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English to Italian: the thin ideal General field: Art/Literary Detailed field: Textiles / Clothing / Fashion
Source text - English L’ideale della magrezza e la pratica della moda
The thin ideal and the practice of fashion
Paolo Volonté
1. Introduction
E’ noto che l’ideale corporeo, per quanto riguarda il peso, la forma e le dimensioni, muta variamente e radicalmente nel corso della storia (Garner et al. 1980; Gilman 2008; Synnott 1992). L’immaginario collettivo contemporaneo è dominato dall’ideale della magrezza. Slenderness è divenuta un dominant cultural ideal nel corso del ventesimo secolo (Bordo 1993: 46), e costituisce oggi il modello di riferimento a cui si rifanno abitualmente uomini e soprattutto donne nella cura del proprio corpo (Hesse-Biber 2007).
It is well-known that the ideal body, concerning the weight, shape and dimensions, changes radically and in all sorts of forms throughout the history (Garner et al. 1980; Gilman 2008; Synnott 1992). The contemporary collective imagination is totally possesed from the ideal of thinness.
Il legame tra l’ideale della magrezza e il mondo della moda è sotto gli occhi di tutti, e torna ogni volta d’attualità quando sulle passerelle sfilano modelle d’una magrezza che fa pensare all’anoressia. Tuttavia non è stato sottoposto a indagine sistematica. Alcuni studi hanno evidenziato il legame esistente tra la promozione dell’ideale della magrezza da parte della moda e la diffusione dell’anoressia nervosa tra le giovani donne (Boselli 2012; Thomsen, McCoy and Williams 2001). Molti studi hanno approfondito il mondo della moda plus size (Czerniawski 2011 and 2015; Peters 2014; Sarbin 2005; Zangrillo 1990). Tuttavia manca un’analisi sistematica della posizione privilegiata che l’ideale della magrezza ha acquisito nel sistema della moda.
Negli ultimi decenni un nuovo fenomeno ha contribuito a rendere tale posizione privilegiata più evidente. Si tratta dell’“ingrassamento” della popolazione mondiale, e in particolar modo della popolazione dei paesi occidentali. Questo fenomeno è stato rilevato ormai da tempo, a volte con toni allarmistici, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo i dati più recenti disponibili, le persone sovrappeso (cioè con un Body Mass Index superiore a 25) sono in continua crescita e si avvicinano ormai ai 2/3 della popolazione in alcuni paesi anglosassoni (USA, UK, Canada), mentre si collocano intorno alla metà nella maggior parte degli altri paesi occidentali (Volonté e Pedroni 2014: 51). I dati non sono pienamente attendibili, ma il trend appare indiscutibile. In considerazione di questo fenomeno, la posizione privilegiata dell’ideale della magrezza nel sistema della moda diviene evidente, poiché la sua persistenza appare contraddittoria. L’industria della moda, come vedremo, non solo promuove i propri prodotti attraverso l’uso di modelle particolarmente magre, ma limita la produzione stessa a taglie piccole o medie, cioè inferiori alla 12/14 (sistema americano delle taglie, cui farò riferimento in questo articolo ). Ci si potrebbe aspettare che con l’ingrassamento della popolazione la moda affievolisse la propria dipendenza dall’ideale della magrezza. Non è così. Essa continua a restare fedele all’ideale della magrezza e a confinare i corpi grassi in nicchie produttive, distributive e comunicative segregate.
Questo articolo ha l’obiettivo di contribuire a un’analisi sistematica della posizione privilegiata che l’ideale della magrezza ha nel sistema della moda. A tal scopo, propongo di leggere tale fenomeno applicandovi alcuni elementi fondamentali della theory of practice
Translation - Italian
The thin ideal and the practice of fashion
Paolo Volonté
1. Introduction
It is well-known that the ideal body, concerning the weight, shape and dimensions, changes radically and in all sorts of forms throughout the history (Garner et al. 1980; Gilman 2008; Synnott 1992). The contemporary collective imagination is totally possesed from the ideal of thinness.
Slenderness has become a dominant cultural ideal throughout the twentieth century (Bordo 1993:46), and is nowadays a role model of men and for the major part women that like taking care of their body.
The bond between the thin ideal and the fashion’s world is under everyone’s eyes, and it always draws lots of attention each time that the catwalk is run by models so skinny that lead you in thinking about anorexia. However, it has not been subject of a sistematic survey.
Some reasearches have underlined the existing link between the ideal promotion of thinness from the fashion system and the spreading of nervous anorexia among young wimen. (Boselli 2012; Thomsen, McCoy and Williams 2001). Many reaserches have examined in depth plus size fashion’s world (Czerniawski 2011 and 2015; Peters 2014; Sarbin 2005; Zangrillo 1990). Nevertheless there is a lack of a sistematic survey of the priviledged position that the ideal of thinness has acquired in the fashion’s system.
A brand new phenomenon has contributed in rendering more evident this priviledged position. We are talking about the world population’s “fattening” in particular, the population of western countries. It has been long time since this phenomenon has been revealed, sometimes under a key of anxiety, from the World's Health Organization. According to recent data, people that are overweight (that is a Body Mass Index superior to 25) are increasing and are getting close to 2/3 of the population in some Anglosaxon countries (USA, UK, Canada), whereas the other western countries are positioned around a half (Volonté e Pedroni 2014: 51). Data is not totally reliable, but the trend appears undisputable. Taking into account this phenomenon, the priviledged position of thinness within the fashion system becomes very clear and undeniable, seeing as how its persistence stands out as contradictory. As we will see the fashion industry doesn’t only promote its products throughout the use of particularly skinny models, but it also limits the same production with only small and medium sizes, that is inferior to the size 12/14 (American size system, with which will be my reference system in this article ). Given the fattening of the population, it could have been imagined that fashion would have weakened its own ideal of thinness. Unfortunately it is not true. Fashion remains faithful to the ideal of slimness, by secluding fat bodies in productive niches, distributive and isolated comunicatives. The main goal of this article is to contribute with a systematic analysis of thinness and the priviledged position that fashion has given to it. For this aim, I suggest to read this phenomenon by applicating some essential elements of the theory of practice. The practice theory allows to look at the thin ideal not as an abstract value (something that people believe is right) but as an ingredient of the performing of fashion (a thing that is simply done by people), by higlighting in this way the conflicts and the inertia that render it particularly stable and “irrationably” uninteresting to social change.
Italian to English: News abstract General field: Tech/Engineering Detailed field: Architecture
Source text - Italian L’ordine celeste della città e il suo abbandono, Remo Bodei
Secondo una tradizione di lunga durata, risalente ai pitagorici, la città deve ispirarsi alle proporzioni e alle armonie dell’universo. Le comunità umane, partecipi della vita del cosmo, devono perciò seguirne l’ordine, imitandone i movimenti ciclici e regolari. La compattezza del corpo civico è inoltre garanzia della compattezza della comunità, antidoto alla sua disgregazione. La corrispondenza tra ordine cosmico e società terrena si spezza all’inizio dell’età moderna, dove i conflitti vengono ritenuti fattori di crescita. Nelle città multiculturali e nell’epoca di veloci mutamenti, in cui l’identità individuale e collettiva appare minacciata, una delle tante strategie per integrarsi nella propria città è quella di apprendere a percepirlo quale spazio qualitativo e disomogeneo, con soglie di discontinuità che delimitano la scansione del tempo e lo svolgersi di differenti stili di vita
Parole chiave: ordine cosmico; città chiusa; spazi qualitativi
Verso la revisione del Piano paesaggistico (PPR) della Lombardia, a cura di Andrea Arcidiacono
Da circa un anno è stata avviata da Regione Lombardia la revisione del Piano Paesaggistico (PPR), cui partecipano, nell’ambito di un accordo di collaborazione, il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DASTU) del Politecnico di Milano e l’istituto regionale di ricerca Eupolis. Tra gli obiettivi del processo di redazione del nuovo piano si pone come prioritaria la necessità di migliorarne l’efficacia e la capacità di condizionare i dispositivi di pianificazione e progettazione paesaggistica alle differenti scale territoriali, nella prospettiva di un ‘governo del paesaggio’ che sia da un lato capace di garantire una tutela attiva e coordinata degli ambiti paesistici vincolati e dall’altra sia in grado, coerentemente con una visione d’insieme e condivisa dei territori, delle loro identità e dei loro valori, di promuovere e realizzare nuovi progetti integrati di paesaggio
Parole chiave: pianificazione paesaggistica; tutela del patrimonio; servizi ecosistemici
Governare il paesaggio. Sfide per il PPR lombardo, Andrea Arcidiacono, Marika Fior, Gabriele Pasqui
Il processo di revisione del Piano paesaggistico regionale (PPR) lombardo, avviato da qualche mese nell’ambito di un accordo di collaborazione tra Regione Lombardia e Dipartimento di architettura e studi urbani (DASTU), si pone come obiettivo di dare efficacia ai dispositivi pianificatori e normativi del piano, agendo in modo selettivo nella semplificazione e integrazione dell’apparato conoscitivo e progettuale del piano vigente. Da un lato rafforzando il portato ambientale ed ecologico nella interpretazione delle strutture paesaggistiche territoriali, dall’altro introducendo dispositivi operativi, procedure e criteri coordinati di gestione delle tutele (D.Lgs. 42/2004), finalizzati ad incidere nei processi di pianificazione e progettazione alla scala locale, con specifico riferimento ai caratteri territoriali degli ambiti paesaggistici omogenei e a contesti di specifica problematicità o potenzialità nel progetto del paesaggio
Parole chiave: paesaggio e territorio; valori ambientali ed ecologici; dispositivi operativi
La Convenzione europea del paesaggio come fondamento del nuovo Piano paesaggistico della Lombardia, Luisa Pedrazzini
La Convenzione europea del paesaggio (CEP) è il riferimento della variante al Piano paesaggistico (PPR) in fase di elaborazione in Lombardia. Il piano vigente, che pure si ispira alla CEP, ha mostrato problematicità nell’attuazione per la complessità e per le difficoltà attuative a scala locale. Il nuovo piano focalizza l’attenzione sulla semplificazione della strumentazione e sul maggior dettaglio dei contenuti ma anche su alcuni ambiti tematici e spaziali specifici caratterizzanti il paesaggio lombardo. L’obiettivo è di assicurare una stretta correlazione tra strumenti di protezione e di pianificazione/gestione in modo da presidiare in modo proattivo le trasformazioni paesaggistiche rafforzando la relazione tra paesaggio e ambiente
Parole chiave: convenzione europea del paesaggio; valorizzazione; pianificazione integrata
Criteri per la gestione attiva dei vincoli e degli ambiti di tutela paesaggistica in Lombardia, Alberta Cazzani, Stefano Coloru
Il sistema delle tutele del paesaggio in Lombardia è assai consistente: ben il 52% del territorio regionale è vincolato a livello statale ai sensi dell’art. 136 (ex legge 1497/1939) o dell’art.142 (ex legge 431/1985) del D.Lgs. 42/2004. A tali ambiti si connettono e sovrappongono tutele regionali e sovranazionali. Una salvaguardia quantitativamente così estesa non ha però sempre saputo conservare e valorizzare il paesaggio lombardo che presenta oggi notevoli valori naturali e antropici, ma anche numerosi problemi di degrado e alterazione. Nel processo in atto di revisione del Piano paesaggistico regionale (PPR) una componente importante riguarda la definizione dei criteri per la gestione degli ambiti vincolati, con l’obiettivo di sostituire ad una politica vincolistica passiva una tutela attiva e propositiva, strettamente correlata agli strumenti di pianificazione e governo del territorio
Parole chiave: tutela; gestione vincoli; paesaggio lombardo
I paesaggi di Babele e i paradossi del piano, Antonio Longo, Alessandro Rocca
La revisione del piano paesaggistico lombardo ha messo in luce in particolare le difficoltà di questo strumento urbanistico a porsi come piattaforma generatrice di progetti e di nuove risorse territoriali, e a regolare la produzione di paesaggi capaci di misurarsi con i temi di oggi: le vecchie e nuove infrastrutture, l’agricoltura industriale, l’abbandono di ampie parti di territorio, la mancata manutenzione e lo sfruttamento turistico delle aree alpine. Nella sua preminente attenzione al patrimonio storico e culturale, il piano fatica a interagire con i livelli di pianificazione locale, con la pratica delle trasformazioni quotidiane e raramente raggiunge l’obiettivo di formare nuovi paesaggi e valori territoriali. Rispondendo alle questioni poste da un lavoro di ricerca in evoluzione, proponiamo una riflessione su queste problematiche e sui possibili spazi di innovazione
Parole chiave: paesaggio; pianificazione regionale; ambiente
I servizi ecosistemici a supporto della pianificazione paesaggistica, Stefano Salata, Silvia Ronchi, Federico Ghirardelli
La valutazione e mappatura biofisica dei Servizi Ecosistemici è oggi un tema cruciale per lo sviluppo di adeguate politiche per il governo del territorio alle differenti scale. La revisione del Piano paesaggistico regionale Lombardo ha dato avvio a una prima sperimentazione nell’ambito dei Servizi ecosistemici (SE) incorporando una mappatura dell’indicatore di qualità ambientale (Habitat Quality) per l’intera Regione. L’indicatore è stato utilizzato sia per la definizione di territori caratterizzati da una sensibilità omogenea sotto l’aspetto ecologico-paesaggistico, sia per ridefinire i vincoli di elevata naturalità previsti dal piano. Lo scritto presenta potenzialità e limiti della sperimentazione metodologica applicativa adottata nel piano, descrivendo le variabili utilizzate e il processo di costruzione della mappatura biofisica ottenuta
Parole chiave: servizi ecosistemici; pianificazione paesaggistica; habitat quality
La Valutazione ambientale strategica del Piano paesaggistico regionale. Integrazione tra ambiente e paesaggio, Gioia Gibelli, Viola Dosi
Il PPR nella sua parte valutativa, la VAS, tratta il paesaggio, non solo come l’oggetto del piano, ma anche come un macro-indicatore sintetico, in grado di restituire criticità e valenze delle politiche di governo del territorio. All’interno del percorso piano/VAS, i concetti di vulnerabilità e resilienza sono la base del metodo di analisi multiscalare degli ‘Ambiti di paesaggio’, delle relazioni con le componenti e le risorse ambientali che li costituiscono, finalizzata alla valutazione anche quantitativa dello stato del paesaggio e degli effetti delle trasformazioni previste. Questo approccio determina un legame importante tra Piano paesaggistico e VAS che, per le sue caratteristiche di integrazione tra componenti ambientali e scenari, si configura come un ottimo strumento di supporto alla pianificazione del paesaggio
Parole chiave: paesaggio; vulnerabilità; resilienza
Costruzione e condivisione di dati geografici: il sistema informativo per la gestione del piano, Daniela Giannoccaro, Paolo Dilda
La strutturazione delle informazioni geografiche a supporto del Piano paesaggistico lombardo parte da un’attività di ricognizione delle criticità dello strumento vigente, valutata sia attraverso esperienze dirette nei contesti di utilizzo dello stesso sia nella prospettiva dell’evoluzione tecnologica registrata negli ultimi anni in materia di produzione e distribuzione di dati geografici digitali, anche rispetto alla nuova cultura degli Open Data. Il Piano paesaggistico è uno strumento chiamato a gestire un sistema di componenti estremamente dinamiche e relazionate, ciascuna delle quali è rappresentata attraverso informazioni territoriali che richiedono continui aggiornamenti. L’obiettivo è quello di creare un sistema informativo comune ai differenti soggetti e strumenti, capace di innescare un processo ciclico di aggiornamento delle informazioni spaziali a supporto delle decisioni e della fase di gestione del piano
Parole chiave: sistema informativo territoriale; dati geografici aperti; cartografia tematica
Expo 2015 and its Legacies, edited by Antonella Bruzzese and Stefano Di Vita
In una fase in cui si stanno pubblicando i primi bilanci dell’Expo 2015 e si stanno lentamente configurando le proposte di trasformazione e valorizzazione post-evento del sito espositivo, il servizio raccoglie le riflessioni sulle differenti forme di legacy territoriale della manifestazione, proposte da alcuni studiosi che hanno osservato le fasi di organizzazione, realizzazione e celebrazione dell’evento e di pianificazione del post-evento da diversi punti di vista, interni o esterni al processo
Parole chiave: grandi eventi; Expo 2015; legacy
What Does the Future Hold for the Pavilions at Expo Milano 2015?, Luisa Collina, Laura Daglio
La dimensione temporanea delle architetture destinate ad una grande esposizione universale ha da sempre posto il problema del destino dei manufatti a conclusione dell’evento. Il saggio, dopo un breve excursus storico che ricostruisce i molti esempi ed i modelli di gestione del fine vita che la storia di queste manifestazioni ci offre, mira a restituire un quadro critico dei diversi approcci adottati per la second life dei padiglioni di Expo 2015, anche in considerazione degli obiettivi di sostenibilità previsti dall’evento milanese. L’analisi consente, da un lato, di evidenziare una specifica eredità dell’esposizione universale sui temi dello sviluppo sostenibile, dall’altro, di mettere in luce alcune questioni chiave di carattere tecnologico, economico e culturale che rimandano a tematiche più ampie inerenti il rapporto tra l’architettura contemporanea e la variabile del tempo (durata, ciclo di vita, riuso, riciclo)
Parole chiave: architettura temporanea; riciclo/riuso; grandi eventi
Un progetto di rigenerazione per la legacy materiale di Expo 2015, Paolo Galuzzi
L’intento del presente contributo muove dal rinunciare a inseguire le diverse proposte che negli ultimi mesi si sono delineate per l’utilizzo futuro del sito Expo, ricercando all’interno di una vicenda niente affatto lineare alcune condizioni durevoli e fattuali, con le quali ogni ipotesi di intervento dovrà confrontarsi. Le potenzialità offerte dalla legacy materiale di Expo, qui interpretate come legacy implicita, possono rappresentare un’occasione per sperimentare uno dei più avvincenti progetti di rigenerazione urbana del nostro Paese. La profonda conoscenza delle caratteristiche attuali del sito e delle reali condizioni di riuso diventa la condizione imprescindibile per istruire e accompagnare gli interventi possibili nel medio-lungo periodo e per lavorare subito alla costruzione di un futuro prossimo misurabile dai tre a dieci anni
Parole chiave: Expo; legacy; rigenerazione urbana
Untying the Knot of the Expo Site, a Multiscalar Node between Urban and Regional Scales, Andrea Rolando
Il contributo traccia un bilancio della manifestazione Expo e ne valuta brevemente alcuni esiti, in particolare per quanto riguarda l’eredità materiale relativa alla rete delle infrastrutture, tra i sistemi ‘duri e veloci’ e quelli ‘morbidi e lenti’ Facendo riferimento a questo aspetto specifico, si riporta un’analisi dei risultati positivi ottenuti e si propongono alcuni possibili miglioramenti, considerando come le reti di mobilità possono svolgere un ruolo essenziale, tra requisiti funzionali e esigenze di qualità spaziale, anche considerando come l’attenzione alla scala territoriale vasta possa influenzare in modo positivo soluzioni progettuali di dettaglio
Parole chiave: reti infrastrutturali; mobilità lenta; progettazione del paesaggio
The Organized Civil Society in Expo 2015: Cascina Triulza and Triulza Foundation, Giuliana Costa
Expo 2015 e il tema da essa portato avanti hanno rappresentato l’occasione ideale per disseminare gli ideali, i temi, i valori e le attività che caratterizzano l’impegno delle organizzazioni della società civile. Per la prima volta nella storia delle esposizioni universali, esse hanno partecipato all’evento con un padiglione proprio, chiamato ‘Cascina Triulza’, gestito dalla Fondazione omonima, espressione di una pluralità di attori. L’articolo ne ripercorre la genesi e lo sviluppo, prima, durante e dopo i sei mesi in cui si è svolto l’evento. Si descrivono altresì i meccanismi di governance e le condizioni che hanno reso possibile l’intrapresa, così come i processi di innovazione e gli effetti di legacy cui quest’ultima ha, almeno potenzialmente, innescato sul territorio metropolitano
Parole chiave: Expo 2015; Cascina Triulza; innovazione e legacy
Learning from (Milan) Expo, Antonella Bruzzese, Stefano Di Vita
Nei mesi successivi alla conclusione dell’Esposizione Universale di Milano 2015, l’articolo propone un’esplorazione delle ricadute territoriali della manifestazione, contribuendo alla riflessione in corso sulla capacità dei grandi eventi di continuare ad essere fattori di cambiamento urbano nella fase di incertezze economiche, politiche e sociali determinate dall’attuale congiuntura. Considerando sei temi – grandi infrastrutture, accessibilità/spazio pubblico, coinvolgimento/visibilità, legacy culturale, innovazione tecnologica e stato di eccezione – e osservando gli effetti territoriali dell’evento nel breve periodo, vengono riconosciuti sia gli aspetti critici, sia gli elementi di innovazione, che hanno caratterizzato l’esperienza milanese e che potrebbero influenzare il futuro sviluppo, sia del sito espositivo, sia della regione metropolitana
Parole chiave: Expo Milano 2015; urban change; innovazione urbana
Mega-Events and Legacies: Milan Expo2015 and the Future Event City, Mark I. Wilson
Le grandi esposizioni sono state un elemento caratterizzante delle dinamiche urbane mondiali dal 1851, anche se l’evento si è evoluto ed è cambiato nel tempo. Le Expo si trovano ora ad un nuovo punto di svolta: il cambiamento degli assetti economici e dei riferimenti culturali richiedono un aggiornamento di questa tipologia di grande evento. L’Expo di Milano 2015 ha per certi aspetti elaborato un modello di esposizione per il XXI secolo, più adeguato alle esigenze di una società dotata di un ampio accesso alle informazioni globali e di diffuse possibilità di viaggiare e di compiere nuove esperienze. Mentre l’opinione pubblica si interroga sui costi e sulle condizioni operative di questi eventi, è opportuno chiedersi quale sarà in futuro l’approccio delle città ospitanti
Parole chiave: mega-eventi; grandi esposizioni; Milano
I giochi olimpici di Londra e la rigenerazione dell’East End, Francesco Curci, Luca Gaeta
Sin dalle fasi antecedenti la candidatura, i giochi olimpici di Londra 2012 sono stati connessi alla riqualificazione dell’East End. I britannici ne hanno fatto il propulsore di una strategia urbanistica redistributiva per migliorare le condizioni sociali e ambientali di alcuni tra i quartieri più disagiati della capitale. Per questo la progettazione del Queen Elizabeth Olympic Park, sede dei principali impianti e del villaggio degli atleti, è stata improntata alla legacy, cioè alla riconversione post-olimpica di infrastrutture, edifici e spazi aperti. A tre anni dalla chiusura dei giochi la rigenerazione urbana procede nel senso previsto non senza adattamenti al mutato scenario economico e politico. Al di là degli esiti specifici, l’aver pianificato un grande evento entro il quadro degli obiettivi di sviluppo della città ospitante è una scelta corretta di governo del territorio
Parole chiave: rigenerazione urbana; legacy; olimpiadi
Tempo e progetto. Grandi eventi, progettare in contesti instabili, Andrea Migliarese
Affrontare la progettazione di un Grande Evento richiede alla disciplina architettonica e urbana di confrontarsi con le specificità dei contesti instabili, attraverso uno spostamento concettuale da un’interpretazione del progetto come prodotto a una sua interpretazione come processo. Il confronto con i ‘territori in movimento’ richiede la capacità di pensare a una diversa relazione fra tempo e progetto così da sviluppare una possibile crononomia della composizione dove il parametro temporale divenga una variabile della pratica architettonica. Attraverso il concetto di frame proposto da Bernard Cache diviene possibile sviluppare un’idea di flessibilità contestualmente vincolata che porta a considerare i Grandi Eventi come occasione per la predisposizione di un’armatura spaziale in grado di orientare e facilitare le trasformazioni future, contribuendo alla costruzione della città pubblica
Parole chiave: grandi eventi; tempo e progetto; contesti instabili
Costruire collettivamente lo spazio urbano come pratica diretta di cambiamento, Elisabetta Antonucci
Il contributo si colloca nel quadro di tensione tra progressivo espandersi di logiche di accumulo del capitale che si manifestano nella tendenza alla privatizzazione del territorio e dei servizi, nell’erosione dello spazio di azione e di partecipazione degli abitanti e il moltiplicarsi di forme di difesa del diritto alla fruizione e alla produzione dello spazio della città. A Venezia negli ultimi anni è andata articolandosi una variegata geografia di sperimentazioni urbane. Tra queste il processo di progettazione partecipata dell’area dell’ex Ospedale al mare al Lido di Venezia, isola oggi profondamente fragilizzata da logiche speculative che l’hanno interessata, posta in atto da un comitato di cittadini a partire dal 2011. Tale processo è stato osservato dal punto di vista degli esiti in termini di riconfigurazione dell’area, di produzione di nuove strategie di gestione e intervento sul territorio, di avvio di un apprendimento collettivo attraverso una dimensione di costante rielaborazione critica, riflessività
Parole chiave: pratiche urbane e territoriali; processi partecipativi; rigenerazione urbana
La tutela del suolo in Lombardia. Una legge costruita sul possibile e non sul necessario, Paolo Pileri
Dal dicembre 2014 la Lombardia ha una propria legge per la riduzione del consumo di suolo. Un passo culturale interessante, ma non senza ambiguità. Alcuni passaggi sono deboli ed evitano di affrontare/ risolvere nodi cruciali che sono invece alla base dei consumi di suolo e intrecciati con alcuni elementi strutturali del governo del territorio. Ma non solo. Non mancano parti in cui la legge arriva a costruire, di fatto, i presupposti per legittimare nuovi consumi di suolo contraddicendo così se stessa. La preoccupazione messa in luce da vari rapporti tecnici della stessa Regione non trova qui che un risultato normativo ancora timido. Il dubbio è che non si sia colto appieno la densità della sfida che tale argomento richiede oggi, preferendo strategie ribassiste fatte più di mediazioni che di coraggiose innovazioni e più a ridosso di ciò che è possibile fare e non di ciò che è necessario
Parole chiave: consumo di suolo; contenimento dell’urbanizzazione; governo del territorio
Translation - English Celestial Order in Cities and its Abandonment Remo Bodei
A long tradition dating back to the Pythagoreans deputed that cities should be inspired by the proportions and harmonies of the universe. Taking part in the life of the cosmos, then, human communities were to accord with its order, imitating its cyclical and regular movements. The compact nature of the civic body was further ensured by the compact nature of the community, an antidote to its disintegration. The correspondence between cosmic order and earthly society broke up at the start of the Early Modern Age when conflict was held to be a growth factor. In multicultural cities and in an era of rapid change in which individual and collective cultures seem threatened, one of the many strategies which can be adopted to integrate into one's own city is to understand and perceive it as a qualitative and non-homogeneous space with discontinuity thresholds which limit time frameworks and the development of different styles of life.
Key words: cosmic order; closed cities; qualitative spaces
Towards a Revision of Landscape Plans (PPR) in Lombardia, edited by Andrea Arcidiacono
Approximately one year ago the Lombardia Region launched a revision of its Landscape Plan (PPR) in which the Politecnico di Milano's Department of Architecture and Urban Studies (DASTU) took part in the framework of a partnership agreement with Regional Research Institute Eupolis. The objectives involved in the drawing up of this new plan prioritised the need to improve efficiency and the ability to influence planning and landscape design mechanisms with a 'landscape management' aim capable on one hand of guaranteeing effective and co-ordinated safeguarding of protected landscapes and on the other with a holistic and shared vision of the area and its identity and values, promoting and implementing new integrated landscape projects.
Key words: landscape planning; safeguarding heritage; eco-systemic services
Managing the Landscape Challenges for the Lombard PPR, Andrea Arcidiacono, Marika Fior, Gabriele Pasqui
The objective of the Lombard Regional Landscape Plan (PPR) revision launched some months ago in the context of a partnership agreement between the Lombardia Region and the Department of Architecture and Urban Studies (DASTU) was to enhance the efficacy of the plan's legal and planning mechanisms, acting selectively to simplify and integrate the current plan's knowledge and planning framework. On one hand reinforcing the environmental and ecological scope of its interpretation of local landscape structures and on the other introducing co-ordinated operational mechanisms, procedures and criteria in safeguard management (Legislative Decree 42/2004) whose purpose is to impact on local scale planning and design with specific reference to the local characteristics of the homogeneous landscape plans and specific issue contexts or potential in landscape planning.
Key words: landscape and territory; environmental and ecological values; operational mechanisms
The European Landscape Convention as the Foundation for Lombardia's New Landscape Plan, Luisa Pedrazzini
The European Landscape Convention (ELC) is the reference point for amendments currently being drawn up in Lombardia to the Landscape Plan (PPR). The current plan, inspired by the ELC, has demonstrated the difficulties involved in the implementation of such a complex plan in terms of local scale application. The new plan focuses on simplifying mechanisms and on greater contents details but also on certain thematic and specific spatial contexts relating to the Lombard landscape. The aim is to ensure a strict correlation between safeguarding mechanisms and planning and management in order to govern landscape transformations in a proactive way and strengthening the relationship between landscape and environment.
Key words: European Landscape Convention; enhancement; integrated planning
Criteria for the Active Management of Landscape Protection Limits and contexts in Lombardia , Alberta Cazzani, Stefano Coloru
Lombardia 's landscape safeguard system is extremely wide ranging: a grand total of 52% of the region is restricted on the state level pursuant to Article 136 (ex legge 1497/1939) or Article 142 (ex legge 431/1985) of Legislative Decree 42/2004. Regional and supra-national safeguards interconnect and overlap in these contexts. Such quantitatively wide-ranging safeguards have not, however, always been capable of conserving and enhancing the Lombard landscape which now presents considerable natural and developed value but also a great many decay and modification problems. In the process of revising the Regional Landscape Plan (PPR) an important component relates to defining restricted area management criteria with the objective of substituting a passive restriction policy with active and proactive safeguards strictly linked to the area's planning and management mechanisms.
Key words: safeguards; restriction management; Lombard landscape
Babel Landscapes and the Plan's Paradoxes Antonio Longo, Alessandro Rocca
The revision of the Lombard landscape plan has highlighted the difficulties encountered by this urban planning mechanism in acting as a generative platform for new territorial resources and regulating the production of landscapes capable of measuring up to today's themes: old and new infrastructure, industrial agriculture, the abandonment of large swathes of land, inadequate maintenance and the tourist exploitation of the Alpine areas. In its pre-eminent focus on the historical and cultural heritage, the plan struggles to interact with local planning levels and daily transformation practices and rarely achieves its objectives in shaping new landscapes and territorial values. In response to the questions raised by evolving research work, ours is a reflection on these issues and on potential innovation spaces.
Key words: landscape; regional planning; environment
Ecosystem Services Supporting Landscape Planning, Stefano Salata, Silvia Ronchi, Federico Ghirardelli
The assessment and bio-physical mapping of Eco-System Services is now a crucial theme in the development of suitable territorial management policies on various scales. The revision of the Lombard Regional Landscape Plan has set in motion a first experiment in the Eco-System Services (SE) context incorporating mapping as an environmental quality indicator (Habitat Quality) for the whole region. This indicator has been used both to define territories characterised by considerable homogeneity from an ecological-landscape point of view and to redefine high natural habitat restrictions in accordance with the plan. The text examines the potential and limitations of applied methodological experimentation adopted in the plan describing the variables used and the process by which the bio-physical mapping obtained was constructed.
Key words: ecosystem services; landscape planning; habitat quality
Strategic Environmental Evaluation of the Regional Landscape Plan. Landscape and Environment Integration, Gioia Gibelli, Viola Dosi
In its evaluation component, VAS, the PPR treats the landscape not simply as the subject of the plan but also as a synthetic macro-indicator capable of highlighting critical issues and values in land management policies. Within the planning process VAS, the concepts of vulnerability and resilience are the basis of multi-scale 'landscape habitats' analysis methods in relation to the environmental components and resources making them up with the aim of assessing, in quantitative terms too, the state of the landscape and the effects of the transformations planned. This approach determines an important link between the Landscape Plan and VAS which is an optimal tool supporting landscape planning as a result of the integration role it plays between environmental and scenario components.
Key words: landscape; vulnerability; resistance
Geographical Data Construction and Sharing: the Information System for the Management of the Plan, Daniela Giannoccaro, Paolo Dilda
The structuring of the geographical information used to support the Lombard Landscape Plan starts with reconnaissance activities relating to critical issues in the existing tools evaluated both by means of direct experiences in the use context of these tools and from the perspective of the technological evolution registered over recent years on the subject of the production and distribution of digital geographic data including in relation to the new Open Data culture. The Landscape Plan is a mechanism which is called on to manage an extremely dynamic and interrelated component system each of which is represented via territorial information which requires continual updating. The objective is to create an information system shared by the different subjects and tools capable of triggering a cyclical process of updating of the spatial information in support of the plan's decisions and management phases.
Key words: territorial information system; open geographical data; themed mapping
Expo 2015 and its Legacies, edited by Antonella Bruzzese and Stefano Di Vita
In a phase in which the first Expo 2015 balance sheets are being published and post-event transformation and enhancement proposals for the exhibition site are slowly taking shape, this service gathers reflections on the various forms of territorial legacy of the event proposed by a number of scholars who have observed the organisation, implementation and staging phases of the event and planning of the post-event from a range of points of view, both internal and external to the process.
Key words: great events; Expo 2015; legacy
What Does the Future Hold for the Pavilions at Expo Milano 2015?, Luisa Collina, Laura Daglio
The temporary dimensions of the architecture used for a great universal exhibition has always raised the question of what will happen to them once the event is over. After a brief historic overview which will reconstruct the many examples and management models for this life cycle conclusion, this paper will attempt a critical overview of the various approaches adopted for the second life of the Expo 2015 pavilions also in the light of the Milan event’s sustainability objectives. On one hand this analysis highlights a specific legacy of the universal exhibition on the theme of sustainable development, on the other, it throws light on a number of key technological, economic and cultural questions relating to wider themes concerning the relationship between contemporary architecture and the time variable (length, life cycle, re-use, recycling).
Key words: temporary architecture; recycling/reuse; great events
A Regeneration Project for the Expo 2015 Legacy Material, Paolo Galuzzi
This paper was prompted by a desire for an alternative to following the various proposals which have been set out in recent months for the ultimate use of the Expo site and seek out long lasting and practical conditions - within a context which is anything but linear - with which every action hypothesis must measure up. The potential offered by the Expo legacy material, interpreted here as implicit legacy, can represent an opportunity to try out one of the most convincing urban regeneration projects in our country. An in-depth knowledge of the site's current characteristics and real re-use conditions is an indispensable support and accompaniment to potential medium-long term action if work on building the immediate future measurable in a three to ten year period is to begin.
Key words: Expo; legacy; urban regeneration
Untying the Knot of the Expo Site, a Multiscalar Node between Urban and Regional Scales, Andrea Rolando
This paper outlines a balance sheet of the Expo event and briefly evaluates a number of outcomes especially in relation to the material legacy relating to the infrastructure network between 'hard, rapid' and 'soft, slow' systems. In reference to this specific aspect, an analysis of the positive results obtained is reported alongside certain potential improvements considering the ways in which mobility networks can play an essential role between functional requisites and spatial quality needs and considering the ways in which the vast territorial scale can positively impact on in-depth planning solutions.
Key words: infrastructure networks; slow mobility; landscape planning
The Organized Civil Society in Expo 2015: Cascina Triulza and Triulza Foundation, Giuliana Costa
Expo 2015 and the issues it brought forward were an ideal occasion for the dissemination of the ideas, themes, values and activities which characterise the commitment of civil society organisations. For the first time in the history of the universal exhibition these latter took part in the event with their own pavilion, called ‘Triulza Farm’ and managed by the Foundation of the same name, representing a plurality of players. This paper will retrace its genesis and development before, during and after the six months of the event itself. Governance mechanisms and the conditions which made this enterprise possible will also be described as will the processes of innovation and the legacy effects which this has, at least potentially, triggered in the metropolitan area.
Key words: Expo 2015; Triulza Farm; innovation and legacy
Learning from (Milan) Expo, Antonella Bruzzese, Stefano Di Vita
In the months immediately following on from the Milan 2015 Universal Exhibition this paper proposes to explore the event's local impact contributing to the considerations under way on the ability of these great events to continue to act as change factors in this phase of economic, political and social uncertainty determined by the current status quo. Considering six themes - great infrastructure, accessibility/public space, involvement/visibility, cultural legacy, technological innovation and exception state - and observing the short term territorial effects both the critical aspects and elements of innovation which have been features of the Milanese experience and which could impact on the future both of the exhibition site and of the metropolitan region are recognisable.
Key words: Expo Milan 2015; urban change; urban innovation
Mega-Events and Legacies: Milan Expo2015 and the Future Event City, Mark I. Wilson
The great exhibitions have been considered a characteristic feature of world urban dynamics since 1851 even though the event has evolved and changed over time. Expo is now once more at a watershed: changes in the economic frameworks and cultural reference points requires us to update our approach to this type of great event. Milan Expo 2015 in many ways developed a 21st century exhibition model better suited to the needs of a society with full access to global information and widespread travel and new experience opportunities. While public opinion questions the costs and operational conditions involved in such events, the time is ripe for us to ask ourselves what approach will be taken in future by host cities.
Key words: mega-events; great exhibitions; Milan
The London Olympic Games and the REgenetaion of the East End, Francesco Curci, Luca Gaeta
Right from before London’s candidacy the London Olympic Games of 2012 were linked to the requalification of the East End. The British people made it the driving force for a redistributive urban planning strategy aimed at improving the social and environmental conditions of some of the most disadvantaged districts in the city. For this reason the Queen Elizabeth Olympic Park, headquarters of the main Olympic structures and athletes' village, was designed with its legacy in mind, i.e. the post-Olympic reconversion of its infrastructure, buildings and open spaces. Three years after the Games, urban regeneration is under way in the ways planned not without certain modifications prompted by the changed economic and political scenario. Whatever the specific outcomes, having planned a great event within the framework of the development objectives of the host city is a correct local government decision.
Key words: urban regeneration; legacy; Olympics
Time and Design. Great Events, Designing in Unstable Conditions Andrea Migliarese
Taking on the design of a great event requires architecture and urban planning disciplines to measure up to the specific features of unstable contexts by means of a conceptual shift from an interpretation of design as product to its interpretation as process. Measuring up to 'territories in movement' requires an ability to think of a different relationship between time and design such as to develop a possible composition chronometry in which time parameters become architectural practice variables. The framing concept put forward by Bernard Cache enables us to develop an idea of flexibility which is simultaneously restricted prompting us to consider great events as opportunities to set out a spatial armour capable of orienting and facilitating future transformations and contributing to the construction of the public city.
Key words: great events; time and design; unstable contexts
Building the Urban Space Collectively as a Change-Focused Practice, Elisabetta Antonucci
This paper fits in to the current tension between the progressive expansion of capital accumulation logics which take the form of a tendency to territorial and service privatisation, the erosion of the space for action and resident participation and the multiplication of forms of defence of the right to use and space production in cities. In Venice in recent years a variegated geography of urban experimentation has been taking shape. This includes the participatory design process taking place at the former Ospedale al Mare on Lido di Venezia, an island which has been made fragile by the speculative logics which have impacted on it recently, and initiated by a citizen council from 2011 onwards. This process has been observed from the perspective of outcomes in terms of reconfiguration of the area, generation of new territorial management and intervention strategies, the launching of a collective learning process via a constant critical re-elaboration and reflection process.
Key words: urban and territorial practices; participatory processes; urban regeneration
Land Protection in Lombardia . A Law Constructed on the Possible and not on the Necessary Paolo Pileri
Since December 2014 Lombardia has had its own law for the reduction of land use. It is an interesting and not unambiguous cultural step. Certain steps have been feeble and avoid taking on/resolving crucial issues which are at the heart of land use and interlink with many structural territorial management elements. But this is not all. Parts of the law effectively go to the extent of constructing the bases for the legitimisation of new land uses thus contradicting themselves. The worry highlighted by the region’s various technical reports is that this is a legislative tool which is still half-hearted. The doubt is that the entity of the challenge which this issue requires has not been fully grasped and that levelling down strategies made up of mediation above all have been preferred to courageous innovations, solutions which are closer to what it is possible to do than to what needs to be done.
Key words: land use; urbanisation containment; territorial governance
Italian to English: Microcredit General field: Bus/Financial Detailed field: Marketing
Source text - Italian
Project “A.MI.C.I. - Access to Microcredit for Immigrant Citizens”, is included in the actions promoted by the European Commission to support employment and economic recovery through the microcredit instrument. The agreement for the implementation of Project A.MI.C.I. within the framework of the European Integration Fund (E.I.F.), was signed in 2010 by the Ministry of the Interior, the E.I.F. Managing Authority for Italy, and the Ministry of Labour and Social Policy.
The objective is to facilitate foreign nationals’ access to the labour market by using the microcredit instrument to establish microenterprises and forms of self-employment.
Context
As at 1 January 2010, 4,279,000 foreign citizens were present in Italy, that is, 7 % of the total population. Foreign entrepreneurship is a vital part of the phenomenon of immigration and its significant economic contribution, with an exponential growth in the past five years. According to InfoCamere data for 2010, individual companies managed by immigrant owners from non-EU countries are equivalent to 267,126 units, in the context of entrepreneurship on a national scale that consists of 6,109,217 registered companies. The incidence of individual companies owned by immigrants from non-EU countries on the total number of companies in Italy is between 4.4 % and 5.1 %: on average, one company in every 21. Adding up to about 268,000 company owners, with approximately 49,000 shareholders and about 134,000 immigrants in other corporate roles, the area of entrepreneurship of non-EU immigrants stands at just over 450,000 people.
The surveys and analyses that were undertaken were aimed at investigating and describing the services offered by banking sector operators and others in private and public spheres, and also at identifying activities geared towards the development of microenterprise, social inclusion and temporary emergency situations.
In the case of savings services, credit services and the current account and payment services sector, banks (in the sample) stated that customer types primarily targeted by their offer are represented by EU and non-EU foreign citizens.
The increasing level of banking services to foreign citizens in Italy is the result, on the one hand, of the consolidation of the foreign presence and economic integration processes of the migrant population in the Italian economy’s formal economic circuits and, on the other, by the expansion and diversification of the products and services offered by banks. The proactive attitude of Italian banks has, in fact, facilitated the increase in the level of banking services by 12 % in just two years.
In contrast to Italian companies, foreign-owned companies in Italy have increased (in the period under consideration) at a sustained rate, and this is the indicator of immigrants’ significant economic integration in our country. In fact, business activity is regarded as an instrument for income stabilisation and the ability to stay in Italy, so much so that economic resources extracted from business activities are mostly reinvested for the consolidation of the activity itself.
However, research results show that the relationship with the credit system, and with the application and knowledge of banking services are still weak; more than a quarter of companies never maintain relations with banks and less than a fifth require or have requested a loan. It follows that the business activity is often managed through self-financing or by raising sources of finance from friends, relatives or acquaintances. It appears that only 25 % of entrepreneurs whose loan was refused by the bank (one in four on average), definitively abandoned the investment project; the remaining 75 % set it up by making use of informal forms of financing from relatives, family members, friends, acquaintances or other channels.
The main outline of an optimal business model for credit access to immigrant citizens has been drawn up in light of the research desk’s findings from empirical evidence, benchmarking, and the drawing of inspiration from the reflections and suggestions that emerged during meetings with stakeholders.
The underlying rationale which inspired the creation of the business model that follows is systemic; it looks at all the phases of the microcredit management process as a whole, from the first contact phase between the microcredit beneficiary and the promoter, to the monitoring and information transmission phase between the parties involved in the transaction. It is a network approach that aims to optimise the entire credit/guarantee supply chain and the behaviour of all the parties involved from time to time (the institutional policy makers, the promoter of the microcredit initiative, intermediary banks and the guarantee managers/intermediaries), in the conviction that this is the only way to succeed in building a financial and social protection network, active support for immigrant microenterprise, optimisation of the various phases of the microcredit process and, therefore, the containment of the associated risks and management costs.
Using a network approach perspective, an attempt will be made below to identify the best strategies to be implemented in order to optimise the benefits for all parties involved starting from a hypothesis of microcredit transactions accompanied by guarantee funds. The research desk and empirical evidence have highlighted that, in general, microcredit exists if there is a Guarantee Fund that guarantees the credit transaction; outside the guarantee "safety net", it is difficult for microcredit to be granted by intermediary banks notwithstanding the fact that the mapping of microcredit programmes has also highlighted the existence of individual microcredit experiences promoted by regional authorities that did not make any provision for the presence of the guarantee.
In this perspective, they draw upon operational practices that are believed to be optimal for the various stages of the microcredit supply chain; these practices were "built" with the goal of eliminating, as far as possible, the overlapping of functions and duplication of activities and costs between the various parties involved in the microcredit sector, and to avoid the “production” of diseconomies that outweigh economic benefits. The following are the main phases of the microcredit supply chain that are taken into consideration:
- Start-up of the microcredit project and activation of guarantee funds;
- Immigrant-promoter first contact and relational approach;
- Request for access to credit and investigation;
- The sanction and provision of financing/guarantee;
- Mentoring/monitoring and loan/guarantee recovery;
- Exchange of information with the parties involved in the microcredit chain.
The tasks, operational and economic responsibility of the different parties involved are identified for each phase.
The initial phase of the microcredit supply chain sees the involvement of institutional policy makers that are interested in activating programmes for microenterprise (immigrants and non-immigrants), to set up guarantee funds to accompany access to beneficiary credit. In this regard, it is appropriate that policy makers define rational and congruous objectives for the individual projects, guarantee beneficiaries and the method of funding.
IMMIGRANT-PROMOTER FIRST CONTACT AND RELATIONAL APPROACH
In the first contact phase between the immigrant and the promoter of the microcredit initiative/regional operator, these should take a customer proximity relational approach that is functional for a more effective understanding of the immigrants’ economic and financial attitudes and their capability of "doing business", and to guide them throughout the start-up and development phase of the entrepreneurial idea. An approach, therefore, that instils a process and network rationale on which the entire business model outlined herein is based; it is not limited to support and technical assistance in the credit access phase of the immigrant microenterprise but takes this under wing by maintaining a good level of proximity to company affairs over time. An open and collaborative relationship undoubtedly intervenes to support the establishment and continuity of the relationship itself because it contributes towards increasing proximity to the immigrant’s entrepreneurial affairs, improves the ability to select, analyse and monitor the risk of businesses started by immigrants, enhances the representative function undertaken by promoters in respect of the banking system for which it contributes by reducing information asymmetries. In this phase of the supply chain, the promoter of the microcredit initiative/regional operator must attempt to reconstruct the social and credit history of the credit/guarantee applicant.
Having completed the careful screening of the social, economic and financial situation, it is opportune for the promoter of the microcredit initiative/regional operator to carefully analyse the immigrant’s entrepreneurial proposal and supports/assists this in the organisation of an industrial project.
Moreover, it is important that the promoter continues to offer advice and basic and financial assistance to immigrant entrepreneurs in the course of the company’s life cycle, and continuously manages the relationship with the immigrant. This is important so that the immigrant feels adequately supported once the loan is granted but feels accompanied along the entrepreneurial events and feels the promoter’s proximity in the development of the business.
For qualifying immigrants, it would be opportune for the promoter of the microcredit initiative/regional operator to hold training/information meetings dedicated to basic financial literacy, to the credit access process, to authorisation/bureaucratic procedures for the commencement of business activity, and to the basic problems related to the management of a company (fiscal, financial, operational).
Management and financial education activities must, therefore, be carried out at multiple levels: from and to the promoter.
The promoter’s ability to professionally interact with the intermediary bank plays a key role in the optimisation of the microcredit supply chain. A suitable implementation of the phase in question therefore requires the promoter of the microcredit initiatives/regional operators to set up ad hoc committees that are capable of effectively interacting with immigrants. These are to be equipped with the necessary skills to provide their technical and financial assistance and the necessary information, and to take immigrants under wing in the start-up and development phase of their business. As mentioned above, a central structure could take responsibility of promoter training initiatives that are also based on typical topics of the bank credit process.
REQUEST FOR ACCESS TO CREDIT
The first contact phase between the immigrant, the promoter of the initiative and the intermediary bank must be backed by criteria of information transparency and clarity on the supporting documentation needed for a proper assessment of creditworthiness and the soundness of the business project.
The promoter of the initiative must provide the immigrant with useful assistance for the preparation of information and document flows that are necessary for the investigations carried out by intermediary banks. Intermediary banks should have professional figures dedicated to microcredit and who are sufficiently trained to develop ongoing contact with the promoters of the microcredit initiative and with the immigrant and independents, that is, capable of not succumbing to external influences or being influenced by cultural barriers or false presumptions on immigrants. It is advisable, in the rationale process behind the entire business model, for the intermediary bank to pay particular attention to the matter of the credit applicant’s level of knowledge. The goal to be pursued is to have the most extensive critical mass of information available on the counterparty.
The evaluation process of the applicant’s creditworthiness is one of the most delicate phases of the microcredit supply chain due to the absence of structured and in-depth databases with a high level of comparability and reliability to enable the assessment of the borrower’s creditworthiness and the riskiness/feasibility of the entrepreneurial activity.
The limited size of the loans in question and the reduced profit margins that can be derived by the intermediary bank from microcredit activity, as a rule, does not make it feasible to structure ad hoc evaluation systems for immigrants, and it is precisely for this reason that a system effort should be made; the need of setting up immigrant databases at national level is stressed. These microcredit evaluation systems/methodologies should be differentiated for the purposes of microcredit (social-welfare scoring and dedicated to immigrant entrepreneurship) and by the "type" of entrepreneurial project.
This effort should also be made in view of the growing immigrant microenterprise trend which emerged from social studies on the matter (please refer to the section on scenario analysis) and to try to eliminate the excessive conservative and distrusting attitude of intermediary banks with respect to credit to immigrants, mostly arising from the difficulties in properly assessing the company and the associated risk of the financing operation. The design and implementation of scoring systems for immigrant microenterprise could help to "break" the spiral of mistrust and, therefore, one of the barriers that hinder their access to credit.
THE SANCTION AND PROVISION OF FINANCING
In the sanctioning phase, the intermediary bank should provide immigrants and the promoters who carry out the accompanying services with the assessment results of creditworthiness and the evaluation methodology followed, in a transparent and easily comprehensible manner,.
MENTORING/MONITORING RECOVERY
The intermediary bank should design control instruments that can guide the monitoring phase according to predefined decision trees that reduce the subjectivity and communicability between the corporate bodies involved. Monitoring should be attentive and frequent and should not, as is currently the case, be superficial by virtue of the certainty of the debt recovery derived from the insurance of the presence of the guarantee.
The monitoring activity carried out by the intermediary bank should be based on a structured system dedicated to verifying the social, economic and financial conditions of the borrower which can vary during the credit relationship and lead to a change in the creditworthiness that was initially assigned. The promoter and the Fund Manager’s monitoring activity should be designed to follow the company’s affairs and the social, economic and income conditions of the immigrant-entrepreneur perhaps by also holding periodic meetings.
The promoter and the Fund Manager’s monitoring activity should be designed to follow the company’s affairs and the social, economic and income conditions of the immigrant-entrepreneur perhaps by also holding periodic meetings.
CONCLUSIONS
The business model was mapped out on the basis of a networking approach and which looks at the microcredit supply chain and stakeholders as a whole, in the conviction that the benefit for the immigrant entrepreneur (in terms of improved conditions for access to credit, borrowed money and relational information) can only be optimised with the full and collaborative involvement of the different stakeholders involved. For a "Network" in microcredit, the involvement and strong commitment of the individual parties involved is required in order to establish the governance of the various activity phases on a single plan that encompasses the different interests at stake: the removal of barriers that prevent access to credit for financially-vulnerable parties which would otherwise not secure financing from banks. Setting up a "Network" could, therefore, be the keystone of immigrants’ access to credit, for their achievement of economic citizenship and to support the development of socio-economic dynamics with a strong social impact. The optimisation of microcredit practices presents itself as a strategic and social challenge that is important for institutional policy makers, intermediary banks, guarantee fund managers and microcredit promoters and is to be quickly seized upon considering the increased importance of immigration in our socio-economic environment.
During this work, it emerged that it would be opportune for a central structure/institution to assume a coordination, design and implementation role on a national basis for some of the activities of the microcredit supply chain: vocational training courses for promoters, mapping of information sources, structure and the main content of reporting methods between stakeholders, guarantee compliance assessment and analysis, and the framework definition of the regulations and rules governing the guarantee. The exact planning, design and implementation of support activities carried out at the central level and on a national basis would reduce organisational inefficiencies, avoid duplication of activities and associated costs and achieve economies of scale, scope and specialisation. Therefore, the central structure would have a coordination, design and analysis role but no management and implementation tasks for the practices identified.
Translation - English Il progetto A.MI.C.I. - Accesso al Microcredito dei Cittadini Immigrati - si inserisce nel contesto delle azioni promosse dalla Commissione Europea al fine di sostenere l’occupazione e la ripresa economica attraverso lo strumento del microcredito. Nel 2010 nell’ambito del Fondo Europeo per l’Integrazione (F.E.I.), è stata sottoscritta dal Ministero dell’Interno - Autorità di Gestione F.E.I. per l’Italia - e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la convenzione per la realizzazione del Progetto A.MI.C.I.
L’obiettivo è quello di facilitare l’accesso degli stranieri al mercato del lavoro con la costituzione di microimprese e di forme di autoimpiego tramite lo strumento del microcredito.
Context
Al 1° gennaio 2010 la presenza di cittadini stranieri in Italia era di 4 milioni 279.000, ossia il 7% della popolazione complessiva. L’imprenditoria straniera costituisce una parte fondamentale del fenomeno dell’immigrazione e del suo rilevante contributo economico, rivelando una crescita esponenziale negli ultimi cinque anni. Secondo i dati di InfoCamere, relativi al 2010, le imprese individuali gestite da titolari immigrati da paesi non appartenenti all’UE sono pari a 267.126 unità, nel contesto di una realtà imprenditoriale su scala nazionale che si compone di 6.109.217 imprese registrate. L’incidenza delle imprese individuali con titolari immigrati da Paesi extra-Ue sul numero totale di imprese presenti in Italia si aggira tra il 4,4% e il 5,1%: mediamente una impresa ogni 21. Sommando ai circa 268.000 titolari d’azienda, i circa 49.000 soci e i circa 134.000 immigrati con altri ruoli aziendali, l’area dell’imprenditoria degli immigrati extra-Ue sfiora le 450.000 persone.
Le indagini e le analisi condotte hanno avuto la finalità di indagare e descrivere i servizi offerti, nell’ambito pubblico e privato, da operatori del settore bancario e non, distinguendo anche le attività orientate allo sviluppo della micro-imprenditorialità, all’inclusione sociale e alle situazioni d’emergenza temporanee.
Sia nel caso dei servizi di risparmio, sia nel caso dei servizi di credito, sia per il comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento, la tipologia di clienti a cui le banche( del campione) hanno dichiarato di rivolgere maggiormente la propria offerta è rappresentata dai cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari.
Il crescente grado di bancarizzazione dei cittadini stranieri in Italia è il risultato, da un lato, del consolidamento della presenza straniera e dei processi di integrazione economica della popolazione migrante nei circuiti economici formali dell’economia italiana e, dall’altro, dell’ampliamento e della diversificazione dell’offerta dei servizi e dei prodotti a cura delle banche. L’atteggiamento pro-attivo delle banche italiane ha, infatti, permesso di accrescere il livello di bancarizzazione del 12% in soli due anni.
Le imprese di titolari stranieri sono cresciute in Italia (nel periodo preso in considerazione) a un ritmo sostenuto, in controtendenza rispetto alle imprese italiane, è il segnale di una significativa integrazione economica degli immigrati nel nostro Paese. Infatti, l’attività di impresa è pensata come strumento per la stabilizzazione del reddito e della capacità di permanenza in Italia, tanto che le risorse economiche estratte dall’attività imprenditoriale vengono in massima parte reinvestite per il consolidamento dell’attività stessa.
Il risultato delle ricerche evidenzia però che il rapporto con il sistema creditizio, con la richiesta e conoscenza di servizi bancari sono ancora deboli; più di un quarto delle imprese non intrattiene mai relazioni con le banche e meno di un quinto richiede o ha richiesto un prestito. Ne consegue che l’attività d’impresa viene spesso gestita in autofinanziamento o reperendo fonti di finanziamento presso amici, parenti o conoscenti. Tra l’altro risulta che solo il 25% degli imprenditori cui è stato rifiutato il prestito da parte della banca (in media uno su quattro), ha rinunciato definitivamente al progetto d’investimento; il restante 75% l’ha realizzato ugualmente facendo ricorso a forme di finanziamento informali verso parenti, familiari, amici, conoscenti o altri canali.
Alla luce di quanto emerso nella ricerca desk, nelle verifiche empiriche, nell’analisi comparativa, e prendendo spunto dalle riflessioni e dai suggerimenti emersi nel corso degli incontri con stakeholders sono state tracciate le linee principali di un business model ottimale per l’accesso al credito dei cittadini immigrati.
La logica di fondo che ha ispirato la costruzione del business model che segue è di tipo sistemico, guarda a tutte le fasi del processo di gestione del microcredito nella loro unitarietà, dalla fase di primo contatto tra il beneficiario del microcredito e il promotore alla fase di monitoraggio e trasmissione delle informazioni tra i soggetti coinvolti nell’operazione. E’ un approccio di network che intende ottimizzare tutta la filiera credito/garanzia e il comportamento di tutti i soggetti di volta in volta coinvolti (i policy maker istituzionali, il promotore dell’iniziativa di microcredito, gli intermediari bancari e i gestori/intermediari di garanzia), nella convinzione che solo in tale maniera si riuscirà a costruire una rete di protezione finanziaria e sociale, un supporto fattivo per la microimprenditoria immigrata, l’ottimizzazione delle diverse fasi del processo del microcredito e, quindi, il contenimento dei relativi rischi e costi di gestione.
Ragionando nell’ottica dell’approccio di network, di seguito, si tenterà di individuare le migliori strategie da attuare per ottimizzare i benefici per tutti i soggetti coinvolti partendo da una ipotesi di operazioni di microcredito accompagnate da fondi di garanzia. La ricerca desk svolta e le verifiche empiriche hanno evidenziato infatti che, in genere, il microcredito esiste se esiste un Fondo di garanzia che garantisce il buon fine dell’operazione di credito; al di fuori della “Rete di protezione” delle garanzie il microcredito difficilmente è concesso dagli intermediari bancari nonostante la mappatura dei programmi di microcredito abbia evidenziato, anche, l’esistenza di singole esperienze di microcredito promosse da enti regionali che non prevedevano la presenza della garanzia.
In tale prospettiva, si tracceranno le pratiche operative che si ritiene possano essere ottimali per le diverse fasi della filiera del microcredito; tali pratiche sono state “costruite” con l’obiettivo di eliminare il più possibile le sovrapposizioni di funzioni e le duplicazioni di attività e di costi, tra i vari soggetti coinvolti nella filiera del microcredito, e non incorrere nella “produzione” di diseconomie maggiori dei benefici economici. Le fasi principali della filiera del microcredito prese in considerazione sono le seguenti:
- avvio progetto di microcredito e attivazione fondi di garanzia;
- primo contatto e approccio relazionale immigrato-promotore;
- richiesta di accesso al credito e istruttoria;
- delibera ed erogazione finanziamento/garanzia;
- tutoraggio/monitoraggio e recupero prestito/garanzia;
- scambio di informazioni con soggetti coinvolti nella filiera del microcredito.
Per ciascuna fase si individuano i compiti, le responsabilità operative ed economiche dei diversi soggetti coinvolti.
La fase iniziale della filiera del microcredito vede il coinvolgimento di policy maker istituzionali interessati ad attivare programmi per la microimprenditoria (immigrata e non), ad istituire fondi di garanzia per l’accompagnamento all’accesso al credito dei beneficiari. A tal riguardo è opportuno che i policy maker definiscano su basi razionali e congrue gli obiettivi dei singoli progetti, i beneficiari della garanzia, le modalità di fare funding.
PRIMO CONTATTO E APPROCCIO RELAZIONALE IMMIGRATO-PROMOTORE
Nella fase di primo contatto tra l’immigrato e il promotore dell’iniziativa di microcredito/operatore territoriale è opportuno che questi assuma un approccio relazionale di customer proximity, funzionale ad una più efficace conoscenza dei comportamenti economico-finanziari dell’immigrato e delle sue capacità di “fare impresa” e all’accompagnamento di questi lungo tutta la fase di avvio e sviluppo dell’idea imprenditoriale. Un approccio, quindi, che ispirandosi alla logica di pro- cesso, di network su cui è basato tutto il modello di business ivi delineato, non si limita al supporto e all’assistenza tecnica nella fase di accesso al credito della microimpresa immigrata ma accompagna questa conservando, nel tempo, un buon grado di prossimità agli accadimenti aziendali. Un rapporto aperto e collaborativo interviene indubbiamente a sostegno della creazione e della continuità della relazione stessa poiché contribuisce ad aumentare la prossimità alle vicende imprenditoriali dell’immigrato, migliora la capacità di selezione, analisi e monitoraggio del rischio delle imprese attivate dagli immigrati, valorizza la funzione di rappresentanza svolta dai promotori nei confronti del sistema bancario rispetto al quale contribuisce a ridurre le asimmetrie informative. In tale fase della filiera, il promotore dell’iniziativa di microcredito/operatore territoriale deve tentare di ricostruire la social and credit history del richiedente credito/garanzia.
Fatto lo screening attento della situazione sociale ed economico-finanziaria, è opportuno che il promotore dell’iniziativa di microcredito/operatore territoriale analizzi con attenzione la proposta imprenditoriale dell’immigrato e supporti/assista questi nella predisposizione di un progetto industriale.
E’ importante, inoltre, che nel corso della vita dell’impresa il promotore continui ad offrire consulenza, assistenza di base e finanziaria agli imprenditori immigrati; gestisca, nel continuo, la relazione con l’immigrato. Ciò rileva affinché l’immigrato si senta adeguatamente supportato una volta che gli è stato erogato il prestito ma si senta accompagnato lungo le vicende imprenditoriali e che avverta la prossimità del promotore nello sviluppo della sua impresa.
Per gli immigrati meritevoli sarebbe opportuno che il promotore dell’iniziativa di microcredito/operatore territoriale preveda incontri formativi/informativi dedicati ad una alfabetizzazione finanziaria di base, al processo di accesso al credito, agli iter autorizzativi/burocratici per l’avvio di attività di impresa, ai problemi di base connessi alla gestione di un’impresa (fiscali, finanziari, operativi). L’attività di management e financial education deve essere svolta, quindi, a più livelli; da e verso il promotore.
La capacità del promotore di interagire con professionalità con l’intermediario bancario assume un ruolo fondamentale nella ottimizzazione della filiera del microcredito. Una congrua realizzazione della fase in oggetto chiede, quindi, che presso il pro- motore dell’iniziativa di microcredito/operatore territoriale siano costituiti comitati ad hoc in grado di interagire proficuamente con gli immigrati e dotati delle competenze necessarie per fornire loro assistenza tecnico/finanziaria e informativa necessaria e ad accompagnarli nella fase di avvio e sviluppo della loro impresa. Una struttura centrale, come già detto, potrebbe farsi carico di iniziative di formazione nei confronti dei promotori basate anche sui temi tipici del pro- cesso del credito bancario.
RICHIESTA DI ACCESSO AL CREDITO
La fase del primo contatto tra immigrato, promotore dell’iniziativa e intermedia- rio bancario deve essere ispirata a criteri di trasparenza delle informazioni e di chiarezza circa il supporto documentale necessario per una corretta valutazione del merito creditizio e della bontà del progetto imprenditoriale.
Il promotore dell’iniziativa deve fornire all’immigrato l’assistenza utile alla predisposizione del flusso informativo e documentale necessario ad alimentare l’attività di istruttoria svolta dagli intermediari bancari. Gli intermediari bancari dovrebbero essere dotati di figure professionali dedicate al microcredito che siano sufficientemente formate per sviluppare un contatto continuativo con i promotori dell’iniziativa di microcredito e con l’immigrato e indipendenti, in grado cioè di non soggiacere ad influenze esterne o farsi influenzare da barriere culturali o false presunzioni sugli immigrati. E’ opportuno che, nella logica di processo che ispira tutto il modello di business, l’intermediario bancario abbia particolare attenzione per il tema della conoscenza del richiedente credito. L’obiettivo da perseguire è quello di disporre della più ampia massa critica di informazioni sulla controparte.
Il processo di valutazione del merito creditizio del richiedente credito è una delle fasi più delicate della filiera del microcredito poiché mancano basi dati strutturate e profonde, con un elevato livello di comparabilità e affidabilità che permettano di valutare il merito di credito del prenditore di fondi e la rischiosità/fattibilità dell’attività imprenditoriale.
La limitata dimensione dei crediti in questione e i ridotti margini reddituali ricavabili dall’intermediario bancario dall’attività di microcredito rende, di norma, non economica la strutturazione di sistemi di valutazione ad hoc per gli immigrati, proprio per questo va fatto uno sforzo di sistema; va sollecitata la costruzione di basi dati sugli immigrati a livello nazionale. Questi sistemi/metodologie di valutazione del microcredito dovrebbero essere differenziati per finalità dell’attività di microcredito (scoring socio-assistenziale e dedicato all’imprenditoria immigrata) e per “tipologia” di progetto imprenditoriale.
Lo sforzo in questione andrebbe fatto anche in considerazione del trend crescente della microimprenditoria immigrata rilevato dagli studi sociali in materia (vedi la parte dedicata all’analisi di scenario) e per tentare di eliminare l’eccessivo atteggiamento prudenziale e di diffidenza degli intermediari bancari rispetto al credito agli immigrati dovuto, in larga parte, alle difficoltà a valutare corretta- mente l’impresa ed il relativo rischio dell’operazione di finanziamento. La progettazione e implementazione di sistemi di scoring per la microimprenditoria im- migrata potrebbe aiutare a “spezzare” la spirale di diffidenza e, quindi, una delle barriere che ostacola l’accesso al credito di questa.
DELIBERA ED EROGAZIONE DEL FINANZIAMENTO
Nella fase della Delibera l’intermediario bancario dovrebbe, in maniera trasparente e facilmente comprensibile, mettere a disposizione degli immigrati e dei promotori che svolgono il servizio di accompagnamento i risultati della valuta- zione di merito creditizio e la metodologia di valutazione seguita.
MONITORAGGIO/TUTORAGGIO RECUPERO
L’intermediario bancario dovrebbe progettare strumenti di controllo in grado di guidare la fase di monitoring secondo predefiniti schemi decisionali che riducano la soggettività e la comunicabilità tra gli organi aziendali coinvolti. Il monitoraggio deve essere attento e svolto di frequente e non deve essere invece, come accade attualmente, svolto in maniera superficiale in virtù della certezza del recupero del credito derivante dalla funzione assicurativa svolta dalla presenza della garanzia.
L’attività di monitoraggio svolta dall’intermediario bancario deve poggiare su un articolato sistema dedicato a verificare le condizioni sociali, economiche e finanziarie dell’affidato che, nel corso del rapporto di credito, possono variare e comportare una modificazione del merito creditizio inizialmente assegnato. L’attività di monitoraggio svolta dal promotore e dal Gestore del Fondo deve es- sere finalizzata a seguire le vicende dell’impresa attivata e le condizioni sociali, economiche e reddituali dell’immigrato-imprenditore magari prevedendo anche incontri periodici con questi.
L’attività di monitoraggio svolta dal promotore e dal Gestore del Fondo deve es- sere finalizzata a seguire le vicende dell’impresa attivata e le condizioni sociali, economiche e reddituali dell’immigrato-imprenditore magari prevedendo anche incontri periodici con questi.
CONCLUSIONI
Il modello di business è stato tracciato ispirandosi ad un networking approach, che guarda alla filiera e agli attori del microcredito nella loro unitarietà, nella convinzione che il be- neficio per l’immigrato imprenditore (in termini d migliori condizioni di accesso al credito, di denaro preso a prestito e relazionali-informativi) possa essere ottimizzato soltanto con il pieno e collaborativo coinvolgimento dei diversi attori coinvolti. Per fare “Rete” nel microcredito è necessario un coinvolgimento ed un impegno forte da parte dei singoli soggetti coinvolti per ricondurre il governo delle varie fasi di attività ad un disegno unitario, che componga i diversi interessi in gioco: l’abbattimento delle barriere che impediscono l’accesso al credito ai soggetti vulnerabili dal punto di vista finanziario e dichiaratamente non bancabili. Fare “Rete” potrebbe essere quindi, la chiave di volta dell’accesso al credito degli immigrati, per l’ottenimento della cittadinanza economica da parte di questi e supportare lo sviluppo di dinamiche socio-economiche a forte impatto sociale. L’ottimizzazione delle practices del microcredito si presenta, quindi, come una sfida strategico-sociale importante per i policy maker istituzionali, gli intermediari bancari, i gestori dei fondi di garanzia e per i promotori del microcredito da cogliere in tempi rapidi in relazione all’aumentata importanza del fenomeno dell’immigrazione nell’ambito del nostro contesto socio-economico.
E’ emerso nel corso del presente lavoro che sarebbe opportuno che una struttura/ente centrale svolga, su base nazionale, un ruolo di coordinamento, progettazione, implementazione di alcune delle attività della filiera del microcredito: corsi di formazione professionale per i promotori, mappatura fonti informative, struttura e principali contenuti degli schemi di reporting tra gli attori coinvolti, assesment e analisi di compliance delle garanzie e definizione schemi di regolamenti e convezione che disciplinano l’attività di garanzia. L’esatta pianificazione, progettazione e implementazione delle attività di supporto e assistenza svolte a livello centrale e su base nazionale permetterebbero di ridurre le inefficienze organizzative, ad evitare la duplicazione di attività e dei relativi costi e a conseguire economie di scala, di scopo e di specializzazione. La struttura centrale avrebbe, quindi, ruolo di coordinamento, progettazione e analisi ma non compiti gestionali, di attuazione delle practices individuate.
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