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Forfettone 2008. Conviene o no?
Thread poster: Alice Bellia

Francesca Grandinetti
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Libri sulla conduzione d'impresa Dec 14, 2007

Daniele Martoglio wrote:

In Polonia esistono almeno due buoni libri, di alfabetizzazione alla conduzione di impresa. Ma in italiano non c'è niente?


Daniele, mi è piaciuto molto quello che hai scritto: anch'io sto cercando un libro comprensibile sull'argomento, mi piacerebbe sapere se qualcuno tra i frequentatori del forum ha qualche titolo da consigliare.

Buona serata a tutti

[Edited at 2007-12-14 16:20]


 

María José Iglesias  Identity Verified
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Differenza tra impresa, libero professionista e "privato" Dec 14, 2007

Daniele Martoglio wrote:
Invece un'IMPRESA che deve pagare un PRIVATO si accolla una bella rottura di palle.
- Intanto non deve pagare solo il privato (con l'80% del valore del servizio) ma anche lo stato, con il restante 20%.
- La parte da versare allo stato probabilmente verrà versata in scadenze fisse, quindi i due versamenti avvengono separatemente (complicazione, testa da perderci).
- Alla fine dell'anno ad ogni PRIVATO che ho pagato in questo modo, dovrò inviare un resoconto riepilogativo dei soldi che io IMPRESA ho pagato allo stato per conto del PRIVATO - traduttore.
- Poichè ogni PRIVATO può lavorare per me, IMPRESA, più volte l'anno, devo tenere una cartella (di carta, informatica, non importa) sulla persona, dove ogni singolo versamento è collegato a lui.
Praticamente l'impresa vi fa da semi-commercialista!
Non vi sembra un motivo sufficiente per non voler collaborare con traduttori che non sono imprese?

Ciao Daniele,

grazie per il tuo intervento esaustivo che sicuramente ha aiutato molti a capire certi aspetti della professione di un lavoro autonomo.

Volevo tuttavia precisare che in Italia c'è una differenza tra impresa e libero professionista. Entrambi hanno la Partita IVA ma funzionano fiscalmente in modo diverso.
Dal tuo intervento mi è sembrato di capire che metti dentro lo stesso sacco tutti i soggetti muniti di Partita IVA; li hai chiamati tutti IMPRESA per distinguerli dai PRIVATI (persone che lavorano occasionalmente, che non hanno una Partita IVA).
Mi sembra importante distinguere tra liberi professionisti con Partita IVA e imprese perché entrambi i soggetti fatturano in modo sostanzialmente diverso:
- L'impresa (società di vario tipo e imprese individuali) fatturano all'interno del proprio territorio fiscale indicando soltanto in fattura l'IMPONIBILE + IVA. Non aggiungono in fattura nemmeno il 4% INPS che invece è previsto per i liberi professionisti (pur dovendolo versare al fisco, naturalmente). E non fatturano indicando ritenute di alcun genere.
- I liberi professionisti con Partita IVA (non nel caso di Partita IVA agevolata) fatturano invece secondo lo schema: imponibile + 4% + IVA - Ritenuta d'acconto.
(Insisto, parlo sempre quando un traduttore residente in Italia fattura a un'agenzia italiana).

Quindi la rottura di scatole che dici tu (fungere da sostituto d'imposta versando al fisco questo anticipo (R.A.) sulle tasse del traduttore, rispettando le scadenze, ecc., c'è ugualmente anche se il traduttore ha la partita IVA.

Detto questo, mi sembra che i motivi principali per i quali un'agenzia può preferire lavorare con un traduttore con P.IVA anziché con un soggetto non munito di Partita IVA sono sostanzialmente due:
1. Un professionista con P.IVA dimostra di essere appunto un professionista, vive del suo lavoro, non traduce in modo occasionale (almeno in apparenza). Un PRIVATO (come tu l'hai chiamato) che emette una notula con ritenuta d’acconto può guadagnare con i suoi lavori in tutto 5000 euro all'anno. Questo non lo fa apparire agli occhi delle agenzie un professionista bensì uno che traduce appunto solo occasionalmente o che alterna questa professione con un’altra.
2. Collaborare con un traduttore munito di Partita IVA permette all'agenzia di scaricare IVA, possibilità che non esiste quando si lavora con un privato (pur potendo detrarre il compenso come spesa nella dichiarazione dei redditi.
Penso siano questi i motivi.

María José


[Modificato alle 2007-12-14 17:27]


 

Angie Garbarino  Identity Verified
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La mia opinione Dec 14, 2007

Io credo che convenga assolutamente almeno per coloro che ne hanno le caratteristiche, la spiegazione di Daniele sull'iva è molto chiara, in effetti se l'iva non è nostra, non ci dovrebbero essere problemi, se appunto non la incasso non la verso e viceversa, questo vale sia per le imprese sia per i freelance, non c'è differenza e quindi....

...mi sembra ottima sia per freelancer sia per imprese (almeno quelle che non superano i 30.000 Euro l'anno)



"Viene previsto a partire al 1 gennaio 2008 un nuovo regime che prevede particolari semplificazioni e agevolazioni ai fini Iva e del reddito, per le persone fisiche esercenti attività di lavoro autonomo o di impresa, che nell’anno solare precedente abbiamo conseguiti ricavi non superiori a 30.000 euro

ecc...,

Sai che meraviglia non essere più soggetti agli studi di settore??
A me sembra quasi una manna, speriamo lo sia davvero!

Buon week end a tutti!


 

dropinka  Identity Verified
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panico... Dec 14, 2007

María José Iglesias wrote:

- L'impresa (società di vario tipo e imprese individuali) fatturano all'interno del proprio territorio fiscale indicando soltanto in fattura l'IMPONIBILE + IVA. Non aggiungono in fattura nemmeno il 4% INPS che invece è previsto per i liberi professionisti (pur dovendolo versare al fisco, naturalmente). E non fatturano indicando ritenute di alcun genere.
- I liberi professionisti con Partita IVA (non nel caso di Partita IVA agevolata) fatturano invece secondo lo schema: imponibile + 4% + IVA - Ritenuta d'acconto.


Ora sto andando in panico.
Io sono una ditta individuale, eppure fatturo come nel secondo caso indicato da María José.

Mi pare strano che il commercialista (che è in possesso del mio certificato di attribuzione partita IVA) non mi abbia mai detto nulla... però certamente verificherò

Claudia


 

María José Iglesias  Identity Verified
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Ditta individuale e libero professionista Dec 14, 2007

A volte si tende a dire "ditta individuale" al posto di "libero professionista", ma non è la stessa cosa. La ditta individuale in Italia è una azienda iscritta alla Camera di Commercio con un numero di REA.

MJ

[Modificato alle 2007-12-14 19:38]


 

Daniele Martoglio  Identity Verified
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I nostri post si sono rincorsi... Dec 14, 2007

María José Iglesias wrote:

...Volevo tuttavia precisare che in Italia c'è una differenza tra impresa e libero professionista. Entrambi hanno la Partita IVA ma funzionano fiscalmente in modo diverso.
Dal tuo intervento mi è sembrato di capire che metti dentro lo stesso sacco tutti i soggetti muniti di Partita IVA; li hai chiamati tutti IMPRESA per distinguerli dai PRIVATI (persone che lavorano occasionalmente, che non hanno una Partita IVA).
Mi sembra importante distinguere tra liberi professionisti con Partita IVA e imprese perché entrambi i soggetti fatturano in modo sostanzialmente diverso:
- L'impresa (società di vario tipo e imprese individuali) fatturano all'interno del proprio territorio fiscale indicando soltanto in fattura l'IMPONIBILE + IVA. Non aggiungono in fattura nemmeno il 4% INPS che invece è previsto per i liberi professionisti (pur dovendolo versare al fisco, naturalmente). E non fatturano indicando ritenute di alcun genere.
- I liberi professionisti con Partita IVA (non nel caso di Partita IVA agevolata) fatturano invece secondo lo schema: imponibile + 4% + IVA - Ritenuta d'acconto.
(Insisto, parlo sempre quando un traduttore residente in Italia fattura a un'agenzia italiana).


Nella mia aggiunta finale al post, fatta alle 16:59, ho infatti notato in che Angela Arnone parlava del fatto che in regime ordinario si riversa la rottura di scatole della ritenuta d'acconto sull'impresa cliente...

Ti ringrazio per avermi chiarito da cosa dipende questa magica differenza. Posso dire che in Polonia il primo passo dopo l'essere privato che lavora occasionalmente è diventare IMPRESA nel senso indicato sopra, solo che la registrazione invece di avvenire alla Camera di Commercio (numero REA) si fa in una coppia di enti (Ufficio del Comune + sede locale dell'Istat polacco) che insieme danno due numeri, dei quali il più importante, il secondo, è il numero che accompagna l'impresa per tutta la sua esistenza (numero REGON).

Io appena aperto l'attività sono diventato subito IMPRESA (ossia che emette fatture SENZA indicare ritenuta d'acconto). Esattamente come un rivenditore di computer o un negozio di scarpe. La cosa divertente è che all'inizio sono stato un'IMPRESA, ma in "forfettone" ossia con l'esenzione IVA come "small enterprise", come indicato dal link UE che ho dato prima...


María José Iglesias wrote:

Quindi la rottura di scatole che dici tu (fungere da sostituto d'imposta versando al fisco questo anticipo (R.A.) sulle tasse del traduttore, rispettando le scadenze, ecc., c'è ugualmente anche se il traduttore ha la partita IVA.


Certo. Questo dimostra che il sistema fiscale italiano è più "rompipalle"

María José Iglesias wrote:

Detto questo, mi sembra che i motivi principali per i quali un'agenzia può preferire lavorare con un traduttore con P.IVA anziché con un soggetto non munito di Partita IVA sono sostanzialmente due:
1. Un professionista con P.IVA dimostra di essere appunto un professionista, vive del suo lavoro, non traduce in modo occasionale (almeno in apparenza). Un PRIVATO (come tu l'hai chiamato) che emette una notula con ritenuta d’acconto può guadagnare con i suoi lavori in tutto 5000 euro all'anno. Questo non lo fa apparire agli occhi delle agenzie un professionista bensì uno che traduce appunto solo occasionalmente o che alterna questa professione con un’altra.


Giustissimo. In Polonia dove il "forfettone polacco" esiste da anni, ci sono due gradini - anzi tre - nel livello di professionalità del traduttore:

livello ZERO: traduttore a collaborazione occasionale in ritenuta d'acconto. E' una scocciatura per l'IMPRESA che deve versare le ritenute allo stato per lui.

livello UNO: traduttore con il "forfettone polacco" ossia è un'IMPRESA, emette fattura, ma è una fattura su cui non applica l'IVA. Non la applica, non la versa allo stato, e quindi l'IVA sugli acquisti legati all'attività è un costo (detraibile) e non un non-costo.
Gia a questo livello si smette di essere una scocciatura per l'impresa-cliente.

livello DUE: traduttore in regime ordinario, ossia è un'IMPRESA, emette fattura con l'IVA. Quindi applica l'IVA, la versa allo stato direttamente o indirettamente attraverso l'IVA che paga ai fornitori. L'IVA sugli acquisti legati all'attività è un non-costo. Non pesa in nessun modo finanziariamente sull'impresa.
Si passa automaticamente in regime ordinario quando si superano i 10000 euro l'anno, che in Polonia non sono così pochi come lo sarebbero in Italia, in quanto lo stipendio medio lordo annuo è di 8000 euro, ad esempio.

livello TRE: in Polonia esiste la possibilità, per chi lavora come IMPRESA - ditta individuale - invece di essere soggetto ad una serie di aliquote IRPEF, di pagare secondo un'unica aliquota uguale a quella delle società di capitali (ossia come fosse una srl, spa...) che in Polonia, udite udite, è il 19% In Italia fino al 2007 è stata il 33%, adesso la abbasseranno di alcuni punti, ma poca roba..
Poiche questa opzione conviene sopra ad un certo livello di reddito, se uno ha scelto di pagare secondo questa aliquota vuol dire che i suoi redditi sono ancora più alti.
Certo mentre per il cliente è evidente la differenza tra chi è al livello ZERO, UNO o DUE, non può conoscere il regime fiscale scelto, ossia se si paga con l'aliquota fissa del 19%. Però chiacchierando si può sempre buttare la parolina magica "liniowiec" che vuol dire in gergo commerciale una persona con l'aliquota fissa..

(l'altro significato della parola liniowiec lo potete vedere qui: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/47/QM2inOslo.jpg )

María José Iglesias wrote:

2. Collaborare con un traduttore munito di Partita IVA permette all'agenzia di scaricare IVA, possibilità che non esiste quando si lavora con un privato (pur potendo detrarre il compenso come spesa nella dichiarazione dei redditi.
Penso siano questi i motivi.


María José qui non ci siamo. Che differenza c'è per l'azienda RIDARE L'IVA ALLO STATO attraverso il suo traduttore-fornitore o RIDARE L'IVA ALLO STATO facendo un bonifico bancario su un conto dell'agenzia delle entrate?

Nessuna!

Liniowiec Daniele

PS: penso che il confronto con altri sistemi europei non è una digressione inutile, ma anzi aiuta a capire la LOGICA che DEVE esserci sottesa dietro ai vari sistemi fiscali, e quindi anche dietro a quello italiano. Del resto l'introduzione del "forfettone" sembrerebbe proprio che nasca dal provare a introdurre qualcosa che già esiste in 23 stati UE su 27, per facilitare la creazione e la crescita delle "small enterprises", che possono essere un ottimo strumento sia per l'aumentare il PIL del paese ma soprattutto per aiutare a diffondere la cultura imprenditoriale e per ridurre la disoccupazione...


[Edited at 2007-12-14 22:53]


 

Angie Garbarino  Identity Verified
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Per Claudia e Daniele Dec 14, 2007

Claudia wrote Ora sto andando in panico.
Io sono una ditta individuale, eppure fatturo come nel secondo caso indicato


Se sei ditta indviduale
(iscritta alla camera di commercio) dovresti fatturare imponibile + iva e incassare il totale, (niente 4%, niente ritenuta).


Daniele wrote Che differenza c'è per l'azienda RIDARE L'IVA ALLO STATO attraverso il suo traduttore-fornitore o RIDARE L'IVA ALLO STATO facendo un bonifico bancario su un conto dell'agenzia delle entrate?
Nessuna!


Certo nessuna, a meno che non si consideri una scocciatura fare un bonifico su un conto dell'agenzia delle entrate... spero non sia questo altrimenti a forza di spaccare capelli in 4 si diventa tutti pelati!


 

dropinka  Identity Verified
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ditta individuale, niente Camera di Commercio Dec 15, 2007

María José Iglesias wrote:

A volte si tende a dire "ditta individuale" al posto di "libero professionista", ma non è la stessa cosa. La ditta individuale in Italia è una azienda iscritta alla Camera di Commercio con un numero di REA.

MJ

[Modificato alle 2007-12-14 19:38]


Non sono iscritta alla Camera di Commercio, ma sul mio certificato di attribuzione partita IVA c'è scritto "ditta individuale".
Sono un po' sorpresa perché il commercialista lo sa (è in possesso della copia di tale certificato) e sa benissimo che non sono iscitta alla Camera di Commercio.

In poche parole, sono una libera professionista a tutti gli effetti, ma sul certificato c'è scritta un'altra cosa...

[Edited at 2007-12-15 13:06]


 

Daniele Martoglio  Identity Verified
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Le IMPRESE registrate nelle camere di commercio... Dec 15, 2007

Claudia Benetello wrote:

María José Iglesias wrote:

A volte si tende a dire "ditta individuale" al posto di "libero professionista", ma non è la stessa cosa. La ditta individuale in Italia è una azienda iscritta alla Camera di Commercio con un numero di REA.

MJ

[Modificato alle 2007-12-14 19:38]


Non sono iscritta alla Camera di Commercio, ma sul mio certificato di attribuzione partita IVA c'è scritto "ditta individuale".
Sono un po' sorpresa perché il commercialista lo sa (è in possesso della copia di tale certificato) e sa benissimo che non sono iscitta alla Camera di Commercio.

In poche parole, sono una libera professionista a tutti gli effetti, ma sul certificato c'è scritta un'altra cosa...

[Edited at 2007-12-15 13:06]


Le IMPRESE registrate nelle camere di commercio si possono trovare qui:

http://www.infoimprese.it

Per esempio María José è REGISTRATA, mentre claudia NON E' REGISTRATA.

D'altra parte ho sottomano un "CERTIFICATO DI ATTRIBUZIONE DEL NUMERO DI PARTITA IVA" con scritto:
TIPO SOGGETTO: DITTA INDIVIDUALE

E la ditta in questione, individuale, è registrata nelle Camere di Commercio.

A questo punto mi sembra che l'espressione "ditta individuale" riguardi la forma societaria, ossia chi è ditta individuale non è una società di capitali (ad es. srl, spa).

Quindi dovrebbero esistere:

- IMPRESE - ditte individuali - NON ISCRITTE, senza REA, che fatturano con ritenuta d'acconto e +4% INPS (ossia quelli chiamati da Maria Jose "liberi professionisti")

- IMPRESE - ditte individuali o società di vario tipo - ISCRITTE, con numero REA, che fatturano normalmente, senza ritenuta d'acconto.

Sono quasi sicuro che le società devono registrarsi, ma evidentemente le ditte individuali possono, ma non devono. Forse Maria Jose potrebbe spiegarci quali vantaggi si ottengono dall'essere ditta individuale registrata con numero REA (oppure in quale caso si è obbligati a registrarsi).

Daniele


[Edited at 2007-12-15 14:24]


 

Agnès Levillayer
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Detrarre il più possibile Dec 15, 2007

María José Iglesias wrote:
2. Collaborare con un traduttore munito di Partita IVA permette all'agenzia di scaricare IVA, possibilità che non esiste quando si lavora con un privato (pur potendo detrarre il compenso come spesa nella dichiarazione dei redditi.
Penso siano questi i motivi.


L’IVA è “partita di giro” in realtà solo nei rapporti tra 2 soggetti muniti di partita IVA.
Io, agenzia X, verso all’erario un importo IVA che corrisponde all’IVA incassata dai miei clienti finali sulla base delle mie fatture emesse (“fatture di vendita”) da cui ho detratto l’IVA delle mie fatture di acquisto (nelle quali figurano le fatture dei miei fornitori di traduzioni), siamo d’accordo?
Per riprendere il perché delle reticenze osservabili tra le agenzie ed evocate da MJ, credo che il motivo sia il seguente (magari dico un’eresia e mi arriverà una bacchettata): a torto o a ragione, si considera l’IVA da versare all’erario come una globalità… Visto che noi prestatori di servizi non ci troviamo (quasi) mai con IVA uguale a zero per il fatto che abbiamo pochi acquisti scaricabili rispetto alle nostre vendite, se io, agenzia X, ho fatto lavorare un collaboratore sprovvisto di partita IVA (caso 1), non potrò diminuire l’importo IVA da riversare all’erario come avrei potuto fare lavorando con un professionista che emette regolare fatture con IVA (caso 2).
Nel caso 1, mi rimane il cerino in mano, e l’IVA non detratta (perché inesistente in quel caso) diventa GLOBALMENTE, e non sulla singolare prestazione in oggetto, un “costo” (in quanto “mancata detrazione”). E’ con la stessa logica che tanti non disdegnano di racimolare qualche fattura di acquisti fasulla pur di abbassare il reddito da una parte e ricuperare IVA dall’altra…

Daniele Martoglio wrote:
María José qui non ci siamo. Che differenza c'è per l'azienda RIDARE L'IVA ALLO STATO attraverso il suo traduttore-fornitore o RIDARE L'IVA ALLO STATO facendo un bonifico bancario su un conto dell'agenzia delle entrate?

Nessuna!


In sostanza, Daniele, credo che nella mente di tanti, il gioco sta nel RIDARRE ALLO STATO MENO IVA POSSIBILE.


 

Daniele Martoglio  Identity Verified
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... Dec 15, 2007

Agnès Levillayer wrote:

L’IVA è “partita di giro” in realtà solo nei rapporti tra 2 soggetti muniti di partita IVA.
Io, agenzia X, verso all’erario un importo IVA che corrisponde all’IVA incassata dai miei clienti finali sulla base delle mie fatture emesse (“fatture di vendita”) da cui ho detratto l’IVA delle mie fatture di acquisto (nelle quali figurano le fatture dei miei fornitori di traduzioni), siamo d’accordo?


D'accordissimo.

Agnès Levillayer wrote:
...Visto che noi prestatori di servizi non ci troviamo (quasi) mai con IVA uguale a zero per il fatto che abbiamo pochi acquisti scaricabili rispetto alle nostre vendite...


Giusto. Del resto se una qualunque azienda vendendo nel mercato INTERNO, NAZIONALE, dovesse essere in pareggio dell'IVA, vuol dire che incassa quello che spende, ossia vende, compra, e non guadagna un tubo. Si agita a vuoto..

Teoricamente invece si potrebbe avere il caso di IVA a zero, o addirittura avere un credito IVA nei confronti dello stato se: compri (quasi) solamente in Italia e vendi traduzioni (quasi) solamente all'estero.

Ma queste sono digressioni. Diciamo che la maggior parte dei fornitori di servizi ha ogni mese un'IVA da versare allo stato.

Agnès Levillayer wrote:
...se io, agenzia X, ho fatto lavorare un collaboratore sprovvisto di partita IVA (caso 1), non potrò diminuire l’importo IVA da riversare all’erario come avrei potuto fare lavorando con un professionista che emette regolare fatture con IVA (caso 2).


Non puoi diminuire l'importo IVA da versare all'erario, perchè non l'hai restituita all'erario pagandola al traduttore!.

Ma che differenza fa? Quando i soldi li dai al traduttore pesano di meno?

Conti della serva:

- Incassi 1000 + IVA (200) per le traduzioni vendute
- Paghi il traduttore "forfettonesco" con 100 e basta
- Versi allo stato 200 di IVA incassata.
- L'IVA incassata è scomparsa TUTTA.
- Hai guadagnato 1000-100= 900


oppure

- Incassi 1000 + IVA (200) per le traduzioni vendute
- Paghi il traduttore "normale" con 100+IVA (20)
- Versi allo stato i restanti 180 di IVA incassata.
- L'IVA incassata è scomparsa TUTTA.
- Hai guadagnato 1000-100= 900


Agnès Levillayer wrote:
...E’ con la stessa logica che tanti non disdegnano di racimolare qualche fattura di acquisti fasulla pur di abbassare il reddito da una parte e ricuperare IVA dall’altra...


Qui c'è una differenza ENORME! Se la fattura è fasulla, non devi pagare il traduttore, è quindi non paghi ne' il netto a lui dovuto (il signor "lui" è inesistente) ne' l'IVA!

Esattamente come nel caso in cui un'agenzia volesse imbrogliare un traduttore: farsi dare una fattura e non pagarlo.

In questo caso, in cui l'agenzia pianifica di non pagare i fornitori certo convengono i fornitori che aggiugono l'IVA. Ma allora se un'agenzia pianifica convengono i traduttori a 1 EUR/parola o magari 2! Tanto a) i soldi non li cacceranno b) si ritroveranno un'ottima fattura - addirittura autentica - che però non verrà pagata!

Però entriamo nel campo dell'assurdo! Allora è meglio collaborare con i traduttori donne, alte al massimo 160cm, magre e nubili: se non le pago sono troppo mingherline per picchiarmi e non mi possono mandare il marito con la mazza da baseball.. Ancor meglio se abitano in Australia..

Scherzi a parte, in casi in cui l'agenzia rispetta la legge, non c'è nessuna differenza tra il traduttore "forfettoso" e quello normale..

Daniele


[Edited at 2007-12-15 16:49]


 

María José Iglesias  Identity Verified
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Vantaggi NON fiscali, forse operativi Dec 15, 2007

Daniele Martoglio wrote:
Sono quasi sicuro che le società devono registrarsi, ma evidentemente le ditte individuali possono, ma non devono. Forse Maria Jose potrebbe spiegarci quali vantaggi si ottengono dall'essere ditta individuale registrata con numero REA (oppure in quale caso si è obbligati a registrarsi).

Non mi sembra ci siano vantaggi particolari nell’iscriversi al Repertorio Economico Amministrativo (REA) né alla Camera di Commercio come ditta (dal punto di vista fiscale, a me non sembra di averli, anzi). Penso che si debba valutare piuttosto il tipo di attività che si esercita per valutare a quale regime fiscale iscriversi. (Meglio se si fa assieme al commercialista)
Come ditta forse si ha una contabilità più snella (non più conveniente fiscalmente, ma sì più semplice) dal momento che non si devono più rincorrere i clienti per farsi dare il famoso certificato delle ritenute d’acconto e si fattura semplicemente con l'imponibile + l'IVA, nella stessa modalità con cui lo fanno le società.

Comunque, per rispondere a Daniele, io ho registrato al REA e alla Camera di Commercio la mia attività e sono passata ad essere un’azienda, quando sono diventata definitivamente e a tutti gli effetti un’agenzia, e cioè quando la mia attività che non svolgo più a casa ma in una sede aperta al pubblico non è stata più un'attività "freelance" ma è diventata nell’insieme un'attività di intermediazione, che ha a che fare costantemente (e non occasionalmente) con fatture di fornitori.
Questa, penso, la differenza fondamentale tra un professionista e un imprenditore (o piccolo imprenditore).
A norma dell'art. 2195 del codice civile i soggetti obbligati all'iscrizione nel Registro delle Imprese sono "gli imprenditori che esercitano un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi, un'attività intermediaria nella circolazione dei beni.(...)"
L’iscrizione al REA va effettuata nel caso di apertura di unità locali, (uffici di recapito, uffici di rappresentanza, negozi, nel nostro caso uno studio/agenzia di traduzioni - magari con altro personale -, ecc.)
Nella sezione speciale del Registro delle Imprese, si iscrivono i seguenti soggetti giuridici:
1. Piccoli imprenditori individuali (art. 2083 C.C. e definito come sopra);
2. Società semplici (artt. 2251 e seguenti C.C.);
3. Imprese Agricole, individuali o società (art. 2135 C.C.)
4. Società tra avvocati, ecc (D.Lgs. 96/2001).

Un professionista traduttore che esercita la sua attività come freelance (e quindi fondamentalmente da solo pur con qualche collaborazione occasionale) non vedo che motivi possa avere per iscriversi al regime fiscale come ditta; può conservare tranquillamente il regime fiscale di professionista.
Se l'intenzione fosse invece quella di entrare in società magari con il proprio partner (dipendente) per avere vantaggi fiscali, è una cosa diversa. Mi sono riferita soltanto alla scelta tra ditta individuale e professionista.
Comunque non prendete come oro colato quello che ho scritto, perché in Italia non sono mai chiarissime tante questioni, magari lo sono in teoria e sulla carta e molto meno nella pratica.

María José


 

María José Iglesias  Identity Verified
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C'è differenza tra il collaboratore con PIVA e quello senza PIVA Dec 15, 2007

Daniele Martoglio wrote:
Scherzi a parte, in casi in cui l'agenzia rispetta la legge, non c'è nessuna differenza tra il traduttore "forfettoso" e quello normale..

Daniele, o mi sono persa o non capisco quest'ultima parte... Non stavamo parlando del traduttore "forfettoso" (quello che ha scelto la Partita IVA chiamata "forfettino") ma del traduttore "PRIVATO" (come tu l'hai chiamato all'inizio) quello cioè non munito di Partita IVA che si fa pagare con una semplice notula. Sono due soggetti diversi. Lavorare con un collaboratore a regime normale e lavorare con un collaboratore con il regime agevolato (Partita IVA agevolata, forfettino, ecc.), non cambia nulla.
Sono invece d'accordo con il ragionamento di Agnès (e con il concetto di IVA come "globalità").
Le aziende vogliono detrarre più IVA possibile. Lo si può fare apportando fatture di acquisti con IVA (servizi di fornitori, beni inerenti all'attività, ecc.).
Nei tuoi "conti della serva" dimentichi la ritenuta d'acconto del collaboratore occasionale e anche quella del professionista a regime normale, che l'azienda che fa da sostituto d'imposta deve versare. Ma forse perché parli anche qui del "forfettoso" (ormai questo sarà il nome) non del soggetto NON munito di Partita Iva.

Ciao
María José


[Modificato alle 2007-12-16 19:03]


 

Valentina_D  Identity Verified
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differenza fra ditta individuale e società Dec 17, 2007

Sulla materia mi pare ci sia un po' di confusione.
Anch'io come Claudia, ho partita Iva (regime ordinario) e risulto essere una ditta individuale (in realtà, credo come tutti gli altri traduttori dotati di partita Iva), tuttavia non sono né una Snc, né una Sas o Srl o altro.
Mio fratello ha anche lui partita Iva, è una ditta individuale, non è né una Snc, una Sas, Srl o altro, ma è registrato come società artigiana presso la Camera di Commercio locale.
In fattura io add
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Sulla materia mi pare ci sia un po' di confusione.
Anch'io come Claudia, ho partita Iva (regime ordinario) e risulto essere una ditta individuale (in realtà, credo come tutti gli altri traduttori dotati di partita Iva), tuttavia non sono né una Snc, né una Sas o Srl o altro.
Mio fratello ha anche lui partita Iva, è una ditta individuale, non è né una Snc, una Sas, Srl o altro, ma è registrato come società artigiana presso la Camera di Commercio locale.
In fattura io addebito Inps e detraggo la RA, lui non addebita né Inps né detrae la RA.
La differenza fra me e lui?
Io vendo servizi, lui servizi *e merci* (lavora nel campo dell'informatica).

Io, per il nostro commercialista, sono inquadrata come libera professionista, lui come artigiano.
Quindi la differenza più che altro riguarda il settore di attività.





[Edited at 2007-12-17 09:43]
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Lorenzo Lilli  Identity Verified
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globalità? Dec 17, 2007

María José Iglesias wrote:

Sono invece d'accordo con il ragionamento di Agnès (e con il concetto di IVA come "globalità").



A me purtroppo non è chiaro questo concetto di "globalità". Cambia qualcosa per chi (come me) fattura soprattutto all'estero e a volte si trova addirittura in credito di IVA? Grazie


 
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