Confusione nella scelta universitaria! Aiuto!
Thread poster: Valentina99
Valentina99
Italy
Dec 27, 2016

Ciao a tutti! Frequento il 4 anno del liceo linguistico e voglio studiare per diventare interprete. E' il mio sogno. Il mio problema è: dove?
Ho letto molti commenti positivi sull'Università di Trieste dove è possibile studiare tre lingue, ma dove purtroppo non c'è il cinese (lingua che studio al liceo da 4 anni). Inoltre però mi è stata anche consigliata la Carlo Bo, la quale rilascia un diploma equipollente alla laurea. Ma è davvero così? Di cosa c'è bisogno per essere presi in considerazione in questo ambiente oltre alla passione? Dove mi consigliereste di studiare secondo le vostre esperienze? E' meglio studiare due o tre lingue?


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Gianluca Attoli  Identity Verified
Italy
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- Dec 28, 2016

Per essere presi in considerazione in questo ambiente secondo me contano poco sia la passione (quella serve a te!), sia i titoli. Io ti consiglio di limitare gli anni spesi in università e affiancare il prima possibile esperienze concrete di interpretariato e/o traduzione, anche piccole, anche volontarie, perché è quello che conta agli occhi dei potenziali clienti. La mia esperienza è nella traduzione e non nell'interpretariato, ma posso garantirti che in 8 anni di lavoro in questo settore a nessuno è mai fregato un fico secco dei miei titoli universitari (che, peraltro, non hanno nulla a che vedere con la traduzione, per la quale non ho mai avuto la benché minima "qualifica").

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Valentina99
Italy
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- Dec 28, 2016

Innanzitutto grazie per avermi risposto! Da un lato mi rincuora la tua risposta perché rende la mia scelta meno vincolata. Grazie infinite.
Se qualcuno potesse darmi delle informazioni sulle due università che ho menzionato (Trieste e Carlo Bo) o anche su altri atenei in campo di interpretariato mi farebbe un grandissimo favore.


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Angelica Perrini  Identity Verified
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+ ...
Roma o Venezia Dec 29, 2016

Ciao Valentina,

innanzitutto complimenti alla tua scuola, che ha introdotto lo studio di una lingua orientale, anticipando i tempi dell'università.
Comprendo i tuoi dubbi, che credo siano quelli di tutti gli studenti delle superiori prima di fare il grande passo.
Nella mia esperienza, ritengo che la scelta della città e dell'Università dove studiare possa fare la differenza, specie nella formazione di un interprete, piuttosto che di un traduttore.
Questo perché non tutte le strutture sono ugualmente attrezzate al meglio per la pratica dell'interpretariato (con cabine e altro) e non tutte dispongono di docenti ugualmente preparati per insegnare questa professione.
Se poi consideriamo il tuo desiderio di proseguire con lo studio del cinese, allora sì che la scelta si restringe ancora.
A questo proposito, interpellando una collega che lavora esattamente nelle combinazioni cinese>italiano e inglese>italiano, lei suggerisce Roma La Sapienza o Venezia. Indubbiamente, la laurea di primo livello non è di per sé sufficiente a garantire la formazione adeguata e andrebbe accompagnata da un lungo soggiorno all'estero e, auspicabilmente, da un master (attualmente, offerto dalla Gregorio VI a Roma e da Venezia).
A mio parere, dovresti cercare di metterti in contatto con colleghi che già lavorano nelle tue combinazioni "preferite" e sentire quali consigli hanno da darti. L'esperienza di chi già si muove nel campo è preziosissima.

Spero di essere stata in qualche modo di aiuto.
Per qualsiasi scambio o dubbio, puoi anche contattarmi in privato.

Buone decisioni!


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Tom in London
United Kingdom
Local time: 05:53
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Ben detto Gianluca Dec 29, 2016

Gianluca Attoli wrote:

Per essere presi in considerazione in questo ambiente secondo me contano poco sia la passione (quella serve a te!), sia i titoli. Io ti consiglio di limitare gli anni spesi in università e affiancare il prima possibile esperienze concrete di interpretariato e/o traduzione, anche piccole, anche volontarie, perché è quello che conta agli occhi dei potenziali clienti. La mia esperienza è nella traduzione e non nell'interpretariato, ma posso garantirti che in 8 anni di lavoro in questo settore a nessuno è mai fregato un fico secco dei miei titoli universitari (che, peraltro, non hanno nulla a che vedere con la traduzione, per la quale non ho mai avuto la benché minima "qualifica").


Concordo 100% con Gianluca. La mia laurea è in architettura e per diversi anni in aggiunta al mio ruolo di architetto ho fornito anche il servizio di interpretariato, senza avere una laurea specifica ma avendo una totale padronanza delle due lingue e della terminologia inerente il mio mestiere e quelli degli altri con i quali avevo a che fare per la gestione dei progetti nei quali ero coinvolto compresi sindacalisti, bibliotecari, museologi, ufficiali dello Stato, ingegneri strutturisti e impiantisti, amministratori di associazioni senza fini di lucro, funzionari bancari, avvocati, e così via.

Come Gianluca ha bene illustrato: in tutto questo tempo, nessuno si è mai fregato un fico secco dei miei titoli universitari come interprete. Volevano molto di più: l'essere capiti al volo, e di capire gli altri al volo.

Fare l'interprete in ambedue le direzioni era un lavoro troppo stressante perchè in pratica dovevo parlare in continuazione per l'intera giornata prima in una lingua e poi nell'altra senza sosta, e spesso in mezzo a gente che stava fumando. Per questa ragione appena ho potuto, ho smesso di offrire il servizio.

Poi negli anni mi è capitato di conoscere vari interpreti laureati e regolarmente iscritti al loro albo professionale, i quali mi hanno spiegato varie cose, ad es. che non è quasi mai accettato che tu interpreti DA la tua madrelingua in un'altra; e che nonostante quanto l'interprete professionista sia altamente laureato e iscritto all'albo, rimane comunque "generico" nei riguardi della terminologia specifica ad ogni disciplina o campo di discussione, ragion per cui ben prima di ogni impegno di lavoro occorre fare una vasta ricerca e prepararsi al compito, nella sicurezza di non inciampare mai.

Facendo seguito alle osservazioni di Gianluca: se è la tua intenzione specializzarti in cinese (att. dovrebbe essere mandarino non cantonese) il tuo tempo non sarebbe speso meglio studiando e lavorando nella stessa Cina, ad es. presso questi istituti?

http://www.est-translationstudies.org/resources/tti/china.html

[Edited at 2016-12-29 12:17 GMT]


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Serena Basili  Identity Verified
Belgium
Local time: 06:53
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+ ...
UNINT di Roma Dec 29, 2016

È privata, ma ho sentito che è ottima per chi studia interpretariato, fanno moltissima pratica. Una mia amica segue la specialistica lì online dalla sede distaccata di Torino (c'è anche questa possibilità, a quanto pare). Io ho ottenuto il mio master in traduzione tecnica proprio presso la sede di Torino e, se avessi voluto continuare, avrei potuto anche farlo valere come primo anno di laurea specialistica e andare avanti con il secondo presso UNINT, che è l'ente che rilascia il diploma del master che ho seguito e che era fatto molto bene, a mio avviso. Credo anche che offrano cinese, ma dovresti informarti.

[Edited at 2016-12-29 12:18 GMT]


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TeaCup t9n
Local time: 06:53
Italian
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Sono io quella collega! Dec 29, 2016

[quote]Angelica Perrini wrote:

(...)
A questo proposito, interpellando una collega che lavora esattamente nelle combinazioni cinese>italiano e inglese>italiano, lei suggerisce Roma La Sapienza o Venezia. Indubbiamente, la laurea di primo livello non è di per sé sufficiente a garantire la formazione adeguata e andrebbe accompagnata da un lungo soggiorno all'estero e, auspicabilmente, da un master (attualmente, offerto dalla Gregorio VI a Roma e da Venezia).
(...)

Inoltre lavoro anche come insegnante e tutor in corsi di recupero universitari e dalle esperienze dei miei studenti posso assicurarti che nessuna università privata in Italia al momento è in grado di prepararti al mondo del lavoro, non sprecare denaro. Nemmeno quelle pubbliche intendiamoci...l'unico modo per lavorare con la lingua cinese è padroneggiarla alla perfezione, cioè è imperativo studiare in Cina per almeno un anno e mezzo, dopo la propedeutica laurea triennale.

Il mio consiglio è quindi: scegli una triennale che ti serva per gettare le basi e poi parti alla volta della Cina. Non te ne pentirai!
Spero di avert aiutato, contattami se posso aiutarti ancora.



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Valentina99
Italy
TOPIC STARTER
- Dec 29, 2016

Grazie a tutti per le vostre risposte!
cun grazie per avermi raccontato la tua esperienza! Come anche Tom in London ha consigliato, l'ipotesi più valida è quella di studiare in Cina per un periodo di tempo. Adesso sto preparando l'esame dell' HSK 4 corrispondente al livello B1/B2
Nonostante tutti mi dicano che io sia molto fortunata ad aver iniziato lo studio del cinese già al liceo io mi sono posta anche un'altra alternativa... spero possiate chiarirmi un po' le idee. A me il cinese piace anche se richiede molta memoria e precisione sia nella scrittura che oralmente. Il fatto è che nella mia scuola viene approfondito molto di più l'aspetto scritto rispetto a quello orale e quindi non mi sentirei di avventurarmi addirittura nell'interpretazione. Dite che "mi sto fasciando la testa prima di romperla"?
Comunque sto pensando anche alle possibili alternative da sostituire allo studio del cinese, ma non riesco ancora a vederci chiaro.
Qualche consiglio o esperienza a riguardo?

[Modificato alle 2016-12-29 19:09 GMT]


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Franco Rigoni  Identity Verified
Italy
Member (2006)
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Il mercato dell'interpretazione Dec 30, 2016

Ciao Valentina,

Non lavoro con la lingua cinese, ma l'80% del mio fatturato proviene da servizi di interpretazione simultanea/consecutiva e di trattativa, ecco quindi quello che ti posso suggerire:

1. A differenza del traduttore, l'interprete deve essere in grado di lavorare da e verso la propria lingua madre. Se vuoi quindi diventare interprete di cinese devi obbligatoriamente prevedere un soggiorno molto prolungato in Cina (come hanno già suggerito i colleghi);

2. Faccio l'interprete dal 2004 e, per quanto riguarda la lingua cinese, non ho mai visto cabine di simultanea. Solitamente, anche nei congressi internazionali plurilingue, si vedono le seguenti lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. E' una cosa da tenere in considerazione, perchè rischi di investire tanto tempo e denaro e non avere un riscontro economico a breve termine. Io direi: - Cinese OK, ma affiancaci anche l'inglese!

3. Ho parlato con vari project manager di agenzie con sede in Italia. Si dice che il cinese sia la lingua del futuro, ma al momento le lingue che fanno da leone sono ancora l'inglese e il tedesco (il cinese è molto di nicchia);

4. Anni fa ho incontrato una collega che aveva fatto la triennale a Treviso e la specialistica a Trieste di cinese, ma se ben ricordo mi aveva detto che si faceva solo consecutiva e non simultanea. Da un punto di vista lavorativo, faceva pochi servizi di interpretazione (esclusivamente di trattativa) di cinese, proprio per una mancanza di mercato;

5. Alcuni colleghi dicono che una laurea specifica nel settore non è necessaria per diventare interpreti e che lo si può diventare semplicemente con l'esperienza. Non sono d'accordo: ci sono varie tecniche da apprendere e puoi farlo solo in una scuola per interpreti e traduttori. Aggiungo che ogni tanto capita di lavorare con colleghi improvvisati (senza quindi la formazione specifica in interpretazione) e non è affatto piacevole (né per il cliente, né per te). Le agenzie in Italia magari non ti chiedono di presentare la copia della laurea, si fidano di quello che scrivi nel tuo CV, ma la formazione presso una scuola interpreti è assolutamente d'obbligo. E' poi vero che tante cose le apprenderai direttamente sul campo;

6. Aggiungo che anche gli interpreti hanno campi di specializzazione, dettati per lo più da quello che richiede il mercato della zona dove vivono;

7. Infine ricordati che è una professione abbastanza a cerchio chiuso, si tende a lavorare sempre con gli stessi colleghi perchè si ha il bisogno di fidarsi totalmente dell'altro.

Spero di esserti stato utile.


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Valentina99
Italy
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Inglese ovvio Dec 30, 2016

Sono completamente d'accordo con te Franco Rigoni, ti ringrazio per la tua risposta. Ovviamente nella mia combinazione ci sarà l'inglese.
Con il cinese è un po' un salto nel vuoto secondo me... potrebbe andarmi bene come anche no. E quello che assolutamente non vorrei è perdere tempo ed energie a studiare una lingua che non mi darebbe risvolti positivi sul lavoro. D'altro canto però, dopo aver studiato cinese per 5 anni (quando mi diplomerò) mi sembrerebbe davvero "brutto" abbandonarlo.


[Modificato alle 2016-12-30 11:08 GMT]


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Angelica Perrini  Identity Verified
Local time: 06:53
Member (2005)
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Sottoscrivo Dec 30, 2016

Franco Rigoni wrote:

5. Alcuni colleghi dicono che una laurea specifica nel settore non è necessaria per diventare interpreti e che lo si può diventare semplicemente con l'esperienza. Non sono d'accordo: ci sono varie tecniche da apprendere e puoi farlo solo in una scuola per interpreti e traduttori. Aggiungo che ogni tanto capita di lavorare con colleghi improvvisati (senza quindi la formazione specifica in interpretazione) e non è affatto piacevole (né per il cliente, né per te). Le agenzie in Italia magari non ti chiedono di presentare la copia della laurea, si fidano di quello che scrivi nel tuo CV, ma la formazione presso una scuola interpreti è assolutamente d'obbligo. E' poi vero che tante cose le apprenderai direttamente sul campo;

6. Aggiungo che anche gli interpreti hanno campi di specializzazione, dettati per lo più da quello che richiede il mercato della zona dove vivono;

7. Infine ricordati che è una professione abbastanza a cerchio chiuso, si tende a lavorare sempre con gli stessi colleghi perchè si ha il bisogno di fidarsi totalmente dell'altro.



Non esercito come interprete, ma ho studiato interpretariato anch'io e conosciuto tanti colleghi interpreti.
Sottoscrivo in pieno quanto scritto qui da Franco.


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Ilaria Feltre  Identity Verified
Malta
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Member
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Prendi e vai! :) Dec 30, 2016

Ciao Valentina,

Mi aggrego al coro di colleghi che ti hanno suggerito di andare in Cina, se hai intenzione di utilizzare il cinese come lingua lavorativa.

Quando avevo la tua età avevo il tuo stesso sogno, e devo dirti che non c'è niente di più bello che realizzarlo!

Io ho scelto un percorso un po' diverso: sono andata all'estero subito dopo il liceo e prima dell'università (che ho poi finito per fare all'estero), visto che non avevo la possibilità di fare il corso universitario che desideravo.

Chiaro, è stato difficile, ma mi sono resa conto che il tempo trascorso in un paese anglofono (la mia passione era l'inglese) mi ha aiutato a ottenere un'ottima padronanza della lingua, e su questa base ho poi impostato i miei studi.

Studiare con un paio di annetti in più mi ha aiutato ad apprezzare di più quello che imparavo, e la preparazione linguistica che avevo acquisito nella "vita vera" (abbinata a quella di vari corsi di lingua che ho frequentato) mi ha dato una marcia in più.

Essenziale per un interprete è non solo conoscere la lingua come le proprie tasche, ma anche la cultura, la mentalità e il background storico e sociale del o dei paesi che la parlano, per questo sì, appena puoi e quando sei pronta vai, viaggia... E in Cina vivici, lavoraci, escici, facci corsi di lingua e non, conosci gente e magari innamorati pure

Se prima o dopo la laurea, sta a te.

Essere in un paese nuovo e impararne non solo la lingua ma la "vita" è difficile e meraviglioso.

Segui i tuoi sogni, abbinali a duro lavoro e preparazione, e vedrai che potrai realizzarli.

In bocca al lupo e un giorno facci sapere!

Ilaria


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Valentina99
Italy
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Con un obiettivo è tutti più facile Dec 30, 2016

Grazie Angelica per il tuo intervento.
Grazie Ilaria, è quello che mi ripeto ogni giorno. Avendo un obiettivo, un sogno, l'impegno e il lavoro assumono un altro aspetto. Io personalmente prendo tutto come un'opportunità... quindi non vedo l'ora di diplomarmi e cominciare a vivere in modo "indipendente" da qualche parte in Italia o nel mondo!
Grazie a tutti per le vostre risposte e la vostra disponibilità


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smarinella  Identity Verified
Italy
Local time: 06:53
Member (2004)
German to Italian
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i miei due cent Jan 3

anch'io ti consiglierei, dopo la laurea triennale (scegliendo cinese come prima lingua...potresti porendere i nconsiderazione anche l'Orientale di Napoli, a proposito), di passare un paio di anni (almeno) in Cina e di puntare tutte le tue carte sul cinese...

Conosco diversi giovani che vivono in Cina da alcuni anni, chi studia soltanto all'università, chi si mantiene insegnando italiano (in una università di provincia) o lavorando in qualche azienda...con la prospettiva, certo, di rientrare in Italia e di sfruttare il cinese sia per lavorare nel turismo, sia per entrare in un'azienda sia per lavorare come traduttore e/o interprete.

Ha ragione chi ti ha detto che la passione non basta, servono grande determinazione (anche solo per vivere in Cina, non credere che sia una passeggiata!) e tanta tanta costanza!

auguri


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