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regionalismi
Thread poster: Cecilia Di Vita

Cecilia Di Vita  Identity Verified
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Aug 22, 2007

su invito di Gianfranco apro questo thread per discutere dei regionalismi/localismi (????) che arricchiscono la nostra beneamata lingua...

Io da emiliana sono rimasta scioccata quando mi sono trasferita a Forlì per studiare udendo la seguente espressione:

[DAL PANETTIERE]

- Cliente: "Salve, mi darebbe 2 baguette?"
- Negoziante: "Eh, purtroppo ne ho rimasta solo una!"

Io in 5 anni di permanenza là non sono riuscita a farci l'abitudine!!! suona troppo male!!! e poi è grammaticalmente scorretta!!

Avanti con le vostre preferite!!!


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Lorenzo Lilli  Identity Verified
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in parte a Aug 22, 2007

Questo non è neanche un regionalismo ma un provincialismo, visto che si dice a Bergamo ma già a Milano lascia tutti perplessi: "in parte a" nel senso di "accanto a", un bel calco dal dialetto

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Roberta Anderson  Identity Verified
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a chi sei figlio? Aug 22, 2007

Qui all'Argentario (e penso anche altrove in Maremma e in altre regioni che sono state sotto l'influenza spagnola) usano molto la preposizione "a" prima dei nomi di persona:

- A chi sei figlio?
- Ieri ho visto a Gigetto

e "telefonare" usato come transitivo:
- L'ho telefonata ieri sera

e "ragionare" usato per dire "parlare":
- Mooh, così piccola e senti come ragiona bene!
(detto ad esempio di una bambina che pronuncia le sue prime parole)
- Ecché ragioni anche in inglese?



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Alessandro Zocchi  Identity Verified
Italy
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...volentieri... Aug 22, 2007

Ciao Cecilia, ciao a tutti,

Ho studiato a Trieste SSLMIT per sei anni, e devo dire che da veneto capisco quasi tutto il dialetto locale, che lì è tecnicamente un 'veneziano coloniale', qui di seguito le stranezze italiane e lo choc finale...

Come in altri paesi o realtà in Italia, per designare un oggetto o un genere alimentare non si usano le stesse parole: esempio trentino e forse triestino dato dalla dominazione austriaca: la mortadella felsinea è definita Bologna, mentre, in trentino, la mortaNdèla è un altro tipo di insaccato.

Inoltre a Trieste si è usi avere un altro metodo di classificazione dei caffè, riassunto come segue:



CAPPUCCINO:

ITALIA: tazza di abbondante caffè con abbondante latte servito perlopiù in forma di schiuma;

TRIESTE: (anche detto 'CAPO', se servito in tazzina, CAPO IN BI, CAPINBì, qualora servito in bicchierino) corrisponde al 'nostro' caffè macchiato.


CAFFELATTE:

ITALIA: tazza di abbondante caffè con abbondante latte, che almeno a casa mia si era usi consumare la sera con il pane raffermo a mo' di cena, una prelibatezza che di solito è sempre stata homemade;

TRIESTE: tazza di abbondante caffè con abbondante latte servito perlopiù in forma di schiuma (vedi it. cappuccino);

Altre varieta sono il Nèro, un caffè normale, il Gocciato, con una goccia (una) di latte. Di più non so sulle particolarità del caffè.


La stranezza è avvenuta allorché ero andato in un negozio per comprare un maglione: in soldoni, alla mia richiesta se avessero in magazzino un maglione con determinate caratteristiche, mi è stato risposto 'VOLENTIERI'.

La cosa che il mio orecchio trova strano, e che spiega il fatto che io sia poi rimasto per un buon minuto fermo impalato davanti alla commessa nell'attesa me lo andasse a reperire, è che a Trieste VOLENTIERI non è sinonimo di disponibilità, ovvero un "GLIELO VADO A PRENDERE", bensì uno sconsolato "VOLENTIERI GLIELO DAREI SE LO AVESSI A DISPOSIZIONE"...


Il mio contributo, per quanto poco sia...

Buona vita

Ale


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Graziano Scaldaferri
Local time: 23:34
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chiò Aug 22, 2007

Roberta, le espressioni che hai menzionato si usano anche qui a Sapri dove abito io, in bass(issim)a Campania, soprattutto il classicissimo "A chi sei figlio?"

Io invece sono rimasto scioccato quando ho scoperto che a Napoli non sapevano che "chiò" significasse "che schifo". Io pensavo fosse un'espressione diffusa in tutto il Sud!


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MonicaO
Local time: 23:34
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..da dove inizio?! Aug 22, 2007

Devo ammettere che sto ancora cercando di riprendermi dal "volentieri" di Alessandro. Io - fiduciosa al massimo - avrei semplicemente fatto la muffa in quel negozio in attesa del maglione..

Dalle mie parti comunque le stranezze linguistiche sono innumerevoli..si parte dall'ormai noto "lo salgo/scendo io" per arrivare a costruzioni con un immotivato dativo del tipo "salutami a tuo nonno" (influenza spagnola anche per noi).

Quello che però mi fa sempre venire i brividi è l'uso di quella simpatica particella "ce" in espressioni del tipo "ce lo dico io"......tanto resistenti nel tempo, quanto cacofoniche!!!

Inoltre si dice normalmente "vado a mare" e non "al mare".

Al momento non mi viene altro, ma aggiungerò presto altri esempi..


[Modificato alle 2007-08-22 15:39]


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Franco Rigoni  Identity Verified
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Member (2006)
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ancora / sconcentrare Aug 22, 2007

Da noi si usa in modo errato "ancora", ad esempio:

- sei ancora stato al mare in inverno? (Invece di "sei mai stato al mare in inverno");

- molti utilizzano il verbo "sconcentrare", mentre il verbo da utilizzare è deconcentrare;

Sento molti romani (almeno penso siano romani) dire: "c'hai mica questo o quello"?


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Franco Rigoni  Identity Verified
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Member (2006)
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in Trentino Aug 22, 2007

In alcune zone del Trentino (generalmente a sud) ho sentito dire: "Per non torteggiare nessuno si deve fare ...".

Torteggiare: fare un torto


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dropinka  Identity Verified
Italy
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3 x 1 Aug 22, 2007

Che bel thread, brava Cecilia! Mi piace

Sono veneta, ho vissuto circa 5 anni a Roma e da altrettanti abito a Milano... quindi ne racconto una per regione

Una cosa che mi fa impazzire del veneto è l'uso di "ciò" nel senso di "eccome":
- "Allora ti sei divertito ieri alla festa?"
- "Ciò!!!"

A Roma, quando studiavo all'università, sentivo spesso dire "sono in paro con gli esami" (mi risulta che sia corretto ma regionale).

Infine a Milano mi fa sorridere l'inesistente verbo "stortare":
"Una volta avevo una bella dentatura, poi i denti mi si sono tutti stortati"
"Ho fatto un piccolo incidente con la moto e si è stortato il manubrio"

Mi fermo qui ma ne avrei a bizzeffe


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Mauro Cristuib-Grizzi  Identity Verified
Italy
Local time: 23:34
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Trieste Aug 22, 2007

Alessandro Zocchi wrote:

Ciao Cecilia, ciao a tutti,

Ho studiato a Trieste SSLMIT per sei anni, e devo dire che da veneto capisco quasi tutto il dialetto locale, che lì è tecnicamente un 'veneziano coloniale', qui di seguito le stranezze italiane e lo choc finale...

Come in altri paesi o realtà in Italia, per designare un oggetto o un genere alimentare non si usano le stesse parole: esempio trentino e forse triestino dato dalla dominazione austriaca: la mortadella felsinea è definita Bologna, mentre, in trentino, la mortaNdèla è un altro tipo di insaccato.

Inoltre a Trieste si è usi avere un altro metodo di classificazione dei caffè, riassunto come segue:



CAPPUCCINO:

ITALIA: tazza di abbondante caffè con abbondante latte servito perlopiù in forma di schiuma;

TRIESTE: (anche detto 'CAPO', se servito in tazzina, CAPO IN BI, CAPINBì, qualora servito in bicchierino) corrisponde al 'nostro' caffè macchiato.


CAFFELATTE:

ITALIA: tazza di abbondante caffè con abbondante latte, che almeno a casa mia si era usi consumare la sera con il pane raffermo a mo' di cena, una prelibatezza che di solito è sempre stata homemade;

TRIESTE: tazza di abbondante caffè con abbondante latte servito perlopiù in forma di schiuma (vedi it. cappuccino);

Altre varieta sono il Nèro, un caffè normale, il Gocciato, con una goccia (una) di latte. Di più non so sulle particolarità del caffè.


La stranezza è avvenuta allorché ero andato in un negozio per comprare un maglione: in soldoni, alla mia richiesta se avessero in magazzino un maglione con determinate caratteristiche, mi è stato risposto 'VOLENTIERI'.

La cosa che il mio orecchio trova strano, e che spiega il fatto che io sia poi rimasto per un buon minuto fermo impalato davanti alla commessa nell'attesa me lo andasse a reperire, è che a Trieste VOLENTIERI non è sinonimo di disponibilità, ovvero un "GLIELO VADO A PRENDERE", bensì uno sconsolato "VOLENTIERI GLIELO DAREI SE LO AVESSI A DISPOSIZIONE"...


Il mio contributo, per quanto poco sia...

Buona vita

Ale


Per quanto riguarda Trieste, è divertente anche il fatto che qui il "rubinetto" (dell'acqua) viene chiamato "spina". Un giorno mi serviva una spina tripla per collegare alla rete elettrica televisore, videoregistratore e amplificatore, quindi - a Trieste - scendo sotto casa nel negozio di materiale elettrico e idraulico. "Buongiorno, vorrei per favore una spina tripla". "Tripla? Come tripla? Dopie sì, gavemo. Ma triple propio no go mai visto...". "Beh, mi sembra che esistano solo triple, a me non è mai capitato di vederne di doppie". "Ma per cossa ghe servi? Per l'acqua calda, freda e tiepida?" Solo a questo punto mi si è accesa la lampadina pensando alla "birra alla spina" e ho realizzato...

Confermo inoltre che, al bar, se vuoi un cappuccino devi ordinare un caffelatte e viceversa. E se il barista ti risponde "Volentieri!" puoi tranquillamente andartene!

[Edited at 2007-08-22 19:33]

[Edited at 2007-08-22 20:09]


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MonicaO
Local time: 23:34
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Altri esempi dalla Sicilia.. Aug 22, 2007

Mi sto divertendo a scoprire queste differenze.... Mi è venuto in mente qualche altro esempio siculo:

- uso di "tutte cose" al posto di "tutte le cose" in frasi del tipo: "hai preso tutte cose??". E' talmente radicato che quasi non mi suona poi tanto scorretto!! Gravissimo....

- prodigiosa trasformazione di sostantivi maschili in femminili. Non ne capisco il motivo e la necessità, ma è frequente; molte volte ho sentito ragazzini ordinare "un panino con la salame". Mah?

- nella pronuncia (e non solo..ne sono pieni anche i temini delle elementari!) è tipico il raddoppiamento di alcune consonanti iniziali o centrali: "Fabbio", "vado a farmi una ddoccia"..

- verbo "comprare" con significato di......TA-DAM......."partorire"!

Es. "Mia sorella ha comprato stanotte. Sono 2 gemelli."

Evidentemente è l'italianizzazione del verbo dialettale "accattari"=partorire.

E per ora mi fermo qui.

Buona notte a tutti..
Monica

[Modificato alle 2007-08-22 20:30]


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xxxGabi Ancarol
Italy
Italian to Spanish
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troppo forte! Aug 22, 2007

Mauro Cristuib-Grizzi - http://www.microwide.it wrote:
"Ma per cossa ghe servi? Per l'acqua calda, freda e tiepida?"


Bellissimo!


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Alessandro Zocchi  Identity Verified
Italy
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Trieste/2 (...ovvero perché non si riparano i boiler con i tacchi a spillo) Aug 22, 2007

Premetto che a Trieste abito in Borgo Teresiano, abbastanza in centro: mi è capitato quindi di andare a cenare in un ristorante davanti a Scuola Interpreti con mio padre.

Quindi entro in locale, un ristorante elegante e a tema arredato in legno, luci soffuse e cucina varia con una leggera nuance altoatesina.

Ordino e parliamo. Quindi arriva una coppia di clienti, vestiti di tutto punto, e, sentite, sentite: lui tace, lei dice "Iera vignuda già Jeri per la caldaia" (ERO VENUTA GIA' IERI PER ...LA CALDAIA).

... Ma come? Alle 20.30, con i tacchi a spillo? E poi è perlomeno insolito trovare un caldaista a quell'ora, e poco probabile sia una donna? (e poi con i clienti in sala) ... Mi sarei aspettato un uomo con una cassetta degli attrezzi ...

...Se non fosse che la caldaia a Trieste è una pietanza di carne e verdura bollita, tipo cassoela.

Who knew, è proprio vero che non è mai tardi per imparare!


Ale



PS: Quando che vegno a Trieste (desso son a casa dei mii en Veneto), me piasessi bever un caffè insieme a ti, Mauro, magari al CremCaffè de Piazza Goldoni, o ala Portizza de Piazza Borsa, o dove che ti vol...


Se vidimo, spero presto!


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Francesca Pesce  Identity Verified
Local time: 23:34
Member (2006)
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Altre da Roma Aug 23, 2007

Pochi giorni fa in campeggio stavo parlando con amici di Torino e Napoli, e mi sono accorta che non capivano di cosa stessi parlando nel descrivere il mio tentativo di attaccare degli stop per uno scaffale.

Non sapevano cosa sono gli stop!!!!!

Io pensavo che fosse il nome italiano di quegli aggeggi utilissimi ma odiosi. Loro mi dicono che a Torino e Napoli li chiamano tasselli, che per me invece sono pezzetti di legno da mettere sotto la gamba del tavolo quando dondola (i.e. anche se da noi si chiamano zeppe).

Si vede che a Roma siamo proprio internazionali... anche nella lingua. Ma io sono convinta che se a Roma entri in un ferramenta e gli chiedi dei tasselli non sono mica tanto sicuri di quello che gli stai chiedendo....

Non dite però che non siamo precisi. Sempre gli stessi amici mi dicono che quelle che noi chiamiamo spine Siemens, loro le chiamano genericamente spine tedesche.

E per finire, ho dovuto comprarlo per scoprire che il "nastro americano" era un semplice nastro telato.


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Raffaella Panigada  Identity Verified
Switzerland
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Auch! Aug 23, 2007

Claudia Benetello wrote:

Che bel thread, brava Cecilia! Mi piace

Sono veneta, ho vissuto circa 5 anni a Roma e da altrettanti abito a Milano... quindi ne racconto una per regione

Una cosa che mi fa impazzire del veneto è l'uso di "ciò" nel senso di "eccome":
- "Allora ti sei divertito ieri alla festa?"
- "Ciò!!!"

A Roma, quando studiavo all'università, sentivo spesso dire "sono in paro con gli esami" (mi risulta che sia corretto ma regionale).

Infine a Milano mi fa sorridere l'inesistente verbo "stortare":
"Una volta avevo una bella dentatura, poi i denti mi si sono tutti stortati"
"Ho fatto un piccolo incidente con la moto e si è stortato il manubrio"

Mi fermo qui ma ne avrei a bizzeffe


Faccio un duplice mea culpa: quello "stortato" a me milanesissima giramondo suona proprio bene!!!

Ho inoltre scoperto tardissimo (periodo dell'università) che il termine "prestinaio" non è universalmente utilizzato per indicare il panettiere ma ovviamente un calco dal milanese "prestiné", colui cioè che si alza prestissimo per preparare il pane.

Pazienza, nessuno è perfetto...


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