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Perché tutti vogliono fare i traduttori?
Thread poster: Giuseppina Gatta, MA (Hons)

Giuseppina Gatta, MA (Hons)
Member (2005)
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Dec 10, 2004

Dopo aver messo, come succede una volta ogni secolo, un annuncio di un piccolo lavoro, sto ricevendo ogni giorno CV e offerte di collaborazione da tutto il mondo.
Ma perché tutti vogliono fare i traduttori?
A voi sembra davvero il mestiere più bello del mondo?


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Romina Minucci
Italy
Local time: 11:34
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io amo questo lavoro Dec 10, 2004

a me piace da matti questo lavoro e se ciò che si guadagna me lo permettesse forse smetterei anche di insegnare e mi ci dedicherei a tempo pieno.

purtroppo però ci sono veramente troppi pretendenti traduttori e pochi clienti disposti a capire la differenza tra un traduttore professionista e uno che non lo è, mentre sembrano capire molto bene la differenza di tariffe. è raro che qualcuno si chieda "come mai le tariffe sono a volte così diverse, dipende forse dalla qualità e la professionalità?".

fortunatamente c'è anche chi dimostra di capire e apprezzare.

forse molti iniziano a fare i traduttori in attesa di trovare un altro lavoro che li soddisfi di più e spero che lo trovino presto per la loro felicità e anche per la mia e di coloro che dedicano anima e corpo a questo lavoro...

non vorrei sembrare però cattiva nei confronti di chi inizia ora...voglio solo dire che l'importante è fare le cose seriamente e con coscienza...

Romina


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sabina moscatelli  Identity Verified
Italy
Local time: 11:34
Member (2004)
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Il traduttore Dec 10, 2004

apparentemente rispetto ad altri lavori ha un accesso immediato.

- Non servono colloqui (e relative umiliazioni le-faremo-sapere-tra-un mese);

- Nessuno verifica le tue qualifiche professionali (...e se ci fosse un albo);

- Richiede un investimento iniziale minimo (chi non ha un PC e un telefono, oggi?);

- E' una professione il cui lato sgobbone, noioso e durissimo è tutto sommato poco noto;

- Non hai il confronto diretto con l'occhio critico dei colleghi, come avviene in azienda, della serie ma-tu-dove-credi-di-andare;

- Esiste il miraggio io-lavoro-quando-dove-come-voglio, perché sono uno spirito indipendente

Tutto questo, legato alla depressione che attraversa in questo momento il mercato del lavoro, fa sì che la professione risulti allettante.


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giogi
Local time: 10:34
ciao... Dec 10, 2004

...è un lavoro come un altro...e, come dice giustamente Sabina, con la penuria di lavoro che c'è in giro...
In questo caso meglio così...non ti pare? Più offerte ricevi, più aumenta la possibilità di trovare chi fa al caso tuo.
Ciao e auguri!
Giovanna
Aggiungo:
poi scusa, ma mi sembra del tutto normale ricevere parecchie offerte quando si chiede collaborazione...non credo che questo sia la misura della "bellezza" del lavoro del traduttore!
Ciao ancora!
Giovanna

[Edited at 2004-12-10 17:55]


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Molto meglio lavorare in miniera Dec 10, 2004

Certo, molto meglio lavorare in miniera, o fare l'operaio/a a turni.


Giuseppina Gatta wrote:

(snip) Ma perché tutti vogliono fare i traduttori?
A voi sembra davvero il mestiere più bello del mondo?


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gianfranco  Identity Verified
Brazil
Local time: 07:34
Member (2001)
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Meglio tradurre che la miniera... Dec 10, 2004

Ciao Maurizio,

sei mai stato in miniera? Io sì, due volte, un mese ciascuna, come studente di Ing. Mineraria, a prendere appunti e fare domande a chi lavorava davvero!!

In due parole: "Meglio tradurre!"

ciao
Gianfranco


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Meglio tradurre? Senza dubbio Dec 10, 2004

Era una frecciatina a Giusi ... non si era capito?

Lavorare al caldo nella propria casa, staccare quando si ha voglia (beh, non sempre si può fare) ...
L'erba del vicino è sempre + verde

Mi permetto di citare il commento di Concetto Marchesi sulla Satira Prima di Orazio (vi risparmio il latino)

... Il sermone s'imposta subito sull'eterno e universale motivo della incontentabilità. Gli uomini non sono mai contenti del proprio stato, e ciascuno trova desiderabile lo stato altrui. Il veterano, quand'è stanco, invidia il navigante; il navigante, quand'è in pericolo, invidia il veterano; il giureconsulto, all'arrivo mattutino del cliente, pensa ch'è una felicità esser campagnolo; e il campagnolo, quand'è tratto in città per le sue brighe in tribunale, proclama che i cittadini soltanto si godono la vita. Gli uomini dunque sentono solo i fastidi della propria condizione, non i vantaggi; sentono solo ciò che può essere desiderabile della condizione altrui, non ciò che della propria è desiderabile agli altri. Noi, insomma, vediamo il punto nero della nostra vita: e quel punto in certi momenti pare sia tutta la vita. D'altra parte se si potesse davvero mutare stato nessuno si moverebbe, perché gli uomini desiderano le cose altrui, ma senza perdere le proprie.
Questo Orazio lascia a noi di pensarlo. Egli non lo dice: ci presenta invece una breve scena a modo dei cinici e degli stoici che cercavano esempi per meglio convincere gli ascoltatori.


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Me l'ha tagliata, mannaggia Dec 10, 2004



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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Seconda parte Dec 10, 2004

Ecco, poniamo un caso, immaginiamo un dio che chiami davanti a sé quei quattro malcontenti, il soldato, il mercante, il giureconsulto, il contadino: e dica loro 'tu navigante sarai soldato, tu soldato sarai navigante, tu giureconsulto etc. etc. Ecco fatto: scambiatevi il posto.... Avanti!...' E quelli fermi come pali. Il padre eterno avrebbe mille ragioni di gonfiare le gote e incollerirsi: 'Ah, così è? Adesso sono sordo, e i vostri lamenti non li ascolto più '. Ma perché si affatica la gente? Il contadino, il bettoliere imbroglione, il soldato, il navigante perché si danno tanto da fare? Perché, dicono, si possa vivere cheti in vecchiaia, provveduti di quello che occorre : come fa la formica della favola che d'estate mette in serbo per l'inverno. — Già : ma la formica d'inverno almeno riposa ; per te, uomo, non c'è né estate né inverno né fuoco né mare né ferro che ti trattenga dal guadagno. Un'altra è la ragione di questa tua vita senza pace: non il pensiero cauto della vecchiaia, ma l'assillo insensato della ricchezza che vuole aumentare sempre e non è bastevole mai. E la ricchezza a che giova? Perché l'avaro non tocca il tesoro che nasconde sotterra? — Perché se si comincia a spendere, il tesoro se ne va, — Ma se non si spende, il tesoro non serve a nulla. Quando un Tizio ha raccolto una quantità enorme di grano, non per questo il suo stomaco diventerà più capace; come lo schiavo che porta al mercato il carico del pane: ce ne ha tanto di pane sulle spalle, ma avrà la stessa razione dell'altro che non ha portato nulla. Per chi vive dentro i limiti della natura, avere poco o molto è la medesima cosa. — No, non è la medesima cosa: pigliare da un grosso mucchio è più bello. — Ma se tu pigli altrettanto da un piccolo, perché dev'essere più bello ? Come tu avessi sete e dicessi : ' a questa fonticina non voglio bere, voglio abbeverarmi a una grande corrente' : per cascarci dentro e affogare. Una falsa immagine di bene inganna il desiderio di tanti uomini. Tu vali — dicono — per quanto possiedi. Nient'altro da fare che lasciarli in miseria codesti amanti della miseria: com'era quel tale in Atene, spilorcio e ricco; la gente gli urlava dietro, e lui: 'fischiate pure, diceva; a battermi le mani ci penso io in casa, quando contemplo il mio scrigno '.

«Tantalo arso di sete sporge le labbra alla corrente che gli sfugge via..,
— Che c'entra, questo? — C'entra: Tantalo sei tu che dormi a bocca aperta steso sul tuo tesoro, il tesoro inviolabile come una cosa sacra e bello come un quadro. Lo sai tu a che serve il denaro? A procurarsi il pane, un po' di legumi, un quartuccio di vino e altre cose che se non ci sono, la nostra natura ne soffre. A questo serve il denaro, non a far vivere in continua ansietà. E se una polmonite o qualche altro malanno t'inchioda al letto, hai uno che ti assista, che ti prepari le medicine, che ti chiami il dottore? No: non c'è un cane che si affligga se tu crepi: ed è naturale, una volta che per te avanti tutto è il denaro. I parenti si hanno per nulla, è vero; ma a renderseli affezionati di vuole fatica: e, credi pure, non è fatica sprecata.
« Insomma, quando si è messo insieme quel tanto che si voleva, basta col guadagno e coi travagli e con la paura della povertà, per non fare la fine di Ummidio; riccone a palate, spilorcio al punto da vestire sempre come un servo: una libertà, nuova Clitennestra, con un colpo di accetta te lo spaccò a metà. — Ma, insomma, secondo te, che ho da fare? Vivere come Nevio, che non si mangiò niente, o come Nomentano che si mangiò tutto? — Non c'intendiamo. Questi sono gli estremi. Quando ti dico di non essere avaro, non ti esorto per questo a diventare uno sventato: fra Tanai eunuco e il socero di Visellio ernioso c'è qualcosa di mezzo. Esiste una misura in tutto: esistono limiti certi oltre i quali non c'è posto per il bene. Torno al punto di prima: per quale ragione nessuno, costretto dall'avidità, non è mai contento di sé e trova migliore lo stato altrui e non guarda mai chi sta peggio e si affanna nell'avanzare gli altri. Per quanto egli possa arrancare, avrà sempre davanti a sé uno più ricco: come avviene nelle corse dei carri: l'auriga incalza il carro che sorpassa il suo e non bada più a quelli rimasti indietro. Per questo di rado si trova uno che dica di essere vissuto bene e, compiuto il suo tempo, si ritiri come un convitato sazio.
« Adesso basta : perché tu non creda che io abbia vuotato i cassetti del cisposo Crispino ».

E con queste perle di saggezza stoico vi saluto e torno alla mia traduzione ...
MV
[/quote]


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giogi
Local time: 10:34
Ciao Mauriziooo Dec 10, 2004

Maurizio Valente wrote:


E con queste perle di saggezza stoico vi saluto e torno alla mia traduzione ...
MV
[/quote]
Già la notte si preparava a riportare
ombre alle terre e diffondere segni nel cielo;
allora gli schiavi lanciarono insolenze ai barcaioli, i barcaioli agli schiavi: « Accosta qua!»; «vuoi farne salire trecento?»; « Ohe, già è abbastanza».

...E' bello giocare, ogni tanto!

[Edited at 2004-12-10 19:16]


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theDsaint
French to Italian
+ ...
per lo stesso motivo per cui Dec 10, 2004

le bambine da piccole pensano (quasi) tutte che diventeranno ballerine come Carla Fracci ed i bambini si immagino già capocannonieri di serie A:
a) pensano sia un traguardo abb facile da raggiungere, una cosa abb facile da fare, che non richiede grande impegno o studio o conoscenze.
b) pensano che una volta raggiunto il traguardo, ormai sei arrivato. per sempre. e che la concorrenza non esita.
c) "da grandi" si immaginano liberi di gestire il proprio tempo (dove molto tempo è libero, ovviamente), ben remunerati, in un mondo che pullula di clienti alla ricerca di traduttori come loro (piuttosto che pullulante di folle esaltate che non riescono a frenarsi dall'andare a vedere quello straordinario balletto in cui ci sei tu o squadre di serie A disperatamente alla ricerca di quel fenomeno di calciatore che gli permetterà di vincere lo scudetto che sei tu).

Il punto è che i bambini sono bambini e poi crescendo si rendono conto che il mondo non è poi così idilliaco e facile, ma è tragico quando sono schiere di ormai ventenni (se non di più) a credere in questa utopia, magari in ambito di traduzioni...infatti la maggior parte si scotta e scopre che forse non era adatto a tradurre...


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Ruxi
German to Romanian
+ ...
Ed il rischio? Dec 11, 2004

Penso che la domanda ha pure una parte trista.
Si, tradurre e una mestiera bella, co´moda.Comunque nei ultimi mesi sto pensando a questa domanda da un'altra parte.
Perche tutti vogliono fare traduttore quando non c'e lavoro per tutti?
Il rischio e grande. Se non hai clienti per una rendita sicu`ra,come fai?
Forse in Italia e per i pai di langue con Italiano non ci sono problemi, ma sto pensando: ogni giorno piu persone decidono di essere traduttori indipendenti per tutti i vantaggi. Ma pensono anche al rischio?
Se tu stai ricevendo tante risposte e CV, ecco la verita´: tanta gente sta cercando lavoro.

Ruxi


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Maria Antonietta Ricagno  Identity Verified
Local time: 11:34
Member
English to Italian
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Non tutti... Dec 11, 2004

...vogliono fare i traduttori. Io conosco diverse persone che, avendone la possibilità, si rifiutano di tradurre anche solo una riga e preferiscono insegnare.
Io mi ritengo molto fortunata, ma non è una fortuna cascatami in testa dal cielo, perchè mi sono messa d'impegno per fare questo lavoro. Circa 15 anni fa, mentre ancora studiavo e subito dopo laureata, insegnavo come supplente, ma avevo anche iniziato a tradurre, per cui avevo sottomano entrambe le condizioni. Per un po' di tempo sono andata avanti così, poi ho fatto una specie di bilancio profitti/perdite ed ho stabilito che, soprattutto per il mio carattere, l'insegnamento era certamente ed assolutamente da scartare.
è ovvio che, come in tutti i lavori, ci sono i lati negativi o meno piacevoli, ma per me tradurre non è un lavoro, tanto che, per farvi un esempio, nel tempo libero traduco libri solo per me. Quindi, quando l'hobby coincide con il lavoro ufficiale, le possibilità sono due:
1. il lavoro in realtà è considerato 'divertente' come un hobby
2. l'hobby è considerato così interessante da desiderare che fosse il proprio lavoro.
Troppo??


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Cecilia Di Vita  Identity Verified
United Kingdom
Local time: 10:34
English to Italian
+ ...
andrò controcorrente... Dec 11, 2004

forse perché in realtà il mio percorso è proprio inverso a quello della maggior parte delle persone che fanno questo lavoro... Infatti è da quando ho la capacità di ragionare che ho impostato la mia vita con l'intento di fare "da grande" la traduttrice. Non ho mai sognato di fare la ballerina classica, ma ho sempre sgobbato e studiato come una matta con l'unico scopo di fare questo mestiere. Ho passato 5 anni durissimi all'università laureandomi in traduzione con un onorevole 110 e ho sempre considerato gli altri lavori un semplice ripiego in attesa di poter avere l'opportunità di fare questo lavoro. Ho fatto la commessa in libreria, l'hostess alle fiere, l'operatrice fiscale (!) e tuttora lavoro per una nota multinazionale svedese, limitandomi a rispondere al telefono e altre amenità del genere. E' vero che mi sono laureata da pochissimo, ma non ho ancora avuto una, e dico UNA, proposta di lavoro nel campo della traduzione. Ho avuto qualche esperienza saltuaria da studentessa, ma ora che ho l'agognato pezzo di carta nulla, nada, nisba. E forse leggendo le vostre risposte a questo topic, cominciando da quello di Giuseppina, inizio a capire... In realtà la maggior parte di chi fa questo mestiere lo considera un ripiego o ancora peggio un hobby e nonostante tutto lavora, ha dei clienti e ci può campare ed ha anche la faccia tosta di sputare nel piatto dove mangia. Chissà, forse ho sbagliato tutto io, avrei dovuto fare come voi.
E comunque, sicuramente è molto meglio spalare la ghiaia in miniera...

Cecilia


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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 11:34
Member (2001)
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OT: uso dei [ quote ] Dec 11, 2004

Ciao a tutti,

Rischio di esser noiosa, ma se non usate bene il quote, si fa fatica a seguire e capire chi ha detto che cosa, dove finisce la quotazione e dove inizia il proprio pensiero.

Per iniziare una quotazione:

[ quote ]

(senza spazi dopo e prima della quadra. Quadra aperta si ottiene con ALT+91 e quadra chiusa con ALT+93


Per chiuderla:

[ /quote ]

Anche in questo caso senza spazi [io li metto, altrimenti non si vedrebbe il codice, se non facendo clic su "reply with wuote". Se non mettete [ /quote ] (o se lo mettete senza [ quote ] è come non aver usato nessun codice)].

Grazie

Giuliana


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