Traduzioni \"imposte\" le vostre opinioni
Thread poster: Chiara Santoriello

Chiara Santoriello  Identity Verified
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Feb 26, 2003

Vorrei sapere il vostro parere su quelle che io chiamo \"traduzioni imposte\" vale a dire quei testi dove, per problemi di massima uniformità, il fornitore impone non solo la terminologia, ma anche forma e stile.

Per quanto concerne la terminologia non sussistono particolari problemi ma, mi chiedo,se voi colleghi riuscite a tradurre attenendovi rigorosamente alle direttive stilistiche imposte.



A vostro avviso, questo significa tradurre?



Ciao a tutti e grazie per i vostri feeback.



Chiara


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Jacek Krankowski  Identity Verified
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Fatto sta Feb 26, 2003

...che ognuno dei legali con cui lavoro io ha le sue preferenze, a volte anche stilistiche, se per quello intendi p.es. l\'obbligatorio uso in inglese di \"at all times\" piuttosto di \"always\". Mi daresti qualche esempio di stile imposto, Chiara? Il risultato è che si tendono ad evitare traduttori che non rispettano quelle preferenze piuttosto che discutere chi ha ragione. Mi ricordo lo stesso da un\'agenzia del governo Usa anni fa dove era assolutamente necessario seguire il loro manuale di stile e osservare le regole su come scrivere i numeri, le date, evitare vocaboli tipo \"hereunder\", \"hereof\" ecc. E\' la realtà. Take it or leave it.

[ This Message was edited by:on2003-02-26 13:32]


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Antonella Andreella  Identity Verified
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Revisione? Feb 26, 2003

Forse questo potrebbe essere il compito del revisore?

Visto che ormai anche per frasi tipo \'How are you\' c\'è bisogno del revisore, forse la messa a punto di questi _dettagli stilistici_ rientrerebbe nei compiti del revisore.

Comunque l\'argomento è interessante, anzi mi ero ripromessa di aprire un forum proprio su questo argomento nei prossimi giorni, perchè credo che ci sarebbe molto da approfondire.





Antonella


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Gilda Manara  Identity Verified
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non sempre... Feb 26, 2003

Ciao Chiara,



una delle agenzie con cui collaboro regolarmente ha pochi ma importanti clienti - ognuno dei quali ha una sua \"Bibbia\" stilistica. Oltre alla veste tipografica - un certo tipo di virgolette, un certo modo di impostare gli elenchi, corsivi e grassetti - sono imposti anche dei criteri che riguardano non tanto la terminologia quanto un certo modo di rendere le frasi - usare l\'imperfetto, usare il noi o la forma impersonale, rivolgersi al lettore con il tu o con il Lei o non rivolgersi affatto... ))

Il revisore interno dell\'agenzia che riguarda i miei testi corregge doverosamente tutto quello che mi puo\' essere sfuggito. Non vengono considerati come errori veri e propri - ma e\' ovvio che se prima di affidarmi una traduzione mi hanno dato tutte le indicazioni necessarie per mettermi in grado di consegnare un prodotto finale confacente alle loro esigenze, apprezzano che io mi ci attenga il piu\' possibile, riducendo il lavoro di edizione che devono fare loro successivamente. E\' ovvio che questo possa essere a volte frustrante per il traduttore; ma allo stesso modo e\' frustrante, immagino, per chi e\' incaricato di scrivere i testi originali e non puo\' scostarsi da determinati binari... I testi di cui mi occupo io sono di carattere economico/finanziario, immagino che la stessa cosa avvenga per testi tecnici - e soprattutto per lavori regolari, a scadenza periodica, dove e\' giustificabile che una grossa banca/azienda/pubblicazione ci tenga a conservare nel tempo la sua \"immagine\".

Tutto cio\' e\' comunque accettabile solo in base al presupposto che norme chiare in merito siano state fornite prima di affidare qualsiasi lavoro.

Trovo invece poco accettabili le correzioni \"stilistiche\" fatte da alcuni revisori solo in base a simpatie personali (linguistiche, per l\'amor del cielo) - preferire un termine piuttosto che un altro e\' giusto, ma considerarlo un errore piuttosto che una scelta alternativa mi fa venire la voglia di dire \"beh, allora fattela tu la traduzione!\"

In genere quando rivedo testi tradotti da altri cerco di intervenire il meno possibile sulle scelte stilistiche del traduttore; al massimo offro una mia soluzione alternativa - chiarendo bene che e\' solo un\'alternativa, sta poi al cliente finale decidere cosa preferisce...



Buon lavoro



Gilda


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Chiara Santoriello  Identity Verified
Italy
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TOPIC STARTER
la mia risposta Feb 26, 2003

Quote:


On 2003-02-26 13:29, jacek wrote:

...che ognuno dei legali con cui lavoro io ha le sue preferenze, a volte anche stilistiche, se per quello intendi p.es. l\'obbligatorio uso in inglese di \"at all times\" piuttosto di \"always\". Mi daresti qualche esempio di stile imposto, Chiara? Il risultato è che si tendono ad evitare traduttori che non rispettano quelle preferenze piuttosto che discutere chi ha ragione. Mi ricordo lo stesso da un\'agenzia del governo Usa anni fa dove era assolutamente necessario seguire il loro manuale di stile e osservare le regole su come scrivere i numeri, le date, evitare vocaboli tipo \"hereunder\", \"hereof\" ecc. E\' la realtà. Take it or leave it.



[ This Message was edited byn2003-02-26 13:32]





Per farti un esempio, alcuni impongono di usare determinate forme al posto di altre ugualmente corrette e pertinenti, determinati aggettivi altrettanto esatti e attinenti al contesto, di strutturare la frase in un modo anziché in un altro, fatti salvi chiaramente i registri di qualsiasi tipo di traduzione stile tecnico, legale, economico, ecc.

Trovo che imposizioni troppo rigorose ci riducano al livello di macchina e poi, per quanto si tenti di uniformare, ciascuno di noi ragiona con il suo cervello, non possono venirmi a criticare se uso un sinonimo esattissimo al posto di un altro, o se il titolo della frase è corretto ma non rispetta determinati loro standard che peraltro io ho rispettato ma che a loro semplicemente \"non vanno bene\" perché non sono tanto elastici da pensare che ci siano alternative.



Chiara

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elrubio
Local time: 20:34
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traduttore o scrivano ? Feb 26, 2003

- Affinché qualcuno non si senta offeso voglio sottolineare che chi deve sbarcare il lunario potendo contare solo sulla sua attività di traduttore dovrà per forza di cose sottostare a molti compromessi -



------------------------------------------



Fatte le dovute premesse vi espongo il mio pensiero.



Pensate che un\'azienda una volta mi ha corretto \"in un certo punto\" con \"in un determinato punto\", che è perfettamente equivalente.



A mio avviso il mio compito di traduttore consiste nel tradurre, non certo nell\'interpretare le manie o i timori linguistici del committente.



Normalmente chi invoca schemi linguistici molto rigidi denota una scarsa padronanza nella scrittura. (Non mi si racconti per favore la panzana dell\'azienda che ricerca una certa uniformità linguistica).



Se un traduttore è in grado di fornire una versione italiana di alto livello non deve preoccuparsi. La qualità prima o poi verrà riconosciuta.

Penso che chi si piega acriticamente (sottolineo:acriticamente) a queste \"manie linguistiche\" sia paragonabile a chi accetta di lavorare sottocosto. In sostanza contribuisce a che il traduttore venga considerato come uno scrivano. Che la sua opera venga svalutata.



Salvaguardiamo la dignità del traduttore. Ricordiamoci che oggi l\'arte del tradurre viene finalmente riconosciuta come disciplina autonoma.



Un bacione a tutti



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Giuliana Buscaglione  Identity Verified
Austria
Local time: 20:34
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Uniformità: il lavoro del revisore Feb 26, 2003

Ciao Chiara,



ti rispondo dal punto di vista del revisore e del coordinatore linguistico.



A parte le eventuali istruzioni e preferenze del cliente, da seguirsi, ci sono altre necessità, soprattutto se si tratta di un progetto che raccoglie un certo volume di parole e diversi traduttori.



Il coordinatore linguistico (e revisore) è l\'unico che vede il progetto nel suo insieme ed è responsabile per l\'uniformità dello stesso.



Se a me arriva un primo file dal traduttore A e questi mi ha scelto un certo termine, io non ho altre istruzioni dal cliente o PM, lo assumo. Ciò significa che rimarrà tale per tutto il testo. Mi arriva un file dal traduttore B e vedo che ha tradotto lo stesso termine in un altro modo, un sinonimo: io lo correggo con il termine adottato dal traduttore A e passo l\'informazione al PM che, a sua volta, la passerà agli altri traduttori.



Perché lo faccio? Perché non si tratta di un\'opera letteraria, ma di un testo tecnico e l\'uso di un solo termine per un oggetto / cosa solo/a rende la comprensione più facile e semplice per il lettore, potenziale cliente.



Ci sono traduttori che insistono a usare i loro termini.. ciò significa che il revisore deve continuamente correggere, correggere termini che non dovrebbe ritrovarsi da corregere.. ossia uno spreco di tempo, cosa molto preziosa in un progetto, quando i termini sono sempre molto stretti o relativamente stretti.



Nella mia report non lo inserisco come errore, ma se un traduttore si dovesse accanire a usare la sua versione, senza tra l\'altro avere la visione di insieme che ho io, quando scrivo quella consuntiva, inserisco una nota al riguardo e non lo/la raccomando come traduttore/trice con le necessarie caratteristiche per lavorare in un team. Ciò non significa che non si tratta di bravi traduttori, solo che sono colleghi che non si prestano a lavorare in un team.



Lo stile: dipende da che cosa intendi per stile. Stile vuol dire anche che è un qualcosa che traspare dal testo. Se ci sono 5 stili troppo diversi, il testo non si leggerà bene, sembrerà quello che è, una raccolta di brani, poco incisivi per i fini del cliente finale, ossia interessare il potenziale cliente.



Non si può usare il Lei, il Voi, il Tu e l\'impersonale in un unico testo: o lo dice il cliente che persona vuole o è il primo file (o la prima occorrenza) che lo decide, per tutti una volta per tutte (per tutto il testo).



Non ha senso usare sinonimi se in una parte si usa A e nella tabella successiva si usa *sinonimo di A*... chi legge non sarà sicuro che si tratti della stessa cosa.



Il messaggio che si vuol trasmettere con il testo originale deve esser riproposto nella traduzione per fare un bel lavoro e gli interessi del cliente e, ciò non lo può fare ogni sinonimo, perché raramente un sinonimo lo è al 100%...



Il discorso si fa diverso per testi meno tecnico-scientifici e più letterari-discorsivi, chiamamola licenza letteraria o libertà totale. In questo caso, il revisore dovrebbe rispettare le scelte linguistiche, se corrette, del traduttore, ma se ci sono più traduttori, ancora una volta lo stile dovrà essere uniforme.



Il revisore avrebbe molto meno da fare, se non curasse anche questi aspetti, ma il risultato finale sarebbe meno apprezzato dal cliente o dai clienti del cliente.



Buona serata,



Giuliana



_________________



[ This Message was edited by:on2003-02-26 15:54]


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Mauro Cristuib-Grizzi  Identity Verified
Italy
Local time: 20:34
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Ri-scrittori o traduttori? Feb 26, 2003

Una cosa che mi sfugge è perché mai - quanto meno nel settore tecnico IT - agli autori inglesi sia concesso di pubblicare articoli strafregandosene della struttura e leggibilità delle frasi, ma poi al traduttore italiano vengono fatte le pulci (fortunatamente non da tutti i Redattori) se la frase italiana non appare scorrevole.

Ecco un esempio pratico, che risale a una traduzione di soltanto un paio d\'ore fa:



However, these and other issues, such as security when iSCSI Sans are extended across the Internet and other Wan links, are being addressed, and 10Gbits/sec Ethernet products are on their way, which will enable IP-based Sans to compete on more even terms with what Fibre Channel has to offer - even the much faster solutions expected over the next couple of years.



In certi casi bisogna quasi riscrivere i testi, altro che tradurli! Ma il pignolino con le sue fisime e i suoi tic sull\'italiano è sempre in agguato e pronto a criticare... Poveri noi!



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Lorenzo Lilli  Identity Verified
Local time: 20:34
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i miei 2 cents Feb 27, 2003

credo che per il cliente (ma non per noi, in genere) la traduzione sia un mezzo, non un fine, e tantomeno un\'arte. Molti considerano delle primedonne i traduttori che contestano certe modifiche non necessarie. So che è più facile da dire che da fare, ma se chi mi paga vuole il lavoro fatto in un certo modo, credo sia mio dovere seguire le sue direttive (magari dopo avergli proposto delle soluzioni a mio avviso migliori), a costo di tapparmi il naso. Un saluto a tutti Lorenz

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