La forma di cortesia nella corrispondenza con i clienti
Thread poster: Fabio Scaliti

Fabio Scaliti  Identity Verified
Italy
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Jul 11, 2006

Ciao a tutti,

oggi pensavo a una cosa: da quando lavoro come traduttore freelance, su ogni prima comunicazione tramite e-mail, telefono, posta ordinaria ecc. ricevuta da potenziali clienti che mi chiedevano preventivi o informazioni sui miei servizi, ci si rivolgeva a me con il nome di battesimo.

"Dear Fabio," .... "Lieber Fabio,...", "Buongiorno Fabio,..." "Guten Tag Fabio...", e via dicendo...

A parte i contatti con alcuni colleghi, nel qual caso mi fa piacere essere messo più o meno sullo stesso piano di altri traduttori più navigati , trovo un po' sminuente rivolgersi a un professionista con tale colloquialità. Io mai mi sognerei di chiamare un cliente con il nome di battesimo, inizialmente almeno e senza sua autorizzazione, né mi presenterei dal medico specialista o dall'avvocato salutandolo con un "Ciao Franco", per dire...

Magari non che mi si rivolga con "Gentile Dott. Scaliti" che fa un po' ridere anche me, ma un "sig. Scaliti", almeno alla prima lettera, mi farebbe piacere...

Lo so, lo so, ho solo 25 miseri anni quindi non incuto quel gran timore reverenziale che può dare un maggior numero di primavere, e forse sono un po' troppo tradizionalista in certi atteggiamenti, ma mi dicano, oh colleghe e colleghi d'ogne età, che ne pensano loro? (qui esagero...)

Saluti,

Fabio


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 21:58
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Nel mio caso Jul 11, 2006

ho notato che sono soprattutto gli inglesi e gli americani a chiamarmi per nome nelle e-mail. Ritrovo la stessa abitudine anche quando faccio interpretariato, quindi penso che sia piuttosto un fatto culturale. A me dà l'impressione che vogliano solo essere amichevoli e mettermi a mio agio. Mi succede molto meno con i clienti francesi e tedeschi, che mi chiamano per cognome. Devo dire che a me non dà alcun fastidio essere chiamata per nome, anzi la cosa mi mette a mio agio, mi fa sorridere mentre scrivo In ogni caso mi sento assolutamente autorizzata a rispondere nello stesso tono amichevole chiamandoli a mia volta per nome.
Molto diversa è la questione quando mi ritrovo a fare interpretariato faccia a faccia con i clienti (italiani) che si sentono autorizzati a darmi del tu, senza che io ovviamente possa ricambiare il trattamento (ti pare che chiamo "Gino" il grande capo?!?!). Vedo comunque con soddisfazione che succede sempre meno (saranno gli anni che passano o il mio sguardo "espressivo"???). Ma questa è un'altra storia...


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Angela_S  Identity Verified
United Kingdom
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Tu è meglio! Jul 11, 2006

A me non da fastidio essere chiamata per nome ... anzi, nei rapporti professionali mi piace il fatto di darsi del tu .. nell'azienda dove lavoro tutti si danno del tu e si chiamano per nome ... anche il gran capo! Invece quando mi danno del "voi" (vous..) o quando mi chiamano Mademoiselle, o PEGGIO Madame.. mi sento vecchia
Cmq la mia azienda va un po' in controtendenza rispetto agli usi e costumi del paese (è un'azienda americana!), perché qui in Francia si tende a utilizzare la forma di cortesia quando non si conoscono bene le persone...anche fra giovani, in ambito lavorativo!


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María José Iglesias  Identity Verified
Italy
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Un fatto culturale Jul 11, 2006

Per me (la maggior parte dei miei clienti sono italiani) è al contrario... Pensa che uno dei miei migliori clienti che con il tempo è diventato un amico, per molti mesi mi scriveva: "Pregiatissima Dottoressa"...

Il dare del lei o del tu o il chiamare una persona per nome senza conoscerla è un fatto culturale... C'è chi eccede un po' (gli italiani hanno in generale un po' di "titolitis", secondo me, e lo dico naturalmente con tutto l'affetto) o chi, come gli spagnoli, peccano per il contrario (sempre o quasi sempre del tu e per nome anche quando è la prima volta che si rivolgono a te).

Per me non è importante che mi chiamino per nome o che antecedano il mio titolo, ma che chi si rivolge a me professionalmente lo faccia con rispetto. C'è chi mi chiama semplicemente María José e poi mi da del lei (questo a volte è una soluzione per "accorciare distanze") o chi, collaborando da molto tempo, mi da semplicemente del tu (ricambiando anch'io).
Devo ammettere che invece non mi piace quando vengo chiamata "signora" e basta... Mi fa sentire lontana dal mio interlocutore... Ma questo, come dico, sicuramente per un fatto culturale. Certo, nel mio caso... oltrepasso la quarantina...
Tutto dipende comunque del tipo di persona che hai davanti (o dall'altra parte dell'e-mail). Io cerco in genere di adattarmi al mio interlocutore e di non metterlo a disagio. L'educazione in questo senso è fondamentale.

[Editado a las 2006-07-11 21:17]


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Maria Antonietta Ricagno  Identity Verified
Local time: 21:58
Member
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sono d'accordo Jul 11, 2006

è un fatto culturale; rivolgersi all'interlocutore con il nome di battesimo non vuol dire non rispettarlo; io preferisco di molto questo tipo di approccio, perchè è più in linea con il mio modo di fare, che non sopporta i falsi formalismi.
Ci sono occasioni in cui noi italiani continuiamo a darci del lei ad oltranza, anche quando si è diventati 'quasi amici' o comunque si tratta di persone che si sono reciprocamente simpatiche, ma magari nessuno ha il 'coraggio' di rompere il ghiaccio.
Ad esempio, io ho un cliente inglese di ben 81 anni - Dio lo salvi!- che è una persona davvero unica e ci rispettiamo moltissimo (compresi scambi di mazzi di fiori nelle occasioni importanti), direi che l'ho quasi adottato non dico come nonno ma quasi, ed io lo chiamo tranquillamente per nome come lui fa con me.
Solo nella sua primissima e-mail mi ha chiamato Mrs. Ricagno, ma era una presentazione formale. Il rispetto si nota da tutto il resto, più che da come ci si chiama.
L'unico mio problema con gli stranieri è farli districare nella mia miriade di nomi: Maria Antonietta Antonella ed infine Anto per tutti, così tagliamo la testa al toro (metaforicamente!!).
ciao a tutti

anto


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Mariella Bonelli  Identity Verified
Local time: 21:58
Member (2004)
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Niente tarallucci e vino Jul 11, 2006

Angela_S wrote:

nell'azienda dove lavoro tutti si danno del tu e si chiamano per nome ... anche il gran capo!


Capisco, anche in Italia ci sono molte aziende con questa tendenza. Se si lavora sempre insieme anche a me verrebbe naturale dare del tu, anche al gran capo. Ma quando dicevo che non amo che si passi subito al tu, mi riferivo ai casi in cui incontro le persone per un solo pomeriggio, ad esempio per un interpretariato. In questi casi per una serie di motivi professionali preferisco che non finisca subito a pacche sulle spalle.


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María José Iglesias  Identity Verified
Italy
Local time: 21:58
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Completamente d'accordo Jul 11, 2006

Mariella Bonelli wrote:
Capisco, anche in Italia ci sono molte aziende con questa tendenza. Se si lavora sempre insieme anche a me verrebbe naturale dare del tu, anche al gran capo. Ma quando dicevo che non amo che si passi subito al tu, mi riferivo ai casi in cui incontro le persone per un solo pomeriggio, ad esempio per un interpretariato. In questi casi per una serie di motivi professionali preferisco che non finisca subito a pacche sulle spalle.

Infatti, anch'io la vedo come te, Mariella. Un conto è lavorare 24 ore su 24 magari da anni con le stesse persone in un ufficio. Una cosa ben diversa è avere un rapporto professionale, magari di alcune ore, con delle persone che non conosci da niente e per i quali la traduttrice (o l'interprete) è magari... "la ragazza". A cui si da del tu sminuendo, quasi, la sua prestazione professionale. Magari ho esagerato, ma questo darebbe fastidio pure a me perché ritengo che quando si contratta un servizio con un cliente nuovo c'è da presupporre una bilateralità delle parti. Se io "devo" dare del lei a questa persona per motivi ovvi è chiaro che il mio interlocutore dovrebbe avere l'educazione di dare del lei anche al fornitore di servizi, proprio perché si tratta di un rapporto formale di lavoro. Non c'è alcuna necessità di pacche sulle spalle, come dici giustamente tu.


[Editado a las 2006-07-11 21:19]


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Raffaella Cornacchini  Identity Verified
Local time: 21:58
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soluzione intermedia Jul 12, 2006

Frequentemente mi interfaccio con le stesse persone con cui si sono sviluppati rapporti, se non di amicizia, quanto meno di familiarità e nel tempo si è trovata una soluzione intermedia del tipo: con i PM che in genere sono miei coetanei ci diamo del tu senza troppi fronzoli. Con i grandi capi, che sono più anziani di me, io uso il "Lei" rivolgendomi a loro come Dott. Pincopallo, Prof. Tiziosempronio ecc., mentre loro mi danno del "Lei" ma chiamandomi per nome ("senta, Raffaella, ce la facciamo ad avere il lavoro per il giorno X?).
Io personalmente ho una certa tendenza al "tu" nei rapporti ripetuti, per cui non sento una diminutio il fatto di essere chiamata per nome.
Effettivamente, però, mi verrebbe da ridere se dovessi interpellare il dentista come "Ascolta, Antonio...".
Raffaella


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Angie Garbarino  Identity Verified
Local time: 21:58
Member (2003)
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Si è un fatto culturale Jul 12, 2006

Sono d'accordo con Mariella, sono sopratutto gli americani e gli Inglesi si.......
mi scrivono HI Angiol........... i francesi, i tedeschi e gli Italiani no, anche a me è capitato "pregiatissima dottoressa" LOL

Tranquillo Fabio non è perchè sei giovane, io non lo sono ma mi scuccede la stessa cosa, poi ovviamente quello che dice Maria José è sacrosanto se ci diamo del tu (parlando di lingue in cui esiste la forma di cortesia) benissimo mi fa piacere, ma deve essere reciproco, ci macherebbe..........

ciao buon lavoro a tutti

Angio


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 21:58
Member (2006)
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Magari mi dessero tutti del tu.... Jul 12, 2006

I miei clienti al primo approccio, spesso per email ma anche per telefono, mi chiamano in genere Dottoressa o Signora Pesce e a me fa un po' ridere.

Appena posso cerco di passare al tu. Il problema delle email è che non sai l'età del tuo interlocutore. Nel tempo ho capito che ormai la maggior parte dei miei interlocutori sono più giovani di me (ho 40 anni) e quindi posso rischiarmi a chiedere "possiamo darci del tu"?.

Scriversi e parlarsi dandosi del tu semplifica i rapporti e ti permette di rendere il tutto meno formale. Ti permette nei rapporti lavorativi di andare anche oltre il semplice lavoro, ma scambiarsi commenti anche su altro. A volte di diventare amici.

Deduco che ai primi approcci mi danno del lei chiamandomi dottoressa perché sono anche presidente della cooperativa di traduttori, e questo mi dà un ruolo sociale diverso dalla libera professionista: molti mi considerano una imprenditrice (wow! ... Bleah!).

Naturalmente preferisco il tu, anche perché darmi del lei implica chiamarmi per cognome... e certo Pesce non è proprio il massimo!

Deve essere un problema anche dei miei clienti, perché quelli che mi danno del lei finiscono spesso per attribuirmi come cognome anziché il mio, il nome della cooperativa (CoSSTA).

Chissà perché?


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Yaotl Altan  Identity Verified
Mexico
Local time: 14:58
Member (2006)
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Culturale Jul 12, 2006

Fabio Scaliti wrote:


Magari non che mi si rivolga con "Gentile Dott. Scaliti" che fa un po' ridere anche me, ma un "sig. Scaliti", almeno alla prima lettera, mi farebbe piacere...

Lo so, lo so, ho solo 25 miseri anni quindi non incuto quel gran timore reverenziale che può dare un maggior numero di primavere, e forse sono un po' troppo tradizionalista in certi atteggiamenti, ma mi dicano, oh colleghe e colleghi d'ogne età, che ne pensano loro? (qui esagero...)

Saluti,

Fabio


Sí, esageri ma anche è una situazione culturale e a volte personale.

I bambini in Colombia si parlano di Lei e si fanno chiamare "Dottore". Ma come questi pezzi di...umanità hanno vinto 6 anni d'universitá e forse un po di più? "Oiga, Doctor, venga para acá por favor" (Guarda, Dottore, venga subito prego"). È una tradizione che si rimonta fino non so quando ma continua ad essere utilizzata dai giovani.
Curiosamente uno usa il TU quando ha molta confianza o familiarità e il LEI quando si vuole essere "formale". Ma in Colombia é al contrario.

Credo que la questione importante qui è fare più contratti.

Ma sei ancora Fabio, maschile. Un'uomo e forse qualche giorno, padre e/o amante d'una bella ragazza.

Pazzesco mi sembra ascoltare una voce al telefono che vuole parlare con la "Signorina Yaotl". Forse un giorno chiederanno alla "Dottoressa Yaotl".

"Possiamo darci del tu"? Certamente è una domanda commune. DOVRESTI è la mia risposta. Attualmente uso il TU con le colleghe di lavoro, un mezzo basicamente femminile. Il rango di età e 23 - 40 anni.

Ciao, Dottore Scaliti jajajajaja


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Marie-Hélène Hayles  Identity Verified
Local time: 21:58
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Il tu o il lei non mi importa molto, ma... Jul 13, 2006

quello che non supporto e' quando la gente, specie se sconosciuta a me, osa ad accorciare il mio nome! Mi manda in tilt.
Per esempio ho ricevuto un'email l'altro giorno da qualche nuova impiegata ad un'agenzia che conosco. Ha cominciato "Cara Helen"... GGGGRRRRRRRRRR!

Marie-Hélène (tutte e due parti grazie, e non dimenticare l'acca o l'e finale! O se e' troppo difficile, accetto anche MH)

[Edited at 2006-07-13 14:08]


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Gisella Germani Mazzi
Switzerland
Local time: 21:58
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concordo... Jul 16, 2006

Concordo, non è dando del "tu" o del "Lei" che si dimostra rispetto verso la persona (con molti clienti ci diamo del tu, sempre con grande rispetto e cordialità), anche se in alcuni casi la "bilateralità" viene a mancare, magari proprio durante gli interpretariati, con persone che non si sono mai viste... Devo dire che a me è capitato soltanto 2 volte: è bastato uno sguardo da "kendoka" e sottolineare il "Lei" con cui mi rivolgevo all'interlocutore per rimettere a posto le cose!


María José Iglesias wrote:

Un conto è lavorare 24 ore su 24 magari da anni con le stesse persone in un ufficio. Una cosa ben diversa è avere un rapporto professionale, magari di alcune ore, con delle persone che non conosci da niente e per i quali la traduttrice (o l'interprete) è magari... "la ragazza". A cui si da del tu sminuendo, quasi, la sua prestazione professionale. Magari ho esagerato, ma questo darebbe fastidio pure a me perché ritengo che quando si contratta un servizio con un cliente nuovo c'è da presupporre una bilateralità delle parti. Se io "devo" dare del lei a questa persona per motivi ovvi è chiaro che il mio interlocutore dovrebbe avere l'educazione di dare del lei anche al fornitore di servizi, proprio perché si tratta di un rapporto formale di lavoro.


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