il divertimento nel rispondere)

No in realtà non è vero, è uno scherzo. Credo che se nessuno ti ha risposto è perché la stragrande maggioranza dei professionisti di questo forum sono traduttori e non interpreti.

Federica



Rispondo brevemente a Chiara, ma prima a Federica.

Non avevo risposto non tanto (non solo) perché non potrei dare informazioni o pareri mirati, ma anche perché.... le stesse domande meriterebbero le stesse risposte .

Comunque Chiara, tre domande te le pongo io:

1) perché dovrebbe essere una follia voler fare l'interprete "nonostante" (????? come se fosse una malattia ereditaria o che so io) la tua laurea a Ca' Foscari? Non esistono forse corsi post-laurea, master o seconde lauree? Più la tua preparazione è completa più avrai possibilità di essere all'altezza di certi incarichi. Certo, un linguista non sa fare il fornaio, ma anche a fare il pane si può imparare.

2) perché parli di datori di lavoro? La maggioranza di chi lavora in questo campo è composta da free-lance, che quindi non hanno datori di lavoro ma committenti e clienti, che in alcuni casi leggono il CV vagliando anche le virgole e in alcuni casi si fermano al nome. E in ogni caso il lavoro si conquista con il lavoro: è inutile avere un CV da meraviglia e poi svolgere male gli incarichi che vengono affidati.
Tra l'altro, un Erasmus (visto che secondo te è un must irrinunciabile) non significa automaticamente competenza linguistica, questa si acquisisce se lo si vuole, altrimenti puoi stare anche anni in un certo paese e tornare a casa conoscendo solo l'italiano e l'inglese in forma scolastica.

3) lingua A, B, C: anche a me l'anno scorso qualcuno ha detto "ma perché non traduci dall'arabo, visto che sembra che ci sia tanto lavoro?". Risposta: "perché l'arabo non rientra tra le lingue che conosco", e mettermi ad impararla ora per portarla a livelli decenti mi sarebbe impossibile. Non ho nemmeno aggiunto che ho già fatto le mie scelte, perché probabilmente non sarebbe stato capito.
Come ha già scritto Federica, una lingua non è una merce che "tira" o meno: quest'anno vanno di moda i cup cakes, i pantaloni in tweed e il gaelico, l'anno scorso si vendeva bene l'amarico.... una lingua bisogna essere disposti a "viverla", con quel che comporta, non si tratta di imparare tre pagine di grammatica. Tu citi molte lingue diversissime tra loro. Visto che hai tempo, e studiando a Venezia hai tutte le opportunità di farlo, scegli un ventaglio di possibili lingue e una volta al mese prenditi una settimana per farti una "full immersion" in ognuna: ascolta musica di quel paese, leggiti la cronaca di ciò che accade là, di che cosa si discute, informati sulla letteratura, passa qualche ora a guardare la TV o un film in lingua originale trattando i dialoghi come colonna sonora (serve comunque) e concentrandoti sul linguaggio non orale. Guarda che cosa fa la gente per vivere in quel paese (lavorano tutti nell'industria petrolchimica e tu invece sei un'ambientalista convinta?). Alla fine delle full immersion, chiediti: quale lingua ti "parla"?
Sul fatto che poi ti serva o meno nella professione, è difficile rispondere perché i settori sono molti e ognuno ha le sue classifiche: a livello giudiziario probabilmente le traduzioni dirette tra norvegese e italiano sono poche perché in molti casi si fa riferimento a tribunali internazionali e quindi le lingue sono l'inglese o il francese, ma chi si occupa di certe nicchie architettoniche, tanto per dirne una, potrebbe anche essere inondato di lavoro...

Ok, spero di esserti stata utile... nemmeno io sono breve quando mi ci metto!

Manuela


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smarinella  Identity Verified
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anch'io ti faccio una domanda provocatoria Aug 26, 2012

hai mai pensato, visto che hai la fortuna di studiare a Ca' Foscari, di studiare una lingua 'esotica'? decine (o centinaia) di migliaia di laureati in EN e FR (anche per DE si sono almeno decuplicati i traduttori nei miei pochi anni di professione. Non c'è lavoro proprio xché ci sono troppi cani intorno all'osso.

Ma niente, non c'è niente da fare, i tantissimi studenti e colleghi giovani o sono laureati e stanno per laurearsi tutti, tutti indistintamente, in queste 2-3 lingue. Mentre mancano del tutto specialisti di altre lingue (turco, soprattutto ma anche ucraino - se ci sarà un passo verso l'UE ci manderemo le badanti a scrivere i testi giuridici in UK - e altre come per es. le baltiche).

Ma il discorso è del tutto inutile e xciò lo chiudo subito... tanto più che non era questo che tu avevi chiesto, non è vero?


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Giulia Bassi  Identity Verified
Italy
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erasmus + stage Aug 27, 2012

MarieClaire92 wrote:
-Erasmus o stage?
Il primo, Erasmus o stage all'estero? La mia facoltà offre molte belle mete Erasmus ma con percorsi incentrati sulla letteratura, che mi piace sì, ma non mi interessa basare il mio curriculum di studi su quella. So che andare in Erasmus è praticamente un must per gli studenti di lingue, però vorrei tanto indirizzare i miei studi verso qualcosa di più pratico. Ho in tal proposito tanta, tantissima voglia di inserirmi nel mondo del lavoro, non per forza come traduttrice o interprete, ma anche in realtà diverse purché sia necessario l'uso delle lingue straniere. Ho voglia e bisogno di imparare non solo linguisticamente, per questo penso che forse un bello stage all'estero potrebbe fare al caso mio. Il punto è: cosa è meglio nel CV? O meglio, cosa è più utile per me, per la mia carriera, per la costruzione delle mie competenze? Cosa penserà un datore di lavoro che vede una laureata in lingue senza Erasmus (ma con esperienze all'estero solo lavorative)?



Benvenuta, Maria Chiara!

Ti racconto in breve la mia esperienza relativamente alla tua prima domanda, per le lingue e sui pareri delle università austriache non riesco ad aiutarti.
Durante la triennale in "Lingue e culture europee" a Modena ho vinto una delle numerose borse di studio per un Erasmus a Salamanca, esperienza indimenticabile, formativa e bellissima! Non dare per scontato che l'Erasmus non sia "pratico", se riesci ad allontanarti quanto basta dai tanti studenti italiani all'estero le occasioni per migliorare la conoscenza della lingua straniera non mancheranno di certo. E, visti anche i vari colloqui per posizioni da dipendente cui ho avuto modo di partecipare, posso dirti che l'Erasmus è una di quelle voci del curriculum sempre interessanti agli occhi dei responsabili HR o dei selezionatori delle agenzie di lavoro interinale.
Sempre per darti un'idea del mio percorso, dopo la laurea triennale ho avuto modo di svolgere uno stage (allora si chiamavano stage "formativi", per distinguerli dai "curricolari" obbligatori durante il corso di studi-nel mio caso quello "obbligatorio" fu proprio a Salamanca, assistente presso una scuola di spagnolo per stranieri) come collaboratrice e traduttrice in-house presso un'agenzia di traduzioni qui in Italia: altra esperienza molto formativa.
Ahinoi, alla domanda "Cosa è meglio nel CV" non è così facile rispondere a priori.
Di sicuro avere molte opzioni di scelta allunga i tempi per le decisioni, ma vedrai che piano piano riuscirai a capire in quale direzione muoverti.

In bocca al lupo per tutto!


Giulia


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MarieClaire92
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TOPIC STARTER
Avete tutti ragione Aug 27, 2012

...prima di tutto, perdonatemi per non avervi risposto prima. Posso farlo solo all'una di notte, ma spero mi possiate leggere comunque.
Avete tutti ragione. Sono giovane per pormi questi limiti, ma sono troppo, troppo perfezionista, calcolo troppe cose, e ho troppa fretta di imparare. Di sicuro non ci sono regole scritte e il percorso va costruito individualmente, senza basarsi sulle esperienze altrui. Perciò, anche se ancora non ho deciso definitivamente, penso che seguirò il cuore facendo ciò che più mi ispira.

Sì, ho citato tante lingue diverse tra loro, e confesso che vorrei studiarle tutte. Polacco, finlandese, svedese, danese, le farei tutte! La risposta che mi ha fatto pensare è stata quella di Manuela. E' una cosa tanto vera ma non così scontata, quella che ha scritto, specialmente quella al terzo punto. Alla fine è sempre importante seguire il cuore, senza fare troppi calcoli che alla fine non contano tanto.

Purtroppo riconosco di essere vittima del pregiudizio che vede la SSLMIT come unica via verso l'interpretariato e la traduzione. Forse perché un po' ho sempre desiderato accedere a quella scuola, un po' perché sono una credulona e ascolto quello che mi dicono i miei conoscenti di Trieste che dipingono se stessi come degli eletti, un po' perché non sono informata correttamente e non conosco ancora bene come funziona quel mondo. Ma è proprio per questo, oltre che per un po' di insicurezza che certamente avrete notato, che chiedo a voi.

Sì, spero che andando avanti la nebbia si dissolva. Nel frattempo vi chiedo una curiosità: quante lingue parlate? Le avete studiate a scuola/Università o alcune anche da autodidatta?

Infine grazie per i complimenti che ho ricevuto, non me li aspettavo!

Un saluto a tutti voi

Mariachiara


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