Partita IVA per traduzione audiovisiva
Thread poster: EleonoraP

EleonoraP
Italy
Feb 17, 2017

Salve a tutti,
sono una traduttrice/adattatrice e mi trovo alle prese con un garbuglio di dubbi e incertezze fiscali che non so proprio come sbrogliare.

Lavoro per diversi studi di doppiaggio e finora ho fatturato solo ed esclusivamente con ritenuta d’acconto, metodo che come sapete presenta l’antipatico limite dei 5.000 euro di imponibile annuo, cifra che chiunque voglia svolgere questa professione a tempo pieno deve naturalmente augurarsi di superare.

Ora, posto che il mio giro di incarichi mi porta sistematicamente al di sopra di questa soglia, mi sono rivolta a diversi commercialisti per valutare il da farsi e nonostante qualche divergenza di opinione sembrerebbero tutti concordi nel sentenziare che l’unica soluzione possibile sarebbe l’apertura di una partita IVA a regime forfettario. Quello su cui, ahimè, nessuno è riuscito a fare chiarezza è però l’effettiva sostenibilità di una scelta simile in un ambiente in cui comunque i compensi sono piuttosto bassi. Ed è qui che chiedo aiuto ai colleghi che già usufruiscono di questo regime o che magari sono solo più esperti della sottoscritta: il mio guadagno annuo lordo con ritenuta d’acconto si aggira intorno ai 10-11.000 euro, lavorando a ritmi follemente serrati aggiungerei, secondo voi sarebbe ipotizzabile intraprendere questa strada?

Scusate la domanda da un milione di dollari e i toni vagamente disperati, ma davvero non so più che pesci prendere. Amo il mio lavoro, ma prima di fare un passo così importante vorrei sapere che quel lavoro potrà anche darmi da vivere e che non vedrò la maggior parte dei ricavi svanire in tasse e contributi per restare con un pugno di mosche.

Grazie infinite a chi troverà il tempo di consigliarmi.
Buon lavoro a tutti,
Eleonora


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Giuseppe C.  Identity Verified
Italy
Local time: 23:15
Member
English to Italian
Non hai scelta Feb 17, 2017

Il commercialista ti ha consigliato egregiamente.

Superando i 5000 Euro annui devi comunque adeguarti alla legislazione vigente. Dato il fatturato da te previsto, la scelta più conveniente è il regime forfettario. Superando la soglia del lavoro occasionale, sono dovuti i contributi previdenziali, che tu apra o meno la partita IVA.
Con la partita IVA e il regime forfetario, i committenti non dovranno più versare la ritenuta d'acconto.
Per quanto riguarda il tuo futuro lavorativo, spetta a te invece valutare le prospettive del tuo settore e scegliere.

Buob lavoro,

Giuseppe

EleonoraP wrote:

Salve a tutti,
sono una traduttrice/adattatrice e mi trovo alle prese con un garbuglio di dubbi e incertezze fiscali che non so proprio come sbrogliare.

Lavoro per diversi studi di doppiaggio e finora ho fatturato solo ed esclusivamente con ritenuta d’acconto, metodo che come sapete presenta l’antipatico limite dei 5.000 euro di imponibile annuo, cifra che chiunque voglia svolgere questa professione a tempo pieno deve naturalmente augurarsi di superare.

Ora, posto che il mio giro di incarichi mi porta sistematicamente al di sopra di questa soglia, mi sono rivolta a diversi commercialisti per valutare il da farsi e nonostante qualche divergenza di opinione sembrerebbero tutti concordi nel sentenziare che l’unica soluzione possibile sarebbe l’apertura di una partita IVA a regime forfettario. Quello su cui, ahimè, nessuno è riuscito a fare chiarezza è però l’effettiva sostenibilità di una scelta simile in un ambiente in cui comunque i compensi sono piuttosto bassi. Ed è qui che chiedo aiuto ai colleghi che già usufruiscono di questo regime o che magari sono solo più esperti della sottoscritta: il mio guadagno annuo lordo con ritenuta d’acconto si aggira intorno ai 10-11.000 euro, lavorando a ritmi follemente serrati aggiungerei, secondo voi sarebbe ipotizzabile intraprendere questa strada?

Scusate la domanda da un milione di dollari e i toni vagamente disperati, ma davvero non so più che pesci prendere. Amo il mio lavoro, ma prima di fare un passo così importante vorrei sapere che quel lavoro potrà anche darmi da vivere e che non vedrò la maggior parte dei ricavi svanire in tasse e contributi per restare con un pugno di mosche.

Grazie infinite a chi troverà il tempo di consigliarmi.
Buon lavoro a tutti,
Eleonora


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Mayumi Sasao  Identity Verified
Italy
Local time: 23:15
Member (2008)
Italian to Japanese
+ ...
cessione di opere dell'ingegno Feb 17, 2017

Penso che si può chiedere compensi per la cessione di opere dell'ingegno come lo fanno traduttori di libri senza apeire una partita iva. Per esempio è spiegato qui: https://www.forexinfo.it/Contratto-di-cessione-dei-diritti-d-autore-che-cos-e-come-funziona-e-quale
Siccome non è considerato come reddito da lavoro, non si pagano nemmeno i contributi INPS. Io ho personalmente una partita iva e pago i controbuti INPS per avere una pensione oltre per il fatto che è obbligatorio, ma a seconda del tipo di traduzione, utilizzo questa forma che prevede una deduzione forfettaria.

Mayumi

[Edited at 2017-02-17 20:04 GMT]


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Christel Zipfel  Identity Verified
Member (2004)
Italian to German
+ ...
Diritti d'autore Feb 17, 2017

Secondo me, come dice Mayumi, nel tuo caso i presupposti per lavorare nel regime dei diritti d'autore ci stanno, essendo la traduzione dei dialoghi considerata un'opera d'ingegno.

Ecco alcuni documenti per un primo approccio all'argomento:

http://www.lanotadeltraduttore.it/diritto_dautore_traduttore2.htm

https://dirittodautore.it/la-guida-al-diritto-dautore/loggetto-del-diritto-dautore/le-opere-dellarte-cinematografica/

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwj3ic70gJjSAhVEzRQKHa6HCMAQFgg1MAM&url=https://wall.rettorato.unito.it/incubatore/Seminari/2003_2004/siae.pdf&usg=AFQjCNFVU48x5UT0qDN05ADXKrBG5ehyGg&bvm=bv.147448319,d.d24
Troverai sicuramente tantissimo altro materiale.

Informati bene - non avresti bisogno della partita IVA, non dovresti versare gli esosi contributi alla gestione separata e avresti dei vantaggi anche dal punto di vista fiscale.

In bocca al lupo!


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Eleonora_P  Identity Verified
Italy
Local time: 23:15
Member (2012)
English to Italian
+ ...
Lavoro nel doppiaggio Feb 19, 2017

Ciao omonima!icon_smile.gif

Come te, lavoro anche io nel doppiaggio e non posso che confermarti quello che hanno detto gli altri.
Partita IVA sì, ma traduzione come opera d'ingegno, purtroppo, no.
Quindi, sia che tu ti occupi di traduzioni - e intendo documentari (compreso anche il simil sync), film, serie tv, ecc. - che di adattamenti veri e propri, emetterai una normale fattura nel tuo regime.
L'unica cosa che cambia è, ovviamente, il compenso: le traduzioni, come ben saprai, sono pagate una miseria e le tariffe sono decise a priori dalle società, mentre per gli adattamenti si fa riferimento al CCNL del doppiaggio.
Spero di esserti stata d'aiuto.icon_smile.gif


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EleonoraP
Italy
TOPIC STARTER
Grazie Feb 20, 2017

Grazie di cuore a tutti anche solo per avermi dedicato il tempo di una risposta. Farò tesoro dei preziosi consigli e mi informerò dove necessario.

Per quanto riguarda i compensi nel mio caso di rulli, come vuole il CCNL, non si è mai parlato. Mi occupo principalmente di documentari e reality in simil sync da consegnare tradotti e adattati e ho sempre percepito la tariffa stabilita dalle società, nello specifico 4,50 euro lordi al minuto di video, da qui il timore di non riuscire a sostenere i costi della partita IVA…

Crepi il lupo comunque, grazie ancora!


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Federica Peyronel
Italy
Local time: 23:15
French to Italian
+ ...
come hai risolto Eleonora? Dec 7, 2017

Ciao Eleonora,
sto muovendo i miei primi passi nel campo e mi trovo a dover decidere se emettere le notule in italia o in Francia.
Mi chiedevo quindi quale soluzione avessi trovato, e se effettivamente l'adattamento di dialoghi potesse essere assimilato alla traduzione di opere letterarie con diritto d'autore (quindi senza limite dei 5000€).
Inoltre mi chiedevo se questo valesse anche per i soli sottotitoli oppure no.

Grazie in anticipo a tutte/iicon_smile.gif


Federica


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