Problema con fatturazione
Thread poster: Maria Giovanna Polito

Maria Giovanna Polito  Identity Verified
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Dec 5, 2013

Salve a tutti,

da gennaio ho aperto la partita IVA affidandomi a un commercialista che conosco da tempo. Prima di iniziare a fatturare, mi sono fatta spiegare per filo e per segno come impostare la fattura nel modo migliore, distinguendo tra clienti italiani con partita IVA e non e clienti non italiani con partita IVA e non. In quest'ultimo caso, avrei dovuto aggiungere all'imponibile l'IVA.

Ora con i clienti stranieri non comunitari sto avendo non pochi problemi a spiegare questa cosa. Il mio commercialista mi ha detto che a questi committenti stranieri non comunitari, dovrei chiedere un numero che li identifichi come azienda (per intenderci un numero di registrazione della loro società o quant'altro) altrimenti dovrei aggiungere l'IVA. Ora molti di questi committenti (uno proprio questa mattina) mi spiegano che non hanno mai dovuto fornire queste informazioni, che tra l'altro spesso non hanno, ai loro traduttori di tutto il mondo, anche italiani.

Sono io (e di rimando il mio commercialista) che sbaglio? Grazie per le vostre delucidazioni.

Maria Giovanna


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Anthony Green  Identity Verified
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logicamente avrebbe ragione il commercialista Dec 5, 2013

non so quali siano le leggi al riguardo, ma avrebbe senso quello che sostiene il commercialista. Altrimenti nessuno pagherebbe l'IVA...
Altrettanto ovviamente, all'estero non piace questo innalzamento del 22% che non possono recuperare.
Aspetto il parere di altri!


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Maria Giovanna Polito  Identity Verified
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Il problema è proprio questo Dec 5, 2013

E in questo modo rischio di perdere dei lavori perché se mi dicono: con altri traduttori ugualmente italiani non abbiamo lo stesso problema... capisci che non è facile farsi preferire se aggiungi il 22%.

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Manuela Dal Castello  Identity Verified
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Ma come, avrebbe ragione il commercialista? Dec 5, 2013

Boh, io non so a questo mondo....
L'IVA di fatto viene pagata solo dai consumatori finali e dai contribuenti minimi, per tutti gli altri è una partita di giro.
Se sono commercialisti, mai sentito parlare di operazioni fuori campo IVA ex art. 7, c. 4, lett. f) del D.P.R. n. 633/72 e successive modificazioni e integrazioni. Circolare Ministeriale n. 147/E d.d. 10/06/1998 ?


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gianfranco  Identity Verified
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Clienti esteri privati nella CE e fuori CE Dec 5, 2013

Occorre distingure tra cleinti privati esteri all'interno della CE e fuori CE.
Se non erro, l'IVA si applica, senza dubbio alcuno, ai privati (non possessori di partita IVA) all'interno della CE, e infatti l'ho pagata a un collega che mi fece un lavoro, quando ero residente in Inghilterra, non avendo il numero di VAT ero di fatto un privato.

Invece, ora che sono fuori dalla CE, e acquisto prodotti da un paese Europeo, pur essendo un consumatore finae non mi viene applicata l'IVA (per esempio, quando acquistai MemoQ dal produttore Kilgray, una società ungherese, non mi hanno applicato l'IVA locale che, per la cronaca è uno sbalorditivo 27%!!!).

Questi miei due esempi personali coprono i due casi possibili, ovvero i clienti esteri privati all'interno della Com.Europea (l'IVA si applica in quanto sono considerati consumatori finali del prodotto/servizio), e clienti non Europei (l'IVA non si applica perché non fanno parte di un paese a regime IVA).
In sostanza, al di fuori della CE, non esiste differenza nell'importo della fattura, che si tratti di clienti privati o di società, e queste poi non potranno mai indicare un numero di partita iva per essere esentati, in quanto nel loro paese non esiste.

Non posso aiutare nell'indicare quale sia la dicitura esatta (perché non l'ho mai usata) per giustificare la non applicazione dell'Iva a questi casi, ma questo è il lavoro del commercialista.

GF



[Edited at 2013-12-05 16:22 GMT]


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Maria Giovanna Polito  Identity Verified
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Lunedì chiederò delucidazioni Dec 5, 2013

al commercialista in questione. Però ricordo che è un punto su cui era stato molto chiaro. Anche perché mi capitò in un dato momento che appunto un cliente straniero (mi pare egiziano, che poi però mi fornì l'employer identification number) e chiamai immediatamente il commercialista, che ribadì per l'appunto il concetto dicendo che avrei dovuto aggiungere la famosa aliquota... Perché, diceva, lo stato italiano sempre da te l'andrà a cercare (scusate la formula molto terra terra ma è per capirci).

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gianfranco  Identity Verified
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Mi sembra strano.... secondo me non dovrebbe essere applicata. Controlla! Dec 5, 2013

Maria Giovanna Polito wrote:

al commercialista in questione. Però ricordo che è un punto su cui era stato molto chiaro. Anche perché mi capitò in un dato momento che appunto un cliente straniero (mi pare egiziano, che poi però mi fornì l'employer identification number) e chiamai immediatamente il commercialista, che ribadì per l'appunto il concetto dicendo che avrei dovuto aggiungere la famosa aliquota... Perché, diceva, lo stato italiano sempre da te l'andrà a cercare (scusate la formula molto terra terra ma è per capirci).


Mi pare di capire che il commercialista stesse parlando della autofatturazione, ovvero un tipo di calcolo, con scorporo dell'IVA, che si applica per rimediare ai casi in cui l'IVA era applicabile ma non è stata applicata, per errore o altri motivi.

In tale caso, chi ha emesso la fattura errata deve, effettivamente, calcolare l'IVA e pagarla praticamente di tasca, togliendola dall'importo fatturato in modo errato.

Potrebbe anche trattarsi di un commercialista che, per eccesso di cautela, tende a fare applicare l'imposta anche quando non sarebbe applicabile. L'Egitto, l'ultima volta che ho controllato, non era ancora in Europa, e credo che l'IVA non sia applicabile.
Lo Stato, ovviamente, non si lamenta, perché incassa, ma sono soldi non dovuti e con il rischio che, effettivamente, il traduttore perda il cliente, a vantaggio di chi (giustamente) non lo tassa.

Consiglierei una lettura della normativa e un nuovo quesito al commercialista iper-prudente...
Io non sono uno specialista (un tempo lo ero, mi occupavo di software gestionali) ma su questo caso sono quasi sicuro, e la legge IVA, a parte le variazioni di aliquote, è basata sempre sugli stessi principi fondamentali da decenni.

GF


P.S. aggiungo ora quanto ho trovato in un sito ufficiale (.... .gov.it) che riporta, combinazione, un caso di esportazione (nel caso specifico si tratta di beni), verso l'Egitto, e un altro caso verso la Svizzera.
http://www.itint.gov.it/ice/cda/templates/doganali10_restyle.jsp

Guarda in fondo, la sezione
- IVA NEI RAPPORTI CON I PAESI EXTRA-UE
Per quanto riguarda l'IVA viene detto che la fattura deve essere emessa come
"non imponibile IVA ai sensi dell'art. 8, 1° comma, lettera a) D.P.R. 633/72;"
ora si tratta di reperire questo pezzo delle norme IVA e verificare, o chiedere lumi in modo ben specifico.

[Edited at 2013-12-05 16:44 GMT]


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Valeria Uva  Identity Verified
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pagina AITI ad hoc Dec 5, 2013

Ciao,
premesso che non ho esperienze concrete in fatturazione a clienti esteri perché da quando ho aperto la P.IVA non ho ancora fatturato all'estero (in realtà sto ancora cercando di capire se col regime dei minimi di cui godo posso fatturare all'estero senza per questo perdere tale regime fiscale di vantaggio... ma questa è un'altra storia!!!!).

Tuttavia, se fossi nel regime ordinario mi atterrei pedissequamente a quanto indicato in questa pagina molto dettagliata dell'AITI (che molti di voi conosceranno già...)

http://www.aiti.org/professione/esempi-di-fatture#fattura2

Buona serata a tutti/e,
Valeria


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Vincenzo Di Maso  Identity Verified
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Esatto Dec 5, 2013

gianfranco wrote:

Maria Giovanna Polito wrote:

al commercialista in questione. Però ricordo che è un punto su cui era stato molto chiaro. Anche perché mi capitò in un dato momento che appunto un cliente straniero (mi pare egiziano, che poi però mi fornì l'employer identification number) e chiamai immediatamente il commercialista, che ribadì per l'appunto il concetto dicendo che avrei dovuto aggiungere la famosa aliquota... Perché, diceva, lo stato italiano sempre da te l'andrà a cercare (scusate la formula molto terra terra ma è per capirci).


Mi pare di capire che il commercialista stesse parlando della autofatturazione, ovvero un tipo di calcolo, con scorporo dell'IVA, che si applica per rimediare ai casi in cui l'IVA era applicabile ma non è stata applicata, per errore o altri motivi.

In tale caso, chi ha emesso la fattura errata deve, effettivamente, calcolare l'IVA e pagarla praticamente di tasca, togliendola dall'importo fatturato in modo errato.

Potrebbe anche trattarsi di un commercialista che, per eccesso di cautela, tende a fare applicare l'imposta anche quando non sarebbe applicabile. L'Egitto, l'ultima volta che ho controllato, non era ancora in Europa, e credo che l'IVA non sia applicabile.
Lo Stato, ovviamente, non si lamenta, perché incassa, ma sono soldi non dovuti e con il rischio che, effettivamente, il traduttore perda il cliente, a vantaggio di chi (giustamente) non lo tassa.

Consiglierei una lettura della normativa e un nuovo quesito al commercialista iper-prudente...
Io non sono uno specialista (un tempo lo ero, mi occupavo di software gestionali) ma su questo caso sono quasi sicuro, e la legge IVA, a parte le variazioni di aliquote, è basata sempre sugli stessi principi fondamentali da decenni.

GF


P.S. aggiungo ora quanto ho trovato in un sito ufficiale (.... .gov.it) che riporta, combinazione, un caso di esportazione (nel caso specifico si tratta di beni), verso l'Egitto, e un altro caso verso la Svizzera.
http://www.itint.gov.it/ice/cda/templates/doganali10_restyle.jsp

Guarda in fondo, la sezione
- IVA NEI RAPPORTI CON I PAESI EXTRA-UE
Per quanto riguarda l'IVA viene detto che la fattura deve essere emessa come
"non imponibile IVA ai sensi dell'art. 8, 1° comma, lettera a) D.P.R. 633/72;"
ora si tratta di reperire questo pezzo delle norme IVA e verificare, o chiedere lumi in modo ben specifico.

[Edited at 2013-12-05 16:44 GMT]

Quoto in toto: ha sempre funzionato così, caro Gianfranco.


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Giuseppe C.  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
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Un caldo consiglio Dec 5, 2013

Maria Giovanna Polito wrote:

Salve a tutti,

da gennaio ho aperto la partita IVA affidandomi a un commercialista che conosco da tempo. Prima di iniziare a fatturare, mi sono fatta spiegare per filo e per segno come impostare la fattura nel modo migliore, distinguendo tra clienti italiani con partita IVA e non e clienti non italiani con partita IVA e non. In quest'ultimo caso, avrei dovuto aggiungere all'imponibile l'IVA.

Ora con i clienti stranieri non comunitari sto avendo non pochi problemi a spiegare questa cosa. Il mio commercialista mi ha detto che a questi committenti stranieri non comunitari, dovrei chiedere un numero che li identifichi come azienda (per intenderci un numero di registrazione della loro società o quant'altro) altrimenti dovrei aggiungere l'IVA. Ora molti di questi committenti (uno proprio questa mattina) mi spiegano che non hanno mai dovuto fornire queste informazioni, che tra l'altro spesso non hanno, ai loro traduttori di tutto il mondo, anche italiani.

Sono io (e di rimando il mio commercialista) che sbaglio? Grazie per le vostre delucidazioni.

Maria Giovanna



Cambia immediatamente commercialista.

Immagina come se la caverebbe con il cosiddetto "Spesometro", la nuova comunicazione fiscale sulle fatture di vendita e acquisto "rilevanti ai fini IVA" non inserite in dichiarazione Intrastat, da inviare all'Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2014 per l'anno 2012 ed entro il 10 aprile 2014 per l'anno 2013, allorquando tu dovessi lavorare anche con clienti di paesi come San Marino o presenti in elenco Black List. I migliori commercialisti, quelli veri, stanno ancora dibattendosi tra leciti nonché atroci dubbi, data la novità e l'accozzaglia di errori sui moduli.
Lui cosa chiederebbe? Oltre all'indirizzo e al paese, ti suggerirebbe anche una rogatoria internazionale da parte di un procuratore della Repubblica per appurare l'identità dell'amministratore delegato e degli azionisti della società off-shore che avessi servito?

Lo ripeto. La maggior parte dei commercialisti non ha alcuna voglia di guadagnare quanto richiesto come compenso a un traduttore, questo minuscooo cliente che pretende di operare a livello internazionale e delle cui grane un commercilista dovrebbe occuparsi per una misera cifra che però è sempre pronto a sfilargli di tasca, e la prova è data dall'enorme quantità di baggianate che dicono a molti membri di questo sito, purtroppo loro clienti, su questioni che dovrebbero essere il loro pane quotidiano, dato che rientrano tra le disposizioni del TUIR e della legislazione sull'IVA.

Comunque, come già suggerito da altri, il sito AITI è un ottimo riferimento, mentre per il nuovo commercilista puoi farti consigliare da un collega più anziano della tua città.

Ciao

Giuseppe

[Edited at 2013-12-05 18:35 GMT]


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Christel Zipfel  Identity Verified
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Condivido pienamente il tuo punto di vista Dec 5, 2013

Giuseppe C. wrote:



Cambia immediatamente commercialista.

Immagina come se la caverebbe con il cosiddetto "Spesometro", la nuova comunicazione fiscale sulle fatture di vendita e acquisto "rilevanti ai fini IVA" non inserite in dichiarazione Intrastat, da inviare all'Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2014 per l'anno 2012 ed entro il 10 aprile 2014 per l'anno 2013, allorquando tu dovessi lavorare anche con clienti di paesi come San Marino o presenti in elenco Black List. I migliori commercialisti, quelli veri, stanno ancora dibattendosi tra leciti nonché atroci dubbi, data la novità e l'accozzaglia di errori sui moduli.
Lui cosa chiederebbe? Oltre all'indirizzo e al paese, ti suggerirebbe anche una rogatoria internazionale da parte di un procuratore della Repubblica per appurare l'identità dell'amministratore delegato e degli azionisti della società off-shore che avessi servito?

Lo ripeto. La maggior parte dei commercialisti non ha alcuna voglia di guadagnare quanto richiesto come compenso a un traduttore, questo minuscooo cliente che pretende di operare a livello internazionale e delle cui grane un commercilista dovrebbe occuparsi per una misera cifra che però è sempre pronto a sfilargli di tasca, e la prova è data dall'enorme quantità di baggianate che dicono a molti membri di questo sito, purtroppo loro clienti, su questioni che dovrebbero essere il loro pane quotidiano, dato che rientrano tra le disposizioni del TUIR e della legislazione sull'IVA.

Comunque, come già suggerito da altri, il sito AITI è un ottimo riferimento, mentre per il nuovo commercilista puoi farti consigliare da un collega più anziano della tua città.

Ciao

Giuseppe


I miei unici clienti extracomunitari risiedono in Svizzera, e finora mi sono sempre comportata come hanno suggerito i colleghi, anche dietro consiglio della mia commercialista (dopo opportune verifiche, debbo dire...)

Comunque è vero che le opinioni dei commercialisti sono a volte molto fantasiose e ne possiamo raccontare qualcosa nel nostro piccolo, lo leggiamo quasi tutti i giorni qui sul forum. E' sempre meglio controllare di persona anche se, con quello che paghiamo, purtroppo, dovremmo poter essere sicuri che le loro affermazioni sono sensate e valide. Delle volte mi sembra che mancano anche delle nozioni più basilari. Qui non stiamo parlando di alta finanza.


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Maria Giovanna Polito  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
Member (2009)
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TOPIC STARTER
Grazie a tutti Dec 6, 2013

Io avevo l'impressione ci fosse qualche problema... forse come qualcuno ha detto da una parte è iper-scrupoloso (che potrebbe anche essere, gli voglio dare il beneficio del dubbio) oppure, più probabile, come altri hanno suggerito, data la mole dei suoi adempimenti per chi fattura all'estero, sebbene la mia sia una piccola realtà, e considerato l'importo del suo compenso (che per amicizia è anche al di sotto della media, su questo devo essere onesta), mi avrà fatto operare così. Comunque stamperò la pagina dell'AITI che mi sembra più che chiara e chiederò ulteriori lumi... Effettivamente se c'è un riferimento normativo ad hoc non dovrei più incappare in questi discorsi con committenti stranieri che, diciamocelo, della nostra IVA non sanno nè vogliono sapere nulla (giustamente).
A presto e buon lavoro


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 03:42
Member (2001)
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Altre considerazioni Dec 6, 2013

Maria Giovanna Polito wrote:

.... con committenti stranieri che, diciamocelo, della nostra IVA non sanno nè vogliono sapere nulla (giustamente)...


Sempre senza dimenticare "stranieri non UE", che è il dettaglio rilevante per questo problema specifico.
C'è ancora, occorre dirlo, una possibile ulteriore distinzione che non abbiamo citato (ma che in questo momento non ho il tempo di investigare con più dettaglio).
Ricordo che la legge IVA fa distinzione, in alcuni casi, tra prestazioni che verranno utilizzate in Italia o meno, e in alcuni casi l'imposta deve essere applicata.

Faccio un esempio per tentare di chiarire.
Supponiamo che una società presti servizi di interprariato, diciamo per una conferenza internazionale, e che il cliente sia una società degli Stati Uniti. Secondo i discorsi fatti finora, essendo fuori UE non si dovrebbe applicare l'IVA, ma... attenzione, se la conferenza si svolge in Italia, la fattura emessa in Italia per tale cliente DEVE riportare l'IVA, perché il servizio viene prestato e utilizzato sul territorio italiano.

Quindi, i parametri da tenere in considerazione non sono solo il tipo di cliente (privato o titolare di P.IVA), e il paese di residenza (Italia, UE o non-UE), ma anche il paese in cui il bene o servizio vengono utilizzati.

Quest'ultimo parametro spesso è difficile da determinare, ma se fosse un caso limpido di utilizzo in Italia ignorarlo potrebbe causare l'emissione di una fattura errata.
Altri casi potrebbero essere opinabili e allora si tratta di interpretare e decidere tra l'applicazione IVA o meno, ed essere pronti a dimostrare il motivo della decisione presa di fronte in caso di contestazione.

GF



[Edited at 2013-12-06 15:00 GMT]


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Giuseppe C.  Identity Verified
Italy
Local time: 06:42
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Gianfranco ti ha fatto notare un elemento importante Dec 6, 2013

Maria Giovanna Polito wrote:

committenti stranieri che, diciamocelo, della nostra IVA non sanno nè vogliono sapere nulla (giustamente).
A presto e buon lavoro


Per quanto riguarda l'assoggettabilità all'IVA, non è sufficiente l'extraterritorialità del cliente rispetto all'UE. Gianfranco ti ha appena spiegato in quali casi i clienti extra UE dovrebbero invece prendere atto dell'obbligo di accettare la fattura gravata dall'IVA. Tuttavia, queste questioni, come dicevamo, dovrebbero essere spiegate dal commercialista fin dall'inizio del rapporto, magari dandogli qualche giorno per documentarsi, giacché nessun professionista nasce con l'esperienza, ma con la capacità e preparazione per acquisirla dovrebbe esserlo. Ai fini pratici, comunque è raro che si riesca a sapere come e dove verrà utilizzata la traduzione, quindi, per non confonderti le idee, dato che hai aperto da poco la partita IVA, puoi anche dare per scontato, se non diversamente specificato dal cliente, che la traduzione non verrà utilizzata in Italia, anche se la cosa immagino sia raramente vera, ma soprattutto nel caso di agenzie straniere extra UE, che a loro volta rivendono la traduzione ad altro cliente, l'IVA non è più un problema, in quanto l'uso che ne fa il cliente è di acquisto e rivendita a partire dalla sua sede, e quindi la patata bollente passa nelle sue mani.

Buon lavoro,

Giuseppe


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