Un po' meno di 4.000 traduttori "dichiarati" in Italia
Thread poster: Jean-Marie Le Ray

Jean-Marie Le Ray  Identity Verified
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Jan 19, 2014

La fonte è di prima mano, visto che si tratta dell'Agenzia delle Entrate. Il documento, pubblicato nel sett. 2012, riguarda lo studio di settore VG53U - Organizzazione di convegni ed attività di traduzioni e interpretariato -, condotto sul periodo d’imposta 2010.

7.398 contribuenti dichiaranti, di cui ca. 1.000 sono stati scartati in quanto non ritenuti "utilizzabili nelle successive fasi dell’elaborazione dello studio di settore", per un'analisi riguardante 6.395 soggetti, di cui 3.758 traduttori, ossia il 58,76% (Cluster 6):


Il cluster è formato da soggetti che effettuano principalmente servizi di traduzione (64% dei ricavi/compensi). Inoltre, si occupano di revisioni (15% dei ricavi/compensi nel 17% dei casi), altri servizi linguistici (28% nell’8%) e altre attività (63% nel 27%).
Si tratta prevalentemente di lavoratori autonomi (70% dei casi) che operano generalmente da soli.
La clientela è formata prevalentemente da “altre imprese ed esercenti arti e professioni” (40% dei ricavi/compensi). Inoltre, i servizi sono rivolti ai centri di traduzione e interpretariato (67% dei ricavi/compensi nel 43% dei casi).
Nel 34% dei casi il 41% dei ricavi/compensi deriva da clientela estera.
Il 72% dei soggetti del cluster dichiara l’uso promiscuo dell’abitazione.


Documento disponibile qua (se non funziona, fate un copia-incolla del link):
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/wcm/connect/a81a6c804ceb9b03b4fbf7aa8bb0f082/Cluster%20VG53U%20-%20Servizi%20linguistici%20e%20organizzazione%20di%20convegni%20e%20fiere.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=a81a6c804ceb9b03b4fbf7aa8bb0f082

Se volete saperne di più, basta cercare "VG53U" su Google.

Cosa pensate di quei numeri?

J-M

[Modifié le 2014-01-19 11:56 GMT]


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Roberto Fiacchi  Identity Verified
Italy
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penso che.... Jan 19, 2014

Penso che questi numeri sono ovviamente dei dati reali, ma si parla solo di traduzione "certificata", ovvero di persone che dichiarano effettivamente di essere traduttori... Penso anche che i dati non siano reali, c'è molta gente che lavora in ritenuta d'acconto, quindi non tracciabile dall'agenzia delle entrate, e ancora di più in nero.... e come sempre dovrebbe essere risollevata la tematica delle tutele che dovrebbero essere offerte per persone altamente specializzate e che hanno studiato per fare quello che fanno ecc... ecc... ecc... non viene nemmeno voglia di stare a scrivere, tanto è lo sconforto...

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Jean-Marie Le Ray  Identity Verified
Italy
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TOPIC STARTER
Ritenuta d'acconto Jan 19, 2014

Roberto Fiacchi wrote:

Penso anche che i dati non siano reali, c'è molta gente che lavora in ritenuta d'acconto, quindi non tracciabile dall'agenzia delle entrate, e ancora di più in nero....



Roberto,

credo che chi lavora in ritenuta d'acconto alla fine presenta pure la dichiarazione dei redditi, quindi dovrebbero essere compresi anche loro nel calcolo, o no?

Poi per quelli al nero, lasciamo perdere il discorso, per parlare qua di chi lo fa come mestiere, e quindi dichiarato.

J-M


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Agnès Levillayer
Italy
Local time: 12:17
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E chi non compila lo studio di settore? Jan 19, 2014

Jean-Marie Le Ray wrote:
credo che chi lavora in ritenuta d'acconto alla fine presenta pure la dichiarazione dei redditi, quindi dovrebbero essere compresi anche loro nel calcolo, o no?
J-M



Non credo Jean-Marie: chi lavora per esempio nel regime cosiddetto dei "minimi" (vecchie forme o nuove forme) non è tenuto a fare lo studio di settore quindi non è contemplato in questi numeri

Agnès


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2G Trad  Identity Verified
Italy
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Studio di settore Jan 19, 2014

Jean-Marie Le Ray:
Roberto Fiacchi:
Penso anche che i dati non siano reali, c'è molta gente che lavora in ritenuta d'acconto, quindi non tracciabile dall'agenzia delle entrate, e ancora di più in nero....

credo che chi lavora in ritenuta d'acconto alla fine presenta pure la dichiarazione dei redditi, quindi dovrebbero essere compresi anche loro nel calcolo, o no?


Nella statistica rientrano solo i contribuenti che compilano lo studio di settore specifico, quindi sono esclusi i lavoratori autonomi occasionali (non hanno P. IVA e lavorano "in ritenuta d'acconto") e i contribuenti che sono nel regime dei minimi (hanno P. IVA, ma non devono compilare gli SdS).
Poi ci sono i traduttori che svolgono solo traduzioni con cessione dei diritti d'autori (editoriali) che non hanno P. IVA e non devono quindi compilare lo studio.
Sono esclusi anche tutti i lavoratori dipendenti, naturalmente.

Gianni


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il barbaro
Italy
Local time: 12:17
Dati coerenti Jan 20, 2014

Gli operatori noti al fisco in base agli studi di settore sono poco più di 7.000, LSP compresi. Con le necessarie ponderazioni, non si dovrebbe arrivare nemmeno a raddoppiare il numero. Nel censimento del 1991, l'ISTAT rilevò che erano circa 20.000 i cittadini che dichiaravano di operare come traduttori/interpreti. Con tutta la buona volontà, o era irrealistico quel numero (e secondo me lo era) o lo è questo. Tertium non datur. Anche volendo fare una media ponderale tra i due dati, il risultato non quadrerebbe con quello dello studio di qualche anno prima. 5.000 è una stima realistica che corrisponde, peraltro, più o meno, alla somma degli iscritti dei vari portali, depurata dei doppioni.
E il fatto che AITI e ANITI da una parte non arrivino, nell'insieme, a contare 1500 soci e Unilingue e Federlinue 300, i numeri ci sono tutti.
L'analogo studio di settore per il periodo di imposta 2007, precedente, quindi, all'entrata in vigore del regime dei minimi, indicava 5.974 persone fisiche, 705 società di persone e 1.391 società di capitali contro 3.955, 710 e 1.730 rispettivamente dell'ultimo. Questo significa che la situazione è rimasta pressoché stazionaria e, dato il numero di neolaureati magistrali e, soprattutto, triennali, tutt'altro che incoraggiante.
Le cose, quind, di nuovo, sono due: o più d'uno bara (e visti i numeri dell'evasione non mi sorprenderebbe) o l'attività non è più sostenibile, almeno secondo gli attuali modelli di business, e i fondamentalisti della traduzione forse farebbero meglio a sottoporsi a un reality check.
Infine, vorrei invitare a una riflessione. Se bisogna aspettare la Agenzia delle Entrate con i famigerati studi di settore, per disporre di dati di questi tipo, le associazioni di categoria a che servono?

[Edited at 2014-01-20 12:50 GMT]


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texjax DDS PhD  Identity Verified
Local time: 06:17
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Numeri Jan 21, 2014

5.000 è una stima realistica che corrisponde, peraltro, più o meno, alla somma degli iscritti dei vari portali, depurata dei doppioni.


Solo nella directory di Proz sono attualmente presenti 20.571 iscritti, mettendo nei campi di ricerca residenza in Italia e servizio di traduzione.


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il barbaro
Italy
Local time: 12:17
La ricerca solo per country è fallace Jan 21, 2014

Bisogna usare più opzioni e aggregare i dati. Il campo country consente di barare, e non di poco, specie se si conta di usare il portale per cercare lavoro...

Da un'altra parte, su questo stesso portale, si trovano infatti dati che raccontano una storia diversa. Secondo l'infografica sarebbero 971.

Restringendo, per esempio, la ricerca combinando "Country of residence: Italy" con "Location: Within 50 miles of Italia", si scende a 2274. E anche ampliando il raggio a 500 miglia (805 km), si arriva a 14255.

Qualcosa non quadra. Nel motore di ricerca, almeno.

[Edited at 2014-01-22 13:14 GMT]


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texjax DDS PhD  Identity Verified
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Altri numeri ancora... Jan 22, 2014

il barbaro wrote:

Da un'altra parte, su questo stesso portale, si trovano infatti dati che raccontano una storia diversa. Secondo l'infografica sarebbero 971.

Restringendo, per esempio, la ricerca combinando "Country of residence: Italy" con "Location: Within 50 miles of Italia", si scende a 2274. E anche ampliando il raggio a 500 miglia (805 km), si arriva a 14255.



Strano. Nella stessa pagina che citi tu, sulla destra appare quanto segue:


ProZ.com users in Italy
Logged in now 90
Translators 25062
Interpreters 14721
Translation companies 849

Forse la (forte) discrepanza tra la mappa e le cifre suddette potrebbe essere dovuta al fatto che non tutti avranno indicato il luogo di residenza. Bisognebbe indagare e chiedere; qualcuno dello staff dovrebbe essere in grado di chiarire queste apparenti incongruenze.

Mi correggo. Guardando nuovamente la mappa mi sono accorta che si riferisce solo ai membri paganti, che sono evidentemente molto meno degli iscritti. Quindi, a meno di clamorose smentite, solo a Proz sono iscritti oltre 25.000 traduttori o presunti tali.

In ogni caso ho provato a contattare lo staff per dati "ufficiali" al proposito. Forse così riusciremo a dirimere la questione una volta per tutte.

[Edited at 2014-01-22 18:53 GMT]


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il barbaro
Italy
Local time: 12:17
Numero di aziende non congruente Jan 23, 2014

849 non è un numero di imprese congruente con quello del fisco.
E resta il punto del filtro sulla distanza dai confini del Paese.
L'unica cosa che a me pare certa è che i dati ProZ non siano attendibili. Anche volendo accettare il numero di oltre 20.000 questo comprende doppiolavoristi (in RdA e, molto più facilmente, in nero), studenti, dilettanti, avventizi, docenti e chissà quanti altri.
I miei numeri vengono da un calcolo accurato fatto incrociando i dati nel 2007, dopo il rilascio del precedente rapporto del fisco.
In sei anni e mezzo qualcosa può essere cambiato, ma di certo non così tanto.
Il numero dei soci AITI e ANITI, poi, è indicativo. Dovrebbero rappresentare il 6,8% della categoria? Prima che io lasciassi l'AITI, i soci erano oltre 1500, circa il doppio degli attuali. Possibile che neanche questo dato dica niente?
No, le ricerche si fanno in modo un pochino diverso. Quella del fisco è seria. Forse non del tutto corrispondente alla realtà, ma allora anche le stime sull'evasione e il nero non dovrebbero esserlo, eppure si prendono per buone.
Infine, ai tanti integralisti con la scimitarra in mano, numeri così modesti dovrebbero solo apparire tranquillizzanti: potranno continuare a fingere di lavorare per 25 eurcent a parola, strapparsi le vesti, gridare proclami protezionistici, sbandierare manifesti neoluddisti e discutere di improbabili strategie di marketing probabilmente incapaci di adottare e continuare a lavorare per 6 eurocent fingendo di scandalizzarsi per offerte ridicole avanzate tramite portali e servizi da cui dovrebbero fuggire a gambe levate. In fondo, è solo concorrenza in meno, o no?


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