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Insegnante e traduttore
Thread poster: Giuseppina Gatta, MA (Hons)

Giuseppina Gatta, MA (Hons)
Member (2005)
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Jul 24, 2006

Ho appena ricevuto la notizia della mia nomina a insegnante di tedesco in un istituto superiore, e sono ancora un po' confusa.
Vorrei chiedere ai colleghi che sono insegnanti e traduttori di parlare un po' della loro esperienza nella scuola pubblica.
Mi aiuterebbe a decidere in un modo o nell'altro
grazie
Giusi


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Raffaella Cornacchini  Identity Verified
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brava e congratulazioni! Jul 24, 2006

Io ho l'abilitazione ma non insegno. Ho in compenso tanti amici insegnanti e ti rammento che puoi optare anche per un part time a 9 ore a settimana, che non ti impegna tanto (se non ti hanno mandato all'altro capo della regione) e ti consente di tenere un piede in due scarpe, sicché, se decidi di prenderti la vita con relax ti puoi mettere full time e rinunciare alla traduzione, oppure puoi continuare fare l'uno e l'altro (tra l'altro, come diritto d'autore, il tuo cervello può produrre a dismisura pure per lo Stato italiano, sicché non credo che ci siano problemi di incompatibilità).

Raffaella


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María José Iglesias  Identity Verified
Italy
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Per me si sono rivelate incompatibili Jul 25, 2006

Giuseppina Gatta wrote:

Ho appena ricevuto la notizia della mia nomina a insegnante di tedesco in un istituto superiore, e sono ancora un po' confusa.
Vorrei chiedere ai colleghi che sono insegnanti e traduttori di parlare un po' della loro esperienza nella scuola pubblica.
Mi aiuterebbe a decidere in un modo o nell'altro
grazie
Giusi



Ciao Giusi! Complimenti per la tua nomina!

Quando qualche anno fa sono "rientrata" nella professione dopo una pausa parecchio lunga al seguito della mia ultima maternità, ho insegnato per un periodo sia nella scuola pubblica (come "esperto" nei laboratori di spagnolo) sia nella privata, sempre come insegnante della mia lingua. E' stata una bella esperienza soprattutto a livello di "comunicazione"; in quel momento mi ha fatto bene un po' più di contatto umano. L'esperienza mi ha gratificato parecchio ma dopo poco, per motivi pratici, ho dovuto rinunciarci perché non riuscivo a stare dietro ad entrambe le cose.

Ho anche un'amica, traduttrice pure lei, laureata in giurisprudenza e anche in traduzione e interpretazione, che quest'anno ha iniziato a lavorare come insegnante all'Università. Praticamente non ha più tempo per tradurre perché il lavoro come insegnante le prende una buona fetta di ore al giorno: non è solo il tempo che trascorri fuori casa ma il tempo che devi dedicare dopo a prepararti, alla ricerca di materiale, alla programmazione, a correggere, per non parlare poi delle riunioni, dei colloqui... Per me le due cose si sono manifestate assolutamente incompatibili (infatti sono due professioni ben diverse e per me è stato soltanto un alto nel camino in un momento ben preciso) ma tutto dipende anche dal volume di lavoro di ciascuno e dalla propria organizzazione.

Per quanto riguarda l'aspetto economico, posso dire che si guadagna molto di più nel campo delle traduzioni (a me risulta così) e si perde molto meno tempo.

Questa è la mia esperienza.


[Editado a las 2006-07-25 08:15]


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Daniele Martoglio  Identity Verified
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La mia esperienza (però NON scuola pubblica e NON in Italia) Jul 25, 2006

Giusi,

io all'inizio in Polonia ho lavorato come insegnante di Italiano, in una scuola privata di lingue. TEORICAMENTE quindi il massimo della motivazione da parte degli studenti (20-40enni, gente che pagava per il corso con i propri soldi, non con quelli di mamma...).

Ebbene, ho resistito fino al secondo anno e poi ho rinunciato.

All'inizio mi sono divertito moltissimo. Le mie lezioni erano teatrali, mi sembra di condurre uno show televisivo. Almeno un 5% del tempo della lezione erano risate pure. E li facevo lavorare sodo, e privilegiavo un mio percorso didattico ad hoc per gente che viene dal mondo slavo (quindi "l'articolo questo sconosciuto") a differenza del manuale (IMPOSTO!) che liquidava articoli e generi nella prima mezza lezione, magari torturando i polacchi con ripetizioni nauseanti sulla coniugazione dei verbi (cosa GIA NATURALE per loro, mica sono inglesi). Insomma ci ho investito tempo, passione, avevo raccolto tanto materiale, preparato materiale...

Perchè ho smesso?

Il problema principale era la RIPETITIVITA'. Quando il secondo anno di insegnamento mi sono trovato quelli che iniziavano adesso, e bisognava iniziare da zero.. Per quanto mi sforzavo di inventare cose nuove.. alla fine si RIPETEVA.

Conosco una donna che insegna inglese in Polonia e lei si ammazza di lavoro per non ripetere quasi mai. Certo, forse le lezioni sono poi per lei meno noiose (gli studenti non se ne accorgono, che ne sanno se tu le stesse cose le hai già fatte con un'altro?). Ma valeva la pena per lei lavorando ad esempio 20 ore a settimana a scuola, perderne altre 10-15 a casa (non pagate) per prepararsi?

Alla fine la tentazione di riusare le cose preparate, magari da te, magari preparate con cura, amore e intelligenza, vince. La tua pigrizia è felice, e il tuo cervello inizia a soffrire.

Ci sono persone che hanno MENO problemi con la ripetitività. Adesso se volete potete lapidarmi, ma la verità è questa: le persone TROPPO intelligenti soffrono a ripetere le stesse cose. Invece più la persona è "semplice" più la ripetitività è elemento rassicurante.

Una mia cara amica raccontava di aver sentito che le persone più adatte a posare le mattonelle (grosso business in Polonia, perchè in tutte le case costruite prima del 1990 non c'erano mattonelle, e ora chi se le può permettere le fa mettere, invece di avere il bagno con le pareti a INTONACO e il pavimento in LINOLEUM) sono proprio i disabili mentali con lieve grado di disabilità. Abbastanza "intelligenti" per posarle bene, ma non così intelligenti da annoiarsi.

Ecco, con l'insegnamento è la stessa cosa. Tutte le volte che ho conosciuto una donna che lavorava (in maniera ormai stabile, come scelta di vita) come insegnante, anche a livello discreto, il suo livello intellettuale si trovava in un certo range. Al di sotto sarebbe stata troppo "semplice" per essere presa a insegnare, al di sopra troppo intelligente per non annoiarsi.

Questa è la mia esperienza. Considerato che l'intelligenza è una caratteristica genetica, quindi non c'è nè da vergognarsi per il fatto di essere "semplici", nè da attribuire il fatto di essere intelligenti ad un qualche proprio merito, direi che la risposta la si trova nelle proprie caratteristiche personali.

Tra l'altro condivido la considerazione di María José:

María José Iglesias wrote:
Per quanto riguarda l'aspetto economico, posso dire che si guadagna molto di più nel campo delle traduzioni (a me risulta così) e si perde molto meno tempo.


Questa è l'esperienza di María José e mia.

E si unisce perfettamente a quello che ho detto prima.

Logicamente:
- il lavoro di insegnante è pagato a ORE
- il lavoro di traduttore è pagato a LAVORO PRODOTTO


Se una persona è più semplice lavora a velocità "normale", e la retribuzione come traduttore è comparabile a quella come insegnante. Però nell'insegnamento c'è meno il rischio di incontrare DIFFICOLTA' che preoccupano la persona semplice.

Se una persona è più intelligente lavora a velocità maggiore della velocità normale, e la retribuzione come traduttore è maggiore di quella come insegnante. Inoltre nella professione di traduttore c'è la possibilità di incontrare SFIDE che stimolano la persona intelligente.

DIFFICOLTA' e SFIDA si riferiscono allo stesso fenomeno, osservato da due punti di vista.

Chiaramente "semplice" e "intelligente" non sono 0/1. In mezzo c'è una gradazione infinita. Ho scritto questo intervento calcando i due estremi, per spiegare meglio la situazione. Questa è la mia esperienza che condivido per aiutare nella riflessione.

Daniele

[Edited at 2006-07-25 10:11]


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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E la pensione? Jul 25, 2006

D'accordo, sottoscrivo. Molti insegnanti sembrano dei lobotomizzati. Però ...

Lo sapete, no, che versiamo il 19% (di cui il 4% ce lo dà il cliente, se è italiano) di quello che guadagniamo all'INPS e che quando ci daranno la pensione "gestione separata lavoratori parasubordinati" sarà una miseria? Nel 2012, quando andrò in pensione, avrò versato, occhio e croce qualcosa come settantamila euro all'INPS (dati ufficiali INPS per il periodo 1996-2004; mia stima per gli anni dal 2005 al 2011/12) e riceverò una pensione di qualche centinaia di euro.
Meditate, gente, meditate

Sto parlando per l'Italia, ovviamente, ossia per chi risiede (fiscalmente) in Italia.

Daniele Martoglio wrote:

Giusi,

io all'inizio in Polonia ho lavorato come insegnante di Italiano, in una scuola privata di lingue. TEORICAMENTE quindi il massimo della motivazione da parte degli studenti (20-40enni, gente che pagava per il corso con i propri soldi, non con quelli di mamma...).

Ebbene, ho resistito fino al secondo anno e poi ho rinunciato.

All'inizio mi sono divertito moltissimo. Le mie lezioni erano teatrali, mi sembra di condurre uno show televisivo. Almeno un 5% del tempo della lezione erano risate pure. E li facevo lavorare sodo, e privilegiavo un mio percorso didattico ad hoc per gente che viene dal mondo slavo (quindi "l'articolo questo sconosciuto") a differenza del manuale (IMPOSTO!) che liquidava articoli e generi nella prima mezza lezione, magari torturando i polacchi con ripetizioni nauseanti sulla coniugazione dei verbi (cosa GIA NATURALE per loro, mica sono inglesi). Insomma ci ho investito tempo, passione, avevo raccolto tanto materiale, preparato materiale...

Perchè ho smesso?

Il problema principale era la RIPETITIVITA'. Quando il secondo anno di insegnamento mi sono trovato quelli che iniziavano adesso, e bisognava iniziare da zero.. Per quanto mi sforzavo di inventare cose nuove.. alla fine si RIPETEVA.

Conosco una donna che insegna inglese in Polonia e lei si ammazza di lavoro per non ripetere quasi mai. Certo, forse le lezioni sono poi per lei meno noiose (gli studenti non se ne accorgono, che ne sanno se tu le stesse cose le hai già fatte con un'altro?). Ma valeva la pena per lei lavorando ad esempio 20 ore a settimana a scuola, perderne altre 10-15 a casa (non pagate) per prepararsi?

Alla fine la tentazione di riusare le cose preparate, magari da te, magari preparate con cura, amore e intelligenza, vince. La tua pigrizia è felice, e il tuo cervello inizia a soffrire.

Ci sono persone che hanno MENO problemi con la ripetitività. Adesso se volete potete lapidarmi, ma la verità è questa: le persone TROPPO intelligenti soffrono a ripetere le stesse cose. Invece più la persona è "semplice" più la ripetitività è elemento rassicurante.

Una mia cara amica raccontava di aver sentito che le persone più adatte a posare le mattonelle (grosso business in Polonia, perchè in tutte le case costruite prima del 1990 non c'erano mattonelle, e ora chi se le può permettere le fa mettere, invece di avere il bagno con le pareti a INTONACO e il pavimento in LINOLEUM) sono proprio i disabili mentali con lieve grado di disabilità. Abbastanza "intelligenti" per posarle bene, ma non così intelligenti da annoiarsi.

Ecco, con l'insegnamento è la stessa cosa. Tutte le volte che ho conosciuto una donna che lavorava (in maniera ormai stabile, come scelta di vita) come insegnante, anche a livello discreto, il suo livello intellettuale si trovava in un certo range. Al di sotto sarebbe stata troppo "semplice" per essere presa a insegnare, al di sopra troppo intelligente per non annoiarsi.

Questa è la mia esperienza. Considerato che l'intelligenza è una caratteristica genetica, quindi non c'è nè da vergognarsi per il fatto di essere "semplici", nè da attribuire il fatto di essere intelligenti ad un qualche proprio merito, direi che la risposta la si trova nelle proprie caratteristiche personali.

Tra l'altro condivido la considerazione di María José:

María José Iglesias wrote:
Per quanto riguarda l'aspetto economico, posso dire che si guadagna molto di più nel campo delle traduzioni (a me risulta così) e si perde molto meno tempo.


Questa è l'esperienza di María José e mia.

E si unisce perfettamente a quello che ho detto prima.

Logicamente:
- il lavoro di insegnante è pagato a ORE
- il lavoro di traduttore è pagato a LAVORO PRODOTTO


Se una persona è più semplice lavora a velocità "normale", e la retribuzione come traduttore è comparabile a quella come insegnante. Però nell'insegnamento c'è meno il rischio di incontrare DIFFICOLTA' che preoccupano la persona semplice.

Se una persona è più intelligente lavora a velocità maggiore della velocità normale, e la retribuzione come traduttore è maggiore di quella come insegnante. Inoltre nella professione di traduttore c'è la possibilità di incontrare SFIDE che stimolano la persona intelligente.

DIFFICOLTA' e SFIDA si riferiscono allo stesso fenomeno, osservato da due punti di vista.

Chiaramente "semplice" e "intelligente" non sono 0/1. In mezzo c'è una gradazione infinita. Ho scritto questo intervento calcando i due estremi, per spiegare meglio la situazione. Questa è la mia esperienza che condivido per aiutare nella riflessione.

Daniele

[Edited at 2006-07-25 10:11]


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Giuseppina Gatta, MA (Hons)
Member (2005)
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TOPIC STARTER
Condivido... Jul 25, 2006

...l'esperienza di Daniele, che ho avuto anche io, molto simile, in Germania. Non ho avuto il tempo di annoiarmi perché ho insegnato per circa 2 anni, dopo di che sono tornata in Italia, ma capisco benissimo cosa intende.

L'idea di tornare a scuola, seppur dall'altro lato della classe, non mi entusiasma per niente, né mi entusiasma avere a che fare con orde di adolescenti completamente disinteressati allo studio, strutture fatiscenti e disorganizzazione, (almeno questa è l'idea che mi sono fatta da lontano della scuola di oggi), ma d'altro canto se rifiutassi mi sembrerebbe di aver buttato via tanti anni di studio, più la fatica dell'esame, ecc.

Sono consapevolissima del fatto che un traduttore guadagna sicuramente più di un insegnante, ma sicuramente lavora anche molto di più. Mio figlio grande (adolescente), vedendomi lavorare tante ore al giorno continua a ripetermi: Ma perché non fai l'insegnante? Quelli non fanno niente dalla mattina alla sera, anche io da grande voglio fare l'insegnante...

Per non parlare del fatto che c'è un sacco di gente che darebbe un occhio per avere il mio posto, e molti qui in giro mi trattano come qualcuno che abbia vinto alla lotteria, e mi prendono per pazza quando dico che la cosa non mi entusiasma più di tanto (e non oso neanche riferire le mie idee sulla scuola in generale...)

Insomma, alla fine non mi resta che provare per qualche tempo e vedere che succede.


grazie a tutt*
Giusi


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Daniele Martoglio  Identity Verified
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Solo una piccola cosa sul "quanto si lavora"... Jul 25, 2006

Giuseppina Gatta wrote:
Sono consapevolissima del fatto che un traduttore guadagna sicuramente più di un insegnante, ma sicuramente lavora anche molto di più. Mio figlio grande (adolescente), vedendomi lavorare tante ore al giorno continua a ripetermi: Ma perché non fai l'insegnante? Quelli non fanno niente dalla mattina alla sera, anche io da grande voglio fare l'insegnante...


Giusi, ti posso dire che "non fare niente dalla mattina alla sera" ed essere pagati per non fare niente, non è una grande cosa. Io gli ultimi NOVE anni che ho passato in Italia ho fatto lo statale. Ok, "collaboratore tecnico enti di ricerca", come informatico, ambiente diciamo interessante, non un ministero.

Ma in una giornata lavorativa al massimo c'era lavoro per 1-1,5 ore. Allora ho te lo inventavi, o giocavi ad arrivare all'ora di uscire...

Ti sembra una cosa innocua. Ma questo spreco del tempo per una parte significativa del proprio tempo (un giorno ha 24 ore, ma 1/3 dormiamo, e chi è dipendente, metà del tempo da sveglio lo passa al lavoro) comincia a "rodere" il resto della vita. La pigrizia mentale si allarga alle altre 8 ore. Il cervello si rinsecca. E tutto avviene molto, molto lentamente, ma inesorabilmente. Certo questo non riguarda TUTTI i lavori da dipendente, ma in molti lavori, come dice tuo figlio "non si fa niente dalla mattina alla sera"....

Per non parlare del fatto che c'è un sacco di gente che darebbe un occhio per avere il mio posto, e molti qui in giro mi trattano come qualcuno che abbia vinto alla lotteria, e mi prendono per pazza quando dico che la cosa non mi entusiasma più di tanto


E tu cosa pensi che mi hanno detto quando ho detto che lasciavo un lavoro STATALE, di ruolo, a ROMA, LICENZIANDOMI, per andare a vivere all'estero senza nessuna certezza? Se ripenso alle facce che ho visto ancora mi viene da ridere...

Certo, la decisione è tua, ma veramente sono sempre più convinto che non bisogna ascoltare troppo quello che dice "un sacco di gente".

Qui in Polonia "un sacco di gente" dice che Cracovia è bellissima e Varsavia fa schifo. Ora vivo a Varsavia da 2 mesi e sono felicissimo. La città mi piace molto. E' varia, mutevole, stupisce... Però ha una caratteristica: quando la visiti per decidere se andarci sembra brutta. Solo dopo che l'hai scelta, rivela la sua bellezza nascosta. Così succede nella vita con ogni "premio" nascosto dietro ad una scelta coraggiosa...

Daniele

[Edited at 2006-07-25 14:58]


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Maurizio Valente  Identity Verified
Italy
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Vero, Daniele. E c''è anche un altro aspetto ... Jul 25, 2006

... il fatto di immedesimarsi con l'organizzazione per cui si lavora, il senso di appartenenza.

Ovviamente, parlando della scuola, gli obiettivi saranno anche in buona parte condivisibili, a parte talune svolte "revisionistiche" recenti (mi mantengo volutamente nel vago), ma i risultati pratici, ossia la qualità del servizio erogato ai cittadini-studenti e alle loro famiglie, lasciano in genere molto a desiderare. La scuola, la cui importanza è fondamentale per il progresso di una nazione, in Italia è in decadenza, dal dopoguerra a oggi. E chi ci lavora e "crede" nel lavoro che sta facendo ne riceve frustrazione.
Per quello che vale, dato che parlo da "outsider".

Daniele Martoglio wrote:

Giuseppina Gatta wrote:
Sono consapevolissima del fatto che un traduttore guadagna sicuramente più di un insegnante, ma sicuramente lavora anche molto di più. Mio figlio grande (adolescente), vedendomi lavorare tante ore al giorno continua a ripetermi: Ma perché non fai l'insegnante? Quelli non fanno niente dalla mattina alla sera, anche io da grande voglio fare l'insegnante...


Giusi, ti posso dire che "non fare niente dalla mattina alla sera" ed essere pagati per non fare niente, non è una grande cosa. Io gli ultimi NOVE anni che ho passato in Italia ho fatto lo statale. Ok, "collaboratore tecnico enti di ricerca", come informatico, ambiente diciamo interessante, non un ministero.

Ma in una giornata lavorativa al massimo c'era lavoro per 1-1,5 ore. Allora ho te lo inventavi, o giocavi ad arrivare all'ora di uscire...

Ti sembra una cosa innocua. Ma questo spreco del tempo per una parte significativa del proprio tempo (un giorno ha 24 ore, ma 1/3 dormiamo, e chi è dipendente, metà del tempo da sveglio lo passa al lavoro) comincia a "rodere" il resto della vita. La pigrizia mentale si allarga alle altre 8 ore. Il cervello si rinsecca. E tutto avviene molto, molto lentamente, ma inesorabilmente. Certo questo non riguarda TUTTI i lavori da dipendente, ma in molti lavori, come dice tuo figlio "non si fa niente dalla mattina alla sera"....

Per non parlare del fatto che c'è un sacco di gente che darebbe un occhio per avere il mio posto, e molti qui in giro mi trattano come qualcuno che abbia vinto alla lotteria, e mi prendono per pazza quando dico che la cosa non mi entusiasma più di tanto


E tu cosa pensi che mi hanno detto quando ho detto che lasciavo un lavoro STATALE, di ruolo, a ROMA, LICENZIANDOMI, per andare a vivere all'estero senza nessuna certezza? Se ripenso alle facce che ho visto ancora mi viene da ridere...

Certo, la decisione è tua, ma veramente sono sempre più convinto che non bisogna ascoltare troppo quello che dice "un sacco di gente".

Qui in Polonia "un sacco di gente" dice che Cracovia è bellissima e Varsavia fa schifo. Ora vivo a Varsavia da 2 mesi e sono felicissimo. La città mi piace molto. E' varia, mutevole, stupisce... Però ha una caratteristica: quando la visiti per decidere se andarci sembra brutta. Solo dopo che l'hai scelta, rivela la sua bellezza nascosta. Così succede nella vita con ogni "premio" nascosto dietro ad una scelta coraggiosa...

Daniele

[Edited at 2006-07-25 14:58]


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María José Iglesias  Identity Verified
Italy
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Si lavora, eccome! Jul 25, 2006

Io non credo che un insegnante della scuola pubblica non faccia niente dalla mattina alla sera. Può arrivare a lavorare anche tante ore al giorno, oltre a quelle "ufficiali".

Vedi, a me sembra che l'impostazione sia diversa: tutto dipende da quanto ti gratifichi un lavoro. Se passare tante ore davanti al computer e lavorare per te, per la tua propria impresa, ti finisce per logorare perché a volte non c'è proprio tregua, allora è bene forse cambiare, provare, vedere... Ma non credere che chi lavora per altri (v. scuola pubblica) se la passi infondo molto meglio di noi. Si ha uno stipendio fisso, si ha la certezza del lavoro, si avrà magari una pensione maggiore come diceva Maurizio, ma messi alla bilancia i due lavori... Non so, forse è vero che bisogna provare e poi decidere. Comunque non mi sembra proprio che si perda troppo tempo là dentro... a volte si lavora, eccome!

Giusi, non perdi niente provandoci e vedendo se riesci anche a tenere il piede in due scarpe senza morire nell'intento... oppure se conviene di intraprendere decisamente l'altra strada, fissa e sicura. Ciascuno ha la propria situazione. Almeno la domenica ce l'avrai sempre o quasi sempre, questo sì! Dovrai vedere però se ti soddisfa!


[Editado a las 2006-07-25 17:27]


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sabina moscatelli  Identity Verified
Italy
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Member (2004)
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Io insegno Aug 10, 2006

sono abilitata e insegno in una scuola secondaria di I grado. Inglese. A me è sempre piaciuto moltissimo insegnare e adoro il contatto con i ragazzi.

Ritengo incompatibile la professione di traduttore con un impegno a tempo pieno a scuola. Io ho scelto il part-time e comunque implica spesso dei salti mortali incredibili (leggi lavorare tutti i fine settimana, niente ponti e niente vacanze). Tra materiali da preparare, compiti da correggere, collegi, consigli (non ci si può assentare), riunioni con i genitori, gite scolastiche e altre robette, non si finisce mai. Chiaramente dipende sempre da come si affronta l'impegno. Puoi anche limitarti a utilizzare il tuo bel libro di testo e tanti saluti al lavoro a casa: si dimezza.

Ho scelto di insegnare, perché come ho già detto in altri post, soffro molto la solitudine del traduttore. In senso lato, beninteso, dal momento che io ho figli, nonni, babysitter, cani e gatti che circolano per la casa a tutte le ore del giorno.
Mi manca, nelle lunghe ore qui davanti al PC, il contatto caldo e diretto con le persone, i colleghi con cui uscire a bere un caffè, con cui parlare di cose amene, i volti nuovi da conoscere, le storie da ascoltare. Insomma, la realtà

E poi con gli anni e con una serie di situazioni personali e famigliari, è subentrata la consapevolezza che occorre una salute di ferro, per fare il traduttore (o il libero professionista). Se ti ammali... allora ho preferito tornare, dopo molti anni, a un lavoretto dipendente, che comunque mi dà una certa garanzia.

Se intendi accettare, dovrai verificare inoltre la compatibilità con la P. IVA: ci sono opinioni non concordi...


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Giusy Cembalo
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anche io Aug 10, 2006

sabina moscatelli wrote:

sono abilitata e insegno in una scuola secondaria di I grado. Inglese. A me è sempre piaciuto moltissimo insegnare e adoro il contatto con i ragazzi.

Ritengo incompatibile la professione di traduttore con un impegno a tempo pieno a scuola. Io ho scelto il part-time e comunque implica spesso dei salti mortali incredibili (leggi lavorare tutti i fine settimana, niente ponti e niente vacanze). Tra materiali da preparare, compiti da correggere, collegi, consigli (non ci si può assentare), riunioni con i genitori, gite scolastiche e altre robette, non si finisce mai. Chiaramente dipende sempre da come si affronta l'impegno. Puoi anche limitarti a utilizzare il tuo bel libro di testo e tanti saluti al lavoro a casa: si dimezza.

Ho scelto di insegnare, perché come ho già detto in altri post, soffro molto la solitudine del traduttore. In senso lato, beninteso, dal momento che io ho figli, nonni, babysitter, cani e gatti che circolano per la casa a tutte le ore del giorno.
Mi manca, nelle lunghe ore qui davanti al PC, il contatto caldo e diretto con le persone, i colleghi con cui uscire a bere un caffè, con cui parlare di cose amene, i volti nuovi da conoscere, le storie da ascoltare. Insomma, la realtà

E poi con gli anni e con una serie di situazioni personali e famigliari, è subentrata la consapevolezza che occorre una salute di ferro, per fare il traduttore (o il libero professionista). Se ti ammali... allora ho preferito tornare, dopo molti anni, a un lavoretto dipendente, che comunque mi dà una certa garanzia.

Se intendi accettare, dovrai verificare inoltre la compatibilità con la P. IVA: ci sono opinioni non concordi...


mi destreggio tra entrambe le cose.
Ho sempre avuto il mito della libera professione, ed è per questo che della scuola mi sono sempre preoccupata in maniera marginale, accettando qualche supplenza di tanto in tanto e senza darmi da fare per aumentare il punteggio (qui in Campania ci sono delle "file" lunghissime per l'insegnamento). Ma dopo due figli e qualche primo segno di debolezza fisica dovuto al troppo stress, lavoro senza orari, senza ritmi costanti, dover lavorare anche quando hai la febbre, e fino al nono mese di gravidanza, e la notte quando hai i bimbi piccoli, e in loro presenza, a volte, se capita un urgenzaad un cliente affezionato... Sinceramente se mi proponessero di entrare di ruolo non ci penserei due volte ad accettare. Lasciamo perdere l'intelligenza e la pigrizia. Ci sono diverse fasi nella vita e uno può anche stancarsi di correre sempre, non è solo una questione di intelligenza. Tieni conto che puoi chiedere il part-time, come già detto e puoi anche andare in aspettativa dopo un certo tempo e fuggire in India a ritrovare te stessa conservando il posto. Non siamo onnipotenti, a volte siamo stanchi, ci ammaliamo, facciamo figli e vorremmo poter spedire un certificato, ma non è possibile. La professione di traduttore è certamente più stimolante intellettualmente, ma sei quasi del tutto privo di rapporti umani, se non virtuali. Un'ultima considerazione: a scuola si lavora e come! Soprattutto in certi periodi. E soprattutto se sei ... intelligente e vuoi fare le cose per bene. E ci sono tante soddisfazioni proprio perché in un mare di insegnanti che lavorano male, i genitori se ne accorgono se sei capace e te lo dicono, e i ragazzi si affezionano, e ti salutano per strada anche dopo anni. Le famiglie sono spesso in crisi e tu per loro sei un riferimento, al di la della lingua che puoi insegnare. Ovviamente ci vuole un certo tipo di personalità per apprezzare queste cose. Tu Giuseppina, potresti essere diversa, un po' meno "crecerossina" e ancora rampante, a differenza dell'omonima che ti scrive, ma accettalo questo posto, puoi sempre ripensarci.
Un abbraccio
Giusy


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Andrea Bertocchi  Identity Verified
Italy
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SSISS e dintorni Aug 10, 2006

Io dovrei conseguire l'abilitazione questa primavera e con me (qui a Trieste) numerosi altri traduttori, alcuni dei quali anche con una buona esperienza professionale alle spalle. Non credo si tratti solo di persone semplici che non amano le sfide...
Insegnare può rivelarsi una sfida ancora più ardua di una traduzione (se non altro per la presenza del fattore umano)! Certo ci vuole una buona dose di volontà...

Conosco docenti che dopo 30 anni di scuola hanno ancora le energie e la passione necessarie per fare un ottimo lavoro (non so quanti di voi, o dei vostri figli, abbiano mai letto Brecht in lingua originale in III media) e per continuare a formarsi, rinnovando il proprio metodo e i propri materiali costantemente. E non lo fanno per masochismo, ma perchè credono nell'importanza del loro ruolo.

Insegnare una lingua non significa solo trasmettere strutture grammaticali ed etichette linguistiche, comporta anche contribuire allo sviluppo della personalità, della capacità di pensare, di relazionarsi in modo civile con gli altri anche quando questi provengono da una cultura lontanissima e diversissima... vi sembra poco?

Certo, c'è anche chi considera il lavoro a scuola un posteggio... Ma continuare a dire che la scuola non funziona, che la demotivazione regna ovunque, che i professori sono impreparati, che sono sottopagati mi sembra solo un modo per lavarsene le mani e lasciare che le cose vadano in malora (specialità in cui in Italia deteniamo il primato mondiale).

La scuola ha bisogno di insegnanti giovani, preparati e motivati che rinnovino l'istituzione e la sua immagine e il fatto che ora, con le scuole di specializzazione (SSISS), l'ingresso nella scuola sia mediato da una lunga fase preparatoria (una sorta di noviziato) contribuirà notevolmente a selezionare chi crede nel proprio ruolo educativo e formativo di insegnante.
E magari ci renderemo conto che le cose ogni tanto possono anche migliorare.

Smettiamola di pensare che l'insegnamento sia un ripiego! A scuola deve andarci chi è motivato a fare bene il suo lavoro!

Se volevo diventare ricco mi davo al commerciale...

Magari fra trent'anni ripenserò a quello che ho scritto con un sorriso amaro, ma credo che ora sia giusto provarci.

PS: Si parla spesso in questo forum del riconoscimento (scarso) della figura del traduttore, ma pensiamo anche a quella dell'insegnante... quando dico che diventerò professore di tedesco mi sento spesso rispondere: e hai studiato tanto solo per diventare professore?
mi dicono che in Finlandia la considerazione del ruolo del professore è tale che sono gli studenti migliori a voler accedere all'insegnamento. purtroppo da noi invece "chi sa fare fa, chi non sa fare insegna"

[Edited at 2006-08-10 11:00]


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sabina moscatelli  Identity Verified
Italy
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Member (2004)
German to Italian
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No, no. Aug 10, 2006

Non è sicuramente un lavoro per de-cerebrati. Io dei colleghi con una cultura che molti traduttori neanche si sognano.

Sarà che i genitori sono molto sensibili all'inglese, ma io con i miei ragazzi riesco a fare anche attività molto stimolanti: viaggi in Inghilterra, film, canzoni, libri, attività teatrali, attività interdisciplinari (alcuni argomenti di scienze, geografia e storia vengono trattati esclusivamente in inglese).

Non è affatto un parcheggio e se lo è, lasciatemi dire che è ben scomodo, perché c'è moltissimo lavoro...

Io ho insegnato anche alla primaria, arrivando a proporre la certificazione Flyers del Cambridge in quinta. Tanto per sfatare il mito che i ragazzi italiani non parlano le lingue da piccoli


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Giuseppina Gatta, MA (Hons)
Member (2005)
English to Italian
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Grazie Aug 11, 2006

Ringrazio tutti per gli interventi e i suggerimenti.
Alla fine ho accettato, tutti mi guardavano come se fossi pazza perché non ero tanto entusiasta e ci ho messo un po' per decidere. Ho scelto un istituto professionale.

C'era gente precaria dal '78, per cui il sentimento comune era quello di chi ha vinto alla lotteria (non condiviso da me, ovviamente), c'erano persone veramente "anziane" ancora in attesa dell'assunzionea tempo indeterminato...
Quando sono tornata a casa, poi, ho ricevuto la telefonata di una che era dopo di me in graduatoria e che sperava non avessi accettato....Davvero triste

Non ho nessuna intenzione di rinunciare al mio lavoro principale, vedrò come e se riesco a conciliare le cose, altrimenti (sperando si possa ancora fare in seguito), chiederò il part-time e poi, appena possibile, l'aspettativa.


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sabina moscatelli  Identity Verified
Italy
Local time: 09:46
Member (2004)
German to Italian
+ ...
Bene, Aug 11, 2006

saranno fortunati i tuoi studenti, soprattutto quelli del triennio, dove s'insegna la lingua specialistica.

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