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Sample translations submitted: 4
Spanish to Italian: Condiciones generales de venta General field: Law/Patents Detailed field: Law: Contract(s)
Source text - Spanish Las presentes condiciones generales de venta rigen las relaciones contractuales entre la Sociedad XXX y su cliente (en lo sucesivo el “Cliente”) en la compra por este último de productos en el sitio XXX (en lo sucesivo el “Sitio”).
El Cliente reconoce haber leído, en el momento de la entrega del pedido las condiciones particulares de venta enunciadas en el Sitio (denominación, precio, componentes, peso, cantidad, particularidades de los productos, en particular,) así como las condiciones inscritas en esta pantalla que constituyen conjuntamente las condiciones generales de venta en línea aplicables a los productos vendidos en el Sitio (en lo sucesivo los “Productos”).
Las condiciones generales de venta descritas a continuación prevalecen sobre todas las condiciones que figuran en cualquier otro documento, excepto derogación previa, deliberada y escrita por parte de la Sociedad XXX y excluyen todas las otras condiciones de venta, en particular, aquellas en vigor para las ventas en almacén y/o por catálogo. Por consiguiente, cuando el cliente formaliza el pedido sirve como aceptación plena y completa de las presentes condiciones generales, las cuales son las únicas aplicables al contrato así celebrado.
La Sociedad XXX tiene la facultad de modificar las presentes condiciones generales de Venta en función de la evolución de su oferta y del mercado.
Toda modificación entrará en vigor inmediatamente a partir de su puesta en línea en el Sitio. No se aplicará para las transacciones en curso en el momento de su entrada en vigor. Los menores no tienen la capacidad jurídica. Por lo tanto, no están en condiciones de hacer un encargo en el sitio Web.
1. LA OFERTA DEL SITIO
El Sitio contiene una propuesta comercial de venta de Productos, la cual no se considera como una oferta permanente: las ofertas de productos y precio son válidas mientras sean visibles en el Sitio y en el límite de las existencias disponibles.
La información contenida en este Sitio es propensa a modificación sin preaviso. Este Sitio se reserva a los pedidos emitidos por los particulares domiciliados en XXX.
2. PRESENTACIÓN DE LOS PRODUCTOS
La designación de los Productos se efectúa por medio de un texto que presenta, para cada uno de ellos, las características esenciales.
El precio de los Productos se indica con Impuestos incluidos en euros.
Las fotografías que ilustran los Productos no entran en el campo contractual. Las diferencias entre las fotografías y los Productos pueden ser diferencias minúsculas y no se refieren a las características esenciales de los Productos.
En el supuesto de que hubiese algún error, en particular, tipográficos, la responsabilidad de la Sociedad XXX nunca se verá comprometida.
Translation - Italian Le presenti condizioni generali di vendita disciplinano le relazioni contrattuali tra la Società XXX e il loro cliente (da questo momento il “Cliente”) nell’acquisto da parte di quest’ultimo di prodotti nel sito XXX (da questo momento il “Sito”).
Il Cliente riconosce di aver letto, nel momento della consegna dell’ordine le condizioni particolari di vendita enunciate nel Sito (in particolare denominazione, prezzo, componenti, peso, quantità, particolarità dei prodotti) così come le condizioni riportate in questa immagine che costituiscono unitamente i termini di vendita online applicabili ai prodotti venduti nel Sito (da questo momento i “Prodotti”).
Le condizioni generali di vendita descritte di seguito prevalgono su tutte le condizioni che figurano in qualsiasi altro documento, salvo precedente revoca, deliberata e scritta ad opera della Società XXX ed escludono tutte le altre condizioni di vendita, in particolare, quelle in vigore per la vendita in magazzino e/o per catalogo. Pertanto, quando il cliente formalizza, la consegna funge da approvazione piena e completa delle presenti condizioni generali, le quali sono le uniche applicabili al contratto così stipulato.
La Società XXX ha facoltà di modificare le presenti condizioni generali di Vendita in funzione dell’andamento della domanda e del mercato.
Ogni cambiamento entrerà in vigore tempestivamente a partire dalla sua immissione online nel Sito. Non verrà applicato per le transazioni in corso al momento della sua entrata in vigore. I minori non hanno capacità giuridica. Pertanto, non risultano in condizione di commissionare un ordine nel sito Web.
1. L'OFFERTA DEL SITO
Il Sito contiene una proposta commerciale di vendita di Prodotti, la quale non si considera un’offerta permanente: le offerte di prodotti e prezzi sono valide nel momento in cui sono visibili nel Sito fino ad esaurimento scorte.
Le informazioni contenute in questo Sito sono soggette a modifica senza preavviso. Questo Sito è riservato agli ordini emessi da privati in XXX.
2. PRESENTAZIONE DEI PRODOTTI
La descrizione dei Prodotti avviene tramite un testo che presenta, per ciascuno di essi, le caratteristiche essenziali.
Il prezzo dei Prodotti viene indicato in euro IVA inclusa.
Le fotografie che illustrano i Prodotti non rientrano nel campo contrattuale. Le differenze tra le fotografie ed i Prodotti possono essere minime e non si riferiscono alle caratteristiche essenziali dei Prodotti.
Nell'eventualità in cui ci fosse qualche errore, in particolare, di tipo tipografico, la Società XXX declina ogni responsabilità.
English to Italian: Abstract General field: Art/Literary Detailed field: Linguistics
Source text - English For a long time, grammar scholars, in relation to the Spanish language, have considered the conditional as a grammar tense incorporated to the subjunctive, sometimes as the imperfect, other times as subjunctive present. But since the “Golden Century” some scholars have started to discern the conditional from the imperfect tense of the subjunctive.
The Spanish conditional is just one of the tenses that implies majors difficulties because of its non-existence in Latin: it's the only new creation tense, both for its shape, and for its semantic content. As matter of fact, it comes from a Latin periphrasis, formed by the infinite tense of the verb and the imperfect of habere the Spanish form cantaría derives from cantare habebam, whose meaning was very close to “habia de cantar” which express the sense of obligation. Eventually this form has replaced the imperfect and the past perfect of the Latin subjunctive, and the periphrasis, due to agglutination of the bending from the imperfect to the infinitive of the conjugated verb, has become the short form “cantaría” in Spanish.
This work has the goal of showing a detailed description of the different types and functions of the conditional in the Spanish language, both from the theoretical point of view, and from the practical one.
In fact, the first chapter, which is dedicated to the definition of conditional with temporal and modal value, starts from an introduction on the linguistic category of modality and the several studies on the conditional faced by influential grammarians until the explanation lately accepted, according to which the conditional is a tense with temporal and modal values. The former is divided in direct standard speech, free indirect speech and historical/narrative conditional ; while the latter includes hypothetical conditional, comity/mitigation conditional, conjecture conditional and journalistic conditional.
The second chapter, instead, deal with the analysis of the conditional tenses shapes’, locate in the Spanish novel Exit by Alicia Giménez Bartlett, and their related translations in the Italian version of the novel.
Translation - Italian Per molto tempo, gli studiosi di grammatica, in relazione alla lingua spagnola, hanno considerato il condizionale come un tempo inglobato nel modo congiuntivo, a volte come imperfetto, altre volte come congiuntivo presente. Ma già a partire dal “Secolo D’Oro” alcuni studiosi cominciarono a distinguere il condizionale dall’imperfetto del congiuntivo.
Il condizionale spagnolo è uno dei tempi che solleva maggiori difficoltà perché non esisteva in latino: è l’unico tempo di creazione nuova, sia per la sua forma, sia per il suo contenuto semantico. Infatti, nasce da una perifrasi latina, formata dall’infinito del verbo e dall’imperfetto di habere: la forma spagnola cantaría viene da cantare habebam, il cui significato era molto vicino a “había de cantar” che esprime senso di obbligo. Col tempo questa forma ha finito con il sostituire l’imperfetto e il trapassato del congiuntivo latino, e la perifrasi, per agglutinamento della flessione dall’imperfetto all’infinito del verbo coniugato, si è trasformato in spagnolo nella forma sintetica “cantaría”.
Questo lavoro ha come obiettivo quello di offrire una descrizione dettagliata dei diversi tipi e delle diverse funzioni del condizionale nella lingua spagnola, sia dal punto di vista teorico, sia dal punto di vista pratico.
Infatti, il primo capitolo, partendo da un’introduzione sulla categoria linguistica della modalità, sui vari studi sul condizionale affrontati da autorevoli grammatici fino ad arrivare alla spiegazione dell’idea accettata oggi, secondo cui il condizionale è un tempo con valore temporale e valori modali, è dedicato alla definizione del condizionale con valore temporale e con valore modale: il primo si distingue in discorso diretto standard, in discorso indiretto libero e in condizionale storico/ narrativo, mentre il secondo comprende il condizionale ipotetico, il condizionale di cortesia / attenuazione, il condizionale di congettura ed il condizionale di rumore / giornalistico.
Il secondo capitolo, invece, verte sull’analisi delle forme verbali in condizionale, individuate nel romanzo spagnolo Exit di Alicia Giménez Bartlett, e sulle loro rispettive traduzioni nella versione italiana del romanzo.
English to Italian: AIDS General field: Medical Detailed field: Medical (general)
Source text - English AIDS: WHY TALK ABOUT IT
Because it is a serious disease against which we do not, for the time being, have either a vaccine or an adequate therapy.
However, there is no risk of being exposed to the AIDS virus for those people who follow the simple health and hygiene rules listed in this leaflet.
WHAT DOES A.I.D.S MEAN?
It is the acronym of the name attributed by American doctors to this disease. (AIDS=Acquired Immune Deficiency Syndrome)
WHAT IS IT?
It is a disease caused by an HIV virus (Human Immunodeficiency Virus), responsible for the failure of the body defences against other diseases. As a consequence, many other viruses, bacteria and infectious agents take advantage of this situation to multiply and cause serious and repeated disease symptoms.
There are many diseases caused by other viruses (Influenza, hepatitis B, etc.), but these are less frightening either because we now have specific cures or because vaccines are available..
HOW IS IT TRANSMITTED?
The virus is transmitted from an infected person to a non-infected person only by the contact of:
-infected blood with blood
-infected seminal fluid with blood
-infected vaginal secretions with blood
by sexual intercourse between an infected person and a non-infected person through the mucous membranes of the sexual organs.
IT AFFECTS EVERYBODY, INDISCRIMINATELY!
Whoever has unprotected intercourse with partners whose health condition is not known risks the possibility of coming into contact with the virus responsible for AIDS.
Translation - Italian AIDS: PERCHÈ PARLARNE
Perché è una malattia grave contro la quale, finora, non disponiamo né di un vaccino né di un’adeguata terapia.
Tuttavia, non esiste alcun rischio di essere esposti al virus dell’AIDS per coloro i quali seguono le semplici regole sanitarie ed igieniche elencate in questo opuscolo.
CHE SIGNIFICA A.I.D.S?
E’ l'acronimo del nome attribuito a questa malattia da medici Americani. (AIDS= Sindrome da Immunodeficienza Acquisita)
CHE COS’È?
È una malattia causata dal virus dell’HIV (Virus da Immunodeficienza Umana), responsabile per la mancanza di difese del corpo contro altre malattie. Di conseguenza, molti altri virus, batteri ed agenti infettivi beneficiano di questa situazione per moltiplicarsi e causare gravi e ripetuti sintomi della malattia.
Esistono molte malattie causate da vari virus (Influenza, epatite B, ecc), ma esse sono meno spaventose sia perchè ora disponiamo di specifiche cure sia grazie alla disponibilità di vaccini.
COME SI TRASMETTE?
Il virus viene trasmesso da una persona infetta ad una non infetta esclusivamente tramite il contatto tra:
- sangue infetto e sangue
- liquido seminale infetto e sangue
- secrezioni vaginali infette e sangue
Da rapporti sessuali tra una persona infetta ed una non infetta attraverso le membrane mucose degli organi sessuali.
COLPISCE TUTTI, INDISCRIMINATAMENTE!.
Chiunque abbia un rapporto non protetto con partner le cui condizioni di salute sono sconosciute rischia la possibilità di entrare in contatto con il virus responsabile dell’AIDS.
English to Italian: ATTITUDES AND SOCIAL COGNITION General field: Law/Patents Detailed field: Law (general)
Source text - English Explaining the Evidence:
Tests of the Story Model for Juror Decision Making
Nancy Pennington and Reid Hastie
University of Colorado
This research investigates the Story Model, Pennington and Hastie's (1986, 1988) explanationbased
theory of decision making for juror decisions. In Experiment 1, varying the ease with which
stories could be constructed affected verdict judgments and the impact of credibility evidence.
Memory for evidence in all conditions was equivalent, implying that the story structure was a
mediator of decisions and of the impact of credibility evidence. In Experiments 2 and 3, Ss evaluated
the evidence in 3 ways. When Ss made a global judgment at the end of the case, their judgment
processes followed the prescriptions of the Story Model, not of Bayesian or linear updating models.
When Ss made item-by-item judgments after each evidence block, linear anchor and adjust models
described their judgments. In conditions in which story construction strategies were more likely to
be used, story completeness had greater effects on decisions.
Social psychologists have been interested in processes of
causal reasoning in judgment and decision making for decades
(Fischhoff, 1976; Kelley & Michela, 1980; Ross & Fletcher,
1983). The most common role assigned to causal reasoning is as
a direct cognitive mediator between evidence and judgments.
Causal calculi in the form of algebraic computations (e.g., Anderson,
1974; Einhorn & Hogarth, 1985) or inductive rules (e.g.,
Kelley, 1973) describe how stimulus information is translated
into explanations, predictions, and assignments of responsibility.
Causal reasoning is also hypothesized to play an auxiliary,
indirect role in prescribing the types of evidence that will be
entered into mental computations that are not themselves explicitly
causal. For example, event base-rate information is especially
likely to be used when it is deemed causally relevant to a
judgment (e.g., Ajzen, 1977; Bar-Hillel, 1980; Nisbett & Ross,
1980; Tversky & Kahneman, 1980). We believe that causal reasoning
often plays a third role in judgment and decision making,
in which it is applied to create a summary of evidence in
the form of a causal model or explanation of the relevant situation.
Our proposal is that when the body of evidence relevant to
a decision is large, complex, and the implications of its constituents
are interdependent, the decision process is explanationbased
(Pennington, 1991).
This research was supported by a grant from the National Science
Foundation Law and Social Sciences Program (SES-80-12002), by University
of Chicago Graduate School of Business Faculty Research Support
awarded to Nancy Pennington, and by the Alfred P. Sloan Foundation
in support of Reid Hastie at the Center for Advanced Study in
the Behavioral Sciences.
Correspondence concerning this article should be addressed to
Nancy Pennington, Department of Psychology, Campus Box 345, University
of Colorado, Boulder, Colorado 80309. Electronic mail may be
sent to [email protected].
In explanation-based decisions, decision makers begin by
constructing a causal model to explain the available facts and
then base subsequent decisions on the causal explanation they
have imposed on the evidence (Pennington, 1991; Pennington
& Hastie, 1986,1988). The structure of the causal model will be
domain specific. For example, we have proposed that a juror
uses narrative story structures to organize and interpret evidence
in criminal trials (Pennington & Hastie, 1981, 1986,
1988), but we expect that different causal rules and structures
would underlie an internist's causal model of a patient's condition
and its precedents (Pople, 1982), an engineer's mental
model of an electrical circuit (de Kleer & Brown, 1983), a merchant's
image of the economic factors in a resort town (Hogarth,
Michaud, & Mery, 1980), or a diplomat's cognitive map
of the political forces in an international conflict (Axelrod,
1976).
In this article, we review and extend our application of an
explanation-based theory of decision making, the Story Model,
to criminal trial verdict decisions. In the first section of this
article, we present a summary of the theory (see Pennington,
1991; Pennington & Hastie, 1991 for extensive descriptions). We
then report three experiments that support the Story Model
and delimit conditions under which explanation-based decision
making will occur.
The Story Model for Judicial Decisions
The Story Model is based on the hypothesis that jurors impose
a narrative story organization on trial information, in
which causal and intentional relations between events are central
(Bennett & Feldman, 1981; Pennington & Hastie, 1981,
1986,1988). Meaning is assigned to trial evidence through the
incorporation of that evidence into one or more plausible accounts
or stories describing "what happened" during events
Journal of Personality and Social Psychology, 1992, Vol. 62, No. 2,189-206
Copyright 1992 by the American Psychological Association, Inc. 0022-3514/92/S3.00
189
190 NANCY PENNINGTON AND REID HASTIE
testified to at the trial. The story organization facilitates evidence
comprehension and enables jurors to reach a predeliberation
verdict decision.
In overview, the Story Model includes the following three
components: (a) evidence evaluation through story construction,
(b) representation of the decision alternatives by learning
verdict category attributes, and (c) reaching a decision through
the classification of the story into the best-fitting verdict category
(see Figure 1). In addition to descriptions of processing
stages, a claim that the story the juror constructs determines the
juror's decision is central to the Story Model. As part of the
theory, we also propose four certainty principles—coverage,
coherence, uniqueness, and goodness-of-fit—that govern
which story will be accepted, which decision will be selected,
and the confidence or degree of certainty with which a particular
decision will be made (Pennington, 1991; Pennington, Messamer,
& Nicolich, 1991). In the next sections of the article, we
describe the processing stages proposed in the Story Model and
the certainty principles that govern them.
Story Construction
During the course of the trial, the jurors are engaged in an
active, constructive comprehension process in which they
make sense of trial information by attempting to organize it
into a coherent mental representation. This mental activity occurs
in part because comprehension is inherently a constructive
process, even for the simplest discourse (Collins, Brown, & Larkin,
1980; Crothers, 1979; Kintsch, 1974,1988; Schank & Abelson,
1977). This is especially true in the context of legal trials in
which characteristics of the trial evidence make it unwieldy.
First, there is a lot of evidence, often presented over a duration
of several days. Second, evidence presentation typically appears
in a disconnected question-and-answer format; different
witnesses testify to different pieces of the chain of events,
usually not in temporal or causal order; and witnesses are typically
not allowed to speculate on necessary connecting events
such as why certain actions were carried out, or what emotional
reaction a person had to a certain event.' Third, subparts of the
evidence (e.g., individual sentences or statements) are interdependent
in their probative implications for the verdict. The
meaning of one statement cannot be assessed in isolation because
it depends on the meanings of several related statements.
Story structure. According to the theory, the mental representation
that is constructed will coordinate and combine the
following three types of knowledge into a story form (see Figure
1): (a) case-specific information acquired during the trial (e.g.,
statements made by witnesses about past events relevant to the
decision); (b) knowledge about events similar in content to those
that are the topic of dispute (e.g., knowledge about a similar
crime in the juror's community); and (c) generic expectations
about what makes a complete story (eg, knowledge that human
actions are usually motivated by goals). This constructive mental
activity results in one or more interpretations of the evidence
that have a narrative story form (Figure 1, top right).
Stories involve human action sequences in which relationships
of physical causality and intentional causality between
events are central. A story could be described as a causal chain
of events in which events are connected by causal relationships
of necessity and sufficiency (Trabasso & van den Broek, 1985).
However, psychological research on discourse comprehension
suggests that story causal chains have additional higher order
structure both when considering the discourse itself and when
considering the listener's or reader's mental representations of
the discourse. Stories appear to be organized into units that are
often called episodes (Mandler, 1984; Pennington & Hastie,
1986; Rumelhart, 1977; Schank, 1975; Stein & Glenn, 1979;
Trabasso & van den Broek, 1985; see also a review by Read,
1987; see Figure 2, left side, for an example of an event sequence
in episode form).
The structure of stories, according to our analysis, plays an
important role in the juror's comprehension and decision-making
processes. The story constructed by the juror will consist of
some subset of the events and causal relationships referred to in
the presentation of evidence and additional events and causal
relationships inferred by the juror. Some of these inferences
may be suggested by the attorney and some may be constructed
solely by the juror. Whatever their source, the inferences will
serve to fill out the episode structure of the story. Thus, expectations
about the kinds of information necessary to make a
story tell the juror when important pieces of the explanation
structure are missing and when inferences must be made.
Knowledge about the structure of stories allows the juror to
form an opinion concerning the completeness of the evidence,
the extent to which a story has all its parts. Second, the structure
of episodes in a story corresponds to the structure of our
knowledge about human action sequences in the world; that is,
story construction is a general comprehension strategy for understanding
human action. Thus, the structure that is imposed
on the evidence can be easily compared by the juror with already
encoded prior knowledge. Finally, the hierarchical episode
and causal structure of the story provides an automatic
index of the importance of different pieces of evidence (Trabasso
& Sperry, 1985).
Acceptability and confidence. More than one story may be
constructed by the juror; however, one story will usually be
viewed as more acceptable than the others. The principles that
determine acceptability of a story, and the resulting level of
confidence in that story, we call certainty principles. According
to our theory, two certainty principles govern acceptance: coverage
and coherence. An additional certainty principle, uniqueness,
will contribute to confidence.
A story's coverage of the evidence refers to the extent to which
the story accounts for evidence presented at trial. Our principle
states that the greater the story's coverage, the more acceptable
is the story as an explanation of the evidence, and the greater
confidence the juror will have in the story as an explanation, if
accepted.
1
Although we have not systematically collected data from actual
trials, our observations suggest that trial lawyers sometimes, but not
often, present opening or closing summary statements in story form. A
more frequent format that we have observed is to provide a witness-bywitness
summary or to focus on particular evidentiary issues. Trial
tactics texts recognize the difference between organizing testimony in
a narrative versus an argument form and recommend that attorneys
make a deliberate choice between the two forms before going to trial
(Mauet, 1981)
A story's coherence also enters into its acceptability and the
level of confidence (given that the story is accepted). However,
coherence is a concept in our theory with three components:
consistency, completeness, and plausibility. Consistency concerns
the extent to which the story does not contain internal
contradictions. Plausibility concerns the extent to which the
story is consistent with knowledge of real or imagined events in
the real world. Completeness refers to the extent to which a
story has all of its parts. These three components combine to
yield the coherence of a story.
Finally, if more than one story is judged to be coherent, then
the stories will lack uniqueness, and great uncertainty will result
(Einhorn & Hogarth, 1986). If there is one coherent story,
this story will be accepted as the explanation of the evidence
and will be instrumental in reaching a decision. (These principles
are elaborated and formalized in Pennington et al., 1991.)
Verdict Representation
This phase of juror decision making includes the comprehension
and learning of the decision alternatives. Most of the
information for this processing stage is given to jurors at the
end of the trial in the judge's instructions on the law, although
jurors may also have prior ideas concerning the meaning of the
verdict categories (see Figure 1). The process of learning the
verdict categories is a one-trial learning task in which the material
to be learned is very abstract. Interference may occur from
jurors' prior knowledge of concepts such as first-degree
murder, manslaughter, armed robbery, and so on.
In the juror's decision task for criminal cases, the verdict
representation stage involves the specification of each verdict
alternative with certain defining features and a decision rule
specifying their appropriate combination. We have hypothesized
that the conceptual unit is a category defined by a list of
criterial features referring to the identity, mental state, circumstances,
and actions linked conjunctively or disjunctively to the
verdict alternative (see Figure 2, and Kaplan, 1978).
Story Classification
According to the Story Model, the final stage in the juror's
decision takes the form of a classification process in which the
best match between the accepted story's features and verdict
category features is determined (see Figure 1). The classification
process is aided by relatively direct relations between attributes
of a verdict category (crime elements) and components of
story episodes (see Figure 2). The law has evolved so that the
main attributes of the decision categories suggested by legal
experts (Kaplan, 1978)—identity, mental state, circumstances,
and actions—correspond closely to the central features of human
action sequences represented as episodes: initiating events,
goals, actions, and accompanying states.
The story classification stage also involves the application of
the judge's procedural instructions on the presumption of innocence
and the standard of proof (see Figure 1). That is, if not all of the verdict attributes for a given verdict category are satisfied
"beyond a reasonable doubt" by the events in the accepted
story, then the juror must presume innocence and return a
default verdict of not guilty. We represent the application of
these standards by our final certainty principle: goodness of fit
between the accepted story and the best-match verdict category.
If the match is not sufficient, a default verdict (not guilty)
will result. If a match is above threshold, then confidence will
be related to the goodness of the match.
In sum, the basic claim of the Story Model is that story construction
enables comprehension and organization of the evidence
so that evidence can be meaningfully evaluated against
multiple verdict judgment dimensions. The Story Model provides
a psychological account for the assignment of relevance to
presented and inferred information, precise claims are made
concerning the representational form of the evidence, and a
mediating role is claimed for stories in subsequent decisions
and confidence in those decisions (see Pennington, 1991; Pennington
& Hastie, 1981,1986,1988; Pennington et al., 1991, for
further details).
Previous Research
Our initial research on the Story Model provided descriptions
of mental representations of evidence and verdict information
at one point in time during the decision process, on the
basis of an analysis of subjects' think-aloud protocols (Pennington
& Hastie, 1986). Two key results were established that were
necessary conditions for pursuit of the Story Model as a viable
theory of juror decision making. First, jurors' mental representations
of evidence had story structure (not other plausible
structures), and verdict information was structured as feature
lists. Second, jurors who chose different verdicts had constructed
different stories; decisions covaried with story structures.
This research provided detailed support for assertions
concerning representations and inferences summarized earlier
in a way that only extensive verbal report data can do. However,
as a trade-off for the richness of the method, there are
problems concerning the demand characteristics of the interview
methodology. Therefore, additional experimental studies
were necessary to demonstrate that stories were constructed
spontaneously in the course of decision making and that stories
mediate and determine juror decisions.
A second empirical study was conducted to test the Story
Model by using subjects' responses to sentences presented in a
recognition memory task (Pennington & Hastie, 1988). Subjects
"recognized," as having been presented as trial evidence,
sentences from the story associated with their verdict with a
higher probability than sentences from stories associated with
STORY MODEL 193
opposing (rejected) verdicts. Subjects also rated the importance
of trial evidence items; these ratings were strongly related to the
causal role of the item in the story associated with a subject's
verdict. These results corroborated the conclusions about story
structure and story-verdict relationships from the initial study
because the predictions about memory performance were derived
from specific results of the initial research. Furthermore,
these results implied that story representations were constructed
spontaneously, as part of the natural decision process,
and not artificially elicited by the interview task used in the
first study.
A third experiment was conducted in which the order of
presentation of evidence was varied to manipulate the ease with
which one story (favoring the prosecution side of the case) or
another (favoring the defense) could be constructed. The order
manipulation had clear effects on verdicts; easier-to-construct
stories dominated the decisions. We interpreted this result as
strong evidence for the causal role of stories in juror decision
making (Pennington & Hastie, 1988). Results from the second
and third studies also provided support for the role of story
coherence and uniqueness in confidence in decisions.
Thus, previous research has established that (a) narrative
story structures are spontaneously created as explanatory evidence
summaries, (b) story structures covary with verdict decisions,
and (c) story-like evidence summaries mediate the decisions.
In the three experiments we report in this article, we seek
further evidence for these conclusions and investigate additional
hypotheses derived from the Story Model. In Experiment
1, we examine the relationship among memory organization,
recall memory, and judgments, strengthening the case for the
causal role of stories in legal decisions. Then, we consider
whether story coherence mediates perceptions of evidence
strength, credibility, and confidence in verdicts. In Experiments
2 and 3, we further demonstrate the effects of story completeness
on decisions and we identify some of the conditions
under which subjects follow the explanation-based, global,
memory-dependent decision model as contrasted with alternate
piecemeal, on-line decision models (Hastie & Park, 1986;
Hastie & Pennington, 1989; Pennington & Hastie, 1981).
Experiment 1
Experiment 1 was designed to evaluate our claim (Pennington
& Hastie, 1988) that verdict decisions are affected by the
manipulation of the difficulty of story construction and to explore
the mediating role of stories in determining the effects of
credibility information (Devine & Ostrom, 1985). In previous
research (Pennington & Hastie, 1988), we demonstrated that
when presentation order made a story easier to construct, we
obtained more verdicts in the direction of the easier-to-construct
story. We regarded this as strong support for the mediating
role of stories in decisions. Our interpretation of this result,
however, could be questioned on the basis that the easier-toconstruct
story could have resulted in better memory for that
body of evidence, making it more available at the time of decision.
Although this explanation of the result could not account
for other results we have reported, one motivation for Experiment
1 was to replicate the result under conditions in which
memory availability differences did not exist. Therefore, we
again manipulated the ease of story construction by varying
the order of evidence presentation, but we used simpler materials
(compared with Pennington & Hastie, 1988), which had
been shown in previous research to be equally memorable for
different organizations of the evidence (Devine & Ostrom,
1985).
We also varied the credibility of one of the witnesses, with
the expectation that the effects of credibility information
would be greater under conditions in which stories were easy to
construct. This prediction was based on the hypothesis that
when an integrated representation of the evidence (a story) can
be formed, then credibility information can be applied to the
"evidence as a whole." In contrast, when stories are difficult to
construct, the credibility information may be associated in a
haphazard manner with items of evidence considered separately.
Therefore, we predicted that credibility information
would have a greater impact when the witness's story is easy to
assemble. This prediction was partially supported in research
by Devine and Ostrom (1985) in which they demonstrated that
greater discounting of an inconsistent witness occurred when
evidence was organized in story order. However, they varied
only evidence order and not credibility. Because we have found
more decisions in the direction of easier-to-construct stories, it
is not clear whether their results were due to story effects alone
or to the interaction of story with credibility information.
Thus, we had the following two goals in Experiment 1: (a) to
test whether a story organization of evidence influences decisions
in the absence of differences in memory for the evidence,
and (b) to test whether or not the story organization of evidence
increases the impact of credibility information on decisions. To
accomplish this, we varied both the order of evidence and the
credibility of an inconsistent witness. We included conditions
in which a single inconsistent witness had low credibility or
high credibility and a condition in which minimal credibility
information was provided for all witnesses. If story organization
matters, then there should be more verdicts in the direction
of the preponderance of evidence when evidence is presented
in story order even if there is virtually no credibility
information. This would be a pure effect of stories. Thus, the
condition in which no credibility information was provided is
critical in demonstrating that story organization is the cause of
the decision and that credibility and memory differences are
not. If, in the high and low credibility conditions, the effect of
evidence order interacts with the credibility manipulation,
then one can conclude that the effect of credibility is mediated
by the story organization of evidence.
Method
Overview. Each subject read an abbreviated courtroom transcript
of a criminal trial that included a case summary and the testimony of
four witnesses concerning each of four separate evidence issues. Three
witnesses were in agreement and established the preponderance of the
evidence toward guilt in one case and toward innocence in another. A
fourth witness provided testimony that was inconsistent with the other
three. The subjects were asked to make a verdict decision and to rate
the probability that the defendant was guilty. The independent variables
of experimental interest were evidence order (by story or by issue)
and credibility of the inconsistent witness's story (low credibility, no
credibility information, or high credibility). Two additional independent
variables were case materials (two cases) and order (two orders).
194 NANCY PENNINGTON AND REID HASTIE
All independent variables were varied between subjects, with an approximately
equal number of subjects in each of the 24 conditions.
Materials. Materials were adaptations of stimulus materials reported
in Devine and Ostrom (1985). Two stimulus cases were used: a
murder case in which the preponderance of evidence favored guilt (the
guilty case), and a hit-and-run accident case in which the preponderance
of evidence favored innocence (the innocent case). Preponderance
was determined by the larger number (3) of witnesses testifying
for one side of the case compared with the other side (1 inconsistent
witness). Four categories of testimony (issues) were included in the
case; each witness was questioned about the defendant's motive, opportunity,
character, and relationship to the defendant.
Six versions of each of the case materials were constructed by varying
the order of the evidence and the credibility of the inconsistent
witness. When evidence was organized by story, the testimony of each
witness, containing information about motive, opportunity, defendant
character, and credibility (as indicated by the relationship between the
witness and the defendant) was presented as a block. Thus, in the story
order condition, each witness testified about a relatively complete account
of the crime. When evidence was organized by issue, testimony
concerning motive was blocked together, as was evidence for opportunity,
character, and credibility. Thus, in the issue order condition, "innocent
evidence" regarding motive would be closely followed or preceded
by "guilty evidence" concerning motive and in a similar manner
for the other issue categories.
In the low-credibility version of the cases, the single inconsistent
witness was described as having a special relationship with the defendant.
In the murder case, the inconsistent witness was the sister of the
defendant and was the only witness to provide "innocent evidence." In
a similar vein, in the hit-and-run case, the inconsistent witness was the
ex-wife of the defendant and was the only witness to provide "guilty
evidence." In the high-credibility versions, the single inconsistent witness
was described as a person who would have opportunity to know
about behaviors related to the crime but without the special biasing
relationship of the low-credibility versions. For example, in the
murder case, the inconsistent witness was a person who lived on the
same floor in the defendant's apartment building. In the hit-and-run
case, the inconsistent witness was a neighbor who rode to the market
with the defendant from time to time. For both the low- and highcredibility
conditions, the three witnesses providing the preponderance
of the evidence were described in high-credibility terms, that is,
as people who would have an opportunity to know about the defendant
or the crime but who lacked any vested interest in the outcome. In the
no-credibility-information versions, the witness's occupation was
stated in place of information relevant to credibility for all four witnesses.
Thus, no relationship was established between the witness and
the defendant either in terms of vested interest or in terms of opportunity
to know about the relevant events. Manipulation check data, reported
later, support this characterization of the credibility conditions.
To ensure that our credibility manipulations were effective, we
asked an independent sample of 432 subjects to rate witness credibility
given a brief description of the charge against the defendant and the
high- or low-credibility "relationship" or no-credibility "occupation"
information about the witness.2 We sought to verify two important
parts of our credibility manipulation: First, that subjects in the nocredibility
condition were more likely to not have an opinion about
witness credibility; and second, for those subjects willing to rate credibility
on the information given, that the high-credibility conditions
would elicit higher credibility ratings than the low-credibility conditions.
We asked each of the subjects the following three questions about
one of eight different witnesses: (a) the overall accuracy expected from
the witness ("How likely is it that Beth will give accurate testimony at
the trial of Robert Evans?"), (b) any potential bias ("How likely is it that
Beth's testimony will be biased (distorted) because of her personal
feelings about the defendant?"), and (c) opportunity to know ("How
likely is it that Beth will have an opportunity to know about facts or
behaviors relevant to this accident?"). Subjects could respond with a
rating on the negative end of the scale (-10= very likely that testimony
will not be accurate, biased, or knowledgeable), on the positive end of
the scale (+10 = very likely that testimony will be accurate, biased, or
knowledgeable), or at the middle point of the scale (0 = no basis on
which to answer this question).
For all three questions, nearly twice as many subjects in the nocredibility
condition responded that they had "no basis on which to
answer," compared with the high- and low-credibility conditions (see
Table 1). Furthermore, subjects in the credibility conditions, who did
respond with a rating, rated the low-credibility witness as less likely to
be accurate and more likely to be biased (see Table 2). No difference
was found for opportunity to know relevant information, which is in
keeping with our intention to vary perceptions of witness bias for the
inconsistent witness. It can be noted from Table 2 that our "high-credibility"
condition is, on average, better described as a "moderate-credibility"
condition.
Each case began with a general summary of the case, outlining the
charge against the defendant and information concerning times and
locations of the events in question. The 16 testimony items were presented
as part of a trial transcript, in a question-and-answer format.
Each block of evidence was presented on a separate page, creating a
five-page booklet plus a response sheet. The item relevant to the credibility
of the contradictory witness was presented in exactly the same
location (position 8 or 12) for both evidence order conditions, so that
the effects of the credibility manipulation were not confounded with
the placement of this item. In addition, one of the two order conditions
for story organization balanced a slight primacy advantage for the inconsistent
information with a comparable primacy disadvantage in the
other order condition.
Procedure. Experiment 1 was administered to groups of 5 to 10
subjects who worked independently on the materials in the same room.
Subjects were informed that they would read portions of a criminal
trial transcript and the testimony of witnesses. Subjects read the material
presented in the booklet at their own pace but were not allowed to
turn back once they had studied an evidence block. At the end of the
booklet, subjects were asked to indicate how likely they thought it was
that the defendant was guilty, on a scale of -10 (defendant is definitely
innocent) to +10 (defendant is definitely guilty). They also provided
ratings of their confidence in this assessment and of ratings of the
strength of the evidence for guilt and the strength of the evidence for
innocence. After performing a distractor task (rating social descriptions
for typicality), half of the subjects were asked to recall as much of
the evidence as they could and to write it down in whatever order it
occurred to them.
Subjects. Subjects were 414 University of Colorado undergraduates
enrolled in general psychology, who volunteered for the Experiment 1
to fulfill a research participation requirement. Sixteen subjects who
did not speak English as a first language were dropped from the sample.
This resulted in approximately 17 subjects randomly assigned to
each of the 24 conditions.
Results and Discussion
Memory for the evidence. The evidence order manipulation
was successful; measures of organization in memory suggested
2 Subjects were paid 25 cents to fill out a two-page questionnaire,
taking about 2-4 min at a walk-up table in the student union. Eighteen
observations were collected for each of the six preponderance witnesses
for two credibility conditions and 36 observations were collected
for each of the two inconsistent witnesses in three credibility
conditions.
STORY MODEL 195
that subjects' memory organization for evidence was influenced
by presentation order. Subjects who heard the evidence
ordered by story showed more story organization in their
free recall, whereas subjects who heard the evidence ordered by
issue showed more issue organization in their free recall. We
measured organization in free recall by computing an adjusted
ratio of clustering (ARC; Devine & Ostrom, 1985; Ostrom,
Pryor, & Simpson, 1981) for organization by story groups of
items and for organization by issue groups of items. Subjects
who heard the evidence organized by story had a mean story
ARC of .304 and those who heard the evidence organized by
issue had a mean story ARC of-.023, F(l, 188) = 48.44, p <
.001. Conversely, subjects who heard the evidence organized by
issue had a mean issue ARC of .438 and those who heard the
evidence organized by story had a mean issue ARC of .095, F(l,
188) = 39.54, p < .001. However, total amount of recall did not
differ for the groups who heard different evidence orders (story
order= 9.6, issue order = 9.8, F< 1), nor did it differ by credibility
conditions (F < 1).
Judgments of guilt. When rating how likely it was that the
defendant was guilty, subjects responded to the cases, on average,
in the direction of the preponderance of evidence (mean
rating for guilty case = +3.08; mean rating for innocent case =
-3.58); the difference between the two cases was highly reliable,
F(l, 374) = 270.98, p < .001. This is supported by the
ratings of evidence strength (scaled 1 to 10), with the guilty case
receiving an average rating for the strength of the guilty evidence
of 5.69 and the innocent case receiving an average rating
of 2.89. For ratings of the strength of the not-guilty evidence,
the guilty case received an average rating of 3.40 and the innocent
case received 6.44. Both differences were highly reliable
(Fs > 200). For all subsequent analyses, the ratings of likelihood
of guilt for the innocent case were multiplied by — 1 so that the
rating reflected the strength of decision in the direction of the
preponderance of the evidence.
We expected to find that story organization of the evidence
resulted in stronger and more confident decisions in the direction
of the preponderance of the evidence. Across credibility
conditions, by using the rating of likelihood of guilt or innocence,
we obtained a mean rating of 3.85 for those hearing the
evidence in story order compared with a mean rating of 2.80
for those hearing the evidence in issue order, F(l, 374) = 6.33,
p < .02. The story order subjects also rated their confidence in
Table 1
Percentage of Subjects Responding "No Basis on Which to
Answer This Question" for Each of Three Credibility Questions
Question
No-credibility
condition
(n = 180)
Credibility
conditions
(n = 252)
Statistical test
of difference*
Accuracy
Bias
Opportunity
57
64
59
33
25
31
p
Translation - Italian Esposizione delle Prove:
Test del Modello a Storia per le decisioni giuridiche
Nancy Pennington and Reid Hastie
Università del Colorado
Questa ricerca indaga sulla spiegazione del Modello a Storia, di Pennington e Hastie (1986, 1988) – basata sulla teoria del prendere decisioni per i verdetti giuridici.
Nell'esperimento numero 1, si varia la facilità con cui le storie possono essere costruite influenzando i verdetti e l'impatto della credibilità delle prove.
La memoria riguardo le prove è equivalente in ogni condizione, ed implica che la struttura della storia è un mediatore delle decisioni e dell'impatto riguardo la credibilità delle prove. Nell'esperimento numero 2 e 3, Ss ha valutato le prove in tre modi differenti. Quando Ss dà un giudizio globale alla fine del caso, i suoi processi di giudizio seguono le prescrizioni del Modello a Storia, non del modello Bayesiano o dell'aggiornamento lineare. Quando Ss formula un giudizio articolo per articolo dopo ciascun blocco di prove, un'ancoraggio lineare e modelli regolari descrivono i loro giudizi. Nelle condizioni in cui le strategie di costruzione di una storia venivano molto probabilmente utilizzate, la completezza della storia ebbe effetti maggiori sulle decisioni.
Gli psicologici sociali si sono interessati al processo di ragionalmente causale nel giudizio e nel prendere decisioni per decenni (Fischhoff, 1976; Kelley & Michela, 1980; Ross & Fletcher, 1983). Il ruolo più comune assegnato al ragionamente causale risulta essere un diretto mediatore cognitivo tra la prova e il giudizio. Calcoli causali in forma di computazioni algebriche (e.g., Anderson, 1974; Einhorn & Hogarth, 1985) o regole induttive (e.g., Kelley, 1973) descrivono come gli stimoli delle informazioni sono tradotti in spiegazioni, predizioni, e attribuzione di responsabilità. Inoltre si ipotizza che il ragionamento causale abbia un indiretto ruolo ausiliare, nell'ordinare quale tipo di prova entrerà nelle computazioni mentali le quali non sono esplicitamente causali. Per esempio, le informazioni sull'evento base vengono più comunemente utilizzate quando sono ritenute disinvoltamente rilevanti per una sentenza (e.g., Ajzen, 1977; Bar-Hillel, 1980; Nisbett & Ross, 1980; Tversky & Kahneman, 1980). Crediamo che il ragionamento causale spesso giochi un terzo ruolo nel giudizio e nell'atto della decisione, in cui viene applicato per creare un riassunto delle prove in forma di modello causale o in forma di spiegazione di una situazione rilevante. La nostra teoria spiega che quando il corpo di prove pertinenti ad una decisione è grande, complesso e le implicazioni dei suoi costituenti sono interdipendenti, il processo decisionale è basato sulla spiegazione (Pennington, 1991). Questa ricerca è supportata da una concessione della Legge della Fondazione Nazionale della Scienza e dal Programma di Scienze Sociali (SES-80-12002), dalla Graduate School of Business Faculty Research Support dell'Università di Chicago attribuita a Nancy Pennington, e dalla Fondazione Alfred P. Sloan a sostegno di Reid Hastie al Centro di Studi Avanzati nelle Scienze Comportamentali.
La corrispondenza riguardante questo articolo dovrà essere inviata a Nancy Pennington, Dipartimento di psicologia, Campus Box 345, University of Colorado, Boulder, Colorado 80309. Email di posta elettronica dovranno essere inviate a [email protected].
Nella decisioni basate sulle spiegazioni, i decisionisti cominciano costruendo un modello causale per spiegare i fatti utilizzabili e in seguito basano le seguenti decisioni nella spiegazione causale che essi stessi hanno imposto alla prova (Pennington, 1991; Pennington & Hastie, 1986,1988). La struttura del modello causale sarà di dominio specifico. Per esempio, abbiamo proposto che una giuria usi una struttura narrativa per organizzare ed interpretare le prove nei processi criminali (Pennington & Hastie, 1981, 1986, 1988), ci aspettiamo che differenti regole e strutture causali sottolineeranno un modello causale interno delle condizioni del paziente e dei suoi precedenti (Pople, 1982), un modello mentale ingegneristico di un circuito elettrico (de Kleer & Brown, 1983), l'immagine dei fattori economici di un commerciante in una località turistica (Hogarth, Michaud, & Mery, 1980), o una mappa cognitiva diplomatica delle forze politiche in un conflitto internazionale (Axelrod, 1976). In quest'articolo, rivediamo ed estendiamo l'applicazione della teoria basata sulla spiegazione nel processo decisionale, la Story Model, in verdetti decisionali di processi criminali. Nella prima sezione di questo articolo, presentiamo un riassunto della teoria (vedere Pennington, 1991; Pennington & Hastie, 1991 per descrizioni più esaustive). In seguito riportiamo tre esperimenti a supporto della Story Model che delimitano le condizione sotto le quali le decisioni basate sulle spiegazioni avvengono.
Il modello a storia per le decisioni della giuria
Il modello a storia è basato sulle ipotesi che i giurati impongono un'organizzazione narrativa alla storia nelle informazioni di un processo, in cui relazioni causali ed intenzionali tra gli eventi sono centrali (Bennett & Feldman, 1981; Pennington & Hastie, 1981,1986,1988). Il significato delle prove in un processo viene assegnato attraverso l'incorporazione delle prove in un unico e più plausibile modello di storie che descrivono “cosa accadde” durante gli eventi testimoniati al processo. L'organizzazione della storia facilita la comprensione delle prove e permette alla giuria di raggiungere un verdetto attraverso la pre-deliberazione.
In generale, il modello storico include le tre seguenti componenti: (a) valutazione delle prove attraverso la costruzione della storia, (b) rappresentazione delle decisioni alternative conoscendo le attribuzioni di categoria del verdetto e (c) il raggiungimento di una decisione tramite la classificazione della storia nella categoria di verdetto più adeguata (vedere la Figura 1). In aggiunta alle descrizioni delle fasi del processo, la pretesa che la costruzione della storia dei giurati determini la decisione della giuria è centrale nel modello storico. Come parte di questa teoria, proponiamo inoltre quattro principi certi—copertura, coerenza, unicità e autenticità di adattamento – che determinano quale storia sarà accettata, quali decisioni saranno prese, e la sicurezza o il grado di certezza con cui una particolare decisione sarà presa (Pennington, 1991; Pennington, Messamer, & Nicolich, 1991). Nella seguente sezione dell'articolo, descriveremo gli stadi del processo proposto nel modello storico e i principi certi che lo governano.
Costruzione della storia.
Durante il corso del processo, i giurati sono impegnati in un processo attivo e costruttivo di comprensione nel quale essi danno un senso alle informazioni del processo nel tentativo di organizzarle in una rappresentazione mentale coerente. Questa attività mentale avviene in parte perchè la comprensione è inerente alla costruzione del processo, anche per i più semplici dei discorsi (Collins, Brown, & Larkin, 1980; Crothers, 1979; Kintsch, 1974,1988; Schank & Abelson, 1977). In particolare ciò risulta veritiero nel contesto dei processi legali in cui le caratteristiche delle prove del processo lo rendono ingombrante. Innanzitutto, ci sono molte prove, spesso presentate nel corso di diversi giorni. In secondo luogo, la presentazione delle prove appare generalmente in un formato disconnesso di botta e risposta; diversi testimoni danno la loro versione in diversi pezzi della catena degli eventi, di solito non in ordine temporale o causale; e ai tesimoni di solito non è permesso speculare riguardo eventi correlati come il perchè certe azioni siano state portate avanti, o sulle reazioni emotive avute da una persona in un certo momento. In terzo luogo, i sottostrati delle prove (come dichiarazioni individuali) sono interdipendenti dalle loro implicazioni probatorie per il verdetto. Il significato di una dichiarazione non può essere valutato individualmente perchè dipende dal significato di numerose dichiarazioni correlate.
Struttura della storia.
Secondo la nostra teoria, la rappresentazione mentale creata coordinerà e combinerà i tre seguenti tipi di conoscenza in una storia (vedere figura 1) (a) informazioni specifiche sul caso acquisite durante il processo (ad esempio, dichiarazioni fatte dai testimoni riguardo eventi passati rilevanti alle decisioni); (b) la conoscenza di eventi di contenuto simile a quelli oggetti di disputa (esempio, conoscenza di un crimine simile nella comunità dei giurati); e (c) aspettative generiche su ciò che rende completa una storia (esempio, la consapevolezza che le azioni umane hanno solitamente delle spiegazioni motivate). Questa attività mentale risulta in una o più interpretazioni delle prove che hanno una forma narrativa (figura 1, in alto a destra).
Le storie coinvolgono sequenze di azioni umane in cui le relazioni fisiche causali e la casualità intenzionale tra gli eventi sono centrali. Una storia può essere descritta come una catena causale di eventi in cui gli eventi sono correlati da una relazione causale di necessità ed insufficienza (Trabasso & van den Broek, 1985). Tuttavia, ricerche psicologiche sulla comprensione discorsiva suggeriscono che le catene narrative causali hanno un' ulteriore elevato ordine strutturale sia quando si considera il discorso stesso e anche considerando la rappresentazione mentale del discorso da parte dell'ascoltatore o lettore. Le storie sembrano essere organizzate in unità che sono spesso chiamate episodi (Mandler, 1984; Pennington & Hastie, 1986; Rumelhart, 1977; Schank, 1975; Stein & Glenn, 1979; Trabasso & van den Broek, 1985; see also a review by Read, 1987; vedere figura 2, a sinistra,per un esempio di storie in forma di episodi). La struttura delle storie, secondo la nostra analisi, gioca un importante ruolo nella compresione della giuria e nel processo decisionale. La storia costruita dai giurati consisterà in alcuni substrati degli eventi e in relazioni causali che si riferiscono alla presentazione delle prove a in eventi addizionali e relazioni causali dedotti dai giurati. Alcuni di queste deduzioni potrebbero essere suggerite dal procuratore e alcune potrebbero essere costruite unicamente dai giurati. Indipendentemente dalla fonte, le deduzioni serviranno per riempire le strutture degli episodi nella storia. Così, le aspettative sui tipi di informazioni necessarie per creare una storia dicono alla giuria quando mancano importanti pezzi di spiegazioni e quando le deduzioni debbano essere fatte. La conoscenza sulla struttura delle storie permette alla giuria di formarsi un'opinione che riguarda la completezza delle prove, la misura in cui una storia ha tutte le sue parti. In secondo luogo, la struttura degli episodi in una storia corrisponde alla struttura della nostra conoscenza della sequenza delle azioni umane nel mondo; la costruzione della storia è una strategia di comprensione generale per comprendere le azioni umane. Quindi, la struttura che viene imposta sulle prove può essere facilmente comparata dai giurati con una conoscenza precedente già codificata. Infine, gli episodi gerarchici e la struttura causale della storia forniscono un indice automatico dell'importanza delle diverse parti delle prove (Trabasso & Sperry, 1985).
Veridicità e fiducia.
Più di una singola storia può essere costruita dalla giuria; tuttavia, una sola storia sarà solitamente vista come la più accettabile tra le altre. I principi che determinano l'accettabilità della storia, e i risultanti livelli di fiducia nella storia, li chiamiamo principi di certezza. Secondo la nostra teoria, due principi di certezza governano la veridicità: la copertura e la coerenza. Un principio di certezza aggiuntivo, l'unicità, contribuirà ulteriormente alla fiducia. La copertura delle prove di una storia si riferisce alla misura in cui la storia rappresenta le prove mostrate al processo. Il nostro principio afferma che maggiore è la copertura della storia, e più accettabile è la storia come spiegazione delle prove, e maggior è la fiducia che avranno i giurati nella storia, se accettata.
La coerenza di una storia inoltre riguarda la sua veridicità e il livello di fiducia (nel caso in cui la storia venga accettata). Comunque, la coerenza è un concetto della nostra teoria avente tre componenti: consistenza, completezza e plausibilità. La consistenza riguarda la misura in cui la storia non contiene contraddizioni interne. La plausibilità consiste nella conoscenza degli eventi reali o immaginari nel mondo reale. La completezza si riferisce alla misura in cui una storia ha tutte le sue parti.
Questi tre elementi si combinano per produrre la coerenza di una storia.
Alla fine, se più di una storia viene giudicata coerente, allora le storie mancheranno di unicità, e ci sarà grande incertezza (Einhorn & Hogarth, 1986). Se c'è una sola storia corente, questa storia verrà accettata come la spiegazione delle prove e sarà lo strumento per raggiungere il verdetto. (Questi principi sono elaborati e formalizzati nel Pennington et al., 1991.)
Rappresentazione del verdetto.
Questa fase nel processo decisionale della giuria include la comprensione delle decisioni alternative. La maggior parte delle informazioni in questa fase sono date ai giurati alla fine del processo nelle avvertenze del giudice riguardo la legge, sebbene i giurati potranno avere precedenti idee riguardanti il significato delle categorie di verdetto. Il processo di acquisizione delle categorie del verdetto è un compito di apprendimento unico del processo in cui il materiale da comprendere è molto astratto. Possono verificarsi delle interferenze nella conoscenza iniziale dei giurati riguardo concetti come omicidio di primo grado, omcidio colposo, rapina a mano artmata e così via. Nel compito decisionale dei giurati per i casi criminali, la fase di rappresentazione del verdetto implica la specificazione di ogni verdetto alternativo con certe caratteristiche definite e una norma decisionale, specifica la loro combinazione opportuna. Abbiamo ipotizzato che l'unità concettuale sia una categoria definita da liste di criteri che si riferiscono all'identità, allo stato mentale, alle circonstanze, alle azioni legate congiuntamente o disgiuntamente al verdetto alternativo (vedere Figura 2, and Kaplan, 1978).
Classificazione della Storia
Secondo il modello storico, la fase finale nella decisione del giurato prende la forma di un processo di classificazione che è determinato dalla migliore combinazione tra le caratteristiche della storia accettata e le caratteristiche della categoria di verdetto ( vedere figura 1). La classificazione è assistita da relazioni relativamente dirette tra gli attributi della categoria di verdetto ( gli elementi del crimine) e i componenti degli episodi ( vedere figura 2). La legge si è evoluta in modo tale che i maggiori attributi nelle categorie decisionali suggeriti da esperti legali (Kaplan, 1978) - identità, stato mentale, circostanze, e azioni-- corrispondano esattamente alle caratteristiche centrali delle sequenze delle azioni umane rappresentate come episodi: eventi iniziali, obiettivi, azioni, e testimonianze di accompagnamento. La fascia di classificazione della storia inoltre coinvolge l'applicazione delle istruzioni procedurali del giudice nel presupposto di innocenza e nello standard delle prove ( vedi figura 1. Accade allora, se non tutti gli attributi del verdetto per una data categoria vengono soddisfatti oltre ogni ragionevole dubbio dagli eventi nella storia accettata, che la giuria deve presumere innocente e tornare a un verdetto predefinito di non colpevolezza. Rappresentiamo l'applicazione di questi standard tramite il nostro principio di certezza finale: la bontà di adattamento tra la storia accettata e la categoria di verdetto meglio assortita. In sintesi, il compito base del modello storico è la costruzione della storia che permette la comprensione e l'organizzazione delle prove in modo tale che le prove possono essere valutate in rispetto delle dimensioni dei giudizi multipli. Il modello storico fornisce un resoconto psicologico per l'assegnazione della rilevanza di informazioni dedotte e presentate, precise supposizioni vengono fatte in base alla forma rappresentativa, e un ruolo di mediazione viene preteso per storie e per la fiducia in queste decisioni.
Ricerche precedenti
Ad un certo punto la nostra iniziale ricerca sul modello storico ha fornito descrizioni delle rappresentazioni mentali delle prove e informazioni sul verdetto durante il processo decisionale, sulle basi di un'analisi dei protocolli “Pensare ad alta voce”. Due risultati chiave hanno stabilito che erano necessarie condizioni per perseguire il modello storico come una teoria valida nel processo decisionale della Giuria. Innanzitutto,. le rappresentazioni mentali dei giurati riguardo le prove hanno strutture storiche ( e non altre strutture plausibili) , e il verdetto era strutturato come una lista di caratteristiche. In secondo luogo, i giurati i quali scelsero diversi verdetti costruivano diverse storie; le cui decisioni erano coadiuvate dalla struttura storica. Questa ricerca fornisce supporto dettagliato per l'asserzione riguardante le rappresentazioni e le deduzioni in forma di riassunto in una maniera possibile solamente grazie al reperimento di azioni verbali estese. Tuttavia. come mezzo di scambio per la ricchezza del metodo, ci sono problemi riguardanti le caratteristiche di un’indagine metodologica. Inoltre, studi sperimentali aggiuntivi furono necessari per dimostrare che le storie venivano costruite spontaneamente nel corso della decisione e le storie mediavano e determinavano le decisioni dei giurati.Un secondo studio empirico venne condotto per testare il modello storico usando i responsi dei soggetti alle frasi presentate In un'attività di memoria cognitiva. I soggetti conoscevano, essendo state presentate come prove del processo, le frasi dalla storia associata con i loro verdetti con molta più probabilità delle frasi tratte dalle storie associate con verdetti opposti ( rifiutati). I soggetti hanno anche sottolineato l'importanza delle prove fisiche nel processo; Questi giudizi furono fortemente legati al ruolo causale degli oggetti nelle storie associati al verdetto. Questi risultati corroborano la conclusione riguardo la struttura della storia e del verdetto ripartendo dallo studio iniziale poiché le performance della memoria derivarono da specifici risultati. Inoltre, questi risultati implicavano che la rappresentazione della storia fosse stata spontanea, come parte di un processo decisionale e naturale, e non creata artificialmente dall'intervista usata nel primo studio. Venne condotto un terzo esperimento in cui l'ordine di presentazione delle prove venne variato per manipolare la facilità con cui una storia o un'altra potesse essere costruita. L'ordine della manipolazione ebbe chiari effetti sui verdetti; storie più facili da costruire dominavano le decisioni. Abbiamo interpretato questa risultato come una forte prova del ruolo causale delle storie nel processo decisionale della giuria. Risultati del secondo e del terzo studio inoltre appoggiarono il ruolo della coerenza della storia e dell'unicità nella sicurezza delle decisioni. Così, ricerche precedenti quando ha stabilito che a) a struttura narrativa di una storia viene creata spontaneamente come spiegazione riassuntiva delle prove, b) le Strutture delle storie aiutano le decisioni del verdetto, e c) le storie simili alle prove mediano la decisione. Nei tre esperimenti riportati in questo articolo, cerchiamo inoltre prove per queste conclusioni e investighiamo su ipotesi aggiuntive riguardo il modello storico. Nell'esperimento numero 1, esaminiamo la relazioni tra l'organizzazione della memoria, il richiamo della memoria, le sentenze, e il potenziamento del caso grazie al ruolo causale delle storie nelle decisioni legali. Dunque, riteniamo che qualsiasi coerenza storica media la percezione della forza della prova, la credibilità, e la fiducia nei soggetti. Nell'esperimento 2 e 3, dimostriamo inoltre l'effetto della storia sulle decisioni e identifichiamo alcune delle condizioni sotto le quali i soggetti seguono il modello basato sulla spiegazione,dipendente dalla memoria.
Esperimento 1
L'esperimento fu ideato per valutare la nostra ipotesi che le decisioni sul verdetto sono influenzate dalla manipolazione della difficoltà della costruzione della storia e per esplorare il ruolo di mediazione delle storie nel determinare gli effetti di informazioni credibili. in precedenza, quando l'ordine della presentazione prevedeva una storia più facile da costruire, ottenevamo più verdetti nella direzione della storia di facile condotta. Riteniamo che ciò abbia un al ruolo mediatico nelle storie nel processo decisionale. La nostra interpretazione di questo risultato, comunque, potrebbe essere messa in dubbio in base al fatto che una più semplice costruzione di una storia potrebbe risultare come una memoria migliore per quelle unità di prove, rendendola più semplice al momento della decisione. Sebbene questa spiegazione del risultato potrebbe non contare per altri risultati che abbiamo riportato, lo scopo delll'esperimento numero uno era di replicare il risultato sotto condizioni in cui non esistessero differenze di disponibilità di memoria. Inoltre, abbiamo manipolato nuovamente la facilità della costruzione della storia variando l'ordine della presentazione delle prove, ma abbiamo usato materiale più semplice, che è stato mostrato in una ricerca precedente per essere memorizzato equamente per le diverse organizzazioni delle prove. Abbiamo inoltre cambiato la credibilità di uno dei testimoni, con l'aspettativa che l'effetto di credibilità forse maggiore sotto condizioni in cui le storie fossero più semplici da creare. Questa predizione era basata sull'ipotesi che quando una rappresentazione integrata di una prova o storia può essere formata, allora la credibilità dell'informazione potrebbe essere applicata interamente alla prova. Al contrario la credibilità dell'informazione potrebbe essere associata a casaccio a prove considerate separatamente. In aggiunta, abbiamo ipotizzato che la credibilità dell'informazione avrebbe avuto un impatto maggiore quando la storia del testimone fosse stata semplice da assemblare. Questa predizione era parzialmente supportata da ricerche in cui si dimostrava che il testimone inconsistente veniva screditato quando la prova veniva organizzata nell'ordine storico. Comunque, veniva variato solamente l'ordine delle prove e non la credibilità. In seguito abbiamo scoperto molte più decisioni nella direzione delle storie di facile costruzione, ma non è chiaro comunque se questo risultato è dovuto agli effetti della storia singolarmente o all'interazione della credibilità delle informazioni nella storia.
Successivamente abbiamo raggiunto i seguenti obiettivi nell'esperimento 1: a) testare se l'organizzazione delle prove di una storia influenza le decisioni in assenza di differenze nel ricordo delle prove, e b) testare se l'organizzazione delle prove della storia aumentasse o meno l'impatto delle informazioni credibili nelle decisioni. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo cambiato sia l'ordine delle prove sia la credibilità di un testimone inconsistente. Abbiamo incluso condizioni in cui un singolo testimone inconsistente aveva bassa credibilità o alta credibilità in una condizione in cui informazioni di minima credibilità venivano fornite a tutti i testimoni. Se l'organizzazione della storia conta, allora ci dovrebbero essere più verdetti nella direzione della preponderanza delle prove quando esse vengono presentate nell'ordine storico anche se esiste un'informazione virtualmente non credibile. Ciò sarebbe puro effetto delle storie. Così, la condizione in cui l'informazione non credibile veniva fornita è critica nel dimostrare l’organizzazione della storia nel processo decisionale e che la credibilità e le differenze di memoria non lo sono. Se nelle condizioni di alta e bassa credibilità, gli effetti dell'ordine delle prove interagiscono con la manipolazione della credibilità, allora si può concludere che l'effetto della credibilità è mediato dall’organizzazione delle prove nella storia
Metodo
Ogni soggetto ha letto una prescrizione abbreviata di un processo criminale che include un riassunto del caso e la testimonianza di 4 testimoni riguardanti ognuno dei quattro elementi separati delle prove. Tre testimoni erano in accordo e stabilirono la preponderanza delle ipotesi riguardo la colpevolezza in un caso e l'innocenza in un altro. Un quarto testimone ha prodotto una testimonianza che era inconsistente rispetto le altre tre. Ai soggetti è stato chiesto di esprimere un verdetto e di ipotizzare la probabilità che l'imputato fosse colpevole. Le variabili indipendenti dell'esperimento furono l'ordine delle prove e la credibilità della storia inconsistenza del testimone. Due variabili indipendenti in aggiunta furono in materia del caso e l'Ordine. Tutte le variabili indipendenti furono mescolate tra i soggetti, con un numero approssimativamente quo di soggetti di in tutte le 24 condizioni.
Materiali
I materiali erano adattamenti di materiale riportato in Devine and Ostron (1985). Vennero utilizzati due casi stimolanti: un caso di omicidio in cui le prove favorivano la colpevolezza, e un caso di pirateria della strada in cui si favoriva l'innocenza. La preponderanza veniva determinata dal grande numero di testimonianze da una parte del caso rispetto alla fazione opposta. Quattro categorie di testimoni furono inclusi nel caso, ciascun testimone fu interrogato riguardo il movente dell'imputato, l'opportunità, carattere e le relazioni con l'imputato. Sei versioni di ciascun materiale del caso furono costruite per variare l'ordine della credibilità del testimone inconsistente e delle prove. Quando le prove furono organizzate come una storia, la testimonianza di ciascun testimone, contenente informazioni riguardo il movente, l'opportunità, il carattere dell'imputato, la credibilità vennero presentate in blocco. Così, nella condizione di ordine della storia, ciascun testimone fornì un resoconto relativamente completo del crimine. Quando le prove furono organizzate come fascicoli, le testimonianze riguardo il movente furono messe insieme, come per le prove riguardanti l'opportunità, il carattere, la credibilità. Così, come fascicolo, le prove dell'innocenza riguardanti il movente sarebbero state più facilmente seguite o precedute dalle prove di colpevolezza riguardanti il movente in un modo simile alle altre categorie. Nella versione di bassa credibilità dei casi, il testimone incosistente fu descritto come avente una speciale realzione con l'imputato. Nel caso di omicidio, il testimone incosistente era la sorella dell'imputato ed era l'unica testimone che fornisse una prova di innocenza. In un caso simile, nel caso di pirateria della strada, il testimone incosistenze era l'ex moglie dell'imputato ed era l'unica testimone a fornire una prova di colpevolezza. Nella versione ad alta credibilità, l'unico testimone inconsistente fu descritto come una persona che avrebbe avuto l'opportunità di prevedere il comportamento legato al crimine ma senza la speciale relazione influente della versione a bassa credibilità. Per esempio, nel caso di omicidio, il testimone incosistente era una persona che viveva nello stesso condominio dell'imputato. Nel caso di pirateria di strada, il testimone incosistente era un vicino che andava al supermercato insieme all'imputato di tanto in tanto. Per entrambe le condizioni di alta e bassa credibilità, i tre testimoni che fornivano la preponderanza delle prove erano descritti in alti termini di credibilità, come persone che avrebbero avuto l'occasione di conoscere il movente del crimine ma che mancarono di qualunque interesse acquisito nell'esito. Nella versione delle informazioni non credibili, l'occupazione del testimone era dichiarata in loco come informazione rilevante di credibilità per tutti e quattro i testimoni. Così, nessuna relazione fu stabilità tra il testimone e l'imputato nemmeno in termini di dichiarato interesse o in termini di opportunità di conoscere i fatti rilevanti. La manipolazione dei dati di controllo, riportata più tardi, sostiene questa caratterizzazione della condizione di credibilità. Per assicurarci che la manipolazione della credibilità fosse efficace, abbiamo chiesto un campione indipendente di 432 soggetti per testare la credibilità dei testimoni data la breve descrizione dell'accusa contro l'imputato e l'alta o bassa credibilità della relazione o la non-credibilità dell'occupazione.
Informazioni sul testimone 2
Abbiamo cercato di verificare due importanti parti della nostra manipolazione della credibilità: per prima cosa, che il soggetto nella condizione di non credibilità plausibilmente non avesse un'opione sulla credibilità del testimone; in secondo luogo, per quei soggetti disposti a testare la credibilità delle informazioni date, che le condizioni di alta credibilità suscitassero livelli più alti delle condizioni di bassa credibilità. Abbiamo chiesto ad ognuno dei soggetti le seguenti tre domande riguardo una degli otto differenti testimoni: a) l'esattezza totale che si aspettavano dal testimone, b) qualsiasi potenziale pregiudizio, e (c) l'opportunità di conoscere fatti rilevanti. I soggetti avrebbero risposto con una valutazione negativa della scala, con scala positiva o con un punteggio intermedio della scala. Per tutte e tre le domande, quasi il doppio dei soggetti nella condizione di non credibilità hanno risposto che non avevano basi sufficienti per rispondere, comparati con le condizioni dell'alta e bassa credibilità. Inoltre, i soggetti nella condizione di credibilità, che hanno risposto con una valutazione, hanno valutato il testimone con bassa credibilità come meno probabilità di essere accurato e più probabilità di essere imparziale. Nessuna differenza è stato rilevata nell'opportunità di venire a conoscenza di informazioni rilevanti, fatto che è in linea con le nostre intenzione di variare le percezioni dei testimoni per la testimone incosistente. Si può notare dalla tabella 2 che la nostra condizione di alta credibilità è, in media, descritta in modo migliore come condizione moderatamente credibile. Ciascun caso inizia con un riassunto sommario del caso, sottolineando le accuse contro l'imputato e le informazioni riguardanti i tempi e i luoghi degli eventi in questione. I sedici elementi della testimonianza furono presentati come parte della trascrizione del processo, in un formato di botta e risposta. Ciascun blocco delle prove fu presentato in una pagina separata, creata come opuscolo a cinque pagine più una pagina per le risposte. Il fatto rilevante per la credibilità del testimone controverso fu presentata esattamente nello stesso luogo sia entrambe le condizioni di ordine delle prove, in modo tale che gli effetti della manipolazione della credibilità non potessero essere confuse con il loro posizionamento. Inoltre, una delle due condizioni d'ordine equilibrò un leggero svantaggio iniziale nella condizione dell'altro ordine.
Producedra.
L'esperimento 1 fu somministrato ai gruppi da 5 a 10 soggetti che lavoravano indipendentemente sui materiali nella stessa stanza. I soggetti furono informati che avrebbero letto porzioni di una trascizione criminale e la testimonianza dei testi. I soggetti hanno letto il materiale presentato nell'opuscolo con le loro tempistiche ma non erano autorizzati a tornare indietro una volta studiato il blocco delle prove. Alla fine dell'opiscolo, ai soggetti fu chiesto di indicare quanto pensassero fosse probabile che l'imputato fosse colpevole, in una scala da -10 a + 10. Inoltre essi fornirono valutazioni della loro fiducia sul tipo di valutazione e considerazioni sulla forza delle prove per la colpevolezze e per l'innocenza. Dopo aver eseguito un compito di distrazione, alla metà dei soggetti fu chiesto di ricordare più prove possibile e di scriverle in qualsiasi ordine venisse loro in mente.
I soggetti.
I soggetti erano 414 laureandi in psicologia dell'università del Colorado, che si offrirono volontari per l'esperimento 1 per adempiere ai requisiti di partecipazione. Sedici dei soggetti che non parlavano inglese come prima lingua furono scartati dal campione. Questi sono i risultati in approssimativamente 17 soggetti assegnati casualmente ad ognuna delle 24 condizioni.
Risultati
Ricordo delle prove. La manipolazione dell'ordine delle prove fu un successo, misure di organizzazione della memoria suggerirono che l'organizzazione della memoria dei soggetti per le prove era influenzata dall'ordine di presentazione. I soggetti che ascoltarono l'ordine delle prove attraverso una storia mostrarono una migliore organizzazione dei ricordi, mentre i soggetti che ascoltarono le prove ordinate in un fascicolo mostrarono più problemi organizzativi nei ricordi. Abbiamo misurato l'organizzazione dei ricordi calcolando un rapporto corretto di raggruppamento (ARC; Devine & Ostrom, 1985; Ostrom, Pryor, & Simpson, 1981). I soggetti che ascoltarono le prove organizzate sotto foma di storia ebbero un arco di storia medio di 304 e colori i quali che ascoltatorono le prove organizzate sotto forma di fascicolo ebbero un arco di storia medio di -0,23. F(l, 188) = 48.44, p < .001. Al contrario, i soggetti che ascoltarono le prove organizzate come fascicoli ebbero un arco di emessione media di 438 e coloro i quali ascoltarono le prove organizzare sotto forma di storia ebbero un arco di emessione media di 095, F(l, 188) = 39.54, p < .001. Comunque, l'ammontare totale di ricordi non differì per i gruppi che ascoltarono diversi ordine di prove (ordine storico= 9.6, fascicolo = 9.8, F< 1), e nemmeno differirono per le condizioni di credibilità (F < 1).
Sentenza di colpevolezza.
Quando furono effettuate le valutazione sulla probabilità che l'imputato fosse colpevole, i soggetti risposero, in media, nella direzione della preponderazione delle prove (valutazioni negative per la colpevolezza = +3.08; valutazioni negative per l'innocenza = -3.58); la differenza tra i due casi era altamente affidabile, F(l, 374) = 270.98, p < .001. Ciò venne supportato dalle valutazione della foza delle prove (su una scala da 1 a 10), in cui il caso di colpevolezza ricevette in media valutazioni per la forza della prova di colpevolezza del 5.69 e il caso di innocente ricevette in media valutazioni del 2.89. Per le valutazione della forza delle prove di non colpevolezza, il caso di colpevolezza ricevette in media valutazione del 3.40 e il caso di innocenza del 6.44. Entrambe le differenze furono altamente affidabili. (Fs > 200). Per tutte le successive analisi, le valutazioni di probabilità di colpevolezza per il caso di innocenza furono multiple di — 1 così che le valutazioni rifletterono la forza delle decisioni nella direzione della preponderanza delle prove.Ci aspettavamo di scoprire che l'organizzazione a forma di storia delle prove risultasse nelle decisioni più forti e determinate nella dirazione della preponderazione delle prove. Attraverso le condizioni di credibilità, usando la valutazione di probabilità di colpevolezza o innocenza, abbiamo ottenuto una valutazione d 3.85 per coloro i quali hanno ascoltato le prove nell'ordine della storia comparato con una valutazione di 2.80 per coloro che hanno ascoltato le prove nell'ordine del fascicolo, F(l, 374) = 6.33,p < .02. I soggetti con ordine a forma di storia inoltre valutarono la loro fiducia nella propria decisione come più forte(6.74 vs. 6.26), F(l, 374) = 5.27, p
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I'm Ilaria and I'm a medical and juridical translator. I've studied languages and translation for 3 years at the University of Turin and I also have a discrete experience in this field. I've worked as a Spanish teacher and translator in a Spanish Culture Center in Turin and as a Italian, English and Spanish teacher in a languages school in Madrid. I was also required to provide a translation service, especially in English. I'm also a private teacher.
Keywords: english, spanish, italian, italiano, inglese, spagnolo, medical translation, juridical translation, traduzione medica, traduzione giuridico-commerciale. See more.english, spanish, italian, italiano, inglese, spagnolo, medical translation, juridical translation, traduzione medica, traduzione giuridico-commerciale, traduzioni, translations. See less.